I compiti viaggiano già su Whatsapp

Riflessioni su tecnologie e apprendimento che nascono per caso, ma non troppo, dopo una conversazione con altri docenti al termine di un corso di formazione sulle LIM.

E’ il momento di Whatsapp, applicazione per smartphone (tutti i tipi) che permette di mandare messaggi gratis, foto, audio ecc. A singoli contatti o a gruppi di contatti (diventando una chat di gruppo ma privata).

Avete già capito dove voglio andare a parare?
Ho appena twittato, non a caso, le mie previsioni per gli esami di maturità 2013.

Ho scritto più volte di tecnologie, cheating, esami su questo blog.

cheating

E’ possibile usare Whatsapp a scopi educativi, come strumento che facilita l’apprendimento? Certo. Questo voglio approfondire.

Mi appunto qui anche questo articolo che parla del fenomeno Whatsapp e le ricadute su educazione emozionale e relazione.

Intanto, sarete curiosi di sapere che in Egitto e in Cambogia il problema degli studenti che copiano o si aiutano via Whatsapp è in discussione già dallo scorso anno scolastico.

Whatsapp è così diffuso (e praticato) dagli studenti. Basta osservarli e capire che è proprio Whatsapp, anche più di Facebook, lo strumento privilegiato di comunicazione veloce.

E’ il momento di cominciare a pensarci anche in termini di impatto sulla scuola e sull’apprendimento (troppo facile dire che gli studenti lo usano per copiare fotografando le domande dei test e attendendo messaggio di risposta e chiudere così il discorso educativo).

Che dite?

UPDATE
Usi educativi di Whatsapp di cui vengo a conoscenza:
– genitori che inviano ai figli via Whatsapp le pagine fotografate dei libri di testo dimenticati a casa
– mamme che creano un gruppo “compiti” su Whatsapp e durante il fine settimana si scambiamo pareri e “compiti mancanti” per semplificare la vita
– docenti che mandano i compiti via Whatsapp agli alunni malati o assenti

Mandatemene altri e li aggiungo!

27 verbi per insegnare meglio

Secondo l’infografica che ho trovato su Educatorstechnology, ci sono almeno 27 modi per essere un insegnante migliore al passo coi tempi del secolo che stiamo vivendo.

a better educator

Non è la tecnologia a renderci insegnanti migliori. Per prima cosa dovremmo cominciare ad usarla in ottica educativa nelle classi e con i nostri studenti e non solo riempirci la bocca (o scrivere nei progetti) che la didattica migliora anche usando i pc e le LIM.

Non saper nulla di tablet, app, e-reader, e-book ecc. poi, ci fa balzare indietro al secolo precedente. Come insegnanti non possiamo certo permettercelo.

27 verbi da imparare a memoria. Utile infografica.

Scuola 2.0 a Smau Bari

Ieri pomeriggio ero a SMAU Bari per conto di IWA Italia a tenere un workshop formativo su “SCUOLA 2.0: PROSPETTIVE E SFIDE DELLA DIDATTICA CON LE TECNOLOGIE”

Metto a disposizione le slide che ho utilizzato, come al solito, su Slideshare.

Breve storia delle tecnologie nella didattica

Un video che riassume la storia dell’introduzione e uso delle tecnologie nella didattica.

Dai lucidi alle Lim passando per le fotocopie e le presentazioni power point. Dalla produzione alla ricerca di informazioni in rete. La condivisione e la partecipazione attiva. Fino ai social network e agli smartphone.

iPhone (e iPad) sono solo un nuovo inizio.

Ah, il video è del 2009, volevo precisare.
Infatti l’iPad non lo troviamo (rivoluzione da aprile 2010).
Quello che è certo è che non si può non tenere conto delle tecnologie quando si fa didattica.
Vi rimando però a un post di Gianni Marconato in merito.

Se non siamo capaci di fare cose nuove in modo nuovo, avremo sprecato per sempre questa grande opportunità, questa grande sfida.

via

Social Network Training di AIF

Domani pomeriggio, 10 giugno, sarò a Bologna alla 10a Giornata Nazionale della Formazione organizzata da AIF dove sono stata invitata ad intervenire su Social Network, strumenti e competenze indispensabili per fare formazione oggi, con una particolare attenzione da dedicare a strumenti come Twitter e Facebook che sono le vere e proprie piazze virtuali dove si ritrovano le persone, oggi.

