Metti una profe che diventa blogger e che dal blog ci ha fatto un libro, poi un secondo e poi questo terzo qua.
Metti un’altra profe, io, che son sempre blogger e che sono amica dell’altra profe blogger di cui sopra.
Metti che le due profe si sentano da sempre (saran 5 anni almeno) senza essersi mai incontrate ancora e che siano in contatto a prescindere dai rispettivi blog.
Metti che l’amicizia sia nata comunque, crescendo e rafforzandosi attraverso i potenti mezzi telematici a nostra disposizione perchè, come dicevano i latini, “similes cum similibus congregantur”.
Metti la profe che dopo aver scritto i libri abbia traslocato di blog da splinder al suo blog personale.
Metti una libreria della tua terra che invita un’autrice Mondadori a presentare il suo nuovo libro.
Metti l’autrice Mondadori che ti scrive “Mi vieni a presentare tu, vero?”
Metti che l’autrice è la profe blogger che scrive libri e metti che la richiesta la faccia all’altra blogger, quella ricciola.
Metti che ci si veda a Lamezia Terme, per la prima volta. Come se ci conoscessimo da sempre.
Questa la premessa, doverosa. Ora il racconto di un pomeriggio e di una presentazione “parecchio” alternativi.
Di solito la presentazione di un libro ha un copione scritto che vede l’autore e chi lo presenta alternarsi nella presentazione al pubblico del contenuto del libro oggetto della presentazione.
Questa no. Anzi, non solo.
Gioacchino Tavella (il proprietario della libreria) ha invitato anche un’altra prof, oltre me, a conversare con la Profe.
La prof Michela Cimmino ha invitato i suoi studenti.
E fin qui, direte voi, che c’è di strano?
La presentazione del libro è cominciata con gli studenti cantanti. Dopo aver letto il libro “Tutta colpa dei genitori” di Antonella Landi hanno pensato bene di accoglierci cantando nell’ordine: “Uno su mille ce la fa”, “Notte prima degli esami” e “Avrai”.
Bravissimi e perfettamente in tema con l’argomento scuola, genitori, alunni, professori.
Complimenti ancora, ragazzi!
I saluti di rito, le presentazioni, il chi è chi. Il libraio, l’autrice, la professoressa Cimmino di Lamezia e i suoi alunni, io la profe blogger amica dell’autrice al primo incontro di persona, il bello della rete, cosa ci facevamo là.
Interviene un genitore. Dato che si dice nel libro che sia tutta colpa loro.
Una mamma, Anna Cardamone, che è anche prof. E ci legge quello che potremmo chiamare “Tutta colpa dei professori!”: tipologie di docenti da cui è meglio scappare via, poveri studenti.
Interviene lo studente, cantante ecc. ecc. Salvatore Perri. Da grande vuole fare il prof. L’ha capito dopo aver letto il libro di Antonella. Salvatore, senti a noi: sei ancora in tempo per cambiare idea, eh!
Insomma poi la interrogo io, la profe.
Quale tipologia di genitore ha scatenato la scrittura del libro?
Raccontaci il genitore che fa sfoggio di cultura e quello che fa l’amicone dei figli.
Raccontaci del genitore “inniorante tennologgico” e di come invece sia doveroso per docenti e genitori parlare la stessa lingua dei ragazzi, conoscere gli strumenti che utilizzano, guidarli all’uso corretto ecc. ecc.
Racconta al pubblico, Antonella, le varie tipologie di genitori incontrati in anni e anni da profe ai colloqui scuola-famiglia.
Raccontaci delle tipologie di studenti che poi scopri è tutta colpa dei loro genitori.
Irrompe dalla prima fila il signor Alberto, anziano, non vedente (lo scopriremo poi) e poeta. Irrompe con una bellissima poesia a memoria sulla scuola ai suoi tempi, sulla fatica che facevano gli scolaretti a raggiungere il luogo in cui si imparava grazie a maestre e maestri.
Momento meraviglioso.
Scatta la sfida che lancio io ai ragazzi presenti: “Scommettiamo che nessuno sa recitare nulla a memoria come il signor Alberto?”
Una ragazza ci prova con il primo canto della divina commedia ma si interrompe quasi subito.
Colpo di scena! Il signor Alberto, prosegue lui il canto. Memoria di ferro, memoria d’altri tempi.
