Amicizia prof alunni su Facebook (di nuovo?)

Sull’argomento scottante “Amicizia professori e alunni, Si o No” avevo già scritto nel caso di un’altra circolare di un Preside.

Leggo sul blog di un’altra prof, laprofonline, e sul Messagero Veneto che

Il preside dell’Isis Malignani, Aldo Durì, vieta le amicizie sui social network tra studenti e insegnanti e minaccia provvedimenti disciplinari.

Ci risiamo.

«Trovo insopportabile e disdicevole vedere mescolate, nei profili di alcuni insegnanti sui social network, le amicizie più diverse. Tra i contatti convivono adulti, parenti, adolescenti e studenti che frequentano le classi di quegli stessi insegnanti. Dal punto di vista deontologico è una cosa oscena. Ci sono distanze che vanno rispettate così come la diversità dei ruoli che è necessario mantenere in classe e fuori dalla scuola».

Traduco io così:
“Trovo insopportabile e disdicevole vedere mescolate, TRA GLI SCAFFALI DI UN SUPERMERCATO dove alcuni insegnanti VANNO A FARE LA SPESA, le amicizie più diverse. Tra i contatti INCONTRABILI AL SUPERMERCATO convivono adulti, parenti, adolescenti e studenti che frequentano le classi di quegli stessi insegnanti. Dal punto di vista deontologico è una cosa oscena. Ci sono distanze che vanno rispettate così come la diversità dei ruoli che è necessario mantenere in classe e fuori dalla scuola.”

Esatto, avete capito bene. Luogo pubblico per luogo pubblico è esattamente la stessa questione.

Nel momento in cui un professore, a causa di una condotta non conforme alle richieste della scuola, metta a rischio il prestigio dell’istituzione e la sua autorevolezza professionale creando rapporti ambigui, confusi e inopportuni dal punto di vista educativo con i ragazzi, ne risponderà personalmente.

Vi rendete conto? Proprio l’altro ieri sono andata al parco a camminare. In tuta. Abbigliamento disdicevole e privato per una prof. Non ho incontrato un alunno e un genitore? Non mi sono messa a parlarci cordialmente, seppur in tenuta ginnica? Ho creato un rapporto ambiguo, confuso e inopportuno?
Di cosa dovrei rispondere?

Esatto, avete capito bene. Luogo pubblico per luogo pubblico è esattamente la stessa questione.

Il Dirigente Scolastico Aldo Durì non ha tutti i torti, sia chiaro.
Posso concordare con quello che dice alla fine dell’articolo su Messaggero Veneto, siamo sempre degli educatori. Su facebook, come al supermercato, come a camminare in tuta al parco, ovunque.

«Si sono verificati episodi a dir poco spiacevoli. Una persona non può scendere dalla cattedra e dare giudizi inopportuni pubblicamente sul preside e sui colleghi. Da un punto di vista deontologico è inaccettabile. Questo mi ha spinto ad intervenire con urgenza. Invito i docenti ad un utilizzo estremamente cauto dell’accesso ai social network diffusi nel web, che sia soprattutto rispettoso delle norme deontologiche professionali e del ruolo di educatore che ogni insegnante riveste. Sconsiglio nel modo più fermo l’apertura del proprio profilo ad amicizie eterogenee, che comprendano contatti privati con alunni, tanto più se minori. Rapporti di amicizia con studenti sono ammissibili solo nell’ambito di gruppi espressamente dedicati all’effettuazione di progetti o ricerche o attività scolastiche. E’ bene che tutti si adeguino a queste disposizioni prudenziali di comportamento nell’interesse della tutela di una corretta relazione docente – discente che non può essere paritaria».

Un paio di mie considerazioni.

Il concetto di amicizia su Facebook non è amicizia ma far parte di una rubrica di contatti. Proprio come quella del telefonino.

La vita online è parte integrante della vita delle persone, che siano prof o alunni.

E’ necessaria la consapevolezza del mezzo che si sta utilizzando.

Bisogna conoscere come funziona esattamente lo strumento.
Occorre dedicare mezz’ora della propria vita sui social per capire come impostare la propria privacy e come far vedere esattamente ciò che vogliamo a chi vogliamo.

Facebook o altri social network sono strumenti di comunicazione potentissimi e, si, certo, se si ha voglia di parlar male di qualcuno o della scuola, offrono spazio.

