Social media policy in ambiente scolastico #gasw2014

Le mie slide su “Social media policy in ambiente scolastico” per la Giornata aperta sul web #gasw2014

Non possiamo non tener conto della normativa che, in sintesi, vieta l’uso dei telefonini a scuola (Direttiva Fioroni 104/2007 ecc.) Siamo, ovviamente, tenuti a rispettare e far rispettare.
Dobbiamo, secondo me, affrontare il cambiamento e gestirlo.
Cambiamento che vede uno smartphone in mano alla quasi totalità degli studenti, la presenza sui social dei nostri ragazzi/figli a partire dalla quinta classe della scuola primarie (nonostante l’età minima, ad esempio per Facebook, sia 13 anni compiuti), la sempre più massiccia (e ingombrante?) presenza sui social di docenti e genitori ecc.

Come gestire il cambiamento in atto, anche tenendo conto delle tecnologie a disposizione nelle scuole, delle sperimentazioni che vedono i tablet per ogni studente, classi 2.0, dei progetti di scuola digitale ecc?

Come affrontare il fatto, ad esempio, che, nonostante tutti i divieti e le normative esistenti, gli studenti durante un esame (le prove INVALSI o, a breve, gli esami di stato) praticamente in tempo reale sono tutti sui social a scambiarsi quesiti e soluzioni, a fare ironia, a sfogarsi, a comunicare?

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Chiudendo gli occhi? Facendo finta che tutto ciò non accade?
Io son tre anni che ne parlo…per dire.

Con una Social Media Policy di Istituto, sempre più necessaria.
Una sorta di regolamento interno, condiviso con tutte le componenti. Una elaborazione partecipata che tenga conto di diversi fattori e questioni.

Un documento che contenga sia le Linee Guida per la gestione della presenza e della comunicazione degli spazi in rete dell’Istituto che le Linee Guida per la gestione della presenza responsabile in rete e sui social network di personale e studenti.

Social Media Policy d’Istituto come momento educante di tutta la comunità scolastica.

Nel mio intervento alla Giornata Aperta sul Web ho provato a delineare quello che secondo me dovrebbe essere il contenuto:

Gestione degli spazi in rete dell’istituto
- sito web scolastico: ruoli, comunicazione istituzionale, gestione materiali, accessi con password, gestione credenziali, ecc.
- canali social della scuola: quali aprire, che materiali, quale comunicazione, target utenti, chi gestisce ecc.

Gestione di spazi di condivisione materiali per la didattica e organizzativi
- Singolo docente o disciplina
- Singola classe
- Gruppi di lavoro
- Scelta strumenti web: dropbox, google drive, email, skype ecc.
- LIM, TABLET, Applicazioni, ebook: guide tecniche e metodologiche
- Registro elettronico ecc.

Pianificazione della presenza social collegata al sito istituzionale (come scrivevamo nel vademecum Pubblica Amministrazione e social media)

Gestione di tutte le questioni educative collegate all’uso di media sociali

I Temi da mettere sul piatto delle riflessioni da fare per una Social Media Policy d’Istituto sono tanti:
- Diffusione conoscenza: cultura digitale
- Comunicazione
- Trasparenza
- Diffusione informazioni
- Dialogo Scuola/Famiglie
- Dialogo Docenti/Studenti
- Dialogo diverse componenti comunità scolastica
- Uso della rete e della comunicazione online: competenze digitali

La scuola non può sottrarsi dall’educare all’uso corretto dei social media, alla consapevolezza e alla gestione della privacy, alla gestione della Web Reputation, ai pro e contro della geolocalizzazione, alla gestione delle informazioni riguardanti dati personali, privacy, informazioni riservate…

La scuola deve prevenire comportamenti in rete che implicano insulti, volgarità, offese, minacce, atteggiamenti violenti, bullismo, stalking ecc.

E’ oramai opportuno esplicitare come regolamentare uso di Fotografie, Filmati, Registrazioni ecc. (chiarendo gli usi consentiti, ad esempio per alunni H, DSA, BES).

Tocca alla scuola occuparsi anche di Diritto d’Autore, materiale privato o protetto, licenze Creative Commons, come citare le fonti.

Insomma ho messo molta carne al fuoco e condivido per continuare a discuterne insieme.

