Feste 2.0?

E gli hashtag del 2011, i video più visti su Youtube, cosa ha cercato la gente su Google nel 2011, i topic principali su Facebook, le 50 applicazioni iPhone più scaricate del 2011, le migliori applicazioni per iPhone e Android, i best trending topic di Twitter, i miei 50 miglior post del blog nel 2011 ve li raccolgo anche in un ebook, le più belle infografiche, la classifica delle pagine Facebook con più fan e con miliardi di Like del 2011, i top dei top su Klout, le Twitstar, i topblogger (esistono ancora?), le Storify dell’anno, i Friendfeeders che odio, i followers che amo, i punti su Foursquare che non s’è mai capito a cosa servano realmente, le più belle foto di Instagram (povero Flickr così maltrattato oramai anche se le foto più belle del 2011 ovviamente le troviamo anche là), quanti retweet servono per diventare famosi, quanti followers, quanti fan, quanti mi piace, quanti reshare, condividimi questo, condividimi quello, il tag nelle foto natalizie di parenti, amici e sconosciuti, i miei 100 migliori tweet in un comodo PDF scaricabile, la newsletter natalizia, le mail augurali con 100 indirizzi in copia…
Non oso aprire Google Plus per sapere che passa da là.

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Moltiplica per “n” contatti sui Social Network (che comprendono anche amici e parenti, oramai). Chiunque.
Tutti produttori di contenuti natalizi da condividere.

Essere originali a tutti i costi e paradossalmente far tutti le stesse cose.

Non me ne vogliate ma, se queste sono le originalissime “feste 2.0″ a cui sto partecipando, ecco…io mi sarei già abbondantemente stancata.

Da Google Reader a Twitter, Facebook, Friendfeed ecc.

Google Reader cambia, per decisione di Google. Vediamo cosa cambia.

Cambia la grafica, Google Reader viene praticamente unito a Google+, spariscono i contatti e quindi le loro risorse condivise, sparisce il bottoncino Share/condividi, rimane solo il +1, spariscono i Google Shared, molte funzioni sociali di Google Reader vengono eliminate.

Da social diventa a-social, in pratica.

Si, avete capito bene. Lo strumento che fino a poco fa ci permetteva di aggregare gli RSS di quello che ci interessava leggere e poi condividere le risorse interessanti con i nostri contatti su Google reader stesso oppure inviandole anche sui nostri social network con un solo clic sull’icona Share, perde tutta la seconda parte di questo periodo che sto scrivendo.

Google Reader ritira la possibilità di following, friending, shared link.

Rimane l’aggregazione degli RSS, si aggiunge la possibilità di condividere su Google+. Lo scopo è poter condividere le risorse di GReader su Google+ anche scegliendo specifiche cerchie a cui condividere.

Tutti i servizi che ricevevano il link da Google Reader quando cliccavamo sul bottoncino Share/Condividi smetteranno di funzionare, o meglio, perderanno il flusso delle informazioni condivise perchè non è automatico condividerle.

Possiamo continuare ad usare Google Reader così come vuole Google, perdendo le funzionalità sociali e di condivisione per “trasferirci” su Google+, dove le condivisioni NON finiscono nello stream (dove dovrebbero, logicamente, confluire) ma nella tab specifica +1 (che, ad esempio io, non apro mai) dalla quale non si condivide ad altri ma solo a se stessi:

Per condividere anche sullo stream di Google+ dopo aver cliccato su +1 appare anche il box per condividere.

Complimenti eh.

Possiamo esportare tutto (anche i vecchi condivisi che non vediamo più e i contatti) attraverso Google Reader –> Impostazioni –> Importa/Esporta e decidere di cambiare strumento:

Possiamo ingegnarci per farlo funzionare ancora come strumento di condivisione verso i social network su cui desideriamo condividere, attraverso altri strumenti e social che la rete ci mette a disposizione. Integrandoli e facendo attenzione a NON INCROCIARE I FLUSSI!

Al momento ho scelto la terza via.

E’ ancora possibile condividere da Google Reader a Twitter, Facebook, Friendfeed ecc.

Google Reader mantiene il Servizio Send to /Inviahttp://www.google.com/reader/settings?display=item-links

 

 

Impostare e scegliere tra i vari servizi disponibili, quelli a cui vogliamo condividere attraverso Google Reader. Se non è presente un servizio, possiamo aggiungerlo a mano, in basso e creare un Custom Link.

Pro: Ogni item può essere condiviso sul social prescelto

Contro: L’invia a di un item deve essere fatto per ogni servizio, uno per uno.

Converrete con me che diventa macchinoso fare Invia a Twitter, Invia a Facebook, Invia a ecc ecc.

Il mio obiettivo è questo: con meno clic e sbattimento possibile, ogni volta che voglio condividere una risorsa o un link da Google Reader voglio che il link arrivi su Twitter, Facebook e Friendfeed contemporaneamente. Magari anche su Google+, ma nello stream principale. Dal momento che non è mai stato possibile, per ora di G+ non me ne occupo.

Le mie reti sociali maggiori sono sicuramente su Twitter, Facebook e Friendfeed ed è là che mi interessa condividere.

