Competenze digitali e Scuola Digitale in ottica di genere

Competenze digitali e Scuola Digitale in ottica di genere

Competenze Digitali e Scuola Digitale in ottica di genere. Le slide del mio intervento a Matera, 13 settembre 2014 nell’ambito della due giorni di seminari su “Smart City e Smart Community in ottica di genere nell’attività di governance: dalla normativa all’azione amministrativa e sociale”.

Iniziativa organizzata e promossa dalla consigliera di Parità Regionale di Basilicata Maria Anna Fanelli che ringrazio per aver coinvolto anche me, insieme all’Associazione Stati Generali dell’Innovazione e alla Rete Wister.

Con il digitale, abbiamo il mondo in tasca, racchiuso nel nostro smartphone o nel nostro tablet. Perché la scuola oggi dovrebbe occuparsi delle competenze digitali? Per tante ragioni.
Per comprendere e usare le tecnologie “smart” e i social non solo a scopo ludico ma per l’apprendimento continuo e per sviluppare le competenze digitali oramai indispensabili.

competenze digitali

Non si è “alfabetizzati digitali” una volta per sempre, il digitale è in perenne evoluzione. Occorre fornire anche a scuola gli strumenti culturali e la curiosità per trarre tutti i benefici disponibili dal digitale, a prescindere dallo strumento utilizzato. Domani sarà già obsoleto, mentre solo l’approccio corretto rende il digitale un diritto vero e proprio di cittadinanza e partecipazione alla rivoluzione che internet ha portato nelle nostre vite e nella nostra quotidianità.

Mi sono soffermata sulla definizione condivisa da AGID di “competenze digitali” a partire dalla Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente, 2006/962/CE.

Ho provato a riassumere cosa vuol dire scuola digitale oggi in Italia, nelle varie fasi delPiano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) che porta avanti l’obiettivo di modificare gli ambienti di apprendimento per rendere l’offerta educativa e formativa coerente con i cambiamenti della società della conoscenza e con le esigenze e con i ritmi del mondo contemporaneo.

Occorre affrontare la complessità delle abitudini digitali insieme ai nuovi modi di comunicare e apprendere. E’ di fondamentale importanza formare i docenti. Le questioni educative correlate alle competenze digitali e alla scuola digitale sono tante: meglio il tablet per ogni alunno? Oppure il BYOD? Dobbiamo davvero rottamare le LIM?

Infine una carrellata di tutte le questioni legate ai social che la scuola non può non affrontare.

Sulla questione di genere in effetti ho detto poco. E c’è una ragione ben precisa: le competenze digitali sono il punto di partenza, per uomini e donne, a pari livello e senza differenze di genere, per affrontare il mondo attuale. Cominciando dalla scuola, con i bambini, le competenze digitali potrebbero essere la chiave di volta per eliminare gli stereotipi che vedono da una parte “le cose che possono fare i maschietti” e dall’altra “le cose che possono fare le femminucce”.

Internet, il web, i social media, le competenze digitali non sono certo precluse alle donne. Anzi.
Che ne dite?

Le primarie si possono vincere anche con i social? Numeri di Twitter Primarie Centro Sinistra in Basilicata

Nota originalmente pubblicata su Facebook (a causa di problemi qui sul mio blog che spero si siano risolti con la pulizia di un sospetto codice malware)

Diamo i numeri davvero.
Le primarie si possono vincere con i social?
Forse. Non ho risposte certe, solo numeri, al momento.

Fatto sta che in Basilicata per le recenti Primarie del Centro Sinistra i due principali contendenti,
Piero Lacorazza e Marcello Pittella, entrambi candidati per il Partito Democratico, la battaglia l’hanno giocata anche sui social.

O meglio, Pittella l’ha sicuramente giocata, Lacorazza, invece, li ha praticamente congelati, i social, nella sua campagna elettorale. E così, apparentemente, i suoi elettori.

