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A far la storia d’Italia ufficialmente copiaincollando da Wikipedia siam bravi tutti

Su l’Unità di oggi 29 settembre 2010 a pag. 13 c’è un articolo di Marco Salvia riguardante le parti del libretto sui 150 anni della storia d’Italia copiate da Wikipedia.

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Ve lo riporto, avendo contribuito alla sua stesura mettendo a disposizione la copia del libretto (ricevuto in dono all’inaugurazione dell’anno scolastico in Quirinale) e verificato personalmente il plagio delle Note Storiche in esso contenute. Note Storiche praticamente copiaincollate da Wikipedia. A volte con un paio di parole “cambiate” neanche strategicamente, spesso e volentieri copiate pedissequamente, così come si trovano su Wikipedia.

Wikipedia – Unità

Tutto è partito da Lia che mi ha chiesto di mettere a disposizione il libretto “I testi della memoria”: la nostra storia insieme compie 150 anni (copertina con grafica tricolore), in mio possesso, per verificare quanto postato da Tamas sul suo tumblr. L’articolo è già stato ripreso da Giornalettismo.

Devo prima precisare una cosa, dal momento che io all’inaugurazione dell’anno scolastico al Quirinale c’ero.

Sicuramente non si è visto nella diretta TV quello che è successo al passaggio della Gelmini tra il pubblico presente. E non è esattamente quanto si scrive nè nell’articolo nè nel post di Tamas.

Al passaggio della Gelmini dal pubblico, da noi, da ragazzi e professori presenti, stavano partendo urla e fischi. Le hostess e la security  non sono passate (almeno nel mio settore) a dire che bisognava applaudire. No, le hostess e la security quando sono cominciate le urla e i fischi,  sono passate per dire a studenti e professori questo: “Abbiate rispetto del Presidente della Repubblica, è lui che vi ospita.”

E’ cosa ben diversa dal dire che hanno detto al pubblico che bisognava applaudire.

Noi prof ci siamo guardati (ripeto, almeno nella mia zona ma quello che è successo è stata reazione comunque, quindi dubito fortemente che in altre zone le hostess abbiano detto “Bisogna applaudire” e basta).
“Ragazzi, abbiamo rispetto del Presidente della Repubblica”.  Abbiamo detto ai nostri studenti.

E’ calato il silenzio. Nessun applauso. La Gelmini è passata nel silenzio del pubblico.
Due interminabili minuti che in televisione non saranno stati trasmessi, due interminabili minuti di silenzio.
Silenzio da un pubblico di studenti e professori che applaudiva a tutto, anche al passaggio dei cavalli dei corazzieri.

Due interminabili minuti di silenzio al passaggio della Gelmini.

Non ci fate fischiare, noi stiamo zitti. Questo è il messaggio, palese e percepibile solo dai presenti.
Come dire, il silenzio dice molto di più anche di fischi e urla. Anche se in TV sarà stato opportunamente camuffato.

Veniamo ora al contenuto dell’articolo, al libretto e a wikipedia.

Si è vero: il libretto “I testi della memoria”: la nostra storia insieme compie 150 anni oltre a non contenere NESSUN nome o riferimento agli eventuali curatori, nessun riferimento alla data di stampa o alla tipografia e nemmeno alla Presidenza della Repubblica o a chi ha commissionato l’opera, il libretto contiene alla fine di ogni capitoletto delle NOTE STORICHE praticamente copiate da WIKIPEDIA senza mai citare la fonte.

Non c’è un nome, un curatore, una data di stampa, una fonte che sia una, non c’è NULLA su questo libretto se non dei documenti e delle note storiche copiate da Wikipedia (solo in alcuni casi editate, ma un minimo).

“I testi della memoria” contiene alcuni documenti divisi in capitoletti:

Ad esempio il primo, Lo Statuto Albertino Torino 4 marzo 1848. C’è il testo dello Statuto Albertino con i vari articoli e le Note Storiche a pag. 21 di cui Carlo Alberto Amedeo di Savoia è scopiazzato (editing leggerissimo) da http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Alberto_di_Savoia

“Carlo Alberto Amedeo di Savoia detto “il Magnanimo” (francese: Charles-Albert; piemontese Carl’Albert; Torino, 2 ottobre 1798 – Oporto, 28 luglio 1849) conte di Barge, settimo Principe di Carignano e Re di Sardegna dal 1831 al 1849. Ha legato indelebilmente il suo nome alla promulgazione dello Statuto fondamentale della Monarchia di Savoia 4 marzo 1848 – noto, appunto, come Statuto albertino – che rese il Regno di Sardegna, prima, e l’Italia, poi, una Monarchia costituzionale.”

e lo Statuto Albertino è scopiazzato da http://it.wikipedia.org/wiki/Statuto_albertino

“Lo Statuto del Regno o Statuto fondamentale della Monarchia di Savoia 4 marzo 1848, noto come Statuto albertino dal nome del Re che lo promulgò, Carlo Alberto di Savoia-Carignano, fu lo statuto adottato dal Regno sardo-piemontese il 4 marzo 1848 e fu definito, nel Preambolo autografo dello stesso Carlo Alberto, «Legge fondamentale perpetua ed irrevocabile della Monarchia» sabauda.”

