La rivoluzione digitale è tutta qua…

C’è questo video di Facebook (in realtà non gettonatissimo, devo dire, su Youtube pubblicato il 9 luglio e con 22mila condivisioni ad oggi, nulla praticamente, se pensiamo che proviene dal Facebook team e che potenzialmente avrebbe potuto avere un pubblico “mondiale”).

C’è questo video in cui, semplicemente, Facebook prova a mostrare come ci si organizza nella vita reale, per far cose della vita di ogni giorno, attraverso Facebook.

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Una partita. Messaggio organizzativo dei ragazzi su Facebook (attraverso Messenger). Ed è subito mobilitazione. Ci vediamo al campetto!

Un video vacanziero, Summer Friendly. Facebook, il social, amico della nostra estate e del tempo libero. Fermare in un minuto di video, le migliaia di condivisioni social organizzative che passano sui nostri smartphone, ogni giorno.

Chi, nell’ultimo anno, non ha organizzato una partita, una birra, una pizza, una vacanza, un appuntamento, una cena con amici, parenti, col partner ecc. passando da Whatsapp, Facebook, Twitter & co.?

La relazione. La rivoluzione digitale è tutta qua: nelle persone che usano le tecnologie per comunicare, in ogni momento, semplicemente, con le persone.

Nulla di virtuale. Tanto reale, tanto quotidiano, piuttosto.

(fatemi mandare un tweet a husband per chiedere cosa facciamo per pranzo, va…)
;)

Social media policy a scuola e varie questioni educative

Social media policy degli istituti scolastici. Dopo aver condiviso le slide del mio intervento, condivido anche il video.

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Per ascoltare quello che ho raccontato a Milano alla Giornata aperta sul web dell’Ufficio Scolastico per la Lombardia dovete solo avere la pazienza di seguire il mio ragionamento per una ventina di minuti.

Se volete, invece, qualcosa di più sintetico, ecco un altro video.
Si tratta di una intervista di circa tre minuti, sempre a valle del mio intervento alla Giornata aperta sul Web 2014.

Buona visione

I ragazzi non imparano da chi a loro non piace…

L’anno scolastico è appena terminato. Cioè, non ancora, al netto della burocrazia finale. Non è in realtà ancora terminato.

Per me un anno lungo, pieno, mentale, ragionato, vissuto in certi momenti visceralmente, condiviso con chi prova a metterci anche l’anima per l’educazione dei ragazzi (a volte anche sbagliando), compromesso anzi no, meglio, fortificato da alcune incomprensioni, visioni diverse, posizioni di puntiglio.

Un altro anno da docente, con due frasi che son tornate spesso in mente durante il cammino. La prima “L’educazione è cosa di cuore” (don Bosco) e chi mi conosce veramente bene sa anche perché. Ed è fatta di relazioni tra persone.

La seconda frase non so chi l’ha detta ma è “Nulla accade per caso”.

Come questo video che avevo già visto e che poco fa mi è tornato sotto gli occhi.

education

Ora ha anche i sottotitoli italiani, non posso non postarlo.Perdete anche voi qualche minuto. Posto anche il testo.

Riflessioni su educazione, mestiere dell’insegnante e importanza delle relazioni. Qualcuno, più dotto, direbbe “Mettere sempre la persona al centro”.

Rita Pierson, insegnante da 40 anni, un giorno si sentì dire da una collega: “Non mi pagano per farmi piacere i ragazzi.” La sua risposta: “I ragazzi non imparano da chi a loro non piace.”

Il video è un ardente appello ai docenti affinché credano nei propri alunni e creino con loro un legame reale, umano, personale.

Ho trascorso tutta la mia vita o a scuola, o sulla strada per la scuola, o a parlare di cosa succede a scuola. I miei genitori erano entrambi docenti, lo erano anche i miei nonni materni, e durante gli ultimi 40 anni lo sono stata anch’io. È inutile dire quindi che per tutti questi anni ho avuto la possibilità di osservare la riforma scolastica da prospettive diverse. Alcune delle riforme sono state buone. Altre un po’ meno. Sappiamo perché i ragazzi abbandonano gli studi. Sappiamo perché non imparano. Può essere per la povertà, l’assenteismo o l’influenza negativa dei compagni. Sappiamo il perché. Ma una delle cose di cui non parliamo mai, o di cui si parla ben poco, è il valore e l’importanza dei rapporti umani, delle relazioni.