Piccolo disclaimer: ho dato una mano allo staff Twittante di Marcello Pittella in questa campagna elettorale (si è capito, l’ho anche già detto altrove).

Precisiamo subito che entrambi gestiscono Twitter e Facebook (pagina e profilo, almeno) sia personalmente che supportati da uno staff di comunicazione.
Due stili diversi di comunicazione, quasi opposti. Due scelte sensibilmente diverse.

I canali social, infatti, oramai non vanno solo abitati ma anche presidiati. Le persone conversano, le persone ti cercano, chiedono, protestano, supportano, dialogano, messaggiano via social.
Twitter è più immediato, Facebook è il luogo dei contenuti da far circolare, più o meno meditati e argomentati, certo non vincolati ai 140 caratteri. Twitter è la sintesi, un sms che l’utente invia al candidato, un breve richiamo a dove si è, a cosa si sta facendo, a cosa si sta dicendo, il rilancio della stampa che ti riguarda ecc. Facebook è il luogo dove mostrare le foto degli eventi. Ecc.

Pittella e Lacorazza, entrambi muniti di sito istituzionale, da tempo, aggiornato durante la campagna elettorale delle primarie.

Pittella e Lacorazza entrambi muniti di profilo Facebook, pagina Ufficiale (e qualche gruppo curato o meno dallo staff o frutto di iniziative altrui).
E’ sulle pagine che si concentra l’attività della campagna. Più del profilo che comunque viene aggiornato. La Pagina Facebook permette infatti di avere più di 5000 fan, il profilo personale a 5000 si ferma. Entrambi i candidati aprono la partita con numeri più altri, profili e pagine nati in precedenza e non per l’occasione (come di solito accade in politica).

Pittella e Lacorazza, entrambi muniti di profilo Twitter per cinguettare, da tempo.

Diamo i numeri di Twitter. Proviamo ad analizzarli insieme.

Quelli personali, innanzitutto.

Piero Lacorazza:

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3593 Tweet
Segue 885 profili
E’ seguito da 1829 profili

127 Tweet nel mese di settembre 2013

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Marcello Pittella:

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3544 Tweet
Segue 1180 profili
E’ seguito da 1917 profili

Crescita Followers mese di settembre 2013

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838 Tweet nel mese di settembre

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Cosa è successo in termini di followers nell’ultima settimana, quella delle Primarie?

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In tanti hanno deciso di seguire Pittella su Twitter, inferiore il trend di crescita followers di Lacorazza.

Mentre Pittella ha ritenuto opportuno raccontare anche con Twitter la sua campagna elettorale, i suoi spostamenti in camper o meno, cosa succedeva agli eventi, far fare allo staff il livetwitting dagli eventi stessi, rispondere a quanti chiedevano qualcosa, postare link a vari articoli sulle primarie, ai contenuti quotidiani della sua pagina Facebook, alle sue riflessioni, al programma sul sito ecc.

Lacorazza decide praticamente di spegnerlo, Twitter. Mancanza di tempo?
Tweet degli spostamenti del camper o poco più durante la campagna elettorale. Eppure era uno che Twitter lo sapeva usare, hashtag compresi.

Ecco le hashcloud complessive dei due profili Twitter (non solo gli hashtag della campagna elettorale:

Piero Lacorazza ha sempre usato gli hashtag, in diverse occasioni:

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Marcello Pittella ha usato gli hashtag soprattutto a partire dalla campagna elettorale delle Primarie, in un crescendo:

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Entrambi scelgono gli hashtag della Campagna Elettorale.

Per Marcello Pittella #liberaleprimarie

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#liberaleprimarie è stato usato su Twitter 1078 volte. Dal candidato, come filo conduttore e adottato immediatamente anche dai supporters di Pittella.

Come potete notare dal grafico dell’andamento giornaliero, #liberaleprimarie ha tre principali picchi: l’evento di Matera con livetwitting (più di 200), l’evento di Potenza al Don Bosco con livetwitting (oltre 350), la notte delle Primarie con annesso livetwitting (più di 200).