Sempre le note storiche a pag. 39:
- L’assassinio di Pellegrino Rossi diciamo che è preso da qua http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Romana_(1849) e editato ma poco:

“L’assassinio di Pellegrino Rossi e la conseguente crisi politica del Papato [modifica] Il 15 novembre riaprì il Parlamento e il nuovo ministro dell’interno venne accoltellato da un gruppo di cui faceva parte un figlio del capopopolo democratico Ciceruacchio. In serata lo stesso Ciceruacchio, insieme a Carlo Luciano Buonaparte, inscenò sotto il Quirinale, una tumultuosa manifestazione, per chiedere “un ministro democratico, la costituente italiana e la guerra all’Austria”. La folla portò anche un cannone, che puntò contro il palazzo: si venne allo scontro a fuoco con gli Svizzeri e restò ucciso un monsignore addetto ai Sacri Palazzi. Pio IX convocò il corpo diplomatico e dichiarò che cedeva alla violenza e che considerava nulle tutte le concessioni che avrebbe fatto. Dopodiché assecondò le pressioni popolari, incaricando il democratico Bartolomeo Galletti di formare un nuovo ministero. La scena si ripeté due giorni più tardi, la sera del 17, quando la stessa folla armata si ripresentò davanti al Quirinale, chiedendo l’allontanamento degli Svizzeri. Ancora una volta Pio IX preavvisò il corpo diplomatico e cedette.”

- Pio IX: due righe apparentemente scritte di loro pugno,

- Assedio di Roma: non sembra scopiazzato a prima vista dalla pagina relativa di Wikipedia ma googlando meglio si scopre che il testo appartiene a questa pagina http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Romana_(1849)

- La lettera di Mazzini ai Romani: scopiazzato sempre da qua http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Romana_(1849)

Siamo a più di tre indizi e se non ricordo male, tre indizi fanno una prova: le note storiche del libretto “I testi della memoria”: la nostra storia insieme compie 150 anni, distribuito in occasione del compleanno della Repubblica e dell’inaugurazione dell’anno scolastico in Quirinale sono COPIATE da WIKIPEDIA.

O c’è bisogno che vi riporti il resto dell’indagine?

Metti il testo su google (o cerca la voce corrispondente di Wikipedia) per ognuna delle note storiche e, ad esempio, anche quelle riguardanti Mazzini son copiate da Wikipedia, questo è il lavoro che ho fatto, riassunto nell’articolo dell’Unità di oggi.

Hanno avuto l’intelligenza di non scrivere i curatori, non sapremo mai chi si è occupato della redazione e pubblicazione del libretto con i testi dei 150 anni della nostra storia. Sappiamo solo che son stati pagati (poco o tanto non importa) per COPIARE e INCOLLARE testi da WIKIPEDIA che, con tutto il rispetto per il progetto, non è esattamente una fonte storica attendibile.

WIKIPEDIA è un’enciclopedia le cui voci sono create e curate in maniera volontaria da chiunque sulla rete (certo, con le opportune verifiche ecc. ecc.)

WIKIPEDIA è un’enciclopedia che posso scrivere io, come la puoi scrivere anche tu.

Vogliamo prendere da WIKIPEDIA un contenuto? Facciamolo pure e mettiamo la fonte. Come ho fatto io in questo post: queste voci, queste parole sono interamente prese da qui, pagina e LINK.

I furbetti incaricati della redazione del testo del libretto hanno fatto una gran furbata. Peccato che tutti, dagli studenti al prof più scarso in tecnologie, oramai usiamo wikipedia e google. La verifica del plagio è immediata.

La verifica della magra figura, anche.

Gli studenti oramai si son fatti furbi e cambiano qualche parola quando trovano quello che cercano su Wikipedia, prima di consegnarlo al prof. Hanno capito che non possono consegnare tutti la stessa ricerca e hanno capito anche che i prof sanno usare Wikipedia a loro volta.
Soprattutto entrambe le categorie, prof e studenti, hanno oramai capito che le sole informazioni fornite da WIKIPEDIA non bastano. Sono solo le prime informazioni. L’approfondimento è altra cosa.

Le fonti storiche a corredo di documenti storici poi, sono ben altro di un paio di frasi scopiazzate alla meglio da WIKIPEDIA.

Chi è il mandante di questo libretto? La Presidenza della Repubblica, il Ministero dell’Istruzione? Napolitano, la Gelmini? Dubito si siano interessati al libretto in prima persona.
Non hanno nemmeno controllato il risultato commissionato a chi sa chi, però.

Fatto sta che un libretto ufficiale con contenuti ufficiali, come questi sui documenti che hanno fatto la storia dell’Italia, andava curato nei dettagli, nelle note, nelle fonti ecc. e non copiaincollato dal primo contenuto che trovi cercando su Internet.

