Il cyberbullismo non è uno scherzo

Parliamo di bullismo in rete e di adolescenti. Con un video del Canadian Safe School Network che segue il format di una rubrica del programma Jimmy Kimmel Live!

stop-bullismobullismo, cyberbully

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Ci sono alcuni adolescenti che leggono i tweet che hanno ricevuto e che parlano di loro.
Il pubblico ride, tweet dopo tweet.

“Ragazzi, Eric non è gay. È solo che preferisce gli uomini…in bocca.”
“La voce di Allan è così fastidiosa che mi fa desiderare di essere sordo.”
“Ehi Devon. Belle tette.”
“Holly ha una faccia che solo il diabete può amare.”
2Ethan, i tuoi genitori sono fratello e sorella? Perché hai una faccia da ritardato.2

Solo che la lettura dei tweet presenta un contenuto sempre più aggressivo e violento. Stop alle risate del pubblico. L’ultima ragazza, quella che legge “Non piaci a nessuno. Fai un favore a tutti. Ammazzati e basta” si alza e se ne va.

Il cyberbullismo non è uno scherzo.
Un video utile per parlarne.

L’anno meraviglioso su Facebook, l’algoritmo e noi

E’ stato un anno meraviglioso su Facebook.
No? 😉

facebook anno meraviglioso

X amici postano su Facebook il loro “anno di Facebook”, dove X corrisponde al numero degli amici di Facebook. Pensando di essere gli unici, originali e fighissimi, a cui Facebook attivava la funzione “Year in Review”, anche io, anche tu, abbiamo condiviso il nostro anno su Facebook con il ringraziamento ai lettori per averne fatto parte.

Poi il loop. L’anno meraviglioso che si riproduce, si moltiplica, si condivide e poi annoia.
Confesso, oltre al mio anno su Facebook, ho cliccato e guardato l’anno di pochissimi altri.

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E ho cliccato non per la curiosità di vedere l’anno di Tizio e l’anno di Sempronio ma per verificare chi avesse compreso che quanto l’algoritmo restituiva poteva essere editato e personalizzato.

Pochi.
Gran parte dei 5000 amici che mi ritrovo ha lasciato quello che Facebook proponeva e lo ha postato.
Protestando poi di non riconoscersi. Protestando con Facebook, mica con se stesso e la sua incapacità di gestire il giochino. Protestando con gli amici che a loro volta postavano. E basta! Che noia!

Copertine improbabili e improponibili con foto di altre persone, di situazioni di gruppo, di pizze, di birre o, peggio, di meme, di auguri, di alberelli… (cit.)

Eppure è il “TUO” anno su Facebook. C’è il tuo nome sopra.

Ho visto “anni di facebook” pieni di immagini estranee, che non rappresentavano nulla del profilo il cui nome è là in copertina, in bella vista.

Ho visto immagini disorganizzate, non omogenee, non attinenti. Una accozzaglia di foto nell’anno di molti.
Dove le ha prese Facebook?

Ovvio che il numero delle interazioni sulle immagini (mi piace, commenti, condivisioni) sia determinante per l’algoritmo di Facebook. E’ esattamente quello che Facebook prende, ricompone mese per mese, e restituisce sottoforma di “Year in Review” nel momento in cui partecipiamo al gioco/meme collettivo del social network.

Eppure, si potevano tranquillamente editare diverse cose: dal testo “È stato un anno meraviglioso. Grazie per aver contribuito a renderlo tale” alla foto di copertina, passando per le 4 foto per gruppi di mesi e finendo alla grafica. Io l’ho fatto, infatti.

Bastava guardare il “prodotto” che Facebook ci forniva per il tramite dell’algoritmo prima di condividerlo in bacheca. Non era obbligatorio cliccare per creare il video, non era obbligatorio condividerlo, non ce l’ha ordinato il medico. Non è stato meraviglioso il 2014?
Un clic su edit prima di postare e si poteva sostituire “meraviglioso” con l’aggettivo preferito.

Corretto che Facebook si sia scusato con Eric Meyer, il padre della bambina di 6 anni morta di cancro e “sbattuta” da Facebook nell’anno meraviglioso del padre, dopo le sue proteste e l’indignazione pubblica.

Cos’altro poteva rispondere Facebook?
Qualcosa tipo: “Io ti fornisco solo un giochino. Non potevi controllare prima di postare il tuo anno meraviglioso?”