I miei flussi funzionano cosi:

- Twitter posta su Friendfeed grazie a Advanced Tweets

- Twitter può postare su Facebook grazie a Selective Twitter aggiungendo alla fine del Tweet #fb

Per cui se riesco a condividere da Google Reader su Twitter posto su tutti e tre i miei social network.

Non è difficile!

Metodo 1: Uso invia a di Google Reader, si apre una nuova tab con il Tweet (Titolo e URL), aggiungo #fb al Tweet, invio.

Troppi passaggi.

Metodo 2: Uso ifttt.com su cui ho impostato un task di questo tipo:

Per ogni item di Google Reader su cui metto la stellina (che, fortunatamente, è stata mantenuta) viene postato un nuovo Tweet (che contiene anche #fb finale):

Quindi con un solo clic sulla stellina posto contemporaneamente la condivisione su Twitter, Friendfeed, Facebook.

Evvai!

Rimane solo da risolvere come condividere da mobile.

Da iphone non c’è possibilità di stellare un link, solo +1 (che non mi serve) e invia mail.

ERRATA CORRIGE: posso mettere la stella anche da iphone, si trova accanto al titolo del post da condividere. RISOLTO!

Da android pare ci sia Invia a (quindi con Invia a Twitter, o a quello che vuoi, la questione si risolve facilmente) e anche la possibilità di mettere la stella.

Ho provato a condividere da iphone via mail utilizzando le mail di:

- Hellotxt che posta contemporaneamente su Twitter, Friendfeed, Facebook e molto altro

- Posterous che posta contemporaneamente su Twitter, Friendfeed, Facebook e molto altro

In entrambi i casi non mi piace il risultato sui vari social. Il link condiviso è “sporco” e quindi meno immediato da comprendere ai miei contatti. Contiene in entrambi i casi un “inviato da Google Reader”…insomma non mi piace. Non va bene.

Continuo a cercare la soluzione per condividere con poco sbattimento anche da iphone e vi aggiorno.

TROVATA: la stella è accanto al titolo del Link, per cui anche da mobile i passaggi di condivisione per me sono questi:

Google Reader –> Stella –> grazie a ifttt.com –> Twitter –> Friendfeed –> Facebook.

Solo con un clic, come prima. Evvai!

Friendfeed, Foursquare, Quora, Reddit e Hootsuite down a causa di Amazon

Fonte: thenextweb

FriendfeedFoursquareQuoraRedditHootsuite, Formspring, paper.li (Bebo, Koprol ed altri servizi cloud) sono tra i servizi più noti del social web che oggi sono down a causa di problemi ai server di Amazon.

We can confirm connectivity errors impacting EC2 instances and increased latencies impacting EBS volumes in multiple availability zones in the US-EAST-1 region. Increased error rates are affecting EBS CreateVolume API calls. We continue to work towards resolution

Delayed EC2 instance launches and EBS API error rates are recovering. Were (sic) continuing to work towards full resolution.

Sui siti dei vari servizi troviamo l’avviso di down o manutenzione. Aspettano che Amazon ripristini la loro connettività.

Riguardo noi, possiamo solo aspettare che li riparino. Credo.

 

SIP: Socially Important Person su Glamour

Sono su Glamour di Febbraio, nell’articolo di Chiara Oltolini, dedicato alle SIP cioè a quelle che possono considerarsi “Socially Important Person” sui social network.
Quelle da seguire per un motivo o per un altro, insomma.
Ovviamente onorata d’esser stata contattata e intervistata dalla giornalista, anche se alla fine appaio in una sintetica (forse troppo) frase anche un po’ snob, se vogliamo.

“Sono in controtendenza: faccio un po’ di selezione all’ingresso, converso solamente con gli utenti più attivi.”

In realtà è la sintesi di un concetto un po’ più largo: converso con chi conversa.
Qui spiegavo in dettaglio come mi pongo sui social network principali. Chi seguo, chi mi segue.

L’articolo di Glamour lo trovate qua sotto. Se volete seguirmi mi trovate su Facebook, Twitter, Friendfeed e ovunque come catepol.

SIP GLAMOUR febbraio 2011

Qua una volta c’era un blog…

…ora è tutto un pullulare di Social Sharing, pubblicati sul blog automaticamente con i link a post e articoli interessanti di cui consiglio la lettura e la traccia delle condivisioni di catepol su vari social network.

Nel Social Sharing, che è in pratica una sorta di aggregatore della mia presenza in rete e delle mie varie identità digitali alla Friendfeed, ma ospitato qua nei miei spazi (tutto ci può essere chiuso, nulla è veramente nostro, tranne il nostro blog. Ricordatevelo!), ci trovate tutto tranne Twitter e Friendfeed. Essendo account privati, tenuti fuori dalle grinfie dei motori di ricerca, sarebbe poi un controsenso pubblicarli sl blog. Per seguirmi su TwitterFriendfeed basta chiedere. Se siete persone conversanti e non fake o account palesemente spammosi o pubblicitari, vi faccio accomodare volentieri nei miei salotti social.

Dicevamo: qua una volta c’era un blog. La scrittura dei miei post è diminuita e me ne dolgo. Torno presto. Anzi son tornata già con questo post. Dopo tutto, l’hosting è pagato!