A far la storia così siam bravi tutti.

Esami di stato, apparecchiature, tecnologie, normativa…

Tecnologie in mano agli studenti, tecnologie a portata di dito per tutti, oramai.

Tecnologie che potrebbero essere sfruttate per veicolare didattica e apprendimento se tutti ne capissimo le potenzialità o anche solo l’utilità. Invece finisce che siano utilizzate soprattutto per “fregare” noi prof.

Torno sull’argomento copiare agli esami anche grazie alle tecnologie disponibili: telefonini, ipod touch, netbook, iphone, palmari, smarthphone, internet e chi più ne ha più ne metta. Memorizzate questi termini, cari colleghi, vi prego.


Sapete cosa sono? Cosa fanno? Cosa ci si può fare? Avete almeno una vaga idea? Se si, bene. Se no, vi prego partite dal mio post più recente sul copiare agli esami e ripercorrete a ritroso i diversi post precedenti sullo stesso argomento che ci trovate dentro. Spero vi si apra davanti un mondo.

Stamattina, nell’aula dove facevamo gli scrutini, aula che nel mio istituto ospiterà le due quinte durante gli esami di stato, c’era un wifi aperto. Tacchette piene di un wifi non della scuola, aperto. In realtà, io sono giorni che ne approfitto di questo wifi aperto col mio iphone.

Stamattina ho realizzato che nell’aula dove, fra qualche giorno, si svolgeranno le prove dell’esame di stato, non ci può essere un wifi aperto di cui nessuno sa nulla ma che gli studenti avranno già sgamato come me con un qualunque telefonino di ultima generazione. E infatti lo sanno.

Ecco perchè scrivo questo post per parlare soprattutto ai miei colleghi prof.

C’è un mondo da conoscere, non possiamo evitarlo.

Faccio un attimo il punto della situazione, in quanto prof, inquadrando il discorso anche secondo quanto dice la normativa più recente di mia conoscenza:

1) Esiste una direttiva che vieta l’uso dei telefonini a scuola, in generale. Trattasi di una Direttiva del 2007. Una direttiva del ex Ministro Fioroni, del 15 marzo 2007, con cui viene sancito il divieto dei cellulari a scuola durante le lezioni. Sono le linee di indirizzo e le indicazioni in materia di utilizzo di “telefoni cellulari” e di altri dispositivi elettronici durante l’attività didattica.

2) Nelle istruzioni sugli adempimenti per gli esami di stato del primo ciclo (gli esami di terza media, per capirci) C.M. 50 del 7 giugno 2010, il Ministro Gelmini ha inserito un paio di avvertimenti riguardanti la vigilanza.

Si ricorda ai docenti che per le operazioni online e le trasmissioni via internet all’INVALSI, previste dopo l’apertura dei plichi

“nessuna persona che non sia componente della commissione può accedere al computer e/o visionare la prova”

Si ricorda ancora che bisogna:

- invitare gli studenti a consegnare alla commissione, ove ne siano in possesso: telefoni cellulari di qualsiasi tipo (comprese le apparecchiature in grado di inviare e/o ricevere fotografie ed immagini; apparecchiature elettroniche di tipo “palmari”; personal computer portatili di qualsiasi tipo; orologi in grado di memorizzare dati e testi; registratori di qualsiasi tipo; testi di qualunque tipo (libri, appunti, ecc.) e contenuto;
- avvertire i candidati che potranno essere esclusi dagli esami nel caso in cui non rispettino tutte le “regole”;
- controllare le strumentazioni utilizzate da disabili/DSA a che non contengano ausili non consentiti;
- controllare che non sia possibile ai candidati accedere ad apparecchiature telefoniche, elettroniche e telematiche in dotazione alle scuole (laboratori di informatica, computer, ecc.) o, comunque, presenti nell’edificio scolastico

3) Le istruzioni e le modalità organizzative per gli esami di maturità si trovano nella O.M. 44 del 5 maggio 2010. E non vi è accenno alla questione tecnologie.
Perchè la troviamo nella Nota Min. n. 3614 dell’11.5.2010 che è quella che cercavo.
E che ovviamente non si trova con due clic, come dovrebbe essere, su istruzione.it
In questa nota leggiamo che

“I Dirigenti scolastici avranno, altresì, cura di avvertire tempestivamente i candidati che è assolutamente vietato, nei giorni delle prove scritte, portare a scuola telefoni cellulari di qualsiasi tipo (comprese le apparecchiature in grado di inviare fotografie e immagini), nonché dispositivi a luce infrarossa o ultravioletta di ogni genere, e che nei confronti di coloro che fossero sorpresi ad utilizzarli è prevista, secondo le norme vigenti in materia di pubblici esami, la esclusione da tutte le prove.

È inoltre vietato l’uso di apparecchiature elettroniche portatili di tipo “palmare” o personal computer portatili di qualsiasi genere, in grado di collegarsi all’esterno degli edifici scolastici tramite connessioni “wireless”, comunemente diffusi nelle scuole, o alla normale rete telefonica con protocolli UMTS, GPRS o GSM o BLUETOOTH.

