e-learning 2.0: Usare WordPress come OpenCourseWare

David Wiley in un post spiega l’idea di utilizzare i blog di WordPress.com come OpenCourseWare nei quali ripubblicare quindi i corsi online. Praticamente sta sperimentando il republishing di materiali didattici per e-learning OCW su WordPress – sul blog http://newmediaocw.wordpress.com/. David sostiene che ci sono una infinità di cose che si possono fare con i temi personalizzati ed i plugin  di WordPress per creare un ambiente online di apprendimento che non abbia nulla da invidiare ai LMS (Learning Management System) comunemente utilizzati per i corsi in modalità e-learning.  Praticamente le potenzialità sono infinite e soprattutto utilizzabili da chiunque senza particolari skill tecnologiche. I blog contenitori di corsi sono sicuramente meno potenti in quanto strumento e tecnologia degli LMS, ma sono molto più semplici da utilizzare.

Il blog su cui David sta riversando i corsi si presenta come un ambiente molto pulito e in cui è facile andare alla ricerca di contenuti, un modello eccellente per creare siti che siano allo stesso tempo di aspetto gradevole e soprattutto non complessi.

In rete già si riflette sulle possibilità che questo passaggio da LMS a WordPress può offrire. Forse gli LMS sono oramai inefficienti, spesso costosi (anche nel caso di quelli Open Source tipo Moodle che poi ha altri costi). Forse gli LMS sono diventati inutili e troppo complessi a livello educativo e didattico online e come tecnologia, visto cosa mette a disposizione il web 2.0, obsoleti.

Progettare degli ottimi corsi online (course syllabus) accompagnati da numerose risorse e materiali che vengano inseriti non solo in repository chiusi su web (il corso e-learning) ma rendendoli liberamente disponibili online su servizi che presentano una forte componente di social networking come i blog su WordPress.com, Blogger, TypePad, etc. favorisce sicuramente l’apertura verso la scoperta ulteriore, l’approfondimento da parte degli stessi utenti, la serendipity, la ricerca attraverso i motori di contenuti e argomenti affini a quelli che si apprendono nel corso stesso ecc. e soprattutto la possibilità di rielaborazione (mashup) da parte degli stessi studenti (Ecco ad esempio un corso su Hume).

 

Esempi come questa sperimentazione di David Wiley spingeranno le persone verso piattaforme di publishing a fini didattici ed educativi in cui tutti potranno ripubblicare letteralmente il proprio lavoro online in pochi minuti. Letteralmente in pochi minuti. I blog sono sicuramento  lo strumento principale.

La questione si sposta quindi sul gruppo di apprendimento. Il reale problema è sempre quello del creare una community di persone, corsisti ecc. che sia coinvolta dai materiali didattici messi a disposizione. E quindi quali strumenti social utilizzare per raggiungere questo scopo. Quindi, una volta che i corsi prendono una forma più facile per tutti per essere fruiti, come stimolare i corsisti alla creatività ed al riutilizzo degli stessi materiali?

Downes ha già elaborato uno schema di funzionamento che mira a spiegare come costruire un PLE (Personal Learning Environments) in cui l’apprendimento possa essere realmente significativo:

Sicuramente seguirò con interesse gli sviluppi di queste tematiche (e immagino anche Gigi al quale rubo le slides seguenti per capire il PLE). Forse l’e-learning è arrivato ad un vero e proprio punto di svolta. E si potrà realmente parlare di e-learning 2.0.

 

Blog&Psiche: rete, blog, comunicazioni, relazioni, anorresia e molto altro

Riprendo da PiùBlog i video del convegno tenutosi a Roma a dicembre.

Cosa c’entrano i blog con la psiche? La psiche c’entra in tutti i fenomeni di comunicazione via Internet, perché la comunicazione online ci costringe a rivedere i modelli della comunicazione interpersonale, all’interno di una serie di parametri quali il rapporto tra pubblico e privato.

Suggerisco di vedere e ascoltare le 4 parti dell’incontro in cui si tratta anche il tema dell’anoressia e dei “Blog Pro Ana“ con grande varietà di competenze e punti di vista. C’è molto da imparare, sulla rete, la comunicazione e le relazioni. Oltre che sulle giovani generazioni e il loro vissuto interiore.

 

 

 

Blog&Psiche: 2° Parte

Blog&Psiche: 3° Parte

Blog&Psiche: 4° Parte

Un e-book sul Learning 2.0

Un e-book tratto dalla presentazione di jeff cobb sul Learning 2.0 e l’uso dei social media nei processi di insegnamento/apprendimento nelle organizzazioni. Puoi scaricare l’e-book direttamente da qui.