Antonella è commossa. Si ride, si scherza, si applaude, si sta bene insieme. Bel posto la Libreria Tavella, con la regia della prof.ssa Cimmino e con le sorprese dalla platea.
Una presentazione parecchio alternativa, non c’è che dire. Piacevolissima.
Antonella ci legge una tipologia di genitore tratta dal libro, Salvatore (lo studente) fa una richiesta di un altro brano, quello dello studente insicuro, quello che finisce il capitoletto e l’odore dell’insicurezza trapela dalle pagine, per capirci.
La lettura e l’accento toscano di Antonella riscuotono applausi.
Ci salutiamo. No, un attimo. Gli studenti vogliono ri-cantare “Avrai” e lo vengono a cantare insieme a noi. Tutti insieme appassionatamente.
Avrai avrai avrai il tuo tempo per andar lontanoooo….
Insomma, questo il racconto di una presentazione di un libro “parecchio alternativa”.
Qui di seguito qualche foto.
Esiste un video, non so se lo vedrete mai.
Serata riuscita, ottimo ospite Gioacchino Tavella che ringrazio anche per la cena insieme.
Libri se ne son venduti tanti.
Divertire ci siamo divertiti.
Che altro volevamo di più?
Ah, Antonella di persona è una persona splendida. E questo, pur essendoci conosciute e annusate di persona solo sabato, lo sapevo già.
Qui di seguito la locandina della presentazione del libro TUTTA COLPA DEI GENITORI – Mondadori 2010 di Antonella Landi. Voi direte embè? Tu che c’azzecchi con la profe?
Ambientazione scolastica, stavolta sotto torchio, ironicamente e non, i genitori.
«Mamma, quello di Filosofia mi ha dato tre.»
«Quello di Filosofia è un deficiente: domani ci vado a parlare io e gliene canto quattro.»
Ma dove vuoi andare? Ma cosa vuoi cantare?
Stai a casa tua, genitore,
e casomai canta a tuo figlio di studiare più.
Che male non gli fa.
Chiedete a un insegnante. Vi dirà che il vero nemico quotidiano del suo lavoro non sono gli studenti indomiti, i tagli di un nuovo ministro o il cattivo stato delle strutture scolastiche. Ma i genitori.
È tutta colpa loro se, oggi più di ieri, i ragazzi studiano poco, studiano male, non studiano affatto. Se è impossibile parlare con loro, farsi ascoltare, stabilire le regole e farle osservare.
È colpa loro se il ruolo e l’identità degli insegnanti sono stati degradati, la loro autorità delegittimata, la loro professionalità vilipesa.
Questo libro racconta la classe dei genitori dal punto di vista di una professoressa. Anzi, della Profe, “l’insegnante con gli anfibi” diventata nota con libri, blog, radio e giornali. In un ricevimento genitori tragicamente divertente, passa in rassegna le varie tipologie di papà e mamme italiche: il genitore assente, il genitore disarmato, quello delegante, quello ggiòvane, il genitore che fa finta di non esserlo e quello che “lasciamo che si esprimano!”. Il genitore che ha studiato e fa sfoggio di cultura e quello che “troppo studio fa male”, quello arrogante, competitivo, che fa i compiti al figlio e vuole un voto alto anche per sé. Il genitore che alla fine chiama i carabinieri e quello che picchia l’insegnante. Con altrettanta ironia, ma con molta più indulgenza, Antonella Landi disegna anche i ritratti dei ragazzi che di queste famiglie sono il prodotto, con il “sorriso verticale” che esce dai loro pantaloni a vita bassa e lo spaesamento cronico negli occhi: l’insicuro e la ribelle, il bullo e l’impudica, il figlio di papà e il figlio di puttana.
Questo è un libro che tutti i genitori dovrebbero (e gli insegnanti vorrebbero) leggere. Tutti quelli che hanno a cuore la scuola, e soprattutto i ragazzi. Dentro queste pagine c’è molto da sorridere, in effetti. Ma anche un messaggio, forse un appello, una richiesta d’aiuto: “Finché i genitori non andranno nella stessa direzione della scuola e non combatteranno dalla stessa parte della barricata, le fatiche di tutti saranno completamente sprecate”.
