Le slide del mio intervento al Mediashow 2011.
Tag Archive for insegnamento
Social network: possibilità di uso consapevole nella didattica
L’educazione è cosa di cuore (cit.)
Una prima e personale considerazione a margine della due giorni con la delegazione delle scuole lucane al Quirinale. Una piccola riflessione educativa prima di raccontare l’esperienza.
Palese è la differenza, agli occhi dei ragazzi che ci sono affidati, tra chi è abituato a stare davvero in mezzo a loro e chi no. E non raccontatemi, colleghi, che ci state ogni mattina in mezzo a loro, per lavoro.
Non è esattamente questo quello che volevo dire. Poi non lamentiamoci del mancato rispetto del nostro ruolo. Quanto rispettiamo loro? Quanto piacere abbiamo a stare con loro? Quanto lo percepiscono che stiamo lavorando per loro?
Quanto senso pratico ci vuole? Tanto.
L’educazione è cosa di cuore. [Don Bosco]
P***ana P***ana, P***ana la maestra… (cit.)
Questa è la fase in cui mi sento un ibrido. Ho preso servizio nella nuova scuola partecipando al primo collegio dei docenti, ma ho ancora un piede nella vecchia per via degli esami di settembre. Nell’arco dello stesso giorno ho stretto la mano al preside con cui sto per cominciare a lavorare e ho salutato con malinconia quello con cui ho lavorato fino a giugno. Ho messo a fuoco i visi dei nuovi colleghi ma continuo a vedere quelli che ho frequentato tutte le mattine per un anno. Ho in mano la lista delle classi che da mercoledì inizierò a conoscere, ma il cuore mi batte ancora forte per i ragazzi a cui non insegnerò mai più. Per chi non ci lavora, i problemi della scuola sono sempre di natura logistica, organizzativa, economica, politica, sociale. Per chi ci è dentro fino al collo e nonostante i tempi avversi seguita a credere in quello che fa, il problema è principalmente emozionale. Io sto male. Sto male per tutto quello che volevo e non ho fatto in tempo a dire ai miei alunni, sto male per i progetti che avevamo accarezzato insieme, perché dopo la prosa dovevo insegnargli la poesia, dopo l’impero romano avrei voluto raccontargli il medioevo. Ma se è vero quello che don Milani scrisse nella sua intramontabile Lettera a una professoressa (“Le maestre son come i preti e le puttane. Si innamorano alla svelta delle creature. Se poi le perdono non hanno tempo di piangere”), tempo un mese e sarò guarita.
Antonella Landi – Pagine fiorentine del Corriere della Sera
Connessi? Perchè? – Why do we connect?
Perchè usare la rete? Perchè socializzare su internet? Perchè connettere il mio mondo col tuo mondo attraverso un social network o un blog o un sito, una chat, una mail? Perchè? Per uno, 100, diecimila motivi che si scoprono solo utilizzando il web per entrare in relazione.
Un video di Shelly Terrell, visto su Free technology for teachers mette insieme un bel po’ di motivi e un bel po’ di risposte alla domanda “Connessi? Perchè?”
Connessi per imparare dagli altri, connessi per arricchirci, connessi per comunicare.
Connessi per condividere risorse e idee, per raggiungere obiettivi, per trovare ispirazione, per chiacchierare, per stare in contatto, per partecipare. Connessi perchè è importante crearsi un proprio PLN, un personal learning network, una rete personale che grazie alla rete ed ai nostri contatti, alla condivisione della propria conoscenza ma anche del puro e sano cazzeggio, ci fa continuare ad imparare. In questa rete fatta di persone e non di codice.
Shelly ha messo su anche un wiki dove troviamo altro materiale utile a spiegare i social media e come imparare anche grazie al web 2.0.
Disequazioni for Dummies
Ma chi me lo doveva dire? A sottotitolo di questo post.
Mi perdonino i matematici, gli ingegneri, coloro i quali – già vi vedo – storceranno la bocca, si morderanno il labbro, pronti a urlare “Noooooooo, sacrilegio”. State buoni, l’obiettivo lo dichiaro subito: mi tocca spiegare come se avessero 8 anni, possibilmente rendere meccanico qualcosa di logico, possibilmente mettere in condizione i miei “diversamenteclienti” di risolverne qualcuna semplice semplice. Non di svolgerle al 100% sapendo esattamente dove si va a parare e cosa, matematicamente parlando, riserverà loro il futuro.