In giro a parlar di scuola digitale, social network, annessi e connessi

Lunedi 17 febbraio sono stata invitata dal Dirigente Daniele Barca dell’Istituto Comprensivo di Cadeo a parlare di “Social media e didattica: quali possibilità?” (…e come prevenire qualche rischio) ai Docenti.
Il pomeriggio continua poi con i genitori sul tema “Figli digitali, social e sempre connessi (opportunità e rischi, cosa deve sapere un genitore?)”

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(credits photo)

Martedi 18 febbraio, invece, sono stata invitata alla Social Media Week di Milano al dibattito su “Scuola oggi e domani: evoluzione dell’apprendimento e dell’insegnamento tra tecnologia e nuovi scenari”
Sarà un dibattito con gli attori del mondo dell’educazione attivi nel digitale e social media, per disegnare e discutere il panorama attuale nelle scuole, i best case e lo scenario del prossimo futuro. Un momento di confronto sul tema dell’innovazione tra i banchi di scuola con Dianora Bardi, Daniele Barca, Alessia Rastelli e Maria Vittoria Alfieri.

Insomma social media, didattica, generazione digitale, scuola digitale, educazione, apprendimento, tecnologia. Saranno due giorni intensi!

URBI ET ORTI Reportage sugli orti urbani di Milano – Foto di Alessandro Vinci

Segnalo con piacere una mostra fotografica particolare.
Ai Milanesi e non solo.

Se vi trovate da quelle parti, passateci e salutatemi il fotografo!

Si tratta della mostra sugli Orti Urbani a Milano, foto di Alessandro Vinci (mio carissimo amico!).

Con il Patrocinio del Comune di Milano, promossa dall’Istituto Italiano di Fotografia e in collaborazione con la Feltrinelli.

URBI ET ORTI Reportage sugli orti urbani di Milano
Fotografie di Alessandro Vinci

Dal 3 luglio al 31 agosto 2012 presso La Feltrinelli Librerie in Piazza Piemonte 2 (2° piano) a Milano. Inaugurazione: 3 luglio 2012 ore 18:00.

All’inaugurazione intervengono Alessandro Vinci e Sara Munari, fotografa, critica e docente dell’Istituto Italiano di Fotografia.

Milano. Città della moda, dell’alta finanza, dello shopping; città europea, desiderio mai sopito di migliaia di migranti, attratti dalle maggiori opportunità di lavoro. Città dei centri commerciali, dei “grattacieli” e degli uffici, del traffico, dei lavori in corso; città dal cielo grigio di smog, dalle prospettive nascoste dal cemento, dalla terra coperta d’asfalto.
La cultura contadina sembrava non trovarvi più posto – dopo aver ceduto il passo alla frenetica e progressiva urbanizzazione degli anni ’60 – e invece, a ridar luce e respiro ai colori del moderno, ecco gli orti urbani: piccole oasi di verde, un colore solo simile a quello della carta moneta; oasi nel deserto dell’omologazione urbana, ritagli di spazio per un tempo di cui l’uomo non è più padrone, una nuova possibile meta. Qui la comunità si ferma, si incontra, si confronta. Qui, l’uomo si sottrae all’annichilimento imposto dalla società e scopre nuove forme di aggregazione, recuperate e ricostruite nell’antico contatto con la Terra. Ognuno fa da sé e fa per gli altri: qui si coltiva sano, e non solo cibo. È lecito pensare che si coltivi umanità. I nuovi orticoltori sono gli uomini e le donne “della porta accanto” (studenti, ingegneri, professori, impiegati, pensionati), che hanno cercato e trovato una finestra, un punto di vista diverso, una via di fuga da un mondo che, forse, ci rappresenta sempre meno.

(Testo di Vincenzo Antonio Scalfari – altro mio carissimo amico!)

Alessandro Vinci ci mostra, attraverso le sue fotografie, una tendenza che sta – è proprio il caso di dire – fiorendo nella giungla di cemento della città di Milano.
Quella degli orti urbani non può essere unicamente una moda. C’è un crescente interesse da parte dei cittadini, connesso ad una rivoluzione di tipo culturale che riconcilia la gente alle questioni del verde e della sostenibilità.
“I nuovi contadini di città” ci stanno insegnando come potrebbero essere in futuro le città, sfruttando la vita di questi microcosmi come alternativa alla coltivazione in grande scala e regalando piccoli polmoni verdi che permettano di tornare in simbiosi con la natura, anche nelle più grandi città.
Alessandro Vinci ci propone, attraverso la sua ricerca, una serie di fotografie caratterizzate da una costruzione formale molto pulita, volta a sintetizzare nell’immagine la correlazione tra l’elemento umano e il contesto urbano, con un linguaggio fotografico essenziale ed equilibrato.

