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La diffusione dei meme (e delle bufale) su Facebook

Interessante video in cui Lara Adamic spiega quali sono le caratteristiche della diffusione dei meme (e io aggiungo delle bufale) su Facebook.

Solo i miei amici ora copieranno e incolleranno questo sulla loro Bacheca

Ecco. Copiare e incollare sulla bacheca. L’istruzione o ordine perentorio che si dà agli amici quando si vuole diffondere qualcosa attraverso Facebook.

Anzi: PER FAVORE COPIATE E INCOLLATE SULLA VOSTRA BACHECA. Urlato, spesso in maiuscolo per far capire che E’ IMPORTANTE.

O ancora…(copio dai messaggi BUFALA più in voga in questo periodo):
- Per favore fate di questo post il vostro status.
- ATTENZIONE COMUNICATO URGENTE. MASSIMA DIFFUSIONE PREGO.
- FAI COPIA E INCOLLA E INVIALO ANCHE AI NON IN LINEA FALLO… PREGO INSERIRE NELLE VOSTRE BACHECHE… GRAZIE.
- CONDIVIDETE E FATE GIRARE.
- Copiate e diffondete sulla vs bacheca, avvisate i vs amici, grazie
- si prega di perdere 2 secondi copiate e incollate sulla vostra bacheca, già provare non costa nulla
- URGENTE AVVISO AI NAVIGANTI SU FACEBOOK! ATTENZiONE!!! NON FATE FINTA DI NON VEDERE QUESTO COMUNICATO… CONDIVIDETE E FATE GIRARE… SI CONDIVIDONO TANTE CAZZATE, QUESTA E’ UNA COSA URGENTE.

Ci sono messaggi che vengono così copiati e incollati migliaia di volte su migliaia di bacheche. Alcuni ritornano dopo un paio di anni, modificati nelle parole, uguali nel contenuto. Quante volte avete letto di Facebook che diventa a pagamento oppure del bimbo leucemico che ha bisogno di trasfusione oppure di inviare ad almeno 20 amici il messaggio per far vedere che l’account è attivo altrimenti Facebook ce lo chiude per inattività?

Messaggi che giocano sul coinvolgimento emotivo oppure che coinvolgono persone che ci riguardano (spesso semplicemente gli hacker che ci ruberebbero il profilo solo accettandone l’amicizia).
Messaggi corredati da immagini strazianti (il bambino con un tumore, la ragazzina picchiata a sangue, animali seviziati e chi più ne ha più ne metta).

Molti di questi messaggi AVVISO o BUFALA cambiano in parodie degli stessi messaggi. Le parodie a loro volta si diffondono su migliaia di altre bacheche.
A volte le parodie superano per diffusione il messaggio originale.

Di solito è qualcosa letta da un amico, di un amico mi fido, nel dubbio facciamo che condivido oppure copio e incollo. Che male può fare un messaggio in più?
Dopotutto gli status non si pagano.

Come l’appello per gli omogeneizzati alla banana che in Italia nemmeno si vendevano, ricordate? Lo stesso messaggio ha girato migliaia di volte su Facebook, a volte era colpa della Nestlè, a volte della Gerber. Identico l’appello, identico il contenuto. In inglese prima, in italiano poi. A questo punto credo che nessuna lingua sia esente dalla diffusione dei meme o delle bufale.

Alcuni dei messaggi da diffondere giocano sul senso di colpa dell’amico.
Magari aggiungendoci un cuoricino!

Se sei un vero amico passa parola

L’urgenza e la diffusione di un messaggio fanno il giro delle bacheche degli amici più stretti (o di quelli che ci leggono sempre) nella prima ora dal posting. Poi ritornano dopo mesi, anche dopo anni, su altre bacheche. Con qualche mutazione e adattamento. Un po’ come il vecchio gioco del telefono senza fili. Un messaggio passato di orecchio in orecchio non arrivava mai all’ultimo della fila come era partito.

Insomma il meccanismo è questo e scatta sempre. Io dico che accade perchè la gente non legge veramente (o non capisce quello che legge, però è brava a copiaincollare).

