Arriva il Little Facebook Editor per pubblicare e aggiornare contenuti

Dunque Dave Winer qui scrive del suo lavoro per Facebook e presenta, tra le righe, una Facebook Publishing Surface.

Si tratta del Little Facebook Editor, una piccola app, leggera, che permette di postare su Facebook contenuti di vario tipo.

Il Little Facebook Editor può essere utile per fare Live-blogging, scrivere articoli su Facebook in maniera un po’ più professionale, utilizzare Facebook per scrivere e aggiornare documenti.

Insomma uno strumento per pubblicare contenuti e, soprattutto, per aggiornarli con facilità.

Obiettivo di Winer e della app quello di far diventare Facebook la piattaforma di pubblicazione degli utenti anche attraverso tool che fanno postare dal di fuori dell’ambiente Facebook.

Vediamo come funziona Little Facebook Editor.
Aprire http://littlecardeditor.com/text/ e loggarsi su Facebook attraverso il bottone Sign in alto nell’angolo sinistro dello schermo.

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Click su “New” per cominciare a scrivere un nuovo post.
Click su OK per confermare.

Scrivere il testo del post nella text area. Alla fine, click su Save.
Diventa attivo adesso anche il bottone Go.
Click su GO per aprire una nuova tab con il contenuto del post, su Facebook.

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Possiamo aggiungere altro contenuto o cambiare il testo che abbiamo scritto, editandolo direttamente dalla text area e poi con un click su Update.
L’operazione di Update si può fare quante volte vogliamo, ogni volta che ne abbiamo necessità.

Per scrivere un nuovo post, che poi andrà su Facebook, basta adesso fare click sul bottone New.

Tutto qua. Una rivoluzione, in pratica, nella pubblicazione dei contenuti che dall’esterno passano semplicemente su Facebook. Si annulla il passaggio, per parlare di noi blogger abituati così, di un WordPress o altra piattaforma che posta link e titolo su Facebook ma poi da Facebook, riporta all’esterno di Facebook, sul blog, per far leggere il contenuto.

Facebook porta così i contenuti, anche più articolati, su Facebook stesso.

Cosa comporta usare il Little Facebook Editor?

Il Cross-posting di un contenuto Facebook su un blog, un RSS feed, luoghi sui quali il contenuto non deve più esclusivamente risiedere. Atri sistemi di gestione dei contenuti saranno incoraggiati a aprire API per il cross-posting.
Si potrà archiviare il contenuto di Facebook fuori da Facebook.
Si potrà condividere, ad esempio, il contenuto del blog con i lettori di Facebook, aggiornando la copia su Facebook in modo sincronizzato con il contenuto del blog.
Si potrà gestire l’archivio dei post su Facebook.

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Winer immagina che gli autori cominceranno ad utilizzarlo per comporre i contenuti di Facebook, dice che verrà proprio voglia di scrivere su Facebook, come si faceva e si fa sui blog. Solo che ci leggerà più agevolmente il pubblico di Facebook. E ci condividerà, secondo le sue dinamiche ben rodate.

La scrittura entrerà e uscirà da Facebook, rompendo quindi l’ambiente chiuso che fino a questo momento è stato il social network come lo conosciamo.

Fornire API che permettano agli utenti di comporre il proprio contenuto, fuori dall’ambiente di pubblicazione. Ecco la rivoluzione. Con Facebook non si è mai potuto fare. Altri ambienti, più conosciuti dai blogger, come WordPress, Tumblr, Blogger, e gli altri sistemi di blogging hanno sempre messo a disposizione API di questo tipo come parte integrante della loro stessa cultura di pubblicazione e condivisione ed è sempre stata una cosa positiva.

Ora tocca a Facebook, grazie a Dave Winer. Vedremo gli sviluppi.

Le città più belle del mondo secondo Nuok

Un bellissimo ebook in regalo da NUOK ai propri lettori in pdf nel quale i redattori consigliano il meglio delle città in cui vivono, secondo le categorie del magazine.

Dedicato all’estate, dedicato a tante belle città da visitare, luoghi, posti, cose da fare, dove mangiare, cosa vedere. Con l’occhio e la passione di chi queste città le ha vissute per un breve o lungo periodo.

Città del mondo e città italiane. E c’è anche Vibbo. Si Vibo Valentia, la mia città!

Complimenti a Leonardo e Alice, le menti dietro a Nuok.

Bè è là che forse riuscirò a prendere anche un caffè con loro questa estate!

Un ebook da tenere a portata di mano quando siamo in giro, fatto bene.

Scarica gratuitamente la tua copia di Nuok Loves Summer 2012!

Soprattutto perché c’è l’attenzione al terremoto in Emilia: l’ebook è anche un mezzo per dare una mano. Samantha, una delle redattrici storiche, vive a Finale Emilia, uno degli epicentri delle scosse. Su suo suggerimento sull’ebook si trova il conto corrente del suo Comune, E Nuok chiede ai lettori di dare un contributo, fiduciosi che saremo in tanti a raccogliere l’invito per far sì che le risorse per la ricostruzione arrivino direttamente dove sono necessarie senza intermediari. Basta anche un piccolo contributo per aiutare Finale Emilia a rialzarsi, a ricostruire quello che è crollato.

Ho piacere a diffondere i riferimenti anche io:
Comune di Finale Emilia
Bonifico Bancario
IBAN IT82E0611566750000000133314
SWIFT: CRCEIT2C
Causale: emergenza terremoto Emilia Romagna

URBI ET ORTI Reportage sugli orti urbani di Milano – Foto di Alessandro Vinci

Segnalo con piacere una mostra fotografica particolare.
Ai Milanesi e non solo.

Se vi trovate da quelle parti, passateci e salutatemi il fotografo!

Si tratta della mostra sugli Orti Urbani a Milano, foto di Alessandro Vinci (mio carissimo amico!).

Con il Patrocinio del Comune di Milano, promossa dall’Istituto Italiano di Fotografia e in collaborazione con la Feltrinelli.

URBI ET ORTI Reportage sugli orti urbani di Milano
Fotografie di Alessandro Vinci

Dal 3 luglio al 31 agosto 2012 presso La Feltrinelli Librerie in Piazza Piemonte 2 (2° piano) a Milano. Inaugurazione: 3 luglio 2012 ore 18:00.

All’inaugurazione intervengono Alessandro Vinci e Sara Munari, fotografa, critica e docente dell’Istituto Italiano di Fotografia.

Milano. Città della moda, dell’alta finanza, dello shopping; città europea, desiderio mai sopito di migliaia di migranti, attratti dalle maggiori opportunità di lavoro. Città dei centri commerciali, dei “grattacieli” e degli uffici, del traffico, dei lavori in corso; città dal cielo grigio di smog, dalle prospettive nascoste dal cemento, dalla terra coperta d’asfalto.
La cultura contadina sembrava non trovarvi più posto – dopo aver ceduto il passo alla frenetica e progressiva urbanizzazione degli anni ’60 – e invece, a ridar luce e respiro ai colori del moderno, ecco gli orti urbani: piccole oasi di verde, un colore solo simile a quello della carta moneta; oasi nel deserto dell’omologazione urbana, ritagli di spazio per un tempo di cui l’uomo non è più padrone, una nuova possibile meta. Qui la comunità si ferma, si incontra, si confronta. Qui, l’uomo si sottrae all’annichilimento imposto dalla società e scopre nuove forme di aggregazione, recuperate e ricostruite nell’antico contatto con la Terra. Ognuno fa da sé e fa per gli altri: qui si coltiva sano, e non solo cibo. È lecito pensare che si coltivi umanità. I nuovi orticoltori sono gli uomini e le donne “della porta accanto” (studenti, ingegneri, professori, impiegati, pensionati), che hanno cercato e trovato una finestra, un punto di vista diverso, una via di fuga da un mondo che, forse, ci rappresenta sempre meno.

(Testo di Vincenzo Antonio Scalfari – altro mio carissimo amico!)

Alessandro Vinci ci mostra, attraverso le sue fotografie, una tendenza che sta – è proprio il caso di dire – fiorendo nella giungla di cemento della città di Milano.
Quella degli orti urbani non può essere unicamente una moda. C’è un crescente interesse da parte dei cittadini, connesso ad una rivoluzione di tipo culturale che riconcilia la gente alle questioni del verde e della sostenibilità.
“I nuovi contadini di città” ci stanno insegnando come potrebbero essere in futuro le città, sfruttando la vita di questi microcosmi come alternativa alla coltivazione in grande scala e regalando piccoli polmoni verdi che permettano di tornare in simbiosi con la natura, anche nelle più grandi città.
Alessandro Vinci ci propone, attraverso la sua ricerca, una serie di fotografie caratterizzate da una costruzione formale molto pulita, volta a sintetizzare nell’immagine la correlazione tra l’elemento umano e il contesto urbano, con un linguaggio fotografico essenziale ed equilibrato.

Parole queste di Sara Munari, curatrice della mostra insieme a IIF Art Side – dipartimento creativo dell’Istituto Italiano di Fotografia.

Il fotografo mi ha concesso qualche anteprima delle foto che posto volentieri per incuriosirvi ancora di più.

Foto di Alessandro Vinci

Foto di Alessandro Vinci

C’è una galleria di Foto di Alessandro Vinci su Repubblica.

Ne parla anche il Giornale

Insomma il ragazzo si sta facendo conoscere! E pensare che io l’ho visto crescere! (Posso dirlo, Ale, vero?)