Ho l’onore di presentare il terzo libro di Antonella, collega e amica dai tempi del famosissimo blog laprofepuntoit.splinder.com (chi la ricorda? sono sicura che avete capito di chi parlo!!) che ora troviamo invece qua http://www.antonellalandi.com/blog/ sul suo sito.
Ho l’onore di conoscere di persona, finalmente, una gran bella persona, collega e amica.
Ecco perchè il bello della rete è anche questo: relazioni e amicizie che nascono grazie ai blog e si mantengono anche se non si riesce a incontrarsi di persona. Si, sono anni oramai che con Antonella c’è un’amicizia forte che si è alimentata e fortificata tra i commenti del suo frequentatissimo blog prima e via mail dopo.
Ci sentiamo così spesso che non sembra davvero vero che non ci si conosca di persona. Questo momento è finalmente arrivato.
Quando Anto mi ha chiesto di essere accanto a lei a moderare la presentazione nella mia terra, non potevo certo dire di no.
Se vi trovate da quelle parti (amici Calabresi, amici e colleghi Vibonesi…vabbè certo anche il mio parentado), sabato catepol e la profe presentano “Tutta colpa dei genitori”.
Siateci!
sabato 20 novembre 2010
Libreria ”Gioacchino Tavella”
via Crati
Lamezia Terme
ore 18:00
Incontro con l’autrice Antonella Landi
Ringrazio subito Luca Conti per la copia di “Comunicare con Twitter” inviatami tramite Hoepli. E lo ringrazio anche per avermi intervistato in merito a Twitter e per aver inserito il tutto tra le pagine del suo libro.
“Comunicare con Twitter” si legge bene, scorre facilmente, Luca ha la capacità di essere divulgativo e chiaro nello spiegare come funziona Twitter.
E’ un libro che va bene, infatti, sia per chi conosce Twitter e già lo usa, sia per chi, incuriosito da questo nuovo strumento, si accinge ad utilizzarlo per la prima volta.
I primi vorranno approfondire il discorso sui possibili utilizzi che comunicatori, aziende, giornalisti, professionisti dovrebbero cominciare a mettere in atto e troveranno capitoli per i loro denti.
I secondi vorranno cominciare quasi da zero, dal che cos’è al come si usa. Troveranno anch’essi spiegazioni dettagliate, esempi ecc.
Twitter è oramai sinonimo di comunicazioni e conversazioni praticamente in tempo reale dentro e fuori la rete.
Ho raccontato più volte su questo blog la potenza dei messaggi di 140 caratteri che ci rendono capaci di trasmettere con rapidità notizie, stati d’animo, opinioni o testimonianze su fatti o eventi che accadono attorno a noi e allo stesso tempo di leggere quanto viene twittato da ogni parte del mondo.
Twitter è quindi il modo più semplice per essere sempre aggiornati, dal computer o dal telefono cellulare: il filtro e l’autorevolezza lo fanno le stesse persone e la rete sociale di contatti che man mano ogni utente Twitter crea attorno a sè. Luca Conti, però, prospetta anche un mondo di comunicazione online in cui su Twitter troviamo (e possiamo seguire agevolmente) anche testate giornalistiche, aziende o istituzioni che godono della nostra fiducia e attenzione.
Nel capitolo 3 troviamo tutte le spiegazioni riguardanti Tweet, Retweet, Follower & Following, Ashtag, Reply, DM ecc.
Un po’ come dire: prima di usare lo strumento, impariamone il linguaggio. Nel caso di Twitter è tutto molto semplice, l’utente ci prende facilmente la mano e, una volta creato l’account e cominciato a decidere chi vale la pena seguire, può entrare a pieno titolo nella Twittosfera.
A pag. 42 alcuni esperti, tra cui io, danno consigli per utilizzare al meglio Twitter.
Il mio consiglio è questo: cercare qualcuno da seguire oltre i propri amici e contatti, magari qualcuno che twitta o si occupa di argomenti che ci interessano, leggerli e, dopo qualche giorno di conoscenza e lettura, provare ad interagire con essi contattandoli con un DM o con un reply. Insomma: osservare, capire come funziona, usare e cominciare a conversare. That’s Twitter!
