Robbie Williams in abito rosa. Londra: foto anteprima del nuovo video

Trovarsi a Spitalfields (East London) proprio mentre Robbie Williams gira le riprese del nuovo video. Dopo un primo stupito “Chicazz’è questo in abito rosa a terra e perchè c’è un set cinematografico attorno?” mio e di husband, ecco le immagini in anteprima.

Oddio, anteprima non so, in rete ne circolano sicuramente già. Avrei dovuto pubblicarle in tempo reale per avere l’esclusiva dello scoop, anche prima della stampa internazionale!

Queste sono le mie foto di Robbie Williams scattate in diretta mentre giravano queste scene del nuovo video per il nuovo singolo (pare che esca il 3 settembre) o mentre le provavano. O semplicemente mentre Robbie si intratteneva con troupe e fan.

Robbie Williams anteprima foto nuovo video Londra agosto 2012 by catepol

Robbie Williams in rosa steso a terra, una donna gli cammina sopra, poi una macchina lo investe. Lo spettacolo, in realtà, erano le fan. Una caterva di ragazze accanto a me che scattavano dai telefonini e dalle digitali, dagli iphone. Che chiamavano genitori e amici “Oh my God! It’s really Robbie!”

I turisti che invece chiedevano “Who is supposed to be this guy?”

Enjoy my photos.

Riprendiamo le trasmissioni su questo blog dopo una “pausa di riflessione” estiva abbastanza lunga, con un post che più futile non si può.

I’m back.

URBI ET ORTI Reportage sugli orti urbani di Milano – Foto di Alessandro Vinci

Segnalo con piacere una mostra fotografica particolare.
Ai Milanesi e non solo.

Se vi trovate da quelle parti, passateci e salutatemi il fotografo!

Si tratta della mostra sugli Orti Urbani a Milano, foto di Alessandro Vinci (mio carissimo amico!).

Con il Patrocinio del Comune di Milano, promossa dall’Istituto Italiano di Fotografia e in collaborazione con la Feltrinelli.

URBI ET ORTI Reportage sugli orti urbani di Milano
Fotografie di Alessandro Vinci

Dal 3 luglio al 31 agosto 2012 presso La Feltrinelli Librerie in Piazza Piemonte 2 (2° piano) a Milano. Inaugurazione: 3 luglio 2012 ore 18:00.

All’inaugurazione intervengono Alessandro Vinci e Sara Munari, fotografa, critica e docente dell’Istituto Italiano di Fotografia.

Milano. Città della moda, dell’alta finanza, dello shopping; città europea, desiderio mai sopito di migliaia di migranti, attratti dalle maggiori opportunità di lavoro. Città dei centri commerciali, dei “grattacieli” e degli uffici, del traffico, dei lavori in corso; città dal cielo grigio di smog, dalle prospettive nascoste dal cemento, dalla terra coperta d’asfalto.
La cultura contadina sembrava non trovarvi più posto – dopo aver ceduto il passo alla frenetica e progressiva urbanizzazione degli anni ’60 – e invece, a ridar luce e respiro ai colori del moderno, ecco gli orti urbani: piccole oasi di verde, un colore solo simile a quello della carta moneta; oasi nel deserto dell’omologazione urbana, ritagli di spazio per un tempo di cui l’uomo non è più padrone, una nuova possibile meta. Qui la comunità si ferma, si incontra, si confronta. Qui, l’uomo si sottrae all’annichilimento imposto dalla società e scopre nuove forme di aggregazione, recuperate e ricostruite nell’antico contatto con la Terra. Ognuno fa da sé e fa per gli altri: qui si coltiva sano, e non solo cibo. È lecito pensare che si coltivi umanità. I nuovi orticoltori sono gli uomini e le donne “della porta accanto” (studenti, ingegneri, professori, impiegati, pensionati), che hanno cercato e trovato una finestra, un punto di vista diverso, una via di fuga da un mondo che, forse, ci rappresenta sempre meno.

(Testo di Vincenzo Antonio Scalfari – altro mio carissimo amico!)