Parole queste di Sara Munari, curatrice della mostra insieme a IIF Art Side – dipartimento creativo dell’Istituto Italiano di Fotografia.

Il fotografo mi ha concesso qualche anteprima delle foto che posto volentieri per incuriosirvi ancora di più.

Foto di Alessandro Vinci

Foto di Alessandro Vinci

C’è una galleria di Foto di Alessandro Vinci su Repubblica.

Ne parla anche il Giornale

Insomma il ragazzo si sta facendo conoscere! E pensare che io l’ho visto crescere! (Posso dirlo, Ale, vero?)

Scherzi a parte, consiglio vivamente di passare a vedere la mostra sugli orti urbani, non ve ne pentirete!

Womentech 2009: donne e tecnologia

Dopo il VeneziaCamp 2009  (a cui debbo l’apparizione sul Corriere) sono stata invitata da Michele Vianello e da Gianna Martinengo (per il tramite del mio amico, da quel momento nominato anche “manager”, Gigi Cogo) al WomenTech 2009 -Conferenza internazionale “Women&Technologies® che si è tenuto a Milano il 9 Novembre scorso.

Onoratissima dell’invito e molto contenta per la splendida giornata trascorsa, per gli ottimi contenuti della conferenza e l’impeccabile organizzazione oltre che per aver conosciuto grandi donne, non ne avevo ancora scritto, perché aspettavo la pubblicazione di foto, video, presentazioni.

La seconda edizione della conferenza internazionale “Women&Technologies®” e del premio “Le tecnovisionarie®” è stata organizzata scopo di rappresentare la visione del rapporto tra donne e tecnologia, però, non come problematica di genere ma come strumento per identificare e valorizzare il talento nella ricerca, nello sviluppo tecnologico e nell’innovazione, nel web, in un periodo così importante per l’Europa e non solo.

Dopo il discorso di apertura di Gianna Martinengo, i saluti del Direttore Generale del Museo Fiorenzo Galli, e del Presidente della Camera di Commercio di Milano, Carlo Sangalli, il Womentech si è svolto poi in tre sessioni: “Generazione 2015” (10.30-13.00) coordinata da Fiorella Operto, Presidente della Scuola di Robotica di Genova; “Trasversalità delle tecnologie” (14.30-16.00) condotta da Mariagiovanna Sami, Professor of Digital Processing systems, Politecnico di Milano; “Non solo tecnologie ma persone” (16.30-18.00) coordinata da Gianna Martinengo, Presidente Didael. Ha chiuso i lavori Maria Grazia Cavenaghi-Smith, Direttore Ufficio del Parlamento Europeo a Milano mentre durante la successiva Serata di Gala è avvenuta l’assegnazione del premio “Le Tecnovisionarie®” 2009.

Un po’ di foto della giornata qui:

Nell’ambito della sessione del mattino, “Generazione 2015” sono intervenuta anche io, in qualità di Caterina Policaro/(catepol.net), cioè di me stessa, docente, esperta di social network e blogger, invitata a dare il mio contributo sulla presenza delle donne nella parte abitata della rete (blogosfera e social network).

Partendo infatti dai presupposti neurologici delle differenze tra i generi, la discussione nell’ambito della prima sessione, si è poi sviluppata dimostrando, anche per mezzo di dati e ricerche, che fondamentalmente non c’è differenza di genere nell’uso delle tecnologie. Occorre solo utilizzarle al meglio, da parte delle donne che ritengono di averne paura, per semplificare la propria vita (professionalmente parlando, ma non solo) e saperne cogliere le opportunità.

Vi rimando al sito del Womentech 2009 per approfondire tutti i contenuti di tutti i relatori.

Il mio intervento è disponibile in video qui http://www.womentech.info/index.php/tavola-rotonda-“chi-generazione-2015”/intervento-di-caterina-policaro.html,

Oltre che qui sul blog:

Potete vedere i saluti qui http://www.womentech.info/index.php/interventi/, e gli altri relatori della tavola rotonda a cui ho partecipato io qui http://www.womentech.info/index.php/tavola-rotonda-“chi-generazione-2015”/

POP Professional Online Publisher Workshops di Robin Good: ci sono anche io!