Non è disdicevole avere tra i propri contatti gli alunni, per un prof.
Il problema descritto dal Preside Durì non sarà un problema solo su Facebook. Quei docenti potrebbero avere un comportamento disdicevole anche nel quotidiano.
Il problema è nell’adulto, allora, che dovrebbe essere molto più consapevole dell’alunno, nell’uso.

E invece. I ragazzi sanno come impedire la vista delle loro cose a chi vogliono. Se non lo fanno, se mettono tutto in piazza sui social, è perchè hanno capito di avere un bel palcoscenico e una bella cassa di risonanza a disposizione.

Occorre osservare bene comportamenti e relazioni, su Facebook come altrove.
Il professore non è un amico, né un confidente ma un educatore. Sempre e comunque.

Come scrivevo allora, il piano su cui spostare la riflessione è sempre la Formazione dei formatori.

Non è questione di vietare o non vietare relazioni di amicizia su Facebook tra docenti e alunni. E’ questione di capire come dovrebbero rapportarsi i docenti in una relazione in primis sociale, poi didattica, che include, a qualunque livello, anche i social network e quindi l’interazione online attraverso mail, chat, social network ecc.

Un docente deve operare sempre secondo ben precisi standard comportamentali e presentarsi quindi sempre all’esterno come professionista dell’educazione e quindi modello per i ragazzi.

Aggiungo: ed essere sempre se stesso. In classe, come online.

La “confidenza” e l’accesso alle nostra vita privata siamo noi a regolarlo, alemno su Facebook. Perchè al supermercato sarà difficile determinare chi incontrare o meno, soprattutto se andiamo anche a far la spesa in tuta o con la pinza nei capelli. No?

Vi rimando sempre al post precedente dove ho ben spiegato cosa penso dell’amicizia Prof Alunni su Facebook.

Vuoi vedere come sarebbe Facebook nella vita reale? Alza le casse!!

(via) Alza il volume delle casse!! Un video musicale Francese da ballare (se il genere piace). Si tratta dei The Toxic Avenger.

Lo posto perchè tutta la prima parte del video è interessante e divertente al tempo stesso. Nel video le persone viaggiano in un mondo semi-digitale, dove iphone, realtà aumentata, Facebook, poke e aggiungimi come amico fanno parte integrante delle persone che si incontrano per la strada. Le funzioni di interazione di Facebook (poking, friending, ecc) diventano vita reale.

Basta un clic sulle tette per aggiungere le ragazze come amiche, o un poke sul fondoschiena…

Che aspetti, alza il volume delle casse!

Roma caput friends: innovatori, barcamp, amici

Son stata a Roma, martedi e mercoledi, per partecipare al ForumPA e al BarcampInnovatori. Sono stata a Roma, ci tenevo ad esserci per vari motivi.

Ufficialmente per seguire qualche convegno in ambito formazione e scuola, tra i tanti convegni del Forum.

Ufficialmente, infatti il report ufficiale di questa parte della mia partecipazione “professionale” finisce qui: sembrava di stare nel 2004, quale innovazione? Parlo del convegno su E-learning e innovazione. Perchè quello sulla Scuola Digitale non l’ho mica trovato al padiglione dove doveva essere (ma magari ho fatto solo confusione io).

E-learning e innovazione?

Questa la scena il 18 mattina a E-learning e innovazione: sala convegno abbastanza piena, devo dire, passo il badge iscrizione, prendo la cartellina materiale, mi siedo, mi guardo intorno, scorgo i nomi dei relatori sul tavolo. Primo flashback al 2003/2004. Sempre gli stessi nomi? Non è possibile. Son passati 6 anni. Apro la cartellina del materiale: un testo ISFOL pubblicato nel 2008 (stessa collana di tutti quelli presi al Forum Formazione credo nel 2003…se l’a memoria non mi inganna).

2008 per me vuol dire dati non aggiornati al rutilante mondo del web sociale e 2.0. Che me li leggo a fare? Online ho già letto aggiornamenti al 2010. Nell’e-learning è come dire preistoria vs. storia.

No, peggio. Apro il fascicolo contenente i materiali e i dati che verranno presentati durante il convegno. Dejà vu è dir poco. Il mondo dell’e-learning (quello istituzionale e parruccone, mi si passi il termine) è fermo a dati e progetti simili (se non gli stessi) che io studiai come casi al master (e il master io l’ho finito nel 2002, ma era già dal 2000 che mi interessavo di formazione online, didattica e tecnologie, cose così).

