Internet è un territorio

“Internet n’abolit pas les limites géographiques traditionnelles, ne dissout pas les identités culturelles, n’aplanit pas les différences linguistiques: il les consacre”.

Internet non ha abolito i confini tradizionali, anzi li ha consacrati!

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“Car même si nous avons accès aux contenus du monde entier depuis nos ordinateurs et nos smartphones, internet reste très local dans ses usages et s’adapte aux réalités de chaque espace. Il y a des plateformes globalisées, mais peu de contenus. Il n’y a pas d’”internet global” – et il n’y en aura jamais. Loin d’un mondialisme sans frontières, la transition numérique n’est pas une homogénéisation. L’uniformisation culturelle et linguistique ne doit pas être redoutée. La révolution numérique apparaît, au contraire, comme une territorialisation et une fragmentation: internet, c’est un territoire.”

Frédéric Martel – Mainstream

Internet é un territorio.
Abbiamo accesso al mondo intero e allo stesso tempo rafforziamo soprattutto il legame con il locale, con il nostro territorio, con la nostra lingua.

Con il mondo intero sempre a disposizione. Utile rifletterci su.

Quanti passi servono?

Camminare.
Riprendere a.
Una voglia immensa di.
Camminare.
Scrivere.
Più voglia di camminare.
A passo spedito, a testa alta.
Camminare.
A passo lento, a passo veloce, a passo cittadino.
Al passo che scelgo io.
Il mio passo.
L’autonomia.
Dire “Vado” e andarci.
Dire “Me ne vado” e andarsene.
Camminare.
Pensare “Torno” e rientrare.
“Andiamo là” e poi cambiare idea.
Deciderlo, farlo.
Smettere di contare quanti passi servono.
Quanta fatica, quanto tempo in più.
Non dover chiedere “Mi accompagni”.
E nemmeno “Aspettami”.

Semplicemente: andare.
Magari insieme. E camminare!

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N.B. Non che mi sia fermata mai, in questo mese, nonostante il #mignolinorotto.
Rallentare comunque, ogni tanto, fa anche bene…
;)

Plico telematico 2014

Plico telematico anno 3. Da sperimentazione diventa (o dovrebbe essere diventata) procedura acquisita, metabolizzata, interiorizzata.

Dovrebbe.

Sono stata referente del plico telematico per i primi due anni nel mio istituto, ho seguito direttamente tutte le procedure, la sperimentazione, le simulazioni. Quest’anno invece non lo sono ma ovviamente, lo sapete, continuo a seguire i temi che riguardano la scuola correlata agli aspetti del digitale e il plico telematico è parte integrante delle procedure di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

Non ci sono particolari novità quest’anno se non che non si è effettuata la simulazione del download del plico telematico (operazione comunque utile, nei due anni precedenti, per provare la procedura e verificare il funzionamento del tutto) e che le operazioni preliminari allo svolgimento delle prove scritte degli esami di Stato prevedono, dalla mattinata del 10 e fino al 16 Giugno, che ciascun Referente di sede d’esame proceda direttamente (a ridosso dell’insediamento della Commissione)
- al download del plico,
- all’installazione dell’applicazione sulla postazione nella sede d’esame,
- a conservare le credenziali(utente e password) rilasciate dal sistema,
- a effettuare tutte le verifiche indicate nell’allegato,
- a eseguire il test
- a comunicarne obbligatoriamente l’esito a sistema SIDI.

In un mondo perfetto, con percentuali di riuscita dell’operazione su tutto il territorio nazionale, nel 2012/13 e 2011/12, altissime, tutto dovrebbe procedere in tranquillità agli esami di stato 2014.

Si tratta solo di scaricare l’applicazione e fare i test con le credenziali, abilitarla alla ricezione dei temi nelle giornate della prima e seconda prova scritta.

Solo che, ad oggi 12 giugno, il portale di accesso al sidi/plico telematico si presenta così ai referenti di sede (e a tutti noi):

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Sito in manutenzione tecnica.

Sarà ripristinato il prima possibile.

Ci scusiamo per il disagio

Quindi, invece di essere già nella fase successiva, cioè l’attesa della e-mail con le modalità di diffusione delle chiavi di decriptazione per le prove scritte, la procedura deve ancora iniziare.