L’algoritmo semplicemente preleva le foto con più interazione.
Non sa perché un’immagine abbia avuto TOT mi piace, TOT commenti, TOT condivisioni.
L’algoritmo sa solo che quei tre TOT insieme indicano le foto con la più alta interazione di amici, e che quindi rappresentano un avvenimento, un momento importante dell’anno di quella persona su Facebook.

Vallo a spiegare all’algoritmo che era morta una bimba. Non può distinguerla da una immagine di invito a un evento in cui sono state taggate le solite 200 persone, te compreso, né da uno screenshot, da una vignetta, da un selfie, da un fotomontaggio, da un meme. Semplicemente foto con interazione altissima, per l’algoritmo di Facebook.

E te le ripropone, come la peperonata, a fine anno.

A noi tocca l’editing e la modifica prima di condividere il nostro anno su Facebook, non a Facebook.
Siamo noi a condividere, verificando prima il contenuto della condivisione.
Invece postiamo senza pensare, poi diamo la colpa a Facebook.

Come fa un algoritmo a capire lo stato emotivo delle nostre condivisioni?
Non può sapere perché c’è stata un’alta interazione. Sa solo che è alta, che c’è stata partecipazione, che ha coinvolto tanti contatti e tante reti sociali diverse.

E ti ritrovi nel tuo anno su Facebook il santino del politico di parte avversa che in campagna elettorale taggava l’universo conosciuto, te compreso o gli auguri di buona pasqua di Sempronio che non è manco “amico” tuo.

E ti ritrovi il gattino tanto carino della vicina che ti aveva taggato e che avevi condiviso per cortesia. Hai fatto bene a ignorare i comitati di gattari e i loro millemila commenti alla foto. Peccato non esserti staggato.

E ti ritrovi mentre brillo ululi alla luna eppure era “l’anno di Facebook” di un professionista serio. Com’è?
Perché appare quella foto e non quella in cui partecipi alla conferenza internazionale, seduto in prima fila?
Quello si che era un momento grandioso del tuo anno!
Peccato che la prima foto sia pubblica e la seconda visibile solo ai colleghi. Dettagli.

Dovremmo conoscere le basi delle impostazioni privacy, dovremmo sistemare al meglio queste opzioni che Facebook ci “regala” come la revisione dei tag e la loro approvazione con conseguente visualizzazione sul nostro profilo.

Dovremmo essere consapevoli che altri possono postare cose che rendiamo visibili da noi (come se fossero nostre, aggiungo io) e soprattutto dovremmo conoscere come impedirlo. Già, Facebook ci consente di impedire che altri postino nei nostri spazi senza il nostro consenso.

L’algoritmo non è crudele, siamo noi che glielo permettiamo, al massimo, con la faciloneria con cui NON gestiamo i nostri profili, NON curiamo la privacy nelle condivisioni e la web reputation.

L’algoritmo non è senza cuore.
Il problema spesso siamo direttamente noi.

Social network e nuove relazioni

Ieri sono stata a Matera, invitata dal CSV (Centro Servizi Volontariato) Basilicata a parlare di “Social network e socialità: uno sguardo sulle nuove relazioni”.

Un intervento formativo/informativo per associazioni e no-profit su come il social web ha cambiato la nostra socialità e il modo di essere in relazione aggiungendo una dimensione digitale grazie alle tecnologie che abbiamo in mano.

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Una conversazione su come utilizzare al meglio il social web e i suoi strumenti comunicare e raccontare ciò per cui si adoperano tantissimi volontari, associazioni, persone di buona volontà, ogni giorno.

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Social come piazze virtuali, estensioni della nostra presenza, come strumento che ci mette in relazione.
Conversazioni, conoscenza condivisa.
Cosa sono questi benedetti hashtag e come funzionano.
La differenza tra un profilo, una pagina, un gruppo Facebook. Cosa è meglio utilizzare per la comunicazione e la narrazione, insieme a un sito/blog?
Personal branding, web reputation, coerenza delle persone dentro e fuori i social network.
Un approfondimento dell’articolo recentissimo scritto da Vincos su Che Futuro! sulla solidarietà e le migliori noprofit in rete.
La cura dei contenuti, del racconto, lo storytelling.

Perché…siamo quello che condividiamo!

Queste le mie slide. Enjoy!