Riporto anche la presentazione da cui è stato tratto l’e-book.

 

Telefonini come strumenti per favorire l’apprendimento?

Dean Shareski riporta un case study sul suo blog sull’utilizzo dei telefonini nella didattica, in particolare con ragazzini di scuola elementare e media offrendo alcuni spunti interessanti sule modalità di uso dei telefonini a quell’età e sulla considerazione che essi anno dei compagni di classe che per un motivo o per un altro di cellulare sono sprovvisti.

Dean ha documentato il coinvolgimento dei ragazzini all’esperimento, la responsabilità e la capacità di innovare e di utilizzare le strategie di problem solving oltre che le sfide educative e didattiche che l’utilizzare tecnologie insolite nella didattica comporta. (via e via)

Vediamo le dimensioni coinvolte dalla sperimentazione dei telefonini nella didattica:

  • Engagement/Coinvolgimento. Il telefonino in classe come novità viene accolto favorevolmente, la novità cede subito il posto al coinvolgimento per quanto riguarda la condivisione di idee. Quindi gli studenti utilizzano i telefonini per condividere tra loro idee, immagini, video e audio. Il coinvolgimento non è con lo strumento ma con la reale possibilità di essere tutti coinvolti e partecipare alla costruzione della storia oggetto dell’attività didattica.
  • Istruzioni. Sono state appese alle pareti dell’aula una serie di linee guida sviluppate dagli stessi studenti con l’aiuto dell’insegnante riguardo come utilizzare i telefonini nell’attività didattica. Discussioni quindi sulla condotta da tenere, sul comportamente, la buona educazione, la privacy e la riservatezza sono state condivise e socializzate da tutti. E’ risaputo, infatti che quando i ragazzi sono messi in condizione di determinare essi stessi le regole, ne comprendono subito appieno e se ne fanno carico in termini di responsabilità.
  • Innovazione e Problem Solving. Gli studenti hanno così potuto scoprire che i telefonini possono diventare anche degli organizers, delle agende, dei registratori e voice recorders, e soprattutto degli ottimi strumenti per creare e distribuire facilmente multimedia. Hanno scoperto che il bluetooth è ottimo per condividere e scambiare file, che possono creare sintesi e riassunti delle discussioni di gruppo utilizzando sia la registrazione vocale che la registrazione di brevi video.
  • Teacher as a Learner/Anche il docente apprende. Un docente sicuramente non sarà veloce sulla tastiera dei telefonini con il “T9” come i ragazzi, ma può imparare da essi e soprattutto apprendere come utilizzare anche il T9 nella didattica. Un insegnante potrebbe inviare sms ai suoi alunni per ricordare i compiti da fare, gli studenti possono rispondere. Si crea comunicazione e relazione, cosa che in se stessa è positiva per la didattica.
  • Pratica riflessiva. Il discorso non è quello di utilizzare i telefonini a tutti i costi nella didattica, ma certamente un uso intelligente può avere sicuramente un ruolo importante, dal momento che per i ragazzi è importante. E’ sicuramente una sfida educativa su cui riflettere. ma il potenziale di utilizzare mp3 o altri multimedia che i ragazzi possono portarsi dietro in qualunque momento dovrebbe essere da stimolo per un insegnante. Occorre riflettere ed osservare le modalità nuove con cui i ragazzi di oggi apprendono, anche grazie alle tecnologie in loro possesso e sfruttarne le possibilità.

Certo, non tutti gli studenti possiedono un cellulare, almeno fino alle scuole medie anche se il numero è sempre in crescita. I docenti però dovrebbero uscire dagli schemi della didattica classica, frontale per favorire l’apprendimento con tutti i mezzi possibili che sono a disposizione, anche con quelli che non sono esattamente didattici, ma che possiedono però delle potenzialità da tenere in considerazione. I telefonini, come gli mp3, la PSP, gli iPod o altri device tecnologici che la maggior parte dei ragazzi possiede dovrebbero essere tenuti in considerazione dagli insegnanti che dovrebbero sempre chiedersi “Potrebbe aiutare gli studenti ad apprendere meglio? Se si, come?” 

(foto di Miss Laid Plot)

Chewing Gum art: combatti la maleducazione con la creatività

(via e via) Una trovata pubblicitaria per i chewing gum della Hubba Bubba a Sydney. Si tratta di colorare con le cicche alcune immagini famose. In pratica il giochino "paint by numbers", colora ogni parte con il colore giusto. Solo che si chiede ai passanti di attaccarci la gommina che stanno masticando invece di gettarla per terra come si fa di solito. Si chiede di utilizzare le diverse colorazioni delle gomme da masticare (a seconda del gusto), si chiede di dare una svolta alla maleducazione ed al malcostume e di creare arte.