Scherzi a parte, consiglio vivamente di passare a vedere la mostra sugli orti urbani, non ve ne pentirete!

Una presentazione di un libro parecchio alternativa

Metti una profe che diventa blogger e che dal blog ci ha fatto un libro, poi un secondo e poi questo terzo qua.
Metti un’altra profe, io, che son sempre blogger e che sono amica dell’altra profe blogger di cui sopra.

Metti che le due profe si sentano da sempre (saran 5 anni almeno) senza essersi mai incontrate ancora e che siano in contatto a prescindere dai rispettivi blog.

Metti che l’amicizia sia nata comunque, crescendo e rafforzandosi attraverso i potenti mezzi telematici a nostra disposizione perchè, come dicevano i latini, “similes cum similibus congregantur”.

Metti la profe che dopo aver scritto i libri abbia traslocato di blog da splinder al suo blog personale.

Metti una libreria della tua terra che invita un’autrice Mondadori a presentare il suo nuovo libro.
Metti l’autrice Mondadori che ti scrive “Mi vieni a presentare tu, vero?

Metti che l’autrice è la profe blogger che scrive libri e metti che la richiesta la faccia all’altra blogger, quella ricciola.

Metti che ci si veda a Lamezia Terme, per la prima volta.
Come se ci conoscessimo da sempre.

Questa la premessa, doverosa. Ora il racconto di un pomeriggio e di una presentazione “parecchio” alternativi.

Di solito la presentazione di un libro ha un copione scritto che vede l’autore e chi lo presenta alternarsi nella presentazione al pubblico del contenuto del libro oggetto della presentazione.

Questa no. Anzi, non solo.

Gioacchino Tavella (il proprietario della libreria) ha invitato anche un’altra prof, oltre me, a conversare con la Profe.
La prof Michela Cimmino ha invitato i suoi studenti.

E fin qui, direte voi, che c’è di strano?

Tutta colpa dei genitori: Antonella Landi - Caterina Policaro - Libreria Tavella - 20 novembre 201

La presentazione del libro è cominciata con gli studenti cantanti. Dopo aver letto il libro “Tutta colpa dei genitori” di Antonella Landi hanno pensato bene di accoglierci cantando nell’ordine: “Uno su mille ce la fa”, “Notte prima degli esami” e “Avrai”.
Bravissimi e perfettamente in tema con l’argomento scuola, genitori, alunni, professori.
Complimenti ancora, ragazzi!

I saluti di rito, le presentazioni, il chi è chi. Il libraio, l’autrice, la professoressa Cimmino di Lamezia e i suoi alunni, io la profe blogger amica dell’autrice al primo incontro di persona, il bello della rete, cosa ci facevamo là.

Interviene un genitore. Dato che si dice nel libro che sia tutta colpa loro.
Una mamma, Anna Cardamone, che è anche prof. E ci legge quello che potremmo chiamare “Tutta colpa dei professori!”: tipologie di docenti da cui è meglio scappare via, poveri studenti.

Interviene lo studente, cantante ecc. ecc. Salvatore Perri. Da grande vuole fare il prof. L’ha capito dopo aver letto il libro di Antonella. Salvatore, senti a noi: sei ancora in tempo per cambiare idea, eh!

Insomma poi la interrogo io, la profe.
Quale tipologia di genitore ha scatenato la scrittura del libro?
Raccontaci il genitore che fa sfoggio di cultura e quello che fa l’amicone dei figli.
Raccontaci del genitore “inniorante tennologgico” e di come invece sia doveroso per docenti e genitori parlare la stessa lingua dei ragazzi, conoscere gli strumenti che utilizzano, guidarli all’uso corretto ecc. ecc.

Racconta al pubblico, Antonella, le varie tipologie di genitori incontrati in anni e anni da profe ai colloqui scuola-famiglia.

Raccontaci delle tipologie di studenti che poi scopri è tutta colpa dei loro genitori.

Irrompe dalla prima fila il signor Alberto, anziano, non vedente (lo scopriremo poi) e poeta. Irrompe con una bellissima poesia a memoria sulla scuola ai suoi tempi, sulla fatica che facevano gli scolaretti a raggiungere il luogo in cui si imparava grazie a maestre e maestri.

Momento meraviglioso.
Scatta la sfida che lancio io ai ragazzi presenti: “Scommettiamo che nessuno sa recitare nulla a memoria come il signor Alberto?”
Una ragazza ci prova con il primo canto della divina commedia ma si interrompe quasi subito.
Colpo di scena! Il signor Alberto, prosegue lui il canto. Memoria di ferro, memoria d’altri tempi.

Antonella è commossa. Si ride, si scherza, si applaude, si sta bene insieme. Bel posto la Libreria Tavella, con la regia della prof.ssa Cimmino e con le sorprese dalla platea.

Una presentazione parecchio alternativa, non c’è che dire. Piacevolissima.

Antonella ci legge una tipologia di genitore tratta dal libro, Salvatore (lo studente) fa una richiesta di un altro brano, quello dello studente insicuro, quello che finisce il capitoletto e l’odore dell’insicurezza trapela dalle pagine, per capirci.

La lettura e l’accento toscano di Antonella riscuotono applausi.
Ci salutiamo. No, un attimo. Gli studenti vogliono ri-cantare “Avrai” e lo vengono a cantare insieme a noi. Tutti insieme appassionatamente.

Avrai avrai avrai il tuo tempo per andar lontanoooo….

Insomma, questo il racconto di una presentazione di un libro “parecchio alternativa”.
Qui di seguito qualche foto.
Esiste un video, non so se lo vedrete mai.

Serata riuscita, ottimo ospite Gioacchino Tavella che ringrazio anche per la cena insieme.
Libri se ne son venduti tanti.
Divertire ci siamo divertiti.

Che altro volevamo di più?

Ah, Antonella di persona è una persona splendida. E questo, pur essendoci conosciute e annusate di persona solo sabato, lo sapevo già.

Tutta colpa dei genitori. Antonella Landi e Catepol a Lamezia.

Annunciazione, annunciazione.

Qui di seguito la locandina della presentazione del libro TUTTA COLPA DEI GENITORI – Mondadori 2010 di Antonella Landi. Voi direte embè? Tu che c’azzecchi con la profe?

Antonella Landi, già autrice di LA PROFE – Diario di un’insegnante con gli anfibi- Mondadori 2007 e STORIA (parecchio alternativa) DELLA LETTERATURA ITALIANA – Mondadori 2008, è al terzo libro.

Ambientazione scolastica, stavolta sotto torchio, ironicamente e non, i genitori.

«Mamma, quello di Filosofia mi ha dato tre.»
«Quello di Filosofia è un deficiente: domani ci vado a parlare io e gliene canto quattro.»
Ma dove vuoi andare? Ma cosa vuoi cantare?
Stai a casa tua, genitore,
e casomai canta a tuo figlio di studiare più.
Che male non gli fa.

Chiedete a un insegnante. Vi dirà che il vero nemico quotidiano del suo lavoro non sono gli studenti indomiti, i tagli di un nuovo ministro o il cattivo stato delle strutture scolastiche. Ma i genitori.
È tutta colpa loro se, oggi più di ieri, i ragazzi studiano poco, studiano male, non studiano affatto. Se è impossibile parlare con loro, farsi ascoltare, stabilire le regole e farle osservare.
È colpa loro se il ruolo e l’identità degli insegnanti sono stati degradati, la loro autorità delegittimata, la loro professionalità vilipesa.
Questo libro racconta la classe dei genitori dal punto di vista di una professoressa. Anzi, della Profe, “l’insegnante con gli anfibi” diventata nota con libri, blog, radio e giornali. In un ricevimento genitori tragicamente divertente, passa in rassegna le varie tipologie di papà e mamme italiche: il genitore assente, il genitore disarmato, quello delegante, quello ggiòvane, il genitore che fa finta di non esserlo e quello che “lasciamo che si esprimano!”. Il genitore che ha studiato e fa sfoggio di cultura e quello che “troppo studio fa male”, quello arrogante, competitivo, che fa i compiti al figlio e vuole un voto alto anche per sé. Il genitore che alla fine chiama i carabinieri e quello che picchia l’insegnante. Con altrettanta ironia, ma con molta più indulgenza, Antonella Landi disegna anche i ritratti dei ragazzi che di queste famiglie sono il prodotto, con il “sorriso verticale” che esce dai loro pantaloni a vita bassa e lo spaesamento cronico negli occhi: l’insicuro e la ribelle, il bullo e l’impudica, il figlio di papà e il figlio di puttana.

Questo è un libro che tutti i genitori dovrebbero (e gli insegnanti vorrebbero) leggere. Tutti quelli che hanno a cuore la scuola, e soprattutto i ragazzi. Dentro queste pagine c’è molto da sorridere, in effetti. Ma anche un messaggio, forse un appello, una richiesta d’aiuto: “Finché i genitori non andranno nella stessa direzione della scuola e non combatteranno dalla stessa parte della barricata, le fatiche di tutti saranno completamente sprecate”.

Ho l’onore di presentare il terzo libro di Antonella, collega e amica dai tempi del famosissimo blog laprofepuntoit.splinder.com (chi la ricorda? sono sicura che avete capito di chi parlo!!) che ora troviamo invece qua http://www.antonellalandi.com/blog/ sul suo sito.

