[Facebook] La mia privacy finisce dove cominciano i post pubblici degli altri

Avete presente il post in cui spiegavo come funziona il riquadro degli aggiornamenti di Facebook e le relative questioni di privacy?

Abbiamo imparato a impostare chi può vedere quello che pubblichiamo su Facebook, sia sotto Notizie che nel riquadro aggiornamenti.
Abbiamo imparato che quello che vediamo è quello che i contatti ci permettono di vedere.

Fin qui, facile.

Il riquadro degli aggiornamenti include notizie in tempo reale quali nuovi aggiornamenti di stato, amicizie, foto, video, link, “Mi piace” e commenti dei nostri contatti.

Abbiamo imparato a regolare la visibilità dei nostri contenuti, grazie allo strumento di selezione del pubblico che si trova accanto a ogni post, sappiamo controllare l’icona che indica i destinatari scelti: Pubblico, Amici di amici, Amici (+ amici delle persone taggate), Solo io, Personalizzata (include gruppi specifici, liste di amici o persone da includere/escludere che abbiamo indicato specificamente).

Seguitemi ora.

Le nostre impostazioni di privacy su Facebook dipendono da noi ma, eccoci al punto, c’è un piccolissimo problema.

Cosa accade se i nostri contatti NON hanno regolato alcuna impostazione sui loro contenuti?
Cosa accade se i nostri contatti postano “Pubblica” qualunque cosa e noi andiamo a commentare, mettere mi piace, ecc.

Lo scrivevo anche in quel post:

Ricorda che quando commenti un contenuto o clicchi su Mi piace, il commento o il clic su Mi piace rifletterà le stesse impostazioni sulla privacy del post originale.

Del post originale. Ecco. Badiamo alla privacy di ciò che condividiamo noi ma quante volte andiamo a guardare l’impostazione del contenuto dei nostri amici?

Immagino raramente, vero?

Io pubblico uno status pubblico, il tuo commento è visibile in pubblico (quindi non solo ai miei amici) perché il mio status è pubblico. Io pubblico uno status visibile solo ai miei amici, il tuo commento è visibile solo ai miei amici. Io pubblico uno status visibile solo ad una lista di miei amici e tu ci sei dentro, il tuo commento è visibile solo a quella lista di miei amici nei quali sei inserito anche tu.

Proviamo a dirlo diversamente:

TIZIO pubblica uno status pubblico, il mio commento allo status di TIZIO è visibile in pubblico (quindi non solo ai suoi amici, ma anche ai miei) perché il suo status è pubblico.

TIZIO pubblica uno status visibile solo ai suoi amici, il mio commento sullo status di TIZIO è visibile solo ai suoi amici (e quindi agli amici che io e TIZIO abbiamo in comune). E’ visibile anche ai miei amici nella misura in cui io concedo ai miei amici di vedere le mie cose.

TIZIO pubblica uno status visibile solo ad una lista di suoi amici e io ci sono dentro, il mio commento è visibile solo a quella lista di amici di TIZIO nei quali sono inserito anche io.

Quindi, riassumendo: ogni volta che commentiamo o mettiamo mi piace su uno status/link/foto/ecc. che è impostato su “pubblica”, automaticamente tutti i nostri amici lo vedranno passare nel Riquadro aggiornamenti grigio laterale che sotto “Notizie”.
A meno che non ci abbiano esclusi, loro, dal comparire nella loro sezione notizie. Siccome pochi lo fanno…compariremo, state certi che compariremo.

Andiamo su un esempio “concreto”.

TIZIO ha una fidanzata gelosa. Entrambi sono su Facebook. Sono “Amici” tra loro, ovviamente. TIZIO vede la foto di un’altra ragazza e mette “mi piace” alla foto.
Non importa che la seconda ragazza sia amica o meno di TIZIO.
Non importa nemmeno se TIZIO mette la fidanzata in una “lista amici” a cui vieta di vedere tutto quello che può vietare. Prima o poi, in questo caso, la fidanzata si chiederà come mai TIZIO non posti nulla, no? Non è questo il punto.
La fidanzata è su Facebook e vede che il suo ragazzo ha messo mi piace a quella foto, perché l’autrice della foto ha messo la privacy impostata su “pubblica”.
La fidanzata gelosa si arrabbia e fa una scenata a TIZIO.
TIZIO non poteva sapere che la fidanzata avrebbe visto il mi piace alla foto della seconda ragazza.
TIZIO non poteva sapere che dipende SOLO dal fatto che la seconda ragazza ha pubblicato quel contenuto, quella foto come “Pubblica”.

TIZIO ora lo sa.

Concludendo: io, tu e TIZIO, prima di mettere mi piace o di commentare qualcuno su Facebook, dovremmo verificare a chi sarà visibile quel post/status/foto/link.

Controllare il simbolino che appare sotto ogni status di Facebook (accanto a mi piace – commenta).
Controllare l’icona che indica i destinatari scelti dal nostro contatto:
Pubblico,

Amici di amici,

Amici (+ amici delle persone taggate),

Personalizzata (il contatto condivide a gruppi specifici, liste di amici o persone indicate).

Controllare e pensarci due volte prima di mettere un “Mi piace” o commentare se un contenuto è stato condiviso con visibilità “Pubblica”, se non vogliamo che altri sappiano che lo stiamo facendo, come nel caso di TIZIO. Oppure esserne perfettamente consapevoli.

Vale sempre, quindi, la regola della Nonna.

Non mi risultano soluzioni per evitare che ciò accada, al momento. Se le trovo, vi aggiorno.

La privacy su Facebook dipende quindi da noi e da come i nostri contatti condividono ciò che commentiamo o mettiamo mi piace. Purtroppo.