Ecco, io questi maxiposter li metterei nelle aule scolastiche per educare le nostre giovani menti creative ed affinare il loro talento artistico. Oltre che così combattiamo la maleducazione (avete presente le distese sterminate di gomme da masticare sui marciappiedi o sull’asfalto?)

L’idea vi fa schifo?

Perchè non avete mai visto le creazioni artistiche che son capaci di fare i ragazzini di scuola media sotto i banchi e sotto la cattedra con le "gingomme", cone le cicche, con i chewing gum che hanno finito di ruminare, perchè è faticoso arrivare al cestino, perchè così fanno uno sgarbo all’istituzione, perchè così fan tutti. Ecco fa più schifo mettere una mano per caso sotto uno di quei banchi. Sapevatelo!

 

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Usare twitter in classe?

Una sperimentazione di http://academhack.outsidethetext.com/home/2008/twitter-for-academia/

foto di franlistan

Dopo averlo usato con le sue classi spiega nel suo post come e perchè Twitter possa essere utilizzato nella didattica. Mia la traduzione libera di alcune parti del post.

  • Class Chatter: La prima cosa che ha notato dal momento in cui la classe ha cominciato ad utilizzare Twitter è stata la conversazione continuativa che aveva luogo all’interno ed all’esterno della classe. Molte di tali conversazioni non erano correlate ai materiali delle lezioni, ma si può dire che in qualche modo la conversazione che ne scaturiva era in qualche modo correlata. Dal momento che gli studenti condividevano l’esperienza di classe, quando qualcosa accadeva al di fuori dell’ambito classe, che ricordava loro in qualche modo i materiali da studiare, spesso lo twittavano fra di loro. Questo serviva come rafforzamento/connessione tra i materiali didattici propinati in classe e il mondo reale, e il loro quotidiano.
  • Classroom Community: Una volta che gli studenti hanno cominciato a twittare, hanno sviluppato un senso dell’altro come persona al di là del ristretto spazio temporalmente condiviso della classe, dell’aula, piuttosto che accontentarsi delle 2 ore e mezzo di attività bisettimanale che li vedevano coinvolti in una attività. Questo ha portato tutta una serie di benefici, dalle conversazioni di classe diventate più produttive (aumento del desiderio di parlare, e maggior rispetto per l’altro) ed ha aiutato il docente a comprendere meglio che tipo di studenti fossero. Infatti, il docente ha imparato molto sulle vite degli studenti, sulle loro famiglie, sule loro abitudini. Una conoscenza supplementare a quella che il tempo didattico al chuiso di una classe non permette, un materiale supplementare a cui molti educatori possono non essere interessati, ma che aiuta realmente a comprendere le dinamiche della classe, quello che Clive Thompson chiama the sixth sense il sesto senso di Twitter. Possedere questo tipo di Sixth Sense può essere veramente di aiuto ad un docente con la sua classe.
  • Il senso del mondo che ci circonda: Alcuni studenti guardano spesso e volentieri la  Public Timeline di Twitter che è la pagina dove vengono postati tutti i messaggi pubblici che passano su Twitter. Il tasso di rumore di fondo qui è altissimo, ma ci dà il senso della varietà delle persone e della gente di tutto il mondo. Con uno sguardo rapido alla timeline si osservano diverse lingue, anche se l’inglese sembra essere la lingua prevalente degli utenti Twitter. La public timeline è una sorta di strumento di misura di quello a cui la gente sembra prestare più attenzione. Durante i grossi eventi sportivi (World Series, o NFL Playoffs) su Twitter circolano tantissimi messaggi proveniente dalle persone che stanno guardando questi eventi. Il Primo dell’anno è stata una giornata particolarmente interessante dal momento che praticamente da tutto il mondo giungevano su Twitter messaggi di “Happy New Year” e che gli auguri, seguendo ognuno il fuso orario di chi li mandava, sono durati tutta la giornata, in un continuum spettacolare.
  • Tenere traccia di un termine, di una parola: Attraverso Twitter è possibile tenere traccia/ “track” parole e termini sottoscrivendo poi il feed a tutti i post contenenti quella determinata parola. Gli studenti possono essere interessati a seguire l’evolversi dell’uso di una determinata parola online. Possono tenere traccia di una parola e verificare le varie frasi in cui le persone la utilizzano. Oppure si può tenere traccia di un evento, di un nome proprio, del proprio nickname, un titolo di un film o di una canzone, il nome di un negozio ecc e verificare quanta gente al giorno twitta quella determinata parola ad esempio Starbucks. (Per fare questo basta inviare il mesaggio “track Starbucks” a Twitter,  e sda quel momento ad ogni aggiornamento contenente la parola il servizio di “track Starbucks” ci invierà tutti i messaggi contenenti “Starbucks.”)