#digitalchampions in missione 😉

Siamo quello che condividiamo

Quante volte nelle ultime 48 ore avete visto il messaggio/post seguente sulle bacheche/profili dei vostri amici di Facebook?

“A causa del fatto che Facebook ha scelto di includere un software che permette il furto di informazioni personali, dichiaro quanto segue: oggi, giorno 27 novembre 2014, in risposta alle nuove linee guida di Facebook e articoli l. 111, 112 e 113 del Codice della proprietà intellettuale, dichiaro che, i miei diritti sono associati a tutte le mie informazioni personali, dipinti, disegni, fotografie, testi, ecc… postati sul mio profilo. Per l’uso commerciale di quanto sopra, è necessario il mio consenso per iscritto in qualsiasi momento.
Chi legge questo testo può copiarlo e incollarlo nella propria bacheca di Facebook. Ciò consentirà di porsi sotto la protezione del diritto d’autore. Informo Facebook, che è severamente vietato divulgare, copiare, distribuire, diffondere o fare qualsiasi altra azione contro di me, sulla base di questo profilo e / o dei suoi contenuti. Le misure di cui sopra si applicano anche ai dipendenti, studenti, agenti e / o dipendenti, sotto la direzione di Facebook. Le informazioni riservate sono incluse nel contenuto del profilo. La violazione della mia privacy è punibile dalla legge (UCC 1 1 1 1-308-308-308-103 e Lo Statuto di Roma)”.

Nel dubbio, avete anche condiviso, copiato e incollato nel vostro spazio, per mettervi sotto la protezione del diritto d’autore?

“Sotto la protezione”. Ma in italiano vi suona bene?

“A causa del fatto” e il famoso “software che permette il furto di informazioni personali”.

Allora la privacy in Facebook è regolata come dice qua lo stesso Facebook https://www.facebook.com/policy.php

Quando apriamo un profilo Facebook, accettiamo quanto è regolamentato qua https://www.facebook.com/legal/terms

Tutto il resto è bufala e passatempo di buontemponi che non sanno cosa inventarsi. O meglio, lo sanno bene, dato che con queste catene di sant’antonio inutili il contenuto bufala passa di post in post, di bacheca in bacheca, con preghiera di copiarlo e incollarlo ancora.

Leggere quanto postate, mai?

L’unico modo per non regalare dati personali a Facebook è non metterceli.
Aprendo un profilo abbiamo già deciso di dare quello che ci postiamo a Facebook e a quanti leggeranno.
Piuttosto che postare dichiarazioni inutili fate così: chiudete il profilo (massima sicurezza!! a prova di ogni violazione del diritto d’autore e della proprietà intellettuale, no?) oppure condividete contenuti interessanti per chi vi legge.

Quello che postiamo su Facebook non è informazione riservata, è pubblica proprio perché la pubblichiamo. I dati personali ce li mettiamo noi. Le informazioni anche riservate ce le inseriamo eventualmente noi, pensando di condividerle solo con i nostri amici, a volte anche spuntando le caselline di privacy per il posting solo a specifici destinatari. E se ce li mettono gli altri i nostri dati personali? Anche qui, gli altri non sono Facebook. Si agisce diversamente, nel caso.

Tempo fa scrivevo che su Facebook la nostra privacy finisce dove cominciano i profili pubblici degli altri. Vi invito a rileggerlo.

Chi può vedere il tuo profilo? Come hai impostato le opzioni di privacy? Vai a controllare qui https://www.facebook.com/settings/?tab=privacy
Chi può vedere le tue informazioni di base?
Clicca sul testo “Modificare le tue informazioni di base” oppure su https://www.facebook.com/TUONOME?sk=info&edit=basic e verifica.

Ora sono io a chiedere a tutti i miei contatti un favore!

Leggete, prima di postare qualunque appello al copia/incolla/condividi su Facebook.
Leggete.

Oppure chiedete qui nel Gruppo Antibufale che amministro da anni e su cui circolano ciclicamente sempre le stesse “Bufale” tipo questa.

Qui le Privacy Basic di Facebook https://www.facebook.com/about/basics/

Tutto ciò è scatenato dal messaggio che Facebook sta inviando a tutti gli utenti su cosa cambia nel 2015 in termini di privacy e di cookie:

Utilizzando i nostri servizi a partire dal 1° gennaio, accetti le condizioni, la Normativa sui dati e la Normativa sui cookie aggiornate e accetti di visualizzare inserzioni migliorate sulla base di applicazioni e siti che utilizzi. Maggiori informazioni sugli aggiornamenti e sulla modalità di gestione delle inserzioni visualizzate di seguito.