Abbastanza grave non poter controllare cosa accade sui contenuti Pubblici, se non chiedere ai contatti di modificare la visibilità di quei contenuti “Solo agli amici”, almeno.

Ad ogni modo, basta ricordare che su Facebook, bene o male, sei sempre in piazza.

Sempre che la fidanzata di TIZIO non sia amica anche della seconda ragazza…

La diffusione dei meme (e delle bufale) su Facebook

Interessante video in cui Lara Adamic spiega quali sono le caratteristiche della diffusione dei meme (e io aggiungo delle bufale) su Facebook.

Solo i miei amici ora copieranno e incolleranno questo sulla loro Bacheca

Ecco. Copiare e incollare sulla bacheca. L’istruzione o ordine perentorio che si dà agli amici quando si vuole diffondere qualcosa attraverso Facebook.

Anzi: PER FAVORE COPIATE E INCOLLATE SULLA VOSTRA BACHECA. Urlato, spesso in maiuscolo per far capire che E’ IMPORTANTE.

O ancora…(copio dai messaggi BUFALA più in voga in questo periodo):
– Per favore fate di questo post il vostro status.
– ATTENZIONE COMUNICATO URGENTE. MASSIMA DIFFUSIONE PREGO.
– FAI COPIA E INCOLLA E INVIALO ANCHE AI NON IN LINEA FALLO… PREGO INSERIRE NELLE VOSTRE BACHECHE… GRAZIE.
– CONDIVIDETE E FATE GIRARE.
– Copiate e diffondete sulla vs bacheca, avvisate i vs amici, grazie
– si prega di perdere 2 secondi copiate e incollate sulla vostra bacheca, già provare non costa nulla
– URGENTE AVVISO AI NAVIGANTI SU FACEBOOK! ATTENZiONE!!! NON FATE FINTA DI NON VEDERE QUESTO COMUNICATO… CONDIVIDETE E FATE GIRARE… SI CONDIVIDONO TANTE CAZZATE, QUESTA E’ UNA COSA URGENTE.

Ci sono messaggi che vengono così copiati e incollati migliaia di volte su migliaia di bacheche. Alcuni ritornano dopo un paio di anni, modificati nelle parole, uguali nel contenuto. Quante volte avete letto di Facebook che diventa a pagamento oppure del bimbo leucemico che ha bisogno di trasfusione oppure di inviare ad almeno 20 amici il messaggio per far vedere che l’account è attivo altrimenti Facebook ce lo chiude per inattività?

Messaggi che giocano sul coinvolgimento emotivo oppure che coinvolgono persone che ci riguardano (spesso semplicemente gli hacker che ci ruberebbero il profilo solo accettandone l’amicizia).
Messaggi corredati da immagini strazianti (il bambino con un tumore, la ragazzina picchiata a sangue, animali seviziati e chi più ne ha più ne metta).

Molti di questi messaggi AVVISO o BUFALA cambiano in parodie degli stessi messaggi. Le parodie a loro volta si diffondono su migliaia di altre bacheche.
A volte le parodie superano per diffusione il messaggio originale.

Di solito è qualcosa letta da un amico, di un amico mi fido, nel dubbio facciamo che condivido oppure copio e incollo. Che male può fare un messaggio in più?
Dopotutto gli status non si pagano.

Come l’appello per gli omogeneizzati alla banana che in Italia nemmeno si vendevano, ricordate? Lo stesso messaggio ha girato migliaia di volte su Facebook, a volte era colpa della Nestlè, a volte della Gerber. Identico l’appello, identico il contenuto. In inglese prima, in italiano poi. A questo punto credo che nessuna lingua sia esente dalla diffusione dei meme o delle bufale.

Alcuni dei messaggi da diffondere giocano sul senso di colpa dell’amico.
Magari aggiungendoci un cuoricino!

Se sei un vero amico passa parola

L’urgenza e la diffusione di un messaggio fanno il giro delle bacheche degli amici più stretti (o di quelli che ci leggono sempre) nella prima ora dal posting. Poi ritornano dopo mesi, anche dopo anni, su altre bacheche. Con qualche mutazione e adattamento. Un po’ come il vecchio gioco del telefono senza fili. Un messaggio passato di orecchio in orecchio non arrivava mai all’ultimo della fila come era partito.

Insomma il meccanismo è questo e scatta sempre. Io dico che accade perchè la gente non legge veramente (o non capisce quello che legge, però è brava a copiaincollare).

Se la pensi come me COPIA E INCOLLA il link di questo post sulla tua bacheca e DIFFONDI, GRAZIE. ;)

Facebook: autorizzazioni, applicazioni, impostazioni privacy

Ieri scrivevo dell’app di Facebook per creare il video del Museo. Molto carina, certo. Vediamo oggi l’altro lato della medaglia.

Come ogni applicazione di Facebook che autorizziamo a fare “qualche cosa” sul nostro account, anche questa applicazione ci chiede in cambio (piuttosto è meglio dire “si prende in cambio”) qualcosa dal nostro profilo e dei nostri dati condivisi.

Subito, infatti, Gigi Cogo si chiede: chi autorizza cosa? Quando autorizziamo una applicazione su Facebook, leggiamo cosa la stiamo autorizzando a fare? Siamo consapevoli o meno di ciò che una applicazione si prende in cambio?

Se ne è discusso su Friendfeed qui, qui e qui. Dal momento che non è tutto pubblico e che sono informazioni di interesse generale, mi è stato chiesto di scriverci un post più dettagliato sul blog e quindi eccovelo.

Seguitemi.