Alessandro Vinci ci mostra, attraverso le sue fotografie, una tendenza che sta – è proprio il caso di dire – fiorendo nella giungla di cemento della città di Milano.
Quella degli orti urbani non può essere unicamente una moda. C’è un crescente interesse da parte dei cittadini, connesso ad una rivoluzione di tipo culturale che riconcilia la gente alle questioni del verde e della sostenibilità.
“I nuovi contadini di città” ci stanno insegnando come potrebbero essere in futuro le città, sfruttando la vita di questi microcosmi come alternativa alla coltivazione in grande scala e regalando piccoli polmoni verdi che permettano di tornare in simbiosi con la natura, anche nelle più grandi città.
Alessandro Vinci ci propone, attraverso la sua ricerca, una serie di fotografie caratterizzate da una costruzione formale molto pulita, volta a sintetizzare nell’immagine la correlazione tra l’elemento umano e il contesto urbano, con un linguaggio fotografico essenziale ed equilibrato.

Parole queste di Sara Munari, curatrice della mostra insieme a IIF Art Side – dipartimento creativo dell’Istituto Italiano di Fotografia.

Il fotografo mi ha concesso qualche anteprima delle foto che posto volentieri per incuriosirvi ancora di più.

Foto di Alessandro Vinci

Foto di Alessandro Vinci

C’è una galleria di Foto di Alessandro Vinci su Repubblica.

Ne parla anche il Giornale

Insomma il ragazzo si sta facendo conoscere! E pensare che io l’ho visto crescere! (Posso dirlo, Ale, vero?)

Scherzi a parte, consiglio vivamente di passare a vedere la mostra sugli orti urbani, non ve ne pentirete!

Fuor di classifica

Ieri mi sono trovata, inaspettatamente, su Vanityfair.it.

L’articolo parla della classifica stilata da Huffington Post sulle donne hi-tech più influenti al mondo. Tutte Twitteraddict. Caratteristica che le accomuna.

Parliamo di donne del calibro di  Rashmi Sihna (@Rashmi), Amministratore delegato e co-fondatore di Slideshare; Susan Wu (@sw), creatrice di giochi online che ha lavorato al fianco di Biz Stone e Evan Williams, i co-fondatori di Twitter; Caterina Fake (@Caterina) una dei fondatori di Flickr; Kanchan Koya (@KKoya), scienziata attiva nella ricerca medica e co-fondatore della SwitchBiotics; Angela Benton (@ABenton), del sito blackweb20.com ; Alexa Hirschfeld  (@AlexaHirschfeld) ideatrice di PaperlessPost; Gina Trapani (@ginatrapani)  fondatrice del sito lifehacker.com; Linda Avey (@LindaAvey) , co-fondatrice del sito 23andme.com; Brooke Moreland (@AudraBrookie)  ideatrice del sito fashism.com…

E fin qui…Tanto di cappello a loro!

Poi, decima foto, decima donna della carrellata, ci sono io @catepol.

No, leggete bene, non sono nella classifica dell’Huffington Post. Ma Magari!  C’è scritto: “Fuori dalla classifica dell’Huffington Post”:

Fuori dalla classifica dell’Huffington Post, ma degnamente schierata tra le donne hi-tech, c’è l’italianissima Caterina Policaro, docente e promotrice di e-learning e social networking. @Catepol ha più di 5mila follower e cinguetta di tecnologia e nuovi metodi di insegnamento. Il suo slogan? «Love me, hate me, follow me!».

Onorata di essere stata inserita dalla redazione Vanityfair.it, certo, come donna italiana che, secondo loro, potrebbe esser degna di far parte di questa classifica di donne “tecnologiche”. Devo anche dire, senza falsa modestia, credetemi, che a volte mi si dipinge con molto più di quello che realmente sono. Fa piacere, ma sto con i piedi per terra.

Il bello è che chi ha letto velocemente il post di Vanityfair.it o le mie segnalazioni ieri, su Facebook e Twitter, ha pensato che io fossi stata inserita per davvero nella classifica. Meraviglioso!

Approfitto del post per chiedervi il voto, a questo punto. Siamo in ballo, balliamo, come donna influente del web.

Qualche giorno fa vi ho chiesto “Quanto sono influente online?

Ecco, sono gli ultimi giorni di voto per il Webit Congress di Sofia. Sono la seconda in classifica. Se al primo ottobre sarò prima, vinco la partecipazione gratuita al Congresso di Sofia + viaggio e hotel.