Se la pensi come me COPIA E INCOLLA il link di questo post sulla tua bacheca e DIFFONDI, GRAZIE. ;)

Facebook: autorizzazioni, applicazioni, impostazioni privacy

Ieri scrivevo dell’app di Facebook per creare il video del Museo. Molto carina, certo. Vediamo oggi l’altro lato della medaglia.

Come ogni applicazione di Facebook che autorizziamo a fare “qualche cosa” sul nostro account, anche questa applicazione ci chiede in cambio (piuttosto è meglio dire “si prende in cambio”) qualcosa dal nostro profilo e dei nostri dati condivisi.

Subito, infatti, Gigi Cogo si chiede: chi autorizza cosa? Quando autorizziamo una applicazione su Facebook, leggiamo cosa la stiamo autorizzando a fare? Siamo consapevoli o meno di ciò che una applicazione si prende in cambio?

Se ne è discusso su Friendfeed qui, qui e qui. Dal momento che non è tutto pubblico e che sono informazioni di interesse generale, mi è stato chiesto di scriverci un post più dettagliato sul blog e quindi eccovelo.

Seguitemi.

In generale una applicazione Facebook si prende in cambio dal nostro profilo una o più categorie di dati correlati, alcuni REVOCABILI altri no.

Una applicazione autorizzata da noi può (potrebbe, a seconda dell’applicazione):

Accedere alle tue informazioni di base
Includono nome, immagine del profilo, sesso, reti, ID utente, lista degli amici e qualsiasi altra informazione per la quale la privacy è impostata su “Tutti”.

Accedere alle informazioni del tuo profilo
Preferenze, Musica, TV, Film, Libri, Citazioni, Informazioni su di me, Attività, Interessi, Gruppi, Eventi, Note, Data di nascita, Città natale, Città attuale, Sito Web, Orientamenti politico e religioso, Istruzione, Informazioni lavorative e Stato di Facebook

Accedere alle tue informazioni di contatto
Presenza online

Accedere ai tuoi familiari e alle tue relazioni
Partner e situazione sentimentale e Familiari e situazione sentimentale

Accedere alle tue foto e ai tuoi video
Le foto che carichi, Video che carico e Le foto e i video in cui compari

Accedere alle informazioni dei tuoi amici
Date di nascita, Orientamenti politico e religioso, Familiari e situazioni sentimentali, Partner e situazioni sentimentali, Città natali, Città attuali, Preferenze, Musica, TV, Film, Libri, Citazioni, Attività, Interessi, Istruzione, Informazioni lavorative, Presenza online, Siti Web, Gruppi, Eventi, Note, Foto, Video, Le foto e i video con loro, Informazioni contenute nella sezione “Su di me” e Stati di Facebook

Pubblicare elementi sulla tua bacheca
L’applicazione può pubblicare messaggi di stato, note, foto e video sulla tua bacheca

Accedere ai tuoi dati in qualsiasi momento
L’applicazione può accedere ai tuoi dati quando non stai utilizzando l’applicazione

ecc.

Per verificare cosa fanno con i nostri dati (e in molti casi con i dati dei nostri contatti) le applicazioni che abbiamo autorizzato, su Facebook, partite da questa pagina https://www.facebook.com/settings/?tab=applications dove, come vedete nell’immagine seguente, per ognuna delle applicazioni, è possibile cliccare su “Modifica impostazioni” e rimuovere quello che non vogliamo.

Per ognuna delle applicazioni, dentro il “Modifica impostazioni” è anche possibile verificare come e quando avviene l’accesso ai nostri dati da parte di quell’applicazione.

Questo ad esempio è l’accesso dell’applicazione Foursquare al mio profilo:

Sono operazioni che vanno fatte applicazione per applicazione, purtroppo.

Come giustamente notava Marco Rossi su Friendfeed, l’applicazione “The museum of me” richiede un po’ troppe autorizzazioni relative ai dati nostri e dei nostri contatti e che, se anche la revochiamo, nessuno ci assicura che i dati raccolti dal suo database vengano cancellati insieme alla revoca dell’applicazione.

E le informazioni raccolte riguardano i dati sulle preferenze, la lista delle fanpage, il completo accesso in lettura ad OGNI SINGOLO POST dall’apertura dell’account su Facebook, la lista degli amici e ogni loro preferenza. Un capitale, riutilizzabile in termini di profilazione utenti, targettizzazione e marketing, che ripaga abbondantemente il costo dello sviluppo dell’applicazione.