Ho scritto anche altrove nel 2010 (YOUSCHOOL e dettotranoi) e pare che continuerò a farlo ancora per un po’.

Sono andata in giro a raccontare cose di internet e di didattica (e dintorni), per passione o per lavoro, nel 2010. Ho già in agenda appuntamenti 2011.

Ho letto 46 libri nel 2010 per un totale di 9442 pagine secondo Anobii (dove ho provato ad essere diligente e tenere traccia delle mie letture – di carta e su ebook – passo passo). Solo di recensioni (doverose almeno per i testi che mi sono stati gentilmente inviati/regalati, alcuni con dedica personale dell’autore/amico) ho di che riempire il blog per tutto il 2011.

Nel 2011 leggerò di più. Come ai vecchi tempi. Me lo impongo.

Alcune collaborazioni appena chiuse ed altre attive, oltre al mestiere di insegnante che svolgo sempre volentieri.

Amici nuovi e vecchi, tanti, con cui son sempre belle le occasioni per stare insieme soprattutto fuori dalla rete. Occasioni di cui non è detto si debba raccontare tutto, preferisco viverle.

Il Social Sharing, su questo blog, da quotidiano diventa settimanale (provo, poi magari torno a quello quotidiano, vediamo). Rimane comunque parte integrante di questo blog che è pur sempre il mio hub da cui si diramano i social network e tutto il resto.

Torno a scrivere, torno a scrivere con più frequenza, tranquilli!

Rivedo la mia policy nel rapporto following/followers sui miei social network principali e più rilevanti in termini di numeri, per farli diventare più utili in termini di relazioni e conversazioni interessanti rispetto al tempo che vi ci dedico.

Facebook aperto a tutti. A partire dalle persone che conosco realmente, ovviamente, accetterò comunque tutte le richieste (filtrando i contatti in apposite cartelle amici con possibilità di accedere alle mie cose diversificata). In linea di massima tutti i contatti potranno leggere la mia bacheca e ciò che posto, potranno scrivermi in privato, commentare. Non tutti potranno scrivere e postare cose sulla mia bacheca.

Mi staggo immediatamente da tutte le foto e video che non mi vedono coinvolta realmente.

Blocco tutte (o quasi) le applicazioni e i giochi al primo invito che ricevo. Rimozione immediata dagli eventi (con eventuale impedimento all’invitante di invitarmi ancora ad altro) che non mi riguardano e che non mi interessano minimamente.

E’ giusto così. Mi interessano persone e relazioni. Agisco di conseguenza mettendo al bando tutto ciò che ritengo rumore inutile e perdita di tempo.

La relazione su Facebook è reciproca. Non approfittate mai dei vostri “amici”, me compresa. Basta un attimo per togliere questa amicizia virtuale, che amicizia non è, rimuovendovi dagli amici.

Regolamento la visibilità in home di Facebook del vostro stream. Se mi interessate, se ci conosciamo, se ci leggiamo anche altrove, se lavoriamo insieme, se siamo parenti, se siamo andati almeno una volta a prendere un caffè insieme…vi assicuro che ci siete, che mi passate davanti agli occhi con i vostri status e le vostre condivisioni. Altrimenti, amici (di Facebook) lo stesso. E’ inumano pensare che si possa seguire davvero tutti i propri contatti, no?

Twitter aperto a tutti o quasi. L’account è privato perchè non mi va di dare in pasto ai motori di ricerca frammenti di 140 caratteri completamente sganciati da ogni contesto. Certo non è privato per tirarmela in alcun modo.

Seguo chi mi interessa seguire, anche se questi/e non ricambiano il following.

Ricambio quasi sempre la richiesta di following, cominciando a seguire a mia volta, quando accetto un nuovo follower. Di solito, a patto che siate persone almeno un minimo conversanti. Cerco di rendere paritario il rapporto e la possibilità di inviarsi dei DM.

Defollowo nel momento in cui mi defollowate (utilizzo twunfollow e tweepi per saperlo). Se non volete più conversare con me, non conversiamo. Sono coerente con le vostre scelte.

Anche per Twitter è inumano pensare che io segua tutti, infatti non lo faccio. Seguo chi mi interessa però cerco di rispondere sempre a chi mi cerca, retwitta, cita, chiede. Spesso seguo lo stream così come gira, in serendipity. E la serendipity mi fa leggere e seguire anche chi non leggo abitualmente e mi fa scoprire cose, notizie, persone. Quello è il bello di Twitter. La grande ricchezza.

Friendfeed rivoluzione in corso per quanto mi riguarda, account aperto a quasi tutti, privato anche questo sempre per i motori di ricerca che fagocitano i thread decontestualizzandoli. Privato perchè posso così accettare le richieste di following valutandole una per una, privato perchè posso decidere chi seguire e da chi farmi seguire.

Seguo chi mi interessa seguire, anche se questi/e non ricambiano il following.

Durante le vacanze ho cominciato e quasi portato a termine un lavoraccio: entrare in ognuno degli account che seguivo, valutare uno per uno se erano davvero meritevoli del mio interesse e della mia attenzione, cliccare su “unfollow”. Sono passata dal seguire circa 2000 account a seguirne circa 850. Un bel salto.

