Social media: stare al passo che fatica!

Foto di bcolbow

(via)

Nativi Digitali

Me lo appunto qui per vederlo con calma.

Friendfeed: link utili per gestire i propri iscritti

http://ffspy.com/ – FFspy ti dice quando uno defollowa, cioè smette di essere iscritto al tuo Friendfeed (o ti blocca) inviandoti la comunicazione via mail. La comunicazione arriva anche quando sei tu a togliere l’iscrizione a te ad un tuo contatto.

Come fare per togliere l’iscrizione ad un tuo contatto (cioè decidere che non vuoi che ti segua più):

http://friendfeed.com/USERNAME/subscribers?filter=followers&moderate=1 sostituisci a USERNAME il tuo nick. Ti permette di sapere chi non è iscritto a te, chi non segui tu ma segue te, e soprattutto di fare RIMUOVI iscrizione di qualcuno. Cioè decidere “Tu da ora non mi segui più”. :)

Friendfeed ci permette di fare ciò. Di decidere “Tu da ora non mi segui più”. Che, per un account lucchettato vuol dire: “Mi devi anche richiedere il following”. Per gli account aperti. Bè…ti leggono uguale anche se li rimuovi dall’essere iscritti a te.

http://ff.deasil.com/friendv… ti suddivide i contatti in tre colonne, la prima è solo la gente che segui tu ma non sei ricambiato. Occhio, è impreciso. Io vado sempre a verificare tra le persone che segue quel contatto se NON ci sono realmente, in modo da verificare se realmente quel contatto non mi segue.

http://friendfeed.com/settings/modifications Per visualizzare la cronologia delle sottoscrizioni e dei block: da interfaccia web standard, click su “Amici”, poi su “Subscription history”. Cliccando sul profilo di uno dei contatti,  Ss proprio non riesci ad accedere al profilo, non leggi più da nessuna parte quel contatto, ti sparisce da tutte le discussioni, e non è un profilo privato, sappi che ti ha bloccato.

Se invece il contatto ha un profilo privato e tu non sei iscritta, vedrai comparire i suoi commenti quando commenta in un thread pubblico e/o quando scrive all’interno di una stanza alla quale entrambi siete iscritti.

Vanity search quasi perfetta (per cercare chi ti ha nominato da qualche parte dentro Friendfeed, ovviamente non cerca dentro gli account protetti se non ci sei iscritto)

http://friendfeed.com/search?q=%22USERNAME%22+OR+USERNAME+-comment%3AUSERNAME+-from%3AUSERNAME+-like%3AUSERNAME (ovviamente sostituisci il tuo nickname a USERNAME ogni volta nella stringa).  Di quello che viene fuori dalla ricerca puoi prendere il feed.

Twitter in classe – un video

Via elearning blog un video  sull’uso di Twitter in classe

(Da aggiungere al materiale utile per i miei corsisti)

Ohh Lady, Lady Lady Oscar le gran dame a corte (e non solo loro) ti invidiano perchè?

Le donne di qua, le donne di là, il rispetto la parità e bla bla bla

Premetto che:

- Lady Oscar, che m’accompagna da sempre in rete, non sta qui per combattere o sfidare gli uomini. (Checchè se ne dica).  Nè a mettere il focus sulle differenze di genere, sul femminismo, su cose così.  Mio padre voleva un maschietto, ma ahimè son nata io. Tutto qui.

- A capo della guardia della Regina ci può stare tranquillamente anche Oscar, e farlo bene, allo stesso modo di un uomo.

Non c’è nulla da combattere. Semplicemente è normale essere uomini, essere donne, relazionarsi, confrontarsi alla pari. Me l’hanno quasi sempre fatto fare nella vita. Eppure provengo da una società patriarcale e maschilista come quella calabrese. Eppure.

[EDIT: aggiungo per meglio specificare la definizione di violenza, vocabolo qui utilizzato per intendere:  "un'azione molto intensa che reca danno grave a una o più persone e compiuta da una o più persone che operano sinergicamente...La violenza, quindi, non necessariamente implica un danno fisico." (wikipedia)]

Qualcosa che può essere impercettibile, ma che sempre “violenza” rimane, in questa accezione.  Subdola, ma radicata.  Lo nota l’occhio della donna, se ha allenato il suo occhio a notarlo. E lo nota l’uomo sensibile in alcuni comportamenti consolidati dei suoi simili. Lo nota chi vive le differenze di genere come arricchimento reciproco, in qualunque contesto e non come sfida a detenere la superiorità.

Chi percepisce di NON essere più l’essere superiore perchè l’essere superiore NON ESISTE, reagisce con violenza. Non ha altri modi.

Una violenza spesso subdola contro la donna, perchè donna, anche in contesti che non t’aspetti, in contesti neutrali come la parte abitata della rete, di quella rete abitata indistintamente da uomini e donne che si relazionano fra loro.

“Conversano”. Dicono i guru del web.

E c’è disparità di comportamento in una stessa situazione, a seconda che l’antagonista sia uomo o donna. Da parte di un uomo. Basta osservare, basta leggere. Tra le righe e non.

E  c’è mobbing sottile, stalking impercettibile, in situazioni dove non dovrebbero. Dove a ben guardare non ci sono nè botte nè sangue, solo parole o magari immagini. Punti di vista, condivisioni, cazzeggio.

