Di quando cambiando l’ordine dei fattori…

Leggo questo e poi leggo questo. Mi ricordo di aver scritto qui tra queste pagine questo e questo. Cambiando lo scenario, quindi, io il post lo (ri)scriverei così:

"La settimana scorsa ho fatto l’esperto esterno per una manciata di ore. Insegnavo a docenti. Di tutto, l’effetto più stupefacente – e non necessariamente nell’accezione positiva – è stato piombare in quel mondo avulso dalla realtà che sono certe realtà scolastiche o meglio che sono i corsi di formazione a docenti provenienti da vari istituti e messi là tutti insieme dai loro Presidi, che qualcuno al progetto deve pur partecipare. Il tempo scandito da mi scusi il ritardo, non ha idea è la fine del quadrimestre e caffè al distributore o gentilmente preparato dalle signore collaboratrici, una pausa sigaretta ogni due ore cascasse il mondo, ma poi ci date le dispense vero, i rapporti tesi tra collega e collega, tra docente di scuola media e docente di scuola superiore, tra docenti della stessa scuola, tra docente e giovane esperta "che saprà mai più di noi?". Tralascio ogni ragionamento su quanto, a volte (non sempre), si trovi in realtà  scolastiche siffatte.

Perché non è di questo che volevo parlare. Il fatto è che parlavo a questi signori  e a queste signore di , di wiki e di . E ci ho messo quattro giorni ad appassionarli (comunque poco) all’idea. La teoria non gli è andata giù nemmeno a fare il saltimbanco dietro/davanti/sulla cattedra posta sul palco moquettato con proiettore biturbo messomi a disposizione grazie ai recenti finanziamenti per i laboratori tecnologici dei progetti PON, o ricorrendo alle peggiori animazioni di PowerPoint, comprensive di testi da copiare mentre ne parlo che so essere molto apprezzate in certi ambienti. La pratica un po’ di più, che era sempre meglio di un collegio docenti fiume o di un consiglio di classe, ma insomma nemmeno troppo, e i professori, ma soprattutto le professoresse, si sa, hanno cose di molto più importanti a cui pensare (famiglia, quadrimestre, interrogazioni, progetti PON, che tempi signora mia, ecc).

Poi li guardavo nelle pause, oppure quando qualcuno finiva la sua esercitazione prima degli altri. Oppure quando su internet cercavano di accedere alla casella mail @istruzione.it o al sito dell’INDIRE (che ora il Ministero vuole che inseriamo tante di quelle cose online, che quando lo dobbiamo fare, la notte?) Il blog diventava un’estensione naturale alla conversazione da mensa o da bar: chiacchiere su figli, famiglia, studenti, classi di vagabondi, presidi che chiedono troppo, classi troppo affollate, tempi che cambiano, non ci sono più le mezze stagioni, nei commenti orali delle professoresse (la maggioranza). Questi signori e queste signore hanno la conversazione nel sangue, ma quando gliela mostri non la riconoscono (ancora). Si ma a che serve un forum se la collega io poi la telefono? Sfrucugliano nella ricerca per immagini di Google dentro un web tutto visuale, ma poi restano freddi davanti a Flickr. Che ci vuole troppo tempo a fare queste cose. E appena non li guardi corrono nei reconditi meno opportuni di YouTube, che se poi glielo presenti come social software perde ogni fascino. E alla fine ti chiedono me lo salvi sulla chiavetta? Però ti dicono anche: "Dottoressa, lei è molto chiara ed è molto brava…ma…"

La morale di tutto questo è che in quattro giorni non ho trovato affatto una morale. Solo un gruppo di persone, di professori e professoresse che vorrebbero fortemente innovare la scuola italiana, gente piena di opportunità, vogliosa di utilizzare, di fare, di carpire l’attenzione dei propri ragazzi anche attraverso le tecnologie, ma alla fine molto distratte e assai annoiate "Che tanto poi il ministero mica ci dà due lire in più per fare queste cose" e "Che ci vuole troppo tempo e abbiamo già il nostro bel da fare a scuola anche senza utilizzare il pc", pur con le debite, confortanti eccezioni."

 

catepol - Caterina Policaro

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