Cosa succede? Cosa è stato sottodimensionato, sottovalutato stavolta al MIUR? Si sa che in questi giorni istruzione.it viene utilizzato per una marea di motivi da una marea di utenti (TFA, Graduatorie, Segreterie ecc.)

Anche la sezione “Istanze online” in questi giorni è “affaticata” e non tutte le funzioni “funzionano”.

Tornando al Plico Telematico per gli esami di stato 2014. I referenti di sede ricevono una mail il 10 giugno nella quale viene comunicato che, per problemi tecnici al momento non è possibile effettuare il download del plico telematico attraverso la funzione SIDI Esami di Stato – Plico Telematico -Download e che saranno informati non appena la funzione sarà disponibile.

Successivamente i referenti di sede ricevono una comunicazione (11 giugno) nella quale è spiegata la procedura straordinaria di download del plico “per ovviare alle problematiche riscontrate sul SIDI ed effettuare la procedura di download del Plico Telematico” con un link attraverso cui accedere.

Al link del download straordinario bisogna inserire le credenziali che verranno comunicate ai referenti di sede con successiva mail e così si potrà effettuare il download del Plico Telematico, quello ufficiale per la sessione Ordinaria 2014.

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Finalmente, i referenti di Sede ricevono anche le credenziali di accesso alla procedura di download straordinaria.

E questo rimbalzare di credenziali diverse, comunque è utile per la sicurezza delle operazioni.

Come funziona adesso?
I referenti di Sede possono, adesso, effettuare il download dell’applicazione del plico telematico su postazioni di lavoro protette da password e collocate all’interno di locali sicuri e affidabili i cui accessi siano muniti di serrature e chiavi perfettamente funzionanti (nota prot. 3172 del 24.05.12).

Dovrebbero avere già anche verificato le impostazioni della stampante: formato A4, zoom al 100%, orientamento verticale (portrait). Qualunque altra impostazione potrebbe generare stampe incomplete e quindi non corrette. Così potranno fare la prova di stampa del TEST.

Con il download verranno fornite le ulteriori credenziali necessarie
all’apertura del Plico. Credenziali che, ovviamente, vanno conservate e non rese disponibili ad altri soggetti.

I Referenti di sede devono, a questo punto, effettuare tutte le verifiche comunicate loro precedentemente e procedere al TEST. Non appena il SIDI sarà reso nuovamente disponibile, sarà necessario comunicare l’esito del test con l’apposita funzione. Cari Referenti di sede, ricordatevi di prendere nota del codice segnalato dall’applicazione in caso di esito positivo o delle eventuali criticità riscontrate.

E poi, allo stato attuale, i Referenti di sede, dovranno aspettare altre comunicazioni, nei prossimi giorni.

Il MIUR ringrazia per la collaborazione.

Devo dire che anche il @miursocial, ieri ha subito risposto su Twitter al mio quesito:

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Insomma ci stanno lavorando.

Spiace vedere che una procedura digitale funzionante e rodata, dopo due anni, sia in “ritardo” in questo terzo anno per problemi tecnici (che potevano anche essere previsti per tempo).

Il Plico Telematico non è più la novità con cui il MIUR per la prima volta nella storia, consegna i temi della Maturità via Internet e non attraverso l’ambaradan dello spiegamento di forze dell’ordine e delle copie cartacee sigillate, consegnate la mattina stessa.

Avevo scritto qui sul blog i miei complimenti al Ministro Profumo, per questo. Una delle pratiche di dematerializzazione telematica della PA non solo funzionante ma riuscitissima (pochissime le scuole che hanno avuto problemi nei primi 2 anni, procedura iperguidata, simulazioni effettuate positivamente da tutti gli istituti ecc.) insieme a quella delle Iscrizioni online.

Io, questo lo dico per sorriderne insieme, detenevo pure il mio record personale: lo scorso anno ho consegnato al Presidente della Commissione la stampa dei temi di italiano alle 8.32, per dire…

Speriamo che i problemi tecnici si risolvano e che tutto proceda come deve procedere, altrimenti sarà un passo in dietro per la digitalizzazione delle scuole e di tutto il Paese.

E poi rimando a questo post (qui parlo agli studenti, ai maturandi): no, il plico telematico non può essere hackerato, studiate tranquilli!

E buona #maturita2014 a tutti, colleghi Presidenti e Commissari, studenti maturandi, referenti del plico telematico ecc.!!