I Presidenti ed i commissari, dal canto loro, avranno il compito di vigilare sul rispetto del summenzionato divieto, al fine di evitare il verificarsi di episodi incresciosi che, oltre a turbare il sereno svolgimento delle prove scritte, risulterebbero gravemente penalizzanti per gli stessi candidati.

Analoga cura sarà altresì rivolta alla vigilanza sulle apparecchiature elettronico-telematiche in dotazione alle scuole, al fine di evitare che durante lo svolgimento delle prove scritte se ne faccia un uso improprio con collegamenti all’esterno.

Dovrà essere pertanto disattivato qualunque collegamento delle scuole con la rete INTERNET e dovranno essere resi inaccessibili, nel corso delle prove scritte, aule e laboratori di informatica, nonché qualunque tipo di personal computer collegato o collegabile alla rete.

Inoltre, al fine di garantire il corretto svolgimento delle prove scritte, la Struttura Informatica del Ministero vigilerà, in collaborazione con la Polizia delle Comunicazioni, per prevenire l’utilizzo irregolare della rete INTERNET da parte di qualunque soggetto e l’uso delle connessioni di telefonia fissa e mobile.”

Insomma questo dice la normativa.

Diciamo in sintesi che le apparecchiature telefoniche e/o fotografiche e/o che si collegano in qualche modo ad internet e/o inviano dati all’esterno durante le prove d’esami sono ovviamente vietati e che vanno consegnati. Chi viene trovato in possesso o mentre li usa durante le prove può vedersi l’annullamento della prova e l’espulsione dall’esame di stato.

Su questo non ci piove. Gli insegnanti della commissione agli esami di stato sono là anche in veste di pubblici ufficiali. A nulla valgono eventuali proteste in caso si venga colti in flagranza di uso di una qualche “apparecchiatura”, anzi la situazione del candidato può solo peggiorare.

Torniamo al punto da cui sono partita.

Una direttiva del 2007, validissima. Definizioni di “apparecchiature” di cui si vieta l’uso abbastanza generiche, nella normativa, da contenerle tutte. Anche quelle che abbiamo in mano nel 2010, studenti e prof. Nel 2010 concretamente manca solo il telefonino che faccia anche il caffè. Perchè per il resto ci si può fare di tutto e anche di più. (Ovviamente anche andare su Facebook…e non lo dico a caso)

Il wifi aperto perfettamente ricevibile e sfruttabile dall’aula in cui si svolgeranno gli esami di stato. Non ci deve stare.

Qualcuno controlli. Perchè può esserci un wifi aperto il cui segnale viene ricevuto dall’aula ma magari viene dal condominio di fronte.

Chi deve controllare? La normativa parla di tecnologie e connessioni della scuola e immagino ci sia qualcuno preposto che la “roba” della scuola la terrà sotto opportuno controllo.

Da parte mia, conto di segnalarlo al Presidente di Commissione, nel caso in cui il 22 mattina quel wifi fosse acceso ed aperto. Controllerò con un click dal mio iphone.

Consiglio di verificare o far verificare la possibile presenza di wifi aperti durante le prove degli esami di stato, poi non chiediamoci come sono uscite le tracce già dopo 5 minuti l’apertura dei plichi ministeriali.

Con l’iphone (o telefonini similari) dalla foto dei documenti (con l’applicazione giusta, una vera e propria scansione del documento, trasformazione in PDF A4) al loro invio (mail, social network, cugino laureato che mi svolge il tema e me lo rimanda…) ci vorranno non più di 5 minuti. Col wifi aperto anche meno.

Ovviamente né lo studente né un prof né chiunque altro sia autorizzato a stare nei locali della scuola durante lo svolgimento dell’esame di stato non può e non deve fare queste cose.

Certo, direte, la normativa dice che è vietato utilizzare e che bisogna sequestrare. E in ogni commissione d’esame si sequestrerà.

Abbiamo esattamente idea di quali possano essere le “apparecchiature” da sequestrare?

Perchè i ragazzi son furbi, consegneranno telefonini ante 2007, riesumati in qualche cassetto, telefonini con cui al massimo davvero ci potevi fare solo foto e mandare MMS.

Cioè, lo farei anche io, al posto loro. E terrei ben nascosta, rischiando grosso, la tecnologia, l’apparecchiatura che con un clic mi collega col mondo.

iPhone, iPod touch, Blackberry, smartphone, netbook…iPad… abbiamo idea di come sono fatti?

Certo, quelli un po’ più grandi si notano di più.

Per i modelli di telefono cellulare di ultima generazione, date un’occhiata un attimo a questo link: http://www.directphoneshop.co.uk/wi-fi-phones.asp o qui sotto nelle immagini, quanti di questi modelli di telefonino conoscete?