In generale una applicazione Facebook si prende in cambio dal nostro profilo una o più categorie di dati correlati, alcuni REVOCABILI altri no.

Una applicazione autorizzata da noi può (potrebbe, a seconda dell’applicazione):

Accedere alle tue informazioni di base
Includono nome, immagine del profilo, sesso, reti, ID utente, lista degli amici e qualsiasi altra informazione per la quale la privacy è impostata su “Tutti”.

Accedere alle informazioni del tuo profilo
Preferenze, Musica, TV, Film, Libri, Citazioni, Informazioni su di me, Attività, Interessi, Gruppi, Eventi, Note, Data di nascita, Città natale, Città attuale, Sito Web, Orientamenti politico e religioso, Istruzione, Informazioni lavorative e Stato di Facebook

Accedere alle tue informazioni di contatto
Presenza online

Accedere ai tuoi familiari e alle tue relazioni
Partner e situazione sentimentale e Familiari e situazione sentimentale

Accedere alle tue foto e ai tuoi video
Le foto che carichi, Video che carico e Le foto e i video in cui compari

Accedere alle informazioni dei tuoi amici
Date di nascita, Orientamenti politico e religioso, Familiari e situazioni sentimentali, Partner e situazioni sentimentali, Città natali, Città attuali, Preferenze, Musica, TV, Film, Libri, Citazioni, Attività, Interessi, Istruzione, Informazioni lavorative, Presenza online, Siti Web, Gruppi, Eventi, Note, Foto, Video, Le foto e i video con loro, Informazioni contenute nella sezione “Su di me” e Stati di Facebook

Pubblicare elementi sulla tua bacheca
L’applicazione può pubblicare messaggi di stato, note, foto e video sulla tua bacheca

Accedere ai tuoi dati in qualsiasi momento
L’applicazione può accedere ai tuoi dati quando non stai utilizzando l’applicazione

ecc.

Per verificare cosa fanno con i nostri dati (e in molti casi con i dati dei nostri contatti) le applicazioni che abbiamo autorizzato, su Facebook, partite da questa pagina https://www.facebook.com/settings/?tab=applications dove, come vedete nell’immagine seguente, per ognuna delle applicazioni, è possibile cliccare su “Modifica impostazioni” e rimuovere quello che non vogliamo.

Per ognuna delle applicazioni, dentro il “Modifica impostazioni” è anche possibile verificare come e quando avviene l’accesso ai nostri dati da parte di quell’applicazione.

Questo ad esempio è l’accesso dell’applicazione Foursquare al mio profilo:

Sono operazioni che vanno fatte applicazione per applicazione, purtroppo.

Come giustamente notava Marco Rossi su Friendfeed, l’applicazione “The museum of me” richiede un po’ troppe autorizzazioni relative ai dati nostri e dei nostri contatti e che, se anche la revochiamo, nessuno ci assicura che i dati raccolti dal suo database vengano cancellati insieme alla revoca dell’applicazione.

E le informazioni raccolte riguardano i dati sulle preferenze, la lista delle fanpage, il completo accesso in lettura ad OGNI SINGOLO POST dall’apertura dell’account su Facebook, la lista degli amici e ogni loro preferenza. Un capitale, riutilizzabile in termini di profilazione utenti, targettizzazione e marketing, che ripaga abbondantemente il costo dello sviluppo dell’applicazione.

Sui nostri dati personali inseriti in Facebook, siamo responsabili noi. Se non vogliamo che vengano dati ad altri (e Facebook ha tutto l’interesse), semplicemente non mettiamoceli.

Io suggerisco di inserirne il meno possibile, solo quelli strettamente rilevanti per il nostro profilo digitale e comunque di andare poi nelle impostazioni privacy dell’account e regolarle una per una.

Da qui https://www.facebook.com/settings/?tab=privacy cliccare poi su “Personalizza impostazioni”

e decidere chi può vedere cosa. Ognuna delle categorie di informazioni del nostro account può essere vista da chi decidiamo. Di default Facebook mette tutto visibile a “Tutti”.

Abbiamo il dovere, secondo me, di decidere invece cosa lasciare visibile a Tutti, cosa solo agli Amici oppure agli Amici degli Amici, cosa personalizzare (e quindi possiamo anche impedire ad alcuni contatti o a liste di contatti di avere accesso ad alcune informazioni). C’è poi la possibilità di usare anche il “Solo Io” (vabbè a quel punto conviene non inserirla proprio, l’informazione).

Purtroppo anche qui, Facebook ci chiede di impostare le cose una per una. Macchinoso, ma fattibile, bisogna perderci quei 10 minuti. Ovviamente l’utente medio di Facebook nemmeno lo sa.

Torniamo alla parte di autorizzazioni riguardante i nostri contatti:

Accedere alle informazioni dei tuoi amici
Date di nascita, Orientamenti politico e religioso, Familiari e situazioni sentimentali, Partner e situazioni sentimentali, Città natali, Città attuali, Preferenze, Musica, TV, Film, Libri, Citazioni, Attività, Interessi, Istruzione, Informazioni lavorative, Presenza online, Siti Web, Gruppi, Eventi, Note, Foto, Video, Le foto e i video con loro, Informazioni contenute nella sezione “Su di me” e Stati di Facebook

Forse non tutti sanno che:

Su Facebook, nome, immagine del profilo, sesso e reti sono visibili a tutti. Inoltre, le applicazioni possono accedere per impostazione predefinita alla lista dei tuoi amici e a qualsiasi informazione che decidi di condividere con tutti.”

Ergo alla lista dei contatti le applicazioni comunque ACCEDONO.

