Social media policy in ambiente scolastico #gasw2014

Le mie slide su “Social media policy in ambiente scolastico” per la Giornata aperta sul web #gasw2014

Non possiamo non tener conto della normativa che, in sintesi, vieta l’uso dei telefonini a scuola (Direttiva Fioroni 104/2007 ecc.) Siamo, ovviamente, tenuti a rispettare e far rispettare.
Dobbiamo, secondo me, affrontare il cambiamento e gestirlo.
Cambiamento che vede uno smartphone in mano alla quasi totalità degli studenti, la presenza sui social dei nostri ragazzi/figli a partire dalla quinta classe della scuola primarie (nonostante l’età minima, ad esempio per Facebook, sia 13 anni compiuti), la sempre più massiccia (e ingombrante?) presenza sui social di docenti e genitori ecc.

Come gestire il cambiamento in atto, anche tenendo conto delle tecnologie a disposizione nelle scuole, delle sperimentazioni che vedono i tablet per ogni studente, classi 2.0, dei progetti di scuola digitale ecc?

Come affrontare il fatto, ad esempio, che, nonostante tutti i divieti e le normative esistenti, gli studenti durante un esame (le prove INVALSI o, a breve, gli esami di stato) praticamente in tempo reale sono tutti sui social a scambiarsi quesiti e soluzioni, a fare ironia, a sfogarsi, a comunicare?

Immagine 1

Chiudendo gli occhi? Facendo finta che tutto ciò non accade?
Io son tre anni che ne parlo…per dire.

Con una Social Media Policy di Istituto, sempre più necessaria.
Una sorta di regolamento interno, condiviso con tutte le componenti. Una elaborazione partecipata che tenga conto di diversi fattori e questioni.

Un documento che contenga sia le Linee Guida per la gestione della presenza e della comunicazione degli spazi in rete dell’Istituto che le Linee Guida per la gestione della presenza responsabile in rete e sui social network di personale e studenti.

Social Media Policy d’Istituto come momento educante di tutta la comunità scolastica.

Nel mio intervento alla Giornata Aperta sul Web ho provato a delineare quello che secondo me dovrebbe essere il contenuto:

Gestione degli spazi in rete dell’istituto
– sito web scolastico: ruoli, comunicazione istituzionale, gestione materiali, accessi con password, gestione credenziali, ecc.
– canali social della scuola: quali aprire, che materiali, quale comunicazione, target utenti, chi gestisce ecc.

Gestione di spazi di condivisione materiali per la didattica e organizzativi
– Singolo docente o disciplina
– Singola classe
– Gruppi di lavoro
– Scelta strumenti web: dropbox, google drive, email, skype ecc.
– LIM, TABLET, Applicazioni, ebook: guide tecniche e metodologiche
– Registro elettronico ecc.

Pianificazione della presenza social collegata al sito istituzionale (come scrivevamo nel vademecum Pubblica Amministrazione e social media)

Gestione di tutte le questioni educative collegate all’uso di media sociali

I Temi da mettere sul piatto delle riflessioni da fare per una Social Media Policy d’Istituto sono tanti:
– Diffusione conoscenza: cultura digitale
– Comunicazione
– Trasparenza
– Diffusione informazioni
– Dialogo Scuola/Famiglie
– Dialogo Docenti/Studenti
– Dialogo diverse componenti comunità scolastica
– Uso della rete e della comunicazione online: competenze digitali

La scuola non può sottrarsi dall’educare all’uso corretto dei social media, alla consapevolezza e alla gestione della privacy, alla gestione della Web Reputation, ai pro e contro della geolocalizzazione, alla gestione delle informazioni riguardanti dati personali, privacy, informazioni riservate…

La scuola deve prevenire comportamenti in rete che implicano insulti, volgarità, offese, minacce, atteggiamenti violenti, bullismo, stalking ecc.

E’ oramai opportuno esplicitare come regolamentare uso di Fotografie, Filmati, Registrazioni ecc. (chiarendo gli usi consentiti, ad esempio per alunni H, DSA, BES).

Tocca alla scuola occuparsi anche di Diritto d’Autore, materiale privato o protetto, licenze Creative Commons, come citare le fonti.

Insomma ho messo molta carne al fuoco e condivido per continuare a discuterne insieme.

Ma quanto è realmente grande internet in una infografica

Dopo l’infografica della privacy, eccone un’altra.

I pazzeschi numeri di internet e dei dati che internet oramai contiene.
Milioni anzi miliardi di dati che viaggiano in rete, di iscrizioni ai social network, di gente che vede video o il porno in rete.

Pare che in questo momento, solo di tweet postati, siamo a 600 al secondo. Fate un po’ i conti voi…anche del resto che questa infografica rappresenta.

The History of RickRolling
Via: Medical Coding Certification

Change happens e i numeri impressionanti di Internet oggi

I cambiamenti sono già avvenuti.
Dai media analogici ai media digitali, da comandare e controllare a comunicare e collaborare…
Open innovation, l’innovazione aperta è realtà.
E noi cosa facciamo mentre tutti questi cambiamenti avvengono?

In questo momento il numero degli account aperti sui social network ha superato il numero degli account email.
L’utilizzo dei social network è praticamente due volte l’utilizzo della mail.
ah, son 2 anni e mezzo che le mail sono state superate dai social network…non è questione di oggi.
I cambiamenti sono già avvenuti.

Linkedin, social network professionale, ha milioni di nuovi utenti al mese.
Negli USA, facebook la fa da padrone.

Tanto che su Facebook ogni giorno viaggiano circa 3 miliardi e mezzo di contenuti condivisi dagli utenti.
Se questi contenuti su Facebook fossero post-it, ci potremmo ricoprire l’Islanda due volte a settimana… altro che il vulcano.

400 milioni di utenti su Facebook, di cui almeno la metà ci entrano ogni giorno. Di questi, 100 milioni accedono a Facebook da un telefonino, da connessioni in mobilità.

Solo in Cina, QQ (il più popolare social network cinese) ha 400 milioni di utenti registrati. E il mercato dei beni digitali monetizzabili in Cina è molto più grosso di quello degli USA.

I cambiamenti son in corso, i cambiamenti sono già avvenuti.

Ogni secondo, in tutto il mondo, vengono postati: 600 tweet, 700 update su Facebook, 580 video su Youtube e, last but non least, almeno 10 check in su Foursquare.

Ogni minuto, in tutto il mondo, vengono postati: 36600 tweet, 42000 update su Facebook, 34800 video su Youtube e, last but non least, almeno 600 check in su Foursquare.

Ogni ora, in tutto il mondo, vengono postati: 2.196.000 tweet, 2.520.000 update su Facebook, 2.088.00 video su Youtube e, last but non least, almeno 36.000 check in su Foursquare.

Ogni giorno, in tutto il mondo, vengono postati: 52.704.000 tweet, 60.480.000 update su Facebook, 50.112.00 video su Youtube e, last but non least, almeno 864.000 check in su Foursquare.

80 milioni di persone giocano a Farmville ogni giorno.

Non esiste altra epoca nella storia dell’umanità in cui le connessioni tra gli esseri umani siano state così importanti.

Le idee si diffondono attraverso blog, twitter, facebook, social network…

Nel mondo fisico siamo a 6 gradi di separazione da ogni altro essere umano. Su Twitter siamo scendiamo a 5 gradi di separazione da ogni altro essere umano. E se fossimo già arrivati ad essere a soli 2 gradi di separazione da ogni altro essere umano?

Sono numeri impressionanti. Cosa dicono questi numeri alle organizzazioni?
Ad esempio, come cambia il concetto di leadership visto che nei mondi virtuali la leadership va conquistata?
Sono gli utenti che decidono chi seguire, non i leader che si scelgono i follower.

Internet ha fatto emergere nuove forme organizzative. E’ arrivato il momento delle Cloud Company?

(lo pubblico anche su Webeconoscenza, così sulle Cloud Company si può discutere anche là)

(via http://www.elisa.com/en/http://www.dicole.com)

Internet come ecosistema che connette un triliardo di nodi

E tu sai quanto è grande un triliardo?
E un triliardo di persone connesse sai quante sono? Dove le mettiamo?

Il video che segue non è esclusivo sui social media ed il loro sviluppo, ma sulla rete internet più in generale e sulla sua crescita. Troppe informazioni. Un triliardo di nodi di uno stesso ecosistema connesso in vari modi.
Persone dietro le informazioni che circolano, persone chiamate a far parte della rete, ad essere un nodo tra i nodi, a connettere e connettersi.

Internet è il futuro di internet. Enjoy. (via Twittown)

Trillions from MAYAnMAYA on Vimeo.

E mi copiano il blog e quattro. E chi sa quante altre volte.

E mi copiano il blog e uno Webso: ATTENZIONE! controllate se vi hanno preso qualche post …

E mi copiano il blog e due Che fare quando i tuoi contenuti sono casualmente copiati su un …

E mi copiano il blog e tre Facebook, Twitter, Social Media, Tecnologia…aggregami anche questo …

E mi copiano il blog e quattro. E chi sa quante altre volte. In questi casi, il “dialogo” con i gestori dei siti incriminati da me ha portato alla cancellazione dei miei contenuti, come avevo chiesto.

Giusto l’altro giorno da ArMyZ si parlava del problema degli aggregatori di aggregatori, della strana attività sul web degli aggregatori di notizie. In pratica c’è gente su internet che scrive i suoi contenuti (come me e quasi tutti i blogger che conosco: centinaia, migliaia di persone che hanno qualcosa da raccontare, che ci mettono parole, faccia, tempo e spazio web) e c’è gente che te li prende, li aggrega a suo piacimento PRELEVANDO letteralmente il tuo Feed RSS e li piazza su un suo spazio, Automaticamente, casualmente.

Incuranti del fatto che in un post COPIATO o PRELEVATO da qualcuno oltre che il contenuto in sè, ci siano elementi distintivi della persona che ha scritto il post stesso: un link, il parlare in prima persona, le foto del proprio flickr, il racconti di fatti strettamente correlati a chi scrive e cose così. Cose che devono stare sul blog di chi scrive, salvo diversa indicazione, sempre di chi scrive.

Nulla contro quei servizi che aggregano titolo, link del post, qualche riga e poi con DOVEROSO link alla fonte rimandano alla lettura del POST COMPLETO direttamente sul blog di chi ha scritto.

Nulla contro alla circolazione dei contenuti. Si scrive anche per questo. Fa piacere che le tue cose circolino nel web, che arrivino altri lettori.

E’ l’appropriazione, il PLAGIO, il tanto non se ne accorge che mi dà sempre più fastidio. Soprattutto il mettere ads e pubblicità massiccia a contenuti ben indicizzati. Perchè questo accade, questo è lo scopo.

Aggregatori. Aggregatori di Aggregatori. Aggrega Tori: a fare i SEO coi contenuti degli altri siam bravi tutti. Come ho scritto su Friendfeed l’altro giorno.

Veniamo all’episodio più recente, avrete capito dalla premessa che m’è successo un’altra volta. Ho trovato i miei post altrove aggregati per intero. Sai che novità?

Il posto è qui http://www.webdesignroma.com/ del quale il mitico Fairshare ha cominciato a sputare fuori le similitudini post dopo post:

Ah, visto che ci siamo, segnalo un post utilissimo di Robin Good in cui ci sono diversi suggerimenti e servizi utili per prevenire il fenomeno dell’online plagiarism, del plagio o furto dei contenuti online.

Torniamo al caso dei miei post aggregati, anzi riaggregati su http://www.webdesignroma.com/. Stavolta siamo di fronte non ad anonimi ma a tre professionisti del web (e la cosa spiace di più, ma almeno gli interlocutori sono raggiungibili) che si presentano così:

Il nostro successo consiste nella nostra capacità di assemblare il team più appropriato per lavorare su ogni investimento e applicare la nostra esperienza nel settore per generare le migliori idee per le società nel nostro portfolio. I membri del team WdR si dedicano allo sviluppo di strategie di comunicazione per varie tipologie di clienti: dalle piccole imprese a livello locale alle grandi aziende multinazionali. Il nostro team è composto da creativi, copywriter, SEO, programmatori, operatori multimediali, video produttori, marketing manager, esperti di comunicazione, esperti di vendita, direct marketing manager, PR manager, buyer e account manager. Tutto il nostro team mette a vostra disposizione la sua esperienza, la sua creatività e affidabilità con un unico obiettivo: la vostra crescita, semplicemente perchè la crescita dei nostri clienti significa anche crescita per l’agenzia.