Social media policy in ambiente scolastico #gasw2014

Le mie slide su “Social media policy in ambiente scolastico” per la Giornata aperta sul web #gasw2014

Non possiamo non tener conto della normativa che, in sintesi, vieta l’uso dei telefonini a scuola (Direttiva Fioroni 104/2007 ecc.) Siamo, ovviamente, tenuti a rispettare e far rispettare.
Dobbiamo, secondo me, affrontare il cambiamento e gestirlo.
Cambiamento che vede uno smartphone in mano alla quasi totalità degli studenti, la presenza sui social dei nostri ragazzi/figli a partire dalla quinta classe della scuola primarie (nonostante l’età minima, ad esempio per Facebook, sia 13 anni compiuti), la sempre più massiccia (e ingombrante?) presenza sui social di docenti e genitori ecc.

Come gestire il cambiamento in atto, anche tenendo conto delle tecnologie a disposizione nelle scuole, delle sperimentazioni che vedono i tablet per ogni studente, classi 2.0, dei progetti di scuola digitale ecc?

Come affrontare il fatto, ad esempio, che, nonostante tutti i divieti e le normative esistenti, gli studenti durante un esame (le prove INVALSI o, a breve, gli esami di stato) praticamente in tempo reale sono tutti sui social a scambiarsi quesiti e soluzioni, a fare ironia, a sfogarsi, a comunicare?

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Chiudendo gli occhi? Facendo finta che tutto ciò non accade?
Io son tre anni che ne parlo…per dire.

Con una Social Media Policy di Istituto, sempre più necessaria.
Una sorta di regolamento interno, condiviso con tutte le componenti. Una elaborazione partecipata che tenga conto di diversi fattori e questioni.

Un documento che contenga sia le Linee Guida per la gestione della presenza e della comunicazione degli spazi in rete dell’Istituto che le Linee Guida per la gestione della presenza responsabile in rete e sui social network di personale e studenti.

Social Media Policy d’Istituto come momento educante di tutta la comunità scolastica.

Nel mio intervento alla Giornata Aperta sul Web ho provato a delineare quello che secondo me dovrebbe essere il contenuto:

Gestione degli spazi in rete dell’istituto
- sito web scolastico: ruoli, comunicazione istituzionale, gestione materiali, accessi con password, gestione credenziali, ecc.
- canali social della scuola: quali aprire, che materiali, quale comunicazione, target utenti, chi gestisce ecc.

Gestione di spazi di condivisione materiali per la didattica e organizzativi
- Singolo docente o disciplina
- Singola classe
- Gruppi di lavoro
- Scelta strumenti web: dropbox, google drive, email, skype ecc.
- LIM, TABLET, Applicazioni, ebook: guide tecniche e metodologiche
- Registro elettronico ecc.

Pianificazione della presenza social collegata al sito istituzionale (come scrivevamo nel vademecum Pubblica Amministrazione e social media)

Gestione di tutte le questioni educative collegate all’uso di media sociali

I Temi da mettere sul piatto delle riflessioni da fare per una Social Media Policy d’Istituto sono tanti:
- Diffusione conoscenza: cultura digitale
- Comunicazione
- Trasparenza
- Diffusione informazioni
- Dialogo Scuola/Famiglie
- Dialogo Docenti/Studenti
- Dialogo diverse componenti comunità scolastica
- Uso della rete e della comunicazione online: competenze digitali

La scuola non può sottrarsi dall’educare all’uso corretto dei social media, alla consapevolezza e alla gestione della privacy, alla gestione della Web Reputation, ai pro e contro della geolocalizzazione, alla gestione delle informazioni riguardanti dati personali, privacy, informazioni riservate…

La scuola deve prevenire comportamenti in rete che implicano insulti, volgarità, offese, minacce, atteggiamenti violenti, bullismo, stalking ecc.

E’ oramai opportuno esplicitare come regolamentare uso di Fotografie, Filmati, Registrazioni ecc. (chiarendo gli usi consentiti, ad esempio per alunni H, DSA, BES).

Tocca alla scuola occuparsi anche di Diritto d’Autore, materiale privato o protetto, licenze Creative Commons, come citare le fonti.

Insomma ho messo molta carne al fuoco e condivido per continuare a discuterne insieme.