Si aggiungono contenuti provenienti dall’account Instagram che racconta tramite foto, gli eventi e si aggiunge alla conversazione su Twitter.

Unito a #liberalabasilicata, usato solo 77 volte.

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I Tweet contenenti entrambi gli hashtag sono 77.

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A cui dal 22 settembre si aggiunge #pittellapresidente (anche questo hashtag viene adottato immediatamente sai supporters, è oramai chiaro che con Pittella l’hashtag funziona e accompagna le azioni e la partecipazione).

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Già abbondantemente presente su Twitter, 150 volte. hashtag che sicuramente rimarrà quello ufficiale per le Regionali.

Piero Lacorazza lancia invece da subito due hashtag:
#basilicatamigliore twittato 180 volte e #cambiareinsieme twittato 395 volte.

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Un solo picco durante la campagna elettorale che non arriva però neanche a 50 tweet.

Si aggiunge un hashtag, per Piero Lacorazza, creato dagli stessi supporters: #iostoconpiero che conta 11 tweet.

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E che segue lo stesso andamento degli hashtag ufficiali di Lacorazza: la calma piatta.
Su Twitter non accade nulla o quasi che riguarda Lacorazza.

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Non ci sono tweet dai vari appuntamenti del camper, solo qualche foto postata su Facebook.
Non c’è il racconto. E dove non si racconta, la gente non partecipa.

Paragonando #basilicatamigliore #liberalerpimarie #cambiareinsieme nello stesso grafico appare immediatamente agli occhi la differenza numerica.

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Marcello Pittella, il suo hashtag è il più twittato della campagna. Quindi quello che si diffonde di più, che riceve più risposte e retweet anche di critica, certo. Dato di fatto.

Vediamo che dicono i supporters di Lacorazza:

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Dove sono? #iostoconpiero viene usato pochissimo… pochi hanno Twitter tra gli elettori di Lacorazza?

Non credo. I GD lucani, ad esempio, subito dopo il 22 stanno venendo fuori su Twitter con tutta la loro delusione per la sconfitta del candidato che supportavano ma che non ce l’ha fatta.

Perché invece non pensare prima ad usare Twitter per diffondere e promuovere il voto a Lacorazza tra i propri contatti?
Mistero!

E vengono fuori ora urlando #liberamarcello twittato in due giorni 120 volte. Più di quanto in un mese sia stato twittato #iostoconpiero

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Con un picco maggiore rispetto allo stesso #cambiareinsieme che doveva essere l’emblema su Twitter del cambiamento prospettato da Piero Lacorazza.

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E anche rispetto a #basilicatamigliore

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Ben 554 i tweet contenenti entrambi i cognomi Pittella e Lacorazza

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243 invece i tweet che nominano entrambi i candidati alle Primarie con il loro profilo Twitter.

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2355 tweet contenenti solo Pittella e 945 quelli contenenti Lacorazza. Questo dato però non ci serve. Pittella riguarda anche il fratello di Marcello, Gianni, candidato alla Segreteria del PD. Questo spiega il grande numero.

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1847 hanno fatto reply a @marcepittella, mentre soli 1111 hanno fatto reply a @pierolacorazza

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Reply sta per partecipazione, per gente che ti chiede qualcosa, che ti risponde, che ti sollecita e, perchè no, che ti provoca, su Twitter.

Questi numeri non dicono certo che le elezioni si possono vincere anche con Twitter. Indicano però la partecipazione. Molto chiaramente.

Pittella e il suo staff hanno usato lo strumento social per coinvolgere.
Hanno raccontato senza troppi fronzoli, velocemente, le giornate della campagna elettorale ma soprattutto i contenuti di libertà proposti da Pittella.
Gli elettori hanno risposto, sia online che con il voto.
Hanno partecipato, conversato, mandato messaggi privati, diffuso e ritwittato le frasi di Pittella, il livetwitting, i messaggi positivi dell’evento del Don Bosco, la concitazione dell’arrivo dei dati ai comitati ecc.