Obiettivo della giornata è il confronto su come la formazione, gli apprendimenti e i sistemi di comunicazione cognitiva siano destinati a modificare interazioni e relazioni con l’avvento dei sistemi multimediali e dei social network e su quali saranno i vantaggi, i limiti, le competenze e le criticità che i formatori dovranno implementare per affrontare i nuovi scenari della conoscenza.

Tra i relatori anche Giorgio Jannis, Gianni Marconato, Mario Rotta.

Qui il programma più dettagliato della giornata.

L’importanza degli insegnanti nel mondo [Infografica]

Quanto contano gli insegnanti nei veri paesi del mondo?
Ho appena trovato questa infografica di Master-Degree-Online.com e ve la pubblico (via).

L’educazione e la formazione delle giovani generazioni è importante quasi ovunque nel mondo. Quante risorse una nazione investe sull’insegnamento e quindi quanto vengono pagati i docenti?
Un docente più pagato porta o meno più qualità alla scuola?

Teachers Worth Around the World | Infographic |
Via:Master-Degree-Online.com

La fonte dei dati dell’infografica è Education at a Glance 2009: OECD Indicators

Che ne pensate?

ShakeTv: webtv per bambini

Un amico mi segnala una webtv per bambini http://www.shaketv.it/ e io la segnalo a mia volta.

ShakeTV è fatta con nuovi format pensati appositamente per il web, dai bambini e per i bambini. Una webtv divertente, educativa, interattiva e innovativa. Una offerta televisiva, audiovisiva e multimediale sul web che vuole essere anche strumento di gioco e di lavoro per insegnanti, educatori e genitori. Un canale interattivo con un approccio anche multi linguistico nei programmi.

Tra le varie proposte, anche il progetto “Aiutare i bambini”.

L’evoluzione delle tecnologie per la didattica

Bellissima la storia grafica del NYTimes che racconta per immagini e su una linea del tempo l’evoluzione delle tecnologie per la didattica, di tutti quegli strumenti che, nel corso dei secoli, sono stati utilizzati da insegnanti e studenti per migliorare l’apprendimento.

Dalla tavoletta con l’alfabeto del 1650

…passando per la lavagna di ardesia (tutt’ora in uso dal 1890)

Il 900 ha visto  succedersi tecnologie didattiche come le matite, la calcolatrice, i primi proiettori, i CD, le cuffie per il laboratorio linguistico, i computer, internet, le LIM…

Dulcis in fundo, signori, l’iPad

Attenzione però. Ricordiamoci che  la sola tecnologia didattica di ultimissima generazione non basta a migliorare l’apprendimento.

Fare didattica con l’iphone si può

Fare didattica con l’iphone si può. Ho appena letto dell’esperienza che vi posto e la voglio condividere e pubblicizzare e seguirne gli sviluppi. Complimenti al maestro Italo Ravenna per l’idea e per il progetto.

L’Istituto Comprensivo “P.V. Manara” di Borgotaro e la MaualiPc hanno collaborato alla realizzazione della prima fiaba multimediale “La marcia dei folletti”, in doppia versione audio (italiano e inglese), completamente concepita, ideata e realizzata dai bambini delle classi 5 A e  5 B della scuola primaria “Anna Frank” di Borgotaro e dal loro maestro Italo Ravenna.

Il making off de “La marcia dei folletti”:

Il dietro le quinte della realizzazione con i bambini:

E finalmente anche il trailer de “La marcia dei folletti”.
In italiano e in inglese!

C’era una volta, così nascono tutte le fiabe più belle…
Così nasce anche la nostra, una fiaba semplice che esce dal cuore.
Il nostro scopo era quello di realizzare qualcosa di completamente nuovo, un progetto audace, difficile… Ma grazie alla giusta sintonia e professionalità delle persone che ci hanno aiutato…
E’ diventato un gioco da ragazzi…
A voi che vi apprestate a leggere, giocare e divertirvi con la nostra storia… GRAZIE!
Maestro Italo Ravenna

Si ringrazia l’autore Emanuele Curà per la canzone”La marcia dei folletti” concessa in uso gratuito per il progetto.

Il maestro, attraverso il supporto di ManualiPC ha avuto l’idea di far fare un’esperienza formativa nuova e completa ai bambini delle sue classi: la pubblicazione della loro fiaba come applicazione gratuita iPhone che sarà disponibile gratuitamente in App Store, in due versioni: italiano “La marcia dei folletti” e inglese “The march of the pixies”.