Ho l’onore di conoscere di persona, finalmente, una gran bella persona, collega e amica.

Ecco perchè il bello della rete è anche questo: relazioni e amicizie che nascono grazie ai blog e si mantengono anche se non si riesce a incontrarsi di persona. Si, sono anni oramai che con Antonella c’è un’amicizia forte che si è alimentata e fortificata tra i commenti del suo frequentatissimo blog prima e via mail dopo.

Ci sentiamo così spesso che non sembra davvero vero che non ci si conosca di persona. Questo momento è finalmente arrivato.

Quando Anto mi ha chiesto di essere accanto a lei a moderare la presentazione nella mia terra, non potevo certo dire di no.

Se vi trovate da quelle parti (amici Calabresi, amici e colleghi Vibonesi…vabbè certo anche il mio parentado), sabato catepol e la profe presentano “Tutta colpa dei genitori”.

Siateci!

sabato 20 novembre 2010

Libreria “Gioacchino Tavella”
via Crati
Lamezia Terme
ore 18:00
Incontro con l’autrice Antonella Landi

“Tutta colpa dei genitori”

introduce e modera la blogger
Caterina Policaro

[Collaborazioni] Catepol su Dettotranoi

Da qualche tempo io, Clarita,  StefaniaMelly collaboriamo con Unilever su Detto fra noi, sito per il quale scriviamo articoli, idee, iniziative e progetti che possono aiutarci nella quotidianità rispettivamente per le aree cibo, delizie, casacorpo.

A  me è stata affidata l’area cibo in quanto buona forchetta che adora curiosare tra culture, cibi, odori e sapori, conoscere e sperimentare mischiando ingredienti e sensazioni, senza smettere di imparare. Bè, io ci provo, una bella sfida per me raccontare altro rispetto agli argomenti di cui mi occupo di solito.

Articoli miei già pubblicati su Detto fra noiLo sfizio si toglie a tavola, L’ottimismo e la fantasia sono il sugo della vita. Almeno a tavola, 10 consigli per preparare ottimi primi piatti, Idee e ricettine finger food per quando hai tanti amici a cena, Alla scoperta dei condimenti e del gusto, Preso in castagna.

Altri verranno pubblicati da qui a dicembre. Seguimi anche di là, se ti va.

Youschool: catepol anche su Wired.it

Da oggi è online il nuovo sito di Wired.it, rinnovato completamente nella sua veste online e con esso anche un nuovo blog per me, ospitato tra le loro pagine.

Sono in buona compagnia. Siamo infatti in 18  blogger ad inaugurare questa nuova collaborazione con Wired, la testata diretta da Riccardo Luna: Nicola MattinaMatteo Bittanti,Paolo IabichinoLuca De FinoBernardo ParrellaFlavia MarzanoRiccardo Meggiato,Luca ContiMatteo BordoneAlessandro LongoLinnea PassalerGuido ScorzaCaterina PolicaroPaolo AttivissimoEmil AbirascidFrancesco FondiSimone Pieranni

Il mio blog su Wired chiama YOUSCHOOL, indovinate cosa ci scriverò sopra?

Nuovo blog, nuova avventura. Aggiornamenti, notizie, approfondimenti e novità dal mondo della didattica attraverso le tecnologie, dell’imparare anche attraverso la rete. A 360 gradi, ovviamente. Un po’ la costola di quello che continuerò a scrivere anche qua.

I primi tre post sono online:

- WordPress per i siti scolastici accessibili
- FacilitOffice: leggere e scrivere è più facile con il computer
- La storia d’Italia copiata da Wikipedia

myGrid Duracell caricabatterie universale [prova prodotto]

Duracell e DigitalPR mi hanno inviato un myGrid da provare in anteprima, prima del lancio sul mercato.

Il myGrid non è altro che un caricabatterie universale per telefonini formato da una piastra su cui si possono appoggiare e caricare più telefonini contemporaneamente.

Come funziona il caricamento dei dispositivi mediante la piastra?

Semplice: alcuni cellulari necessitano del guscio apposito, altri l’adattatore/connettore. No, non si tratta di una piastra magica, lo scrivo per sfatare ogni dubbio, subito.

Si tratta però di un unico dispositivo su cui caricare più di un cellulare contemporaneamente, utilizzando una sola presa di corrente.

La confezione che mi è stata inviata contiene un bel po’ di pezzi: alimentatore di rete per la piastra, la piastra, adattatore universale, libretto, quattro custodie/gusci neri in silicone rispettivamente per iPhone (3G, 3GS), iPod Touch, BlackBerry Pearl (8100, 8110, 8120), BlackBerry Curve (8300, 8310, 8320, 8330, 8350i), quattro adattatori per connettori USB, Micro USB, micro jack per i telefonini della Nokia e della Motorola.

Io sto provando il guscio nero per iPhone e il connettore con il Nokia E71. Tempi di carica nella media (pensavo più lenti, invece no). L’ho messo sul comodino e la comodità è proprio quella di poggiare vicino a me l’iPhone e sapere che non è solo appoggiato ma che si sta caricando, pronta a prenderlo in caso di chiamate, messaggi, mail.

Non c’è rischio di prendere la corrente toccando la piastra e non si corre alcun pericolo nemmeno se ci si versa del liquido sopra incidentalmente. Il guscio/custodia si può tenere insieme al telefonino (sembrano quelli normali in silicone, certo magari solo neri non è il massimo, esteticamente parlando) in modo da poggiare direttamente sulla piastra il telefonino quando serve senza pensare all’alimentatore, alla presa di corrente ecc. e senza rischio di rimanere con la batteria a terra. Telefonino pronto all’uso e carico, insomma, ogni volta che lo prendiamo in mano.

La confezione che hanno inviato a me non sarà quella in vendita, negli USA si trova a 60$ su Amazon. Non so il prezzo di vendita nè quando verrà distribuito in Italia, ma credo presto.

Sicuramente un oggetto utile per chi si porta indietro diversi dispositivi e telefonini, per caricare le batterie con un’unica presa di corrente, per chi viaggia e vuole alleggerirsi del peso di mille caricabatterie diversi.

[Recensione] Lucani Guida ai migliori difetti e alle peggiori virtù

More about Lucani

Sai quei libri che compri per caso? Ecco, Lucani Guida ai migliori difetti e alle peggiori virtù di Angela Langone stava accanto alla cassa della libreria di Potenza dove io e husband stavamo comprando altri libri.

Vicino alla cassa e, mentre aspettavamo il nostro turno per pagare, cade l’occhio sul titolo e comincia lo sfottò. Amore ora me lo compro, voglio capirvi di più, a volte io da calabrese non vi riesco a seguire, oramai vivo qua…cose così. E lui: ma dai non ti basto io?

Amore, ma qui si parla dei difetti e delle peggiori virtù: è arrivato il momento di conoscerle per difendermi, prima che mi fagocitiate, qua in Lucania!

Ecco, un libro comprato per sfottò, orgoglio calabro che vuole approfondire difetti e virtù dei lucani che l’hanno adottata. Un libro agile e simpatico che si legge in pochissimo, un libro divertente, pieno di quei luoghi comuni che non pensavi fossero realmente così comuni da essere praticamente parte integrante del cosiddetto lucano DOC.

La giovane autrice, per scrivere un libro sui lucani, non poteva che essere figlia di lucani, pur vivendo nel milanese. E scrive benissimo. Ottimo stile.

La Basilicata, la regione che quando dici “sai io vivo a Potenza” nessuno riesce a collocarla bene tra Napoli, la Calabria e la Puglia. Si, da qualche parte sta. Là in mezzo. Regione inesplorata fino a poco tempo fa, un po’ meno forse dopo il film di Papaleo che, almeno qui a Potenza, ha fatto più incassi di Avatar, al botteghino.

Lucania che ancora non si capisce come ci si arriva (poi capisci perchè Cristo s’era fermato ad Eboli, non sarà mai passato il regionale per Potenza, si quello che ci mette così tanto tempo per fare Potenza/Salerno o viceversa che ad un certo punto ti sembra di non sapere più dove stai).

Quella sottile linea rossa che divide la Basilicata dal resto d’Italia.

Potenza: la sottile linea rossa

I lucani, così diversi dagli altri meridionali, sicuramente diversi da noi calabresi, questo permettetemelo. I lucani non amano il luogo dove sono nati. No, i lucani lo adorano. La Basilicata più che una regione è una comunità e la lucanità oltrepassa i confini geografici. I lucani nel mondo riescono a ritrovarsi e riconoscersi (vabbè questo capita anche ai calabresi, diciamolo).

Pare ci siano 1.600.000 lucani nel mondo (fatti due conti, no non vivono in Basilicata quindi).

Lucani si nasce e si resta. E loro, modestamente lo nacquero. (Poi dici che non faccio bene a precisare sempre che son calabrese di nascita, lucana di residenza!)

Il libro passa dalla storia della popolazione a quella dei luoghi che non si può non visitare capitando da queste parti. Bellissime le perle di cultura locale e i detti popolari spiegati a chi lucano non è.

Il lucano non si dilunga in chiacchiere quando vede un amico, si limita a dire “Offro io!” e guai a chi protesta. “Haggia pagà ‘i!”

Si starebbe proprio bene in Basilicata…se non fosse per la gente! 600.000 persone, la gente lucana, probabilmente tutti imparentati fra di loro!