Lato Lacorazza, dai numeri e dai grafici la partecipazione non si evince. Scelta?
O semplicemente non aver considerato che nel 2013, smartphone in mano, la gente partecipa e si coinvolge anche così?

Spiace che si siano svegliati solo adesso, gli elettori di Lacorazza su Twitter con #liberamarcello (che, a mio avviso, fa anche gioco a Pittella, lo scopriremo solo vivendo la prossima campagna elettorale!), spiace leggere toni aggressivi. Spiace che il candidato giovane, che ha dimostrato in altre occasioni di usarlo anche bene.

E’ il momento di essere propositivi con il candidato a Presidente del Centro Sinistra e del PD anche su Twitter.

Twitter può essere usato meglio.
E a volte, con Twitter, si vincono le primarie, se lo si annovera tra i luoghi abitati dalla gente.

catepol

Come scegliere un hashtag

Dal blog di TwitterUK, utili suggerimenti per scegliere l’hashtag migliore e una infografica riassuntiva che prova a guidare la scelta.

hashtag

Come scegliere un hashtag (che, ricordiamolo, è la parolina chiave preceduta da un cancelletto #, che permette di cercare sia su Twitter che su Instagram e Facebook ecc. tutti i post/tweet/foto pubblici contenenti quella parola chiave)?

Quando pianifichiamo un hashtag (ad esempio quello che ho fatto io durante le vacanze per raggruppare le mie foto a seconda del luogo) cominciamo con il chiederci: perché voglio associare una parola chiave a questo particolare tipo di contenuti?

Un evento, un argomento, un tema ben preciso?
Perché possa essere utile solo a me oppure per permettere ad altri di seguire?
Per raggruppare facilmente tutti i contenuti relativi ad un tema, argomento?
Per farci facilmente uno storify riassuntivo?
Per associare e far associare subito a chi legge ciò a cui facciamo riferimento?

Gli hashtag migliori sono quelli che vengono ricordati e che vengono utilizzati, anche da altri, rapidamente, per aggiungere contenuti (vedi una campagna virale oppure quando si chiede agli utenti di partecipare ad una discussione, ad una trasmissione tv/radio, ad un concorso a tema, per raccontare un viaggio, una rivolta popolare ecc.)

Devono essere facilmente richiamati dalla memoria e associati.
Così funzionano.

Gli hashtag devono essere poi utilizzati e riportati sui canali utilizzati per diffondere quel tipo di contenuti. Se è un brand o un evento, tutta la comunicazione (anche quella cartacea relativa) deve riportare l’indicazione dell’hashtag da utilizzare. Altrimenti gli utenti poi fanno da sè, aggiungono, modificano, inventano hashtag e…le fila del discorso sui social diventano anche più complesse da tenere e seguire, si disperdono in vari rivoli.

Se le persone sui social già stanno utilizzando un #hashtag per discutere di qualcosa, utilizza quello, aggiungiti alla discussione, aggiungendo valore. Spesso l’hashtag nuovo o troppo personalizzato non entra automaticamente in conversazione. Spesso su un hashtag già in uso c’è troppo rumore (contenuti non pertinenti o di cazzeggio, bot e spammer che approfittano della diffusione dell’hashtag soprattutto se diventa anche trrending topics ecc.)

Una volta creato e comunicato, ovviamente utilizzare innanzitutto Twitter per diffondere l’hashtag.

Il post di TwitterUK è chiaramente piegato su brand e marketing. Ho pensato che questi consigli sull’uso dell’hashtag potessero essere utili comunque a tutti.

Come usi gli hashtag?
Segui solo i Trending Topics del giorno su Twitter oppure li utilizzi anche in modo personale come faccio io?
Hai cominciato ad utilizzarli su Facebook adesso che si possono cercare anche là?
Come tagghi le foto su Instagram?

Fammi sapere.