  • Tenere traccia di una Conference: Come sopra, ogni qualvolta che qualcuno twitta la parola relativa alla conferenza che ci interessa seguire ne riceviamo notizia. Si scoprono così diverse persone che partecipano ad eventi e conferenze e che utilizzano  Twitter per fare liveblogging di quello che accade. Si potrebbe chiedere agli studenti di fare lo stesso quando frequentano un seminario, ad esempio.
  • Feedback istantaneo: Twitter è sempre connesso, e ti invia i messaggi anche sul telefonino, è quindi ottimo per ricevere feedback immediati. Se, ad esempio vuoi chiedere ai tuoi studenti che riferimenti video inserire  tra i materiali didattici che presenti, lo chiedi via Twitter ed ottieni risposte immediate. Gli Studenti possono utilizzare Twitter durante i compiti in classe, per cercare di comprendere i materiali e le domande. Un Tweet del tipo: “Non ho ben capito se quello che stiamo leggendo è correlato all’argomento New Media? qualche idea?” può avere risposte di vario genere dagli altri studenti.
  • Seguire un esperto: Gli Studenti possono seguire altre persone su Twitter, che trattano argomenti di loro interesse. Ad esempio se sono interesati al giornalismo potrebbero seguire NewMediaJim che la vora per la NBC e invia Tweets dall’Airforce One, dal Middle East etc. Un punto di vista sul giornalismo veramente visto da dentro la professione, in “real-time”. Anche Howard Rheingold utilizza Twitter nelle sue lezioni di giornalismo sociale.
  • Seguire una persona famosa: Molte celebrità sono oramai su Twitter, così come molti politici.
  • Grammatica: E’ sorprendente come Twitter possa essere ottimo come ausilio per insegnare la grammatica. Perchè? la forma breve che costringe ad utilizzare regole grammaticali abbreviate e/o ad abusare della grammatica piegandola nei 140 caratteri disponibili.  Twitter sviluppa quindi delle “twitter rules.” Queste regole abbreviate aiutano però un docente a dimostrare, sia che tutti i tipi di comunicazione necessitano di regole e strutture adatte e sia quanto possa essere importante utilizzare la punteggiatura. Ad esempio quanto contano le virgole per la comprensione di una frase. Molti Tweets infatti possono essere veramente ambigui quando non è presente la corretta punteggiatura.
  • Scrittura basata su regole: Correlato al punto precedente, c’è anche l’idea che quando si cambia una regola (e quindi il contesto relativo) in una comunicazione scritta, bisogna necessariamente cambiare il contenuto di tale comunicazione. Le regole e la comunicazione devono essere sempre produttive. Twitter è basato fondamentalmente sulla tecnologia degli SMS e limita la comunicazione in 140caratteri,. E’ sorprendente vedere come questo non sia un limite ma una vera e propria ispirazione per utilizzare la propria creatività, e quanto rapidamente le persone comincino a pensare e ad esprimersi mediante messaggi di 140 caratteri, completi in se stessi.
  • Massimizzazione del momento didattico: E’ spesso difficile insegnare in determinati contesti limitati spazialmente e temporalmente, Twitter ti permette di farlo al di là dei limiti spazio/temporali della lezione ed ancora meglio, permette agli studenti di farlo al posto del docente, continuando la discussione sugli argomenti anche al di fuori dell’aula.
  • Public NotePad: Twitter è ottimo per condividere ispirazioni brevi ed immediate, pensieri che ti saltano in mente, idee. Non solo vengono registrate, dal momento che vi si può ritornare a leggerle quando si vuole, ma puoi anche essere ispirato dalle idee twittate da altri. Ed è sicuramente uno strumento utile per classi in cui la creatività personale è molto tenuta in considerazione.
  • Scrivere testi e componimenti assegnati: Ricordi il gioco in cui una persona comincia una storia e la successiva continua e così via? Proviamo a giocare la nostra storia con Twitter.

(via)

Children see, children do. I bambini vedono, i bambini fanno

Tale padre, tale figlio. Tale madre, tale figlia. I bambini sono spugne. Quando un bambino guarda ciò che fa uno dei suoi genitori, non distingue un’azione positiva da una negativa negativa. Semplicemente ripete, in maniera irrazionale. Un video per riflettere. (via)

Generazione X – Noi che…

(via) Mi piacerebbe sapere: Chi si riconosce? (IO IO IO!!!!!) Chi è più anziano e prendeva in giro chi era così? Chi invece non conosce più della metà delle cose citate? (giovincelli e nuove generazioni). Vi aspetto nei commenti.