Volevo ripartire dal blog…

…invece son mesi senza ADSL a casa, il piano dati sull’iphone mi declassa a velocità ridotta dai primi del mese (come non averla proprio la connessione!), ma quanto consumo? Ma sempre su internet sto?
Ah, e l’ipad 1 pesa, é scomodo, non ci puoi far tutto (non è vero, ovvio, ho fatto cose in queste condizioni, che voi umani…)

Vabbè…

Come scusa, essere “digital divisa”, non è un granché, mi sembrava solo buona per rompere il “blocco del blogger”
:)

Buona Pasqua e buona Pasquetta fatte, intanto.

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Cosa sono i social network, a cosa servono, come si usano (le mie slide)

Cosa sono i social network, a cosa servono, come si usano.
Le mie slide del seminario di Tropea

Poi un articolo della Gazzetta del Sud che vi racconta come è andata:

Convegno Rotary Tropea

Ora ve li buco i messaggi multipli su Facebook!

2014 cominciato esattamente come è finito il 2013 per quanto riguarda i messaggi privati di Facebook. Rimane l’abitudine, per tanti, troppi oramai, di abusare dello strumento.

Come? Con i messaggi privati multipli, indirizzati a 100 contatti tutti insieme. Fortunatamente c’è un limite almeno nel numero.

Si può solo uscire dalle conversazioni, purtroppo, dopo che qualcuno ci ha inserito e dopo che cominciamo a ricevere il fiume della conversazione in atto. Si, si potrebbe anche decidere da chi farci inviare messaggi privati su Facebook, lasciando la possibilità solo agli amici.

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Stamattina sono stata svegliata proprio dal suono ripetuto delle notifiche del Messenger (all’unisono poi su iPhone e Ipad). Sarà successo qualcosa, ho pensato.

E no, non ditemi che è il prezzo da pagare per avere tanti “amici” sui social, la conversazione multipla. Non lo è.

I messaggi privati, sono privati. Magari a piccoli gruppi, se il tema è comune (organizzare una pizza, darsi appuntamento per qualcosa, coordinarsi). I messaggi privati collettivi, con persone sconosciute, non sono più privati, tanto vale utilizzare la bacheca + il tag alle persone.

Educhiamoci tutti a monte: prima di mandare un messaggio privato a 100 persone (che siano gli auguri di natale, della befana o l’invito a votare Renzi o chi so io o il gioco stupido con cui si pensa di contribuire alla prevenzione del cancro al seno….) chiediamoci quanto stiamo invadendo la privacy della gente e quanto risultiamo inutili.

Chiediamocelo e prima di cliccare invio, dopo aver aggiunto i 100 contatti, proviamo anche a risponderci. Una volta lo avremmo chiamato semplicemente spam.

Invasione di privacy perché si mettono in una chat di gruppo anche sconosciuti fra loro che non è detto condividano lo stesso tema del messaggio.

Infatti poi cosa accade? Cominciano le risposte “ok” “grazie” “ciao” e anche i “toglietemi dal gruppo” ecc . Il delirio.

La privacy perché tutto ciò si traduce nell’invasione del proprio cell/tablet sui quali la app Messenger con solerzia segnala ogni notifica di messaggio privato.

Come abbiamo le notifiche sms, mail, whatsapp ecc. abbiamo anche queste e sono per il contatto privato, personale, importante, rapido. Perchè Twitter prima, Facebook poi, li avrebbero chiamati Messaggi Diretti o Messaggi Privati?

Nessuno ci autorizza a invadere gli spazi privati altrui se non è importante. Nessuno ci autorizza a mandare pacchi di informazione inutile ai nostri contatti. Nessuno ci autorizza ad abusare di questi canali social per attirare attenzione. Non parliamo del consumo dati + batteria, quando nostro malgrado siamo bersaglio di questa messaggistica.

Per i messaggi multipli che sono così pubblici, bacheca + tag. Esci dalla conversazione è una ulteriore perdita di tempo ogni volta che vorrei evitare, almeno io.

È questione, al solito, di educarci agli strumenti social e al loro uso.
Non è un caso che la maggior parte di noi clicchi immediatamente su “Esci dalla conversazione”.
Basta scorrere questo tipo di conversazioni multiple, le uscite sono visibili a tutti, man mano che avvengono, fanno parte integrante della chat.

Quindi i messaggi multipli sono inutili.

Nell’ecologia della comunicazione social di tutti, fare attenzione a ciò che facciamo, come lo facciamo, attraverso quale canale e, soprattutto con quale obiettivo, diventa sempre più importante.

