Coltivare i giardini della vita digitale che già abitiamo o colonizzarne sempre di nuovi?

Gigi Cogo posta una riflessione a valle del down temporaneo di Friendfeed ma soprattutto sul nostro modo di abitare i nostri spazi di aggregazione digitale. Spazi che non sono nostri, giustamente ricorda. Solo il blog è nostro ed è per sempre, aggiungo io da un po’ (autocit).

I love FriendFeed

(foto di Nastrorosa)

Sergio Maistrello prova a spiegare i grandi difetti di Facebook (quelli che non piacciono alla stragrande maggioranza degli abitanti della rete più anziani, me compresa). Soprattutto il fatto che non abbia memoria, che tutto vi scorra sopra diventando dopo poco irricercabile e perso. Anche le conversazioni migliori. Panta Rei.

Lorenza Boninu invece prova a spiegare i pregi di Facebook che sintetizzo in: conversazione e relazione anche e soprattutto con chi è al di fuori della parte abitata dalla rete blogosferica (che, ricordiamo, è solo una parte della parte abitata della rete). Qui e ora, con chi c’è, con chi conosciamo di più, con chi si fa i fatti nostri, con chi abbiamo piacere di farci i fatti suoi. Soprattutto, grande vantaggio se sei blogger: ti leggeranno molti altri che prima non lo facevano.

Non ha tutti i torti. Facebook ha il pregio di aver portato tanta gente su Internet. Più sono le persone, più la relazione si arricchisce, più la rete e le sue dinamiche circolano. Non saranno tutti bravi come noi che siamo arrivati prima, ma la rete è di tutti, il social web soprattutto. La gente se lo plasma addosso per come lo ritiene.

Io penso tante cose a riguardo, me ne appunto qualcuna qua, da approfondire.

La nobiltà dei social media (che ora sono realmente a disposizione di tutti) è proprio nella socializzazione e nella capacità di mantenere relazioni personali e sociali con le persone della propria rete, con le persone che scegliamo di seguire e con quelle che scelgono di seguire noi. Che poi sia su Facebook o su Friendfeed o Twitter o altrove, lo strumento non conta. E nemmeno i motivi per cui ciò accade.

Un account personale aperto in qualunque posto del web sociale attirerà a sè qualcuno a seguirlo, per forza di cose. E si nutrirà anche di quanto ci mettono gli altri.

The Act of the FriendFeed

(foto di adKinn)

Conta la rete di relazioni, conta il nostro modo di pianificare e gestire la social life e la nostra presenza digitale (non credo sia una coincidenza che Luca Conti in questi giorni stia rimettendo ordine ai flussi), conta il nostro modo di rapportarci ed entrare in comunicazione. Inutile fare solo “trasmissione” in tutti i luoghi e in tutti i laghi del web, senza la conversazione, ovunque avvenga.

Non è un nuovo social luogo figo (tutti che cercano l’alternativa a Friendfeed in questi giorni) quello di cui c’è bisogno. Non mi risultano tra l’altro al momento alternative valide a Friendfeed ed alla socialità online spinta a cui ci ha abituato.

C’è bisogno di utilizzare al meglio le reti sociali che già abitiamo, coltivare i vari giardini della vita digitale e non solo gli orticelli su Farmville, innaffiare e migliorare le relazioni e le conversazioni, arricchirsi e arricchire, se è possibile. C’è bisogno di raccogliere dai mille rivoli, non ulteriormente di disperdere.

Banalmente, basandomi solo sui numeri delle mie reti sociali dei luoghi in cui abito io la rete, i miei followers/following sono così suddivisi: Twitter 2996/2381, Friendfeed 2322/2211, Facebook 2466, Meemi 290/287 (per nominare solo quelli in cui si vive, si digita, si chatta, si scrive, si condivide, si partecipa alla grande). Se morisse davvero Friendfeed, logica vuole che le reti sociali più simili (non pensiamo ai numeri ma alle persone che stanno dietro ogni account) per me siano Twitter/Facebook (e anche la bella gente che abita Meemi). E saranno quelle da innaffiare e coltivare, o integrare anche altrove. Una rete sociale che non dovrò ricreare da zero, sicuramente. Una rete sociale che vive a prescindere dai social network, ci chiudessero tutto, di molti ho la mail e il cellulare…mica ci perdiamo di vista, mica la relazione scompare!