 

NOI CHE….(trovato qui il testo)
Noi che la penitenza era ‘dire fare baciare lettera testamento.
Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo.
Noi che il Ciao si accendeva pedalando.
Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c’era l’amico in casa.
Noi che dopo la prima partita c’era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella..
Noi che giocavamo a ‘Indovina Chi?’ e conoscevamo tutti i personaggi a memoria.
Noi che giocavamo a Forza 4.
Noi che giocavamo a nomi, cose, animali, città.. (e la città con la D era sempre Domodossola).
Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l’album Panini.
Noi che avevamo il ‘nascondiglio segreto’ con il ‘passaggio segreto’.
Noi che ci divertivamoanche facendo ‘1,2,3 Stella!’.
Noi che giocavamo a ‘*****’ con le carte.
Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la bic.
Noi che avevamo i cartoni animati belli!!
Noi che ‘Si ma Julian Ross se solo non fosse malato di cuore sarebbe piu forte di Holly e Mark Lenders…’
Noi che guardavamo ‘La Casa Nella Prateria’,’Candy Candy’ e ‘Giorgie’ anche se mettevano tristezza.
Noi che le barzellette erano Pierino, il fantasmaformaggino o un francese,un tedesco e un italiano.
Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
Noi che si andava in cabina a telefonare.
Noi che c’era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola con l’albero.
Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo.
Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
Noi che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercuro cromo, e più era rosso più eri figo.
Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna e eravamo sempre sorridenti.
Noi che quando a scuola c’era l’ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.
Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli.
Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma te ne dava 2.
Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
Noi che il ‘Disastro di Cernobyl’ vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina.
Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.
Noi che però sapevamo che erano le 4 perché stava per iniziare BIM BUM BAM.
Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perché c’era Happy Days.
Noi che il primo novembre era ‘Tutti i santi’, mica Halloween.
Noi che a scuola con lo zaino Invicta e la Smemoranda.
Noi che se la notte ti svegliavi e accendevi la tv vedevi il segnale di interruzione delle trasmissioni con quel rumore fastidioso.
Noi che all’oratorio le caramelle costavano 50 lire.
Noi che si suonava la pianola Bontempi.
Noi che la Ferrari era Alboreto,la Mc Laren Prost, la Williams Mansell, la Lotus Senna e Piquet e la Benetton Nannini!!!!!
Noi che la merenda era la girella e il Billy all’arancia.
Noi che le macchine avevano la targa nera..i numeri bianchi..e la sigla della provincia in arancione!!
Noi che guardavamo allucinati il futuro nel Drive In con i paninari.
Noi che il Twix si chiamava Raider e faceva competizione al Mars.
Noi che giocavamo col Super Tele perchè il Tango costava ancora 5 mila lire e.. ‘stai sicuro che questo non vola…’
Noi che le All Star le compravi al mercato a 10.000 lire.
Noi che avere un genitore divorziato era impossibile.
Noi che tiravamo le manine appiccicose delle patatine sui capelli delle femmine e sui muri.
Noi che abbiamo avuto tutti il bomber blu,nero,argento e verde con l’interno arancione e i miniciccioli nel taschino.
Noi che se eri bocciato in 3° media potevi arrivare con il Fifty ed eri un figo della Madonna!!!

NOI CHE SIAMO ANCORA QUI E CERTE COSE LE ABBIAMO DIMENTICATE E SORRIDIAMO QUANDO CE LE RICORDIAMO NOI CHE SIAMO STATI QUESTE COSE E GLI ALTRI NON IMMAGINANO NEMMENO COSA SI SONO PERSI!!!
QUESTA è LA NOSTRA STORIA…

(seconda parte testo trovato qui)

 

 

 