Hanno un nome un cognome, una mail, skype, il telefonino, twitter, facebook ecc.

Gli scrivo. Mettendo in CCN un avvocato, stavolta. Perchè, casualmente, il primo post che ho beccato COPIATO PER INTERO, è proprio quello che riguardava mio fratello e i suoi successi professionali.

E vado anche a commentare sotto i post COPIATI che trovo (ok ad un certo punto mi stanco).

Chiedo immediatamente la rimozione del post

http://www.webdesignroma.com/blog/20090710/asp-vibo-valentia-stalteri-e-giunta-regionale-calabria-articoli-quotidiani-del-10-luglio-2009/

Questo articolo è COPIATO dal mio BLOG: vedi questo post
http://www.catepol.net/2009/07/09/asp-vibo-valentia-lavvocato-policaro-chiede-il-reintegro-coattivo-del-direttore-generale-stalteri-calabria-ora-del-9-luglio-2009/
e soprattutto vedi anche questo
http://www.catepol.net/2009/07/10/asp-vibo-valentia-stalteri-e-giunta-regionale-calabria-articoli-quotidiani-del-10-luglio-2009/

Chiedo immediatamente la rimozione del post

http://www.webdesignroma.com/blog/20090716/come-ti-copio-all’esame-visto-da-uno-studente/

Questo articolo è COPIATO dal mio BLOG: vedi questo post
http://www.catepol.net/2009/07/16/come-ti-copio-allesame-visto-da-uno-studente/

Chiedo immediatamente la rimozione del post

http://www.webdesignroma.com/blog/20090520/bionda-con-quale-bomba-bionda-ci-colpirai/

Questo articolo è COPIATO dal mio BLOG: vedi questo post
http://www.catepol.net/2009/05/21/bionda-con-quale-bomba-bionda-ci-colpirai/

Chiedo immediatamente la rimozione del post

http://www.webdesignroma.com/blog/20090710/maturita-2009-con-100-e-lode-bonus-promozione-delle-eccellenze-bonus-del-ministero-a-studenti-meritevoli/

Questo articolo è COPIATO dal mio BLOG: vedi questo post http://www.catepol.net/2009/07/10/maturita-2009-con-100-e-lode-bonus-promozione-delle-eccellenze-bonus-del-ministero-a-studenti-meritevoli/

Chiedo immediatamente la rimozione del post

http://www.webdesignroma.com/blog/20090725/oggi-cucina-catepol-spaghetti-e-fagiolini-come-li-faceva-mia-nonna-fotoricetta/

Questo articolo è COPIATO dal mio BLOG: vedi questo post
http://www.catepol.net/2009/07/25/oggi-cucina-catepol-spaghetti-e-fagiolini-come-li-faceva-mia-nonna-fotoricetta/#axzz0dqJetJoh

Vabbè, quando mi ci metto sono fastidiosa, lo ammetto. I miei commenti sono tutti, ovviamente, in MODERAZIONE.

Insomma, in buona sostanza chiedo via mail la rimozione di tutto ciò che viene fuori da questa banale ricerca http://www.webdesignroma.com/blog/?s=catepol o meglio di TUTTI POST COPIATI DAL FEED DEL MIO BLOG (preso a sua volta anche da Wikio e non solo), che, ripeto, ha i contenuti del feed con una scritta (e link al post, e plugin di WordPress che mi fa questo gentile favore, e un paio di altri “superpoteri” che mi aiutano a tracciare che fine fanno i miei post nel web) che appare magicamente ovunque essi vengono riaggregati e che recita così:

Post originale pubblicato da Caterina Policaro su: Catepol 3.0 Tutti i diritti sul contenuto del feed del blog Catepol 3.0 di Caterina Policaro sono riservati (C) – Necessario il consenso per la pubblicazione altrove.

Il blog è praticamente sotto Licenza Creative Commons e, soprattutto, non a caso vi ci trovi scritti dentro argomenti correlati a me ed alla mia persona, con link ad altri post miei, immagini e foto mie, con l’uso della prima persona quando parlo e di dettagli che ti riportano sempre a me. Non a caso.

Non è che il blogger è un grande egocentrico. No, semplicemente si autotutela parlando di sè nei suoi contenuti. L’autoreferenzialità del blogger è innanzitutto un modo di tutelarsi, anche dal primo Barbareschi di turno che si sente autorizzato a saccheggiare contenuti altrui, notissimi (Spinoza.it)

Attendo risposta dai signori Federico Albani, Lucio Vecchiotti, Paolo Bati in merito alla rimozione del mio feed. Feed che prelevano anche da WIKIO (e forse anche e non solo). Attendo risposta e cancellazione del mio feed. Certo non attendo all’infinito, stavolta.

Aggregatori di aggregatori. Ultima moda di quelli che son bravi a fare i SEO con i contenuti degli altri.

Il loro aggregatore si chiama Fluida http://www.webdesignroma.com/blog/chi-siamo/ e viene così descritto:

Ma chi è questo Fluida? si tratta di un aggregatore di feed on line. …consente di aumentare la visibilità dei blog che vi sono iscritti…Crediamo che Fluida possa diventare un utile strumento per aumentare il numero di visitatori verso i blog iscritti, nonchè la loro popolarità, ma non solo!…non fornisce ai visitatori le notizie complete, bensì delle anteprime di notizie, dalle quali è poi possibile giungere ai blog iscritti. In questo modo viene realizzata una reale promozione dei blog partecipanti.

Se sei un blogger, quindi, non aspettare!  segnala il tuo blog tramite l’apposita form “Segnala sito”, oppure inviando una mail a…

Io NON MI SONO MAI ISCRITTA. IO NON VOGLIO ESSERE AGGREGATA.

Il consiglio di ArMyZ che faccio anche mio già da tempo e che rimando anche a voi blogger è questo:

occorre sempre sgranare gli occhi e prestare la massima attenzione. In questo contesto, al momento, significa: controllare sempre i link entranti, controllare la statistiche d’accesso, verificare anomalie, prendere dimestichezza con le query avanzate di google (e non solo) nonchè inserire svariati collegamenti ad altri propri post in modo da monitorare eventuali link entranti da risorse non conosciute o autorizzate.

Il web scraping (e l’appropriazione di contenuti non autorizzata) è una bella furbata, ma i “superpoteri” in mano ai blogger ti permettono di arrivare facilmente ai contenuti prelevati e postati altrove.

La pubblicità che ci mettono a contorno, poi, è odiosa. I motori di ricerca, tra l’altro, sanno bene chi ha postato per primo e quindi a chi appartiene il contenuto originale. C’è sempre Google, poi a cui il singolo blogger defraudato può comunicare http://www.google.it/webmasters/spamreport.html alla voce ‘Contenuti duplicati’ che qualcuno copia.

Ernesto Belisario, nei commenti da Armando, afferma anche che

gli aggregatori sollevano effettivamente una serie di importanti problematiche dal punto di vista giuridico (specialmente in materia di diritto d’autore sui contenuti) … poi ovviamente ci sono aggregatori che sono più consapevoli di queste criticità e trasparenti (sul meccanismo di funzionamento, ad esempio) ed altri che lo sono meno…

Essendo questa almeno la quarta volta che capita a me, forse è il momento di affrontare e approfondire queste questioni.

A me è successo questo. Lo racconto qui, come sempre, citando contenuti pubblicamente disponibili in rete  (anche fotografati da me, dato che i commenti sono in attesa di moderazione, ma esistono), pubblicando, per me, i miei lettori e per il web che nulla dimentica il comportamento dell’aggregatore http://www.webdesignroma.com/

Libera di raccontarlo, oggettivamente, sul mio blog, anche facendo nomi, come libero si sente chi aggrega e pubblica roba altrui, senza verificare se può o meno.

Paradossalmente, miei cari SEO, il motore di ricerca porterà anche qua su questa storia che tutti possono leggere (storia che, se viene aggregata anche là, spiega che i contenuti trovati là sono copia di contenuti altrui).

Io chiedo di essere tolta da ogni aggregatore a cui non ho dato espressa autorizzazione o che non ha policies trasparenti. Parliamoci chiaro: da ogni aggregatore che non mi conviene Faccio bene? Faccio male? Fatto sta che mi arrabbio, in casi come questi.

Aggregatori di aggregatori è una cosa meravigliosa. Come dire: scarica barile. Complimenti per l’idea.

*******AGGIORNAMENTO del 28 GENNAIO 2010*******

Ho ricevuto risposta mail da Federico Albani – Owner di Web Design Roma e Fluida – Best Web News e un po’ di altre cose (da quanto vedo nella signature della mail). Ve la riporto, per correttezza:

Buonasera, il suo feed rss non è inserito nel nostro archivio, aggreghiamo invece le fonti che maggiormente sono lette in quel momento nella blogosfera, Il grosso delle notizie viene importato tramite uno script chiamato ‘Zeitgeist’ che si occupa di esaminare le chiavi di ricerca con cui gli utenti raggiungono il sito e i dati forniti da google e yahoo riguardo le keyword piu’ cercate: i dati vengono suddivisi in categorie e utilizzati per cercare e aggregare nuovi contenuti. Probabilmente il suo feed è stato aggregato da altri come liquida o wikio, nelle sezioni “piu letti” o similari, che sono alcuni canali utilizzati dal nostro script insieme a Google, Per la rimozione possiamo filtrare tranquillamente il suo sito ed il suo feed, in linea di massima di solito gli autori sono contenti in quanto portiamo visite ai siti aggregati. Le confermo come da sua richiesta la completa rimozione dei suoi contenuti, qualora volesse invece che siano di nuovo presenti può segnalarlo usando il box nel sito. Mi dispiace sinceramente che se la sia presa, e mi scuso se pensa che le abbiamo arrecato un danno. Un saluto cordiale

E infatti ho verificato i miei post ora appaiono così:

e anche qui http://www.webdesignroma.com/blog/?s=catepol (la ricerca della keyword catepol, per capirci) non c’è più nulla. Pertanto sono stati cancellati e rimossi anche i post di Napolux, Gigi Cogo e altri blogger che mi nominavano e che erano stati anch’essi aggregati dall’aggregatore di aggregatore.

Ringrazio la rapidità di risposta e la solerzia di Federico Albani nell’eliminare ogni traccia di catepol (spero) dall’aggregatore di aggregatore Fluida su Web Design Roma.

Veniamo un attimo ai punti chiave su cui riflettere:

– Su Fluida sei tu blogger che segnali il tuo feed, questo dicono nelle INFO del sito. Io non mi sono ovviamente mai segnalata.

– Su Fluida ci sono le anteprime dei post e il rimando al post originale del blogger sul suo blog, questo dicono nelle INFO del sito. Io ho trovato i miei post per INTERO comprensivi del bottoncino per ritwittare (ovviamente il codice sta nel post) e comprensivo di dicitura a fondo feed.

– Su Fluida non si parla di ‘Zeitgeist’ e di aggregazione dei post più letti della blogosfera, questo NON dicono nelle INFO del sito. La risposta ricevuta parla di questo invece. CASUALMENTE son finita dentro perchè aggregata da un aggregatore che a sua volta aggrega il meglio di tratto da un altro aggregatore. COMPLIMENTI.

– Su Fluida chi è aggregato è contento perchè il blog guadagna visitatori. GRAZIE NO. Non è vero e ovviamente ho modo di monitorare queste visite e volendo dettagliarvele. Non vedo come poteva arrivare un visitatore a me se, trovando il POST per INTERO su FLUIDA lo leggeva tutto là. L’aggregazione dei contenuti altrui per parole chiave molto lette serve solo all’AGGREGATORE, per attirare visitatori provenienti dai motori di ricerca a sè e ai suoi annunci. NON SERVE AL BLOGGER.

– Su Fluida io spero di non trovare più cose mie. Fine, per ora.

Facebook e didattica?