No ma io sto attentissima alla privacy sui social…

Una immagine che vale più di mille parole.
Quanti si riconoscono?

La privacy sui social dipende solo da noi, alla fine.

privacy

(via The Joy of Tech)

27 verbi per insegnare meglio

Secondo l’infografica che ho trovato su Educatorstechnology, ci sono almeno 27 modi per essere un insegnante migliore al passo coi tempi del secolo che stiamo vivendo.

a better educator

Non è la tecnologia a renderci insegnanti migliori. Per prima cosa dovremmo cominciare ad usarla in ottica educativa nelle classi e con i nostri studenti e non solo riempirci la bocca (o scrivere nei progetti) che la didattica migliora anche usando i pc e le LIM.

Non saper nulla di tablet, app, e-reader, e-book ecc. poi, ci fa balzare indietro al secolo precedente. Come insegnanti non possiamo certo permettercelo.

27 verbi da imparare a memoria. Utile infografica.

Twitter spiega come personalizzare profilo, testata e sfondo

Twitter spiega con un cartone animato come personalizzare il profilo, come inserire la foto profilo, come modificare la testata e lo sfondo.

Per non essere anonimi “ovetti” tutti uguali e senza personalità.

Molto carino e utile.

#invalsi, il vecchio forever alone, Pittulongu e Twitter

Ieri si sono svolte le prove Invalsi nelle Terze Medie d’Italia. Per chi non sapesse, in breve: prova Nazionale, uguale per tutte le classi, in contemporanea, all’esame di Terza Media. Un esame di stato in piccolo, se vogliamo.

A cosa servono le prove Invalsi? Vi rimando al post della collega prof. e blogger Contaminazioni

Cosa ci facesse dentro anche un biglietto del treno ve lo spiega la collega prof. e blogger Galatea mentre Trenomonamour vi spiega proprio come leggere un biglietto (cosa non facile, diciamolo, anche per un adulto già in possesso della terza media).

I testi dell’esame invalsi (Italiano e Matematica) li trovate dalla collega prof. e blogger Rosalba.

Io, invece, mi sono dedicata ad osservare cosa accadeva su Twitter, ieri, ad un certo punto, quando #invalsi è diventato Trending Topics e ci è restato almeno fino a che la partita della Nazionale non ha preso l’ovvio sopravvento.

Non a caso ad un certo punto ho twittato:

Avete idea di quanti tredici/quattordicenni ci siano su Twitter?
Ecco, ieri uno spaccato reale dei preadolescenti italiani era su Twitter, usava twitter, twittava come se non ci fosse un domani, condivideva battute, immagini, commenti positivi e negativi sulle prove Invalsi sostenute.

Uno spaccato quanto grande?

Osservate bene l’immagine del picco calcolato con http://analytics.topsy.com/?q=invalsi

Quante volte invalsi, con o senza hashtag, è finito in un tweet? Tantissime.

Sempre analizzando l’hashtag #invalsi con http://tweetcharts.com/

Oppure visualizzando con http://www.hashtracking.com/fast-report/?hashtag=invalsi

(e sappiate che non c’è proprio tutto in queste visualizzazioni)

Vi riassumo in parole semplici: ieri Twitter era strapieno di ragazzini di terza media che Twittavano di Invalsi con buona pace di tutti gli analisti del web che li vorrebbero intenti a giocare a Farmville e similari tutto il giorno su Facebook.

E’ che ad un certo punto, quando si entra nei Trending Topics accade anche un fenomeno particolare: bot che riprendono l’hashtag e lo rilanciano in tweet contenenti un link spesso pornografico fatti da utentesse in abiti discinti (si vede molto bene qualche parte del corpo scoperta nella loro fotina avatar).

Caro Twitter ieri tutto ciò è stato visto e letto da ragazzini, dovresti porti qualche problema e invece non te lo poni e non si sa perchè tolleri il fenomeno dei bot.