E ancora, ovviamente l’applicazione di INTEL ci fa affermare “Io non voglio dare i miei dati e quelli dei miei contatti”: con la scusa del gioco e del video virale si appropriano dei dati e chi sa cosa ne faranno.

Allora perchè alle applicazioni di Twitter, Friendfeed, Foursquare, Hootsuite, Hellotxt, Slideshare, Posterous, Skype, Youtube, Vimeo, Tweetdeck, Backtype, Tumblr, RSS Graffiti, NetworkedBlog ecc. abbiamo dato la stessa autorizzazione?

Ho volutamente citato applicazioni e servizi web 2.0 utilizzati (anche e soprattutto per lavoro) dalla gran parte di blogger, social media expert ecc. non dai ragazzini che giocano su Facebook inconsapevoli di questioni di privacy & co.

Anche il più esperto guru mondiale di cose 2.0 ad ogni livello, dal marketing alla comunicazione, ha concesso tranquillamente a un twitter o a un foursquare ecc. l’accesso obbligatorio e non revocabile a “Accedere alle informazioni dei tuoi amici”.

E’ gente che ne capisce, siamo gente che ne capisce…mi ci metto in mezzo. Eppure abbiamo autorizzato ed autorizziamo tranquillamente l’accesso alle nostre informazioni e a quelle dei nostri contatti.

C’è comunque un modo per far condividere alle applicazioni il meno possibile o quasi niente su di noi.
Ve lo spiego, perchè non tutti lo sanno: è possibile modificare anche le impostazioni di privacy relative all’uso che applicazioni, giochi e siti web fanno delle informazioni nostre e dei nostri contatti

Applicazioni e siti Web Modifica le tue impostazioni relative all’uso di applicazioni, giochi e siti Web” lo trovate partendo da https://www.facebook.com/settings/?tab=privacy

In basso a sinistra c’è scritto “Applicazioni e siti Web Modifica le tue impostazioni relative all’uso di applicazioni, giochi e siti Web.” Cliccare su Modifica le tue impostazioni, poi cliccare dove dice “Informazioni accessibili mediante i tuoi amici” – Controlla a quali informazioni possono accedere le applicazioni e i siti Web che usano i tuoi amici (è il secondo partendo dall’alto).

Click sul “Modifica impostazioni”

Togliete ora la spunta a TUTTE le caselline come ho fatto io. Non lasciatene nemmeno una, o lasciate SOLO quelle di cui gradite la condivisione. Di che condivisione parliamo? Di tutte le tue informazioni che sono a disposizione delle applicazioni, i giochi e i siti Web che usano i tuoi amici.

Ovvio che se lasciamo le caselline spuntate, sia le applicazioni che autorizziamo noi, sia quelle che aggiungono i nostri amici, condivideranno le informazioni che NOI non abbiamo detto di NON condividere. E’ paradossale, ma è così. Siamo noi a dover impostare una per una le impostazioni di privacy.

Ripeto: l’utente medio di Facebook non ne ha la minima idea e tutto è aperto a TUTTI, di default.

Altra cosa OVVIA almeno per me: io non ho inserito alcuna informazione in orientamento politico e religioso, ad esempio. Giusto per farne uno. L’applicazione che condivide quel pezzo di informazione non trova comunque niente relativo a me corrispondente a quel dato.

Sperando di essere stata utile, consiglio di approfondire e settare bene queste impostazioni privacy e di suggerirle almeno agli amici.

Giro un film con i miei amici di Facebook e poi li perdo. Pauuuraaaa!

Grazie al post di Giovanni Boccia Artieri ho girato un film. Si, si, proprio un film. Anzi un trailer.

Un cast d’eccezione. I migliori tra i miei amici di Facebook. Un thriller da pauuuuraaaa.

Lo trovate qua: http://www2.lost-in-val-sinestra.com/022644C74F73B040C2 (non cliccare, potresti spaventarti davvero! I miei amici spariscono presi da un fantasma…ma non ti svelo nulla di più).

Puoi girare il film anche tu. Basta essere connessi a Facebook e partire da qui: http://www2.lost-in-val-sinestra.com/

Fondamentale scegliere il cast ideale tra gli amici che ci vengono proposti, di cui almeno due uomini e due donne che servono obbligatoriamente alla sceneggiatura del trailer. Scegli amici all’altezza del ruolo da interpretare, mi raccomando.

Impostare poi il “fattore brivido” su massimo (o come volete). Appare poi la scritta “stiamo elaborando il tuo film” e dopo un paio di minuti è pronto per essere visto, postato su Facebook o Twitter, postato sulla bacheca di ognuno dei partecipanti al cast, inviato via mail, rivisto.

Paura eh?

Si tratta di Lost in Val Sinestra, una idea promozionale di Swisscom TV.  Tutti possiamo generare un trailer del thriller in cui attori professionisti e scene di paura si mischiano alle foto avatar dei nostri amici di Facebook scelti come cast.

Ah, l’ Hotel esiste veramente!!!!

Giovanni Boccia Artieri fa giustamente notare nell’articolo che il gioco è bello, l’idea strepitosa, immediata la realizzazione e virale il tutto. E’ che forse l’individual trailer è il futuro prossimo della comunicazione e del coinvolgimento degli utenti online. Solo che c’è il piccolo dettaglio privacy da non trascurare.