Hanno millemila funzioni, non è questo il luogo di spiegarle. Sappiate solo che con un wifi aperto sono esattamente INTERNET nascosto nel palmo di una mano di un qualunque studente. (e se non c’è il wifi disponibile, essendo fatti apposta per accedere al web, basta la connessione dati fatta direttamente dalla SIM).

Basta un click, anzi uno sfioramento oramai, son quasi tutti touch.

Durante gli esami non si possono e non si devono usare.

Ma è un mondo abbastanza complesso da controllare…e, purtroppo, io sono sicura che gli studenti agli esami 2010 la faranno sotto il naso a molte Commissioni.

(e io magari monitorerò per voi Facebook e quello che accade durante gli esami di stato, online, e poi ve lo racconto)

Meditiamo, cari colleghi, meditiamo.

La scuola pubblica dove va?

Pubblico e diffondo anche io la lettera di Mila Spicola. La collega, un’insegnante palermitana ha scritto quanto segue al Ministro Tremonti. La lettera di Mila è stata pubblicata su MicroMega e, come dicono Annarita e Lia, “la riporto integralmente perchè mi appartiene totalmente“.

Buona lettura. Diffondete anche voi, se potete.

Lo scempio della scuola pubblica sotto la scure di Tremonti

di Mila Spicola

Ministro Tremonti,

dirà lei: non ne posso più di sentirvi, voi insegnanti. Molti lo stanno già dicendo insieme a lei. Eppure, non demordo. Ci sono due tipi di alunni svogliati: quelli che a furia di rimproveri continuano imperterriti a rifiutare qualunque invito alla responsabilità e quelli invece che, sentendosi ripetere sempre la stessa cosa, alla fine rinsaviscono per sfinimento. Voglio essere ottimista, annoverare lei tra i secondi e prenderla per sfinimento. Fosse anche una minima parte dello sfinimento che ho io, alla fine di quest’annus terribilis per la scuola italiana. Stanca, amareggiata, sconsolata, eppure lei non ci riesce a prendermi per sfinimento, continuo a protestare, come i soldati alle Termopili. Magari lei non ascolterà, ma qualche italiano di “buona volontà” , come si diceva una volta, sì.

Lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei docenti italiani a violare la legge. E’ esattamente quello che accade in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti un‘aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici scolastici e quella igienico sanitaria. Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all’istruzione pubblica. “C’erano tanti sprechi e siamo in tempi di crisi, bisogna razionalizzare”, saggia e incontrovertibile affermazione. Così ha giustificato la cosa. Di contro, però, le spese militari ricevono 25 miliardi di euro e leggo in questi giorni di un bonus di 19 mila euro a classe per le scuole private e leggo anche di un aumento di circa 200 euro mensili per i colleghi di religione, buon per loro, non sia mai, ma allora non bloccassero i nostri per i prossimi secoli.

Mettiamoci d’accordo. C’è la crisi o no? Un giorno c’è, un giorno non c’è, un giorno è un “anatema psicologico delle sinistre” e l’altro giorno “dobbiamo fare sacrifici”. Ma non tutti, attenzione: gli statali. Io mi sono arrovellata nel tentativo di capire dove fossero quegli sprechi quando, nell’agosto 2008, ho saputo degli 8 miliardi da togliere alla scuola pubblica. Ma lei ha fugato i miei dubbi: lo spreco era studiare l’italiano, e quindi via due ore. Lo spreco era studiare la tecnologia moderna e quindi via un’ora. Questo alle medie. Escano prima i ragazzi: così hanno tempo per riflettere. Lo ha detto il ministro Gelmini. Lo spreco era recuperare i bambini con difficoltà (cosa frequentissima nei contesti dove vivo e ho scelto di insegnare io, e cioè nelle periferie), e quindi via le compresenze in talune ore di due maestri nelle elementari: a questo servivano, caro ministro. Il tutto eseguito con la furia di un boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane, piante rigogliose e qualche ramo secco, ma troppo pochi, in cambio della distruzione della nostra foresta amazzonica: il polmone del nostro futuro. Quelle due ore d’italiano e le compresenze servivano anche a coprire le assenze dei colleghi senza ricorrere a supplenze esterne. Inoltre: aumentiamo i ragazzi per classe: fino a 30, 33, ma sì. Realizziamo un bel parcheggio per ragazzi, non una scuola certamente. Del resto sono altre le fonti vere della formazione: la vita, la strada, la televisione, il computer. Per chi vuole studiare veramente ci sono le scuole private. Studiare cosa e come poi è da vedere.

C’è un piccolo particolare: tutto ciò è anticostituzionale. La Costituzione riconosce alla scuola pubblica, statale, italiana il compito di formare e istruire gli italiani. Le private? Una scelta possibile, non obbligata. Non era un paradiso la scuola pubblica, prima di Tremonti, ma i problemi erano altri, non certo questi, ed era una bella scuola. Chi non deve parte della sua personalità a quel docente che non dimenticherà mai?