Dal capitolo 4, Luca Conti comincia a spiegare i possibili usi professionali di Twitter, le strategie comunicative da adottare, le tipologie di comunicazione mediante Twitter, l’integrazione con gli altri canali del web 2.0, l’ottimizzazione del mezzo ecc.
A pag. 75 e per ben 3 pagine l’intervista che Luca mi ha fatto. Il punto di vista di Caterina Policaro, utente esperto.
Ovviamente non solo l’unica intervistata nel libro. Quasi in ogni capitolo, Luca ha chiesto e pubblicato il parere di utenti esperti di twitter. Trovate anche le interviste a Andrea Colaianni, ad esempio, o Marcello Cividini, Paola Bonomo, Luca Tremolada, ma anche ad esempio Jeffrey Hayzlett di Kodak. E non solo.
Ci trovate tutti tra le pagine di “Comunicare con Twitter” a spiegare cosa è Twitter per noi, come lo usiamo, come si potrebbe utilizzare, cosa ci vediamo nel suo futuro, che utenti consigliamo di seguire ecc.
Il capitolo 6 è dedicato al come ascoltare su Twitter. Il capitolo 7 alla conversazione ed al confronto.
Più siamo capaci di valorizzare la conversazione pubblica nella quale siamo immersi, più valore saremo in grado di estrarre dalla conversazione stessa, dice Luca.
Il capitolo 8 è dedicato a promozione e marketing mediante Twitter, il capitolo 9 a giornalismo e informazione ai tempi di Twitter. Capitoli ricchi di esempi di account e best practices. Utilissima a pagina 152 la scheda che spiega come verificare l’attendibilità delle fonti delle notizie e delle informazioni che viaggiano attraverso Twitter e vari retweet.
A pag. 164 poi, troviamo un bel po’ di consigli utili dedicati ai giornalisti che Twittano o vogliono integrare anche Twitter nella loro professione.
Il libro prosegue con capitoli dedicati al trovare lavoro anche mediante Twitter, alla gestione della propria reputazione online sia per l’utente semplice ma soprattutto per le aziende, a diversi esempi di utilizzo di Twitter nel settore pubblico e nel privato o nel terzo settore, all’intrattenimento ecc.
Luca suggerisce anche diversi account da seguire ai suoi lettori, suddivisi per categorie di possibile interesse o settore.
Appendice al libro sono tutte le applicazioni che contornano l’universo Twitter e lo espandono (ad esempio quelle per inviare foto e video, per gestire sondaggi, per fare analisi ecc.). Ogni applicazione ha una breve scheda di descrizione, in modo da comprendere subito cosa fa ed a che serve.
Nel capitolo 15 Luca prospetta anche le diverse alternative a Twitter (Friendfeed, Facebook e anche l’italianissimo Meemi).
Insomma un manuale su Twitter, annessi e connessi, veramente completo e che consiglio. Di lettura immediata: non è un libro tecnico per addetti ai lavori o per persone già esperte di internet e social media. E’ un testo per tutti, divulgativo e chiaro, ricco di approfondimenti e link da esplorare, la cui lettura invita a esplorare poi direttamente.
Come ogni tecnologia, il bello o il brutto di Twitter non è Twitter ma è l’uso che l’utente ne farà. Le possibilità e le opportunità offerte da questi strumenti di comunicazione, sono enormi.
La tecnologia abilita servizi e apre nuove frontiere. Sta poi all’uomo, a noi, usarle con consapevolezza e intelligenza.
Buona lettura! E grazie ancora a Luca per avermi inserito dentro questo libro su Twitter, in più momenti.
Recensire il libro di un amico non è semplice, dicevo. Sei portata a parlarne bene, a prescindere. Come potresti parlar male di un libro con dedica autografata e personale?
Un libro del quale l’autore, nel corso di questi ultimi mesi, si era premurato di condividere, a mo’ di spoiler, qualcosa sul suo blog e qualcos’altro in privata sede.
Un libro che ho avuto in mano al BarcampInnovatori, cominciato attendendo in macchina il mio accompagnatore e praticamente divorato. Non è un tomo, scorre molto velocemente, Cogo scrive bene, discorsivo, facile, comprensibile da tutti.
Basta essere cittadini e abituati ad avere a che fare con le tecnologie (telefonini, computer, internet) ogni giorno. Il cambiamento in atto che tutto ciò porta nella nostra quotidianità è riconoscibilissimo.