Questo emerge dal fascicolo. Ascolto la presentazione, al tavolo i relatori cominciano a parlare. Sinceramente, qui lo dico e non lo nego: potendo occupare meglio il tempo e la mia presenza al ForumPa, potendo imparare veramente qualcosa e seguire altro di più interessante, orbene me ne fuggo.

Fosse solo un fatto tecnico e di piattaforme o di dati ufficiali di progetti ministeriali e non, l’e-learning…

Qui comincia realmente il post, da cui il titolo.

Son stata a Roma, martedi e mercoledi, per partecipare al ForumPA e al BarcampInnovatori. Sono stata a Roma, ci tenevo ad esserci per vari motivi.

Fondamentalmente, sono stata a Roma per incontrare amici vecchi e nuovi, ascoltare amici presentare libri e avere la mia dedica personale, ascoltare (e appaludire) altri amici presentare e parlare. Sono stata a Roma insieme a loro e a tanti altri per Barcampare e NonConferenzare. Soprattutto, diciamolo, col collante non meno importante dell’incontrarsi, del banchettare insieme, dello stare insieme, del parlare, ridere, condividere, far tardi la sera per il puro piacere della bella compagnia.

Son stata a Roma, son stata bene, per tanti motivi.

Un amico e autista d’eccezione m’ha portato a Roma lunedi e riportato a Potenza giovedi sera,  scarrozzato al Forum e riaccompagnato sempre, a tutte le ore. Grazie Ernesto.

Un amico presentava il suo libro, non potevo non esserci. Grande Gigi.

I due amici mi reclutano, insieme a Michele per la cena a casa in Sabina degli amici Stefano e Signora Franca. Grandiosa serata, e che cena! Un cenone (ancora mi chiedo ma quanto tempo ci avete messo a preparare quel bendiddio?).

Un cenone col serpente.

Tutti uomini tutti paurosi. A chi tocca toccare il serpente?  on Twitpic

Fa meno senso di quello che pensavo toccare un serpente vero. Lo spettacolo non era quello, ma i volti spaventati degli uomini presenti (non faccio nomi). “Qualcuno” (ma non faccio nomi, v’ho detto, ne va della sua online reputescion) è fisicamente zompato con un salto nell’altra stanza, pur di stare lontano.

Ho amici come loro che si fidano di parlare anche con me di argomenti di lavoro loro, di cose che non dovrei sapere… (seppur davanti a calici di vino e vitelli e maialini sardi).

“Sono amici, nel ruolo, fuori ruolo.” (cit.) ma parlano anche con me di temi importanti, delle loro relazioni istituzionali delle competenze, di innovazione, di obiettivi. Sono amici con cui ci si diverte a cazzeggiare di fagioli lucani e peperoni cruschi, di blog e blogstar, di social network e di Open Data. E di gossip, certo, anche di quello.

Sono amici, si sta bene insieme. Mancava solo husband alla compagnia. Ma ci saranno, ovviamente, altre occasioni. Non ce le faremo mancare.

Ok passiamo a martedi 18.

Mi perdo il primo convegno di Gigi come relatore di ForumPA (ma sapendo essere parruccone, volevo dedicarmi all’e-learning…volevo).

Mi riunisco al resto del gruppo Lucano (Vito e Rocchina) e si decide all’unanimità di andare a seguire il nostro concittadino un po’ più insigne. Uno che sicuramente sappiamo essere molto interessante da seguire, ottimo comunicatore.

Si va al padiglione 8 a sentire l’interessante incontro di David Osimo Innovation without permission. Prospettive e sfide del government 2.0” ma non per David (la presentazione qui), soprattutto per Ernesto Belisario e il suo intervento su “Open rights and closed minds. Innovazione nel settore pubbico tra government 2.0 e bureaucratic divide”.

Si parla di Governo 2.0, idee, spunti, possibilità, criticità. Ernesto provoca: “in Italia, si può fare innovazione senza permesso?” Ernesto vede l’innovazione pubblica come una corsa (non possiamo perdere altro tempo) ad ostacoli: occorre trarre insegnamento dagli errori fatti nel passato. I tempi sono comunque maturi. La tecnologia c’è, la tecnologia non è il problema.

Pranzo con un panino al padiglione. Incontro (e conosco di persona) Maurizio Goetz, ma aveva solo 5 minuti, stava già scappando via. La prossima volta che ci si incontra ci prendiamo più tempo, ok?