Qui trovate i dettagli. Di che si tratta?

Sono aperte le iscrizioni per i primi due workshop “pro” di online strategy, i POP Professional Online Publisher Workshops di Robin Good, dedicati a chi si occupa di comunicazione e fare business online. Una giornata con Robin Good per affrontare problemi e strategie.

Dove e Quando

Roma
Sabato 7 Novembre, ore 8:30 – 18:30.
Domus Talenti
via Quattro Fontane, 113Milano
Sabato 21 Novembre, ore 8:30 – 18:30.
Location da definire

I primi due workshop che si terranno a Roma il 7 Novembre 2009 e a Milano il 21 Novembre 2009 sono dedicati  alle strategie fondamentali per comunicare in maniera efficace online, tematiche che saranno affrontate con un approccio collaborativo e il coinvolgimento dei partecipanti.

Niente “esperti” sui divanetti e interminabili presentazioni con PowerPoint, ma una full immersion dedicata a capire le strategie chiave e nell’investigare, tutti insieme, come metterle in atto.

Ma sentiamolo dalla stessa voce di Robin:

La novità di questi workshop riguarda i dieci ospiti “veramente” speciali che in ogni workshop saranno messi “sotto torchio” da Robin Good per “estorcere” da loro il meglio delle loro strategie ed esperienze professionali.

Sono onoratissima di essere una degli ospiti speciali del workshop romano.Unica donzella dei due appuntamenti. Onoratissima è dire poco e ringrazio Robin per questa opportunità che mi dà di condividere la mia esperienza.

Caterina Policaro

La donna assolutamente più 2.0 del Web italiano si chiama Caterina Policaro. Popolarissima blogger, prolifica Twitteratrice, è un utilizzatrice avanzata di tutti gli strumenti per il publishing e per la socializazzione online. Caterina è anche un insegnante di professione e le sue esplorazioni online offrono spesso spunto al come meglio affrontare il discorso dell’apprendimento al di fuori dei canoni tradizionali. Se ti interessa capire come coinvolgere, fare amicizia e sfruttare al meglio i social media per il tuo personal branding, Catepol è la persona alla quale rivolgere le tue domande.

Quindi il 7 Novembre, troverete anche me ad essere “spremuta” dal mitico Robin, insieme a Luca Conti, Italo Cillo, Andrea Genovese, Daniele Di Gregorio, Alessandro Sportelli, Giulio Marsala, Roberto Chibbaro, Matteo Ionescu, Roberto Galoppini.

Mentre a Milano saranno ospiti speciali: Marco Montemagno, Michal Gawel, Giorgio Taverniti, Enrico Madrigano, Antonio Tombolini, Paolo Moro, Michele Ficara, Valentino Spataro, Ryuichi Sakuma, aka Marco Ronco, Massimo Turco.

Il prezzo per partecipare al workshop è 297 Euro tutto compreso, IVA e mangiare (coffee break e pranzo) inclusi.

Questa è la pagina che ha tutte le informazioni sul workshop e dalla quale ci si può anche iscrivere: http://www.masternewmedia.org/it/2009/09/25/strategie_efficaci_per_la_comunicazione_online_partono.htm (Indirizzo accorciato: http://tinyurl.com/pop-workshop-novembre-2009)

Ed eccoci alla bella notizia per voi, miei lettori: Robin mi dà la possibilità in quanto OSPITE SPECIALE del workshop di portarmi dietro un po’ di lettori, fan, simpatizzanti, amici e di farvi lo SCONTO sull’iscrizione!

Ho quindi la possibilità di offrire a chi è interessato a partecipare al workshop (sia a Roma che a Milano) un  link speciale attraverso il quale è possibile iscriversi al workshop a un prezzo scontato di ben 100 Euro: 197 Euro invece di 297 Euro.

Volete lo sconto di Catepol?

Dal momento che è uno SCONTO “ad personam” che posso dare solo ai tuoi miei fedelissimi lettori, fan, simpatizzanti e amici, per ottenere lo sconto per uno dei due workshop vi chiedo di contattarmi personalmente in mail a caterina.policaro@gmail.com precisando nell’oggetto “POP workshop Roma/Milano, richiesta sconto Catepol

Vi fornirò privatamente il link giusto per iscrivervi ed ottenere lo sconto e pagare solo 197 euro anzichè 297.

Che aspettate?