Da cittadini pretendiamo servizi dalla Pubblica Amministrazione, non tecnologie che ci stupiscano con effetti speciali. Servizi facilmente utilizzabili, usabili, semplici, naturali, che ci risolvano problemi.
Il libro di Gigi prova a raccontare questo passaggio epocale, questo nuovo umanesimo in atto, questa nuova epoca che si apre con la partecipazione dei cittadini al centro del sistema.
La Cittadinanza digitale come estenzione della cittadinanza che possediamo da sempre (con ovviamente diritti e doveri).
La tecnologia che abbiamo in tutte le case, che abbiamo già in mano, che influenza l’organizzazione delle nostre giornate, delle nostre relazioni, del lavoro e del tempo libero.
Nativi digitali, reti sociali, web sociale e partecipazione. Esempi soprattutto stranieri di partecipazione dei cittadini attraverso Internet e vari canali.
La consapevolezza che un nuovo umanesimo è possibile, l’uomo torna al centro dell’universo grazie alla rete.
Confesso: mi piacciono veramente molto i primi due capitoli, quelli in cui il paradigma dell’umanesimo digitale viene declinato partendo da molto lontano!!
Ma non era un libro che parla di tecnologia, vi starete chiedendo?
Si, anche. Infatti i capitoli 4 e 5 sono belli e tecnici. Ma ci arrivo fra poco.
I primi due capitoli e l’importanza della trasmissione delle informazioni nella storia, dell’evoluzione della comunicazione. Di Petrarca primo blogger della storia, linkato in vita da Boccaccio, Boccaccio che a sua volta è il primo organizzatore di Barcamp della storia col suo Decameron, dove ognuno dei presenti ha avuto modo di presentare la sua storia, Barcamp di cui ancora oggi leggiamo in giro echi e post.
Il web 2.0 che permette a chiunque di accedere e dare il suo contributo per la costruzione della nuova coscienza collettiva.
L’affermazione dell’economia immateriale nel capitolo 3. Google, l’economia della conoscenza, il Clutrain Manifesto, la banda larga, le infrastrutture a supporto della mobilità dei cittadini. Le trasformazioni in atto, la qualità della vita, l’esempio di Venezia, Michele Vianello.
Tutto un discorso facilmente seguibile che ti spiega e ti fa capire perchè le istituzioni debbano concorrere a realizzare modelli veramente smart di innoazione al servizio dei cittadini.
Nel capitolo 4 troviamo un excursus che ci accompagna per mano nel passaggio dall’eDemocracy all’eGovernment. Un occhio alla legislazione, un altro ai cambiamenti e al nuovo approccio multicanale al servizio del cittadino digitale che ha tutto il diritto di avere una Amministrazione al suo servizio.
Il cittadino digitale non vuole sapere su quali tecnologie all’avanguardia la sua Amministrazione abbia investito. Il cittadino digitale vuole un servizio che funzioni, sa giudicare solo quello.
Gigi Cogo racconta esperienze e best practices, poi spiega l’interoperabilità, il come tecnicamente possa funzionare, il cosa bisognerebbe fare.
Diventa tecnico, per addetti ai lavori, a questo punto il libro pur rimanendo leggibile e divulgativo. Un po’ noioso forse, per la tecnicità dei termini, ma comprensibile.
Il modello italiano viene presentato e raccontato.
Il capitolo 5 ha un titolo che è tutto un programma: “Oh my Gov!”
Il cittadino digitale che ha compreso i suoi diritti e che si assume l’onere dei suoi doveri.
L’esempio di Obama; le persone sono sui social network siamo noi a dover andare là dove si trovano e non viceversa. Web partecipato, linguaggi digitali che abilitano il cittadino al dialogo e non solo alla mera consultazione dei dati.
Open Govenment, Open Data: dati pubblici dell’amministrazione da rendere utilizzabili e aperti per tutti. Dati che appartengono alla razza umana.
Concludendo e sperando di non aver spoilerato troppo il libro “La cittadinanza digitale” , come Gigi credo di poter affermare che non è la tecnologia il vero problema, oramai si può fare veramente tutto e mettere su sistemi informatici per gestire la complessità della Pubblica Amministrazione.
Il cambiamento di paradigma è nei processi, è nel valore della collettività.