Ho eliminato dalla mia vista tutti gli account fake, quelli aperti e mai usati, quelli usati ma fermi tipo al 2009 o a molti mesi fa, quelli senza contenuti, quelli che erano solo un rimando di feed del blog, quelli in cui non c’erano conversazioni in atto o interventi in thread, quelli che non m’andava più di seguire (per un motivo o per un altro).

Stesso lavoraccio in corso sugli account che seguono me per valutare caso per caso se continuare a farli accedere o meno al mio stream. Non è per tirarmela, anche qua. E’ per un’ecologia delle mie relazioni, è per rivalutare e dare la giusta importanza alle persone (e quindi anche toglierla, se ritengo non la meritino).

Non ricambio più di default la richiesta di following, cominciando a seguire a mia volta, quando accetto un nuovo follower. Se siete persone “conversanti” comunque, in linea di massima, vi accetto.

Defollowo nel momento in cui mi defollowate (utilizzo ffspy.com o FriendVenn per saperlo). Se non volete più conversare con me, non conversiamo. Sono coerente con le vostre scelte.

Non blocco nessuno di solito, preferisco un utilizzo sapiente del “nascondi” di Friendfeed.

Anche per Friendfeed (e per la velocità e la quantità delle informazioni che vengono veicolate attraverso) è inumano pensare che io segua tutti, infatti non lo faccio. Certo mi piace sempre prezzemolare e curiosare nei thread aperti a tutti, si impara sempre qualcosa quindi non me ne precludo l’opportunità. Il bello di Friendfeed è proprio il meccanismo dei FOAF (la possibilità di vedere anche gli amici degli amici), per cui comunque le conversazioni rilevanti e seguite rimbalzano alla mia attenzione pur non seguendo direttamente i proprietari degli account dove esse si svolgono.

Seguo chi mi interessa però cerco di rispondere sempre a chi mi cerca, ricondivide, cita, chiede, reblogga, condivide miei post, mi chiama in causa ecc…

Ignoro quando è il caso.

Spesso anche qui seguo lo stream in serendipity e riesco a leggere cose, notizie, persone, conversazioni, novità ecc. A volte, confesso, la serendipity (o un sapiente uso del search, quando funziona) porta a leggere su Friendfeed anche quello che non dovrei.

Detto ciò, s’è fatta una certa.

Il post del rientro è venuto lungo, se avete avuto la pazienza di leggere fino a qua vi mando un caro saluto. Ci rileggiamo presto su questi schermi.

Coltivare i giardini della vita digitale che già abitiamo o colonizzarne sempre di nuovi?

Gigi Cogo posta una riflessione a valle del down temporaneo di Friendfeed ma soprattutto sul nostro modo di abitare i nostri spazi di aggregazione digitale. Spazi che non sono nostri, giustamente ricorda. Solo il blog è nostro ed è per sempre, aggiungo io da un po’ (autocit).

I love FriendFeed

(foto di Nastrorosa)

Sergio Maistrello prova a spiegare i grandi difetti di Facebook (quelli che non piacciono alla stragrande maggioranza degli abitanti della rete più anziani, me compresa). Soprattutto il fatto che non abbia memoria, che tutto vi scorra sopra diventando dopo poco irricercabile e perso. Anche le conversazioni migliori. Panta Rei.

Lorenza Boninu invece prova a spiegare i pregi di Facebook che sintetizzo in: conversazione e relazione anche e soprattutto con chi è al di fuori della parte abitata dalla rete blogosferica (che, ricordiamo, è solo una parte della parte abitata della rete). Qui e ora, con chi c’è, con chi conosciamo di più, con chi si fa i fatti nostri, con chi abbiamo piacere di farci i fatti suoi. Soprattutto, grande vantaggio se sei blogger: ti leggeranno molti altri che prima non lo facevano.

Non ha tutti i torti. Facebook ha il pregio di aver portato tanta gente su Internet. Più sono le persone, più la relazione si arricchisce, più la rete e le sue dinamiche circolano. Non saranno tutti bravi come noi che siamo arrivati prima, ma la rete è di tutti, il social web soprattutto. La gente se lo plasma addosso per come lo ritiene.

Io penso tante cose a riguardo, me ne appunto qualcuna qua, da approfondire.

La nobiltà dei social media (che ora sono realmente a disposizione di tutti) è proprio nella socializzazione e nella capacità di mantenere relazioni personali e sociali con le persone della propria rete, con le persone che scegliamo di seguire e con quelle che scelgono di seguire noi. Che poi sia su Facebook o su Friendfeed o Twitter o altrove, lo strumento non conta. E nemmeno i motivi per cui ciò accade.

Un account personale aperto in qualunque posto del web sociale attirerà a sè qualcuno a seguirlo, per forza di cose. E si nutrirà anche di quanto ci mettono gli altri.

The Act of the FriendFeed

(foto di adKinn)

Conta la rete di relazioni, conta il nostro modo di pianificare e gestire la social life e la nostra presenza digitale (non credo sia una coincidenza che Luca Conti in questi giorni stia rimettendo ordine ai flussi), conta il nostro modo di rapportarci ed entrare in comunicazione. Inutile fare solo “trasmissione” in tutti i luoghi e in tutti i laghi del web, senza la conversazione, ovunque avvenga.