Da ieri secondo Topsy sono stati postati su Twitter 6316 tweet contenenti #invalsi e almeno 117 foto che venivano retwittate in ogni dove http://topsy.com/s/invalsi/image (anche da me, confesso).

Roberto Favini (che ringrazio per la collaborazione) mi ha prodotto una tagcloud ricavata da circa 1523 tweet #invalsi

E’ stato epurato da questo campione la parola o l’hashtag Pittulongu #Pittulongu che ad un certo punto teneva testa nelle discussioni e nei Trending Topics dei ragazzi Invalsi.

Ecco, veniamo al sodo: povertà di interessi e di linguaggio desolante, notate anche voi?

Di cosa twittavano fondamentalmente tutti (in media avatar o sfondo dedicato a Justin Bieber o ai One Direction, riconoscibilissimi su twitter i tredicenni e le tredicenni italiane)?

Intanto possiamo dire che la maggior parte twittava da Browser a partire dalle 13.30 in poi. Picco tra le 14 e le 15, ieri. Da casa, per sfogarsi, appena rientrati da scuola dopo l’esame.

I tweet su tutto fuorché degli effettivi contenuti, del significato o della maggiore/minore utilità del test stesso.

Si apprende così del vecchio forever alone,

di Pittulongu, del biglietto del treno, della zanzara, chi ha ucciso il vecchio, dell’inserzionista (che è sempre il vecchio), del gattino della foto, delle mattonelle, dell’idrogeno (testo interessantissimo), dell’ordine di non girare la pagina se non quando veniva ordinato di farlo.

Il tutto espresso anche creativamente (e ripetuto all’infinito).

Twittavano di come hanno copiato dove hanno potuto e dove i prof hanno benevolmente chiuso un occhio lasciandoli fare, a volte anche suggerendo cosa rispondere.

Ad un certo punto gli adulti di Twitter si sono pure infastiditi di #invalsi nei Trending Topics? Di che parlano i bimbominkia (amorevole nomignolo affibbiato ai giovani d’oggi)? Tornatevene su Facebook voi e i vostri brufoli e cose anche peggiori.

Dove voglio arrivare con questo post?
Da nessuna parte. Mi interessava fermare questo momento storico del Twitter italiano ieri, 18 giugno 2012.

Chi si chiedeva come usano Twitter i preadolescenti italiani trova risposta o spunto di riflessione.

I social media “qualcosa” spero anche. Twitter è un insieme di ecosistemi dei più variegati. Ci sono anche i ragazzi, in massa. E che massa!

Su Facebook l’invalsi era meno divertente a raccontarlo, per viralità. Ogni tanto i ragazzi nominavano pagine facebook o gruppi sul tema. Senza link. Solo per dire che anche là si parlava degli Invalsi, del vecchio, del gatto, di Pittulongu che tutti sono andati a cercare sulle Google Maps per vedere dove fosse, per invitare tutti ad andare in vacanza là, poco altro.

Cari prof, mentre voi eravate impelagati nelle griglie di correzione degli Invalsi, lo sapevate cosa stavano facendo i ragazzi su Twitter? Ecco, ora lo sapete.

Come funziona realmente Internet?

Come funziona realmente Internet?
Come viaggiano i pacchetti di dati?
Cosa accade quando cerchiamo un sito, digitiamo l’indirizzo e magicamente si carica la pagina cercata?

Ce lo spiega il bellissimo video “How does the Internet really work?” creato da The World Science Festival (http://worldsciencefestival.com/) proprio per spiegare Internet Everywhere, Internet ovunque, la tecnologia di cui nessuno al mondo (o quasi) potrebbe più fare a meno.

Il video ci farà fare il percorso dei “pacchetti di informazioni” da quando un utente digita sulla tastiera il sito che vuole cercare a quando il sito appare sul suo schermo.

Miliardi di pacchetti di informazioni che viaggiano da un capo all’altro del mondo, triliardi di interazioni su Internet.

