[Recensione] La cittadinanza digitale

More about La cittadinanza digitale

Recensire un libro di un amico non è semplice.

Si tratta del libro “La cittadinanza digitale” di Gigi Cogo.

Cominciamo dalle informazioni di base per rompere il ghiaccio: lo trovate nelle librerie online (ma anche in tutte le altre). Edizioni della sera – Ibs – Libreria Universitaria – Webster L’introduzione è disponibile e social, per i curiosi.

Recensire il libro di un amico non è semplice, dicevo. Sei portata a parlarne bene, a prescindere. Come potresti parlar male di un libro con dedica autografata e personale?

Un libro del quale l’autore, nel corso di questi ultimi mesi, si era premurato di condividere, a mo’ di spoiler, qualcosa sul suo blog e qualcos’altro in privata sede.

Un libro che ho avuto in mano al BarcampInnovatori, cominciato attendendo in macchina il mio accompagnatore e praticamente divorato. Non è un tomo, scorre molto velocemente, Cogo scrive bene, discorsivo, facile, comprensibile da tutti.

Non bisogna essere “tecnici” o fortemente addentrati nelle dinamiche della Pubblica Amministrazione per leggere “La cittadinanza digitale” di Gigi Cogo.

Basta essere cittadini e abituati ad avere a che fare con le tecnologie (telefonini, computer, internet) ogni giorno. Il cambiamento in atto che tutto ciò porta nella nostra quotidianità è riconoscibilissimo.

Da cittadini pretendiamo servizi dalla Pubblica Amministrazione, non tecnologie che ci stupiscano con effetti speciali. Servizi facilmente utilizzabili, usabili, semplici, naturali, che ci risolvano problemi.

Il libro di Gigi prova a raccontare questo passaggio epocale, questo nuovo umanesimo in atto, questa nuova epoca che si apre con la partecipazione dei cittadini al centro del sistema.

La Cittadinanza digitale come estenzione della cittadinanza che possediamo da sempre (con ovviamente diritti e doveri).

La tecnologia che abbiamo in tutte le case, che abbiamo già in mano, che influenza l’organizzazione delle nostre giornate, delle nostre relazioni, del lavoro e del tempo libero.

Nativi digitali, reti sociali, web sociale e partecipazione. Esempi soprattutto stranieri di partecipazione dei cittadini attraverso Internet e vari canali.

La consapevolezza che un nuovo umanesimo è possibile, l’uomo torna al centro dell’universo grazie alla rete.

Confesso: mi piacciono veramente molto i primi due capitoli, quelli in cui il paradigma dell’umanesimo digitale viene declinato partendo da molto lontano!!

Ma non era un libro che parla di tecnologia, vi starete chiedendo?

Si, anche. Infatti i capitoli 4 e 5 sono belli e tecnici. Ma ci arrivo fra poco.

I primi due capitoli e l’importanza della trasmissione delle informazioni nella storia, dell’evoluzione della comunicazione. Di Petrarca primo blogger della storia, linkato in vita da Boccaccio, Boccaccio che a sua volta è il primo organizzatore di Barcamp della storia col suo Decameron, dove ognuno dei presenti ha avuto modo di presentare la sua storia, Barcamp di cui ancora oggi leggiamo in giro echi e post.

Il web 2.0 che permette a chiunque di accedere e dare il suo contributo per la costruzione della nuova coscienza collettiva.

L’affermazione dell’economia immateriale nel capitolo 3. Google, l’economia della conoscenza, il Clutrain Manifesto, la banda larga, le infrastrutture a supporto della mobilità dei cittadini. Le trasformazioni in atto, la qualità della vita, l’esempio di Venezia, Michele Vianello.

Tutto un discorso facilmente seguibile che ti spiega e ti fa capire perchè le istituzioni debbano concorrere a realizzare modelli veramente smart di innoazione al servizio dei cittadini.

Nel capitolo 4 troviamo un excursus che ci accompagna per mano nel passaggio dall’eDemocracy all’eGovernment. Un occhio alla legislazione, un altro ai cambiamenti e al nuovo approccio multicanale al servizio del cittadino digitale che ha tutto il diritto di avere una Amministrazione al suo servizio.

Il cittadino digitale non vuole sapere su quali tecnologie all’avanguardia la sua Amministrazione abbia investito. Il cittadino digitale vuole un servizio che funzioni, sa giudicare solo quello.

Gigi Cogo racconta esperienze e best practices, poi spiega l’interoperabilità, il come tecnicamente possa funzionare, il cosa bisognerebbe fare.

Diventa tecnico, per addetti ai lavori, a questo punto il libro pur rimanendo leggibile e divulgativo. Un po’ noioso forse, per la tecnicità dei termini, ma comprensibile.

Il modello italiano viene presentato e raccontato.

Il capitolo 5 ha un titolo che è tutto un programma: “Oh my Gov!”

Il cittadino digitale che ha compreso i suoi diritti e che si assume l’onere dei suoi doveri.

L’esempio di Obama; le persone sono sui social network siamo noi a dover andare là dove si trovano e non viceversa. Web partecipato, linguaggi digitali che abilitano il cittadino al dialogo e non solo alla mera consultazione dei dati.

Open Govenment, Open Data: dati pubblici dell’amministrazione da rendere utilizzabili e aperti per tutti. Dati che appartengono alla razza umana.

Concludendo e sperando di non aver spoilerato troppo il libro “La cittadinanza digitale” , come Gigi credo di poter affermare che non è la tecnologia il vero problema, oramai si può fare veramente tutto e mettere su sistemi informatici per gestire la complessità della  Pubblica Amministrazione.

Il cambiamento di paradigma è nei processi, è nel valore della collettività.

Buona lettura!