Non è un nuovo social luogo figo (tutti che cercano l’alternativa a Friendfeed in questi giorni) quello di cui c’è bisogno. Non mi risultano tra l’altro al momento alternative valide a Friendfeed ed alla socialità online spinta a cui ci ha abituato.

C’è bisogno di utilizzare al meglio le reti sociali che già abitiamo, coltivare i vari giardini della vita digitale e non solo gli orticelli su Farmville, innaffiare e migliorare le relazioni e le conversazioni, arricchirsi e arricchire, se è possibile. C’è bisogno di raccogliere dai mille rivoli, non ulteriormente di disperdere.

Banalmente, basandomi solo sui numeri delle mie reti sociali dei luoghi in cui abito io la rete, i miei followers/following sono così suddivisi: Twitter 2996/2381, Friendfeed 2322/2211, Facebook 2466, Meemi 290/287 (per nominare solo quelli in cui si vive, si digita, si chatta, si scrive, si condivide, si partecipa alla grande). Se morisse davvero Friendfeed, logica vuole che le reti sociali più simili (non pensiamo ai numeri ma alle persone che stanno dietro ogni account) per me siano Twitter/Facebook (e anche la bella gente che abita Meemi). E saranno quelle da innaffiare e coltivare, o integrare anche altrove. Una rete sociale che non dovrò ricreare da zero, sicuramente. Una rete sociale che vive a prescindere dai social network, ci chiudessero tutto, di molti ho la mail e il cellulare…mica ci perdiamo di vista, mica la relazione scompare!

Il ragionamento vale uguale, anche con numeri più “vivibili” di relazioni sociali online forti. Anzi, è ancora più facile ricreare e traslocare altrove la rete sociale con numeri piccoli. Chi sceglie il gruppo ristretto, nel 90% dei casi ha scelto persone che conosce e con cui la relazione è forte. Quindi, il ragionamento sulla non importanza dello strumento 2.0 in sè, vale per tutti, credo.

La mania degli ultimi giorni era “spostiamoci altrove, in massa”.  Friendfeed muore, dove andremo? E via varie ipotesi e vari suggerimenti di tool. Eppure nessuna decolla. Su Cliqset per dire, i miei numeri al momento sono 94/94. Sempre banalmente, quindi, o su cliqset non mi vuole seguire nessuno, o vi si è spostata solo l’elite dell’elite che tra l’altro lo usa per importare i soliti Twitter/Friendfeed/facebook/Tumblr/Flickr/Youtube ecc. ecc. ecc. come su Buzz o su altro (occhio sempre occhio al loop), o torniamo a quello che dicevo: abbiamo proprio bisogno di replicare il flusso ovunque?

Copione che si ripete: nuovo servizio quanto è figo, quanto è figo, registro immediatamente l’account, metto la mia foto e il nickname, che ci faccio? Vabbè mettiamoci subito dentro Twitter, Friendfeed, Google Reader, Tumblr, il blog, Youtube, Flickr ecc., faccio importa amici da altri servizi o dai contatti mail, dico in giro “oh quanto è figo questo nuovo servizio”, scrivo “post di prova, vediamo come funziona questo fighissimo nuovo servizio”, ricevo tre o quattro commenti di quelli che stanno facendo esattamente la stessa cosa, cominciamo tutti a dire “non mi piace non mi piace”, finisce nell’oblio dei millemila account aperti e lasciati al loro destino.

Abbiamo proprio bisogno di correre alla ricerca dell’ultimo servizio 2.0? Sono tutti uguali oramai, fanno tutti praticamente la stessa cosa, tutti hanno pregi e difetti. Il social media perfetto non esiste. Non è questione di funzionalità, opzioni di privacy, possibilità di postare tutto quello che vogliamo, mandare messaggi privati, no.

Non è un caso se i servizi 2.0 che hanno maggior fortuna son sempre quelli dove le reti sociali degli utenti si consolidano meglio o almeno facilmente. Dove la qualità ricercata è quella delle relazioni e non quella dello strumento utilizzato. Dove al centro ci sono sempre prima le persone con le quali abbiamo piacere/interesse/voglia di fare rete insieme.

Dove non importa quanti “amici” o follower hai, ciò che conta è la qualità di quello che con loro ci fai.

Non è neanche un caso che un mio post di status su Facebook, (banalissimo tra l’altro) oggi, dopo più di 15 giorni di inattività o di mancanza di mie notizie in bacheca se non i rimandi ai post del blog, faccia subito 30 commenti…Non guardate ai numeri come se fosse il dito guardando la luna. Non sono numeri, sono relazioni. Non sono tanti commenti/like che dicono quanto è seguita catepol. No, sono solo persone che conversano con me.

Forse dovrei innaffiare di più anche quel giardino (Facebook) di cui più volte anche io parlo male e trascuro perchè non esattamente adatto alla mia idea di abitare la rete. Forse dovrei innaffiare e coltivare meglio la parte di rete che ho scelto di abitare, riorganizzare i flussi, potare i rami secchi, concimare, seminare ancora e poi raccogliere e condividerne i frutti.