Poi incontro anche Armando, Domenico,  Antonio, si va tutti insieme alla presentazione del libroLa cittadinanza digitale” di Gianluigi Cogo. Senza far nulla ottengo l‘accredito stampa.

Che dire di Gigi e della presentazione del suo libro?

Uno: accattativillo! E’ molto bello e utile da leggere, soprattutto discorsivo e divulgativo al punto che tutti possiamo capire e leggere agilmente.

Due: la recensione la faccio in un altro post.

Tre: però ho fatto un sacco di foto (e ne ho ricevute), le pubblico nella recensione.

Quattro: so di avere un amico che viene presentato così (e v’ho detto tutto!)

Uno che afferma nel libro che Petrarca è stato il primo blogger e che Boccaccio invece ha organizzato il primo Barcamp. Un pazzo, Gigi Cogo, insomma!

Ore 15: ci mandano praticamente via dalla sala della presentazione del libro di Gigi e anche io mi sposto ai lavori della “non-conferenza Amministrare 2.0” in cui si parlerà di Open Government (maggiori dettagli li trovate qui) divisi in tavoli di lavoro dai quali scaturiranno documenti che poi andranno a confluire tutti insieme in Amministrare 2.0. Tavoli di lavoro in cui ci sta diversa gente: quelli di Creative Commons, di Open Street Maps, professori universitari, dirigenti delle Agenzie governative, persone che a diverso titolo e per diverse Pubbliche Amministrazioni, sono interessate a partecipare alle discussioni sugli Open Data e l’Open Government.

Michele e Gigi (e non solo) moderano e avviano i lavori, finisco al tavolo facilitato da Ernesto, diciamo la nostra sul documento degli Open Data, mettiamo in ordine punto per punto diverse idee, le condivideremo anche noi, alla fine di Amministrare 2.0 con quelle degli altri tavoli. Si assemblano idee partecipate. Bello.

Incontro e saluto anche Flavia, nel mentre. Si potesse sempre lavorare così. “Tutti su InnovatoriPA, siamo tutti li, mischiati con i nostri ruoli.” (cit.)

La parte più social della giornata del 18 è ovviamente la cena lucana da Ninconanco (ah l’ho detto da qualche parte Lucania Rulez? No? S’è notato il gruppo lucano nutritissimo e di spessore? No?)

Recuperiamo Elena (a Roma per lavoro, ma per nulla al mondo si sarebbe persa la cena pre-Barcamp), incontro Giorgio, arriva anche Annamaria, una tavolata da 25 (circa), peperoni cruschi come se piovesse, innaffiati da Aglianico, si fanno foto, si cazzeggia, si ride tanto, ci si conosce con chi non ci si conosceva, si chiacchiera. L’amicizia sui social network è una cosa strana: stiamo tutti dietro gli schermetti durante il giorno, abbiamo un blog, ci linkiamo, socializziamo su Twitter e Friendfeed, ci diciamo mi piace su Facebook, ci geolocalizziamo…ma non c’è nulla di meglio che ritrovarsi a tavola insieme, quando si può.

Si può e si deve. Amici, non facciamoci mancare queste occasioni quando possiamo. Si sta bene, si sta troppo bene. Anche se poi si fanno le due di notte a chiacchierare in mezzo alla strada, anche se si perdono ore di sonno.

Arriviamo al Barcamp del 19.

Barcamp InnovatoriPA “Dalle proposte alle azioni“. Modalità Ignite (grazie a Nicola Mattina): si presenta in 5 minuti e con sole 20 slides temporizzate, max 15 secondi ciascuna. Poi (e qui l’innovazione o il mashup del format) si discuterà ai tavoli secondo i temi affissi sui pannelli, modificabili e aggregabili.

Un sacco di gente. Tavoli tutti pieni. Tante presentazioni. Si slitta coi tempi, infatti. Poco male. Mattinata totalmente dedicata alle presentazioni. Incontro e saluto (e chiacchiero quando possibile) con LeoNicolaEugenio, Francesca, AntonioMarco, Alessandro, Roberto… (manca sicuramente qualcuno, vero?)

Per me qualche capatina davanti alle telecamere, inclusa. Pomeriggio ai tavoli.

Ignite. Sarà dura, per me è la prima volta, io sono un’animale da lezione quando faccio slides. Mi servono di solito per gestire ore di formazione. Ma ce la posso fare.

Confesso un mio limite: odio le costrizioni. E temporizzare le slides è una violenza su di me. Nonostante tutto, posso dire di avercela fatta. Cioè ditemelo voi, ho da imparare, sicuramente.