Seguiamo i pacchetti attraverso cavi cablati sottomarini, server, reti, circuiti ecc. Come se fossero tutti passeggeri di un autobus che deve attraversare New York per portare tutti a destinazione. L’autobus è bloccato nel traffico, i passeggeri scendono e decidono ognuno di proseguire per la strada che gli sembra più veloce.
Non importa come ci arrivino a destinazione. Basta che ci arrivino!
E quando son tutti arrivati si riassemblano e, magicamente, sullo schermo apparirà il sito che l’utente stava cercando.

In un secondo!!
Enjoy!

Il programma del festival qui: http://worldsciencefestival.com/webcasts/internet_everywhere

La vera social media revolution

La vera social media revolution non è esattamente quella che ci raccontano.

I social media non riguardano le persone. Sui social media trovi di tutto, dal porno al LOL passando per i gattini. I social media si basano solo su statistiche.
Il 60% dei ragazzi con meno di 20 anni legge solo un libro all’anno. E quel libro si chiama “Faccialibro”
Se Twitter avesse 200 caratteri invece che 140…i tedeschi potrebbero finire finalmente una frase, quando twittano!
Se mettessimo gli utenti MySpace uno dietro l’altro in fila copriremmo il diametro…del palazzo degli uffici di Facebook!
Un ladro su tre è un PowerSeller su EBay.
Si stima che per la fine del 2012 almeno 150 neonati avranno la @ come iniziale del nome di battesimo.

Ciascun utente sul web passa almeno una giornata della sua vita a cancellare il testo “Inserisci il testo qui” dai motori di ricerca.
Ci sono più Social Media Consultant a Londra (e forse anche a Milano) che bambini al mondo.
La seconda bugia più raccontata al mondo dopo le parole “Ti amo” è “Sei stato cancellato con successo dal nostro database”.
Il 27% della capacità dei server di Facebook è utilizzato per gestire e archiviare la parola LOL.

Lo sapevi? :D

(via Tiragraffi)

Under 13 via da Facebook!

Rimanendo sull’argomento Facebook, prof, alunni.
Soprattutto alunni, come la scuola deve porsi nei confronti della vita sui social network degli studenti.

Oggi la notizia di rilievo (via Dailymail) è questa: Paul Woodward, Preside della St. Whites School – Forest of Dean (England) ritiene che più del 60% degli alunni della scuola sia iscritto a Facebook e lo usi regolarmente durante la giornata.

Fin qui nulla di nuovo, se non che gli alunni della St. Whites School hanno un’età compresa tra i 4 e gli 11 anni e per essere iscritti su Facebook dovrebbero averne almeno 13, come previsto nelle policy!

Image credit: Screenshot C.Osborne/Facebook

Mr Woodward è anche segretario della National Association of Head Teachers, l’Associazione nazionale Inglese dei Dirigenti Scolastici, e chiedono ufficialmente l’allontanamento dai social tipo Facebook dei minori (almeno di quelli che hanno un’età inferiore a quella prevista nelle policy).
Qualcuno dovrebbe controllare le loro iscrizioni ai social network e prevenire il rischio che possano accedere, senza guida e senza controllo, a materiale inappropriato alla loro giovanissima età, navigando in rete e bazzicando i social.

La scuola deve fare qualcosa, deve tenere conto del fenomeno diffusissimo, deve saperlo affrontare.

Le aziende di internet e lo stesso Governo dovrebbero attivarsi per proteggere bambini e preadolescenti. I presidi Inglesi domandano soprattutto protezione rispetto all’accesso a contenuti pornografici o a sfondo sessuale o da giochi non adatti. Chiedono ufficialmente a Cameron misure concrete di protezione delle giovani generazioni.

Il vero problema, dice il preside Woodward è questo:

‘The real concern is children being able to have Facebook accounts when they are not old enough, and parents condoning it. If my school is representative, it’s 60 per cent at least have got access.’

