Social network e nuove relazioni

Ieri sono stata a Matera, invitata dal CSV (Centro Servizi Volontariato) Basilicata a parlare di “Social network e socialità: uno sguardo sulle nuove relazioni”.

Un intervento formativo/informativo per associazioni e no-profit su come il social web ha cambiato la nostra socialità e il modo di essere in relazione aggiungendo una dimensione digitale grazie alle tecnologie che abbiamo in mano.

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Una conversazione su come utilizzare al meglio il social web e i suoi strumenti comunicare e raccontare ciò per cui si adoperano tantissimi volontari, associazioni, persone di buona volontà, ogni giorno.

Social come piazze virtuali, estensioni della nostra presenza, come strumento che ci mette in relazione.
Conversazioni, conoscenza condivisa.
Cosa sono questi benedetti hashtag e come funzionano.
La differenza tra un profilo, una pagina, un gruppo Facebook. Cosa è meglio utilizzare per la comunicazione e la narrazione, insieme a un sito/blog?
Personal branding, web reputation, coerenza delle persone dentro e fuori i social network.
Un approfondimento dell’articolo recentissimo scritto da Vincos su Che Futuro! sulla solidarietà e le migliori noprofit in rete.
La cura dei contenuti, del racconto, lo storytelling.

Perché…siamo quello che condividiamo!

Queste le mie slide. Enjoy!

#digitalchampions in missione ;)

Photography: live first, than shoot

Photography is a privilege we are lucky to have, but it should never get in the way of our happiness, it should pull us toward it like a magnetic force. The secret to great photography has nothing to do with your philosophy, your choice of format, or your pedigree. Let your camera be your compass. Live first, then shoot.

Un bel post sul senso della fotografia di John Carey, che vi consiglio di leggere.

escate14

Che storia raccontiamo con i nostri scatti?
Ormai scattiamo, scattiamo, scattiamo con i nostri smartphone e postiamo sui social.
Io per prima.
Ho comprato una Canon e continuo a dimenticarmela. Faccio foto con l’iphone, utilizzo spudoratamente Instagram e i suoi filtri. Gioco.

E questa estate ho legato con un filo, anzi con un hashtag #esCate14, le foto dalle vacanze.

Terzo anno consecutivo che “passo le vacanze su Instagram” (le precedenti giravano ancora su Flickr, sempre fatto una marea di scatti, comunque).

Non è importante con cosa fotografiamo.
Non è lo strumento a rendere belle le nostre foto ma la felicità che fissiamo in un istante, quale che sia lo schermetto attraverso cui la filtriamo.

Io non sono fotografa. Mi piace semplicemente guardarmi attorno, cogliere un dettaglio archiviarlo per me, condividerlo quando lo ritengo di una bellezza che posso far guardare anche agli altri.

The best camera is the one that leads you to happiness

Vivo prima, mi godo momenti e compagnia. Poi scatto, se c’è da scattare, immortalare un istante, un angolo, un punto di vista, un colore, un sapore, un dettaglio, un’idea, una sensazione, un luogo e il mio attraversarlo non solo con lo sguardo. E qualche selfie.
E condivido poi su Instagram che rilancia su Twitter e Facebook (e qui sul blog).

La mia estate anzi la mia #esCate14 per ora è qui https://twitter.com/search?f=realtime&q=%23escate14&src=typd ma mi riprometto di raccontarvela meglio su queste pagine…

…from emotion recollected into tranquillity

come scriveva William Wordsworth.

#hashtaggami questo…

Dedicato a quelli che riempiono i loro tweet di hashtag, a quelli che non hanno ancora capito a cosa servono, a quelli che l’hashtag è un vezzo. Anzi #un #vezzo.
Immaginiamo di sostenere una conversazione piena di hashtag. Ci riuscireste?

hashtag

Hastaggami questo, hashtaggami quello, un hashtag per ogni cosa, un hashtag per terminare la frase. L’orticaria che ci prende quando leggiamo tweet con un hashtag ogni 2 parole.

“#Hashtag” with Jimmy Fallon & Justin Timberlake

Prima di riempire il tuo tweet di hashtag, prima di postarlo, chiediti sempre:

‘Se utilizzassi tutte queste parole col cancelletto in una conversazione faccia a faccia, quanto annoierei l’altra persona, da 1 a 10?’

Se la risposta è 11, come immagino…corri ai ripari!
Ne basta uno, un paio, attinenti. Gli hashtag servono soprattutto per tenere le fila di tutti i conversatori e di tutte le conversazioni su un argomento.