Torniamo alle sue motivazioni: la gestione dei singoli istituti, troppi soldi, troppi. E quindi tagli anche a quella: tagli alle ore e tagli ai finanziamenti per la gestione. “Facessero una colletta i genitori, e che sarà mai qualche decina di euro”. Nulla. Ma non c’era la crisi? Nella mia regione, in Sicilia, qualche decina di euro aiuta ad andare avanti. E così avete tagliato. Nella scuola dove insegno io, una normale scuola media della periferia palermitana, ma potremmo generalizzare a tutte le scuole medie d’Italia, siamo quasi alla paralisi. Avete compiuto il miracolo: unire di colpo nord e sud nella omologazione verso il peggio. Dico quasi, perché poi, incredibilmente, docenti e dirigenti sono diventati bravi a fare i salti mortali e le capriole all’indietro. Questo lo sapevate, vero? Qual è l’unica classe di lavoratori in Italia che, nonostante tutto, continua a lavorare senza grossi drammi? La nostra. Nel senso che lei aveva ragione e che quindi, nonostante i tagli, e visto che riusciamo ad andare avanti, la scuola non ha tutti ‘sti problemi? No, aveva ragione perché per noi quelli che non devono subire le ricadute gravissime della sua scelta scellerata, ripeto, scellerata, non devono essere i ragazzi: e dunque si alza la saracinesca comunque e si fa l’appello tutte le mattine.

Però sa cosa c’è? C’è che abbiamo anche sopportato e stiamo sopportando molto, ma l’illegalità di stato dentro una scuola no. Io non la sopporto e la denuncio. Tagliare completamente i fondi di gestione delle scuole ha comportato l’impossibilità di chiamare supplenti per coprire le assenze giornaliere, adesso che non ci sono più quelle due ore che servivano a coprirle. E dunque le classi si dividono in altre classi. Giornalmente. I ragazzini si prendono la loro sedia e vagano nei corridoi in cerca di spazio. Perdendo ore di lezione. E allora: posso sopportare di lavorare meno, posso sopportare di farlo in una scuola ammuffita, con l’acqua che filtra, senza vetri (lei mi dirà: si rivolga all’amministrazione comunale), posso sopportare di non avere carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni, riscaldamenti a singhiozzo. In una mia classe di prima media ho 23 bambini, 4 di loro con gravissimi disagi sociali e disturbi comportamentali (sono figli di carcerati), due con problemi di apprendimento e uno disabile grave. Io insegno arte: nelle mie ore non ho insegnante di sostegno, perché sono state tagliate le ore del sostegno, come tanti sanno. A volte me ne arrivano altri 3 o 4 da altre classi.

E allora mi dica lei qual‘è il diritto all’istruzione negata del mio alunno disabile? Qual è il diritto all’attenzione precipua negata ai 4 bimbi con problemi sociali? E ai due che non riescono a leggere senza distrarsi? E‘ una scuola di periferia, se non li aiuto io chi li aiuta? E il resto dei compagni? Non hanno diritto alla “normalità”? E poi viene la ministra Gelmini a parlar male dei docenti del sud, di come i nostri alunni sono in fondo alle classifiche delle prove di merito: ma in queste condizioni cosa vi aspettate? E’ già un miracolo se abbiamo le sedie nella mia scuola. L’inverno lo abbiamo trascorso con muffa e infissi rotti, che puntualmente aggiustiamo stornando somme da altri fini. “Si rivolga al Comune” dirà lei. Il suo sindaco di centrodestra ha tagliato anche lui tutti i finanziamenti alle scuole: sia per il funzionamento ordinario, sia per le manutenzioni. Non ci resta che Santa Rosalia. Macchè, manco la chiesa ci appoggia, noi sciagurati delle periferie, intenta com’è a salvaguardare le scuole private.
Lei lo chiama razionamento e si riempie la bocca di frasi assurde sul come l’Italia stia reggendo la crisi. Mi scusi: ma che cavolo sta dicendo? Lo deve dire lei, una statistica o io? Ho 253 alunni, 253 famiglie cioè: un bel campione di famiglie di periferia, come ce ne sono a migliaia nella corona delle città italiane. Forse ne so parlare meglio di lei degli effetti della crisi, sig. Ministro: niente fumo negli occhi ahimè a noi che le vediamo e viviamo la verità delle cose. Perché nemmeno il contributo di 15 euro annui riescono più a pagare. Un disastro che chiamo illegalità.