Sui nostri dati personali inseriti in Facebook, siamo responsabili noi. Se non vogliamo che vengano dati ad altri (e Facebook ha tutto l’interesse), semplicemente non mettiamoceli.

Io suggerisco di inserirne il meno possibile, solo quelli strettamente rilevanti per il nostro profilo digitale e comunque di andare poi nelle impostazioni privacy dell’account e regolarle una per una.

Da qui https://www.facebook.com/settings/?tab=privacy cliccare poi su “Personalizza impostazioni”

e decidere chi può vedere cosa. Ognuna delle categorie di informazioni del nostro account può essere vista da chi decidiamo. Di default Facebook mette tutto visibile a “Tutti”.

Abbiamo il dovere, secondo me, di decidere invece cosa lasciare visibile a Tutti, cosa solo agli Amici oppure agli Amici degli Amici, cosa personalizzare (e quindi possiamo anche impedire ad alcuni contatti o a liste di contatti di avere accesso ad alcune informazioni). C’è poi la possibilità di usare anche il “Solo Io” (vabbè a quel punto conviene non inserirla proprio, l’informazione).

Purtroppo anche qui, Facebook ci chiede di impostare le cose una per una. Macchinoso, ma fattibile, bisogna perderci quei 10 minuti. Ovviamente l’utente medio di Facebook nemmeno lo sa.

Torniamo alla parte di autorizzazioni riguardante i nostri contatti:

Accedere alle informazioni dei tuoi amici
Date di nascita, Orientamenti politico e religioso, Familiari e situazioni sentimentali, Partner e situazioni sentimentali, Città natali, Città attuali, Preferenze, Musica, TV, Film, Libri, Citazioni, Attività, Interessi, Istruzione, Informazioni lavorative, Presenza online, Siti Web, Gruppi, Eventi, Note, Foto, Video, Le foto e i video con loro, Informazioni contenute nella sezione “Su di me” e Stati di Facebook

Forse non tutti sanno che:

Su Facebook, nome, immagine del profilo, sesso e reti sono visibili a tutti. Inoltre, le applicazioni possono accedere per impostazione predefinita alla lista dei tuoi amici e a qualsiasi informazione che decidi di condividere con tutti.”

Ergo alla lista dei contatti le applicazioni comunque ACCEDONO.

E ancora, ovviamente l’applicazione di INTEL ci fa affermare “Io non voglio dare i miei dati e quelli dei miei contatti”: con la scusa del gioco e del video virale si appropriano dei dati e chi sa cosa ne faranno.

Allora perchè alle applicazioni di Twitter, Friendfeed, Foursquare, Hootsuite, Hellotxt, Slideshare, Posterous, Skype, Youtube, Vimeo, Tweetdeck, Backtype, Tumblr, RSS Graffiti, NetworkedBlog ecc. abbiamo dato la stessa autorizzazione?

Ho volutamente citato applicazioni e servizi web 2.0 utilizzati (anche e soprattutto per lavoro) dalla gran parte di blogger, social media expert ecc. non dai ragazzini che giocano su Facebook inconsapevoli di questioni di privacy & co.

Anche il più esperto guru mondiale di cose 2.0 ad ogni livello, dal marketing alla comunicazione, ha concesso tranquillamente a un twitter o a un foursquare ecc. l’accesso obbligatorio e non revocabile a “Accedere alle informazioni dei tuoi amici”.

E’ gente che ne capisce, siamo gente che ne capisce…mi ci metto in mezzo. Eppure abbiamo autorizzato ed autorizziamo tranquillamente l’accesso alle nostre informazioni e a quelle dei nostri contatti.

C’è comunque un modo per far condividere alle applicazioni il meno possibile o quasi niente su di noi.
Ve lo spiego, perchè non tutti lo sanno: è possibile modificare anche le impostazioni di privacy relative all’uso che applicazioni, giochi e siti web fanno delle informazioni nostre e dei nostri contatti

Applicazioni e siti Web Modifica le tue impostazioni relative all’uso di applicazioni, giochi e siti Web” lo trovate partendo da https://www.facebook.com/settings/?tab=privacy

In basso a sinistra c’è scritto “Applicazioni e siti Web Modifica le tue impostazioni relative all’uso di applicazioni, giochi e siti Web.” Cliccare su Modifica le tue impostazioni, poi cliccare dove dice “Informazioni accessibili mediante i tuoi amici” – Controlla a quali informazioni possono accedere le applicazioni e i siti Web che usano i tuoi amici (è il secondo partendo dall’alto).