Astenersi perditempo, ok?

E per chi ci sarà il 7 novembre, ci vediamo a Roma!


Perchè le notizie prima passano da Twitter!! Siamo sicuri?

Anche se a qualche giorno di distanza eccomi a fare il punto delle mie riflessioni e affermazioni in merito al caso: #deragliamento #treno #milano #twitter #media. Non a caso ho messo il simbolo # prima di ogni termine, # altrimenti detto hashtag,  che su Twitter permette di ricercare più facilmente per termini chiave (quasi una sorta di titolo per Twit dall’argomento comune, per non disperdere le conversazioni se riguardano lo stesso argomento).

In sintesi per chi vuole capire subito di cosa parlo:

- verso le 23:00 del 20 settembre scorso sono apparsi alcuni messaggi che annunciavano un deragliamento ferroviario presso la stazione centrale di Milano,

- questi messaggi sono apparsi su  Twitter (e di conseguenza anche, immediatamente, su Friendfeed dove tantissimi doppiano i Twit – e quindi anche nel marasma di Facebook dove tantissimi doppiano automaticamente Twitter e Friendfeed, ma su Facebook non è possibile cercare bene per cui continuerò a parlare solo di Twitter e Friendfeed, dove si son svolti i fatti).

- per un’ora circa, oltre Twitter e Friendfeed non c’erano notizie ufficiali sul deragliamento in altri siti di informazione, quali giornali online, ANSA, ecc.

- le informazioni quindi viaggiavano di contatto in contatto sui due social network.

- la notizia ufficiale è arrivata solo DOPO sui media tradizionali.

Per approfondire questioni più tecniche in merito a stampa, media, new media ecc. vi rimando da @Felter o da @Michele o da @Roberto.

Io voglio raccontare come ho vissuto la serata del deragliamento del treno a Milano, quindi dal mio personale punto di vista di utilizzatrice dei social network, blogger, persona con un po’ di raziocinio che cerca di capire quanto accade, di verificare le fonti prima di divulgare a mia volta quanto accade, con la “responsabilità” di condividere qualcosa con questi NUMERI: 1969 followers su Twitter, 1512 iscritti al mio Friendfeed, 1602 amici di Facebook. Responsabilità.

All’apparire dei primi twit, non avendo capito la fonte, io ho twittato:

Ma è vero che è deragliato un treno in centrale a milano? (ci son diversi twit e retwit)

E ho cominciato  a ricevere risposte e a cercare su Twitter per hashtag:

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Cosa accadeva in pratica?

Da un primo messaggio di @valentinasole80 “E’ deragliato un treno in centrale a Milano” e uno di @alberto (che non trovo ma in cui si parlava di fumo, pompieri, un gran casino, insomma) poi leggo un altro messaggio di @paradoxengine: “Confermato. treno deragliato a milano, ho parlato con dei tizi sui binari.” Letti grazie ai retwit.

La domanda da un milione di dollari: “Cosa accade?”. Vediamo di verificare in qualche modo prima di rilanciare per mettere a conoscenza altre persone. Una certa cautela, mia e di altri blogger, doverosa.

La trasmissione di un fatto che accade ad uno dei nostri contatti è, infatti, una delle grandi possibilità di Twitter e non si discute. Ma non è detto che tutto quello che ci passa sotto gli occhi non vada un minimo controllato.

Se non ci fosse stato il messaggio di @valentinasole80 nessuno si sarebbe allertato e nessuno avrebbe ritwittato. Lei era là, le è entrato un vagone nel giardino. Ma per capirlo ce n’è voluta 8eppure non sono un utente twitter inesperto!). Perchè il bello e il brutto dei social network è che il canale lo puoi giustamente destinare solo a chi vuoi. E io ero esclusa dal flusso informativo originario.

Primo problema, infatti, io vedevo solo re-twit dai miei contatti (quindi quelli che posso sicuramente leggere) e dal twitter search sempre altri retwit di persone che avendo l’account pubblico sono leggibili da tutti.  Non ho letto nulla dalla fonte: l’ account di @valentinasole80, come il mio dopotutto, è  lucchettato, privato, cioè solo chi viene accettato dalla proprietaria dell’account può leggere).

Come verificare la fonte? Come fidarsi solo di retwit di messaggi? Leggendo forsennatamente quanto i tuoi contatti dicono in merito, fidandosi di qualcuno più che di qualcun altro. Sui social network funziona così, il passaparola. Sulla fiducia.