Il ragionamento vale uguale, anche con numeri più “vivibili” di relazioni sociali online forti. Anzi, è ancora più facile ricreare e traslocare altrove la rete sociale con numeri piccoli. Chi sceglie il gruppo ristretto, nel 90% dei casi ha scelto persone che conosce e con cui la relazione è forte. Quindi, il ragionamento sulla non importanza dello strumento 2.0 in sè, vale per tutti, credo.

La mania degli ultimi giorni era “spostiamoci altrove, in massa”.  Friendfeed muore, dove andremo? E via varie ipotesi e vari suggerimenti di tool. Eppure nessuna decolla. Su Cliqset per dire, i miei numeri al momento sono 94/94. Sempre banalmente, quindi, o su cliqset non mi vuole seguire nessuno, o vi si è spostata solo l’elite dell’elite che tra l’altro lo usa per importare i soliti Twitter/Friendfeed/facebook/Tumblr/Flickr/Youtube ecc. ecc. ecc. come su Buzz o su altro (occhio sempre occhio al loop), o torniamo a quello che dicevo: abbiamo proprio bisogno di replicare il flusso ovunque?

Copione che si ripete: nuovo servizio quanto è figo, quanto è figo, registro immediatamente l’account, metto la mia foto e il nickname, che ci faccio? Vabbè mettiamoci subito dentro Twitter, Friendfeed, Google Reader, Tumblr, il blog, Youtube, Flickr ecc., faccio importa amici da altri servizi o dai contatti mail, dico in giro “oh quanto è figo questo nuovo servizio”, scrivo “post di prova, vediamo come funziona questo fighissimo nuovo servizio”, ricevo tre o quattro commenti di quelli che stanno facendo esattamente la stessa cosa, cominciamo tutti a dire “non mi piace non mi piace”, finisce nell’oblio dei millemila account aperti e lasciati al loro destino.

Abbiamo proprio bisogno di correre alla ricerca dell’ultimo servizio 2.0? Sono tutti uguali oramai, fanno tutti praticamente la stessa cosa, tutti hanno pregi e difetti. Il social media perfetto non esiste. Non è questione di funzionalità, opzioni di privacy, possibilità di postare tutto quello che vogliamo, mandare messaggi privati, no.

Non è un caso se i servizi 2.0 che hanno maggior fortuna son sempre quelli dove le reti sociali degli utenti si consolidano meglio o almeno facilmente. Dove la qualità ricercata è quella delle relazioni e non quella dello strumento utilizzato. Dove al centro ci sono sempre prima le persone con le quali abbiamo piacere/interesse/voglia di fare rete insieme.

Dove non importa quanti “amici” o follower hai, ciò che conta è la qualità di quello che con loro ci fai.

Non è neanche un caso che un mio post di status su Facebook, (banalissimo tra l’altro) oggi, dopo più di 15 giorni di inattività o di mancanza di mie notizie in bacheca se non i rimandi ai post del blog, faccia subito 30 commenti…Non guardate ai numeri come se fosse il dito guardando la luna. Non sono numeri, sono relazioni. Non sono tanti commenti/like che dicono quanto è seguita catepol. No, sono solo persone che conversano con me.

Forse dovrei innaffiare di più anche quel giardino (Facebook) di cui più volte anche io parlo male e trascuro perchè non esattamente adatto alla mia idea di abitare la rete. Forse dovrei innaffiare e coltivare meglio la parte di rete che ho scelto di abitare, riorganizzare i flussi, potare i rami secchi, concimare, seminare ancora e poi raccogliere e condividerne i frutti.

Forse dovresti farlo anche tu.

Sempre valido il consiglio di coltivare le relazioni del 2007… comunque. Corsi e ricorsi storici, non trovate anche voi?

Wikipedia e blocco utenti Meemi: aggiornamenti

Aggiornamento su Wikipedia vs Meemi.

Varie ed accese sono le discussioni in corso in merito alla questione nel web sociale (quindi su diversi blog, su Friendfeed (@wolly, @gigicogo), su Twitter…soprattutto)

Ufficialmente (fonte Wikipedia, Frieda Brioschi che ringrazio per le spiegazioni che mi sta dando in mail):

– Gli utenti bloccati son stati sbloccati e hanno avuto modo di dire finalmente la loro sulla questione:
http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Utenti_problematici/Segnalazioni_di_gruppo/20100526

– L’amministratore “incriminato” per il blocco infinito “a prescindere” anche a utenti che non c’azzeccavano nulla, si è preso una segnalazione (che in Wikipedia pare sia un grande segnale) http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Amministratori_problematici/Gliu/2

- La riflessione sull’accaduto in Wikipedia  non è ancora terminata, stanno
discutendo lo “strumento” che è stato usato, cioè il blocco di gruppi di utenze dette programmatiche:
http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Bar/Discussioni/Questa_volta_per_bene:_utenze_programmatiche_e_segnalazioni_di_gruppo

Le questioni Wikipedia le risolve al suo interno.