James Comer sostiene che non ci può essere apprendimento significativo senza una relazione significativa. George Washington Carver dice che l’apprendimento consiste nella comprensione delle relazioni. Tutti quanti qui avete subito l’influenza di un professore o di un adulto. Per anni ho visto gente insegnare. Ho guardato i migliori e anche qualcuno dei peggiori.

Una collega mi disse un giorno: “Non mi pagano per farmi piacere i ragazzi. Mi pagano per impartire una lezione. I ragazzi dovrebbero impararla. Io dovrei impartirla. Loro dovrebbero impararla. Caso chiuso.”

Beh, le dissi: “Sai, i ragazzi non imparano da gente che a loro non piace.”

Allora mi disse: “Queste sono un sacco di stupidaggini.”

E io le dissi: “Beh, il tuo anno sarà lungo e difficile, tesoro.”

È inutile dire che fu cosi. Certe persone pensano che la capacità di costruire una relazione o ce l’hai o non ce l’hai. Ma io penso che Stephen Covey aveva ragione quando diceva che dobbiamo mettere in atto alcune piccole cose, come cercare prima di capire e poi voler essere capiti, cose semplici come chiedere scusa. Ci avevate mai pensato? Dite a un ragazzino che vi dispiace e rimarrà scioccato.

Ho avuto classi con preparazione così scarsa, così carenti dal punto di vista scolastico, che mi veniva da piangere. Mi chiedevo come sarei riuscita a portare quel gruppo in soli 9 mesi dal livello in cui si trovava a quello in cui doveva essere. Ed era difficile. Era terribilmente duro. Come aumentare contemporaneamente l’autostima di un ragazzo e i suoi risultati scolastici?

Un anno mi è venuta un’idea brillante. Ho detto a tutti i miei alunni: “Siete stati scelti per assistere alla mia classe, perché io sono la migliore insegnante e voi siete i migliori studenti. Ci hanno messi tutti inisieme per dimostrare agli altri come si deve fare.”

Uno di loro ha chiesto:

Gli ho risposto: “Davvero. Dobbiamo far vedere alle altre classi come si fa. Quindi quando passeremo per il corridoio, la gente ci osserverà, e non potete fare rumore. Solo dovete camminare a testa alta.” E ho dato loro delle frasi da ripetere: “Io sono qualcuno. Ero qualcuno quando sono arrivato. Sarò una persona migliore quando me ne andrò. Sono forte e potente. Mi merito l’educazione che sto ricevendo qui. Ho cose da fare, gente da impressionare e posti da visitare.”

E mi hanno detto: “Sì!”

Se lo dite molte volte, incomincia a diventare parte di voi.

Per anni ho visto mia madre correggere compiti nell’intervallo, fare visite a domicilio al pomeriggio, comprare pettini, spazzole, burro di arachidi e cracker, e metterli nel cassetto della cattedra per i ragazzini che avevano fame, e un asciugamano e del sapone per quelli che non avevano un buon odore. Sapete, è difficile insegnare a degli alunni che puzzano. E poi i ragazzi possono essere crudeli. E quindi teneva quelle cose nel cassetto, e anni dopo, quando era già andata in pensione, ho sentito dire da alcuni di questi stessi ragazzi: “Sa, signora Walker, Lei ha cambiato la mia vita. Mi ha aiutato a farcela. Mi ha fatto sentire come se fossi qualcuno, quando in fondo sapevo che non era vero. E voglio solo farle vedere cosa sono diventato.”

E quando mia mamma è morta 2 anni fa, all’età di 92 anni, c’èrano così tanti ex-alunni al suo funerale, che mi è venuto da piangere, non perché se n’era andata, ma perché aveva lasciato in eredità delle relazioni che non sarebbero mai svanite.

Possiamo sopportare un maggior numero di relazioni? Assolutamente. Vi piaceranno tutti i vostri alunni? Certo che no. E sapete che quelli più difficili non sono mai assenti. Mai. Non vi piaceranno tutti, e quelli difficili sono là per un motivo. È il legame. Sono le relazioni. E anche se non vi piacciono tutti, la cosa importante è che non devono mai e poi mai saperlo. Quindi gli insegnanti diventano grandi attori e attrici: veniamo a lavorare quando non ce la sentiamo, e ascoltiamo regolamenti che non hanno nessun senso, e insegnamo comunque.