…facilmente sovraesponiamo noi stessi e i nostri contatti, le nostre relazioni e i contenuti nostri e dei nostri amici. Basta una semplice autorizzazione e produciamo un contenuto da metter in pubblico che, in realtà, può contenere privilegi di privacy cui accediamo attraverso i legami di fiducia su Facebook: alcuni profili sono visibili a noi e non ad altri e attraverso un login, per gioco, li rendiamo trasparenti. Nell’intrattenimento in Rete spesso senza pensare  mettiamo in gioco per gioco dinamiche complesse di rapporti costruiti attraverso veti incrociati di privacy. Da una parte Facebook, visto le continue e vigorose lamentele, tende a rendere più gestibile, in modo facile e chiaro, la privacy da parte utente e poi… si viene traditi da un amico che per intrattenimento ti mette in un trailer e lo diffonde.

Già…!!

Gli amici che ho inserito nel mio trailer li ho ovviamente avvisati dell’avvenuto inserimento ed utilizzo della loro immagine profilo e del relativo nome e cognome. Dopo. Una volta creato, non prima. Una volta che il link al filmato esiste ed è divulgabile, mica prima. E se non volevano? E se ora il video prende altri lidi, viene condiviso da altri e comincia a fare il giro di Twitter (quindi anche di Friendfeed) e di Facebook?

E’ un gioco, certo. E’ una campagna promozionale, virale, molto ben fatta, certo. Funziona e appassiona, certo. Con un click, io vi vedo, state già tutti là a creare il vostro trailer, a vedere come viene.

Ecchellilà! Qua vi voglio… Molto bello e allo stesso tempo la sensazione dopo averlo usato, dopo aver diffuso il mio video, dopo averne parlato qua, è strana.

Cioè da una parte è fantastico poter creare un trailer, un contenuto video, così. User generated content all’ennesima potenza, l’individual trailer. Social content in cui coinvolgo la mia rete di contatti.

Dall’altra parte però è prendere pezzi di altri, a loro insaputa se non li avvisi, e metterli insieme e diffonderli…

Voi che pensate?

Ah un grazie al mio cast involontario di blogger amici e i titoli di coda:

Foursquare: per ora te lo spiego con un video…

Magari prima o poi ci scrivo anche qualcosa in merito.
Per ora sappiate che: serve un telefonino, Foursquare e voglia di andare in giro.
Dove arrivi fai checkin. Se frequenti un posto più volte ne diventi sindaco, puoi vedere dove si trovano i tuoi amici, più lo usi più badge conquisti…

Ciao dal Sindaco di Potenza (eheheh)

Prima di postare un aggiornamento di status su un social network, pensa!

(via cracked.com) Esaminiamo per un attimo il processo psicologico che ci porta a postare (o non postare) un aggiornamento di status su un qualunque social network (che sia Twitter, Facebook, Friendfeed, Meemi ecc. poco importa).

Facciamolo con una flow chart:

Ok vuoi postare uno status. Comincia col chiederti: chi lo leggerà? Chi vorrei che lo leggesse ma, soprattutto, chi non vorrei che lo leggesse mai?

Sei ubriaco o sotto effetto di qualcosa mentre scrivi lo status? Qualcuno potrebbe essere ferito dal tuo status? Sicuro che quello che scrivi potrebbe leggerlo la tua mamma senza problemi?

Spesso non si pensa molto prima di postare l’aggiornamento di status. Non si pensa al contenuto diffuso, a chi potrebbe leggerlo, ad eventuali conseguenze (di ogni genere).

In questo post sono scherzosamente (ma non troppo) elencati alcuni criteri (e relativo punteggio) per valutare bene se l’aggiornamento di status che vogliamo postare su un social network merita o meno di essere postato. Chiediti, prima di postare, se:

- quanto scrivi ha a che fare con una enorme cazzata da te commessa?

- quanto scrivi ha a che fare con una visita medica e relativo stato di salute e/o malattie che magari è il caso la gente non sappia?

- quanto scrivi ha a che fare con la visita medica dal ginecologo o dal proctologo?

- vuoi commentare una delle tue funzioni corporee in pubblico?

- hai accidentalmente scritto di una funzione corporea in atto e relative caratteristiche?

- vuoi dire al mondo cosa hai mangiato? E’ proprio necessario?

- cosa hai mangiato ha influenzato in qualche modo qualche funzione corporea?

- il commento  per una persona specifica? (sentito mai parlare di messaggi diretti?)

- sicuro che vuoi far sapere come è andato il tuo ultimo incontro d’affari?

- sei stato mollato, vuoi dirlo veramente a tutti?

- sei incinta e ancora manco il padre lo sa? (non puoi scriverlo su Facebook in antemprima, ti pare?)

- tua madre è su Facebook lo sai vero?

- il tuo prof delle superiori è su Facebook e ti legge, sai anche questo vero?

Insomma, prima di postare un aggiornamento di status su un social network, pensa!

Facebook finisce su South Park

(via mashable) ieri pare sia andata in onda una puntata di  South Park con Facebook come protagonista.

L’ossessione per il numero di amicizie su Facebook. Molti amici, molto onore. L’ossessione di non essere nessuno se non si hanno abbastanza amici su Facebook.

L’ossessione della privacy, del farsi i fatti degli altri, di avere tutto il parentado amico su Facebook. L’ossessione per Farmville. La Facebook Mania.

Il concetto di amicizia (così abusato su Facebook).

Chi è più potente? L’utente o il suo profilo?

L’episodio dal titolo “You Have 0 Friends,” [Hai 0 amici] cattura perfettamente la Facebook Mania. Lo potete visionare per intero qui http://www.southparkstudios.com/episodes/267112 (ovviamente è in Inglese)

In sintesi: Stan, ragazzino solitario, non è ancora su FB e viene quasi costretto ad iscriversi dai suoi amici. La sua ragazza è gelosa di ciò che accade sul suo profilo (ovviamente!!) e suo padre insiste perchè aggiunga tutti i suoi parenti di primo e secondo grado (ovviamente!!) e soprattutto che mandi  un “poke” anche alla nonna. Frustratissimo, chiude il profilo. Nel frattempo Kyle diventa “friend” di un perdente su FB, cosa che porta ad una serie di “ti tolgo l’amicizia” e cose così.