Io non posso adeguarmi. Non per me stessa, che alla fine noi docenti ci abituiamo a tutto, ma per loro. Non posso più tollerare che quei ragazzi siano il bersaglio vero delle nostre scelte. E’ questa l’illegalità, non solo la ‘ndrangheta, la camorra e la mafia, è questo l’esempio in cui crescono i miei ragazzi sfortunati. Ma l’illegalità e il non rispetto della legge no. A Palermo no. Non in quel quartiere: la scuola non può tollerarlo perché è l’unico baluardo dello Stato. Porti solo la sua firma questo scempio: io non voglio rendermene complice. E non mi dica che sto facendo politica, che parlo male della scuola e che un insegnante non può farlo. Io non parlo male della scuola? Come potrei? E’ la mia vita. Io dico male della distruzione che ne state facendo, parlo male di voi, ecco perché non me lo permettete. Non di fare politica, bensì di esercitare un dissenso sacrosanto. Si difenda contraddicendomi con fatti. Parlo male… Faccio politica… dice? E sia pure! Io ne ho più diritto di lei, che sia chiaro: sono io a formare i cittadini di domani, mica Lei. Lei passerà, per fortuna, ma i docenti italiani ci saranno sempre a insegnare cosa voglia dire rispettare le regole, rispettare la legge, cosa significhino parole come “comunità”, come “solidarietà”, come “eguaglianza”, come “fraternità”. Questa è politica, caro Tremonti, ed è il senso del mio mestiere. Glielo insegno di più io, non di certo Lei che gli toglie maestri, risorse e ruolo sociale: perché se si permette di uccidere il mio ruolo, insieme al mio, annulla quello di studente. Non ci aveva pensato? Lasciate i fanciulli senza guida, ne farete dei tiranni, questo diceva Platone. Quante mamme non posso riconoscersi in quella frase ripercorrendo le lotte giornaliere con i loro piccoli tiranni?

Da qualche mese mi rifiuto di accogliere ragazzi provenienti da classi divise oltre il numero consentito. E lo farò anche a fronte di ordini di servizio scritti. Venga qualcuno a obbligarmi. Venga pure. Io mi rifiuto. Il mio Dirigente mi dirà: dove li metto allora? Io la rivolgo a Lei questa domanda: dove li mettiamo? La rivolgo ai suoi elettori, che sono anche genitori: dove volete che li mettiamo i vostri figli?

E allora le faccio una proposta indecente davvero: di quei 25 miliardi alle spese militari destini nuovamente alla scuola pubblica gli 8 miliardi tolti. Oppure assegni i proventi del lotto per un anno alla messa in sicurezza degli edifici scolastici: sono questi i monumenti culturali dell’Italia che amo. La smetta di giocare con la vita e con l’istruzione dei nostri figli. Anzi, le dico di più, se posso: se ne vergogni.

Commissioni Esami di Stato 2010

Le Commissioni degli Esami di Stato 2010 (esami di maturità, non si chiamano più da un po’) sono state pubblicate sul sito istruzione.it

Questo è il link corretto per sapere le Commissioni di ogni istituto superiore per gli esami di stato 2010:

http://www.trampi.istruzione.it/EsamiStato/startMotoreEsamiStato.do

E’ possibile cercare la Commissione per sede dell’istituto, per cognome, per tipologia di scuola, per Provincia. Il motore di ricerca restituisce nome, cognome, provenienza e disciplina insegnata di Presidente e Commissari esterni.

Dal momento che il sito del Ministero non è il massimo dell’usabilità da quando l’hanno cambiato, mi permetto un post di pubblica utilità. Io ho impiegato più di 10 minuti a trovare il link. E credo di saper cercare in Internet.

Alla faccia dei siti della Pubblica Amministrazione che dovrebbero essere trasparenti ed utili ai cittadini nel rendere loro un servizio (e di tutte le belle cose dette al Forum PA)

PS io non sono in commissione, questo volevo sapere. O meglio rimango al mio Istituto.

La Gelmini vuole accorciare le vacanze estive a 4 settimane? E noi scioperiamo!

ATTENZIONE!!!

MESSAGGIO PER CHI E’ ARRIVATO QUI CERCANDO NOTIZIE IN MERITO ALLO SCIOPERO E ALLA PROPOSTA DI LEGGE DELLA GELMINI RIGUARDO LA RIDUZIONE DELLE VACANZE:

NON ESISTE NESSUN DISEGNO DI LEGGE DELLA GELMINI, E’ UNA BUFALA: NON E’ VERO.

Qualche giorno fa nella mia rubrichetta [cateprof] segnalavo che, anche nella mia piccola scuola superiore ai confini dell’impero, “i ragazzi non sono entrati per una presunta protesta studentesca contro la gelmini. Non ci è dato sapere quale.”

Alunni che decidono di non entrare a scuola, non è una novità. Altri che poi entrano alla seconda ora perchè non era vero che c’era sciopero (o perchè esistono ancora genitori che li rimandano, non dico a calci nel sedere, ma li rimandano a scuola). Chiedi loro la causa del loro astenersi dalle lezioni in massa e ti rispondono “C’è sciopero contro la Gelmini!” sottintendendo: “Com’è che solo voi professori non lo sapete??”

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Allora insisti a chiedere si ma contro la Gelmini perchè? E ti dicono che “Dice che” …la Gelmini in mezzo a tutti i tagli, vuole anche tagliare le vacanze estive e ridurle a 4 settimane. Ovviamente “Dice che…” chi?? Boh non si sa. Ok è la solita giustificazione degli studenti per saltare un giorno di scuola. Vecchia come il mondo. Anche noi che oggi siamo prof abbiamo saltato in massa una o più giornate di scuola con una scusa ben congeniata quando eravamo studenti, no?