Social Learning: l’apprendimento è relazione

(via Jane Hart) Un video del Conrado Schlochauer of LAB SSJ in Brazile.

Da quando esiste l’uomo, possessore di linguaggio e della comunicazione, l’apprendimento si è sviluppato grazie alla socialità ed alla relazione con le altre persone. Che sia a voce o mediante una delle tecnologie che abbiamo a disposizione, l’Apprendimento è relazione, comunicazione, l’esperienza umana ne è sempre il cuore. Social Learning.

“Molto di quello che apprendiamo, lo apprendiamo grazie agli altri” (Jay Cross)

Grazie al web 2.0 possiamo affermare che l’apprendimento (e la relazione umana) non hanno oramai più confini.

Apparentemente sui social media sembra non ci sia controllo delle informazioni che condividiamo: si condivide con gli amici sui social network come si condividono le chiacchiere con gli amici al bar.

Connessioni e relazioni sono il cuore dei processi di apprendimento. Condividere è creare conoscenza.

Serve cambiare mentalità per apprendere meglio e per continuare ad apprendere per tutta la vita.

Non si finisce mai di imparare ma serve capacità di adattamento, rapidità, collaborazione, voglia di mettersi in gioco. Senza dimenticare che i migliori strumenti per l’apprendimento sono quelli invisibili: raccontare storie che siano significative, che colpiscano l’attenzione, che mettano in relazione le persone con le loro emozioni, usare tutti e cinque i sensi, pensare in grande ma cominciare dal piccolo, da quello che realmente si può fare, facilitare e anche divertirsi.

Il longlife learning, l’apprendimento lungo tutto l’arco della nostra vita, non può che funzionare così.

Siamo veramente preparati a continuare ad apprendere per tutta la vita,  non dare mai nessuna conoscenza per acquisita una volta per tutte, a stare al passo con i tempi e a pensare le tecnologie e internet come strumenti che facilitano questo processo?

Telefonini e internet a 11 anni. A che gioco giochiamo?

Sono appena rientrata da una bella chiacchierata con i bambini della Scuola Elementare Terzo Circolo di Potenza. Sono stata invitata in una quinta elementare dalla loro maestra, a seguito di alcuni episodi (spiacevoli e non) che hanno visto la classe protagonista di foto e filmini fatti con i cellulari.

Un intervento educativo,  assolutamente non punitivo con “una esperta di internet e famosa su internet”. Così son stata presentata. E son stata al gioco, ovvio!

Sono stata invitata non a dire che certe cose non si fanno ma a capire esattamente cosa ci fanno i bambini di oggi con le tecnologie (telefonini di ultima generazione e internet). Il loro grado di consapevolezza, innanzitutto. Il grado di quotidianità di queste cose che, come sospettavo, è molto alto.

Quelli impreparati sono gli adulti, genitori e docenti.

Son loro che non sanno esattamente di cosa si parla quando si parla di Facebook, Messenger e Youtube.  Son loro che non sanno da che parte cominciare per capire. Per i ragazzini, anche così piccoli, sono cose normali, cose che fanno tutti, che hanno fatto almeno una volta, che fanno abitualmente o che, se non le fanno in prima persona, hanno sicuramente visto fare.

Insomma i ragazzini stamattina, sapevano esattamente di cosa stavo parlando, l’ho capito subito, facendo io un po’ la “gnorri”. E poi ho fatto una piccola scommessa iniziale con loro.

“Sono sicura che delle cose che vi racconto ne sapete più di me! Dimostratemelo! Però può essere che io ne sappia più di voi, pur essendo anzyana!”

Curiosi e interessati. M’hanno fatto parlare per un’ora e mezza. Nessuno ha chiesto di andare in bagno, alzavano mille volte la mano per farmi mille domande. Non mi hanno dato tregua.

“Vi farò vedere anche dei piccoli video tratti da Youtube. Perchè voi sapete, vero cos’è Youtube?” Risposta corale “Hai vogliaaaaa”. Della serie, ben chiaro da subito con chi avevo a che fare!

Li ho comunque subito incalzati con le domande, volevo sentire dalla loro stessa vocina di nativi digitali cosa ci fanno loro con telefonini e internet.

Alzi la mano chi NON ha il telefonino! Ok ok questi sono un po’ vecchiotti. Non possono fare nemmeno le foto. La prima foto dei telefonini di vecchia generazione li ha lasciati basiti…Che vecchiume! Si leggeva sui loro visi.