Noi che spendevamo la nostra paghetta x comprare il corriere dei piccoli.
Noi che sparavamo con le pistole della polistyle.
Noi che compravamo i dischi originali xchè costavano poco.
Noi che sognavamo di possedere una saltafoss.
Noi che d’estate giocavamo a rialzo sopra al marciapiede…
Noi che rispettavamo i più vecchi.
Noi che giocavamo alla guerra come se fosse un ricordo lontano.
Noi che spendevamo tutti i nostri averi x indossare le Timberland, le Barlington, la cintura di Charlington e le felpe della Best Company.
Noi che credevamo alla democrazia.
Noi che facevamo la gara della bolla più grossa con le Big Bubble
Noi che le uniche pastiglie che conoscevamo erano le aspirine x curare la febbre
Noi che se venivi bocciato a scuola o rimandato scattava il terrore in casa e andavi in castigo
Noi che rispettavamo i muri e i monumenti delle nostre città
Noi che il computer erano il commodore Vic 20 o il 64
Noi che eravamo orgogliosi di essere italiani
Noi che x caricare un gioco sul computer ci mettevamo 20 minuti con le cassette che emettevano quel rumore tipo fax
Noi che il cellulare era quello dei carabinieri
Noi che ci vantavamo con gli amici di averle toccato una tetta
Noi che passavamo i pomeriggi con gli amici in piazzetta a parlare di Garelli Bit 4 elaborati
Noi che il danno più grosso che facevamo era rubare le matite alla rinascente…
Noi che i nostri miti erano supereroi e non froci della TV
Noi che guardavamo Buona Domenica xchè era divertente
Noi che x invitare fuori una ragazza dovevamo chiamare a casa e superare il filtro della mamma
Noi che ci sentivamo fighi se avevamo il carburatore dell’orto del 19 pari sulla vespa
Noi che sfrigolavamo in bocca coi frizzy pazzy
Noi che ci facevamo le pippe con postalmarket scorpio e con bliz
Noi che nevicava in città e si scendeva in collina con i sacchetti della spazzatura
Noi che a Natale c’era sempre il film di Asterix
Noi che avevamo la penna di 12 colori, la gomma profumata e la replay cancellabile
Noi che facevamo la cannetta sull’albero
Noi che bevevamo dalla fontana dei giardinetti o dalla stessa bottiglia senza prenderci le malattie
Noi che la frutta si mangiava con la buccia senza metterla a bagno nel Lyso Form
Noi con l’ippopotamo della Pampers, il gufo della dolce Orchessina e il delfino del Galak
Noi che mangiavamo le Goleador dopo l’allenamento
Noi che mettevamo i jeans con i risvolti scozzesi
Noi che facevamo 5 sacchi di miscela al motorino
Noi che i giocatori nelle squadre erano più o meno sempre gli stessi e gli stranieri erano meno degli italiani…
Noi che leggevamo la pubblicità degli occhiali a raggi x sull’ultima pagina del tele sette
Noi che tagliavamo il tonno con un grissino
Noi che giocavamo in piazzetta col Tango ed il supertele
Noi che in ricreazione si giocava a figu
Noi che a quelle che ci piacevano le scrivevamo la letterina
Noi che ci coprivamo le mani di Vinavil x poi toglierlo come pelle secca
Noi che i paninari si picchiavano coi metallari
Noi che Samantha Fox era porno
Noi che le sigarette facevano male anche se non c’era scritto
Noi coi braccialetti neri di gomma o quelli coi fili di lana intrecciati che ti facevi a casa
Noi che l’unione sovietica era Ivan Drago, la Jugoslavia un paese unico, il pesce crudo ci faceva schifo e i ristoranti cinesi costavano un sacco

NOI CHE SIAMO ANCORA QUI E CERTE COSE LE ABBIAMO DIMENTICATE E SORRIDIAMO QUANDO CE LE RICORDIAMO. NOI CHE SIAMO STATI QUESTE COSE E GLI ALTRI NON SANNO COSA SI SONO PERSI!!!

Piccole Miss crescono con loghi addosso

La maggioranza delle bambine dai 6 ai 10 anni veste Miss Ribellina. E’ un dato di fatto.

Lo vedo ogni giorno a scuola. Bardate con almeno un capo a scelta tra una maglia, una felpa, i jeans col ricamo a tutta gamba, i cappottini ecc.

 

Ovviamente il marchio era a me sconosciuto (mi sa che son rimasta a Guru in quanto abbigliamento giovanile di tendenza o mi sa che sto invecchiando). O meglio la rannocchietta di Monella Vagabonda oppure Miss Sixty oppure Baci Rubati o i cuoricini di SweetYears pensavo fossero il top per la moda KIDS (il top nel senso che avevo visto già orde di bambini e bambini così addobbati con le scritte del marchio ben in vista, ricamate, colorate, perlinate ecc.)

Ora il "meglio" dell’abbigliamento bimba in questo partcolare momento storico è questa apina (orribile tra l’altro che fa a gara con la ranocchietta per il premio logo trash dell’anno). Magari domani sarà già superato da un altro marchio. Il punto non è questo. Non sono esperta di Kids fashion. Non ho idea della qualità dei capi di questi marchi famosi in questo target di mercato (baby moda).

Mi chiedo e vi chiedo invece: com’è che solo uno di questi marchi presenta una collezione KIDS? Esplorare i siti per credere.

Come vengono pubblicizzati questi marchi per essere così diffusi? Che canali adoperano? E la pubblicità o il loro marketing fa presa più sulle bambine o più sulle mamme? Cioè come funziona il settore fashion a questa età?