Insegnamo comunque, perché questa è la nostra professione.

Insegnare e imparare dovrebbero essere un piacere. Quanto sarebbe potente il nostro mondo se i nostri ragazzi non avessero paura di rischiare, non avessero paura di pensare, se avessero un paladino? Ogni ragazzo merita di avere un paladino, un adulto che non lo abbandonerà mai, che comprende la forza del legame e insiste che diventi la miglior persona possibile.

È duro questo lavoro? Ci potete scommettere. Oh, Dio, ci potete scommettere. Ma non è impossibile. Possiamo farcela. Siamo docenti. Siamo nati per fare la differenza.

Grazie mille.

(Applausi)

Internet e la distrazione continua

Effetti di Internet sul nostro cervello. La distrazione, in primis.

A quanta informazione siamo esposti contemporaneamente?
Quanto a lungo riusciamo a rimanere concentrati su quello che stiamo facendo?

Ops, una nuova mail.
Ops, di cosa si sta twittando oggi?
Ops, Tizio ha messo Mi Piace su una foto di te.
Ops, ti sto Whatsappando…
Ops…

information overload

Quali informazioni vengono consolidate nella nostra memoria?
Sicuri di aver appreso qualcosa tra tutte queste notifiche?
Dalla memoria di lavoro a brevissimo termine cosa passa e resta nella memoria a lungo termine?

La capacità di stare attenti è la chiave del nostro apprendimento.

Attention is the Key.

Se perdiamo il controllo della nostra attenzione, non rimaniamo “focused”, non impariamo nulla. Dimenticheremo già dopo qualche minuto, scalzati da una nuova mail con quelle foto di gattini che non possiamo non aprire subito.

A che serve apprendere qualcosa di nuovo?
Tanto abbiamo Google quando ci serve sapere cos’è una cosa, qualunque cosa.
Mozart, Michelangelo, Shakespeare, Picasso non avevano Google ma un grande controllo su ciò che imparavano e su ciò che poi si trasformava in opera di cultura da condividere con altre persone.

Imparare a pensare in maniera critica, anche con l’aiuto di internet.
Continuare sempre a imparare. Non lasciamo che faccia tutto un computer.
Troppo comodo non usare il cervello.

Internet è uno strumento potentissimo grazie al quale dobbiamo continuare ad imparare.
Ecco perché è bene, ogni tanto, rimanere unplugged e dedicarsi ad altro.

Tanto a sera le mail, i mi piace di Facebook, i retweet, le foto dei gattini ecc. saranno sempre là ad aspettarci.

(via)

Il prossimo aggiornamento di Facebook…

Il prossimo aggiornamento di Facebook prevede grandi novità.

Novità sulle impostazioni di privacy che verranno, ovviamente, resettate in blocco.
Ma tanto, chi l’ha mai impostata la privacy?

Novità sulla gestione della propria giornata. Nella vita vera.

a facebook update in real life

Ebbene sì, l’aggiornamento di Facebook stavolta sarà nella vita reale, nella quotidianità, amici e amici degli amici entreranno direttamente a casa, non solo sulla bacheca, le notifiche appariranno direttamente davanti agli occhi, materializzando di volta in volta il mi piace sul cagnolino o quella immagine simpatica da condividere.

A Facebook Update In Real Life.
Ecco il video con la spiegazione passo passo del prossimo aggiornamento di Facebook:

NOTA BENE: …e no, non si pagherà Facebook neanche stavolta. Rimane gratis, evviva!

(via)

Libro Vs. E-book

Di libri e di e-book. Come cambia la lettura? Meglio la carta o il digitale?
Questo e altro nel divertente video che vi posto. In spagnolo ma comprensibilissimo.

Io convivo tranquillamente con libri sul comodino e e-book su iPad e Kobo Touch.
Il Kobo viene praticamente sempre con me. Nel 2012 ho letto 99 libri, di cui tantissimi e-book, proprio perché è più facile portarseli dietro in ogni momento. La carta mi piace ancora molto, non esco da una libreria a mani vuote, ancora oggi, nonostante la tecnologia per la lettura digitale che mi porto in borsa.