Avere 2000 parenti significa all’incirca 8 matrimoni l’anno, 18 tra cresime, battesimi e comunioni, 13 funerali e bè…2000 compleanni! Ai matrimoni si riuniscono almeno 300 persone, il che significa stringere almeno 300 mani sudaticce o ruvide, baciare 600 guance accaldate, ricordare 300 nomi e cognomi di persone di cui non si sa più neanche il grado di parentela!”

Tradizioni e costumi ripercorsi simpaticamente nel libro, vale la pena leggere e sorridere di tutto e pensare “E’ vero, sono proprio così!”  Si trova poi nel libro “Lucani – Guida ai migliori difetti e alle peggiori virtù”  un capitolo dedicato alla donna lucana, permalosa e fiera, a capo di famiglie matriarcali da sempre. La mamma non si tocca, per un lucano è ancora più vero.

“La mamma lucana è una mamma lupa: la padrona della tana, protettiva come una crema solare, intransigente come un direttore del personale.”

Segue un capitolo ovviamente immancabile sui cibi e la cucina lucana. E’ lampante anche solo a chi è passato per poche ore in Basilicata che la cucina locale è soprattutto tanta! E anche buona. Ogni prodotto tipico degno di nota viene raccontato nel libro e ti fa venire veramente appetito e voglia di assaggiare. Dai cruschi all’Aglianico passando per molto altro.

Venite a trovarci, il lucano è sempre ospitale e desideroso di farvi assaggiare (vabbè dai anche il calabrese è così, concedetemelo). Venite a trovarci. Il lucano non ama aver la casa vuota, il lucano deve sempre offrirti qualcosa. Guai a te se non accetti, forestiero.

Lucania terra di contadini, poeti, briganti ed emigranti ma raccontata con il cuore e l’orgoglio di discendere da genitori lucani.

In fondo al libro anche un piccolo manualetto di lingua lucana per sopravvivere in caso di permanenza sul territorio. Utilissimo anche a me che vi risiedo, mica è facile capire i lucani quando parlano fra loro senza considerare che te, magari, sei calabrese e non è che afferri proprio tutto dei discorsi.

“Sembrerete dei veri lucani se… al posto di chiedere “Come ti chiami?” direte “A chi sì figl’?”

Poi alcuni brevi simpatici ritratti dei lucani come noi, per meglio dire dei lucani famosi della storia passata e presente, da Orazio a Beniamino Placido, passando per molti altri.

Libro gradevolissimo e che consiglio. Piacevole acquisto per caso, piacevole lettura.

Per chi avesse conosciuto lucani e volesse approfondire le caratteristiche peculiari di questa regione e dei suoi abitanti, per sorridere ed imparare. Per essere preparati quando passate da queste lande.

Cosa vuoi di più dalla vita? Ah io nulla. Il lucano già ce l’ho!

[Recensione] Comunicare con Twitter di Luca Conti

More about Comunicare Con Twitter

Ringrazio subito Luca Conti per la copia di “Comunicare con Twitter” inviatami tramite Hoepli. E lo ringrazio anche per avermi intervistato in merito a Twitter e per aver inserito il tutto tra le pagine del suo libro.

“Comunicare con Twitter” si legge bene, scorre facilmente, Luca ha la capacità di essere divulgativo e chiaro nello spiegare come funziona Twitter.

E’ un libro che va bene, infatti, sia per chi conosce Twitter e già lo usa, sia per chi, incuriosito da questo nuovo strumento, si accinge ad utilizzarlo per la prima volta.

I primi vorranno approfondire il discorso sui possibili utilizzi che comunicatori, aziende, giornalisti, professionisti dovrebbero cominciare a mettere in atto e troveranno capitoli per i loro denti.

I secondi vorranno cominciare quasi da zero, dal che cos’è al come si usa. Troveranno anch’essi spiegazioni dettagliate, esempi ecc.

Twitter è oramai sinonimo di comunicazioni e conversazioni praticamente in tempo reale dentro e fuori la rete.

Ho raccontato più volte su questo blog la potenza dei messaggi di 140 caratteri che ci rendono capaci di trasmettere con rapidità notizie, stati d’animo, opinioni o testimonianze su fatti o eventi che accadono attorno a noi e allo stesso tempo di leggere quanto viene twittato da ogni parte del mondo.

Twitter è quindi il modo più semplice per essere sempre aggiornati, dal computer o dal telefono cellulare: il filtro e l’autorevolezza lo fanno le stesse persone e la rete sociale di contatti che man mano ogni utente Twitter crea attorno a sè. Luca Conti, però,  prospetta anche un mondo di comunicazione online in cui su Twitter troviamo (e possiamo seguire agevolmente) anche testate giornalistiche, aziende o istituzioni che godono della nostra fiducia e attenzione.

Nel capitolo 3 troviamo tutte le spiegazioni riguardanti Tweet, Retweet, Follower & Following, Ashtag, Reply, DM ecc.

Un po’ come dire: prima di usare lo strumento, impariamone il linguaggio. Nel caso di Twitter è tutto molto semplice, l’utente ci prende facilmente la mano e, una volta creato l’account e cominciato a decidere chi vale la pena seguire, può entrare a pieno titolo nella Twittosfera.

A pag. 42 alcuni esperti, tra cui io, danno consigli per utilizzare al meglio Twitter.

Il mio consiglio è questo: cercare qualcuno da seguire oltre i propri amici e contatti, magari qualcuno che twitta o si occupa di argomenti che ci interessano, leggerli e, dopo qualche giorno di conoscenza e lettura, provare ad interagire con essi contattandoli con un DM o con un reply. Insomma: osservare, capire come funziona, usare e cominciare a conversare. That’s Twitter!

Dal capitolo 4, Luca Conti comincia a spiegare i possibili usi professionali di Twitter, le strategie comunicative da adottare, le tipologie di comunicazione mediante Twitter, l’integrazione con gli altri canali del web 2.0, l’ottimizzazione del mezzo ecc.

A pag. 75 e per ben 3 pagine l’intervista che Luca mi ha fatto. Il punto di vista di Caterina Policaro, utente esperto.

Ovviamente non solo l’unica intervistata nel libro. Quasi in ogni capitolo, Luca ha chiesto e pubblicato il parere di utenti esperti di twitter. Trovate anche le interviste a Andrea Colaianni, ad esempio, o Marcello Cividini, Paola Bonomo, Luca Tremolada, ma anche ad esempio Jeffrey Hayzlett di Kodak. E non solo.

Ci trovate tutti tra le pagine di “Comunicare con Twitter” a spiegare cosa è Twitter per noi, come lo usiamo, come si potrebbe utilizzare, cosa ci vediamo nel suo futuro, che utenti consigliamo di seguire ecc.

Il capitolo 6 è dedicato al come ascoltare su Twitter. Il capitolo 7 alla conversazione ed al confronto.

Più siamo capaci di valorizzare la conversazione pubblica nella quale siamo immersi, più valore saremo in grado di estrarre dalla conversazione stessa, dice Luca.

Il capitolo 8 è dedicato a promozione e marketing mediante Twitter, il capitolo 9 a giornalismo e informazione ai tempi di Twitter. Capitoli ricchi di esempi di account e best practices. Utilissima a pagina 152 la scheda che spiega come verificare l’attendibilità delle fonti delle notizie e delle informazioni che viaggiano attraverso Twitter e vari retweet.

A pag. 164 poi, troviamo un bel po’ di consigli utili dedicati ai giornalisti che Twittano o vogliono integrare anche Twitter nella loro professione.

Il libro prosegue con capitoli dedicati al trovare lavoro anche mediante Twitter, alla gestione della propria reputazione online sia per l’utente semplice ma soprattutto per le aziende, a diversi esempi di utilizzo di Twitter nel settore pubblico e nel privato o nel terzo settore, all’intrattenimento ecc.

Luca suggerisce anche diversi account da seguire ai suoi lettori, suddivisi per categorie di possibile interesse o settore.

Appendice al libro sono tutte le applicazioni che contornano l’universo Twitter e lo espandono (ad esempio quelle per inviare foto e video, per gestire sondaggi, per fare analisi ecc.). Ogni applicazione ha una breve scheda di descrizione, in modo da comprendere subito cosa fa ed a che serve.

Nel capitolo 15 Luca prospetta anche le diverse alternative a Twitter (Friendfeed, Facebook e anche l’italianissimo Meemi).

Insomma un manuale su Twitter, annessi e connessi, veramente completo e che consiglio. Di lettura immediata: non è un libro tecnico per addetti ai lavori o per persone già esperte di internet e social media. E’ un testo per tutti, divulgativo e chiaro, ricco di approfondimenti e link da esplorare, la cui lettura invita a esplorare poi direttamente.

Come ogni tecnologia, il bello o il brutto di Twitter non è Twitter ma è l’uso che l’utente ne farà. Le possibilità e le opportunità offerte da questi strumenti di comunicazione, sono enormi.

La tecnologia abilita servizi e apre nuove frontiere. Sta poi all’uomo, a noi, usarle con consapevolezza e intelligenza.

Buona lettura! E grazie ancora a Luca per avermi inserito dentro questo libro su Twitter, in più momenti.


[Recensione] La cittadinanza digitale

More about La cittadinanza digitale

Recensire un libro di un amico non è semplice.

Si tratta del libro “La cittadinanza digitale” di Gigi Cogo.