Le slides le ho condivise subito:

Per sentirmi anche parlare, mi trovate qui nel video globale generale, al minuto 42 circa:

Con Flavia coordiniamo un tavolo interessante (e devo dire affollatissimo e compatto) sull’uso dei social network nella PA.

Proviamo ad elaborare un vero e proprio paradigma sul tema. Al mattino qualcuno aveva anche chiesto ai due legulei presenti in sala cosa fare quando l’amministrazione chiude l’accesso web ai social network blacklistandoli.

Insomma, per concludere, quando finiscono giornate così intense, spiace un po’ tornarsene a casa, salutare tutte le persone con cui si è stati veramente bene, con cui si è discusso, lavorato, sorriso.

Giornate socialmente impegnative. Amici, belle persone con cui si rafforzano i legami anche di stima reciproca. Conoscenti con cui si approfondisce la conoscenza, relazioni che nonostante le distanze vivono attraverso il fluire di messaggi sui social, messaggi privati e mail, post sui blog, serendipity.

Di alcuni posso proprio dire Amici. Con la A maiuscola. Quelli con cui non hai problemi a parlare anche di te, a confidarti, a chiedere aiuto se serve. Quelli che ti stupisci di avere lo stesso sentire (e magari di dire le stesse cose, in momenti diversi a persone diverse, senza esserci messi daccordo prima).

Quelli che poi queste cose e i GRAZIE glielo dici 1.0 (de visu o al massimo con un SMS che rimane tra te e loro). Quelli di cui mi fido e che si fidano di me.

Foto di brezzadilago

A chi dice che internet è dannoso per le relazioni sociali vorrei dire che internet è fatto sempre e solo di persone.  Volevo scrivere una conclusione per spiegarvi il titolo del post, ma forse avete già capito.

Riassumo tutto ciò che ho vissuto in questi giorni romani, dicendo un NON banale: “La mia rete, la nostra rete, dopotutto, è fatta di persone”.

Persone hanno realmente piacere a relazionarsi e confrontarsi, a prescindere dal cazzabubolo tecnologico che si utilizza. Persone che ci credono davvero, al cambiamento, all’innovazione (ognuno nel suo campo) che parte dalle persone stesse.

La rete senza le persone non ha senso. E ne abbiamo sempre più prova.

La rete abitata, studiata, spiegata, mostrata, vissuta son le persone come quelle che ho linkato qua (e i molti altri che avrò sicuramente dimenticato, ma quanti siete?), come me (forse), che CONDIVIDONO quello che sono e quello che sanno, e che continuano ad aver piacere di farlo.

Che sia lavoro, conoscenza, cazzeggio, riflessione. Ad ogni livello. La rete è fatta di relazioni tra persone. E di serendipity. A volte per caso accadono cose, si vede gente.

E anche io in questo post ho messo insieme tanti piani diversi (sociale, personale, professionale, passione, interesse, conoscenza…).

Ma tutto è in relazione. Perdonate la lunghezza, ma sentivo di dover scrivere tutto ciò.

Facebook finisce su South Park

(via mashable) ieri pare sia andata in onda una puntata di  South Park con Facebook come protagonista.

L’ossessione per il numero di amicizie su Facebook. Molti amici, molto onore. L’ossessione di non essere nessuno se non si hanno abbastanza amici su Facebook.

L’ossessione della privacy, del farsi i fatti degli altri, di avere tutto il parentado amico su Facebook. L’ossessione per Farmville. La Facebook Mania.

Il concetto di amicizia (così abusato su Facebook).

Chi è più potente? L’utente o il suo profilo?

L’episodio dal titolo “You Have 0 Friends,” [Hai 0 amici] cattura perfettamente la Facebook Mania. Lo potete visionare per intero qui http://www.southparkstudios.com/episodes/267112 (ovviamente è in Inglese)

In sintesi: Stan, ragazzino solitario, non è ancora su FB e viene quasi costretto ad iscriversi dai suoi amici. La sua ragazza è gelosa di ciò che accade sul suo profilo (ovviamente!!) e suo padre insiste perchè aggiunga tutti i suoi parenti di primo e secondo grado (ovviamente!!) e soprattutto che mandi  un “poke” anche alla nonna. Frustratissimo, chiude il profilo. Nel frattempo Kyle diventa “friend” di un perdente su FB, cosa che porta ad una serie di “ti tolgo l’amicizia” e cose così.