Chi ne sa qualcosa mi dica. Vorrei capire.

I pericoli del blogging (video per maschietti)

Un Video di Yossi Vardi: una lecture su "dangers of blogging": i pericoli del blogging.
Maschietti blogger, occhio al riscaldamento locale, vero pericolo per l’umanità. 
E’ in inglese ma si comprende facilmente. Ma LOL!! Maschietti occhio: le balle si surriscaldano di più a voi!!

(Recorded March 2007 in Monterey, California. Duration: 6:15.)

Little Einsteins: Kids Killer Application per musica, geografia e arte

Ho imparato una cosa nuova.
Esiste un cartone animato bellissimo che fa imparare tante cose ai bambini. Ho visto un bambino di 2 anni e mezzo che sa tante cose proprio grazie a questo cartoon. E son rimasta colpita. Ho chiacchierato tanto con il mio amichetto in questi giorni…

Si tratta di Little Einsteins della Disney. Una serie di cartoni animati adattissimi per bambini in età prescolare con un’animazione innovativa che cattura l’attenzione dei piccoletti e li fa navigare e fantasticare nei i cieli del mondo, con un sottofondo di brani di musica classica noti. Il cartone li fa divertire e contemporaneamente risolvere i diversi problemi che incontrano durante il viaggio. Il bambino amico mio sa riconoscere i brani (Mozart ecc.) ma sa anche dirti che Parigi è lontana e che la Tour Eiffel è proprio a Parigi…insieme a tante altre info che da un duenne e mezzo non ti aspetteresti. Non è il classico cartone che lobotomizza o davanti a cui parcheggiare i piccoli. Anzi è davvero utile per far capire la musica, la geografia e le arti in genere. In ogni missione i quattro visitano luoghi diversi.

Allora che aspetti? Salta a bordo della navicella Rocket con June, Leo, Annie e Quincy per un giro divertente intorno al mondo.

SMS – Scegli Metodi Sicuri

Dal 20 dicembre 2007 comincia "SMS – Scegli Metodi Sicuri" una striscia quotidiana in onda sul web. Si tratta della prima fiction in 3D sull’educazione sessuale per le giovanissime, interamente realizzata nel mondo virtuale di Second Life. La fiction è suddivisa in 30 puntate di tre minuti e diretta da Roberta Cirillo.

La serie, girata nella Milano virtuale di second life, sarà trasmessa su www.sceglitu.it e www.intermedianews.tv. Rivolta alle più giovani, andrà in onda tutti i giorni a partire dal 20 dicembre.

“SMS – Scegli Metodi Sicuri”, è il primo esperimento di fiction virtuale dedicato espressamente ad un argomento delicato ma importante quale è l’educazione sessuale delle ragazze preadolescenti ed adolescenti italiane.

La protagonista è Sara una ragazza alle prese con le prime esperienze e gli “inconvenienti” che possono capitare ad un’adolescente non troppo informata. Il colpo di fulmine, il rapporto non facile con la sorella, le confidenze con la migliore amica: tutte situazioni in cui si ritrovano le ragazze (e non) d’oggi.

Puntate brevi, di tre minuti, da guardare sul computer: è questa la formula su cui scommette la fiction. Il tempo di un caffé per seguire le vicende di Sara alla scoperta della propria sessualità. Un programma da seguire quando si ha tempo, da rivedere e commentare con le amiche, da conservare.

Le ragazze di oggi, anche se sono bombardate da messaggi che ammiccano al sesso, mostrano in realtà gravi lacune, che le espongono al rischio di gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili.

Il concetto di “scelta” sta alla base dell’intero progetto “Scegli tu”, e punta l’attenzione sulla responsabilizzazione delle donne nelle proprie scelte riproduttive. “SMS” non si rivolge però solo alle ragazze, ma anche alle loro mamme e ai maschi. L’obiettivo è favorire in maniera informale e innovativa la discussione su questi temi, e soprattutto stimolare l’approfondimento.

Credo sia un ottimo utilizzo di Second Life ed una campagna da diffondere tra le nostre giovincelle.

Questo blog aderisce all’iniziativa contro gli abusi sessuali sui minori

Come Gigi da cui leggo di questa iniziativa di diffusione di informazioni su una questione scottante ed in quanto lavoro con i minori a scuola non posso fare altro che lodare l’iniziativa anche io e consigliare ad altri blogger di fare altrettanto. Diffondiamo, diffondiamo, diffondiamo. Perchè se ne parli, perchè ci sia una maggiore sensibilità, perchè si sappia cosa fare. Perchè le informazioni si diffondano quanto più possibile.