Cominciamo dalle informazioni di base per rompere il ghiaccio: lo trovate nelle librerie online (ma anche in tutte le altre). Edizioni della sera – Ibs – Libreria Universitaria – Webster L’introduzione è disponibile e social, per i curiosi.

Recensire il libro di un amico non è semplice, dicevo. Sei portata a parlarne bene, a prescindere. Come potresti parlar male di un libro con dedica autografata e personale?

Un libro del quale l’autore, nel corso di questi ultimi mesi, si era premurato di condividere, a mo’ di spoiler, qualcosa sul suo blog e qualcos’altro in privata sede.

Un libro che ho avuto in mano al BarcampInnovatori, cominciato attendendo in macchina il mio accompagnatore e praticamente divorato. Non è un tomo, scorre molto velocemente, Cogo scrive bene, discorsivo, facile, comprensibile da tutti.

Non bisogna essere “tecnici” o fortemente addentrati nelle dinamiche della Pubblica Amministrazione per leggere “La cittadinanza digitale” di Gigi Cogo.

Basta essere cittadini e abituati ad avere a che fare con le tecnologie (telefonini, computer, internet) ogni giorno. Il cambiamento in atto che tutto ciò porta nella nostra quotidianità è riconoscibilissimo.

Da cittadini pretendiamo servizi dalla Pubblica Amministrazione, non tecnologie che ci stupiscano con effetti speciali. Servizi facilmente utilizzabili, usabili, semplici, naturali, che ci risolvano problemi.

Il libro di Gigi prova a raccontare questo passaggio epocale, questo nuovo umanesimo in atto, questa nuova epoca che si apre con la partecipazione dei cittadini al centro del sistema.

La Cittadinanza digitale come estenzione della cittadinanza che possediamo da sempre (con ovviamente diritti e doveri).

La tecnologia che abbiamo in tutte le case, che abbiamo già in mano, che influenza l’organizzazione delle nostre giornate, delle nostre relazioni, del lavoro e del tempo libero.

Nativi digitali, reti sociali, web sociale e partecipazione. Esempi soprattutto stranieri di partecipazione dei cittadini attraverso Internet e vari canali.

La consapevolezza che un nuovo umanesimo è possibile, l’uomo torna al centro dell’universo grazie alla rete.

Confesso: mi piacciono veramente molto i primi due capitoli, quelli in cui il paradigma dell’umanesimo digitale viene declinato partendo da molto lontano!!

Ma non era un libro che parla di tecnologia, vi starete chiedendo?

Si, anche. Infatti i capitoli 4 e 5 sono belli e tecnici. Ma ci arrivo fra poco.

I primi due capitoli e l’importanza della trasmissione delle informazioni nella storia, dell’evoluzione della comunicazione. Di Petrarca primo blogger della storia, linkato in vita da Boccaccio, Boccaccio che a sua volta è il primo organizzatore di Barcamp della storia col suo Decameron, dove ognuno dei presenti ha avuto modo di presentare la sua storia, Barcamp di cui ancora oggi leggiamo in giro echi e post.

Il web 2.0 che permette a chiunque di accedere e dare il suo contributo per la costruzione della nuova coscienza collettiva.

L’affermazione dell’economia immateriale nel capitolo 3. Google, l’economia della conoscenza, il Clutrain Manifesto, la banda larga, le infrastrutture a supporto della mobilità dei cittadini. Le trasformazioni in atto, la qualità della vita, l’esempio di Venezia, Michele Vianello.

Tutto un discorso facilmente seguibile che ti spiega e ti fa capire perchè le istituzioni debbano concorrere a realizzare modelli veramente smart di innoazione al servizio dei cittadini.

Nel capitolo 4 troviamo un excursus che ci accompagna per mano nel passaggio dall’eDemocracy all’eGovernment. Un occhio alla legislazione, un altro ai cambiamenti e al nuovo approccio multicanale al servizio del cittadino digitale che ha tutto il diritto di avere una Amministrazione al suo servizio.

Il cittadino digitale non vuole sapere su quali tecnologie all’avanguardia la sua Amministrazione abbia investito. Il cittadino digitale vuole un servizio che funzioni, sa giudicare solo quello.

Gigi Cogo racconta esperienze e best practices, poi spiega l’interoperabilità, il come tecnicamente possa funzionare, il cosa bisognerebbe fare.

Diventa tecnico, per addetti ai lavori, a questo punto il libro pur rimanendo leggibile e divulgativo. Un po’ noioso forse, per la tecnicità dei termini, ma comprensibile.

Il modello italiano viene presentato e raccontato.

Il capitolo 5 ha un titolo che è tutto un programma: “Oh my Gov!”

Il cittadino digitale che ha compreso i suoi diritti e che si assume l’onere dei suoi doveri.

L’esempio di Obama; le persone sono sui social network siamo noi a dover andare là dove si trovano e non viceversa. Web partecipato, linguaggi digitali che abilitano il cittadino al dialogo e non solo alla mera consultazione dei dati.

Open Govenment, Open Data: dati pubblici dell’amministrazione da rendere utilizzabili e aperti per tutti. Dati che appartengono alla razza umana.

Concludendo e sperando di non aver spoilerato troppo il libro “La cittadinanza digitale” , come Gigi credo di poter affermare che non è la tecnologia il vero problema, oramai si può fare veramente tutto e mettere su sistemi informatici per gestire la complessità della  Pubblica Amministrazione.

Il cambiamento di paradigma è nei processi, è nel valore della collettività.

Buona lettura!

Roma caput friends: innovatori, barcamp, amici

Son stata a Roma, martedi e mercoledi, per partecipare al ForumPA e al BarcampInnovatori. Sono stata a Roma, ci tenevo ad esserci per vari motivi.

Ufficialmente per seguire qualche convegno in ambito formazione e scuola, tra i tanti convegni del Forum.

Ufficialmente, infatti il report ufficiale di questa parte della mia partecipazione “professionale” finisce qui: sembrava di stare nel 2004, quale innovazione? Parlo del convegno su E-learning e innovazione. Perchè quello sulla Scuola Digitale non l’ho mica trovato al padiglione dove doveva essere (ma magari ho fatto solo confusione io).

E-learning e innovazione?

Questa la scena il 18 mattina a E-learning e innovazione: sala convegno abbastanza piena, devo dire, passo il badge iscrizione, prendo la cartellina materiale, mi siedo, mi guardo intorno, scorgo i nomi dei relatori sul tavolo. Primo flashback al 2003/2004. Sempre gli stessi nomi? Non è possibile. Son passati 6 anni. Apro la cartellina del materiale: un testo ISFOL pubblicato nel 2008 (stessa collana di tutti quelli presi al Forum Formazione credo nel 2003…se l’a memoria non mi inganna).

2008 per me vuol dire dati non aggiornati al rutilante mondo del web sociale e 2.0. Che me li leggo a fare? Online ho già letto aggiornamenti al 2010. Nell’e-learning è come dire preistoria vs. storia.

No, peggio. Apro il fascicolo contenente i materiali e i dati che verranno presentati durante il convegno. Dejà vu è dir poco. Il mondo dell’e-learning (quello istituzionale e parruccone, mi si passi il termine) è fermo a dati e progetti simili (se non gli stessi) che io studiai come casi al master (e il master io l’ho finito nel 2002, ma era già dal 2000 che mi interessavo di formazione online, didattica e tecnologie, cose così).

Questo emerge dal fascicolo. Ascolto la presentazione, al tavolo i relatori cominciano a parlare. Sinceramente, qui lo dico e non lo nego: potendo occupare meglio il tempo e la mia presenza al ForumPa, potendo imparare veramente qualcosa e seguire altro di più interessante, orbene me ne fuggo.

Fosse solo un fatto tecnico e di piattaforme o di dati ufficiali di progetti ministeriali e non, l’e-learning…

Qui comincia realmente il post, da cui il titolo.

Son stata a Roma, martedi e mercoledi, per partecipare al ForumPA e al BarcampInnovatori. Sono stata a Roma, ci tenevo ad esserci per vari motivi.

Fondamentalmente, sono stata a Roma per incontrare amici vecchi e nuovi, ascoltare amici presentare libri e avere la mia dedica personale, ascoltare (e appaludire) altri amici presentare e parlare. Sono stata a Roma insieme a loro e a tanti altri per Barcampare e NonConferenzare. Soprattutto, diciamolo, col collante non meno importante dell’incontrarsi, del banchettare insieme, dello stare insieme, del parlare, ridere, condividere, far tardi la sera per il puro piacere della bella compagnia.

Son stata a Roma, son stata bene, per tanti motivi.

Un amico e autista d’eccezione m’ha portato a Roma lunedi e riportato a Potenza giovedi sera,  scarrozzato al Forum e riaccompagnato sempre, a tutte le ore. Grazie Ernesto.

Un amico presentava il suo libro, non potevo non esserci. Grande Gigi.

I due amici mi reclutano, insieme a Michele per la cena a casa in Sabina degli amici Stefano e Signora Franca. Grandiosa serata, e che cena! Un cenone (ancora mi chiedo ma quanto tempo ci avete messo a preparare quel bendiddio?).

Un cenone col serpente.

Tutti uomini tutti paurosi. A chi tocca toccare il serpente?  on Twitpic

Fa meno senso di quello che pensavo toccare un serpente vero. Lo spettacolo non era quello, ma i volti spaventati degli uomini presenti (non faccio nomi). “Qualcuno” (ma non faccio nomi, v’ho detto, ne va della sua online reputescion) è fisicamente zompato con un salto nell’altra stanza, pur di stare lontano.