Alzi la mano chi ha un telefonino che fa le foto e i video! Tipo questi… Voi avete questi moderni vero? La seconda foto dei telefonini era un po’ attuale.

Risultato del sondaggio: su 23 bambini di 10/11 anni, 21 hanno il telefonino che fa foto e video e legge gli Mp3 per ascoltare la musica, 1 non ce l’ha perchè i genitori glielo concederanno alle medie, o comunque quando sarà più grande, 1 non ce l’ha perchè non gliene frega nulla di avere il cellulare, ha altre passioni.

Alzi la mano chi conosce questi siti: Dove si gioca su Internet?

Gioco.it all’unanimità. E mi hanno detto che ce ne sono molti altri, basta cercare con Google “giochi gratis”. Mi raccomando gratis, perchè alcuni siti poi ti chiedono dei soldi… (parole loro).

Dove si vedono i video preferiti su Internet?

DisneyChannel alla quasi unanimità. Lo conoscono tutti. Alcuni bambini però mi dicono che non hanno internet a casa per poter giocare o vedere i video. Altri che possono farlo solo quando ci sono i genitori vicino a loro.

La maggioranza sta su questi siti tranquillamente, cerca video su Youtube e su Virgilio o su altri siti di video online.

Dove si può imparare qualcosa su Internet?

Bè qui non mi hanno saputo indicare nomi di siti, però lo sanno che ci sono siti per imparare qualcosa! “Ma ce li devono dire le maestre, no?”

Alzi la mano chi NON sa usare Internet! Perchè il computer sono sicura che lo sapete usare, vero? E qui un boato. Certo che sappiamo usare internet!! Per chi ci hai preso?

Alzi la mano chi NON conosce questi: Facebook, Messenger MSN, Youtube…Praticamente tutti con la mano abbassata (sempre con la precisazione di chi non li usa perchè non ha internet a casa e di chi può farlo solo con i genitori presenti).

Chi ne ha usato almeno uno? Quando? Perchè?

Facebook diffusissimo. MSN ovviamente anche, toh qualcuno dei bimbi mi nomina anche Skype. Ma lo sapete che ci vogliono almeno 13 anni per stare su Facebook? E che quindi se io, adulto, vi segnalo a Facebook, ve lo faccio chiudere?

Non lo sapevate? Mi pare strano… Perchè quando vi siete registrati, se avete messo l’anno di nascita corretto, Facebook mica vi faceva procedere con la registrazione….

E così scopro che uno ha messo di avere 31 anni, uno 17, una usa il Facebook della mamma o del papà, altri hanno un account della famiglia… Il mondo è bello perchè è vario. Il mondo è comunque tutto su Facebook, esposto al sole.

Dopo questa investigazione sulle abitudini e gli usi dei bambini, mi son presentata come una famosa di internet. Famosa per chi?

“Non mi sono ancora presentata: ciao ragazzi e ragazze sono una “famosa” di internet! Provate a cercarmi…e vediamo!”

Su Google se cercate Caterina Policaro esce questo, su Youtube esce quest’altro, su Facebook ci sono…e si, ho tanti amici.

Che vuol dire essere famosi su Internet, per voi?

Le loro risposte: avere tanti amici su facebook oppure che qualcuno legge notizie di te, oppure che si scopre cosa fai cercando con Google, oppure che hai fatto delle cose importanti e la gente lo sa e lo dice su internet…

Alla luce di quello che appariva su di me ho chiesto loro: “Ma secondo voi…Chi ha messo tutte queste cose su di me … su internet?

Loro hanno detto: la gente. Ovviamente. Io ho chiarito che, su internet, troviamo informazioni che ci riguardano, messe da:

  • NOI STESSI: quindi so bene cosa si trova quando cercate me su internet
  • GLI ALTRI: e se mettono qualcosa di sbagliato??

Quindi se le mettiamo noi, noi ci mettiamo anche la faccia, il nome e cognome ecc.

Domandona per entrare nel vivo del mio intervento educativo: Gli altri possono mettere la mia faccia al posto mio? Anche solo per scherzo?

Ci sono delle regole su internet, su Facebook ecc.?

Regole di buona educazione e di buon senso. Regole valide per rispettare gli altri, esattamente come rispettiamo gli altri nella vita di ogni giorno, in classe, in famiglia, con gli amici ecc.