Prima di esprimere altre opinioni (non cambia quello che penso in merito al blocco infinito e di gruppo scritto su su Wikipedia vs Meemi e spiegato ulteriormente anche nei commenti), mi chiedo e vi chiedo di leggere tutto ciò che vi segnalo.

Di mio aggiungo, per ora, solo che la rete non è Google, la rete non è Facebook, la rete non è Wikipedia. Anche se la gente magari pensa che la rete o internet sia una di queste 3 cose.  La rete non vive “solo” dentro questi 3 grandi contenitori.

La rete è fatta di persone che la abitano e conversano sul web sociale. Le conversazioni vanno ovunque e prendono rivoli diversi. E vanno presidiate.

Ricordo solo che il punto spinoso della questione non è mai stato la presenza o meno della voce Meemi su Wikipedia, ma il successivo blocco utenti multiplo senza possibilità di spiegazione o intervento, fino all’avvenuto (e doveroso IMHO) sblocco.

Wikipedia vs Meemi: non permette la voce e offende i suoi utenti

Avete presente Meemi? Il social network o servizio di microblogging che dir si voglia, tutto italiano? (Ne ho parlato qui http://www.catepol.net/2008/03/04/meemi-micro-blogging-tutto-italiano/, qui http://www.catepol.net/2008/05/25/meemicom-utilita-della-conoscenza-condivisa/, qui http://www.catepol.net/2009/05/05/meemi-e-tutto-nuovo/, qui http://www.catepol.net/2009/01/28/novita-in-casa-meemi/ e qui http://www.catepol.net/2009/02/17/meemi-pubblicita-progresso/comment-page-1/)

E soprattutto questi sono i numeri di Meemi, presente sul web italiano da almeno 3 anni. Non è che sia proprio sconosciuto, come sapete.

Bene, ve la sintetizzo. Il fatto è grave, gravissimo.

Su Wikipedia qualcuno degli stessi utenti Meemi ha provato a creare giustamente la voce Meemi (esiste per Twitter, Facebook e, diciamocelo, esiste una voce Wikipedia per qualuque cazzata 2.0 e non che vi venga in mente).

La voce “Meemi” viene creata prendendo esempio dalla struttura delle voci di altri Social Network quali Facebook, FriendFeed e Twitter…

E visto che ne abbiamo l’immagine, giudicate voi se abbia o meno diritto di stare su Wikipedia.

Due amministratori di Wikipedia decidono “arbitrariamente” in pochi minuti dalla pubblicazione che è pubblicitarie e un utente propone la pagina per la cancellazione: la voce sarebbe promozionale e non enciclopedica.

4:58, 2 apr 2010 Guidomac (Discussione | contributi) ha cancellato “Meemi” ? ((C4) Contenuto palesemente non enciclopedico oppure promozionale, CV)

Ok, ci può stare. No non ci può stare.  Leggete anche qua per approfondireE anche questo post ancora.

Il bello è che era già successo a febbraio, pagina creata da Alex e poi bannata.

Il problema è che subito dopo è cominciato il blocco degli utenti che provavano a segnalare e/o a contribuire alla costruzione della pagina Meemi su Wikipedia.

Leggete qui su Wikipedia lo svolgimento dei fatti e le motivazioni della cancellazione.

Non solo.

Chi ha provato a segnalare la cosa a Wikipedia è diventato “utente problematico” ed è stato bloccato. Alla faccia dell’enciclopedia libera.

Qui potete leggere tutta la discussione sui bloccati.

Vi rendete conto che hanno bloccato anche Enrico/Capobecchino l’amministratore/fondatore/gestore di Meemi??

Ma leggiamo insieme alcuni stralci della pagina dove gli utenti bloccati vengono offesi e non hanno nemmeno più modo di rispondere:

tre utenti sono stati bloccati infinito per alterazione del consenso in una procedura di cancellazione a cui non hanno preso parte!!! –Snowdog (bucalettere) 10:30, 26 mag 2010 (CEST)

Brutta storia, una vera e propria lobby… Direi che conferma l’intento promozionale e l’azione coordinata degli utenti nell’alterazione del consenso.–Marte77 12:29, 26 mag 2010 (CEST)

le mosche vanno scacciate come i B52.–Marte77 14:30, 26 mag 2010 (CEST)

Il resto lo trovate qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Utenti_problematici/Segnalazioni_di_gruppo/20100526

Valutate voi.