E’ una presentazione di Gianni Marconato a valle di un esperimento su Facebook sui possibili utilizzi di facebook per fare formazione o comunque incidere nei processi di insegnamento/apprendimento. Dopo tutto è uno strumento, un canale comunicativo, un mezzo molto utilizzato per cui potrebbe essere anche più semplice utilizzarlo, rispetto a tanti altri meno conosciuti, per fare “ANCHE” didattica.

Gianni Marconato tempo fa ci propose un gruppo “Didattica in Facebook. No grazie“ nel quale siamo intervenuti in molti sulla questione è possibile o meno utilizzare Facebook nella didattica o per far didattica?

Lorenz sintetizza gli interventi:

Andreas Formiconi

FB è tuttavia importante a questo punto considerato il proposito più ampio di “uscire” dalla classe. Io penso che chi insegna oggi debba uscire dalla classe. Penso che per ridare senso e dignità ai momenti di vita in classe se ne debba fare un uso molto più parsimonioso e focalizzato…

Caterina Policaro
Io mi convinco sempre più che è uno strumento, un canale, un modo per restare in contatto e creare relazioni. Sulla relazione si può fondare l’apprendimento…

Gianni Marconato

… credo sarebbe un controsenso “obbligare” i propri studenti ad iscriversi su FB e, magari, obbligarlia a fare specifice attività. O, forse, è l’unico modo per rovinargli la freschezza delal vita in FB e farli smettere.

Io preferirei farmi trovare da loro su FB e far condurre la danze da loro

Luisanna Fiorini

I miei ragazzi di openuni hanno attivato un gruppo… intanto li osservo, poichè sono anche miei amici, invitare altri e scrivere sulle loro bacheche. utilità finora? mi trovano echattano per piccole cose e consigli. didattica strutturata? ehi, ma se strutturiamo l’informale, che informale è?

Lucia Rosati

… Infatti , rispetto alla piattaforma appare molto più intuitivo ed accessibile.Tutti gli utenti accedono con una certa frequenza alla propria pagina ed in questo modo possono tenersi informati circa l’andamento e le attività didattiche del corso.

Italo Losero

… Ho provato ad usare FB x edu, ma ci sono alcuni problemi….
1) Non è facile da usare.
2) E’ fatto per vendere pubblicità. Gli spazi a dx sono sempre pieni di ‘richiami’…
3) E’ lento. Spesso.
4) E’ sempre aperto a tutti: si vedono in chat tutti gli amici e i loro interventi; ok per l’impiego ’sociale’ di svago, meno per la didattica.

Gianni Marconato

… usare la leva della curiosità, del “divertimento” (imparare giocherellando …), del usare uno strumento perchè avvicina anche gli insegnanti “vecchi” ai giovani ha il fiato corto e dopo poco si torna punto ed a capo. Ma, mai dire mai

Maria Grazia posta direttamente sul suo blog le sue riflessioni in merito, perchè come

docenti e studiosi-curiosi delle dinamiche formative dentro/fuori/attraverso la Rete, è giusto interrogarsi sulle potenzialità di FB soprattutto alla luce di questa travolgente pervasività che fa sì che tu possa ritrovare proprio tutti (fornaio e parrucchiere sotto casa incluso) in questo social network.

Gli studenti, poi, ci sono tutti su Facebook.

E concordo con lei quando dice che Facebook non è altro che un nuovo contenitore nemmeno facile da utilizzare, nonostante tutti, anche le ersone meno avvezze ad internet, abbiano aperto un account e lo utilizzino quotidianamente.

L’usabilità e la gestione della messaggistica in facebook, diciamocelo, è pessima, rispetto a tanti altri canali utilizzabili e più immediati (da YouTube passando per Twitter). Poi Facebook è spudoratamente pensato vendere pubblicità ed è tutto il contrario di un ambiente chiuso. Anzi, è un porto di mare, nel vero senso del concetto, sempre aperto a tutti, sempre possibile vedere tutto ciò che gli altri dicono e scrivono, oltre che chattarci in privato. Insomma, difficile andare oltre il cazzeggio che prende tutte le forme possibili tra le varie applicazioni e i gruppi ecc.

Vi scrivo qui anche i miei contributi alla discussione (anche perchè dentro Facebook i contenuti possono sempre sparire sia nel dimenticatoio che sparire letteralmente, mentre il blog continua ad essere “per sempre”:

Didattica su Facebook? Perchè no? Perchè non usare FB anche per far didattica? Ma non costruendoci su chi sa quale sistema, solo prendendo atto che è un canale che tutti usano (soprattutto i ragazzi).
Non ho fatto ancora esperienza diretta, mi sto tenendo a debita distanza dal gruppo della mia scuola (esiste!!) e dai colleghi che hanno un profilo Facebook (ci sono, sono tanti!!).

Ma ho visto husband, che ha i suoi alunni amici su Facebook, che ogni tanto sta sperimentando le consulenze tipo “Prof. non ho capito questo oggi” E lui a rispiegare, magari la sera tardi delle cose di topografia via Facebook…e gli allievi contenti!
Ha proposto anche al suo consiglio di classe di fare recupero così anzichè usare la “Piattaforma” che nessuno utilizza. Il problema sono stati i colleghi “Facebook? Noooo il demonio”. Eppure lui, ai suoi alunni, continua a rispondere la sera via FB…e loro ad apprezzare. Com’è?

Quindi, secondo me, non è tanto lo strumento che usi o la tecnologia, che migliora la didattica. E’ lo sfruttare il canale giusto perchè il processo di apprendimento si attivi. E allora ben venga anche Facebook che, dopo MSN, è il canale su cui gli alunni sono online in prima persona, oserei dire praticamente sempre.

Però secondo me, proprio perhè Facebook è il regno dell’informalità, l’informale non va in nessun modo strutturato perchè possiamo anche sfruttarlo per fare didattica. Il bello di Facebook è proprio quello! E’ che mette tutti allo stesso livello (resta anche il fatto che per l’uso che ne fanno i ragazzi – applicazioni, test, chat, cazzeggio – è dispersivo). Cioè a volte è dispersivo per me che BLOCCO tutto :-) figuriamoci per chi è sommerso quotidianamente da mille notifiche di tutti i tipi.

Secondo me più che progettare l’apprendimento “in con su per tra” Facebook, è meglio lasciare che l’apprendimento si faccia strada. E’ sicuramente importantissimo conoscere lo strumento per noi docenti. Conoscerlo ed utilizzarlo. Capire come lo usano i ragazzi, non pretendere di cambiarli nè di spiarli.
I ragazzi fanno i compiti con msn collegato e ricordiamoci il successo di Yahoo Answers per chiedere soluzioni a compiti.
Utilizzare Facebook con intelligenza può essere un ottimo canale per favorire processi di apprendimento, sfruttandone l’immediatezza e la possibilità di contattare istantaneamente qualcuno, sia singolarmente che come gruppo.
Io mi convinco sempre più che Facebook, per quanto non sia il migliore, è uno strumento, un canale, un modo per restare in contatto e creare relazioni. Il canale che in questo momento tutti utilizzano per entrare in relazione mediante internet e per i motivi più svariati.
Sulla relazione si può fondare l’apprendimento. Ma è tutto destrutturato e non imbrigliabile qui in Facebook. Ognuno di noi ne fa un uso diverso. Impossibile teorizzare delle metodologie. Certo, mettersi in ascolto, si. E mettersi allo stesso livello. Facebook mette tutti realmente allo stesso livello. E non ci sono filtri. I ragazzi lo sanno e non lo sanno. Ma anche noi adulti sappiamo e non sappiamo come gestire il nostro account. Che comunque va governato perchè ci rappresenta. E vanno comprese le dinamiche.
Però secondo me la relazione positiva, alla pari, di fiducia con i nostri studenti, che si può instaurare su FB, può veicolare apprendimento. Ma non come lo abbiamo sempre inteso. E comunque molto libero e sganciato da processi che possiamo pensare di costruire con continuità.
Insomma resta tutto da approfondire. Che ne pensate? Esperienze?

Posta con la testa

Dedicato soprattutto a chi ha un account Facebook (e non solo). Dedicato non solo ai ragazzi ma anche agli adulti che non hanno ancora ben chiare le dinamiche della rete e della condivisione.

Su internet ci finisce di noi quello che vogliamo o quello che altri inseriscono.

Un po’ d’attenzione e di educazione a riguardo, non guastano. Una campagna di sensibilizzazione di http://www.sicurinrete.it/

L’anziano signore che vuole regolamentare Internet

(via webeconoscenza) Insomma silvietto, autodefinitosi anziano signore, vorrebbe regolamentare la rete.

Italian president and media baron Silvio Berlusconi said today that he would use his country’s imminent presidency of the G8 group to push for an international agreement to “regulate the internet”. (via)

Visto che non ascolta nessuno e non sa nulla di quello di cui sta parlando, io mi chiedo: possibile che non ci siano imprenditori italiani che fanno business e affari anche e soprattutto col web che gli possano spiegare cosa è realmente internet?

No perchè magari capisce, si lancia anche su questo business, fa il “media baron” a 360° (TV, Editoria ecc. + Internet) e ci lascia un po’ in pace no?

Magari voi di Moltomedia, che lavorate sulla rete che vuole regolamentare e che lavorate per lui, provate a spiegarglielo un po’ voi che non si può regolamentare la rete…e che comunque anche sotto censura (Cina ecc.) si riesce ad aggirare l’ostacolo e l’oscuramento dei siti, e si riesce comunque a comunicare attraverso la rete. Meno male che c’è Internet (e anche per lui…non è che non faccia business sui canali mediaset o su quello del Milan no?).

Insomma, qualcuno spieghi tutto all’anziano signore che avete eletto. E fatelo presto.

Sarei in vacanza…

Eppure pare che i superpoteri funzionino ancora.

Faccio incontrare persone che non si conoscevano e che ironia della sorte lavorano nello stesso posto.

Il tutto comodamente da una spiaggia calabra e senza poter utilizzare alcuna connessione, neanche mobile.

Si c’ho i superpoteri…embè?

Potenza delle persone che vivono la rete per connettere!!!

Un salutone a Gino , gigicogo e maddalenamapelli (propongo uno spriz a venezia tra il 5 e il 7 settembre, no perchè una foto con me in mezzo ci vuole e io sarò a Venezia in quei giorni)…

Galateo 2.0: tatuatevelo nella zucca

Esiste, secondo me solo il vincolo della decenza di linguaggio e di pensiero, della legalità, del non offendere, denigrare, calunniare (e tutte quelle cose previste dalla costituzione, per capirci), del non violare la libertà altrui:

“La mia libertà (anche di parola e di opinione) finisce dove comincia la tua”…

Tutte quelle cose che nella real life non faremmo, condanneremmo, additeremmo come immorali…ecco quelle vanno evitate anche in rete, sul blog come su Twitter. Per il resto massima libertà di cazzeggiare, di condividere, di scrivere cose più o meno interessanti o anche solo la lista della spesa o che ci stamo lavando i denti o che facciamo la pupù.

(catepol)

(foto di catepol)

Siccome mi spiace che nel post precedente ci siano stati “fraintendimenti”.

Siccome dovrebbero esser stati chiariti.

Siccome mi piace esser chiara.

Siccome lo avevo già scritto, lo ridico.

Ecco: non ci addentriamo con le parole in sentieri sacri per altri…anche se è facile e non c’è nessuno che ci guarda.

Intelligenza emotiva e e-learning

Il coinvolgimento e la motivazione dei corsisti, anche di quelli più “difficili”, interessati solo all’ottenimento del titolo rimane una delle problematiche che il progettista e-learning deve affrontare.

(pubblicato originalmente su Idearium)

PROGETTAZIONE E-LEARNING PER VALORIZZARE L’INTELLIGENZA EMOTIVA:
STRATEGIE PER L’APPRENDIMENTO IN RETE

di G. R. Mangione e C. Policaro

Dallo schema narrativo …

Per rendere conto dell’organizzazione di corsi per l’apprendimento
in rete, è utile punto di partenza il confronto con la semiotica (Propp,1996)
dal quale ricaviamo la definizione di “racconto” come sequenza di
episodi formali interdefiniti, dotati di un senso, di una direzione[1] e ci
domandiamo in che misura è possibile che l’articolazione dello
schema narrativo caratterizzi anche un corso e-learning?