Ho amici come loro che si fidano di parlare anche con me di argomenti di lavoro loro, di cose che non dovrei sapere… (seppur davanti a calici di vino e vitelli e maialini sardi).

“Sono amici, nel ruolo, fuori ruolo.” (cit.) ma parlano anche con me di temi importanti, delle loro relazioni istituzionali delle competenze, di innovazione, di obiettivi. Sono amici con cui ci si diverte a cazzeggiare di fagioli lucani e peperoni cruschi, di blog e blogstar, di social network e di Open Data. E di gossip, certo, anche di quello.

Sono amici, si sta bene insieme. Mancava solo husband alla compagnia. Ma ci saranno, ovviamente, altre occasioni. Non ce le faremo mancare.

Ok passiamo a martedi 18.

Mi perdo il primo convegno di Gigi come relatore di ForumPA (ma sapendo essere parruccone, volevo dedicarmi all’e-learning…volevo).

Mi riunisco al resto del gruppo Lucano (Vito e Rocchina) e si decide all’unanimità di andare a seguire il nostro concittadino un po’ più insigne. Uno che sicuramente sappiamo essere molto interessante da seguire, ottimo comunicatore.

Si va al padiglione 8 a sentire l’interessante incontro di David Osimo Innovation without permission. Prospettive e sfide del government 2.0” ma non per David (la presentazione qui), soprattutto per Ernesto Belisario e il suo intervento su “Open rights and closed minds. Innovazione nel settore pubbico tra government 2.0 e bureaucratic divide”.

Si parla di Governo 2.0, idee, spunti, possibilità, criticità. Ernesto provoca: “in Italia, si può fare innovazione senza permesso?” Ernesto vede l’innovazione pubblica come una corsa (non possiamo perdere altro tempo) ad ostacoli: occorre trarre insegnamento dagli errori fatti nel passato. I tempi sono comunque maturi. La tecnologia c’è, la tecnologia non è il problema.

Pranzo con un panino al padiglione. Incontro (e conosco di persona) Maurizio Goetz, ma aveva solo 5 minuti, stava già scappando via. La prossima volta che ci si incontra ci prendiamo più tempo, ok?

Poi incontro anche Armando, Domenico,  Antonio, si va tutti insieme alla presentazione del libroLa cittadinanza digitale” di Gianluigi Cogo. Senza far nulla ottengo l‘accredito stampa.

Che dire di Gigi e della presentazione del suo libro?

Uno: accattativillo! E’ molto bello e utile da leggere, soprattutto discorsivo e divulgativo al punto che tutti possiamo capire e leggere agilmente.

Due: la recensione la faccio in un altro post.

Tre: però ho fatto un sacco di foto (e ne ho ricevute), le pubblico nella recensione.

Quattro: so di avere un amico che viene presentato così (e v’ho detto tutto!)

Uno che afferma nel libro che Petrarca è stato il primo blogger e che Boccaccio invece ha organizzato il primo Barcamp. Un pazzo, Gigi Cogo, insomma!

Ore 15: ci mandano praticamente via dalla sala della presentazione del libro di Gigi e anche io mi sposto ai lavori della “non-conferenza Amministrare 2.0” in cui si parlerà di Open Government (maggiori dettagli li trovate qui) divisi in tavoli di lavoro dai quali scaturiranno documenti che poi andranno a confluire tutti insieme in Amministrare 2.0. Tavoli di lavoro in cui ci sta diversa gente: quelli di Creative Commons, di Open Street Maps, professori universitari, dirigenti delle Agenzie governative, persone che a diverso titolo e per diverse Pubbliche Amministrazioni, sono interessate a partecipare alle discussioni sugli Open Data e l’Open Government.

Michele e Gigi (e non solo) moderano e avviano i lavori, finisco al tavolo facilitato da Ernesto, diciamo la nostra sul documento degli Open Data, mettiamo in ordine punto per punto diverse idee, le condivideremo anche noi, alla fine di Amministrare 2.0 con quelle degli altri tavoli. Si assemblano idee partecipate. Bello.

Incontro e saluto anche Flavia, nel mentre. Si potesse sempre lavorare così. “Tutti su InnovatoriPA, siamo tutti li, mischiati con i nostri ruoli.” (cit.)

La parte più social della giornata del 18 è ovviamente la cena lucana da Ninconanco (ah l’ho detto da qualche parte Lucania Rulez? No? S’è notato il gruppo lucano nutritissimo e di spessore? No?)

Recuperiamo Elena (a Roma per lavoro, ma per nulla al mondo si sarebbe persa la cena pre-Barcamp), incontro Giorgio, arriva anche Annamaria, una tavolata da 25 (circa), peperoni cruschi come se piovesse, innaffiati da Aglianico, si fanno foto, si cazzeggia, si ride tanto, ci si conosce con chi non ci si conosceva, si chiacchiera. L’amicizia sui social network è una cosa strana: stiamo tutti dietro gli schermetti durante il giorno, abbiamo un blog, ci linkiamo, socializziamo su Twitter e Friendfeed, ci diciamo mi piace su Facebook, ci geolocalizziamo…ma non c’è nulla di meglio che ritrovarsi a tavola insieme, quando si può.

Si può e si deve. Amici, non facciamoci mancare queste occasioni quando possiamo. Si sta bene, si sta troppo bene. Anche se poi si fanno le due di notte a chiacchierare in mezzo alla strada, anche se si perdono ore di sonno.

Arriviamo al Barcamp del 19.

Barcamp InnovatoriPA “Dalle proposte alle azioni“. Modalità Ignite (grazie a Nicola Mattina): si presenta in 5 minuti e con sole 20 slides temporizzate, max 15 secondi ciascuna. Poi (e qui l’innovazione o il mashup del format) si discuterà ai tavoli secondo i temi affissi sui pannelli, modificabili e aggregabili.

Un sacco di gente. Tavoli tutti pieni. Tante presentazioni. Si slitta coi tempi, infatti. Poco male. Mattinata totalmente dedicata alle presentazioni. Incontro e saluto (e chiacchiero quando possibile) con LeoNicolaEugenio, Francesca, AntonioMarco, Alessandro, Roberto… (manca sicuramente qualcuno, vero?)

Per me qualche capatina davanti alle telecamere, inclusa. Pomeriggio ai tavoli.

Ignite. Sarà dura, per me è la prima volta, io sono un’animale da lezione quando faccio slides. Mi servono di solito per gestire ore di formazione. Ma ce la posso fare.

Confesso un mio limite: odio le costrizioni. E temporizzare le slides è una violenza su di me. Nonostante tutto, posso dire di avercela fatta. Cioè ditemelo voi, ho da imparare, sicuramente.

Le slides le ho condivise subito:

Per sentirmi anche parlare, mi trovate qui nel video globale generale, al minuto 42 circa:

Con Flavia coordiniamo un tavolo interessante (e devo dire affollatissimo e compatto) sull’uso dei social network nella PA.

Proviamo ad elaborare un vero e proprio paradigma sul tema. Al mattino qualcuno aveva anche chiesto ai due legulei presenti in sala cosa fare quando l’amministrazione chiude l’accesso web ai social network blacklistandoli.

Insomma, per concludere, quando finiscono giornate così intense, spiace un po’ tornarsene a casa, salutare tutte le persone con cui si è stati veramente bene, con cui si è discusso, lavorato, sorriso.

Giornate socialmente impegnative. Amici, belle persone con cui si rafforzano i legami anche di stima reciproca. Conoscenti con cui si approfondisce la conoscenza, relazioni che nonostante le distanze vivono attraverso il fluire di messaggi sui social, messaggi privati e mail, post sui blog, serendipity.

Di alcuni posso proprio dire Amici. Con la A maiuscola. Quelli con cui non hai problemi a parlare anche di te, a confidarti, a chiedere aiuto se serve. Quelli che ti stupisci di avere lo stesso sentire (e magari di dire le stesse cose, in momenti diversi a persone diverse, senza esserci messi daccordo prima).

Quelli che poi queste cose e i GRAZIE glielo dici 1.0 (de visu o al massimo con un SMS che rimane tra te e loro). Quelli di cui mi fido e che si fidano di me.

Foto di brezzadilago

A chi dice che internet è dannoso per le relazioni sociali vorrei dire che internet è fatto sempre e solo di persone.  Volevo scrivere una conclusione per spiegarvi il titolo del post, ma forse avete già capito.

Riassumo tutto ciò che ho vissuto in questi giorni romani, dicendo un NON banale: “La mia rete, la nostra rete, dopotutto, è fatta di persone”.

Persone hanno realmente piacere a relazionarsi e confrontarsi, a prescindere dal cazzabubolo tecnologico che si utilizza. Persone che ci credono davvero, al cambiamento, all’innovazione (ognuno nel suo campo) che parte dalle persone stesse.

La rete senza le persone non ha senso. E ne abbiamo sempre più prova.

La rete abitata, studiata, spiegata, mostrata, vissuta son le persone come quelle che ho linkato qua (e i molti altri che avrò sicuramente dimenticato, ma quanti siete?), come me (forse), che CONDIVIDONO quello che sono e quello che sanno, e che continuano ad aver piacere di farlo.

Che sia lavoro, conoscenza, cazzeggio, riflessione. Ad ogni livello. La rete è fatta di relazioni tra persone. E di serendipity. A volte per caso accadono cose, si vede gente.