Siamo invasi da informazioni di ogni genere, fortunatamente possiamo sempre scegliere a cosa prestare attenzione. Quando si entra a gamba tesa nei canali privati e diretti, riusciamo a prestare attenzione anche alle persone e calibrare quanto scriviamo loro?

Attenzione alle persone, attenzione alla relazione, attenzione alla comunicazione, attenzione al messaggio, attenzione a non sprecare e far sprecare tempo, attenzione alle cose importanti.

Al prossimo messaggio multiplo su Facebook, inutile, prima di uscire dalla conversazione, copieró e incolleró questo post.

Leggere di più, leggere meglio

Tra i propositi per il nuovo anno, leggere di più, leggere meglio.

Ho appena cominciato.

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Carta o e-book non fa differenza.
Il Kobo touch mi accompagna, sempre in borsa. Da quando ce l’ho, leggo ovviamente di più, perché leggo ovunque. Pesa meno dell’ipad, pieno comunque di e-Book e utile alle mie pratiche di lettura.

Compro sempre qualcosa, entrando in libreria. Compro pagine di carta anche quando compro online ed è disponibile l’e-book. Compro e-book, oppure, li cerco, e in qualche modo li “trovo” grazie alla rete.

Preoccupante, piuttosto, che nel 2013, 6 italiani su 10 non abbiano proprio letto nulla.
Una famiglia su 10 non possiede libri in casa (e sicuramente il loro tablet non ne contiene nemmeno, non tiriamo fuori la scusa della tecnologia e del cambiamento).

I lettori forti, in Italia, sono quelli che leggono un libro al mese.

Io, invece, rimpiango d’aver letto molto meno negli ultimi 4 mesi del 2013, nei quali il tempo è volato per altro. Mi rifaccio presto.

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Cioè rimpiango di esser passata da 99 libri letti nel 2012 a una sessantina nel 2013…pensate.

Cosa ho letto nel 2013? Gli argomenti più disparati, apparentemente senza filo conduttore (la mia libreria, metodicamente aggiornata in maniera social http://www.anobii.com/catepol/books).

Alcuni tra questi libri, sono semplicemente capitati nelle mie mani al momento giusto. Anche nella lettura la serendipity è sovrana. Altri li ho voluti leggere, altri, semplicemente, hanno risposto alla domanda “che mi posso leggere oggi?”

Aperto il Kobo, sfogliato quanto in precedenza caricato, trovato titolo e via.

Ho “decine” di libri nel Kobo e sull’ipad e continuo ad aggiungere titoli in memoria.
Ho una ventina di libri sul comodino.
Comincio ad avere decine di libri nella whishlist, quelli che vorrei leggere.
Non so se mai leggerò tutto quello che vorrei leggere (o anche quello che semplicemente dovrei, per lavoro o per interesse specifico).

La cosa mi diverte e mi sfida. Leggere è un piacere che mi porto dietro da piccolissima.
Il mio 2014 ricomincia proprio da qua.

Ah, e anche dal blog. Ci provo.

#catenewyear i miei social auguri

Auguri a quelli che gli hashtag, auguri a quelli senza hashtag (se il cancelletto fosse un attributo, non sarebbe da tutti).

Auguri a quelli che ci mettono la faccia. Hanno spalle abbastanza grandi.
Auguri a quelli che la faccia non ce l’hanno.

Auguri a quelli che non si prendono troppo sul serio.
Auguri a quelli che pensan d’essere seri e invece…

Auguri a chi è capace di mettersi e rimettersi in gioco ogni giorno.
Auguri a chi non gioca mai.

Auguri a quelli che ti parlano guardandoti negli occhi.
Auguri a chi gli occhi invece non li alza mai.

Auguri a chi sa usare sempre le parole giuste, a chi almeno ci prova.
Auguri anche a chi invece “sono solo parole”.

Auguri a chi sa fermarsi a respirare e riflettere su quanto accade.
Auguri a chi non respira mai.

Auguri a chi sa cambiare programma perché la vita non è scontata.
Auguri a chi non cambia e non fa sconti mai.

Auguri a chi sorride di sorrisi sinceri, a chi di sorrisi di cortesia.
Auguri a chi sorride comunque e a chi non sorride mai.

Auguri a chi sui social è sempre se stesso.
Auguri a chi non è sociale nè se stesso ma va bene uguale. Per loro.