Forse dovresti farlo anche tu.

Sempre valido il consiglio di coltivare le relazioni del 2007… comunque. Corsi e ricorsi storici, non trovate anche voi?

Balla con me: da follower nasce follower

Il video originale del ragazzo che balla, prima da solo come un pazzo, poi come capobanda di un numero sconsiderato di amici che si uniscono a lui nella danza, gira in rete da un po’.

La serendipity delle mie letture via feed reader, oggi, me lo riporta sotto gli occhi (via Socialmediatoday) in un post che mette in correlazione l’argomento Leadership con la capacità di essere dei buoni community manager online (in senso ampio…ho appena finito di leggere il libro di @mafe, perdonatemi).

Cioè persone che attraverso la rete, i social network, le reti sociali online ecc. riescono a coinvolgere altre persone, amici e non, per poi convergere insieme su un obiettivo (ad esempio questo successo è dovuto a voi, mica a me…cioè forse a me, in parte, ma solo per aver avuto la capacità di coinvolgervi, credo, spero…).

Chi abita rete e social network sa bene quanto non sia immediato, online, per qualunque motivo, coinvolgere le altre persone, i propri contatti, a fare qualcosa e a fare anche in modo che coinvolgano, a loro volta, altra gente.

Per coinvolgere cerchiamo di essere simpatici, amabili, interessanti, amichevoli, partecipi, coinvolti e coinvolgenti. Soprattutto cerchiamo di mediare la distanza che ci separa dall’altro interlocutore e la separazione che crea lo schermo del computer o di un telefonino con la relazione umana, con la connessione umana che ci fa “assomigliare e pigliare” tra persone, anche online.

Oppure siamo solo spammer, broadcaster, gente che ha canali e strumenti 2.0 da colonizzare, sparando qualcosa col megafono nella speranza di colpire almeno qualcuno (lamentandosi, poi, magari, quando non ci riesce).

Essere leader senza una community attorno, in effetti non ha molto senso. Online ancora di più. In rete si vive soprattutto di relazioni instaurate (quante volte l’ho scritto che la rete è fatta di persone?).

Guardate il video.

Si tratta di “Leadership Lessons learned from Dancing Guy” il cui transcript potete trovare qui http://sivers.org/ff se non avete pazienza di ascoltarlo dal video di Derek Sivers che ne ha fatto un talk al TED.

Alla fine della fiera, una qualunque community online (definiamola evangelicamente come qualunque posto abitato della rete in cui due o tre si riuniscono nel nome di Internet per far qualcosa insieme, sia anche solo cazzeggiare), si costruisce e vive passo dopo passo grazie alla relazione umana che si instaura tra i membri, sull’empatia, sulla capacità condividere questioni e idee che accomunano, di sentire l’umanità che si cela dietro i byte scambiati.

Torniamo al video “Leadership Lessons learned from Dancing Guy” da cui queste riflessioni e questo post partono, vediamo che accade, vediamo cosa possiamo imparare. Il ragazzo che balla e coinvolge tutta la compagnia è forse il sogno di tutti coloro che si occupano di marketing online, di viralità ecc.

Il ragazzo che inizia a ballare è colui/colei che, anche online, vuole coinvolgere altre persone e guidarle verso un obiettivo (qualunque esso sia: avere più lettori sul blog, firmare una petizione, promuovere un prodotto, cazzeggiare, il risultato non cambia). Consapevolmente o inconsapevolmente. Soprattutto nel secondo caso il ruolo fondamentale è proprio quello dei followers, senza i quali il coinvolgimento non comincerebbe e non emergerebbe.

Potremmo chiamarlo Leader, Guru, blogstar, twitter star, fenomeno di Feisbuc, community manager…se vi piace di più. Contestualizzate voi, a piacere, sulla base della vostra esperienza in rete.

Il leader/guru in questione deve avere abbastanza fegato per esporsi sui vari canali che abita in rete anche a costo di sembrare ridicolo. Deve metterci non solo la faccia ma la faccia tosta, come si dice dalle mie parti. Non ce l’hanno tutti, in effetti.

Regole basilari per un minimo di visibilità in rete: esporsi, cominciando da soli qualcosa in cui crediamo, che sia qualcosa di semplice, facilmente imitabile e che invogli altri a ripetere e fare la stessa cosa (che sia anche solo la condivisione di foto di gattini, deve essere facilmente imitabile, facilmente retwittabile, facilmente condivisibile su Facebook, facilmente ribloggabile, linkabile ecc.).

Ecco che arriva il primo follower, occorre avere pazienza ma non tarderà. Sicuramente è un amico, sicuramente qualcuno che già ti conosce, qualcuno con cui sei già in relazione, con cui hai feeling, che si fida di te. Oppure è qulcuno che ti trova per caso ma con cui parte subito il feeling.

Se quello che stai facendo è semplice e facilmente imitabile (magari divertente e umano), il primo follower arriva. E’ proprio il primo follower ad avere un ruolo cruciale per la tua “leadership” e per la tua riconoscibilità in rete: è lui/lei che mostrerà pubblicamente a tutti come imitarti o seguirti spiegando anche perchè ne valga la pena. E’ lui/lei che ritwitterà, metterà un like, ti condividerà il post sul google reader, riposterà il link su Facebook, scriverà un post linkandoti, ti manderà un DM ecc.