E anche io in questo post ho messo insieme tanti piani diversi (sociale, personale, professionale, passione, interesse, conoscenza…).

Ma tutto è in relazione. Perdonate la lunghezza, ma sentivo di dover scrivere tutto ciò.

LG SMART W53 [Prodotto in prova] – prima parte

Quando Mauro Turcatti di www.bursondigital.com mi propose di testare e recensire un monitor, per esattezza il LG SMART W53 che grazie ad un sistema di sensori e alla funzionalità AutoBright regola in automatico l’intensità della retroilluminazione per bilanciarla con la luce dell’ambiente circostante e al tipo di contenuti visualizzati, io dissi certo! Perchè no? Proviamolo.

Ecco ce l’ho dall’estate e ancora non ne ho scritto. Mea Culpa, mea grandissima culpa.

Non perchè non sia un ottimo prodotto. Anzi!! Perchè uno schermo, un monitor in prova, non è come un cellulare in prova che stressi e testi smanettando tra tutte le funzionalità. E’ un qualcosa che installi, facilmente, cominci ad usare…e te ne dimentichi.

La vista non s’affatica, la prova è sul fisso (e io sto sempre sul macbook). Funziona bene, te ne dimentichi.

In realtà, avevo chiesto ad husband di dirmi come si trovava, visto che è il maggiore utilizzatore del monitor LG SMART W53 e dell’ “eye relaxing” e lui, che ci lavora tantissime ore, giorno e notte, mi ha risposto un semplice: “Bene, benissimo!.” Poi dite perchè husband non apre un blog? Perchè è così sintetico che già twitter contiene troppi caratteri.

Avevo promesso una recensione “Vista da lui, husband” e “Vista da lei, catepol”, accontentatevi solo del visto da me.

Scherzi a parte, il monitor LG SMART W53 è già stato recensito, in tempo utile da Napolux e Julius, che, più tecnicamente rispetto a me, ne parlano dal punto di vista di due categorie di lavoratore “da monitor”: i programmatori e i webdesigner.

Quindi magari affacciatevi a leggere anche là per descrizioni e informazioni più tecniche.

Sul blog di LG Italia il prodotto lo trovate qui:http://www.lgblog.it/?p=3010

La scheda prodotto la trovate sul sito:http://it.lge.com/products/model/detail/monitor_w2253vpf.jhtml

Come vi dicevo, su un monitor ci lavori, non ti metti a testare chi sa quali funzioni. Cosa ha di speciale questa serie LG?

Il monitor  LG SMART W53 fa parte della serie “smart” di LG, sono cioè monitor  pensati appositamente per  migliorare fruizione e la “user experience” (l’esperienza che l’utente fa con la tecnologia, in questo caso con il monitor). Quindi si tratta di un monitor che cerca di ridurre l’affaticamento della vista delle persone che per lavoro o svago, passano tante ore al computer, davanti ad un monito, che quindi dovrebbe avere delle caratteristiche ben precise.

Tra le caratteristiche del monitor  LG SMART W53 segnalo:

  • il Cinema mode: che permette di eliminare le fastidiose distrazioni che possono disturbare  la visualizzazione dei video in modalità online (tipo quelli di Youtube o servizi similari). E’ possibile oscurare tutto lo schermo escluso il video clip, focalizzando l’attenzione dello spettatore esclusivamente sui contenuti desiderati.
  • la funzionalità AutoBright, luminosità automatica: il monitor regola automaticamente la luminosità in automatico mediante sensore in grado di rilevare la luminosità dell’ambiente attorno al monitor LCD
  • il Live Sensor: è presente un sensore di prossimità che ci permette di accendere il video col rumore provocato dalle nostre mani
  • il Time Control: possiamo stabilire (e il monitor ci segnalerà) delle pause con un timer.

Lo sapete, voi che lavorate davanti ad un computer, che la normativa vigente prevede una pausa di 15 minuti ogni 2 ore trascorse davanti al computer? Ecco, la funzione del Time Control, se proprio siamo presi dal lavoro da non accorgerci di quanto tempo passa, ci permette di impostare gli avvisi che si attivano a orari specifici e a intervalli prestabiliti e che ci ricorderanno di fare una pausa dal lavoro, ogni tanto.

Gli SMART monitor LG, disponibili nel formato da 22” e da 24’’, offrono una risoluzione Full HD 1920x1080p con formato 16:9 e si adattano perfettamente a film e giochi in Full HD. Il rapporto di contrasto è di 50.000:1 e il tempo di risposta è di 2ms.

Questo post è solo la prima parte della recensione. Appena rientro da Venezia il seguito.

[Recensione a richiesta] Flavio Soriga – L’amore a Londra e in altri luoghi (Racconti)

Immagine di L'amore a Londra e in altri luoghi

Quando Lorena (la stessa che mi mandò Nel dubbio ti amo) mi chiese se poteva madarmi da parte di Neo Network il libro di Flavio Soriga “L’amore a Londra e in altri luoghi” (Bompiani) risposi “Ma certo! Un libro in dono non lo rifiuto. Leggere è sempre cosa buona!”, pur non avendo mai letto nulla di Soriga prima. Anzi proprio per quello, per curiosità. Perchè son sempre stata onnivora in fatto di libri, quindi ben venga un autore a me non noto.

“L’amore a Londra e in altri luoghi” è un libro di racconti. Otto racconti, per la precisione. Come tutti i libri di racconti, facilita la lettura spezzettata in diversi luoghi e momenti. Quindi ottimo da portarsi in borsa per aver qualcosa da leggere quando sei in giro, quando hai un attimo di pausa, quando aspetti dal dottore, quando hai un’ora buca a scuola, quando sei su un treno…

I racconti di “L’amore a Londra e in altri luoghi” non sono lunghi, tranne un paio. L’atmosfera e il ritmo narrativo di Soriga è un po’ strano. Insolito. E son tutti diversi gli otto racconti, per lunghezza e per storia. Per luogo e per personaggi che entrano ed escono dalle poche pagine del racconto che li ospita e che te li fa conoscere per poi, appena ne accarezzi la tipologia e i sentimenti, interromperti a volte sul più bello. Dopotutto son racconti. Per cui è anche normale che una storia ti cominci ad appassionare e il racconto, proprio perchè racconto, finisca. Lasciando spazio alla fantasia o anche un senso di incompletezza e l’amaro in bocca della sensazione che “Cavolo, finisce così???”.

I racconti non sono tutti allo stesso livello. Però le atmosfere e le vicende umane che Soriga racconta sono molto intense, a volte anche complesse ad una lettura veloce. Un paio sono veramente molto belli.

Il primo, Aprile: un padre andato via, un ragazzo del sud che se ne va dalla terra e dal mare natio, relazioni complesse, crescita, vita dura da affrontare da solo, cambiamenti, nuova vita, passato che ritorna in mille forme, ritorna anche il padre, poi se ne va via. O alla fine è il figlio che va via, senza padre, come è stato per tutta la vita fino a quel momento.

Amore con mille volti e mille sfacettature. Luoghi diversi, persone diverse, situazioni diversissime. Filo conduttore l’amore.

Anche la storia del presidente sudamericano e la sua amante/attrice italiana durante il colpo di stato merita la lettura. Tenera e romantica, nonostante il colpo di stato in atto, la relazione tra i due.

“Il congiacente” è un’altra storia complicata. Due uomini che amano la stessa donna e un matrimonio indiano in sottofondo. L’amore come sottile filo elastico che allontana ed avvicina le loro esistenze.

Il mio giudizio sul libro è positivo, nonostante abbia letto in giro recensioni e commenti non totalmente buoni proprio perchè i racconti non hanno lo stesso ritmo, la stessa lunghezza, la stessa profondità nel raccontare sentimenti e relazioni.

Un racconto di per sè non è un’opera completa ma sospesa. Ho affrontato la lettura consapevole di questo e diciamo che un 7 lo merita il libro di Flavio Soriga “L’amore a Londra e in altri luoghi”.

E magari ora mi leggo “Sardinia Blues” di cui invece tutti parlano bene!

[Prova prodotto] Nokia 5800 XpressMusic per un mese

 KiamaNokia mi ha fatto provare per un mese il Nokia 5800 XpressMusic. Quando Tony me lo propose non ho ovviamente esitato un attimo a rispondere “Si, lo voglio!” E non era una proposta di matrimonio, visto che ho già dato, ma comunque provare un nuovo giocattolino tecnologico è per me un invito a nozze! Un’altra recensione la trovate da maxime.

Il il Nokia 5800 XpressMusic dovrebbe essere l’antagonista in casa Nokia dell’IPhone ed infatti è un telefonino touch screen, innanzitutto. Un Iphone io l’ho avuto in mano solo per 48 ore, per cui non posso fare un vero e proprio confronto. Sicuramente non è la stessa percezione, sicuramente non si usano allo stesso modo, anche se entrambi, prevalentemente si toccano e si utilizzano da schermo, senza utilizzare tasti e tastini.

Sono però una Nokia user da tempo immemorabile, (anche pre-Symbian) per cui il Symbian non ha segreti.

