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Hey, teacher, capisci d’internét?

You can’t be my teacher. Leggi il titolo del post pensando ad another brick in the wall. Fatto?

Capisci dove voglio arrivare? Se sei un insegnante, un mio collega insomma… Hey, Teacher, leave those kids alone!

Un video di Darren Cannel in cui un simpatico ragazzetto dimostra al suo ipotetico insegnante che no, non può essere il suo insegnante se non usa il computer, se non “capisce d’internét”.

Cosa pretendi di insegnarmi senza utilizzare un computer, senza considerare che c’è internet e che il mondo è molto più grande ma è comunque a portata di click. Non lo vedi che sono un nativo digitale? Sono io che ti faccio scuola e dopo scuola su queste cose, mio caro prof.

Ehy prof, non avrai mica paura del computer? Ehy prof ma ce l’hai Facebook? Hey prof che ne dici di usare Twitter?

Ehy prof, mi devi preparare ad affrontare il mondo in cui vivo e i computer e internet ne fanno parte. Come pensi di lasciarli fuori dalla didattica?

Questo dice il ragazzetto (traduzione libera e mia). Colleghi prof (e non solo), raccogliamo la sfida o no?

Maturità 2009: tecnologia per ripetere – Intervista su Repubblica

Mi ha intervistato Repubblica (trovate l’articolo qui: http://www.repubblica.it/2009/05/speciale/altri/2009maturita/ripasso-tecnologico/ripasso-tecnologico.html#)

La maturità 2009 vede impegnati gli studenti a studiare e ripassare, anche (e forse soprattutto) attraverso le tecnologie disponibili e ovviamente internet.

Tecnologie usate non soltanto per fare i furbi, come segnalavo, soprattutto ai colleghi docenti che mi leggono, in questo post, l’altro giorno: http://www.catepol.net/2009/05/23/come-ti-copio-allesame-di-maturita-2009/

Tecnologie e rete utilizzate anche per apprendere, ripetere, condividere.

Mp3 di storia, regole matematiche, declinazioni di latino o di altre materie nell’Ipod e via, a ripetere ascoltando e riascoltando mentre si corre o mentre si aspetta l’autobus.

Video online con spiegazioni di concetti affiancano tesine e appunti da scaricare dai siti specializzati. Video con spiegazioni sugli argomenti più vari o vere e proprie minilezioni da seguire online o sull’iPod da portarsi in giro.

Possibilità di esercitarsi con le prove degli esami di maturità degli anni passati,  come altri siti anche Repubblica. it dà la possibilità di accedere all’archivio e di svolgere dei  quiz per testare la propria preparazione.

Questo è quanto ho detto io nell’intervista:

“Prof” al passo coi tempi. “Purtroppo c’è la brutta abitudine di scaricare e copiare temi e tesine, usando il mezzo in modo passivo. Gli audio e i video, invece, possono aiutare molto nel ripasso”. A parlare è Caterina Policaro, insegnante di inglese, esperta di e-learning e autrice del blog Catepol 3.0, che si è piazzato al quarto posto agli ultimi Euro Blog Awards, i premi continentali per i diari online. “Molti ragazzi non hanno la voglia o la pazienza di leggere – continua – mentre con i podcast sono obbligati ad ascoltare. E, se lo studente è già preparato, lo strumento è fenomenale”.

Secondo Policaro, che tiene corsi di multimedialità per i colleghi, la tecnologia è un’arma nelle mani dei professori, “per parlare la stessa lingua dei ragazzi” e guadagnarsi la loro attenzione. L’insegnante racconta di aver sperimentato sia Facebook che Twitter per condividere informazioni e comunicare con la classe, ma anche di aver provato a sfruttare le potenzialità dei cellulari, ad esempio registrando un pezzo di lezione e inviandolo via Bluetooth agli alunni: “Era un brano di inglese, ho detto alla classe che non c’erano più scuse, lo dovevano ascoltare almeno una volta a casa. Ha funzionato benissimo”.

Ed infine, concludo che “Si perde più tempo a cercare le scorciatoie che a studiare”. E spesso gli studenti non se ne rendono neanche conto.

Il problema è dell’educazione è come stare in rete, non come accedervi

Se non hai voglia di comunicare, se non hai curiosità, se non hai voglia di entrar ein contatto, di scambiare, di conoscere, che ci stai a fare in rete?

Nella piazza telematica ci si incontra esattamente come in quella reale, nella piazza telematica ci sono rapporti di aiuto vicendevole, si creano relazioni orizzontali e contano le competenze condivise.

Modalità nuove di relazionarsi che il sistema educativo deve necessariamente contemplare.

Anche lo svago in rete insegna qualcosa, l’approccio ludico e la comunicazione sono forme di educazione e stimoli per l’apprendimento.

Cercare di starci dentro questa rete, di abitarla.

Come le lingue, anche la rete si impara per full immersion, parlandola, vivendola, relazionandosi.

La rete è una comunità. C’è una tensione naturale verso la comunicazione multimediale, oramai. I media sono anche una forma della formazione e non qualcosa di esterno.