La Morfologia della fiaba indica la ricorrenza di tre grandi prove:
una prova qualificante nella quale il soggetto si
rende competente, atto a fare, attraverso esami e riti di iniziazione; una prova
decisiva
nella quale il soggetto si realizza compiendo un certo
numero di azioni; una prova glorificante nella quale
il soggetto ottiene il riconoscimento di ciò che ha fatto, e di conseguenza
di ciò che è. L’eroe vi si deve sottoporre (Floch, 1997),
e dalla articolazione delle stesse prende forma una storia completa. Appare
evidente una correlazione con un corso di formazione in rete.

La prova qualificante ha l’obiettivo di qualificare
il corsista, suggerendo un punto di partenza che rispecchi le sue conoscenze
pregresse. La prova decisiva rappresenta il cuore
della didattica on line che cerca di utilizzare al meglio le potenzialit?
delle nuove tecnologie e coinvolgere l’utente mediante la partecipazione
attiva all’interno del percorso formativo condiviso con altri utenti,
sia attraverso uno storyboarding con intreccio narrativo in prima persona, sia
attraverso le numerose interazioni di percorso (report, portfolio,
test, quiz, simulazioni, esercitazioni, forum tematici, tutoring, peer tutoring,
apprendimento collaborativo…), nucleo del processo formativo completamente
incentrato sul fare. L’ultima prova, quella
glorificante, viene attualizzata attraverso continui
feedback legittimanti, relativi alla risoluzione di prove e test, intermedi
e finali. Sistemi qualificati di monitoraggio e tracciamento,
garantiscono a fine percorso una certificazione e il riconoscimento delle competenze
acquisite ed, inoltre, in itinere di verificare in ogni momento se i corsisti
dispongono del potere e del sapere e se manifestano carenze dal punto di vista
del volere e del dovere, necessari per “essere competente”.

Il progettista e-learning ha quindi l’obbligo di agire sulla motivazione,
sulla collaborazione tra peer, per stimolare e responsabilizzare, sul tutoring
personalizzato che segua e sostenga il discente, puntando sulla presa di coscienza
di quelli che sono i benefici che il percorso comporta.

“Si tratta di inventare finti utenti e di progettare per loro. Questi
ultimi sono detti personaggi e sono archetipi ipotetici di veri utenti”
(Cooper, 1999, p.154).[2] Personaggi che, in effetti, non vengono inventati,
ma “scoperti” dal progettista attraverso un processo di ricerca
e di investigazione sul campo: creati, pertanto, osservando utenti reali di
percorsi e-learning. Nell’ambito del “cast”di personaggi del
progetto è bene definire il personaggio principale sul quale sar?
focalizzata maggiormente l’attenzione in modo da soddisfare le sue esigenze.
Sar? poi necessario individuare ipotetici “personaggi negativi”
obiettivi opposti, in modo da attuare un design per obiettivi e di individuare
le tipologie dei problemi di progettazione da risolvere trovando soluzioni efficaci.
I personaggi delineati prenderanno vita in uno scenario che simula le condizioni
di progettazione e d’uso del corso online e che, attraverso la sua osservazione,
permetter? l’individuazione delle reali necessit? /obiettivi
degli utenti, da tradurre in funzioni/caratteristiche del servizio.

Come può, quindi, un percorso formativo “accompagnare” l’eroe
lungo il cammino delle prove e come, eventualmente, è possibile intervenire
per migliorarlo? Quali gli strumenti e le strategie?

…alla progettazione e realizzazione del corso e-learning: valorizzazione
dell’esperienza

Uno dei problemi di cui continua a soffrire l’e-learning è l’alto
tasso di demotivazione e di abbandono da parte di utenti allievi spesso dovuto
al senso di isolamento e freddezza che si prova di fronte ad un computer in
una situazione formativa, all’incapacit? di mediare la presenza
in rete, di stimolare ed appassionare, tanto più se il corso non prevede
interazione né di tipo verticale né di tipo orizzontale (Calvani
e Rotta, 2001)[3].

Va tuttavia rilevato come oggi si cerchi di offrire diverse forme di supporto
a distanza attraverso l’azione di tutor e l’ausilio di strumenti
di interazione e comunicazione che facilitino il singolo fruitore nell’uso
dei materiali e nella scelta del percorso educativo, con lo scopo di dare vita
a processi di apprendimento assistito (Trentin, 2001). Nei percorsi blended
o di approccio socio-costruttivista ancora più importante è il
ruolo del “tutor in rete”, che agisce sia sul piano intellettuale,
sociale ed organizzativo, come animatore dell’apprendimento.

Gli approcci didattici più significativi che fanno da sfondo riguardano
la formazione degli adulti,[4] motivati e coinvolti nel processo nella misura
in cui hanno la possibilit? di mettersi alla prova, di essere protagonisti
e non meri spettatori.

Quali requisiti deve, dunque, possedere un corso e-learning per risultare interessante
e riuscire a mantenere alto il livello di attenzione e impegno dello studente
al quale viene affidata in gran parte la responsabilit? della procedura
didattica?[5] Quali sono i fattori strategici volti ad animare un percorso che
fa anche uso di sistemi di supporto come web forum, tutoring, mailing list?Ed
in particolare “Come gestire i contenuti nel modo migliore per renderli
vivi?”(Chillin e Panini,2002)

Gli strumenti per l’e-learning possono implementare diverse strategie, di tipo
più espositivo o più esperenziale, per trasmettere i contenuti
e raggiungere gli obiettivi formativi: dall’esposizione di teorie e concetti
mediante ipertesti multimediali all’approfondimento dei concetti attraverso
simulazioni di situazioni specifiche con la possibilit? per l’utente
di “dimostrare” teorie, stabilendo il valore e la manipolazione di
alcune variabili, verificandone poi i risultati.

Goleman[6], a met? degli anni ‘90, rilanciando l’importanza
e la necessit? dell’intelligenza emotiva (emotional
intelligence)
, suggerisce la progettazione di percorsi e-learning
con forte presenza di momenti e situazioni particolarmente favorevoli ad un
apprendimento efficace. Una metodologia che stimola sensazioni, offre una impalcatura
a sostegno di nuove modificabili strutture mentali mettendole continuamente
in relazione con le competenze che si acquisiscono durante il processo. La motivazione
ingloba in se l’impulso all’azione e il perseguimento di tale azione.[7]
Bisogna generare “pressioni interne” all’utente,
verso la curiosit? e il cambiamento, sensazioni di inadeguatezza che
richiedono un continuo stimolo alla motivazione. Allo stesso tempo bisogna evitare
di provocare due tipi di frustrazione (il sentimento di incapacit? “attribuita”,
con conseguente demotivazione, insofferenza, sfiducia nelle proprie capacit?
e un esagerato sviluppo di senso di efficacia e di autonomia a discapito di
tutto il supporto didattico usufruibile) presentando sempre attenti e precisi
segnali di feedback all’utente, in modo da non scoraggiarlo facendolo
sentire incapace. Per stimolare la motivazione è necessario offrire obiettivi
didattici che comprendano orientamento ed efficacia personale e che permettano
di coltivare sia l’autonomia che la rilevanza
nell’apprendimento. Bisogna attivare l’attenzione e l’interesse
in un’ottica di stimolazione dell’intenzionalit? .

Il coinvolgimento e la motivazione dei corsisti, anche di quelli più
“difficili”, interessati solo all’ottenimento del titolo rimane
una delle problematiche che il progettista e-learning deve affrontare. E’
noto che si apprende con maggior entusiasmo e facilit? quando si sperimenta
la necessit? , ovvero quando l’utilit? dell’apprendimento
e la distanza tra ciò che si sa e quanto si può imparare si percepisce
chiaramente. Il percorso formativo va sempre contestualizzato rispetto all’esperienza
personale dei corsisti, prevedendo lo svolgimento di compiti operativi e di
problemi, volti all’acquisizione di abilit? tecnico-pratiche. Al
fine di facilitare la trasformazione dell’utente da ricettore passivo
di contenuti, a protagonista attivo dell’apprendimento, la sfida dell’e-learning
negli ultimi anni è proprio quella di creare ambienti e situazioni in
realt? virtuali o semplicemente remote che siano in grado di coinvolgere
e motivare.

Esperienza emotiva nell’e-learning

L’apprendimento è, infatti, soprattutto esperienza emotiva. Ciò
porta a formulare alcune parole chiave di riferimento per l’e-learning:
applicabilit? , esperienza, gioco e interazione.

L’applicabilit? è il pilone portante che
giustifica l’esistenza del percorso stesso. Si dovrebbe sempre enfatizzare
il valore unico della lezione: la sua utilit? può riguardare ambiti
lavorativi o altre attivit? , ma deve essere sottolineata. Molte persone
si accostano all’e-learning alla ricerca di specific carrots
(Smith, 2001), obiettivi specifici che li portano a partecipare ad un corso
on line che funzioner? se lo studente trova in quello che impara una
applicazione diretta, pratica.

La seconda parola chiave è esperienza. E’ la
performance simulation[8] la punta di diamante dell’e-learning
by doing: svolgere una attivit? alla base di una conoscenza, in un contesto
che si avvicina alla simulazione reale, è il modo migliore per acquisire
quella conoscenza (Ziegler, 2001). Dal punto di vista del contenuto
e della motivazione all’apprendimento, ciò che viene
insegnato deve “inserirsi proficuamente in un contesto esperenziale o
cognitivo predefinito o dare vita a una riorganizzazione dei saperi. Se ciò
non accade, il rischio è quello di un apprendimento fittizio e di breve
durata” (Knowles, 1996)[9]. Lo studente dovrebbe essere coinvolto in un
ambiente privo di rischi: può così sperimentare nuove soluzioni,
ripetere la stessa esperienza senza indugi e senza indisposizioni e andare alla
scoperta del suo percorso e trasformandolo dall’interno. Il processo di
apprendimento deve diventare un atto di partecipazione, un momento in cui lo
studente percepisce con chiarezza ciò che deve fare in una determinata
situazione.

Le simulazioni rappresentano allora il contesto più “immersivo”
da mettere a disposizione dell’utente mediante un approccio interattivo
che permetta di “dialogare” con gli strumenti predisposti per testare
il proprio livello di competenza e con tutte le altre persone coinvolte nel
processo formativo.

Secondo William Powell la computer based simulation è
l’ultima frontiera dell’e-learning, “the next e-thing”
[10] anche per corsi centrati sull’acquisizione di soft skills e skills
comportamentali. Mediante l’uso di simulazione si insegna a pilotare un
aereo, certamente la si potr? usare per formare anche i manager, sostiene
lo stesso Powell. Perché questo accada il simulation design per l’e-learning
deve fondarsi su scenari autentici e rilevanti, su situazioni che esercitino
una certa pressione sulle emozioni dell’utente spronandolo ad agire e
reagire, sulla percezione di opzioni non limitative ed infine sulla replicabilit? .
Risale a Edgar Gale, molto prima dell’avvento dell’e-learning, la
schematizzazione conica dei processi di apprendimento nella quale è evidenziata
la soglia di quanto tendiamo a ricordare dopo due settimane: circa il 10% di
quanto si è letto contro quasi il 90% delle azioni direttamente compiute.[11]

La tendenza attuale dell’e-learning è proprio quella di “insegnare
facendo” attraverso simulazioni della realt? in diverse modalit?
per mostrare come i sistemi complessi funzionino in circostanze differenti.
Clark Aldrich[12] sostiene che i tre elementi principali della simulazione (racconto
e grafica, interfaccia e sistema interattivo complesso) rappresentino opportunit?
genuine di innovazione delle metodologie didattiche per l’apprendimento
in rete. La sfida è quindi, anche ispirandosi ai diversi generi esistenti
di computer games, quella di inventare generi nuovi di educational simulations.
Non può esistere però una simulazione didattica perfetta dal momento
che quando qualcosa può essere perfettamente simulata, l’attivit?
corrispondente diventa automatizzata. Lo scopo primario, quindi, delle simulazioni
educative è quello di essere focalizzate sulle relazioni che vengono
ad instaurarsi, la sfida per progettisti e docenti e-learning sar? quella
di valutare e adattare l’uso delle simulazioni agli obiettivi didattici
da perseguire.