La parte migliore dell’episodio, come di consueto in South Park spetta a Cartman, con il suo consiglio:

“Chick friends are worth almost triple what dude friends are.”

Con una battuta anche su Chatroulette: “If you want to find some quality friends, you have to wade through all the dicks first.”

Una clip tratta dall’episodio qui di seguito:

Insomma, enjoy! Divertitevi a vedere la puntata di South Park su Facebook.

Ma quali buoni amici maledetti…(cit.)

Leggevo stamattina il post di Luis Gray sull’amicizia nei social network.

Non è scritto da nessuna parte che con ognuno dei contatti dei nostri network online passeremmo volentieri del tempo nella vita reale. Anzi a volte è esattamente il contrario. Tutti amici e tutti social quando siamo dietro lo schermo dei nostri computer o in tram sui nostri telefonini, tutti online, tutti connessi. Poi magari ci si incontra per strada e non ci si saluta, non ci si riconosce. Poi magari ad un barcamp o a una blogcena non ci si presenta neanche.

Capita. Come capita nella vita reale. Esattamente allo stesso modo. Mica si può andar daccordo con tutti, no? E’ la legge della vita. Altrimenti il mondo sarebbe perfetto se fossimo tutti amici.

Però la vita digitale connessa a tanti è una sfera sociale molto particolare, con delle dinamiche strane, per certi versi esattamente uguali a quelle della real life, per altri versi sorprendenti, in termini di fiducia e relazioni che si vanno ad instaurare. E a volte alcuni “friends” dei social network diventano realmente amici, un’amicizia che parte da altri sentieri, che chi non abita la rete non può comprendere.

Aggiungiamo in continuazione persone e contatti rendendoli “friends” su Facebook, LinkedIn, Twitter, FriendFeed ecc. e su tutti i network a cui partecipiamo, ma sicuramente questo non vuol dire che potremmo invitare ognuno di loro a casa nostra, aprendo tranquillamente la porta e facendogli accarezzare i nostri bambini, no?

L’aggiunta alle nostre reti non fa il “friend”.

Twitter friends

(foto di mallix)

Anche se, sicuramente, abbiamo oramai sperimentato anche personalmente situazioni in cui le persone che conosciamo tramite la rete e i network sociali abbiano oltrepassato quella soglia della sfera personale che normalmente era riservata a compagni di scuola, colleghi familiari e parenti o che ne so compagni della squadra di calcetto o coinquilini. Persone con cui il legame di amicizia si è sempre alimentato per contatto diretto, insomma, e che poi si mantiene nonostante le distanze, perchè in qualche modo ci teniamo.

A noi accade anche che molti dei nostri contatti, anche attraverso la partecipazione fisica ad eventi tipo Barcamp, blogbeer ecc. abbiano acquisito da parte nostra una certa dose di fiducia grazie alla quale la relazione passa da impersonale ad amicizia vera e propria. Forse per alcuni/e anche qualcosa in più.

Il tutto passando da social network, mail, messenger ecc. prima che dal contatto diretto.

Ciò che è cominciato in rete quasi casualmente, per affinità e connessione per interessi simili e frequentazioni di social network si trasforma in una connessione/relazione con l’altra persona molto più personale e forte.

Ed è una relazione che è diversa ovviamente da persona a persona. Ecco perchè dire che abbiamo tanti “friends” su su Facebook, LinkedIn, Twitter, FriendFeed ecc. e su tutti i network è qualcosa di molto relativo.

I veri “friends” come nella vita reale non possono essere tutte le persone con cui siamo in qualche modo in contatto. Anche se su Facebook oramai stiamo ritracciando e riallacciando reti sociali e contatti che per anni sono spariti dalla nostra vita. Se non siamo stati “friends” fino ad oggi, se c’eravamo persi di vista e non sentivamo la mancanza l’uno dell’altro nelle nostre vite, non è scritto da nessuna parte che proprio perchè siamo “friends” su Facebook, siamo davvero ritornati amici. Anzi.

Come l’aborigeno di Guzzanti: “Compagno del liceo…ma io e te…che cazz* se dovemo di?

Ma non è questo il punto. Leggendo il post di Luis Gray, da cui hi preso spunto per la divagazione di questo post che sto scrivendo, voglio girarvi le stesse questioni che vengono poste là.

La fiducia che hai negli amici dei social media è così grande, ad esempio, da prestargli soldi o altro quando ne dovesse avere bisogno?