La parte migliore dell’episodio, come di consueto in South Park spetta a Cartman, con il suo consiglio:

“Chick friends are worth almost triple what dude friends are.”

Con una battuta anche su Chatroulette: “If you want to find some quality friends, you have to wade through all the dicks first.”

Una clip tratta dall’episodio qui di seguito:

Insomma, enjoy! Divertitevi a vedere la puntata di South Park su Facebook.

Privacy and Social Network

What does a friend of a friend of a friend know about you? – Un Video dell’Office of the Privacy Commissioner of Canada, Jennifer Stoddart. (via)

Cosa riesce a sapere su di noi una amico di un amico di un nostro amico? Cosa riesce a sapere dai nostri dati che condividiamo online?

Il video ci ricorda di porci alcune domande prima di mandare qualunque dettaglio di noi online e sui social network: mi va di condividere questa cosa? Sono consapevole che arriva anche agli amici degli amici degli amici (quindi a perfetti sconosciuti) una volta che la lancio in rete? Che cosa faccio capire di me? Che informazioni sto diffondendo? Qualcuno potrebbe usare queste informazioni contro di me? Queste informazioni come mi dipingono? Saranno valide anche fra qualche anno? Son cose che vorrei far sapere ad un qualunque dei miei amici? Mia madre sarebbe contenta di leggere queste cose di me? Il mio capo sarebbe contento di sapere queste cose sul mio conto?

Ecc. ecc. ecc.

Se pensiamo alla diffusione di Facebook, c’è sicuramente da spiegare un po’ di cose a chi non ha idea di come funziona il meccanismo degli amici degli amici degli amici online. Senza allarmismi.

Anche perchè alla fine è solo questione di buonsenso.

Ma quali buoni amici maledetti…(cit.)

Leggevo stamattina il post di Luis Gray sull’amicizia nei social network.

Non è scritto da nessuna parte che con ognuno dei contatti dei nostri network online passeremmo volentieri del tempo nella vita reale. Anzi a volte è esattamente il contrario. Tutti amici e tutti social quando siamo dietro lo schermo dei nostri computer o in tram sui nostri telefonini, tutti online, tutti connessi. Poi magari ci si incontra per strada e non ci si saluta, non ci si riconosce. Poi magari ad un barcamp o a una blogcena non ci si presenta neanche.

Capita. Come capita nella vita reale. Esattamente allo stesso modo. Mica si può andar daccordo con tutti, no? E’ la legge della vita. Altrimenti il mondo sarebbe perfetto se fossimo tutti amici.

Però la vita digitale connessa a tanti è una sfera sociale molto particolare, con delle dinamiche strane, per certi versi esattamente uguali a quelle della real life, per altri versi sorprendenti, in termini di fiducia e relazioni che si vanno ad instaurare. E a volte alcuni “friends” dei social network diventano realmente amici, un’amicizia che parte da altri sentieri, che chi non abita la rete non può comprendere.

Aggiungiamo in continuazione persone e contatti rendendoli “friends” su Facebook, LinkedIn, Twitter, FriendFeed ecc. e su tutti i network a cui partecipiamo, ma sicuramente questo non vuol dire che potremmo invitare ognuno di loro a casa nostra, aprendo tranquillamente la porta e facendogli accarezzare i nostri bambini, no?

L’aggiunta alle nostre reti non fa il “friend”.

Twitter friends

(foto di mallix)

Anche se, sicuramente, abbiamo oramai sperimentato anche personalmente situazioni in cui le persone che conosciamo tramite la rete e i network sociali abbiano oltrepassato quella soglia della sfera personale che normalmente era riservata a compagni di scuola, colleghi familiari e parenti o che ne so compagni della squadra di calcetto o coinquilini. Persone con cui il legame di amicizia si è sempre alimentato per contatto diretto, insomma, e che poi si mantiene nonostante le distanze, perchè in qualche modo ci teniamo.

A noi accade anche che molti dei nostri contatti, anche attraverso la partecipazione fisica ad eventi tipo Barcamp, blogbeer ecc. abbiano acquisito da parte nostra una certa dose di fiducia grazie alla quale la relazione passa da impersonale ad amicizia vera e propria. Forse per alcuni/e anche qualcosa in più.

Il tutto passando da social network, mail, messenger ecc. prima che dal contatto diretto.

Ciò che è cominciato in rete quasi casualmente, per affinità e connessione per interessi simili e frequentazioni di social network si trasforma in una connessione/relazione con l’altra persona molto più personale e forte.

Ed è una relazione che è diversa ovviamente da persona a persona. Ecco perchè dire che abbiamo tanti “friends” su su Facebook, LinkedIn, Twitter, FriendFeed ecc. e su tutti i network è qualcosa di molto relativo.

I veri “friends” come nella vita reale non possono essere tutte le persone con cui siamo in qualche modo in contatto. Anche se su Facebook oramai stiamo ritracciando e riallacciando reti sociali e contatti che per anni sono spariti dalla nostra vita. Se non siamo stati “friends” fino ad oggi, se c’eravamo persi di vista e non sentivamo la mancanza l’uno dell’altro nelle nostre vite, non è scritto da nessuna parte che proprio perchè siamo “friends” su Facebook, siamo davvero ritornati amici. Anzi.

Come l’aborigeno di Guzzanti: “Compagno del liceo…ma io e te…che cazz* se dovemo di?