Auguri a chi impara dagli altri e dalle situazioni sempre qualcosa.
Auguri a chi non imparerà mai.

Auguri a chi parte con bagaglio essenziale e poi se la sa cavare.
Auguri a chi fa valigie pesanti e poi non parte mai.

Auguri a te che hai fatto parte di questo lungo anno che finisce.
Auguri a te che hai finito di farne parte.

2014. Auguri. Social auguri.
Buon anno a tutti.
Si ricomincia da qua.

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Poi su Twitter accade che…

Nella storia di #iostoconcaterina su Twitter, tra le discussioni pro e contro, tra gli insulti, tra i millemila tweet che riguardano la storia di Caterina Simonsen, ad un certo punto ricevo questo…

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Ovviamente rispondo che non sono io. Mi scappa un sorriso.

Mi scappa, però, anche una riflessione su Twitter e il suo flusso continuo, incessante, di informazioni, notizie, opinioni, cazzeggio, tweet e retweet nel quale ogni giorno, io come tanti, siamo immersi.

Difficile leggere tutto, difficile tenere le fila, per chi non mastica troppo lo strumento difficile uscire dalla logica io messaggio te tu messaggi me.

Difficile per chi lo mastica troppo, invece, Twitter, spiegare che tutto scorre e che il bello di Twitter è proprio quello di far scorrere un racconto in tempo reale che poi in tempo reale veramente non è.

Come quando guardiamo un fiume che scorre e l’acqua non è mai la stessa, quindi il fiume non è mai lo stesso, anche un minuto dopo. Twitter è così. Tutto scorre a velocità impressionante.
Già al tweet successivo stiamo sicuramente parlando d’altro, linkando un articolo che la serendipity ci ha fatto trovare, rispondendo a un amico, replicando a perfetti sconosciuti e così via, retwittando la frase ironica del momento, partecipando alla narrazione di un hashtag, qualunque esso sia.

Solo perchè ci va. Liberi pensieri, in libertà.

Twitter non è mai lo stesso, un tweet da solo non è mai contestualizzato, anche se lo fosse, al tweet successivo è già altro, defluito altrove come i pensieri, in libertà.

Nell’hashtag c’è Caterina, io mi chiamo Caterina, tra il fiume di tweet della storia me ne tocca anche uno, chi sa per quale strana associazione.

Come quando mi dicono “ho letto quella cosa che hai scritto l’altro giorno su Twitter”.
E io non so di cosa parliamo.
Quale? Il fiume, da l’altro giorno, sai quanta acqua ha fatto scorrere?

In 60000 tweet dal 2006 sai quante cose twitto, contestualizzami.
Che poi anche contestualizzando, contestualizzerai secondo te, non secondo me che in quel minuto twittavo 140 caratteri, magari con tanto di faccina, autoironia e chi sa cos’altro, nel grande racconto della rete che scorre e scorre. Nel grande neverending present continous dove infiliamo il racconto di istanti, le foto di momenti, le battute, gli aforismi, le nostre riflessioni, gli sfoghi, le emozioni, le parole o le risorse che vogliamo condividere col mondo.

E le faccine. Ringrazio chi le ha inventate. Spesso unico segno grafico che segnala “Ehy, qui si scherza, si ironizza, ci si diverte…” oppure il contrario, basta cambiare la parentesi.

Insomma Twitter. Pare vi stiano migrando da Facebook gli adolescenti (almeno quelli americani e inglesi) proprio per via dell’immediatezza e del flusso che scorre più rapidamente agli occhi dei genitori rispetto a Facebook, dove gli adulti sono arrivati in massa proprio per controllare i loro pargoletti. Meglio ancora whatsapp, più privato. Ultima moda Snapchat, i cui messaggi spariscono proprio dopo la visualizzazione.

Insomma evviva il flusso che scorre. Il bello di Twitter è questo, lo dicevo già qualche anno fa.

Panta Rei. Panta Twitter.

Di Presidenti e letterine che viaggiano su Facebook

Fatto (in generale): un comunicato, anzi una lettera aperta, da un Presidente di Regione al Presidente del Consiglio, oltre che dai canali ufficiali, diretti e politici, oltre che dai comunicati inviati alla stampa, alle tv e all’informazione online locale e non, passa anche per Facebook.

Cosa c’è di strano? Nulla.