Secondo me la gestione della cancellazione, blocco utenti e discussione sugli utenti problematici è stata fatta in fretta e male. E i fatti che vi riporto sono gravi.

Invito i diretti interessati, che mi leggono, ad aggiungere altri dettagli di quanto è accaduto che potrei aver dimenticato in questo post.

Enrico intanto aspetta ufficialmente i chiarimenti della faccenda (dato che essendo bloccato non può farlo su wikipedia e dato che non gli rispondono neanche via mail).

Invito tutti a diffondere la storia. Alla faccia dell’enciclopedia libera. Libera quando e come pare a loro.

Meemi: tutti i numeri in una infografica

Dopo tutti i numeri di Twitter e quelli di Facebook non potevo non postare anche tutti i numeri di Meemi diffusi dallo stesso sviluppatore (Enrico) ovviamente direttamente condividendoli in un meme sul social network italiano.

Signori, a voi la crescita di Meemi in una infografica. Crescita significativa (che ovviamente non ha i numeri di twitter e facebook), i risultati e i dati sono focalizzati sul mercato italiano.

Aspettando le prossime novità, tra cui client e app iphone, complimenti ad Enrico e Carla. E soprattutto complimenti agli utenti che credono nel progetto e utilizzano ogni giorno di più il social network italiano in crescita.

E voi, l’avete provato Meemi o no?

Altri post su Meemi in questo blog:

http://www.catepol.net/2009/01/28/novita-in-casa-meemi/

http://www.catepol.net/2009/02/17/meemi-pubblicita-progresso/

http://www.catepol.net/2008/03/04/meemi-micro-blogging-tutto-italiano/

http://www.catepol.net/2008/05/25/meemicom-utilita-della-conoscenza-condivisa/

Prima di postare un aggiornamento di status su un social network, pensa!

(via cracked.com) Esaminiamo per un attimo il processo psicologico che ci porta a postare (o non postare) un aggiornamento di status su un qualunque social network (che sia Twitter, Facebook, Friendfeed, Meemi ecc. poco importa).

Facciamolo con una flow chart:

Ok vuoi postare uno status. Comincia col chiederti: chi lo leggerà? Chi vorrei che lo leggesse ma, soprattutto, chi non vorrei che lo leggesse mai?

Sei ubriaco o sotto effetto di qualcosa mentre scrivi lo status? Qualcuno potrebbe essere ferito dal tuo status? Sicuro che quello che scrivi potrebbe leggerlo la tua mamma senza problemi?

Spesso non si pensa molto prima di postare l’aggiornamento di status. Non si pensa al contenuto diffuso, a chi potrebbe leggerlo, ad eventuali conseguenze (di ogni genere).

In questo post sono scherzosamente (ma non troppo) elencati alcuni criteri (e relativo punteggio) per valutare bene se l’aggiornamento di status che vogliamo postare su un social network merita o meno di essere postato. Chiediti, prima di postare, se:

- quanto scrivi ha a che fare con una enorme cazzata da te commessa?

- quanto scrivi ha a che fare con una visita medica e relativo stato di salute e/o malattie che magari è il caso la gente non sappia?

- quanto scrivi ha a che fare con la visita medica dal ginecologo o dal proctologo?

- vuoi commentare una delle tue funzioni corporee in pubblico?

- hai accidentalmente scritto di una funzione corporea in atto e relative caratteristiche?

- vuoi dire al mondo cosa hai mangiato? E’ proprio necessario?

- cosa hai mangiato ha influenzato in qualche modo qualche funzione corporea?

- il commento  per una persona specifica? (sentito mai parlare di messaggi diretti?)

- sicuro che vuoi far sapere come è andato il tuo ultimo incontro d’affari?

- sei stato mollato, vuoi dirlo veramente a tutti?

- sei incinta e ancora manco il padre lo sa? (non puoi scriverlo su Facebook in antemprima, ti pare?)

- tua madre è su Facebook lo sai vero?

- il tuo prof delle superiori è su Facebook e ti legge, sai anche questo vero?

Insomma, prima di postare un aggiornamento di status su un social network, pensa!

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