Diversi tipi di simulazione possono essere utilizzati nell’ambito di
corsi e-learning soprattutto per sperimentare quanto nella realt? può
presentare problemi di costi e accessibilit? con il vantaggio, rispetto
ad altre metodologie e-learning, dell’eliminazione di rischi e pericoli
connessi, del risparmio sulle attrezzature e sull’equipaggiamento necessario,
oltre che dell’eventuale impatto ambientale. Ancora, mediante le computer
based simulations, si possono acquisire determinate abilit? più
facilmente che nella vita reale, provando e riprovando, correggendo gli errori.

E’ quindi possibile nell’e-learning utilizzare varie categorie
di simulazioni: Real-time Simulations (ad esempio i simulatori
di volo)[13] ma anche Episodic Simulations (su risorse date
si richiede la presa di decisioni e la verifica delle conseguenze), Deliverable
Simulations
(da documenti di vario genere, e-mail, articoli ecc. l’utente
deve ricavare i dati e le soluzioni al problema), Performance Simulations
(soprattutto per acquisire abilit? comunicative in determinati
scenari), Software Simulations, Collaborative Simulations
(apprendimento collaborativo all’interno di gruppi in rete),
Mini-Sims (per piccoli pezzi di conoscenza da trasmettere).[14]

Tra queste le Collaborative Simulations aprono interessanti
prospettive per il progettista e-learning che dovr? elaborare situazioni
in rete per gruppi di utenti più o meno numerosi che dovranno collaborare
per ottenere lo stesso obiettivo formativo (dal produrre un report a più
mani all’affrontare problemi reali). Sono simulazioni che necessitano
un moderatore, ma soprattutto che i singoli assumano un ruolo ben definito all’interno
del gruppo e usino le modalit? comunicative specifiche della rete. Appare
evidente l’importanza strategica in percorsi formativi in cui le distanze
geografiche comprometterebbero l’ottenimento dei risultati, o che richiedano
scambi comunicativi molto rapidi ma soprattutto per gruppi che hanno necessit?
di lavorare su obiettivi comuni. L’apprendimento migliora notevolmente
se include l’elemento sociale: chi apprende ha bisogno della coesione
sociale con il resto del gruppo per il quale è allo stesso tempo necessaria
una forte dimensione di socialit? . Ed è proprio per simulare mediante
le tecnologie questa dimensione che si invita ad utilizzare nell’e-learning
i cosiddetti social software[15] (Instant messaging, spazi
virtuali per il lavoro collaborativo, blog, software per il knowledge management
ecc.) mediante i quali chi lavora come chi apprende possa rafforzare e mantenere
le proprie reti sociali e continuare a comunicare e collaborare attraverso esse.
Le simulazioni virtuali vengono largamente utilizzare dalle forze militari americane
per l’addestramento rapido e a costi sostenuti dei soldati nelle missioni
di guerra (gi? dalla prima Guerra del Golfo). Non è un caso che
il Networking all’interno di Virtual Simulation Environments sia la nuova
sfida del Military Training[16]

La simulazione porta ad introdurre l’idea del gioco[17]
(edutainment), destinata a rivoluzionare il modo
di fare formazione on line. Gli studi più recenti sulla memoria emotiva
hanno dimostrato l’importanza della componente ludico-esperienziale (playful
learning) nel processo d’apprendimento mostrando il contesto ludico come ideale
per il pieno sfruttamento delle potenzialit? dell’apprendimento esperienziale.
Il gioco, infatti, destrutturando le aspettative di chi partecipa, favorisce
la costituzione di un contesto “non giudicante”, e quindi l’allentamento
delle difese che possono pregiudicare il processo d’apprendimento. Non è
il semplice gioco, ma il gioco “da giocare insieme”(Martignago,
2001), uno degli strumenti più adatti a favorire l’apprendimento
attraverso coinvolgimento emotivo accompagnato da piacere e leggerezza. L’uso
di attivit? “intellettualmente impegnative e appaganti” porta
ad un migliore apprendimento e ciò impone l’utilizzo di attivit?
ludiche di tipo creativo e volte al PBL (Problem Based learning), sia in contesti
di apprendimento individuale, che di tipo collaborativo (Guerin 2002).

Nelle simulazioni ludiche, è l’interazione fra utente
e contesto a costruire progressivamente il senso di
quanto accade: le informazioni fondamentali devono essere cercate dal giocatore
e utilizzate per interpretare la realt? che gli viene posta davanti.
Proprio questo meccanismo fa sì che informazioni altrimenti nozionistiche
prendano vita e assumano il loro più vero significato. Negli ambienti
in cui è prevista una simulazione, l’utente può interagire
secondo la metafora del teatro partecipatorio (Repenning, 1993): un forte concentrato
di “vivere la scena e nella scena”, il
giocatore si immedesima in alcune situazioni e rivive una realt? in cui
si trova ad operare come se vi fosse immerso direttamente. L’apprendimento
è basato sull’esperienza, anche se ’simulata’ e non
vissuta davvero.

Concludendo

L’ottimizzazione dei fattori presentati, con l’aiuto delle nuove tecnologie
e il supporto alla ricerca, potr? e dovr? essere finalizzata a
facilitare le capacit? cognitive dell’utente, attraverso lo sviluppo
del percorso formativo come “Best interactive course”, caratterizzato
dall’essere motivante e divertente, interattivo e coinvolgente
per tutti i sensi coinvolti
in relazione all’oggetto e che consenta
anche di sbagliare e di costruire una personale base
di conoscenza, anche in modalit? collaborativa.

L’approccio al design di strumenti educativi mediati da tecnologie denominato
“constructional design”, si spiega facilmente con la metafora del
pianoforte e dello stereo. “Lo stereo è strumento attraente
da molti punti di vista: è più facile del piano da usare e consente
un accesso immediato ad un’ampia variet? di musica. Ma la facilit?
d’uso e di accesso non possono essere gli unici criteri di valutazione
dello strumento. Suonare il piano è un’esperienza ben più
ricca: significa poter essere creatori di musica piuttosto che meri consumatori,
significa potersi esprimere e stabilire con la musica una relazione ben più
profonda. Il parallelo con il computer è presto fatto: le tecnologie
per la formazione sono più spesso ispirate allo stereo che non al pianoforte:
Sono facili da usare e consentono un accesso immediato ad un’enorme quantit?
di informazioni. Il rischio però è che spesso si formano suonatori
di stereo piuttosto che di pianoforte.”
(Marti, 1999)[18].

Bibliografia

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Note

——————————————————————————–

[1] Il numero delle funzioni, come quella dei personaggi che ad esse corrispondevano,
è stato ridotto e ridefinito prima di giungere a quello che oggi si è
deciso di chiamare schema narrativo.

[2] Cooper Alan (1999), The Inmates Are Running The Asylum, Macmillan
Computer Publishing, Houndmills
, trad. it. Il disagio tecnologico, Apogeo,
Milano, 1999. La tecnica dei personaggi di Alan Cooper , come sottolineano Simona
Azzali, Daniela Casiraghi, Alessandro Campi in Alan Cooper e il design dell’interazione
come strumento per la progettazione di qualit? nell’e-learning
,

http://formare.erickson.it/archivio/maggio_giugno_03/1azzali.pdf

tiene conto delle esigenze degli utenti formulandone una precisa descrizione
in termini di cosa l’utente desidera ottenere. La procedura della tecnica
prevede:

1. Identificazione delle categorie dei personaggi a cui si
rivolge il prodotto /servizio cheintendiamo sviluppare

2. Creazione dei personaggi significativi e dei personaggi
negativi, attraverso la stesura diuna minuziosa descrizione che deve comprendere
nome, fotografia, dettagli sullo stile divita e di lavoro

3. Individuazione e stesura di un elenco (in ordine gerarchico
d’importanza) degli obiettivie delle esigenze dei personaggi (con particolare
riferimento al personaggio principale)

4. Progettazione che traduce gli obiettivi in funzionalit?

5. Verifica del lavoro svolto attraverso gli scenari

[3] Per interazione verticale si intendono i processi di scaffolding, intellettuale,
organizzativo sociale. L’esperto può svolgere più ruoli,
no solo trasmettitore di conoscenze, ma tutor, facilitatore, consigliere, animatore
di rete. Per interazione orizzontale si intende la possibilit? di interazione
tra tutti i partecipanti a diversi gradi: visualizzazione, condivisione, cooperazione.
Il processo formativo po’ inoltre assumere i carattere di una negoziazione
cooperativa in cui i partecipanti si supportano reciprocamente.

[4] In particolare l’idea, propria della teoria dell’andragogia,
che l’apprendimento negli adulti avviene più facilmente quando
gli obiettivi di un’azione formativa vengono dichiarati espressamente
e quando si colgono esplicitamente i vantaggi pratici che l’acquisizione
di nuove competenze porter? nel contesto lavorativo e nella vita quotidiana.

[5] Alcune caratteristiche possono essere dedotte ascoltandola testimonianza
di una studentessa dello Utah che ha partecipato con successo a un corso per
imparare l’uso di un applicativo. “Mary W. individua sostanzialmente quattro
nuclei positivi riguardo alla propria esperienza di studentessa on-line: le
informazioni sono facili da recepire e non sono affette da inutili lungaggini;
la grafica è ben gestita, cioè i contenuti trovano nelle immagini
un valido supporto; sono presenti dei momenti di autoverifica, quindi dei test
che permettono di fare il punto della situazione rispetto ai propri progressi
o, per contro, di ricevere feedback che rendono evidenti e aiutano a superare
le lacune; infine, il fatto che la navigazione attraverso i contenuti sia flessibile
e metta l’utente in grado di gestire autonomamente il percorso formativo, per
cui “(.) if there is something I want to learn first, I can go right to
it.” http://www.scuolaideanews.it

[6] Goleman D., Intelligenza emotiva, Rizzoli, Milano 1996 ; Goleman
D., Lavorare con intelligenza emotiva, Rizzoli, Milano 1998

[7] Schank, Roger. Virtual learning: a revolutionary ap-proach to building
highly skilled workforce
. New York (USA): Mc Graw-Hill, 1997; Schank, Roger.
Tell me a story: narrative and intelli-gence. Evanston, Illinois (USA):
Northwestern University Press, 1998. Afferma che l’apprendimento è
un processo naturale a cascata, prima i discente si crea un obiettivo, poi genera
delle domande pertinenti, ed alla fine da una o più risposte ad esse.
Il processo si sviluppa attraverso la sequenza delle sottostanti fasi:

Þ suscitare il desiderio di imparare qualcosa: non diremo
mai solo cosa vedremo in questa lezione, ma anche perché affronteremo
questi argomenti. Quali sono in reali vantaggi che l’utente può
trarre dalla seguente lezione? Cosa sar? in grado di fare?

Þ Fare provare l’esperienza : ciò potr?
condurre ad errori, a far chiedere al discente dov’è che sto sbagliando?

Þ Favorire la scoperta delle risposte: questo è
un momento molto importante, momento in cui l’utente riempie le proprie
lacune.

[8] Vedi lo schema narrativo di cui sopra

[9] M. Knowles, Quando l’adulto impara, FrancoAngeli, Milano 1996

[10] William Powell, Like life , in TD February 2002 ASTD http://www.astd.org/CMS/templates/index.html?template_id=1&articleid=27525

[11] Edgar Dale, Audio-Visual Methods in Teaching (3rd Edition). Holt,
Rinehart, and Winston (1969).