Si vota cliccando qui  http://bit.ly/9buP1A e confermando quanto sono influente. Conto su di voi! Dimostratemelo!

 

The museum of me su Facebook

Ho appena trovato il  viral marketing di Intel: si tratta di un progetto chiamato “Museum of Me”, molto molto carino.

Si accede da qui http://www.intel.com/museumofme/r/index.htm attraverso il nostro account Facebook, si attende un paio di minuti e ci viene restituita una bellissima animazione che raccoglie i nostri dati in un video. Si tratta del nostro museo, della mostra allestita attraverso i nostri dati, i dati provenienti dal nostro account Facebook.

Tutta la nostra attività su Facebook nel video dal titolo “The Museum of Me” che ovviamente possiamo viralizzare su Facebook.

Sono inclusi gli amici con cui si interagisce di più, le foto, la location, un wall di parole che appaiono più frequentemente sulla nostra bacheca, immagini e video con il contenuto su cui abbiamo cliccato “Mi piace” e altro.

Tutto ciò visualizzato come se fosse la nostra esposizione in un museo di arte moderna.

Ovviamente non è perfetta, sembra aggregare solo i dati più recenti ma la bellezza della presentazione e della musica ad essa associata è  grande.

Dopo aver creato e guardato il video della nostra galleria d’arte personale possiamo condividerne le immagini sul profilo Facebook ma non il video Flash che è stato creato. Per rivederlo bisogna andare ritornare sul link http://www.intel.com/museumofme/r/index.htm

Esperienza molto carina di aggregazione e visualizzazione della propria attività su Facebook.

Per creare la tua galleria comincia da qui http://www.intel.com/museumofme/r/index.htm

 

Personas: come ti vede Internet?

Ho appena provato Personas di Aaron Zinman, che è parte integrante del Metropath(ologies) exhibit, in mostra al MIT Museum a cura del Sociable Media Group del MIT Media Lab.

Si tratta di un sistema sofisticato per processare il linguaggio naturale su internet e creare, come risultato dei dati raccolti su una persona, una sorta di ritratto delle informazioni relative a quella persona. L’identità online ricreata e visualizzata attraverso ciò che parla in Internet di una persona.

MIT Tech TV

In breve, Personas serve a visualizzare come ci vede internet.
Quali dati internet assembla su di noi? E questi dati cosa raccontano di noi?

Basta lanciare Personas da qui http://personas.media.mit.edu/personasWeb.html inserendo il nostro nome e cognome, come richiesto.

E aspettare che venga processato scandagliando semanticamente internet.

Personas cercherà di mettere insieme le informazioni presenti su internet che possano caratterizzare quella persona, mettendole insieme in categorie semantiche in cui l’algoritmo inserirà man mano tutto quello che trova di correlato.

Ogni passaggio della caratterizzazione dei dati processati, riguardo alla persona, viene visualizzato, fino ad arrivare alla visualizzazione grafica del profilo personale.

Ovviamente me lo son fatto anche per catepol:

Il profilo non sarà perfetto e forse non ci somiglierà. E’ proprio questo lo scopo di Personas, provare a tirare fuori un profilo semantico dalle parole di Internet corrispondenti ad una data persona, con la consapevolezza degli errori possibili di cattiva caratterizzazione con questo sistema.

Infatti Personas, essendo basato su computer che analizzano enormi quantità  di dati, non ha la capacità di distinguere, ad esempio, persone con lo stesso nome e cognome. Processa tutte le informazioni che trova, riguardo il nome e cognome e le cataloga in categorie semantiche da cui poi tira fuori un profilo.

E’ sicuramente un interessante tentativo di mostrare il futuro della nostra identità digitale. Un futuro in cui le tracce digitali lasciate da ognuno di noi su Internet, sui blog, sui social network ecc. saranno sempre più importanti per delineare il nostro profilo.

Profilo che, sempre più spesso e volentieri, viene fuori da quello che noi stessi scriviamo sul web.

SIP: Socially Important Person su Glamour

Sono su Glamour di Febbraio, nell’articolo di Chiara Oltolini, dedicato alle SIP cioè a quelle che possono considerarsi “Socially Important Person” sui social network.
Quelle da seguire per un motivo o per un altro, insomma.
Ovviamente onorata d’esser stata contattata e intervistata dalla giornalista, anche se alla fine appaio in una sintetica (forse troppo) frase anche un po’ snob, se vogliamo.