Parole o immagini condivise in contesti sociali in cui si interagisce, in cui si è tutti uguali, parole scritte con la volontà precisa di essere condivise. Altrimenti non le scriveremmo in rete, ma nel caro vecchio diario segreto.

Parole scritte in rete, su un socialcoso pubblico, con la volontà precisa di essere condivise. Di riderci su o di dimostrare l’essere SUPERIORE. Di dire qualcosa a qualcuno. Di dimostrare. Di dimostrare. Di dimostrare che cosa? La propria piccolezza?

Parole che, se scritte in rete, restano.

Anche se le cancelli e dopo ti giustifichi con un “Non volevo”, si scherzava fra noi.

No, non si scherzava. La tua libertà finisce dove inizia la mia. Non puoi permetterti di dire si scherzava quando in rete ti scagli pubblicamente contro qualcuno, donna, che non conosci nemmeno, scrivendo: “C’è una stronza che non capisce un cazzo“. Condendo il tutto con altre amenità che non ripeto nemmeno.

Perchè contro un uomo, non lo fai. In situazione analoga, identico argomento, consesso però di uomini, la reazione non è la stessa. Anzi, la reazione proprio non c’è. Identico argomento, attacco anche nominativo e personale, consesso di soli uomini. Una donna s’è presa della “Stronza” e della “signora della feccia più lercia”, un uomo non s’è preso nulla. Non metto link, non metto screenshot, generalizzo. Tutto sarebbe tracciato e ricostruibile. E’ successo a me e ne parlo.

A ben leggere succede a tante, in rete. Solo perchè donne, gli uomini si sentono autorizzati a comunicare da “esseri superiori”. A dimostrare che, nonostante la parità di condizioni, su un social network come tra i commenti di un blog, loro sono uomini. E tu, donna, come ti permetti?

E tu donna, che non hai nemmeno una volta mostrato le tette, che dici di capire di “cose di internet”, che appari in TV o sui giornali, che hai tanti lettori e non si capisce perchè, si, tu, donna, come ti permetti? Da dove sei uscita? Cosa vuoi da noi?

E tu donna, si vabbè, il rispetto reciproco, la libertà di espressione (ovviamente nei limiti del buon gusto, della decenza e della moralità della libertà altrui) ma se posti una tua foto a corredo di quello che dici, noi ti si guarda e commenta le tette, non importa quello che volevi dire. Io vi posterei link e screenshot di conversazioni su Friendfeed in cui la conversazione diventa un attacco vero e proprio (in stile “censura”, “mobbing”), anche piuttosto aggressivo, volgare e di cattivo gusto, ad opera di alcuni.

Come se Friendfeed fosse il loro spazio privato, loro e del loro piccolo gruppetto, autorizzato a dire o fare qualunque cosa (”ti dicono cosa scrivere e cosa no, ti dicono di non pubblicare alcune immagini, ti dicono in quale gruppo devi postare ecc.”) . Gente che se non sottostai al loro modo di usare i social network, che è sicuramente più giusto del tuo (tu, donna, come ti permetti?) o non manifesti adorazione nei loro confronti ti attaccano, con dei contro-post che sono delle vere e proprie manganellate.

Poi magari cancellano, ritrattano, si scusano, ironizzano.

Però prima portano l’attacco nel loro post, nel loro spazio. Interrompono la conversazione, ne cominciano un’altra dove possono avere tutto l’apporto della claque. E il controllo. Anche delle parole altrui, se non convengono.

L’azione è di chi la fa. Non di chi la riceve.

(foto di Walter P.)

Troppo facile, protetto da uno schermo. Mio carissimo piccolo uomo.

Venitecelo a dire in faccia quello che pensate di noi, guardandoci negli occhi. Adducendo motivazioni adeguate.

Venitecelo a dire in faccia, senza la claque a sostegno nei commenti al TUO blog o al TUO thread, senza tastiera, ma a parole vostre.

Spiegate a me, a tutti, uomini e donne all’ascolto, che il fastidio principale è perchè son donna.

E io, donna, come mi permetto?

C’è chi, nei miei confronti, s’è preso anche la briga e il tempo di spiegare ai suoi lettori che “Ebbene, (sul blog “tecnico” di catepol nda) non ci ho trovato dentro nulla di veramente tecnico, almeno in senso stretto. Sembra che ne sappia di insegnamento ed e-learning, ma non di robe per geek e nerd…” e ci sono i suoi lettori che si son presi la briga di tirar fuori il mio profilo psicologico per dimostrare che, tu, donna, come ti permetti a star su internet? Tutti senza aver mai letto qualcosa di mio (e dicendolo apertamente). Tutti uomini. Colpiti nell’orgoglio a causa di una apparizione sui giornali. Tutti a scrivere “contro” secondo clichè di genere “IO ESSERE SUPERIORE TU CHI CAZZO SEI?

Che dirvi? Se siete contenti con così poco?

Sappi solo, piccolo uomo, che se sei violento contro di me o contro un’altra donna con me hai chiuso. IGNORE. HIDE. No, block no. Se ignoro, dimentico. Se blocco, odio. E l’odio è un sentimento, è violenza. E io violenta non sono. E di provar qualcosa per te, piccolo uomo che mi leggi in rete, e rosichi, e ti scagli contro, sinceramente non ne ho nè tempo nè voglia.

Scritto in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, 25 novembre 2009.
La discussione, oltre che nei commenti, si è sviluppata anche su Friendfeed