Insomma non è una sfida, una civile e pacifica convivenza, direi.

Enjoy!

Twitter spiega come personalizzare profilo, testata e sfondo

Twitter spiega con un cartone animato come personalizzare il profilo, come inserire la foto profilo, come modificare la testata e lo sfondo.

Per non essere anonimi “ovetti” tutti uguali e senza personalità.

Molto carino e utile.

La privacy a scuola: dai tablet alla pagella elettronica, le regole da ricordare

Con l’apertura delle scuole, il Garante per la protezione dei dati personali, ritiene utile fornire a professori, genitori e studenti, sulla base dei provvedimenti adottati e dei pareri resi, alcune indicazioni generali in materia di tutela della privacy.

Diffondo anche io a colleghi, studenti e genitori che mi leggono, le regole del Garante Privacy riguardo la privacy a scuola: dai tablet alla pagella elettronica, ecco cosa dobbiamo ricordare tutti.

Mentre i provvedimenti attuativi del Ministero dell’istruzione riguardo all’iscrizione on line degli studenti, all’adozione dei registri on line e alla consultazione della pagella via web mancano ancora all’appello, per tutto il resto (con particolare attenzione alle tecnologie e ai media) vale il buon senso e quanto ci ricorda il garante Privacy.

Si trovano sul sito del Garante Privacy in un opuscolo graficamente curato da stampare e diffondere (o da passare via social o mail).

Riassumendole anche qua per comodità:

- Obbligo del consenso per video e foto sui social network.
- Scrutini e voti pubblici.
- Sì alle foto di recite e gite scolastiche.
- No alla pubblicazione on line dei nomi e cognomi degli studenti non in regola coi pagamenti della retta.
- Su cellulari e tablet in classe l’ultima parola spetta alle scuole.

La privacy a scuola. Dai tablet alla pagella elettronica. Le regole da ricordare

Temi in classe
Non lede la privacy l’insegnante che assegna ai propri alunni lo svolgimento di temi in classe riguardanti il loro mondo personale. Sta invece nella sensibilità dell’insegnante, nel momento in cui gli elaborati vengono letti in classe, trovare l’equilibrio tra esigenze didattiche e tutela della riservatezza, specialmente se si tratta di argomenti delicati.

Cellulari e tablet
L’uso di cellulari e smartphone è in genere consentito per fini strettamente personali, ad esempio per registrare le lezioni, e sempre nel rispetto delle persone. Spetta comunque agli istituti scolastici decidere nella loro autonomia come regolamentare o se vietare del tutto l’uso dei cellulari. Non si possono diffondere immagini, video o foto sul web se non con il consenso delle persone riprese. E’ bene ricordare che la diffusione di filmati e foto che ledono la riservatezza e la dignità delle persone può far incorrere lo studente in sanzioni disciplinari e pecuniarie o perfino in veri e propri reati.

Stesse cautele vanno previste per l’uso dei tablet, se usati a fini di registrazione e non soltanto per fini didattici o per consultare in classe libri elettronici e testi on line.

Recite e gite scolastiche
Non violano la privacy le riprese video e le fotografie raccolte dai genitori durante le recite, le gite e i saggi scolastici. Le immagini in questi casi sono raccolte a fini personali e destinati ad un ambito familiare o amicale. Nel caso si intendesse pubblicarle o diffonderle in rete, anche sui social network, è necessario ottenere il consenso delle persone presenti nei video o nelle foto.

Retta e servizio mensa
É illecito pubblicare sul sito della scuola il nome e cognome degli studenti i cui genitori sono in ritardo nel pagamento della retta o del servizio mensa. Lo stesso vale per gli studenti che usufruiscono gratuitamente del servizio mensa in quanto appartenenti a famiglie con reddito minimo o a fasce deboli. Gli avvisi messi on line devono avere carattere generale, mentre alle singole persone ci si deve rivolgere con comunicazioni di carattere individuale. A salvaguardia della trasparenza sulla gestione delle risorse scolastiche, restano ferme le regole sull’accesso ai documenti amministrativi da parte delle persone interessate.