Premesso ciò, molti, me compresa, abbiamo rilanciato un messaggio che però non avevamo  visto in prima persona. Rilanciato perchè comunque quanto accadeva a Milano, poteva essere di interesse per molti. Poi tutti a chiedere altre notizie in merito da chi c’era o poteva avvicinarsi per capire. E tutti a mettere insieme i pezzettini di informazione che man mano arrivavano.

Il treno non è mica deragliato in Centrale…lo avete notato? Quindi anche la testimone oculare ha passato un’informazione imprecisa.

Fin qui non c’è nulla di male, ripeto, è il meccanismo del passaparola dei social network. Che in qualche modo ti porta di messaggio in messaggio a persone che realmente in quel momento conversavano con Valentina e quindi dagli spezzoni di conversazione retwittati e portati all’attenzione di molti, capire qualche dettaglio in più.

Ad un certo punto, però, in mezzo ai retwit ho cominciato a leggere “Opinioni personali” del tipo “I media come al solito arrivano tardi”, “Le notizie oramai passano prima su twitter”, cose così. a parlar di quanto siamo bravi e quanto siamo belli noi che c’abbiamo twitter, noi che c’abbiamo i social network… Una gara insomma.

E io lì, invece, a refreshare il search di twitter con combinazioni diverse per capire se c’erano altre informazioni oltre quelle di Valentina (alla quale, apprenderemo solo dopo, è entrato REALMENTE un vagone nel giardino, per cui REALMENTE twittava le info che aveva da TESTIMONE OCULARE senza essere in competizione con qualcuno. Anzi lei stessa ad un certo punto comunica anche che era arrivato qualcuno del Corriere…).

E tutti a ciarlare “Se c’è il Corriere perchè nessuno ne parla ancora? e bla bla bla noi che c’abbiamo i social network siamo più bravi, noi stiamo veramente sul pezzo e bla bla bla”.

“Opinioni personali” che non permettevano a nessuno di noi di rilanciare un dettaglio in più in merito, solo di divulgare con RT e nome di chi aveva twittato quelle poche info messe insieme.

E io che consideravo che ogni mio messaggio, in quel momento, era una responsabilità, quindi anche un retwit, dato il numero delle persone che riesco a raggiungere con soli 140 caratteri, quando posto qualcosa (che non sia cazzeggio). Voi direte: chi t’ha mai chiesto questa responsabilità? Nessuno, ma son consapevole che non parlo a 4 amichetti del mio walled garden quando scrivo su Twitter, Friendfeed ecc.

Così come son consapevole di fare un altro mestiere e di non aspirare a far la cronista d’assalto dei social network. Ma di utilizzarli in maniera socialmente utile, quando serve.

La Timeline di twitter e Friendfeed a quel punto era invasa dai messaggi di chi, senza aggiungere nulla, continuava a dire “Possibile che il corriere, i media non diano notizie, è passata un’ora, è passata mezz’ora…”

Una caterva di discussioni in merito, perchè i fiosofi dei new media quando ci si mettono, conversano per ore, perdendo anche di vista quello che realmente accade.

Non potendo accedere direttamente alle fonti, ad un certo punto, per provocare, ho scritto:

Con tutto il rispetto…ma a me sto fatto del treno mi pare una grande stronzata.

E giù anche qui una conversazione fiume. (per leggerla dovete chiedermi il following su Friendfeed, ho l’account lucchettato). Ma anche qualcuno che privatamente mi confermava che, potendo leggere le FONTI, c’erano realmente persone sul posto e quei TWIT erano veri.

Fino a che Alfredo non ha dato la notizia ufficiale, devo ammettere che dubitavo.

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Ma non perchè Alfredo, giornalista, che conosco di persona, che stimo e di cui sono amica, fosse più affidabile di Valentina che non conosco proprio e che non posso leggere. Perchè Alfredo (ma anche, per dire, auro o altri milanesi che conosco e che, abitando vicino, potevano andare, o sono andati a verificare in prima persona) sono per me, Catepol,  più “affidabili” di chi non conosco proprio, pur usando lo stesso canale, lo stesso socialnetwork. Perchè fanno parte della mia RETE di RELAZIONI, non perchè c’hanno Twitter, stanno sul pezzo…

E in effetti, @auro, nel mezzo del baillame di tutta la gente che ritwittava @valentina e @alberto che parlava di pompieri e fumo, ha twittato che,  abitando a 50 metri dal deragliamento, non aveva sentito nulla… Quindi, chi come me, non essendo in immediato contatto con valentina, voleva capire che accadeva, automaticamente la fonte più attendibile trai miei contatti in quel momento (@auro che abita a 50 metri) diceva una cosa ben diversa.