Regolette che dobbiamo conoscere, regolette che qualcuno ci deve spiegare prima o poi. Non possiamo fare quello che vogliamo su internet, potremmo farci del male o far male a qualcuno.

O, ancora peggio, qualcuno potrebbe fare male a noi.

Ve ne dò qualcuna io, ragazzi miei. E per spiegarvele meglio, vi mostro qualche video di ragazzi come voi.

Regola n. 1 Non fare agli altri le foto che non vorresti fossero fatte a te.

Tutti gli scherzi sono belli… Finchè si ride in due e finchè durano poco!

Regola n. 2 Minacciare qualcuno anche solo con i messaggi non è uno scherzo.

Vi è mai capitato? Lo avete fatto voi per scherzo?

Regola n. 3 Prima di filmare o farti filmare, pensa!

Vi è mai capitato? Lo avete fatto voi per invidia? Cosa è successo dopo?

Regola n. 4 Non chattare con gli sconosciuti e non dare mai informazioni personali con leggerezza

Con chi chatti di solito?

Regola n. 5  Una foto o un video su internet sono per sempre! E non sono nemmeno diamanti!

E se lo vedono persone che non volevi? E se poi ci ripensi per qualche motivo? E se la tua foto viene modificata oppure utilizzata in situazioni non simpatiche, scaricata e spedita a persone che non conosci?

Regola n. 6 Postare le cose che ci riguardano con la testa!

Ricordatevi sempre la regola della nonna…

Non dite e non fate coi telefonini o con internet ciò che non direste o non fareste mai davanti alla nonna (o alla mamma, o alla maestra…)

E mi raccomando: usate sempre la TESTA!!

Ho detto loro più volte che queste regole non son DIVIETI. Anzi, che è giusto che provino e che si divertano, che internet è bello perchè proprio provando, esplorando, divertendosi, si imparano diverse cose.

Ho spiegato loro che se qualcuno li disturba su Facebook come su MSN, possono bloccare l’utente e ho spiegato come si fa, perchè non lo sapevano, non pensavano fosse possibile.

Ho spiegato che, come hanno visto nei video fatti da ragazzi come loro, se proprio vogliono fare filmini, che li facessero bene, con creatività. E che poi partecipassero a concorsi per corti e cose così.

Ho spiegato che è importante sapere che quando mettiamo qualunque cosa in internet, anche solo per scherzare, poi non possiamo prevedere più dove va a finire e in che mani.

Ho detto loro di non aver paura se succede qualcosa attraverso internet, qualcosa che non sanno gestire (tipo minacce, scherzi pesanti e anche cose peggiori). Ho detto loro di dirlo ad un adulto che sicuramente sa meglio come comportarsi.

In caso di vergogna o di mancanza di adulti a cui chiedere informazioni o aiuto sulle cose di internet, ho detto loro “Sapete che facciamo?”

Stasera, domani, quando volete, mi aggiungete come amica su Facebook e se vi capita qualcosa, mi scrivete. Chiedetemi pure consigli, io vi rispondo e vi dico cosa sarebbe meglio fare o come fare.

Sempre che vi abbia convinta che ne so più di voi!!

Cosa mi rimane di questa mattinata?

La curiosità di capire sempre più cosa ci fanno i ragazzi su internet, la voglia di rifarlo, di essere utile ad altri e… 23 piccoli nuovi amici di 10/11 anni su feisbuc.

Che voglio di più?

Hey, teacher, capisci troppo d’internét!!

Avete presente il post dell’altro giorno “Hey, teacher, capisci d’internét?” in cui si diceva quanto debba essere doveroso per un docente “capire d’internét” e utilizzare le tecnologie ed il web nella didattica, per migliorarla e per “parlare la stessa lingua” dei ragazzi di oggi? Insomma le solite cose, bla bla bla, in cui credo fortemente io.

Ok. Ora mettiamo che un prof ne capisca davvero d’internét (e di didattica con le nuove tecnologie, e bla bla bla, le solite cose in cui credo fortemente io…). Mettiamo che un prof illuminato faccia anche usare i portatili in classe, diciamo per prendere appunti o comunque a corredo delle attività didattiche che a lezione si svolgono.

Mettiamoci magari la connessione wifi scolastica, (ma questo è utopico), mettiamoci, diciamo, le loro chiavette internet, quelle che oramai totti hanno, ahem, tutti hanno, dopo più internet per totti, ahem per tutti…

Mettiamo  che i ragazzi di oggi coi portatili in classe facciano tutt’altro che prendere appunti o seguire il prof e le sue attività.