O da aprirgli tranquillamente la tua casa?

O da fargli conoscere tranquillamente, che ne so, i tuoi figli, la tua intera vita, quella privata, quella che non passa per ovvi motivi dal lifestream?

E non ci può essere una risposta uniforme e valida per ogni contatto. Perchè una percentuale di rischio c’è sempre. Bada bene c’è sempre anche nella vita reale, quando si tratta di instaurare relazioni di amicizia e fiducia con un’altra persona.

Sicuramente non daremmo nè le chiavi di casa nè il numero della nostra carta di credito a nessuno. In rete come nella vita reale, ma questo non significa certo che non si possano instaurare legami forti e relazioni personali che vadano al di là dello schermo del computer.

Che diventano importanti, che diventano amicizia reale.

Alcune domande ci possono aiutare a capire il livello di relazione instaurato con un “friends” dei social network:

  1. Inviteresti un “friend” a dormire a casa tua per qualche notte anzichè farlo andare in un hotel se sai che capita dalle tue parti?
  2. Raccomanderesti un “friend” incontrato online per un annuncio di lavoro che ti passa fra le mani, lo presenteresti a chi di competenza come il candidato ideale e come persona di fiducia?
  3. Acquisteresti un prodotto per un online friend che te lo chiede e glielo invieresti prima di ricevere i soldi da parte sua?
  4. Pagheresti le bollette del telefono, di internet, della luce per un online friend che ha problemi di soldi in un periodo particolare?
  5. Condivideresti una stanza in hotel con un online friend, magari in occasione della partecipazione ad uno stesso evento in un’altra città, anche se non vi siete mai visti prima di persona?

Sono solo esempi di situazioni capitate a me o ad altri amici “di rete”.

Vi va di condividere la vostra esperienza nei commenti?

Quello che metti nella vita degli altri tornerà a riempire la tua…

Regalatevi due minuti per leggerla

(foto di Chris..A.K.A..Shrek)

Un giorno un’insegnante chiese ai suoi studenti di fare una lista dei nomi degli altri studenti nella stanza su dei fogli di carta, lasciando un po’ di spazio sotto ogni nome.

Poi disse loro di pensare la cosa più bella che potevano dire su ciascuno dei loro compagni di classe e scriverla. Ci volle tutto il resto dell’ora per finire il lavoro, ma all’uscita ciascuno degli studenti consegnò il suo foglio.

Quel sabato l’insegnante scrisse il nome di ognuno su un foglio separato, e vi aggiunse la lista di tutto ciò che gli altri avevano detto su di lui/lei.

Il lunedì successivo diede ad ogni studente la propria lista. Poco dopo, l’intera classe stava sorridendo. ‘Davvero?’ sentì sussurrare. ‘Non sapevo di contare così tanto per qualcuno!’ e ‘Non pensavo di piacere tanto agli altri’ erano le frasi più pronunciate.

Nessuno parlò più di quei fogli in classe, e la prof non seppe se i ragazzi l’avessero discussa dopo le lezioni o con i genitori, ma non aveva importanza: l’esercizio era servito al suo scopo.

Gli studenti erano felici di se stessi e divennero sempre più uniti.

Molti anni più tardi, uno degli studenti venne ucciso in Vietnam e la sua insegnante partecipò al funerale. Non aveva mai visto un soldato nella bara prima di quel momento: sembrava così bello e così maturo… La chiesa era riempita dai suoi amici. Uno ad uno quelli che lo amavano si avvicinarono alla bara, e l’insegnante fu l’ultima a salutare la salma.

Mentre stava lì, uno de i soldati presenti le domandò ‘Lei era l’insegnante di matematica di Mark?’. Lei annuì, dopodiché lui le disse ‘Mark parlava di lei spessissimo’

Dopo il funerale, molti degli ex compagni di classe di Mark andarono insieme al rinfresco. I genitori di Mark stavano lì, ovviamente in attesa di parlare con la sua insegnante.

‘Vogliamo mostrarle una cosa’, disse il padre, estraendo un portafoglio dalla sua tasca. ‘Lo hanno trovato nella sua giacca quando venne ucciso. Pensiamo che possa riconoscerlo’

Aprendo il portafoglio, estrasse con attenzione due pezzi di carta che erano stati ovviamente piegati, aperti e ripiegati molte volte. L’insegnante seppe ancora prima di guardare che quei fogli erano quelli in cui lei aveva scritto tutti i complimenti che i compagni di classe di Mark avevano scritto su di lui.