[12] James L. Morrison, and Clark Aldrich “Simulations and the Learning
Revolution: An Interview with Clark Aldrich.”
The Technology Source,
September/October 2003. (http://ts.mivu.org/default.asp?show=article&id=2032)

[13] Un esempio è il modello AITRAM presentato da Daniele Baranzini
al 4° International Conference on New Educational Environments ICNEE di
Lugano http://www.bdp.it/content/index.php?action=read&id=217

[14] Donald Clark, Simulation in e-learning, EPIC White Paper 2003

[15] Eva Kaplan-Leiserson, We-Learning: Social Software and E-Learning
in ASTD Learning Circuits del 15 dicembre 2003 http://www.learningcircuits.org/2003/dec2003/kaplan.htm

[16] Paul Harris, Sims, Sims, Sims in ASTD Learning Circuits del 6
ottobe 2003 http://www.learningcircuits.org/2003/oct2003/harris.htm

[17] I giochi didattici consentono di elaborare nuovi servizi di edutainment,
cioè servizi che integrano le dimensioni dell’informazione, della formazione
e del gioco. La differenza fra rappresentazione oggettiva e soggettiva è
resa chiara dalla differenza che esiste fra simulazione e gioco. Una simulazione
è un tentativo serio di rappresentare accuratamente un fenomeno reale
in un altro, in una forma ridotta o in qualche modo diversa, ma più comprensibile.
Un gioco è la rappresentazione artistica e semplificata di un fenomeno.
Il progettista di simulazioni semplifica molto raramente e solo in virtù
di alcuni limiti imposti dalle strutture o dall’intelletto. Il progettista
di giochi semplifica in modo deliberato in quanto desidera che l’attenzione
del giocatore si concentri su quei fattore che egli ritiene importanti. La differenza
fondamentale fra i due sta negli obiettivi che si prefiggono. Una simulazione
è creata con obiettivi computazionali o valutativi di un fenomeno. Il
gioco è creato per scopi educativi o di intrattenimento. Esiste comunque
una zona comune dove la simulazione per la formazione e l’educazione si
mescola con il gioco educativo. L’accuratezza è una condizione
imprescindibile per creare simulazioni, la chiarezza è la condizione
necessario per i giochi. Il gioco, comunque, non è una simulazione che
manca di accuratezza o trascura i dettagli che sono invece tenuti in gran considerazione
dai progettisti di simulazioni. Il gioco deliberatamente sopprime i dettagli
per accentuare il messaggio che il progettista desidera presentare. Mentre la
simulazione è dettagliata, il gioco è stilizzato.

[18] Il design di tecnologie per l’apprendimento è stato tradizionalmente
ispirato all’instructional design e cioè alla progettazione di
strategie e materiali di supporto all’insegnante. Il constructional design
segue una filosofia diversa: sviluppare strategie e materiali per sostenere
lo studente a costruire, a creare, ad apprendere. L’idea è quella
di considerare gli utenti di un sistema formativo virtuale come partecipanti
attivi del processo di formazione a dar loro controllo. sul processo di apprendimento
e possibilit? di coinvolgimento personale nell’attività.

Bilancio delle competenze, valutazione oggettiva e portfolio

Bilancio delle competenze, valutazione oggettiva e portfolio
Tre mondi da integrare, un modello per il Master Progettista e gestore della formazione in rete di A. Ciampi, M. Corradini, M. Larotonda, G. R. Mangione, S. Nigro, M. Pegoraro, C. Policaro

(pubblicato originalmente su Form@re)

Presentazione

Il problema della valutazione riveste un ruolo centrale in tutti i modelli di formazione per la necessità di trovare un punto di incontro e di integrazione tra differenti modalità valutative.
La richiesta da parte sia dell’organizzazione del Master “Progettista e gestore della formazione in rete” che degli studenti, di strumenti di ausilio a loro dedicati che li aiutino e li guidino attraverso i momenti del loro percorso formativo, ha giustificato e alimentato l’emergere di uno studio pilota effettuato da un gruppo di lavoro composto dai corsisti stessi; scopo dell’indagine è la possibile implementazione di un modello valutativo delle competenze oggetto di formazione nell’ambito del master, modello che coinvolga lo sviluppo di un prototipo di portfolio elettronico che dovrà essere ulteriormente approfondito a livello di rete.

1. Il Master “Progettista e gestore della formazione in rete”: struttura organizzativa e didattica
Il Master interdisciplinare “Progettista e gestore della formazione in rete” promosso dall’Università di Firenze mira alla creazione di una figura di Educational Technologist con competenze specifiche nell’ambito dell’e-learning; si svolge in modalità mixed mode alternando incontri in presenza a cadenza settimanale e attività individuale e collaborativa in rete.
Il Master permette l’acquisizione di 60 CFU ripartiti su cinque moduli didattici mensili, tre moduli tecnologici di laboratorio intensivo, studio personale e produzione collaborativa in rete – supportata dalla piattaforma “Webbee” che ospita vari strumenti e ambienti tra cui il portfolio studente -, tirocinio presso un’azienda. Gli studenti sono tenuti a partecipare alle attività del forum e della mailing list e a produrre report, ‘capolavori’ e prove di vario genere di spessore applicativo per ogni insegnamento del modulo, alla fine del quale e’ prevista una sessione valutativa formativa e costruttiva in presenza. Tale valutazione costituisce inoltre l’occasione per presentare i vari step del progetto collaborativo relativo alla trattazione degli scenari di lavoro. (1)
Al fine di illustrare al meglio il nostro Master, abbiamo pensato di assimilare la struttura formativa, informativa e di supporto dello stesso a un Pentagono, ai lati del quale si aprono cinque finestre che corrispondono alle cinque dimensioni del Master:
1. Area dei contenuti: struttura ed organizzazione dei corsi, lezioni con i relativi materiali, curricolo, visibilità ed usabilità del sito;
2. Orientamento: studio di casi, modelli professionali, scenari di lavoro;
3. Interazione con i docenti e esperti del settore
4. Visibilità e collaborazione tra pari
5. Interazione con il mondo del lavoro: conoscenza delle realtà lavorative in cui si inserisce la figura professionale che si intende formare e da che cosa questa figura è caratterizzata in vari ambiti lavorativi, quali casi la rendono più evidente.

2. Tre mondi da integrare: bilancio delle competenze, valutazioni oggettive, autovalutazione
Il problema della valutazione è cruciale ancor più nei sistemi di FaD, sia se erogati totalmente a distanza, sia se erogati in mixed mode come nel caso specifico del Master, che prevede incontri in presenza e attività non solo collaborativa on-line.
Nella letteratura sulla valutazione tre appaiono gli orientamenti principali:
– mettere in risalto prove “oggettive” e criteri di misurazione degli apprendimenti (aspetti tipici della docimologia classica);
– rivolgere maggiore attenzione alla strutturazione di concetti e indicatori in grado di cogliere gli elementi caratterizzanti di un percorso (a ciò si legano nuove tematiche quali il bilancio delle competenze e il sistema dei crediti formativi secondo il Modello ISFOL 2000);
– valorizzare le forme di autovalutazione, le quali, in ottica costruttivista, trovano nel portfolio (o dossier) di lavoro il documento che raccoglie tutti gli elementi utili a dare visibilità al percorso formativo e lavorativo e alle competenze acquisite. Compito del Portfolio è fornire costantemente al corsista le risposte alle cosiddette Life Planning Questions, ovvero: chi sono? Che cosa ho raggiunto fin’ora? Dove voglio arrivare?, focalizzando così la sua attenzione su un’ampia gamma di attività e successi conseguiti.

E’ quindi decisamente complesso identificare e comprendere quali siano i fattori che concorrono in un processo valutativo, soprattutto per quanto riguarda elementi specifici quali la valutazione della partecipazione, il raggiungimento degli obiettivi, la valutazione dell’apprendimento individuale.
Nell’ambito dell’attività valutativa è necessario considerare una dimensione progettuale e di dinamiche interpersonali che considera, come Trentin (2) giustamente evidenzia, momenti quali il rilevamento dei prerequisiti dei corsisti mediante questionario di ingresso, il monitoraggio delle attività esercitative, il monitoraggio della partecipazione con analisi sia quantitativa che qualitativa dei messaggi scambiati on line, la compilazione di report periodici da indirizzare al tutor di riferimento sulle attività svolte e su eventuali problemi insorti, la produzione di elaborati di gruppo su attività proposte, le produzioni di fine modulo in cui i partecipanti riassumono quanto appreso, l’elaborazione di un progetto parallelamente all’acquisizione dei contenuti del corso, la somministrazione di un questionario finale sull’efficacia del processo. Trentin prevede inoltre un’eventuale fase di accompagnamento e assistenza dei neoformati dopo la fine del corso.
Riprendiamo i tre tipi di problematiche inerenti alla valutazione per evidenziare di seguito una loro possibile integrazione e metodologia applicativa all’interno del master.

2.1 Il bilancio delle competenze
La “spendibilità sociale” è la sua più importante funzione, che trova il suo perno nel processo di riconoscimento e certificazione, in modo da dare trasparenza alle competenze individuali per una loro maggiore spendibilità nel sistema formativo e professionale, anche attraverso la loro configurazione in crediti.
E’uno strumento di orientamento, motivazione e supporto di un individuo finalizzato alla costruzione del suo progetto formativo e professionale, attraverso l’analisi delle competenze, attitudini e motivazioni da esso possedute. Il focus del bilancio è dunque l’individuo, nella logica di un rafforzamento dell’immagine del sé che passa o dovrebbe passare anche per l’autovalorizzazione delle competenze già acquisite.
Tramite il bilancio delle competenze l’individuo acquisisce consapevolezza sul proprio livello di conoscenza, sulle sue risorse, attitudini e competenze; ma anche dei suoi limiti e sul modo di superarli tramite specifici percorsi formativi e l’eventuale modifica in itinere di essi.
Nella seguente tabella (Fig. 2) presentiamo un esempio del bilancio delle competenze applicato normalmente alle competenze tecnico-professionali. (3)

Lo schema matriciale è così definito:
1. Individuazione di una competenza rilevante di tipo tecnico-professionale o trasversale.
2. Scomposizione della competenza in unità distintamente valutabili (sottocompetenze)
3. Indicazione per ciascuna sottocompetenza degli indicatori cioè degli oggetti di valutazione (prodotti o attività oggettivamente valutabili e misurabili)
4. Verifica della validità degli oggetti di valutazione in riferimento a degli indicatori di conformità standard (R, NR, IN,) (4)

Un limite del modello del bilancio delle competenze deriva dal fatto che un livello di strutturazione così analitica esclude la dimensione che possiamo chiamare “metacompetenza” connessa ai processi di autovalutazione.

La valutazione oggettiva è il modo più usuale e tradizionale per accertare i progressi degli studenti mediante la somministrazione di test o esami che forniscono un feedback e un risultato agevolmente quantificabile, come ad esempio succede somministrando questionari con risposte vero/falso o a scelta multipla, completamento di tabelle, check-list, grafici o griglie, redazione di documenti ed elaborati su traccia specifica, relazioni e report sulle attività effettuate.
In corsi indirizzati ad una fascia di utenti adulti il processo di valutazione non punta ad una vera e propria formale valutazione degli apprendimenti, ma soprattutto al rilevamento del grado di partecipazione.
La valutazione oggettiva degli apprendimenti, come abbiamo già evidenziato, con la rete si arricchisce di nuove dimensioni quali l’osservazione dell’interazione dei partecipanti, del loro modo di collaborare e imparare insieme mediante l’analisi dei contenuti dei messaggi che i corsisti si scambiano, dai quali è possibile ricavare informazioni sui corsisti, sul loro modo di apprendere, sulle strategie che essi mettono in atto nell’affrontare situazioni problematiche.
Ma come valutare efficacemente gli apprendimenti e come valutare il grado di partecipazione dei corsisti in termini di tempo impiegato e di attività realmente svolte in rete, sia individualmente che nelle attività collaborative?

L’autovalutazione quale “metacompetenza” deriva da varie forme di coinvolgimento del soggetto (colloqui, questionari, giochi di ruolo) che trovano spesso nel Portfolio il dispositivo ideale di raccolta e la documentazione dei risultati delle prestazioni e delle osservazioni sistematiche del soggetto per valutare e modificare in itinere il livello raggiunto delle competenze oggetto di interesse. (5) La dimensione che possiamo chiamare di “metacompetenza” di ruolo e di autovalutazione riguarda la capacità di poter e saper organizzare la competenza acquisita in formati nuovi, in relazione al riscontro con la realtà. Da questo punto di vista il concetto di metacompetenza è strettamente legato a quello di competenza trasversale, cioè alle competenze comunicative, relazionali, di problem solving, e diagnostiche.

Nella tabella seguente (Fig. 3) vengono sintetizzate in linea generale le competenze trasversali che dovrebbero essere acquisite dai corsisti del master.