“Sono in controtendenza: faccio un po’ di selezione all’ingresso, converso solamente con gli utenti più attivi.”

In realtà è la sintesi di un concetto un po’ più largo: converso con chi conversa.
Qui spiegavo in dettaglio come mi pongo sui social network principali. Chi seguo, chi mi segue.

L’articolo di Glamour lo trovate qua sotto. Se volete seguirmi mi trovate su Facebook, Twitter, Friendfeed e ovunque come catepol.

SIP GLAMOUR febbraio 2011

Insegnare la storia con Facebook? Proviamoci

Facebook, fa parte oramai integrante della vita e delle giornate di molti, soprattutto degli studenti, su cui ci scrivono tantissimo. Anzi, possiamo quasi affermare che la produzione scritta degli studenti viaggia quasi tutta su Facebook.

Perchè non approfittare didatticamente della familiarità di scrittura su Facebook? Ad esempio per far lezione di storia.

Derrick Waddell ha creato un template Facebook per la descrizione di figure e personaggi storici. Con questo template, disponibile nella Google Docs public template gallery,  si può ad esempio chiedere agli studenti di completare un profilo Facebook di diversi personaggi storici famosi.

Ovviamente nel template ci sono i consueti spazi per inserire la foto profilo, la sezione “about me” (chi sono), la colonna degli amici (e quindi delle relazioni del personaggio prescelto con altri personaggi storici), ma anche una mappa per segnare viaggi e spostamenti delle figure storiche che si stanno descrivendo nel profilo.

Ovviamente il template non crea nessun account nuovo su Facebook ma è un ottima attività didattica, non trovate? (via)

A far la storia d’Italia ufficialmente copiaincollando da Wikipedia siam bravi tutti

Su l’Unità di oggi 29 settembre 2010 a pag. 13 c’è un articolo di Marco Salvia riguardante le parti del libretto sui 150 anni della storia d’Italia copiate da Wikipedia.

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Ve lo riporto, avendo contribuito alla sua stesura mettendo a disposizione la copia del libretto (ricevuto in dono all’inaugurazione dell’anno scolastico in Quirinale) e verificato personalmente il plagio delle Note Storiche in esso contenute. Note Storiche praticamente copiaincollate da Wikipedia. A volte con un paio di parole “cambiate” neanche strategicamente, spesso e volentieri copiate pedissequamente, così come si trovano su Wikipedia.

Wikipedia – Unità

Tutto è partito da Lia che mi ha chiesto di mettere a disposizione il libretto “I testi della memoria”: la nostra storia insieme compie 150 anni (copertina con grafica tricolore), in mio possesso, per verificare quanto postato da Tamas sul suo tumblr. L’articolo è già stato ripreso da Giornalettismo.

Devo prima precisare una cosa, dal momento che io all’inaugurazione dell’anno scolastico al Quirinale c’ero.

Sicuramente non si è visto nella diretta TV quello che è successo al passaggio della Gelmini tra il pubblico presente. E non è esattamente quanto si scrive nè nell’articolo nè nel post di Tamas.

Al passaggio della Gelmini dal pubblico, da noi, da ragazzi e professori presenti, stavano partendo urla e fischi. Le hostess e la security  non sono passate (almeno nel mio settore) a dire che bisognava applaudire. No, le hostess e la security quando sono cominciate le urla e i fischi,  sono passate per dire a studenti e professori questo: “Abbiate rispetto del Presidente della Repubblica, è lui che vi ospita.”

E’ cosa ben diversa dal dire che hanno detto al pubblico che bisognava applaudire.

Noi prof ci siamo guardati (ripeto, almeno nella mia zona ma quello che è successo è stata reazione comunque, quindi dubito fortemente che in altre zone le hostess abbiano detto “Bisogna applaudire” e basta).
“Ragazzi, abbiamo rispetto del Presidente della Repubblica”.  Abbiamo detto ai nostri studenti.

E’ calato il silenzio. Nessun applauso. La Gelmini è passata nel silenzio del pubblico.
Due interminabili minuti che in televisione non saranno stati trasmessi, due interminabili minuti di silenzio.
Silenzio da un pubblico di studenti e professori che applaudiva a tutto, anche al passaggio dei cavalli dei corazzieri.