‘Grazie mille per averlo fatto’, disse la madre di Mark. ‘Come può vedere, Mark lo conservò come un tesoro’

Tutti gli ex compagni di classe di Mark iniziarono ad avvicinarsi. Charli sorrise timidamente e disse ‘Io ho ancora la mia lista. E’ nel primo cassetto della mia scrivania a casa’. La moglie di Chuck disse che il marito le aveva chiesto di metterla nell’album di nozze, e Marilyn aggiunse che la sua era conservata nel suo diario. Poi Vicki, un’altra compagna, aprì la sua agenda e tirò fuori la sua lista un po’
consumata, mostrandola al gruppo. ‘La porto sempre con me, penso che tutti l’abbiamo conservata’

In quel momento l’insegnante si sedette e pianse. Pianse per Mark e per tutti i suoi amici che non l’avrebbero più rivisto.

Ci sono così tante persone al mondo che spesso dimentichiamo che la vita finirà un giorno o l’altro. E non sappiamo quando accadrà. Perciò dite alle persone che le amate e che vi importa di loro, che sono speciali e importanti. Diteglielo prima che sia troppo tardi.

E un modo di farlo è: continuare ad inoltrare questo messaggio. Se non lo invii, avrai perso un’altra bellissima occasione per fare qualcosa di gentile e carino verso gli altri.

Se lo hai ricevuto, è perché per qualcuno sei importante e c’è almeno una persona di cui ti importa.
A più persone invii questo messaggio, migliore sarà la tua relazione con gli altri.

Ricorda, ‘chi semina raccoglie’. Quello che metti nella vita degli altri tornerà a riempire la tua…

Cui Prodest? (conversazioni, persone, effimero)

No veramente chiediamoci…cui prodest? Tanto tutto scorre. (Cui prodest per chi non ha fatto il liceo sta per “A che serve tutto ciò?”)

(foto di catepol)

Le meduse sono urticanti se invadi il loro territorio e di questo si fan forti ma quando cambi loro l’habitat e le metti al sole si sciolgono.

Volevo scrivere un post su conversazioni online e conversatori, invece vi lascio parole antiche del Qoèlet (si la Bibbia embè?) che esprimono molto meglio quello che è il mio pensiero in merito.

Nella socialsfera in cui ognuno di noi “conversa” o “cazzeggia” online, anche con gente che nemmeno conosce o con cui non ha avuto mai a che fare, sta capitando di tutto (parlo della mia, ovvio, meglio essere precisi).

Cui prodest?

La riflessione da cui volevo partire nasce da una chat con un amico e dalle mie testuali parole “Non aver capito in questi tre mesi che a due persone che conosci (e che abbraccio virtualmente, forza Ale e forza Manu) era successo qualcosa di brutto dai social network, perchè tutto scorre, perchè non facciamo caso alle cose serie, ma badiamo solo a cazzeggiare, vuol dire che veramente i social network non servono a un cavolo”.

Il post però non lo scrivo. Vi lascio queste riflessioni che seguono. Ognuno le interpreti e le legga come vuole. A me dicono tanto, in merito alla vita in generale, non solo a quella digitale.

2Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità, tutto è vanità.
3Quale utilità ricava l’uomo da tutto l’affanno
per cui fatica sotto il sole?
4Una generazione va, una generazione viene
ma la terra resta sempre la stessa.
5Il sole sorge e il sole tramonta,
si affretta verso il luogo da dove risorgerà.
6Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana;
gira e rigira
e sopra i suoi giri il vento ritorna.
7Tutti i fiumi vanno al mare,
eppure il mare non è mai pieno:
raggiunta la loro mèta,
i fiumi riprendono la loro marcia.
8Tutte le cose sono in travaglio
e nessuno potrebbe spiegarne il motivo.
Non si sazia l’occhio di guardare
né mai l’orecchio è sazio di udire.
9Ciò che è stato sarà
e ciò che si è fatto si rifarà;
non c’è niente di nuovo sotto il sole.
10C’è forse qualcosa di cui si possa dire:
“Guarda, questa è una novità”?
Proprio questa è già stata nei secoli
che ci hanno preceduto.

11Non resta più ricordo degli antichi,
ma neppure di coloro che saranno
si conserverà memoria
presso coloro che verranno in seguito.

e ancora…

1Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.

2C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
3Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
4Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
5Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.

6Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
7Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
8Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

9Che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?

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