Devi solo accoglierlo come tuo pari, sarà il primo follower a chiamare altri amici a partecipare, il primo ad avere avuto il coraggio di alzarsi e seguire le tua apparente pazzia. Il primo a diffondere. E la rete è fatta di diffusione, di link, di coinvolgimento. Di persone che si trovano anche per serendipity, di similis cum similibus congregantur.

Il primo follower trasforma trasforma chi ha iniziato il ballo in un leader. Il ragazzo che balla del video è  la pietra, il primo amico che va a ballare con lui è la scintilla che appicca il fuoco. E vai col movimento.

Se arriva poi un altro amico, vuol dire che il primo follower è stato bravo a darti fiducia. Se prima eravate in due a ballare, adesso siete in tre a ballare. Tre comincia ad essere “massa” o community e quando si è massa, si fa notizia, il paese è piccolo, la gente online mormora, retwitta, followa, aggiunge amici, condivide, segnala, laika, manda DM e…comincia anche a criticare il movimento che generi. Anche questo fa parte del gioco.

Gli altri man mano si uniranno al ballo. Come accade nel video. Arriveranno anche gli amici degli amici. Basta avere pazienza, basta instaurare relazioni. Poi quando mi chiedono “ma quanti amici su feibuc – twitter – friendfeed – lettori del tuo feed ecc…come fai??” io non so che rispondere. Alla fine è così. Relazioni che portano relazioni. Gente che si fida di me (e io ne sono onorata, spero di non deludere le aspettative). Gente con cui bene o male mi rapporto ogni giorno, gente con cui scatta anche l’amicizia vera, il dialogo, la condivisione.

Nelle community online che frequentiamo e abitiamo (che sia la blogosfera, la twittosfera, friendfeed, un gruppo su facebook ecc.) a volte capita di sentirsi proprio come il ragazzo che si alza e balla da solo senza t-shirt: SOLI, mentre gli altri apparentemente fanno gruppo fra loro per altri motivi. Soprattutto all’inizio, quando abbiamo pochi contatti, non conosciamo meccanismi e dinamiche della socialsfera, come la chiama Gigi.

Il nostro valore verrà riconosciuto da qualcuno,la rete è grande e bella per questo. Non bisogna avere paura di essere se stessi, di cominciare, di commentare, di scrivere, di ballare anche da soli. Il primo follower arriverà e sarà la porta d’ingresso degli altri che seguiranno.

La lezione che si trae dal video è questa: Siate pubblici. Siate facili da imitare. E, perchè no, aggiungo dalla mia esperienza di prezzemolina della rete, siate facilmente prendibili in giro e autoironici allo stesso tempo! Non può esserci nessun movimento senza il primo sostenitore e il primo sostenitore è quello che non cerchi tu, è quello che arriva spontaneamente perchè l’hai conquistato con la tua umanità, con la tua particolarità e con la tua follia. E’ quello che si interessa a te e sparge la voce. E’ quello che chiama altri.

Imita coraggiosamente qualcun altro che fa quello in cui credi tu, entraci in relazione e poi mostra ad altri, a tua volta, come fare. Retwitta, condividi, laika, linka, passaparola.

Quando qualcuno online fa qualcosa di eccezionale, simpatico, interessante, condivisibile, coinvolgente ai nostri occhi, dobbiamo avere il coraggio di alzarci ed andare a ballare insieme. O almeno a scambiarci due chiacchiere.

Per ciò che non ci piace, invece, c’è sempre l’ignore, l’unfollow e il block. No?

(se siete arrivati fino a qui…sappiate che in un prossimo post vi chiedo un favore, ok?)

Friendfeed e pietre in faccia…

E’ un po’ che, scherzando ma nemmeno tanto, con Delymyth oppure con Gigicogo e con altri amici, ci diciamo che sarebbe il caso di scrivere uno studio approfondito sulla dinamica delle relazioni che si scatenano su Friendfeed.

Bè, questo video (Pietre di Antoine) mi sembra un ottima premessa allo studio approfondito.
Comincia con la domanda chi è che tira le pietre? Finisce con il prendere le distanze del diretto interessato…

Friendfeed e le pietre in faccia. Per qualche motivo, su cui fervono le indagini degli studiosi, pare che il costume nazionale su Friendfeed sia proprio quello di tirare le pietre (in gergo tecnico “flame”). A prescindere. E non solo quando fa caldo.

Parafrasando Irene Cara: “Flame, I’m gonna live forever… baby remember my nickname…remember, remember, remember…FLAME!”

(foto di Di Thomas Hawk)

Se sei buono, te le tirano. Se sei cattivo è anche ovvio. Se sei blogger, te le tirano, se porti i tacchi ma anche se non li porti, se sei guru del web e soprattutto se non lo sei, se scrivi un libro o se non lo scrivi, se partecipi ad un barcamp oppure se non ci vai e ti si nota di più, se ti fai le foto o se te le fanno gli altri, se dici una roba interessante e scateni la conversazione oppure anche solo perchè respiri.