Due interminabili minuti di silenzio al passaggio della Gelmini.

Non ci fate fischiare, noi stiamo zitti. Questo è il messaggio, palese e percepibile solo dai presenti.
Come dire, il silenzio dice molto di più anche di fischi e urla. Anche se in TV sarà stato opportunamente camuffato.

Veniamo ora al contenuto dell’articolo, al libretto e a wikipedia.

Si è vero: il libretto “I testi della memoria”: la nostra storia insieme compie 150 anni oltre a non contenere NESSUN nome o riferimento agli eventuali curatori, nessun riferimento alla data di stampa o alla tipografia e nemmeno alla Presidenza della Repubblica o a chi ha commissionato l’opera, il libretto contiene alla fine di ogni capitoletto delle NOTE STORICHE praticamente copiate da WIKIPEDIA senza mai citare la fonte.

Non c’è un nome, un curatore, una data di stampa, una fonte che sia una, non c’è NULLA su questo libretto se non dei documenti e delle note storiche copiate da Wikipedia (solo in alcuni casi editate, ma un minimo).

“I testi della memoria” contiene alcuni documenti divisi in capitoletti:

Ad esempio il primo, Lo Statuto Albertino Torino 4 marzo 1848. C’è il testo dello Statuto Albertino con i vari articoli e le Note Storiche a pag. 21 di cui Carlo Alberto Amedeo di Savoia è scopiazzato (editing leggerissimo) da http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Alberto_di_Savoia

“Carlo Alberto Amedeo di Savoia detto “il Magnanimo” (francese: Charles-Albert; piemontese Carl’Albert; Torino, 2 ottobre 1798 – Oporto, 28 luglio 1849) conte di Barge, settimo Principe di Carignano e Re di Sardegna dal 1831 al 1849. Ha legato indelebilmente il suo nome alla promulgazione dello Statuto fondamentale della Monarchia di Savoia 4 marzo 1848 – noto, appunto, come Statuto albertino – che rese il Regno di Sardegna, prima, e l’Italia, poi, una Monarchia costituzionale.”

e lo Statuto Albertino è scopiazzato da http://it.wikipedia.org/wiki/Statuto_albertino

“Lo Statuto del Regno o Statuto fondamentale della Monarchia di Savoia 4 marzo 1848, noto come Statuto albertino dal nome del Re che lo promulgò, Carlo Alberto di Savoia-Carignano, fu lo statuto adottato dal Regno sardo-piemontese il 4 marzo 1848 e fu definito, nel Preambolo autografo dello stesso Carlo Alberto, «Legge fondamentale perpetua ed irrevocabile della Monarchia» sabauda.”

Sempre le note storiche a pag. 39:
- L’assassinio di Pellegrino Rossi diciamo che è preso da qua http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Romana_(1849) e editato ma poco:

“L’assassinio di Pellegrino Rossi e la conseguente crisi politica del Papato [modifica] Il 15 novembre riaprì il Parlamento e il nuovo ministro dell’interno venne accoltellato da un gruppo di cui faceva parte un figlio del capopopolo democratico Ciceruacchio. In serata lo stesso Ciceruacchio, insieme a Carlo Luciano Buonaparte, inscenò sotto il Quirinale, una tumultuosa manifestazione, per chiedere “un ministro democratico, la costituente italiana e la guerra all’Austria”. La folla portò anche un cannone, che puntò contro il palazzo: si venne allo scontro a fuoco con gli Svizzeri e restò ucciso un monsignore addetto ai Sacri Palazzi. Pio IX convocò il corpo diplomatico e dichiarò che cedeva alla violenza e che considerava nulle tutte le concessioni che avrebbe fatto. Dopodiché assecondò le pressioni popolari, incaricando il democratico Bartolomeo Galletti di formare un nuovo ministero. La scena si ripeté due giorni più tardi, la sera del 17, quando la stessa folla armata si ripresentò davanti al Quirinale, chiedendo l’allontanamento degli Svizzeri. Ancora una volta Pio IX preavvisò il corpo diplomatico e cedette.”