Son stata a Roma, martedi e mercoledi, per partecipare al ForumPA e al BarcampInnovatori. Sono stata a Roma, ci tenevo ad esserci per vari motivi.
Ufficialmente per seguire qualche convegno in ambito formazione e scuola, tra i tanti convegni del Forum.
Ufficialmente, infatti il report ufficiale di questa parte della mia partecipazione “professionale” finisce qui: sembrava di stare nel 2004, quale innovazione? Parlo del convegno su E-learning e innovazione. Perchè quello sulla Scuola Digitale non l’ho mica trovato al padiglione dove doveva essere (ma magari ho fatto solo confusione io).
E-learning e innovazione?
Questa la scena il 18 mattina a E-learning e innovazione: sala convegno abbastanza piena, devo dire, passo il badge iscrizione, prendo la cartellina materiale, mi siedo, mi guardo intorno, scorgo i nomi dei relatori sul tavolo. Primo flashback al 2003/2004.Sempre gli stessi nomi? Non è possibile. Son passati 6 anni. Apro la cartellina del materiale: un testo ISFOL pubblicato nel 2008 (stessa collana di tutti quelli presi al Forum Formazione credo nel 2003…se l’a memoria non mi inganna).
2008 per me vuol dire dati non aggiornati al rutilante mondo del web sociale e 2.0. Che me li leggo a fare? Online ho già letto aggiornamenti al 2010. Nell’e-learning è come dire preistoria vs. storia.
No, peggio. Apro il fascicolo contenente i materiali e i dati che verranno presentati durante il convegno. Dejà vu è dir poco. Il mondo dell’e-learning (quello istituzionale e parruccone, mi si passi il termine) è fermo a dati e progetti simili (se non gli stessi) che io studiai come casi al master (e il master io l’ho finito nel 2002, ma era già dal 2000 che mi interessavo di formazione online, didattica e tecnologie, cose così).
Questo emerge dal fascicolo. Ascolto la presentazione, al tavolo i relatori cominciano a parlare. Sinceramente, qui lo dico e non lo nego: potendo occupare meglio il tempo e la mia presenza al ForumPa, potendo imparare veramente qualcosa e seguire altro di più interessante, orbene me ne fuggo.
Fosse solo un fatto tecnico e di piattaforme o di dati ufficiali di progetti ministeriali e non, l’e-learning…
Qui comincia realmente il post, da cui il titolo.
Son stata a Roma, martedi e mercoledi, per partecipare al ForumPA e al BarcampInnovatori. Sono stata a Roma, ci tenevo ad esserci per vari motivi.
Fondamentalmente, sono stata a Roma per incontrare amici vecchi e nuovi, ascoltare amici presentare libri e avere la mia dedica personale, ascoltare (e appaludire) altri amici presentare e parlare. Sono stata a Roma insieme a loro e a tanti altri per Barcampare e NonConferenzare. Soprattutto, diciamolo, col collante non meno importante dell’incontrarsi, del banchettare insieme, dello stare insieme, del parlare, ridere, condividere, far tardi la sera per il puro piacere della bella compagnia.
Son stata a Roma, son stata bene, per tanti motivi.
Un amico e autista d’eccezione m’ha portato a Roma lunedi e riportato a Potenza giovedi sera, scarrozzato al Forum e riaccompagnato sempre, a tutte le ore. Grazie Ernesto.
Un amico presentava il suo libro, non potevo non esserci. Grande Gigi.
I due amici mi reclutano, insieme a Michele per la cena a casa in Sabina degli amici Stefano e Signora Franca. Grandiosa serata, e che cena! Un cenone (ancora mi chiedo ma quanto tempo ci avete messo a preparare quel bendiddio?).
Un cenone col serpente.
Fa meno senso di quello che pensavo toccare un serpente vero. Lo spettacolo non era quello, ma i volti spaventati degli uomini presenti (non faccio nomi). “Qualcuno” (ma non faccio nomi, v’ho detto, ne va della sua online reputescion) è fisicamente zompato con un salto nell’altra stanza, pur di stare lontano.
Ho amici come loro che si fidano di parlare anche con me di argomenti di lavoro loro, di cose che non dovrei sapere… (seppur davanti a calici di vino e vitelli e maialini sardi).