Cosa fare per prevenire gli abusi

Il modo migliore per impedire un abuso, quando il genitore o colui che si prende cura non è presente, è quello di fornire ai bambini le conoscenze necessarie a proteggersi. La prevenzione essenziale può essere insegnata senza palare di abuso. I bambini non hanno bisogno di sapere cosa è un abuso e chi sono i pervertiti, che cosa fanno e perché lo fanno.
Non hanno bisogno di sapere che la gente che amano potrebbe fargli del male. Piuttosto, la prevenzione va insegnata attraverso messaggi positivi e concreti che danno a bambini la capacità di comportarsi con efficacia qualora si trovino in situazioni potenzialmente pericolose. La realtà è che ci sono momenti in cui i bambini possono e devono essere responsabili del loro proprio benessere, come quando sono soli con un potenziale aggressore. Devono sapere che saranno creduti e sostenuti dai loro genitori o da chi si prende cura di loro.
I bambini imparano che possono avere più controllo su ciò che accade ai loro corpi quando gli insegniamo, e quando gli mostriamo con il nostro comportamento, che i loro corpi appartengono solo a loro stessi. Bambini di due e tre anni già conoscono come preferiscono essere toccati e come no.
Le tecniche di prevenzione degli abusi sui minori devono essere imparate sia da un punto di vista teorico che pratico.

Come capire se un bambino è stato abusato

Gli effetti dell’abuso subito, possono produrre dei cambiamenti nel comportamento del bambino, che possono manifestarsi con disturbi nelle relazioni affettive, nelle abitudini quotidiane e quindi possono essere un segnale del suo profondo malessere.
E’ quindi molto importante porre attenzione ai vostri figli, alla eventuale presenza di un disagio. A dispetto di quanto sostenuto da molti, non esistono indicatori che possano aiutare a rilevare con certezza un abuso sessuale. A volte, però, un bambino che sia stato abusato può presentare dei comportamenti, che costituiscono campanelli di allarme e segnalano la presenza di un disagio.
L’elenco dei comportamenti sospetti lo potete trovare qua.

Cosa fare per aiutare un bambino vittima di un abuso
Il trauma di un bambino che segnala l’abuso è molto reale. Se ciò accade, la prima cosa da fare è di rimanere calmi e appoggiare il bambino. Bisogna dare al bambino la possibilità di dire a modo suo che cosa è accaduto. Non bisogna avere reazioni eccessive e non bisogna criticare il bambino in alcun modo.
Il Bambino ha bisogno di sentirsi dire:
* Che gli credete e che siete felici perché ve ne abbiano parlato.
* Che non ha fatto nulla di male.
* Che farete tutto ciò che potete per fare in modo che ciò non accada di nuovo e che farete tutto il vostro possibile per aiutarlo.
* Non promettete al bambino che farete qualche cosa di specifico. Potreste non essere in grado di mantenere quella promessa.
* Bambini che segnalano un abuso fisico e sessuale devono essere esaminati da un medico. Se possibile trovate un medico che il bambino conosce o uno che ha esperienza nella gestione di queste situazioni.

Come e dove denunciare un abuso
CHIUNQUE ha il dovere morale di segnalare, mediante denuncia o querela, all’autorità giudiziaria, anche oralmente, un caso ritenuto sospetto di abuso sul minore o di maltrattamento.
E’ importante allora, qualora sospettiate un abuso, rivolgersi ai servizi socio-sanitari e alle istituzioni del proprio territorio. Pediatri, psicologi, psichiatri, assistenti sociali che operano presso i Servizi Socio-Sanitari ed hanno come interesse prioritario il benessere psico-fisico del bambino potranno aiutarlo (ed aiutare la sua famiglia) ad affrontare il disagio derivante dall’abuso e da eventuali interventi anche da parte dell’Autorità Giudiziaria.
Per quanto riguarda la segnalazione dell’abuso sessuale, le indagini, i provvedimenti sul versante giudiziario è necessario far riferimento a Polizia, Carabinieri, o direttamente alle Procure presso il Tribunale Ordinario e presso il Tribunale per Minorenni (qua trovate l’elenco dei tribunali italiani).
E’ possibile anche alle linee di consulenza telefonica di Telefono Azzurro. Il Centro di Ascolto di Telefono Azzurro è attivo in tutta Italia 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. La linea 19696 è a disposizione di tutti i bambini e gli adolescenti fino a 14 anni di età che desiderano parlare con un consulente (psicologo o pedagogista) di una situazione di disagio che stanno vivendo. La linea 199.15.15.15 è a disposizione dei ragazzi di età superiore ai 14 anni e degli adulti che desiderano confrontarsi in merito ad eventuali situazioni di disagio che coinvolgono i più giovani.

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