Il tutto si trova disponibile alla lettura degli utenti su questa pagina: https://www.facebook.com/about/terms-updates/?notif_t=data_policy_notice

facebook privacy

Avremo a disposizione delle guide interattive. Evviva. Anche Facebook ha capito che NON LEGGIAMO quanto ci scrive meticolosamente ogni volta che c’è un cambiamento.

Qui possiamo fare le domande direttamente a Facebook su queste questioni https://www.facebook.com/help/contact/173545232710000

Piuttosto che pensare a come proteggere il diritto d’autore delle cose che postiamo su Facebook con queste dichiarazioni a catena che nulla aggiungono se non rumore e ripetizione all’ecologia della comunicazione via social, piuttosto che intimare a Facebook da un post di non impadronirsi della proprietà intellettuale dei gattini che inviamo al mondo, leggete.

E provate a condividere conoscenza, stati d’animo, foto, video che portino “valore aggiunto” alle relazioni (è un social, socializziamo) e che siano utili a noi stessi e a chi ci segue e ci apprezza proprio perchè “Siamo ciò che Condividiamo”.

Competenze digitali e Scuola Digitale in ottica di genere

Competenze digitali e Scuola Digitale in ottica di genere

Competenze Digitali e Scuola Digitale in ottica di genere. Le slide del mio intervento a Matera, 13 settembre 2014 nell’ambito della due giorni di seminari su “Smart City e Smart Community in ottica di genere nell’attività di governance: dalla normativa all’azione amministrativa e sociale”.

Iniziativa organizzata e promossa dalla consigliera di Parità Regionale di Basilicata Maria Anna Fanelli che ringrazio per aver coinvolto anche me, insieme all’Associazione Stati Generali dell’Innovazione e alla Rete Wister.

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Con il digitale, abbiamo il mondo in tasca, racchiuso nel nostro smartphone o nel nostro tablet. Perché la scuola oggi dovrebbe occuparsi delle competenze digitali? Per tante ragioni.
Per comprendere e usare le tecnologie “smart” e i social non solo a scopo ludico ma per l’apprendimento continuo e per sviluppare le competenze digitali oramai indispensabili.

competenze digitali

Non si è “alfabetizzati digitali” una volta per sempre, il digitale è in perenne evoluzione. Occorre fornire anche a scuola gli strumenti culturali e la curiosità per trarre tutti i benefici disponibili dal digitale, a prescindere dallo strumento utilizzato. Domani sarà già obsoleto, mentre solo l’approccio corretto rende il digitale un diritto vero e proprio di cittadinanza e partecipazione alla rivoluzione che internet ha portato nelle nostre vite e nella nostra quotidianità.

Mi sono soffermata sulla definizione condivisa da AGID di “competenze digitali” a partire dalla Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente, 2006/962/CE.

Ho provato a riassumere cosa vuol dire scuola digitale oggi in Italia, nelle varie fasi delPiano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) che porta avanti l’obiettivo di modificare gli ambienti di apprendimento per rendere l’offerta educativa e formativa coerente con i cambiamenti della società della conoscenza e con le esigenze e con i ritmi del mondo contemporaneo.

Occorre affrontare la complessità delle abitudini digitali insieme ai nuovi modi di comunicare e apprendere. E’ di fondamentale importanza formare i docenti. Le questioni educative correlate alle competenze digitali e alla scuola digitale sono tante: meglio il tablet per ogni alunno? Oppure il BYOD? Dobbiamo davvero rottamare le LIM?

Infine una carrellata di tutte le questioni legate ai social che la scuola non può non affrontare.

Sulla questione di genere in effetti ho detto poco. E c’è una ragione ben precisa: le competenze digitali sono il punto di partenza, per uomini e donne, a pari livello e senza differenze di genere, per affrontare il mondo attuale. Cominciando dalla scuola, con i bambini, le competenze digitali potrebbero essere la chiave di volta per eliminare gli stereotipi che vedono da una parte “le cose che possono fare i maschietti” e dall’altra “le cose che possono fare le femminucce”.

Internet, il web, i social media, le competenze digitali non sono certo precluse alle donne. Anzi.
Che ne dite?

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