“Sono amici, nel ruolo, fuori ruolo.” (cit.) ma parlano anche con me di temi importanti, delle loro relazioni istituzionali delle competenze, di innovazione, di obiettivi. Sono amici con cui ci si diverte a cazzeggiare di fagioli lucani e peperoni cruschi, di blog e blogstar, di social network e di Open Data. E di gossip, certo, anche di quello.
Sono amici, si sta bene insieme. Mancava solo husband alla compagnia. Ma ci saranno, ovviamente, altre occasioni. Non ce le faremo mancare.
Ok passiamo a martedi 18.
Mi perdo il primo convegno di Gigi come relatore di ForumPA (ma sapendo essere parruccone, volevo dedicarmi all’e-learning…volevo).
Mi riunisco al resto del gruppo Lucano (Vito e Rocchina) e si decide all’unanimità di andare a seguire il nostro concittadino un po’ più insigne. Uno che sicuramente sappiamo essere molto interessante da seguire, ottimo comunicatore.
Si parla di Governo 2.0, idee, spunti, possibilità, criticità. Ernesto provoca: “in Italia, si può fare innovazione senza permesso?” Ernesto vede l’innovazione pubblica come una corsa (non possiamo perdere altro tempo) ad ostacoli: occorre trarre insegnamento dagli errori fatti nel passato. I tempi sono comunque maturi. La tecnologia c’è, la tecnologia non è il problema.
Pranzo con un panino al padiglione. Incontro (e conosco di persona) Maurizio Goetz, ma aveva solo 5 minuti, stava già scappando via. La prossima volta che ci si incontra ci prendiamo più tempo, ok?
Che dire di Gigi e della presentazione del suo libro?
Uno: accattativillo! E’ molto bello e utile da leggere, soprattutto discorsivo e divulgativo al punto che tutti possiamo capire e leggere agilmente.
Due: la recensione la faccio in un altro post.
Tre: però ho fatto un sacco di foto (e ne ho ricevute), le pubblico nella recensione.
Quattro: so di avere un amico che viene presentato così (e v’ho detto tutto!)
Uno che afferma nel libro che Petrarca è stato il primo blogger e che Boccaccio invece ha organizzato il primo Barcamp. Un pazzo, Gigi Cogo, insomma!
Ore 15: ci mandano praticamente via dalla sala della presentazione del libro di Gigi e anche io mi sposto ai lavori della “non-conferenza Amministrare 2.0” in cui si parlerà di Open Government (maggiori dettagli li trovate qui) divisi in tavoli di lavoro dai quali scaturiranno documenti che poi andranno a confluire tutti insieme in Amministrare 2.0. Tavoli di lavoro in cui ci sta diversa gente: quelli di Creative Commons, di Open Street Maps, professori universitari, dirigenti delle Agenzie governative, persone che a diverso titolo e per diverse Pubbliche Amministrazioni, sono interessate a partecipare alle discussioni sugli Open Data e l’Open Government.
Michele e Gigi (e non solo) moderano e avviano i lavori, finisco al tavolo facilitato da Ernesto, diciamo la nostra sul documento degli Open Data, mettiamo in ordine punto per punto diverse idee, le condivideremo anche noi, alla fine di Amministrare 2.0 con quelle degli altri tavoli. Si assemblano idee partecipate. Bello.
Incontro e saluto anche Flavia, nel mentre. Si potesse sempre lavorare così. “Tutti su InnovatoriPA, siamo tutti li, mischiati con i nostri ruoli.” (cit.)
La parte più social della giornata del 18 è ovviamente la cena lucana da Ninconanco (ah l’ho detto da qualche parte Lucania Rulez? No? S’è notato il gruppo lucano nutritissimo e di spessore? No?)
Recuperiamo Elena (a Roma per lavoro, ma per nulla al mondo si sarebbe persa la cena pre-Barcamp), incontro Giorgio, arriva anche Annamaria, una tavolata da 25 (circa), peperoni cruschi come se piovesse, innaffiati da Aglianico, si fanno foto, si cazzeggia, si ride tanto, ci si conosce con chi non ci si conosceva, si chiacchiera. L’amicizia sui social network è una cosa strana: stiamo tutti dietro gli schermetti durante il giorno, abbiamo un blog, ci linkiamo, socializziamo su Twitter e Friendfeed, ci diciamo mi piace su Facebook, ci geolocalizziamo…ma non c’è nulla di meglio che ritrovarsi a tavola insieme, quando si può.