Includere.

Roberto Maragliano, docente di tecnologie dellapprendimento allUniversità di Roma a “Salva con nome” su RaiNews24.

A cui aggiungo una definizione di “Nativi Digitali”

di Suor Caterina Cangià, Docente Università Pontifica Auxilium (sempre su “Salva con nome”), meglio conosciuta come Sisternet, Sorellarete, è una delle donne più attive di internet che da sempre si occupa di didattica multimediale, salesiana con la passione per i giovani.

Facebook e didattica?

E’ una presentazione di Gianni Marconato a valle di un esperimento su Facebook sui possibili utilizzi di facebook per fare formazione o comunque incidere nei processi di insegnamento/apprendimento. Dopo tutto è uno strumento, un canale comunicativo, un mezzo molto utilizzato per cui potrebbe essere anche più semplice utilizzarlo, rispetto a tanti altri meno conosciuti, per fare “ANCHE” didattica.

Gianni Marconato tempo fa ci propose un gruppo “Didattica in Facebook. No grazie“ nel quale siamo intervenuti in molti sulla questione è possibile o meno utilizzare Facebook nella didattica o per far didattica?

Lorenz sintetizza gli interventi:

Andreas Formiconi

FB è tuttavia importante a questo punto considerato il proposito più ampio di “uscire” dalla classe. Io penso che chi insegna oggi debba uscire dalla classe. Penso che per ridare senso e dignità ai momenti di vita in classe se ne debba fare un uso molto più parsimonioso e focalizzato…

Caterina Policaro
Io mi convinco sempre più che è uno strumento, un canale, un modo per restare in contatto e creare relazioni. Sulla relazione si può fondare l’apprendimento…

Gianni Marconato

… credo sarebbe un controsenso “obbligare” i propri studenti ad iscriversi su FB e, magari, obbligarlia a fare specifice attività. O, forse, è l’unico modo per rovinargli la freschezza delal vita in FB e farli smettere.

Io preferirei farmi trovare da loro su FB e far condurre la danze da loro

Luisanna Fiorini

I miei ragazzi di openuni hanno attivato un gruppo… intanto li osservo, poichè sono anche miei amici, invitare altri e scrivere sulle loro bacheche. utilità finora? mi trovano echattano per piccole cose e consigli. didattica strutturata? ehi, ma se strutturiamo l’informale, che informale è?

Lucia Rosati

… Infatti , rispetto alla piattaforma appare molto più intuitivo ed accessibile.Tutti gli utenti accedono con una certa frequenza alla propria pagina ed in questo modo possono tenersi informati circa l’andamento e le attività didattiche del corso.

Italo Losero

… Ho provato ad usare FB x edu, ma ci sono alcuni problemi….
1) Non è facile da usare.
2) E’ fatto per vendere pubblicità. Gli spazi a dx sono sempre pieni di ‘richiami’…
3) E’ lento. Spesso.
4) E’ sempre aperto a tutti: si vedono in chat tutti gli amici e i loro interventi; ok per l’impiego ’sociale’ di svago, meno per la didattica.

Gianni Marconato

… usare la leva della curiosità, del “divertimento” (imparare giocherellando …), del usare uno strumento perchè avvicina anche gli insegnanti “vecchi” ai giovani ha il fiato corto e dopo poco si torna punto ed a capo. Ma, mai dire mai

Maria Grazia posta direttamente sul suo blog le sue riflessioni in merito, perchè come

docenti e studiosi-curiosi delle dinamiche formative dentro/fuori/attraverso la Rete, è giusto interrogarsi sulle potenzialità di FB soprattutto alla luce di questa travolgente pervasività che fa sì che tu possa ritrovare proprio tutti (fornaio e parrucchiere sotto casa incluso) in questo social network.

Gli studenti, poi, ci sono tutti su Facebook.

E concordo con lei quando dice che Facebook non è altro che un nuovo contenitore nemmeno facile da utilizzare, nonostante tutti, anche le ersone meno avvezze ad internet, abbiano aperto un account e lo utilizzino quotidianamente.

L’usabilità e la gestione della messaggistica in facebook, diciamocelo, è pessima, rispetto a tanti altri canali utilizzabili e più immediati (da YouTube passando per Twitter). Poi Facebook è spudoratamente pensato vendere pubblicità ed è tutto il contrario di un ambiente chiuso. Anzi, è un porto di mare, nel vero senso del concetto, sempre aperto a tutti, sempre possibile vedere tutto ciò che gli altri dicono e scrivono, oltre che chattarci in privato. Insomma, difficile andare oltre il cazzeggio che prende tutte le forme possibili tra le varie applicazioni e i gruppi ecc.

Vi scrivo qui anche i miei contributi alla discussione (anche perchè dentro Facebook i contenuti possono sempre sparire sia nel dimenticatoio che sparire letteralmente, mentre il blog continua ad essere “per sempre”:

Didattica su Facebook? Perchè no? Perchè non usare FB anche per far didattica? Ma non costruendoci su chi sa quale sistema, solo prendendo atto che è un canale che tutti usano (soprattutto i ragazzi).
Non ho fatto ancora esperienza diretta, mi sto tenendo a debita distanza dal gruppo della mia scuola (esiste!!) e dai colleghi che hanno un profilo Facebook (ci sono, sono tanti!!).