O il prof capisce davvero d’internét e di didattica con l’internét oppure…

Mettiamo che con i portatili accesi essi, i nostri dolcissimi allievi, nell’ordine (sparso):

– giochino a qualche giochino (va bene anche il solitario o il campo minato pur di non ascoltare il prof),

– mostrino i video scaricati da youtube al compagno di banco,

– cerchino altri video su Youtube (come si chiama quel cantante figo? l’hai vista quella gnocca di…?),

– carichino il video appena girato in classe dal telefonino sempre su youtube o anche su feisbuc (e tagghino anche te, prof che nel mentre stai spiegando)

– chattino via MSN (non necessariamente fra di loro, ma anche),

– mettano gli auricolari in condivisione col compagno di banco e ascoltino musica anche tunz tunz che chiaramente viene fuori dagli auricolari qualunque sia il volume,

– aprano Facebook (no non sperate in altro, al massimo esistono netlog e badoo… ma oramai son tutti su feisbuc)

– si tagghino in foto del festino di ieri sera (guagliò metti quella dove ero ubriaco, figataaaaa),

– mettano come status di facebook “Fiko, il prof spiega e noi stiamo su feisbuc”…

– “Che ha fatto la Juve?” spetta andiamo sulla gazzetta…

Insomma mettiamo che lo scenario sia questo.

Mettiamo il caso che concedere l’uso dei portatili in aula senza una idea chiara di come farci didattica insieme alla fine distragga dalla lezione anzichè renderla interattiva ed efficace.

Mettiamo il caso.

Ecco, io che, forse, ne capisco troppo d’internét (e so esattamente cosa facciano i ragazzi in classe già solo con i cellulari, figuriamoci con portatile e web) credo che reagirei esattamente come il collega nel video che segue:

Con la distruzione di un portatile, a scopo ovviamente didattico. Davanti agli occhi increduli degli studenti.

Poi col cavolo che state su feisbuc, miei cari alunni, mentre io spiego! :)

Hey, teacher, capisci d’internét?

You can’t be my teacher. Leggi il titolo del post pensando ad another brick in the wall. Fatto?

Capisci dove voglio arrivare? Se sei un insegnante, un mio collega insomma… Hey, Teacher, leave those kids alone!

Un video di Darren Cannel in cui un simpatico ragazzetto dimostra al suo ipotetico insegnante che no, non può essere il suo insegnante se non usa il computer, se non “capisce d’internét”.

Cosa pretendi di insegnarmi senza utilizzare un computer, senza considerare che c’è internet e che il mondo è molto più grande ma è comunque a portata di click. Non lo vedi che sono un nativo digitale? Sono io che ti faccio scuola e dopo scuola su queste cose, mio caro prof.

Ehy prof, non avrai mica paura del computer? Ehy prof ma ce l’hai Facebook? Hey prof che ne dici di usare Twitter?

Ehy prof, mi devi preparare ad affrontare il mondo in cui vivo e i computer e internet ne fanno parte. Come pensi di lasciarli fuori dalla didattica?

Questo dice il ragazzetto (traduzione libera e mia). Colleghi prof (e non solo), raccogliamo la sfida o no?

Connessi? Perchè? – Why do we connect?

Perchè usare la rete? Perchè socializzare su internet? Perchè connettere il mio mondo col tuo mondo attraverso un social network o un blog o un sito, una chat, una mail? Perchè? Per uno, 100, diecimila motivi che si scoprono solo utilizzando il web per entrare in relazione.

Un video di Shelly Terrell, visto su Free technology for teachers mette insieme un bel po’ di motivi e un bel po’ di risposte alla domanda “Connessi? Perchè?”

Connessi per imparare dagli altri, connessi per arricchirci, connessi per comunicare.

Connessi per condividere risorse e idee, per raggiungere obiettivi, per trovare ispirazione, per chiacchierare, per stare in contatto, per partecipare. Connessi perchè è importante crearsi un proprio PLN, un personal learning network, una rete personale che grazie alla rete ed ai nostri contatti, alla condivisione della propria conoscenza ma anche del puro e sano cazzeggio, ci fa continuare ad imparare. In questa rete fatta di persone e non di codice.

Shelly ha messo su anche un wiki dove troviamo altro materiale utile a spiegare i social media e come imparare anche grazie al web 2.0.

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