[Apro però una parentesi: ho in mano un indistruttibile 6680 che, volendo, fa tutto quello che mi serve (dalla Gmail app ad una navigazione minimale, da foto e video decenti al TOM TOM con un GPS esterno) quando sono in mobilità. Ho provato sia N95 che N96 che hanno il merito di essere sicuramente un livello superiore di telefonino tutto fare e multimediale, anche se la tastiera plasticosa e a tasti troppo ravvicinati del N96 è stata complessa da gestire anche per me, campionessa mondiale di T9 a un pollice, a due pollici e a pollici alternati. Scherzo!!!

Il parco telefonini familiare comprende ora un meraviglioso E71. L'unico di cui posso veramente dire "Mai più senza!" mai più senza tastiera Qwerty e schermo decente per fare il multitasking come piace a me, soprattutto quando sei connesso. Mai più. Mai più senza un telefonino che anche al tatto ti dà idea di affidabilità. Mai più cosi plasticosi in mano, insomma. Chiudo la parentesi.]

Fatta questa doverosa premessa, veniamo alla prova vera e propria nelle mie mani “compulsive” del Nokia 5800 XpressMusic. 

Apro la scatola quando arrivò e ci trovo dentro ogni ben di dio di accessori annessi e connessi: scheda Micro SDHC da 8Gb,
il caricabatterie, doppio pennino casomai perdessi subito quello che riponi dietro il telefonino stesso, auricolare con controller per
musica e telefonate, l’oramai immancabile cavo usb più un cavo di connessione video, la custodia gommosa e bucherellata da una parte,
un supporto da scrivania, un laccio da polso con un plettro, il canonico manuale d’uso e un minidvd di software, e spero d’averli elencati tutti.

Roba che, anche impegnandosi, è difficile utilizzare tutta e tutta insieme :-)

Il Nokia 5800 XpressMusic  ha un display touch screen con un’ottima risoluzione, immagini e video si vedono molto bene, complice anche la larghezza dello schermetto. Dentro però l’interfaccia grafica e le icone son quelle di ogni Nokia di ultima generazione che si rispetti.  Anche se qui, rispetto all’E71 ma anche al N96, molto si trova sotto Applicazioni. E molto, lo devo dire, manca. Ad esempio non c’è Quickoffice (Quickword, Quickpoint, Quicksheet) e non c’è  il Visualizzatore PDF (per dire due applicazioni che potrebbero essere utili a chiunque che invece ho di serie sull’E71. Ok ok son telefoni pensati per un target diverso, uno professionale (E71) e uno più giovane e multimediale (5800). Ok te li puoi sempre scaricar…ahem...comprare… bè però sul 6680 c’era già la predisposizione eh…e parliamo di un telefonino anzianotto!

Dicevo, son compulsiva con un telefonino in mano. Diciamo che riesco ad usarne anche due contemporaneamente uno per mano, come una qualunque nativa digitale di oggigiorno.

I primi giorni il Nokia 5800 XpressMusic m’ha fatto venire il mal di mare. L’accelerometro
integrato, infatti, per capirci il sistema che ti permette ruotare automaticamente il display nella direzione in cui tu tieni il telefonino in mano, ruotava quando cavolo gli pareva. Mentre scrivevo un messaggio, mentre consultavo la mail via Gmail App, mentre provavo a vedere le chiamate ricevute.

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Spero sia solo colpa mia e della mia compulsività, ma non m’è sembrato di fare chi sa quanti movimenti con la mano. O comunque non ho capito  se potevo personalizzare la velocità di impostazione dell’accelerometro. Ad ogni modo ho notato anche che il passaggio dalla visualizzazione verticale a orizzontale e viceversa spesso era piuttosto lento. Magari si risolveva questo problema con l’aggiornamento del Firmware, che pure era consigliato. Ma non essendo mio non mi sono azzardata a smanettare col firmware. Quindi non so.

Veniamo all’uso. Il Nokia 5800 XpressMusic si può usare sia con le dita (fino a che clicchi icone e accedi a funzioni va benissimo, a pato di non avere manone impossibili). Solo che per scrivere devi utilizzare il pennino, anche se puoi direttamente a schermo con le
dita, è veramente complesso. In alternativa c’è anche il plettro. Diciamo che col pennino azzecchi più facilmente le letterine della tastierina a video. Diciamo anche che se sei campionessa mondiale di T9 a un pollice, a due pollici e a pollici alternati, il pennino cominci ad odiarlo. Più che altro per la mancanza di abitudine a tenere il telefonino con una mano  mentre con l’altra digiti mediante pennino (soprattutto se poi, ad un movimento impercettibile, lo schermo decide di passare da verticale a orizzontale quando gli pare a lui).

Comunque c’è una tastiera alfanumerica estesa e mini, per scrivere.

Ecco diciamo che mi piace il sistema touch quando l’ho gestito con una mano e con le dita! Mi piace molto meno col pennino, perchè mi occupa tutte e due le mani.

 Ad ogni modo il touch screen svolge bene il suo lavoro e ho molto gradito i
feedback di “azione compiuta a seguito del tuo click” grazie mediante la leggera vibrazione collegata alla pressione di
icone e tasti. 

immagine-8La fotocamera in dotazione del Nokia 5800 XpressMusic  è da 3,2 megapixel e possiede ottica Carl Zeiss con zoom digitale
3x, autofocus e flash consentendo di scattare foto
fino a 2048×1536 pixel e di video fino a 640×480 pixel a 30fps. Insomma, per quelle che sono le mie esigenze va benissimo. E la qualità delle foto e del video che ho effettuato non mi sembra male. Ma non è il mio settore la fotografia digitale. Dico solo che da utente media vanno benissimo, la gestione del software è facile e puoi anche inviare tutto direttamente su OVI o Flickr o VOX impostando direttamente i tuoi account. La gestione della galleria di musica, immagini e video è buona, nulla di complesso per chi ha già utilizzato un Nokia. Qualità della riproduzione audio molto buona (dopo tutto il Nokia 5800 XpressMusic è fatto anche apposta, no?)

Il Nokia 5800 XpressMusic  ha  il sistema A-GPS e connettività UMTS/HSDPA, Wi-Fi 802.11 b/g, Bluetooth 2.0. Insomma tutto quello che si potrebbe desiderare. 

Sicuramente non mi sono impegnata abbastanza, ma perchè non riesco ad utilizzare le mappe di questi Nokia di ultima generazione? Risolvo sempre installando le GoogleMaps, comunque, che vanno una meraviglia!!

Ad ogni modo le specifiche tecniche complete ve le andate a leggere qui, perchè il telefonino merita molto e può essere davvero un bel gioiellino tecnologico da possedere, se avete mani meno compulsive delle mie.

Sintetizzando e concludendo.

Aspetti positivi secondo me: il Nokia 5800 XpressMusicè un bell’oggettino elegante e molto gradevole sia al tatto che esteticamente. Insomma fa figo avercelo, soprattutto se chi ti guarda utilizzarlo sono gli alunni a scuola che ci stavano per sbavare sopra! Come telefonino e aggeggio multimediale mi sembra veramente buono, la batteria dura molto anche se ci smanetti sopra, foto, video, radio e ricevitore GPS integrati funzionano bene, puoi far scorrere la galleria foto con un dito (ed è una funzionalità ipnotica, come sull’iphone), puoi utilizzare tranquillamente diverde funzionalità e applicazioni insieme (e non crasha, almeno io non ci sono riuscita a farlo crashare). La navigazione online sullo schermo ampio è molto gradevole e sicuramente infine il prezzo di listino è interessante
(attualmente 339 euro, IVA inclusa) se il target di riferimento è la gioventù moderna. :-) Diciamo che come tutti i Nokia che ho avuto e ho in mano, mi soddisfa.

Ci sono però alcuni aspetti negativi, sempre secondo me. Non m è piaciuta la consistenza del pennino e la punta. Spesso sulla tastiera mini non era facile azzeccare la lettera giusta al primo colpo. Poi, ripeto, il fatto di dover utilizzare il pennino e quindi di due mani e non una per operazioni per me immediate quali l’invio di un sms o la ricerca in rubrica ecc. comunque mi rallenta di molto. Ma il problema è mio che son compulsiva. Ho odiato, sin dal primo istante, il fatto di dover rimuovere la cover posteriore per inserire o togliere la SIM, anche se lo slot per l’inserimento della SIM stessa è laterale ed esterno al telefonino. Solo che devi aprire sia quando inserisci, per capire il verso della SIM, e quando togli (ed utilizzare il pennino per facilitare l’espulsione della SIM). Altra operazione che invece, secondo me, dovrebbe essere molto più semplice, dal momento che tutti potremmo possedere diverse SIM e aver bisogno di scambiarle sul tetefonino, ogni tanto.

Ancora, non sono riuscita a trovare modo di avere le applicazioni tipo GMAIL o Twibble per Twitter a schermo intero. Nel senso che lo schermo mi veniva diviso in due con in una parte i cursori direzionali cliccabili anche a dito e proprio per quello troppo grossi sullo schermo, tanto da ridurre la parte della messaggistica che, in quanto da leggere a schermo, più grande è sullo schermo e meglio è. Ma magari un modo per far sparire i cursori direzionali c’era e sono io a non averlo trovato.

Ah, se proprio voglio trovare un altro pelo: il tasto di accensione spegnimento è sempre più piccolo sui Nokia…

Un ringraziamento ancora a  KiamaNokia che mi ha fatto provare per un mese il Nokia 5800 XpressMusic,Tony e…disponibile a testare altri telefonini, quando volete!! Non per forza Nokia, so che esistono anche i Blackberry, gli Iphone…ecc…perchè fossilizzarsi?

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