Mediante la capacità di definire le stesse prove atte a valutare le proprie competenze (saper autodefinire dei sistemi e inventare prove adeguate di autovalutazione), il corsista può gestire il proprio sapere come potenziale estensione significativa delle competenze. In sostanza si tratta di mettere gli allievi in una situazione di sperimentazione dell’utilizzo delle proprie competenze trasversali, fino ad arrivare a prove ideate direttamente dai corsisti, utilizzando, nel caso specifico del Master:
– gli esercizi, basati sulla tipologia del problem solving e del role playing, dell’incident, del brain storming,
– le simulazioni (come ad esempio per attestare l’acquisizione di competenze in relazione alla metodologia progettuale nell’e-learning, il confronto con un software interattivo integrato, Designer’s Edge, durante la fase di creazione di training interattivo che permette la costruzione di schemi visuali di applicazione e modifica e personalizza le fasi del processo progettuale)
– la costruzione di scenari ipotetici in cui applicare le conoscenze acquisite sulla Ergonomia per trovare una piattaforma atta a supportare un piano d’azione stabilito, per il progetto relativo allo scenario.
– la realizzazione di veri e propri “capolavori” (ad esempio la costruzione di questo lavoro sul metodo di valutazione delle competenze a sua volta potrebbe essere una sorta di “metro” soggettivo di acquisizione e elaborazione di un sapere) caratterizzati da elementi di “eccellenza”.

Il modello strutturato di bilancio delle competenze che qui presentiamo cerca di integrare sia la componente oggettiva delle valutazione sia quella per così dire soggettiva, recuperando sia la dimensione tecnico-professionale che quella delle competenze traversali (portiamo ad esempio solo il “relazionarsi”), avvalendoci di insegnamenti del Master e relative competenze.
Avendo a disposizione sia le informazioni derivanti da forme di autovalutazione e di autopercezione delle proprie competenze, sia informazioni derivanti da forme più oggettive di raccolta dati, e di uno schema situato di bilancio delle competenze, è possibile un confronto dialettico tra più soggetti al fine di giungere ad una attestazione obiettiva circa le competenze possedute da un soggetto e la loro qualità e livello raggiunto. Si completa così la triangolazione sopra ricordata potendo così concludere in maniera più adeguata il processo valutativo.
In particolare l’obiettivo è quello di stimolare l’autovalutazione che gli studenti fanno delle proprie competenze trasversali e tecniche professionali; in tale maniera ogni allievo può vedere esplicitati i propri punti di forza e di criticità verificando le proprie competenze nelle aree del diagnosticare, affrontare e del relazionarsi. La prestazione potrebbe essere valutata secondo una griglia di indicatori appositamente costruita sulle competenze di diagnosi e sulle capacità di far fronte a compiti quali: saper analizzare i dati posseduti, formulare delle ipotesi (indicatori = numero di idee esplorate), fornire indicazioni operative e soluzioni strategiche ecc.

Fig. 4

Fig. 5

3. Modello per un Portfolio elettronico integrato
L’obiettivo del nostro lavoro è quello di articolare queste metodologie valutative in un modello integrato di bilancio delle competenze in modo da permettere la considerazione non solo di prestazioni puntuali, ma anche dei processi e delle strategie messe in opera, dei progressi compiuti dal formando, delle circostanze e dei tempi nei quali le varie prestazioni sono state evidenziate e modificate. Il modello di bilancio delle competenze precedentemente presentato (che integra in se valutazione oggettiva e autovalutazione) può trovare la sua piena realizzazione in forma di portfolio elettronico sulla piattaforma “Webbee”, in base a determinate esigenze ed aspettative.
Il Portfolio è inteso quale strumento dinamico di valutazione con funzioni sia certificative che, soprattutto, pedagogiche (6); esso coniuga misurazioni sommative e formative (esterne e in relazione a obiettivi di competenza esplicitati) e autovalutazione, permettendo così la realizzazione dell’authentic assessment. I punti di osservazione coinvolti sono dunque quello del formatore e quello del formando in collaborazione.
L’obiettivo del Portfolio è quello di fotografare e valutare non solo le prestazioni puntuali e isolate, ma anche i processi di apprendimento, le strategie messe in opera, gli stili cognitivi individuali, la creatività, le motivazioni, i progressi compiuti, le tempistiche e il contesto nel quale le esperienze formative hanno luogo (7). Pertanto, tale modello si fa carico della personalizzazione, negoziazione e ‘co-strutturazione’ del processo formativo e delle operazioni di valutazione, anche perché non esclude la valorizzazione di “esiti imprevisti” rispetto agli obiettivi formativi (eventualmente pattuiti) di partenza.
Il Portfolio, gestito in binomio dal formatore e dallo studente, presenta inoltre un’importante funzione motivazionale e di coinvolgimento responsabilizzato del formando negli eventi e nei processi formativi; quest’ultimo impara “a raccogliere i dati del [proprio] lavoro, a registrarli in modo pertinente, a riflettere su ciò che [ha] appreso e sulle [proprie] scelte operative, ricostruendo la storia del processo di apprendimento attraverso diari di riflessione, e a conoscere le [proprie] strategie di apprendimento, sviluppando in questo senso abilità metacognitive” (8). Tra queste risultano essenziali l’autovalutazione, la riflessione e quindi la costruzione personale del percorso formativo – attraverso il sostegno dei formatori e dei relativi feedback -, la capacita’ di sviluppo delle metacompetenze e di trasferimento delle conoscenze grazie al lavoro progettuale. Ecco che il Portfolio si configura quale strumento efficace per pianificare con fiducia il proprio futuro sul versante formativo e professionale.
Sulla base dell’esperienza effettuata presentiamo qui un modello di Portfolio elettronico integrato che riesce a nostro avviso ad articolare le prove di valutazione esterna ed autovalutazione con il modello di bilancio delle competenze.
Realizzare un portfolio elettronico implica molto di più che raccogliere e organizzare dei materiali; comporta anche, e soprattutto:
– l’esplicitazione di chiari obiettivi di competenza (pur tenendo aperta la possibilità di riconoscere e valorizzare gli “esiti imprevisti”);
– la realizzazione di esperienze di apprendimento attive e concrete, che possano essere riconosciute dallo studente come personalmente significative;
– la selezione, documentazione e valutazione delle esperienze con modalità di auto e co-valutazione.

Il portfolio elettronico relativo ad una formazione di blended e-learning come quella del nostro Master si arricchisce di ulteriore complessità; deve consentire l’aggiornamento continuo del profilo dinamico (9) del formando, ovvero la creazione della memoria storica delle tappe del suo percorso. Inoltre è tenuto a integrare la valutazione “tradizionale” in presenza con la valutazione delle attività collaborative e non, svolte online. Lo immaginiamo come un Triangolo composto da tre aree che ospitano:
1. la griglia del bilancio delle competenze, con cui confrontare i progressi conseguiti e le scelte formative individuali. A questa profilazione si accompagna l’analisi di figure concrete presenti sul mercato dell’e-learning nazionale e internazionale . Un obiettivo è quindi l’orientamento complessivo, cioè tutte le questioni che riguardano il “capire dove sta andando” e di “quale mondo o comunità tende ad entrare a far parte”. Come si caratterizzerà il suo futuro profilo professionale? Quali attività e contesti di lavoro lo connotano? Quali sono i momenti tipici dell’attività professionale? …In questa stanza: trova o si aspetta di trovare anche scenari tipici di lavoro, modelli di buona expertise, studio di casi, incontri con soggetti esperti nel settore.
2. un’area di valutazione esterna, formativa e sommativa (integrazione di valutazioni in presenza di fine modulo e di valutazione delle attività online: prove, elaborati, analisi qualitative della messaggistica relativa alla mailing list, al forum e alla posta privata inviata al tutor…).Questa sezione ha il compito di fornire allo studente un feedback costante circa il proprio apprendimento e individuare gli eventuali scostamenti (non conformità, incompletezza) per facilitare il miglioramento e il recupero; tuttavia il modello valutativo del portfolio è disposto ad analizzare tali scostamenti e a riconoscerne la valenza di “esiti positivi imprevisti”…il corsista si affaccia a questa “finestra” allorché ha bisogno di un riscontro interpersonale che attesti l’avvenuta acquisizione del sapere. La a domanda è: che esito ha il confronto con prove esterne? In questa sezione ( in questo luogo) trova l’indicazione operativa di prove che dovrà superare e visualizza l’esito delle valutazione, derivante da colloqui con esaminatori, e da applicazioni a casi concreti.
3. Un’area di autovalutazione che si compone di biografia e curriculum (valorizzazione delle preconoscenze in entrata) e di un dossier significativo con tutti i lavori (report, capolavori, autoprove, progetti), le riflessioni e i commenti relativamente al processo di apprendimento costruito e riconosciuto dallo studente. Di fronte quindi alla necessita di definire di un telaio analitico che permetta di scandire i suoi apprendimenti, il corsista si affaccerà a questa “finestra” con l’obiettivo di rispondere alla domanda: come posso seguire il procedere del mio percorso? Come posso arricchire le competenze che mi vengono richieste con attività personali che mi spingano verso un padroneggiamento più pieno dell’expertise (riutilizzo, integrazione, riflessione trasversale…)? In questo luogo troverà quindi la struttura dei punti focali del percorso, sotto forma di percorso curriculare, mappe concettuali e di quadro delle competenze richieste,ecc

Il nostro lavoro si focalizzerà, quindi, sull’approfondimento di questo modello teorico di portfolio elettronico, grazie anche all’applicazione del bilancio delle competenze integrato a tutti gli insegnamenti previsti nel percorso formativo del Master, per poi riuscire ad implementare ed articolare le aree funzionali suddette a livello di rete, nella piattaforma operativa Webbee.

Portfolio elettronico personale

Note
1. Per eventuali approfondimenti sulla strutturazione dei moduli, sull’accreditamento, e sulla metodologia didattica è possibile visitare il sito: www.netform.unifi.it
G. Trentin, “Dalla formazione a distanza all’apprendimento in rete”, Franco Angeli 2001
3. Per approfondire i concetti di competenza, e di bilancio delle competenze si consiglia di leggere “Contesto normativo sui temi della certificazione e dei crediti formativi”, ISFOL, 2000.
4. D. Binelli e C. Catarsi, “Concert A: sconcertamento per l’accreditamento formativo”, Dipartimento Di Studi Sociali, 1999.
5. Per il concetto di “metacompetenza” e di autovalutazione vedere “Dalla pratica alla teoria della formazione: un percorso di ricerca epistemologica”, ISFOL, 2001
6. Per una panoramica sul concetto di portfolio vedi

http://www.bdp.it/adi/Portfolio/0intro.htm

7. Vedi Luciano Mariani, www.learningpaths.cjb.net
8. http://www.bdp.it/adi/Portfolio/2portfolio.htm
9. http://www.learningpaths.cjb.net

Sette buone abitudini per le persone connesse

Riprendo da qui le sette buone abitudini che le persone altamente connesse, gli abitanti della rete, insomma, dovrebbero possedere.

(foto di Eclipse Pics (?ncient))

1. Be Reactive – Essere reattivi

Si parla molto di user-generated content sul web. Ottimo! Ma solo se questo contenuto che vai a pubblicare proviene dall’aver speso anche un po’ di tempo a leggere, commentare, connettere quanto anche altri hanno prodotto e pubblicato. Altrimenti non ne vale la pena.

La prima cosa che tutte le persone connesse dovrebbero fare è essere ricettivi. Sia su un forum di discussione o in una mailing list, su una community di blogger o sui siti dei giochi online, è importante passare un po’ di tempo ad ascoltare e osservare quanto scrivono e dicono le altre persone.

Così la creazione del tuo stesso contenuto sarà una reazione o una conseguenza del punto di vista di altre persone e l’avvio di una conversazione. In questo modo ti assicurerai innanzitutto che gli altri abbiano letto i commenti da te lasciati e in secondo luogo che i tuoi post siano anch’essi rilevanti alla discussione in corso.

Postare sul blog, dopo tutto, è mettere in circolo il tuo punto di vista. E’ mettere in connessione, e il modo migliore per mettere in connessione è chiaramente inserire un link tra il contenuto da cui sei partito e il tuo contenuto.