L’altra sera ho considerato che la “fiducia” che pongo in chi mi comunica qualcosa è maggiore se a twittare è qualcuno che fa  parte della mia rete di relazioni, perchè ho già verificato con l’esperienza e le conversazioni precedenti la loro affidabilità nel divulgare qualcosa che accade loro. Ho capito anche, dalle varie conversazionic che si sono sviluppate e che comunque il flusso di Friendfeed porterà via con sè,  che c’è tanta gente a cui non importava di quanto accadeva, ma solo della gara ad arrivare prima dei media tradizionali. Almeno la percezione derivata da alcune belle frasi che ho letto è stata quella. Magari sbaglio.

E su questo ho riflettutto molto. A me non frega nulla di far per primi  lo scoop, per essere citata magari il giorno dopo da un qualche giornale o telegiornale come la prima blogger italiana che “stava sul pezzo”, prima dei media tradizionali. Eppure, coi numeri che mi porto dietro potrei, ah come se potrei, con qualche accorgimento in più, stare sempre sul pezzo ed essere la prima blogger italiana ecc ecc…

La riflessione con cui vi lascio è però questa: tra il dire che noi blogger e utenti dei social network facciamo comunicazione dal basso, arriviamo per primi sulla notizia, che i media tradizionali non servono più a niente perchè ci siamo noi con twitter & co.…bè, stiamo calmini, non è esattamente così. Per me è una bella responsabilità, innanzitutto.

Ciò non toglie il grandissimo valore di quei Twit iniziali e dei retwit senza i quali non avremmo saputo immediatamente che qualcosa di serio stava accadendo a Milano l’altra sera. Ciò non toglie che abbiamo la fortuna di avere in mano canali comunicativi immediati e potentissimi.

Ma anche una bella responsabilità.

Se ti viene negata la pillola del giorno dopo

Leggo di questa iniziativa sociale da Sissunchi e mi sembra doveroso rilanciare.

Non entro nel merito di discorsi religiosi, bigotto/cattolici o politico/polemici. Fatto sta che un aiuto alle donne per cui una gravidanza indesiderata è UN PROBLEMA e si ingigantisce ancora di più a causa dell’obiezione di coscienza esercitata anche nelle strutture pubbliche, che negano la prescrizione della pillola del giorno dopo è importante. Non possiamo giudicare perchè e percome la gravidanza o la sospetta gravidanza sia UN PROBLEMA per una donna in un particolare momento della sua vita, ma se è ritenuto tale è giusto che le possibili soluzioni non vengano ostacolate.

La pillola del giorno dopo certo non è un contraccettivo e non è una pratica da consigliare per evitare gravidanze. Questo sia chiaro. Chi arriva a chiedere la prescrizione avrà però i suoi buoni motivi.

In questa conferenza stampa è stato presentato questo nuovo servizio: a partire da  sabato 14 giugno 2008, se una struttura pubblica ti nega la prescrizione della pillola del giorno dopo, a Roma o a Milano, puoi ricevere assistenza immediata chiamando i numeri di Soccorso Civile ed ottenendo subito la ricetta.

A Roma il numero 333 9856046 tutti i giorni feriali dalle 09:00 alle 19:00, e non stop dalle 09:00 del sabato mattina fino alle 09:00 del lunedì mattina.

A Milano il numero 345 5011223 non stop dalle 18:00 del venerdì pomeriggio fino alle 08:00 del lunedì mattina.

Per fare in modo che il servizio venga conosciuto da quante più persone possibile, e quindi per far sì che possano usufruirne in tanti, chiedo a tutti di aiutarci a diffondere la notizia; ecco quello che puoi fare per dare una mano:

  1. se hai qualche minuto di tempo, fai un post sull’argomento, mettendoci dentro un link a questa pagina;
  2. scarica a questo indirizzo il codice per mettere sul tuo blog il banner che pubblicizza l’iniziativa;
  3. chiedi a tutti i blogger con cui sei in contatto di darsi da fare anche loro.

fonte: meltiparaben