Pare invece che quello che fino a poco tempo fa era un fenomeno locale (il passaparola tra scuole della stessa zona per concordare una comune giornata di sciopero studentesco, perchè se si fa tutti insieme è più bello e agli occhi dei grandi sembra una cosa veramente organizzata) grazie a telefonini prima e a Facebook adesso, acquisisce dimensioni molto più grandi.

Una Bufala, un passaparola che si allarga a macchia d’olio viaggiando via SMS, email, MSN e Facebook, forum & co.  Strumenti e veicoli di informazione e comunicazione che non possiamo non conoscere (questo lo scrivo per i miei colleghi prof.) o far finta che sono “Altro da noi”.

Non ho indagato il fenomeno, è il fenomeno che mi si è presentato direttamente, stavolta, in quanto anello della catena che passa velocemente da uno all’altro grazie al web.

Arriva, infatti, anche a me una mail (si tra i miei contatti ci sono un po’ di adolescenti, conosciuti) privata di Facebook che mi riporta un post di un blog. Lettura utilissima per meglio comprendere le dinamiche della comunicazione tra gli adolescenti nell’era dei social network. E quello che passa per la loro testolina.

Leggiamo insieme:

Ogni anno c’è la solita catena-bufala. Ovviamente anche quest’anno non è da meno, ed ecco che sulle finestre di msn, sulla mail, troviamo scritto:

“LA GELMINI CON LA LEGGE 639 VUOLE ACCORCIARE A 4 SETTIMANE LE VACANZE ESTIVE… VOI VOLETE SOLO 4 SETTIMANE D’ESTATE?!? NO ALLORA TUTTI SCIOPERIAMO IL 1 OTTOBRE !!!! TI PREGO MANDALO A TUTTI DEVE SCIOPERARE TUTTA ITALIA!!!!”

Hahaha, la legge 639! Sembra una legge razziale contro gli studenti italiani per obbligarli a lavori forzati! Ovviamente è tutta una bufala organizzata – o per dormire il 1 Ottobre – o per uno scopo preciso irato a cacciare il ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini.

Abbiamo cercato ulteriori informazioni su questa fantomatica legge 639. Nulla che riguardi la scuola, e soprattutto il 2009:

1) La legge 639 del 5 luglio 1964, “Restituzione dei diritti doganali e delle imposizioni indirette interne diverse dallimposta geerale sull’entrata per taluni prodotti industriali esportati”
2)Legge 639, contro l’imbrattamento di cose altrui.

Distaccandoci dalla politica, Sinistra o Destra, è pur sempre una bufala!
E ricordate di scioperare solo per una giusa causa!

Gli scioperi veri sono indetti tramite una circolare apposita che deve girare nelle scuole almeno una settimana prima, oppure è il TG stesso a dare l’informazione sullo sciopero.

Fonte: http://msn-livesidus.blogspot.com/2009/09/catena-la-gelmini-accorcia-4-settimane.html

Sorrido e vado a leggere il post. Che è strapieno di commenti. Ed ha anche una seconda parte, dove i gestori del blog, studenti anch’essi, continuano a spiegare ai coetanei che “E’ UNA BUFALA!!!”

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Cioè, avete capito bene, un bloghetto che parla di trucchi MSN, fa un pacco di visite l’altro giorno perchè gli studenti hanno scatenato un passaparola tramite internet, msn e facebook su uno sciopero contro la Gelmini e la presunta legge 639.

Il blog prova a spiegare ai coetanei che è una bufala e che in queste cose sono delle pecore che vanno dietro a tutto pur di saltare un giorno di scuola oltre che a specificare che uno sciopero ha un minimo di credibilità se segue gli iter previsti.

Sostenendo anche che “Le catene che girano su MSN e su Facebook sono finte al 99%”

Confesso: lo spasso per me è leggere i commenti del primo post e i vari forum e le yahoo answers (qui e qui su Facebook)!!  E la tentazione è forte. Ora vado a commentare anche io come una bimbominkia fra loro, una profe infiltrata, per aggiungere un piccolissimo ma non insignificante tassello informativo alla cultura adolescenziale sullo sciopero: il fatto che, non essendo LAVORATORI, forse, magari, non è che abbiano proprio un diritto di sciopero di cui avvalersi.

Mi riconoscerebbero subito, però. Io non skrivo con le kappa!!!!

Chiamatela “assenza di massa”, “non abbiamo voglia di stare a scuola”, “facciamo sega/filone ecc.” ma non inventate scuse ufficiali che vi si ritorceranno contro. E soprattutto  pensateci un paio di volte prima di divulgare ai vostri amici e contatti una notizia che “Me l’ha detto tizio su MSN che gliel’ha detto suo cugino su Facebook che l’ha letto da un volantino che aveva in mano la sorella della compagna di scuola del suo vicino di casa”