Nel 2013, anzi a inizio 2014, nulla. È il contrario che dovrebbe preoccuparci, è l’assenza dei canali social dalle dinamiche comunicative che dovrebbe impensierirci.

La Pagina del Presidente di Regione è il canale ufficiale di comunicazione disintermediata.
Seguita, letta, condivisa, commentata in maniera aperta, anche da chi non è allineato e schierato dalla stessa parte. Usata quasi quotidianamente, la pagina racconta, coinvolge, chiama alla riflessione e a volte anche all’azione. I numeri della pagina in questione parlano. Si raggiunge una bella fetta di cittadini, una buona visibilità esterna.

Facebook permette di taggare (cioè segnalare al destinatario della missiva che “hey, sto parlando con te, ti chiedo attenzione, altrimenti non sapresti che ti ho scritto”). Basta una @ e il nome.
Facebook permette, con molta trasparenza, anche ai cittadini, di leggere cosa un Presidente di Regione scrive al Presidente del Consiglio e, soprattutto, di commentare, diffondere, esprimere la propria opinione. E, si, certo, di saperlo anche prima di comprare il giornale in edicola il mattino dopo.

Così come Twitter. Canale che permette in 140 caratteri di mandare un messaggio e taggare (ebbene si, anche su Twitter si dice così, basta una @ e il nome utente). Nominare qualcuno in un tweet equivale sempre a dire “hey, parlo con te, leggi qua, altrimenti nel flusso questa cosa te la perdi”.

Nel linguaggio dei due socia media (Facebook e Twitter) è normale, quindi, segnalare con il tagging qualcosa a qualcuno. Nello specifico, il Presidente di Regione che scrive “anche” via Facebook e Twitter al Presidente del Consiglio, taggandolo, sta semplicemente usando il codice giusto, quello proprio dei due strumenti.

Che poi chieda ai suoi “followers” di fare da megafono della missiva, condividendo a loro volta, su Facebook e su Twitter, taggando a loro volta il Presidente del Consiglio, fa ancora parte del codice dei due strumenti, delle modalità di lettura e di dialogo.

Allargare la portata della lettera aperta, grazie a chi legge e condivide a sua volta, e arrivare al destinatario da più fronti. Ad ogni tag o mention, infatti, corrisponde una notifica al diretto interessato. O meglio, stiamo anche un po’ con i piedi per terra, una notifica allo staff social del diretto interessato (che comunque ha avuto la lettera dai canali ufficiali e tradizionali).

O qualcuno veramente pensa che il Presidente del Consiglio stia là, magari dal suo iPad, ad aggiornare il suo Twitter e la sua pagina Facebook? (così come quasi tutte le figure pubbliche)

Dal fatto generale, ai reali protagonisti, da cui prendo spunto per scrivere queste riflessioni.

Protagonisti: il Presidente neoeletto della Regione Basilicata, Marcello Pittella e la sua richiesta, per canali ufficiali in primis e poi anche via social, dello stato di calamità per le zone danneggiate dall’alluvione, al Premier Enrico Letta.

Per me è abbastanza ovvio che la “letterina” non sia stata scritta solo su Facebook.
Che Facebook e Twitter siano solo altri canali per arrivare non a Letta ma alla gente, lucana e non, per tenere ancora alta l’attenzione sull’alluvione e sui territori danneggiati.

È abbastanza ovvio.

Poi compri un giornale (a cui è arrivato il regolare comunicato stampa della lettera di cui sopra, che non ha sicuramente scoperto la lettera su Facebook) e leggi cose che ti fanno riflettere sulla percezione falsata che c’è della comunicazione – politica o meno – che utilizza i social e la rete per veicolare informazioni, con codici diversi e a contesti non immediatamente comprensibili, se non li si frequenta (cosa che invece la gente comune oramai fa, comunque).

Leggo e sorrido su quanto segue, riporto alcuni estratti dell’articolo.
Un post su Facebook, la lettera in questione, descritta come la letterina di Natale che, con le nuove tecnologie, diventa di facile invio per tutti.
Modo diretto di comunicare per i mortali.
Nel terzo millennio basta un click per leggere le dichiarazioni del Presidente.
La caduta dei miti se i carteggi tra un Governatore e un Premier avvengono via Facebook.
Per “disvelare” al cittadino semplice, così che tutto diventa meno misterioso e formale.
Tutto così semplice, lo scrivere su una bacheca Facebook.
Il cittadino “normale” che potrebbe obiettare: a scrivere una lettera al premier su Facebook potevo pensarci anche io, quindi a che serve la Regione?