Ma ho visto husband, che ha i suoi alunni amici su Facebook, che ogni tanto sta sperimentando le consulenze tipo “Prof. non ho capito questo oggi” E lui a rispiegare, magari la sera tardi delle cose di topografia via Facebook…e gli allievi contenti!
Ha proposto anche al suo consiglio di classe di fare recupero così anzichè usare la “Piattaforma” che nessuno utilizza. Il problema sono stati i colleghi “Facebook? Noooo il demonio”. Eppure lui, ai suoi alunni, continua a rispondere la sera via FB…e loro ad apprezzare. Com’è?

Quindi, secondo me, non è tanto lo strumento che usi o la tecnologia, che migliora la didattica. E’ lo sfruttare il canale giusto perchè il processo di apprendimento si attivi. E allora ben venga anche Facebook che, dopo MSN, è il canale su cui gli alunni sono online in prima persona, oserei dire praticamente sempre.

Però secondo me, proprio perhè Facebook è il regno dell’informalità, l’informale non va in nessun modo strutturato perchè possiamo anche sfruttarlo per fare didattica. Il bello di Facebook è proprio quello! E’ che mette tutti allo stesso livello (resta anche il fatto che per l’uso che ne fanno i ragazzi – applicazioni, test, chat, cazzeggio – è dispersivo). Cioè a volte è dispersivo per me che BLOCCO tutto :-) figuriamoci per chi è sommerso quotidianamente da mille notifiche di tutti i tipi.

Secondo me più che progettare l’apprendimento “in con su per tra” Facebook, è meglio lasciare che l’apprendimento si faccia strada. E’ sicuramente importantissimo conoscere lo strumento per noi docenti. Conoscerlo ed utilizzarlo. Capire come lo usano i ragazzi, non pretendere di cambiarli nè di spiarli.
I ragazzi fanno i compiti con msn collegato e ricordiamoci il successo di Yahoo Answers per chiedere soluzioni a compiti.
Utilizzare Facebook con intelligenza può essere un ottimo canale per favorire processi di apprendimento, sfruttandone l’immediatezza e la possibilità di contattare istantaneamente qualcuno, sia singolarmente che come gruppo.
Io mi convinco sempre più che Facebook, per quanto non sia il migliore, è uno strumento, un canale, un modo per restare in contatto e creare relazioni. Il canale che in questo momento tutti utilizzano per entrare in relazione mediante internet e per i motivi più svariati.
Sulla relazione si può fondare l’apprendimento. Ma è tutto destrutturato e non imbrigliabile qui in Facebook. Ognuno di noi ne fa un uso diverso. Impossibile teorizzare delle metodologie. Certo, mettersi in ascolto, si. E mettersi allo stesso livello. Facebook mette tutti realmente allo stesso livello. E non ci sono filtri. I ragazzi lo sanno e non lo sanno. Ma anche noi adulti sappiamo e non sappiamo come gestire il nostro account. Che comunque va governato perchè ci rappresenta. E vanno comprese le dinamiche.
Però secondo me la relazione positiva, alla pari, di fiducia con i nostri studenti, che si può instaurare su FB, può veicolare apprendimento. Ma non come lo abbiamo sempre inteso. E comunque molto libero e sganciato da processi che possiamo pensare di costruire con continuità.
Insomma resta tutto da approfondire. Che ne pensate? Esperienze?

[Post lungo]: Insegnare la lingua allo straniero

Riflettevo sulle classi separate per gli stranieri, sull’educazione linguistica, sulla didattica della L2 (dicesi L2 una seconda lingua da insegnare a qualcuno), sul post di Leonardo, sui bianchi, sui neri, sulle differenze, sulla Gelmini e il suo decreto discutibile, sulla confusione di cui parla Lia, ecc…

Se ne leggono tante in questi giorni.

Qualcosa non mi torna. Umanamente e linguisticamente parlando.

(foto di Night Owl City)

Abbiamo memoria corta, è assodato, però come si fa a non tener conto NULLA o quasi del passato, di quanto abbiamo studiato, di cose già successe, argomentate e verificate…(e della Costituzione Italiana, aggiungo)??

Mi son venute in mente alcune cose lette e studiate (varie materie afferenti al settore “Linguistica” studiate all’università e superate con bei voti, varie argomentazioni studiate per preparare i concorsi a cattedra, quelli superati i quali poi sei abilitata anche ad insegnarle le tue materie, corsi di aggiornamento, seminari, convegni, libri letti e sottolineati, dispense, appunti e chi più ne ha più ne metta).

Tempo perso? Contenuti inutili, seppur scientifici? Cultura che non serve? Robe superate?

Il cappello era necessario. Il post è lunghetto. Ti avviso, così puoi valutare se leggerlo tutto o no.

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