Telecamere
Si possono in generale installare telecamere all’interno degli istituti scolastici, ma devono funzionare solo negli orari di chiusura degli istituti e la loro presenza deve essere segnalata con cartelli. Se le riprese riguardano l’esterno della scuola, l’angolo visuale delle telecamere deve essere opportunamente delimitato. Le immagini registrare devono essere cancellate in generale dopo 24 ore.

Inserimento professionale
Al fine di agevolare l’orientamento, la formazione e l’inserimento professionale le scuole, su richiesta degli studenti, possono comunicare e diffondere alle aziende private e alle pubbliche amministrazioni i dati personali dei ragazzi.

Questionari per attività di ricerca
L’attività di ricerca con la raccolta di informazioni personali tramite questionari da sottoporre agli studenti è consentita solo se ragazzi e genitori sono stati prima informati sugli scopi delle ricerca, le modalità del trattamento e le misure di sicurezza adottate. Gli studenti e i genitori devono essere lasciati liberi di non aderire all’iniziativa.

Iscrizione e registri on line, pagella elettronica
In attesa di poter esprimere il previsto parere sui provvedimenti attuativi del Ministero dell’istruzione riguardo all’iscrizione on line degli studenti, all’adozione dei registri on line e alla consultazione della pagella via web, il Garante auspica l’adozione di adeguate misure di sicurezza a protezione dei dati.

Voti, scrutini, esami di Stato
I voti dei compiti in classe e delle interrogazioni, gli esiti degli scrutini o degli esami di Stato sono pubblici. Le informazioni sul rendimento scolastico sono soggette ad un regime di trasparenza e il regime della loro conoscibilità è stabilito dal Ministero dell’istruzione. E’ necessario però, nel pubblicare voti degli scrutini e degli esami nei tabelloni, che l’istituto eviti di fornire, anche indirettamente, informazioni sulle condizioni di salute degli studenti: il riferimento alle “prove differenziate” sostenute dagli studenti portatori di handicap, ad esempio, non va inserito nei tabelloni, ma deve essere indicato solamente nell’attestazione da rilasciare allo studente.

Trattamento dei dati personali
Le scuole devono rendere noto alle famiglie e ai ragazzi, attraverso un’adeguata informativa, quali dati raccolgono e come li utilizzano. Spesso le scuole utilizzano nella loro attività quotidiana dati delicati – come quelli riguardanti le origini etniche, le convinzioni religiose, lo stato di salute – anche per fornire semplici servizi, come ad esempio la mensa. E’ bene ricordare che nel trattare queste categorie di informazioni gli istituti scolastici devono porre estrema cautela, in conformità al regolamento sui dati sensibili adottato dal Ministero dell’istruzione. Famiglie e studenti hanno diritto di conoscere quali informazioni sono trattate dall’istituto scolastico, farle rettificare se inesatte, incomplete o non aggiornate.

Thank you, trolls!

Avete presente i troll?
Quelle persone, spesso nascoste dietro nickname di fantasia e coperti da anonimato, che passano il loro tempo lasciando commenti denigratori, pieni di odio, di offese ecc. sotto i blog e oramai anche sui social network?

Beati loro, avercelo tutto questo tempo!

Utenti del web più variegato che con i loro messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, hanno un solo obiettivo: disturbare la comunicazione e fomentare gli animi di chi ha scritto e di chi legge.

Spesso gente che rosica, diciamolo anche.

Ecco, finalmente qualcuno che li ringrazia. Con un divertente video.

Grazie troll, grazie di esistere. Grazie a voi che odiate chiunque (famoso o meno) dice la sua sul web. Grazie a voi perché invece di ignorare ciò che non vi piace, ci perdete tempo sopra, portate traffico, tenete desta l’attenzione di altri su quel contenuto, post, personaggio che odiate. Grazie davvero. Anche ai troll di questo blog o dei miei profili Twitter, Facebook e Google+, quelli che pubblico, quelli che modero e non pubblico (bè a volte siete veramente volgari, che diamine!), quelli che finiscono su Ricevo&Inoltro. Grazie per l’attenzione!

Don't Feed The Trolls

Ah proposito, dimenticavo…cari troll anonimi i tempi si fan duri, per voi. C’è chi ottiene dalle autorità di stanarvi. Attenzione!

Qualcuno potrebbe presto pagare per i suoi commenti ingiuriosi.

Un video di Isabel Fay e Tom Hopgood di Clever Pie (via thenextweb)

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