Entrare a gamba tesa nelle conversazioni, sparare a zero, moltiplicare i commenti. Non contenti, aprire un altro thread in cui dirne di tutti i colori su qualcuno cercando il consenso del proprio mini branco. O anche aprire stanze segrete, private che poi basta un errore di uno degli adepti e vengono a galla. Basta che se ne sparli, ma fra di noi, muahahahahah.

Account fake creati ad hoc, liberi di tirare pietre in faccia protetti dall’anonimato e dallo schermo. Compaiono, scompaiono quando il gioco si fa duro o quando vengono sgamati ed associati a un reale proprietario.

Il discorso va ovviamente approfondito con esempi concreti di testi estratti da conversazioni deliranti.

Vi lascio col testo della canzone. Volevo parafrasarlo per contestualizzarlo a Friendfeed e alle tipologie di fauna che tirano le pietre virtuali con i loro thread e i loro commenti e le loro stanzette. Invece va bene così com’è.

Tu sei buono e ti tirano le pietre.
Sei cattivo e ti tirano le pietre.
Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai,
sempre pietre in faccia prenderai.

Tu sei ricco e ti tirano le pietre
Non sei ricco e ti tirano le pietre
Al mondo non c’è mai qualcosa che gli va
e pietre prenderai senza pietà!

Sarà così
finché vivrai
Sarà così

Se lavori, ti tirano le pietre.
Non fai niente e ti tirano le pietre.
Qualunque cosa fai capire tu non puoi
se è bene o male quello che tu fai.

Tu sei bello e ti tirano le pietre.
Tu sei brutto e ti tirano le pietre.
E il giorno che vorrai difenderti vedrai
che tante pietre in faccia prenderai!

Sarà così
finché vivrai
Sarà così

Prima di postare un aggiornamento di status su un social network, pensa!

(via cracked.com) Esaminiamo per un attimo il processo psicologico che ci porta a postare (o non postare) un aggiornamento di status su un qualunque social network (che sia Twitter, Facebook, Friendfeed, Meemi ecc. poco importa).

Facciamolo con una flow chart:

Ok vuoi postare uno status. Comincia col chiederti: chi lo leggerà? Chi vorrei che lo leggesse ma, soprattutto, chi non vorrei che lo leggesse mai?

Sei ubriaco o sotto effetto di qualcosa mentre scrivi lo status? Qualcuno potrebbe essere ferito dal tuo status? Sicuro che quello che scrivi potrebbe leggerlo la tua mamma senza problemi?

Spesso non si pensa molto prima di postare l’aggiornamento di status. Non si pensa al contenuto diffuso, a chi potrebbe leggerlo, ad eventuali conseguenze (di ogni genere).

In questo post sono scherzosamente (ma non troppo) elencati alcuni criteri (e relativo punteggio) per valutare bene se l’aggiornamento di status che vogliamo postare su un social network merita o meno di essere postato. Chiediti, prima di postare, se:

- quanto scrivi ha a che fare con una enorme cazzata da te commessa?

- quanto scrivi ha a che fare con una visita medica e relativo stato di salute e/o malattie che magari è il caso la gente non sappia?

- quanto scrivi ha a che fare con la visita medica dal ginecologo o dal proctologo?

- vuoi commentare una delle tue funzioni corporee in pubblico?

- hai accidentalmente scritto di una funzione corporea in atto e relative caratteristiche?

- vuoi dire al mondo cosa hai mangiato? E’ proprio necessario?

- cosa hai mangiato ha influenzato in qualche modo qualche funzione corporea?

- il commento  per una persona specifica? (sentito mai parlare di messaggi diretti?)

- sicuro che vuoi far sapere come è andato il tuo ultimo incontro d’affari?

- sei stato mollato, vuoi dirlo veramente a tutti?

- sei incinta e ancora manco il padre lo sa? (non puoi scriverlo su Facebook in antemprima, ti pare?)

- tua madre è su Facebook lo sai vero?

- il tuo prof delle superiori è su Facebook e ti legge, sai anche questo vero?

Insomma, prima di postare un aggiornamento di status su un social network, pensa!

Sentieri Digitali – Le frontiere del social networking

Quello che ho raccontato io, ieri a Napoli.

Un grazie a Carmine Saviano per l’articolo sulla Pagina Napoletana di Repubblica.

Social Network su Tv7 del 15 gennaio 2010

Cosa sono i social network, come vengono usati dalla gente (e la creatività della gente osa usi e contesti che fanno spesso rabbrividire gli utenti già più abituati al web 2.0), attenzione a cosa si condivide online.

Perchè dietro lo schermo ci sono le persone, dietro lo schermo ci siamo noi.

Ieri sera è andato in onda in Tv7 su Rai1 un servizio sui Social Network a cura di Francesca Oliva. Io son quella riccia all’inizio…no, non quella che si sposa e twitta! Insieme a me, Roldano De Persio e Massimo Melica. Buona visione.

Ah, appaiono oltre ai conosciuti Facebook e Twitter anche Friendfeed e Meemi, Linkedin…ottimo! Social Network non è solo Facebook, piccole aperture e apparizioni del resto del web 2.0 che non possono non essere apprezzate.

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