Mi son già, precedentemente, arrovellata creativamente a spiegare le equazioni di primo grado, palla al centro e ci riuscimmo.
Metodo impeccabile valido tutt’oggi che affrontiamo la maggior complessità di quelle di secondo grado, tanto che oramai è curiosità pura per il mio cliente n. 1: “Se c’è 2 sopra la X abbiamo 2 soluzioni” (perdonatemi perdonatemi perdonatemi questo spiegare con linguaggio non appropriato alla disciplina), la testolina mi dice “allora io metto 3 sopra e ne voglio 3 di soluzioni, le voglio fare difficili” ed io a riprenderlo che no, già son complesse queste col 2 sopra, c’è ancora il Delta da affrontare creativamente, per tornare nei ranghi.
Se il pensiero astratto è carente, se cognitivamente ci sono dei limiti, in qualche modo gli ostacoli vanno aggirati. E anche il Delta sarà nostro amico, promesso!
Ma tu non insegnavi inglese una volta, si chiederanno i miei 10 lettori.
Certo, la classe di concorso è quella, grazie all’abilitazione sto sul lato della medaglia chiamato “Sostegno”, in teoria il mio ambito è quello Linguistico, in pratica la realtà ti porta ad esperienze didattiche che variano caso per caso e non hai materialmente il tempo e il modo di scusarti e dire “Ah no, matematica non mi compete” se la programmazione differenziata prevede che si agisca anche su quelle piccole competenze cognitive, per potenziarle, quando presenti. Quindi: “Ah si, matematica, anche, mi compete”. (Menomale che ho fatto lo scientifico, menomale che ho fatto lo scientifico, menomale che ho fatto lo scientifico…è diventato il mio mantra.)
Con il cliente n. 2 (caso cognitivamente e fisicamente diversissimo dall’altro, per alcuni tratti in negativo, per altri molto meno) siamo giunti alle disequazioni. Siamo più avanti col programma, si direbbe in gergo.
Nulla di creativo qui, per ora. Che ci può essere di creativo in un Delta che una volta è maggiore di zero, una volta è uguale e una volta è minore. I casi sono quelli. La parabola tocca in due punti, oppure in uno solo, oppure non tocca mai. La parabola sta sempre sopra, perchè c’è il trucchetto per ritornare ad avere “a” maggiore di zero. La parabola, dopotutto, è spiegare un concetto difficile con uno più semplice e magari dare un insegnamento morale.E l’insegnamento morale, nel nostro caso, è : “Dai che ce la possiamo fare, testolina!”
Insomma lo specchietto della spiegazione della risoluzione delle disequazioni, come lo fai, lo fai, queste cose deve contenere.
Solo che, l’obiettivo è sempre quello: spiegartelo come se avessi 8 anni, possibilmente renderti meccanico qualcosa di logico, possibilmente metterti in condizione di risolverne qualcuna semplice semplice. Non di svolgerle al 100% sapendo esattamente dove si va a parare.
Obiettivo minimo si chiama. Anzi no, hanno cambiato la dicitura, adesso parliamo di raggiungimento dei livelli minimi di sufficienza. Mio compito è inventarmi qualunque metodologia per farteli raggiungere o almeno poter dire “Ci abbiamo provato”.
Ho sempre la creatività dalla mia e le mie penne colorate, no?
L’ennesimo specchietto con la spiegazione delle Disequazioni contiene tutto quello che devi sapere. L’ennesimo specchietto, frutto del lavoro e della pazienza che neanche al liceo quando toccava a me essere interrogata su queste cose. Le disequazioni for Dummies.
Le disequazioni in PDF direttamente dal quaderno all’iphone, passando per l’applicazione ScannerPro (Link AppStore) che, dopo questa laboriosa e colorata elaborazione, mi meritavo sia il momento geek “Ma quanto è figa la profe con l’iphone”, sia la conservazione del capolavoro per il successivo ri-uso col cliente n. 2. Che, secondo voi, mi rimetto a riscrivere il tutto un’altra volta, quando servirà? Seee… i learning object vanno riutilizzati. Adattati, magari, ma riutilizzati sempre!
Le Disequazioni for Dummies:
Anche l’ingegner husband ha approvato ed applaudito. Ma chi me lo doveva dire?