Si può e si deve. Amici, non facciamoci mancare queste occasioni quando possiamo. Si sta bene, si sta troppo bene. Anche se poi si fanno le due di notte a chiacchierare in mezzo alla strada, anche se si perdono ore di sonno.
Arriviamo al Barcamp del 19.
Barcamp InnovatoriPA“Dalle proposte alle azioni“. Modalità Ignite (grazie a Nicola Mattina): si presenta in 5 minuti e con sole 20 slides temporizzate, max 15 secondi ciascuna. Poi (e qui l’innovazione o il mashup del format) si discuterà ai tavoli secondo i temi affissi sui pannelli, modificabili e aggregabili.
Un sacco di gente. Tavoli tutti pieni. Tante presentazioni. Si slitta coi tempi, infatti. Poco male. Mattinata totalmente dedicata alle presentazioni. Incontro e saluto (e chiacchiero quando possibile) con Leo, Nicola, Eugenio, Francesca, Antonio, Marco, Alessandro, Roberto… (manca sicuramente qualcuno, vero?)
Ignite. Sarà dura, per me è la prima volta, io sono un’animale da lezione quando faccio slides. Mi servono di solito per gestire ore di formazione. Ma ce la posso fare.
Confesso un mio limite: odio le costrizioni. E temporizzare le slides è una violenza su di me. Nonostante tutto, posso dire di avercela fatta. Cioè ditemelo voi, ho da imparare, sicuramente.
Per sentirmi anche parlare, mi trovate qui nel video globale generale, al minuto 42 circa:
Con Flavia coordiniamo un tavolo interessante (e devo dire affollatissimo e compatto) sull’uso dei social network nella PA.
Proviamo ad elaborare un vero e proprio paradigma sul tema. Al mattino qualcuno aveva anche chiesto ai duelegulei presenti in sala cosa fare quando l’amministrazione chiude l’accesso web ai social network blacklistandoli.
Insomma, per concludere, quando finiscono giornate così intense, spiace un po’ tornarsene a casa, salutare tutte le persone con cui si è stati veramente bene, con cui si è discusso, lavorato, sorriso.
Giornate socialmente impegnative. Amici, belle persone con cui si rafforzano i legami anche di stima reciproca. Conoscenti con cui si approfondisce la conoscenza, relazioni che nonostante le distanze vivono attraverso il fluire di messaggi sui social, messaggi privati e mail, post sui blog, serendipity.
Quelli che poi queste cose e i GRAZIE glielo dici 1.0 (de visu o al massimo con un SMS che rimane tra te e loro). Quelli di cui mi fido e che si fidano di me.
Foto di brezzadilago
A chi dice che internet è dannoso per le relazioni sociali vorrei dire che internet è fatto sempre e solo di persone. Volevo scrivere una conclusione per spiegarvi il titolo del post, ma forse avete già capito.
Riassumo tutto ciò che ho vissuto in questi giorni romani, dicendo un NON banale: “La mia rete, la nostra rete, dopotutto, è fatta di persone”.
Persone hanno realmente piacere a relazionarsi e confrontarsi, a prescindere dal cazzabubolo tecnologico che si utilizza. Persone che ci credono davvero, al cambiamento, all’innovazione (ognuno nel suo campo) che parte dalle persone stesse.
La rete senza le persone non ha senso. E ne abbiamo sempre più prova.
La rete abitata, studiata, spiegata, mostrata, vissuta son le persone come quelle che ho linkato qua (e i molti altri che avrò sicuramente dimenticato, ma quanti siete?), come me (forse), che CONDIVIDONO quello che sono e quello che sanno, e che continuano ad aver piacere di farlo.
Che sia lavoro, conoscenza, cazzeggio, riflessione. Ad ogni livello. La rete è fatta di relazioni tra persone. E di serendipity. A volte per caso accadono cose, si vede gente.
E anche io in questo post ho messo insieme tanti piani diversi (sociale, personale, professionale, passione, interesse, conoscenza…).
Ma tutto è in relazione. Perdonate la lunghezza, ma sentivo di dover scrivere tutto ciò.