2. Go With The Flow – Seguire il flusso

Sappiamo bene che esistono nelle online community le persone che si pongono nei confronti degli altri per Prove Something/dimostrare qualcosa, to Get Things Done/risolvere qualche tipo di problema, oppure to Market Themselves/per autosponsorizzarsi.

Sono proprio le persone che tendiamo ad evitare, se possiamo. Perchè non importa quale sia l’argomento della discussione, loro intervengono per portare avanti i propri obiettivi.

Quando siamo connessi online, è più importante trovare luoghi aggiungere valore, piuttosto che perseguire determinati obiettivi. Il web cambia velocemente, è necessario adattarsi costantemente alle necessità del momento, piuttosto che perseguire e progedere secondo una scaletta predeterminata.

Questo non significa che non devi perseguire i tuoi obiettivi personali. Tu devi perseguirli, è ciò che guida la tua partecipazione, dopotutto. Però ricorda che i tuoi obiettivi possono non essere uguali a quelli di altre persone che son connesse come te e che la tua partecipazione online deve sempre rispettare le altre persone e i loro obiettivi.

(foto di Immagina)

3. Connection Comes First – Entrare in connessione prima di tutto

Tanti dicono di non aver tempo per leggere le email, figuriamoci se trovano il tempo per i blog. A volte li sentiamo anche affermare che si lavora meglio senza una connessione a internet.

E’ sicuramente un’ottima idea prendersi delle pause ed uscire all’aria aperta, o andare a ballare ecc. Ma l’idea di sostituire la vita lavorativa connessa online con una vita lavorativa molto impegnata e non connessa è un grande errore.

In quasi tutti i settori oramai, essere connessi con altre persone e lavorare online è normale. Tutto ciò che scrivi, anche i memo che leggi ecc. tutto ha a che fare con l’essere connessi con altre persone. Anche se fai un lavoro manuale, tutti i contatti con i tuoi clienti e i fornitori avvengono mediante la capacita di essere connessi con altre persone.

Se non riesci ad avere abbastanza tempo per leggere le email, per scrivere blog post, o per postare qualcosa nei gruppi di discussione che ti interessano, chiediti anche quanto tutte le altre attività che porti avanti non online ti prendano tempo. Perchè in un caso e nell’altro il problema è che non fai un uso efficiente del tuo tempo.

Se passi il tuo tempo tra meetings e riunioni, o viaggiando o lavorando, leggendo libri e riviste, telefonando ecc. sicuramente puoi trovare anche il tempo che possa essere speso per essere connesso ad altre persone anche online.

Sa invece dai una priorità anche alla connessione, sicuramentenon ti sentirai solo e saprai utilizzarla al meglio e trovare il tempo anche per questo.

4. Share – Condivisione

Il consiglio che tutti danno è “think win-win”. Dimenticalo. Perchè se segui qeusto consiglio guarderai tutte le cose pensando a cosa te ne viene in tornaconto. E’ l’atteggiamento più sbagliato da tenere in un mondo baasato sulle connessioni tra persone.

Invece, un mondo connesso funziona se la condivisione viene messa al centro, senza pensare a cosa se ne ottiene subito in cambio, senza preoccuparsi di chi possa approfittare di quanto condividiamo.

In un mondo connesso, è necessario sia aver bisogno di qualcosa sia che altri abbiano bisogno di qualcosa che possiamo condividere noi. E questo porta nel tempo ad a ricevere risorse utili a nostra volta, non come ricompensa per qualcosa che abbiamo potuto fare o come compenso per un lavoro, ma solo perchè le altre persone vogliono condividere con noi qualcosa che ci può essere molto utile.

Quando condividi, fai venir voglia di condividere ad altri. In un mondo basato sul network, questo approccio ci dà accesso a molte più risorse rispetto a quelle che potremmo produrre o acquistare se non fossimo connessi. Mediante la condivisione, aumenta la nostra capacità e questo aumenta a sua volta la nostra capacità di proporci.

5. RTFM – Leggi il manuale!!!

RTFM sta per‘Read The Fine Manual’ ed è una delle regole principali di condotta su internet. Ciò significa, praticamente, che prima di chiedere istruzioni e consigli ad altri bisogna far lo sforzo di leggere le istruzioni. Sicuramente la risposta che cerchiamo è stata già data. Si tratta solo di imparare a cercare per imparare anche da soli, senza dover far sempre riferimento agli altri.

Praticamente e sicuramente ciò che c’è da sapere è stato registrato da qualche parte online, quindi esiste già, bisogna saper cercare e leggere e troviamo quello che ci serve (e questo di solito è stato condiviso da persone che amano condividere la propria conoscenza in maniera del tutto gratuita). Trovare il tempo per dare uno sguardo a quanto è stato già scritto in merito a quanto cerchiamo, da altre persone, non è solo questione di rispetto, ma dimostra un certo grado di competenza e di auto soluzione die problemi.

Ad esempio se non riesci ad installare un software, invece di chiamare subito il customer service o di postare un messaggio di help su un forum, perchè non provi a copiare il messaggio di errore su Google e provi a leggere le risposte e le possibili soluzioni di chi ha già affrontato il problema prima di te? Anche perchè sicuramente trovi tutta la documentazione relativa, senza bisogno di scomodare direttamente altre persone.

Infine, quando chiedi aiuto, puoi farlo sapendo di aver letto anche alcune possibili soluzioni provando anche a spiegare perchè non riesci a farle funzionare. Farai risparmiare molto tempo a chi prova ad aiutarti, evitando consigli che non ti servono, ma focalizzando subito e immediatamente il reale problema che devi risolvere.

(foto di catepol)

6. Cooperate – Cooperazione

Offline le persone collaborano. Si uniscono in team, condividono obiettivi, e lavorano insieme. Tutti lavorano nello stesso posto, usano gli stessi strumenti e condividono la stessa visione di un progetto o di una organizzazione.

Online, le persone cooperano. E fanno network. Onguno ha i propri obiettivi e scopi, ma aderisce a tutto ciò che gli permette di creare una rete in cui si condividono le modalità di comunicazione. Le persone contribuiscono ognuna per la propria parte, creano qualcosa per soddisfare ogni loro desiderio.

Ciò è probabilmente conseguenza della distanza che li separa. Online, non è possibile rafforzare la propria personalità mediante intimidazioni o facendo a gara a chiu alza di più la voce, come potrebbe succedere nei rapporti faccia a faccia. Ciò significa che la comunicazione online richiede una partecipazione volontaria dei soggetti, che non subiscono, rispetto alla comunicazione offline. E le persone che son capaci di fare da connettori di altre persone online riconoscono pienamente ciò e si comportano di conseguenza.

Per cooperare, è necessario conoscere i protocolli e le dinamiche della cooperazione online. Non sono regole ben precise – infatti tutti possono romperle o disattenderle, personalizzarle ed adattarle. Ma vengono stailite le basi della comunicazione. I protocolli, i codici di comportamento, esistono in tutte le sfaccettature della comunicazione online, dalle tecnologie che mettono in connessione isoftware (come TCP/IP e HTML) alle modalità con le queli le persone si parlano a vicenda e interagiscono (come la netiquette e le emoticons per fare qualche esempio banale).

7. Be Yourself – Sii sempre e solo te stesso

Quello che fa funzionare realmente la comunicazione online è la consapevolezza che dall’altra parte dello schermo di una macchina che non è umana ci sia sempre e comunque un essere umano come noi, che vive di pensieri, sensazioni ed emozioni e che grazie alla rete comunica con noi.

L’unico modo per essere compresi e capiti da un’altra persona e permettere all’altro di entrare in sintonia e simpatia con te, permettere di conoscerti realmente, avviare dinamiche per entrare in empatia. la comprensione e la conoscenza reciproca hanno molto più a che fare con i sentimenti e le sensazioni personali (feelings) che con la conoscenza superficiale di un altro diverso da noi. Sono i sentimenti che ci guidano anche nella comunicazione online.

Coloro che utilizzano la comunicazione online ‘only for business’, solo per rapporti professionali, insomma – o peggio, ritengono di volerla incanalare in usi normati e non accettano, che ne so, che si possano anche fare cose banali e divertenti come condividere foto di gatti o giocare a Scrabble su Facebook, oppure chattare su Twitter – utilizzano a ben vedere solo una piccolissima parte delle possibilità di comunicazione che Internet offre.

L’apprendimento e la comunicazione in rete non si possono ridurre alle semplici azioni di invio di contenuti e file da un punto all’altro della rete, da una macchina all’altra. Riguardano il coinvolgimento dell’intera persona (quello che Wittgenstein chiamava) sono una ‘Way of Life’, un modo di vivere e rapportarsi, entrare in relazione. Possedere un gatto per un ricercatore, a livello personale, può avere la stessa importanza della più avanzata delle sue ricerche di laboratorio. Anche il gatto è parte integrante della sua persona, perchè non dovrebbe condividere anche questa parte di sè nella comunicazione online? Sono le cose comuni e quotidiane della struttura mentale di ognuno di noi che poi insieme alla struttura teorica e profesisonale compongono l’intera nostra persona, online come offline.

L’idea dell’essere se stessi, ‘being yourself’ non vuol dire teniamo separata la vita offline da quella online. Piuttosto, è riconoscere che la vita online comprende tutte le diverse sfaccettature della vita quotidiana, ed è importantissimo che questi lati diversi della propria persona e personalità siano tutti ben rappresentati anche online e funzionino bene insieme.

Festina Lente & serendipity

Serendipity è leggere in una vecchia rivista dal medio ieri dell’importanza di rallentare un attimo, appuntarsi sulla moleskine il motto latino Festina Lente a cui faceva riferimento l’articolo, cercare in rete e trovare questa riflessione sulla rete (che tra l’altro è un testo letto non avete idea quanti anni fa, quando mi affacciavo a Internet).

 

festina lente

La frase festina lente è attribuita a Svetonio. Ma ciò che mi sembra interessante non è tanto l’origine antica, quanto il fatto che sia stata adottata da un grande innovatore del Rinascimento, Aldo Manunzio, proprio quando si apriva un nuovo ciclo nei sistemi di comunicazione.

Festina lente. Affrettati piano. Non è un caso che quell’apparente paradosso fosse il motto dell’inventore dell’editoria, all’inizio di un grande cambiamento nella comunicazione umana. È quel misto di urgenza e di pazienza che occorre per comunicare bene con uno strumento nuovo. La frase, e il simbolo visivo che l’accompagna, possono essere interpretati in molti modi. Ma mi piace pensare che il delfino rappresenti forza, agilità, intelligenza; l’ancora costanza, meditazione, concretezza. Occorre velocità di reazione e flessibilità, capacità di imparare in fretta e di adattarsi continuamente a nuove situazioni e nuovi stimoli. Ma anche molta attenzione, una grande capacità di aspettare; e molta pazienza. Perché i risultati non sono immediati – e non è bene che lo siano.

Gli errori sono inevitabili; il vantaggio è che “sbagliando si impara”. Se cerchiamo di fare “tutto e subito” rischiamo di disperderci e di infilarci in percorsi che non ci interessano, che non ci piacciono, che non corrispondono alle nostre intenzioni. Una sperimentazione graduale, un passo per volta ci permette di esplorare possibilità meno evidenti, di scoprire percorsi che non avevamo immaginato.

L’importante è avere la pazienza di provare, esplorare, scoprire. Partire adagio, senza fretta; ma essere pronti ad accelerare i tempi, a cogliere le occasioni, quando ci troveremo davanti a una possibilità imprevista. Molto probabilmente quelle circostanze ci saranno; ma è quasi impossibile prevedere quando, come e quali. Questo è, credo, il più grosso problema della rete. Ma è anche il suo fascino.

Ogni esperienza in rete ha una sua “curva”, un suo andamento di sviluppo. È meglio se ha una crescita “naturale”: cioè comincia lentamente, poi accelera quando arriva a un punto spontaneo di sviluppo; oscilla, rallenta, cambia e si evolve secondo le esperienze e le situazioni. In pratica non è difficile applicare l’apparente paradosso “affrettati adagio”. Vuol dire non avere fretta quando non serve; ma saper cogliere con prontezza e velocità le occasioni favorevoli.

(Tratto da G. Livraghi, L’umanità dell’Internet (Le vie della rete sono infinite), cap. 27)

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