Come scegliere un hashtag?

Perché associare una parola chiave a un particolare tipo di contenuto, a un evento, un argomento, un tema ben preciso?

Perché possa essere utile a me, per permettere ad altri di seguire, per raggruppare facilmente tutto ciò che è relativo a ciò di cui si parla, per farci uno storify o una tagboard riassuntiva e farlo leggere a chi non c’era, per associare e far associare subito a chi legge ciò a cui facciamo riferimento, per sapere chi ne ha parlato, e per altri mille buoni motivi.

Usiamo gli hashtag con la testa, insomma!
Gli hashtag migliori sono quelli che vengono ricordati e quindi utilizzati.
Tutto il resto è #noia

#d2dpotenza #wister le mie presentazioni

Le slide dei miei due interventi per Wister a Potenza.

Social Media, relazione, partecipazione e comunicazione

Adolescenti, rete, social network. Questioni educative

Poi su Twitter accade che…

Nella storia di #iostoconcaterina su Twitter, tra le discussioni pro e contro, tra gli insulti, tra i millemila tweet che riguardano la storia di Caterina Simonsen, ad un certo punto ricevo questo…

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Ovviamente rispondo che non sono io. Mi scappa un sorriso.

Mi scappa, però, anche una riflessione su Twitter e il suo flusso continuo, incessante, di informazioni, notizie, opinioni, cazzeggio, tweet e retweet nel quale ogni giorno, io come tanti, siamo immersi.

Difficile leggere tutto, difficile tenere le fila, per chi non mastica troppo lo strumento difficile uscire dalla logica io messaggio te tu messaggi me.

Difficile per chi lo mastica troppo, invece, Twitter, spiegare che tutto scorre e che il bello di Twitter è proprio quello di far scorrere un racconto in tempo reale che poi in tempo reale veramente non è.

Come quando guardiamo un fiume che scorre e l’acqua non è mai la stessa, quindi il fiume non è mai lo stesso, anche un minuto dopo. Twitter è così. Tutto scorre a velocità impressionante.
Già al tweet successivo stiamo sicuramente parlando d’altro, linkando un articolo che la serendipity ci ha fatto trovare, rispondendo a un amico, replicando a perfetti sconosciuti e così via, retwittando la frase ironica del momento, partecipando alla narrazione di un hashtag, qualunque esso sia.

Solo perchè ci va. Liberi pensieri, in libertà.

Twitter non è mai lo stesso, un tweet da solo non è mai contestualizzato, anche se lo fosse, al tweet successivo è già altro, defluito altrove come i pensieri, in libertà.

Nell’hashtag c’è Caterina, io mi chiamo Caterina, tra il fiume di tweet della storia me ne tocca anche uno, chi sa per quale strana associazione.

Come quando mi dicono “ho letto quella cosa che hai scritto l’altro giorno su Twitter”.
E io non so di cosa parliamo.
Quale? Il fiume, da l’altro giorno, sai quanta acqua ha fatto scorrere?

In 60000 tweet dal 2006 sai quante cose twitto, contestualizzami.
Che poi anche contestualizzando, contestualizzerai secondo te, non secondo me che in quel minuto twittavo 140 caratteri, magari con tanto di faccina, autoironia e chi sa cos’altro, nel grande racconto della rete che scorre e scorre. Nel grande neverending present continous dove infiliamo il racconto di istanti, le foto di momenti, le battute, gli aforismi, le nostre riflessioni, gli sfoghi, le emozioni, le parole o le risorse che vogliamo condividere col mondo.

E le faccine. Ringrazio chi le ha inventate. Spesso unico segno grafico che segnala “Ehy, qui si scherza, si ironizza, ci si diverte…” oppure il contrario, basta cambiare la parentesi.

Insomma Twitter. Pare vi stiano migrando da Facebook gli adolescenti (almeno quelli americani e inglesi) proprio per via dell’immediatezza e del flusso che scorre più rapidamente agli occhi dei genitori rispetto a Facebook, dove gli adulti sono arrivati in massa proprio per controllare i loro pargoletti. Meglio ancora whatsapp, più privato. Ultima moda Snapchat, i cui messaggi spariscono proprio dopo la visualizzazione.

Insomma evviva il flusso che scorre. Il bello di Twitter è questo, lo dicevo già qualche anno fa.

Panta Rei. Panta Twitter.

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