Click sul “Modifica impostazioni”

Togliete ora la spunta a TUTTE le caselline come ho fatto io. Non lasciatene nemmeno una, o lasciate SOLO quelle di cui gradite la condivisione. Di che condivisione parliamo? Di tutte le tue informazioni che sono a disposizione delle applicazioni, i giochi e i siti Web che usano i tuoi amici.

Ovvio che se lasciamo le caselline spuntate, sia le applicazioni che autorizziamo noi, sia quelle che aggiungono i nostri amici, condivideranno le informazioni che NOI non abbiamo detto di NON condividere. E’ paradossale, ma è così. Siamo noi a dover impostare una per una le impostazioni di privacy.

Ripeto: l’utente medio di Facebook non ne ha la minima idea e tutto è aperto a TUTTI, di default.

Altra cosa OVVIA almeno per me: io non ho inserito alcuna informazione in orientamento politico e religioso, ad esempio. Giusto per farne uno. L’applicazione che condivide quel pezzo di informazione non trova comunque niente relativo a me corrispondente a quel dato.

Sperando di essere stata utile, consiglio di approfondire e settare bene queste impostazioni privacy e di suggerirle almeno agli amici.

Giro un film con i miei amici di Facebook e poi li perdo. Pauuuraaaa!

Grazie al post di Giovanni Boccia Artieri ho girato un film. Si, si, proprio un film. Anzi un trailer.

Un cast d’eccezione. I migliori tra i miei amici di Facebook. Un thriller da pauuuuraaaa.

Lo trovate qua: http://www2.lost-in-val-sinestra.com/022644C74F73B040C2 (non cliccare, potresti spaventarti davvero! I miei amici spariscono presi da un fantasma…ma non ti svelo nulla di più).

Puoi girare il film anche tu. Basta essere connessi a Facebook e partire da qui: http://www2.lost-in-val-sinestra.com/

Fondamentale scegliere il cast ideale tra gli amici che ci vengono proposti, di cui almeno due uomini e due donne che servono obbligatoriamente alla sceneggiatura del trailer. Scegli amici all’altezza del ruolo da interpretare, mi raccomando.

Impostare poi il “fattore brivido” su massimo (o come volete). Appare poi la scritta “stiamo elaborando il tuo film” e dopo un paio di minuti è pronto per essere visto, postato su Facebook o Twitter, postato sulla bacheca di ognuno dei partecipanti al cast, inviato via mail, rivisto.

Paura eh?

Si tratta di Lost in Val Sinestra, una idea promozionale di Swisscom TV.  Tutti possiamo generare un trailer del thriller in cui attori professionisti e scene di paura si mischiano alle foto avatar dei nostri amici di Facebook scelti come cast.

Ah, l’ Hotel esiste veramente!!!!

Giovanni Boccia Artieri fa giustamente notare nell’articolo che il gioco è bello, l’idea strepitosa, immediata la realizzazione e virale il tutto. E’ che forse l’individual trailer è il futuro prossimo della comunicazione e del coinvolgimento degli utenti online. Solo che c’è il piccolo dettaglio privacy da non trascurare.

…facilmente sovraesponiamo noi stessi e i nostri contatti, le nostre relazioni e i contenuti nostri e dei nostri amici. Basta una semplice autorizzazione e produciamo un contenuto da metter in pubblico che, in realtà, può contenere privilegi di privacy cui accediamo attraverso i legami di fiducia su Facebook: alcuni profili sono visibili a noi e non ad altri e attraverso un login, per gioco, li rendiamo trasparenti. Nell’intrattenimento in Rete spesso senza pensare  mettiamo in gioco per gioco dinamiche complesse di rapporti costruiti attraverso veti incrociati di privacy. Da una parte Facebook, visto le continue e vigorose lamentele, tende a rendere più gestibile, in modo facile e chiaro, la privacy da parte utente e poi… si viene traditi da un amico che per intrattenimento ti mette in un trailer e lo diffonde.