- Pio IX: due righe apparentemente scritte di loro pugno,

- Assedio di Roma: non sembra scopiazzato a prima vista dalla pagina relativa di Wikipedia ma googlando meglio si scopre che il testo appartiene a questa pagina http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Romana_(1849)

- La lettera di Mazzini ai Romani: scopiazzato sempre da qua http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Romana_(1849)

Siamo a più di tre indizi e se non ricordo male, tre indizi fanno una prova: le note storiche del libretto “I testi della memoria”: la nostra storia insieme compie 150 anni, distribuito in occasione del compleanno della Repubblica e dell’inaugurazione dell’anno scolastico in Quirinale sono COPIATE da WIKIPEDIA.

O c’è bisogno che vi riporti il resto dell’indagine?

Metti il testo su google (o cerca la voce corrispondente di Wikipedia) per ognuna delle note storiche e, ad esempio, anche quelle riguardanti Mazzini son copiate da Wikipedia, questo è il lavoro che ho fatto, riassunto nell’articolo dell’Unità di oggi.

Hanno avuto l’intelligenza di non scrivere i curatori, non sapremo mai chi si è occupato della redazione e pubblicazione del libretto con i testi dei 150 anni della nostra storia. Sappiamo solo che son stati pagati (poco o tanto non importa) per COPIARE e INCOLLARE testi da WIKIPEDIA che, con tutto il rispetto per il progetto, non è esattamente una fonte storica attendibile.

WIKIPEDIA è un’enciclopedia le cui voci sono create e curate in maniera volontaria da chiunque sulla rete (certo, con le opportune verifiche ecc. ecc.)

WIKIPEDIA è un’enciclopedia che posso scrivere io, come la puoi scrivere anche tu.

Vogliamo prendere da WIKIPEDIA un contenuto? Facciamolo pure e mettiamo la fonte. Come ho fatto io in questo post: queste voci, queste parole sono interamente prese da qui, pagina e LINK.

I furbetti incaricati della redazione del testo del libretto hanno fatto una gran furbata. Peccato che tutti, dagli studenti al prof più scarso in tecnologie, oramai usiamo wikipedia e google. La verifica del plagio è immediata.

La verifica della magra figura, anche.

Gli studenti oramai si son fatti furbi e cambiano qualche parola quando trovano quello che cercano su Wikipedia, prima di consegnarlo al prof. Hanno capito che non possono consegnare tutti la stessa ricerca e hanno capito anche che i prof sanno usare Wikipedia a loro volta.
Soprattutto entrambe le categorie, prof e studenti, hanno oramai capito che le sole informazioni fornite da WIKIPEDIA non bastano. Sono solo le prime informazioni. L’approfondimento è altra cosa.

Le fonti storiche a corredo di documenti storici poi, sono ben altro di un paio di frasi scopiazzate alla meglio da WIKIPEDIA.

Chi è il mandante di questo libretto? La Presidenza della Repubblica, il Ministero dell’Istruzione? Napolitano, la Gelmini? Dubito si siano interessati al libretto in prima persona.
Non hanno nemmeno controllato il risultato commissionato a chi sa chi, però.

Fatto sta che un libretto ufficiale con contenuti ufficiali, come questi sui documenti che hanno fatto la storia dell’Italia, andava curato nei dettagli, nelle note, nelle fonti ecc. e non copiaincollato dal primo contenuto che trovi cercando su Internet.

A far la storia così siam bravi tutti.

Vi feedate di catepol?

Napolux ha ragione, il feed di questo blog è illegibile e non ha senso. Il feed è lo strumento che agevola la lettura di contenuti altrui, a quello serve.

Avendo messo mano al template (a proposito, che ne pensate?), metto mano anche ai feed.

Da questo momento chi mi legge dai Feed RSS non troverà più tutto questo ambaradan in fondo al post:

  • Disclaimer copyright di diverse righe (cosa che notoriamente nessuno legge o rispetta)
  • Bottone “retweet”
  • 13 link di sharing (twitter compreso)
  • 5 post correlati
  • Bannerone adsense

Lascio solo il disclaimer del copyright/licenza Creative Commons (serve purtroppo a sgamare facilmente chi si appropria dei contenuti, finisce infatti nei vari aggregatori e negli aggregatori di aggregatori…).

Sperando di aver fatto cosa gradita ai miei lettori.

NB se avete suggerimenti per migliorare la fruizione e la lettura del mio blog (template e feed o anche altro), scrivetelo nei commenti. Grazie.

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