Ma non è questo il punto. Leggendo il post di Luis Gray, da cui hi preso spunto per la divagazione di questo post che sto scrivendo, voglio girarvi le stesse questioni che vengono poste là.

La fiducia che hai negli amici dei social media è così grande, ad esempio, da prestargli soldi o altro quando ne dovesse avere bisogno?

O da aprirgli tranquillamente la tua casa?

O da fargli conoscere tranquillamente, che ne so, i tuoi figli, la tua intera vita, quella privata, quella che non passa per ovvi motivi dal lifestream?

E non ci può essere una risposta uniforme e valida per ogni contatto. Perchè una percentuale di rischio c’è sempre. Bada bene c’è sempre anche nella vita reale, quando si tratta di instaurare relazioni di amicizia e fiducia con un’altra persona.

Sicuramente non daremmo nè le chiavi di casa nè il numero della nostra carta di credito a nessuno. In rete come nella vita reale, ma questo non significa certo che non si possano instaurare legami forti e relazioni personali che vadano al di là dello schermo del computer.

Che diventano importanti, che diventano amicizia reale.

Alcune domande ci possono aiutare a capire il livello di relazione instaurato con un “friends” dei social network:

  1. Inviteresti un “friend” a dormire a casa tua per qualche notte anzichè farlo andare in un hotel se sai che capita dalle tue parti?
  2. Raccomanderesti un “friend” incontrato online per un annuncio di lavoro che ti passa fra le mani, lo presenteresti a chi di competenza come il candidato ideale e come persona di fiducia?
  3. Acquisteresti un prodotto per un online friend che te lo chiede e glielo invieresti prima di ricevere i soldi da parte sua?
  4. Pagheresti le bollette del telefono, di internet, della luce per un online friend che ha problemi di soldi in un periodo particolare?
  5. Condivideresti una stanza in hotel con un online friend, magari in occasione della partecipazione ad uno stesso evento in un’altra città, anche se non vi siete mai visti prima di persona?

Sono solo esempi di situazioni capitate a me o ad altri amici “di rete”.

Vi va di condividere la vostra esperienza nei commenti?

Quello che metti nella vita degli altri tornerà a riempire la tua…

Regalatevi due minuti per leggerla

(foto di Chris..A.K.A..Shrek)

Un giorno un’insegnante chiese ai suoi studenti di fare una lista dei nomi degli altri studenti nella stanza su dei fogli di carta, lasciando un po’ di spazio sotto ogni nome.

Poi disse loro di pensare la cosa più bella che potevano dire su ciascuno dei loro compagni di classe e scriverla. Ci volle tutto il resto dell’ora per finire il lavoro, ma all’uscita ciascuno degli studenti consegnò il suo foglio.

Quel sabato l’insegnante scrisse il nome di ognuno su un foglio separato, e vi aggiunse la lista di tutto ciò che gli altri avevano detto su di lui/lei.

Il lunedì successivo diede ad ogni studente la propria lista. Poco dopo, l’intera classe stava sorridendo. ‘Davvero?’ sentì sussurrare. ‘Non sapevo di contare così tanto per qualcuno!’ e ‘Non pensavo di piacere tanto agli altri’ erano le frasi più pronunciate.

Nessuno parlò più di quei fogli in classe, e la prof non seppe se i ragazzi l’avessero discussa dopo le lezioni o con i genitori, ma non aveva importanza: l’esercizio era servito al suo scopo.

Gli studenti erano felici di se stessi e divennero sempre più uniti.

Molti anni più tardi, uno degli studenti venne ucciso in Vietnam e la sua insegnante partecipò al funerale. Non aveva mai visto un soldato nella bara prima di quel momento: sembrava così bello e così maturo… La chiesa era riempita dai suoi amici. Uno ad uno quelli che lo amavano si avvicinarono alla bara, e l’insegnante fu l’ultima a salutare la salma.

Mentre stava lì, uno de i soldati presenti le domandò ‘Lei era l’insegnante di matematica di Mark?’. Lei annuì, dopodiché lui le disse ‘Mark parlava di lei spessissimo’

Dopo il funerale, molti degli ex compagni di classe di Mark andarono insieme al rinfresco. I genitori di Mark stavano lì, ovviamente in attesa di parlare con la sua insegnante.

‘Vogliamo mostrarle una cosa’, disse il padre, estraendo un portafoglio dalla sua tasca. ‘Lo hanno trovato nella sua giacca quando venne ucciso. Pensiamo che possa riconoscerlo’

Aprendo il portafoglio, estrasse con attenzione due pezzi di carta che erano stati ovviamente piegati, aperti e ripiegati molte volte. L’insegnante seppe ancora prima di guardare che quei fogli erano quelli in cui lei aveva scritto tutti i complimenti che i compagni di classe di Mark avevano scritto su di lui.

‘Grazie mille per averlo fatto’, disse la madre di Mark. ‘Come può vedere, Mark lo conservò come un tesoro’

Tutti gli ex compagni di classe di Mark iniziarono ad avvicinarsi. Charli sorrise timidamente e disse ‘Io ho ancora la mia lista. E’ nel primo cassetto della mia scrivania a casa’. La moglie di Chuck disse che il marito le aveva chiesto di metterla nell’album di nozze, e Marilyn aggiunse che la sua era conservata nel suo diario. Poi Vicki, un’altra compagna, aprì la sua agenda e tirò fuori la sua lista un po’
consumata, mostrandola al gruppo. ‘La porto sempre con me, penso che tutti l’abbiamo conservata’

In quel momento l’insegnante si sedette e pianse. Pianse per Mark e per tutti i suoi amici che non l’avrebbero più rivisto.