Già…!!

Gli amici che ho inserito nel mio trailer li ho ovviamente avvisati dell’avvenuto inserimento ed utilizzo della loro immagine profilo e del relativo nome e cognome. Dopo. Una volta creato, non prima. Una volta che il link al filmato esiste ed è divulgabile, mica prima. E se non volevano? E se ora il video prende altri lidi, viene condiviso da altri e comincia a fare il giro di Twitter (quindi anche di Friendfeed) e di Facebook?

E’ un gioco, certo. E’ una campagna promozionale, virale, molto ben fatta, certo. Funziona e appassiona, certo. Con un click, io vi vedo, state già tutti là a creare il vostro trailer, a vedere come viene.

Ecchellilà! Qua vi voglio… Molto bello e allo stesso tempo la sensazione dopo averlo usato, dopo aver diffuso il mio video, dopo averne parlato qua, è strana.

Cioè da una parte è fantastico poter creare un trailer, un contenuto video, così. User generated content all’ennesima potenza, l’individual trailer. Social content in cui coinvolgo la mia rete di contatti.

Dall’altra parte però è prendere pezzi di altri, a loro insaputa se non li avvisi, e metterli insieme e diffonderli…

Voi che pensate?

Ah un grazie al mio cast involontario di blogger amici e i titoli di coda:

Foursquare: per ora te lo spiego con un video…

Magari prima o poi ci scrivo anche qualcosa in merito.
Per ora sappiate che: serve un telefonino, Foursquare e voglia di andare in giro.
Dove arrivi fai checkin. Se frequenti un posto più volte ne diventi sindaco, puoi vedere dove si trovano i tuoi amici, più lo usi più badge conquisti…

Ciao dal Sindaco di Potenza (eheheh)

Prima di postare un aggiornamento di status su un social network, pensa!

(via cracked.com) Esaminiamo per un attimo il processo psicologico che ci porta a postare (o non postare) un aggiornamento di status su un qualunque social network (che sia Twitter, Facebook, Friendfeed, Meemi ecc. poco importa).

Facciamolo con una flow chart:

Ok vuoi postare uno status. Comincia col chiederti: chi lo leggerà? Chi vorrei che lo leggesse ma, soprattutto, chi non vorrei che lo leggesse mai?

Sei ubriaco o sotto effetto di qualcosa mentre scrivi lo status? Qualcuno potrebbe essere ferito dal tuo status? Sicuro che quello che scrivi potrebbe leggerlo la tua mamma senza problemi?

Spesso non si pensa molto prima di postare l’aggiornamento di status. Non si pensa al contenuto diffuso, a chi potrebbe leggerlo, ad eventuali conseguenze (di ogni genere).

In questo post sono scherzosamente (ma non troppo) elencati alcuni criteri (e relativo punteggio) per valutare bene se l’aggiornamento di status che vogliamo postare su un social network merita o meno di essere postato. Chiediti, prima di postare, se:

- quanto scrivi ha a che fare con una enorme cazzata da te commessa?

- quanto scrivi ha a che fare con una visita medica e relativo stato di salute e/o malattie che magari è il caso la gente non sappia?

- quanto scrivi ha a che fare con la visita medica dal ginecologo o dal proctologo?

- vuoi commentare una delle tue funzioni corporee in pubblico?

- hai accidentalmente scritto di una funzione corporea in atto e relative caratteristiche?

- vuoi dire al mondo cosa hai mangiato? E’ proprio necessario?

- cosa hai mangiato ha influenzato in qualche modo qualche funzione corporea?

- il commento  per una persona specifica? (sentito mai parlare di messaggi diretti?)

- sicuro che vuoi far sapere come è andato il tuo ultimo incontro d’affari?

- sei stato mollato, vuoi dirlo veramente a tutti?

- sei incinta e ancora manco il padre lo sa? (non puoi scriverlo su Facebook in antemprima, ti pare?)

- tua madre è su Facebook lo sai vero?

- il tuo prof delle superiori è su Facebook e ti legge, sai anche questo vero?

Insomma, prima di postare un aggiornamento di status su un social network, pensa!