(via cnet e zdnet)

I ragazzini con meno di 13 anni non dovrebbero accedere a Facebook e aprire l’account, spesso con i genitori che sono pure consenzienti e che non si pongono proprio il problema. Praticamente la maggior parte di essi possiede un profilo Facebook dal quale interagisce tranquillamente con i propri amici e non solo.

E’ contrario ai termini di servizio permettere che gli under 13 si iscrivano a Facebook e i genitori devono esserne consapevoli. In quanto genitori devono attrezzarsi per prevenire e proteggere i loro figli anche su Internet. I ragazzini sono esposti a contenuti non adatti alla loro età.

I profili degli under 13 vanno segnalati a Facebook perchè possano essere chiusi o bloccati. Ne avevo già scritto in dettaglio qui.

Gli underage si segnalano da qui https://www.facebook.com/help/contact/?id=210036389087590

La BBC aveva già sollevato il problema dei genitori complici o accondiscendenti nell’apertura di profili sui social in età non consone.

Qualche dato: il 4% dei bambini su Facebook ha meno di 6 anni. Dato tratto da una statistica e infografica di Minor Monitor.

6 anni, capite? Il 38% dei ragazzini iscritti a Facebook ha meno di 13 anni. Non sorprendetevi, vi assicuro che è così anche in Italia.

Su Facebook si iscrivono già dalla scuola elementare, alle medie la percentuale è altissima e, ovviamente, non hanno i 13 anni previsti.

In una quinta elementare li ho provocati, una volta, facendo la gnorri e chiedendo loro “Ma come fate a registrarvi, non si blocca la registrazione se non mettete 13 anni?”
Risposta prof: “Vabbè prof, si aumenta l’età!” Ho incalzato nella mia indagine: “Quindi mettete 14 e state tranquilli anche se ne avete 10?” e loro: “Io ho messo 20″, “Io invece 36″, “Io 18″ ecc. Ma perchè? Poi vi può contattare qualcuno più grande se imbrogliate così con l’età.

Risposta disarmante: “Prof, ma si capisce dalle foto che mettiamo che siamo piccoli, stai tranquilla…” Ah bè, certo!

Facebook continua ad affermare che rimuove in media 20,000 utenti under 13 al giorno.
Spesso sono i genitori stessi che creano profili per i loro bambini, a volte subito dopo la loro nascita. Ecco: anche i novelli genitori che hanno aperto il profilo al neonato, magari come canale per mostrare le foto a parenti e amici o con l’idea di creare il diario di tutta la vita del piccolo/a, dovrebbero chiudere immediatamente questi profili.

Nessuno di noi, credo, avrebbe piacere di scoprire un giorno che su internet ci sono le sue foto dalla nascita in poi e che sono state messe con troppa leggerezza e senza pensare alle conseguenze future, dagli stessi genitori, pensando di fare una cosa simpatica, no?

Io continuo a pensare che non possiamo non tenere conto della loro presenza sui social. Ci sono, è il loro cortile, è il posto dove si relazionano, giocano, si divertono, chattano.

Vietarglielo perchè sono under 13? Improponibile, fondamentalmente.
E’ troppo tardi, è troppo tardi. Il danno è fatto da tempo. Sono stati lasciati soli, hanno aperto profili da tempo, li abitano. Li vivono, sono parte di loro e delle loro giornate.

Possiamo solo educarli a usare i social nel modo migliore, impostare bene la privacy, spiegare che si posta con la testa, che sono comunque in piazza, che ci possono fare anche cose buone.Questo dovremmo fare.

I divieti di solito con i più piccoli provocano esattamente una reazione contraria.

Voi che ne dite?

Condividere e comunicare: dalle pitture rupestri a Twitter

Una bella infografica di Moo che mostra l’evoluzione nella storia della voglia di condividere e comunicare degli uomini.

Sharing and Communication: Through the Ages

Dalle pitture rupestri a Twitter, come l’uomo ha diffuso e comunicato le informazioni ai suoi simili, nel tempo. Ai vicini e ai lontani.

Enjoy!

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