Ci sono così tante persone al mondo che spesso dimentichiamo che la vita finirà un giorno o l’altro. E non sappiamo quando accadrà. Perciò dite alle persone che le amate e che vi importa di loro, che sono speciali e importanti. Diteglielo prima che sia troppo tardi.

E un modo di farlo è: continuare ad inoltrare questo messaggio. Se non lo invii, avrai perso un’altra bellissima occasione per fare qualcosa di gentile e carino verso gli altri.

Se lo hai ricevuto, è perché per qualcuno sei importante e c’è almeno una persona di cui ti importa.
A più persone invii questo messaggio, migliore sarà la tua relazione con gli altri.

Ricorda, ‘chi semina raccoglie’. Quello che metti nella vita degli altri tornerà a riempire la tua…

Cui Prodest? (conversazioni, persone, effimero)

No veramente chiediamoci…cui prodest? Tanto tutto scorre. (Cui prodest per chi non ha fatto il liceo sta per “A che serve tutto ciò?”)

(foto di catepol)

Le meduse sono urticanti se invadi il loro territorio e di questo si fan forti ma quando cambi loro l’habitat e le metti al sole si sciolgono.

Volevo scrivere un post su conversazioni online e conversatori, invece vi lascio parole antiche del Qoèlet (si la Bibbia embè?) che esprimono molto meglio quello che è il mio pensiero in merito.

Nella socialsfera in cui ognuno di noi “conversa” o “cazzeggia” online, anche con gente che nemmeno conosce o con cui non ha avuto mai a che fare, sta capitando di tutto (parlo della mia, ovvio, meglio essere precisi).

Cui prodest?

La riflessione da cui volevo partire nasce da una chat con un amico e dalle mie testuali parole “Non aver capito in questi tre mesi che a due persone che conosci (e che abbraccio virtualmente, forza Ale e forza Manu) era successo qualcosa di brutto dai social network, perchè tutto scorre, perchè non facciamo caso alle cose serie, ma badiamo solo a cazzeggiare, vuol dire che veramente i social network non servono a un cavolo”.

Il post però non lo scrivo. Vi lascio queste riflessioni che seguono. Ognuno le interpreti e le legga come vuole. A me dicono tanto, in merito alla vita in generale, non solo a quella digitale.

2Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità, tutto è vanità.
3Quale utilità ricava l’uomo da tutto l’affanno
per cui fatica sotto il sole?
4Una generazione va, una generazione viene
ma la terra resta sempre la stessa.
5Il sole sorge e il sole tramonta,
si affretta verso il luogo da dove risorgerà.
6Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana;
gira e rigira
e sopra i suoi giri il vento ritorna.
7Tutti i fiumi vanno al mare,
eppure il mare non è mai pieno:
raggiunta la loro mèta,
i fiumi riprendono la loro marcia.
8Tutte le cose sono in travaglio
e nessuno potrebbe spiegarne il motivo.
Non si sazia l’occhio di guardare
né mai l’orecchio è sazio di udire.
9Ciò che è stato sarà
e ciò che si è fatto si rifarà;
non c’è niente di nuovo sotto il sole.
10C’è forse qualcosa di cui si possa dire:
“Guarda, questa è una novità”?
Proprio questa è già stata nei secoli
che ci hanno preceduto.

11Non resta più ricordo degli antichi,
ma neppure di coloro che saranno
si conserverà memoria
presso coloro che verranno in seguito.

e ancora…

1Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.

2C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
3Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
4Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
5Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.

6Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
7Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
8Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

9Che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?

KaraokeParty per cantare online e sfidare gli amici col karaoke

 

KaraokeParty è il servizio online che mi mancava e che suggerisco a tutti gli amanti del karaoke online.

Su KaraokeParty con l’aiuto del Flash Player e del microfono del computer possiamo cantare direttamente e a squarciagola (occhio ai vicini potrebbero cominciare a bussare alla vostra porta) dallo stesso sito dove è anche, ovviamente, in puro stile 2.0, possibile valutare ed esser valutati. Come su cosa? Sulla nostra prestazione canora. Scegli una canzone tra quelle proposte, lancia il microfono e canta (anche a schermo intero).

KaraokeParty ci dice come cantiamo! Se cantiamo a tempo o meno e ci assegna un punteggio per ognuna delle fasi della canzone che stiamo eseguendo. Una volta registrati a KaraokeParty rpossiamo, ovviamente salvare i nostri punteggi, avere la nostra pagina personale ecc.

Guarda la figura…chi c’è al terzo posto?

Non c’è storia se mi impegno. Sapevatelo! (e molla sto microfono husband che tocca a me cantareeeee)

(via)

 

Sarei in vacanza…

Eppure pare che i superpoteri funzionino ancora.

Faccio incontrare persone che non si conoscevano e che ironia della sorte lavorano nello stesso posto.

Il tutto comodamente da una spiaggia calabra e senza poter utilizzare alcuna connessione, neanche mobile.

Si c’ho i superpoteri…embè?

Potenza delle persone che vivono la rete per connettere!!!

Un salutone a Gino , gigicogo e maddalenamapelli (propongo uno spriz a venezia tra il 5 e il 7 settembre, no perchè una foto con me in mezzo ci vuole e io sarò a Venezia in quei giorni)…

Happy Twit Day: compleanni su Twitter

Happy Twit Day è un mashup che serve per condividere il compleanno in Twitter (se ne sentiva la necessità ditelo!). Basta inserire il nome utente Twitter e la data dell’evento/compleanno (all’inglese nella formula mese-giorno-anno) e poi aggiungere @HappyTwitday tra i tuoi following per essere avvisati e fare gli auguri nelle date di compleannodei friends. (via)

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