“Fa specie, comunque, che tra premier e presidenti ci si parli attraverso un social network.”

“Basta un click, un post sulla pagina del presidente di turno, per risolvere qualsiasi problema.”

“Facebook batte tutto e tutti.”

Facebook come pozzo di San Patrizio, dove chiedere e imbustare le proprie doglianze, a portata di mouse.

“Ma il premier ha il tempo di leggere Facebook?”

Nell’articolo si legge infine che non si crede che la politica e l’amministrazione “abbiano più o meno credibilità in base alla quantità di mi piace”.

Pagina seguente, stesso giornale (La Nuova del Sud, Basilicata, pagg. 3/4 del 27 dicembre 2013).

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Non mi tolgo dalla mente l’immagine del Presidente Pittella che, brandendo un mouse, scrive su Facebook la letterina di Natale a Letta. L’immaginario collettivo è servito, il Gladiatore da oggi diventa il Gladiatore col mouse.

Così come continuo a sorridere sui luoghi comuni utilizzati e, ripeto, sulla percezione falsata di queste nuove tecnologie che nuove non sono.

Twitter esiste dal 2006, Facebook da poco dopo, su Facebook siamo circa 20 milioni di italiani, non una manipolo di “maghi del computer”. Per essere novità son datate abbastanza.

Percezione errata di questi social network, che non sono roba da ragazzini ma normali estensioni relazionali di ognuno di noi, anche, a maggior ragione, di chi ha un ruolo pubblico per il quale il dialogo con i cittadini oramai avviene anche attraverso telefonini, messaggi, tweet, post su Facebook, commenti, messaggi privati ecc.

E no, non è vero che il nipote 15enne puó gestire la pagina o il profilo Facebook/Twitter di un politico, di una PA, di un ente, tanto “che ce vó??”

E no, i mi piace non risolvono problemi.
E no, non è facile, non basta un click o un post su Facebook.

C’è una strategia di comunicazione che utilizza e integra i canali dei social media nel dialogo istituzionale, politico, con l’informazione tradizionale. Anche perché, quando si improvvisa, invece, pensando “che ce vó??” puntualmente si sbaglia.

È qualcosa che spiazza, la comunicazione “anche” attraverso i social. Qualcosa con cui, comunque, dobbiamo imparare, tutti, semplicemente a convivere.

O a farsi spiegare come funziona, quando se ne sa poco.

Le donne di qua, le donne di là, il rispetto la parità e bla bla bla…

Le donne di qua, le donne di là, il rispetto la parità e bla bla bla.

Non c’è nulla da combattere. Semplicemente è normale essere uomini, essere donne, relazionarsi, confrontarsi alla pari. Non per tutti. Non avremmo bisogno di una giornata di sensibilizzazione dell’opinione pubblica contro la violenza, ogni tipo di violenza, sulle donne.

Non avremmo bisogno di andare in giro con scarpette rosse o con qualcosa di rosso oggi.

La definizione di violenza: “un’azione molto intensa che reca danno grave a una o più persone e compiuta da una o più persone che operano sinergicamente…La violenza, quindi, non necessariamente implica un danno fisico.” (wikipedia)

Di questa violenza apparentemente senza danni, ho già scritto, tempo fa.

Qualcosa che può essere impercettibile, ma che sempre “violenza” rimane, in questa accezione.
Subdola, ma radicata. Fatta di parole, gesti, cultura maschiocentrica.
Lo nota l’occhio della donna, se ha allenato il suo occhio a notarlo.
E lo nota l’uomo sensibile in alcuni comportamenti consolidati dei suoi simili. Lo nota chi vive le differenze di genere come arricchimento reciproco, in qualunque contesto e non come sfida a detenere la superiorità.

Chi percepisce di NON essere più l’essere superiore perchè l’essere superiore NON ESISTE, reagisce con violenza. Non ha altri modi.

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Una violenza spesso subdola contro la donna, perchè donna, anche in contesti che non t’aspetti, in contesti che dovrebbero essere neutrali come la parte abitata della rete, sui social o, peggio, nei luoghi di lavoro.

E c’è disparità di comportamento in una stessa situazione, a seconda che l’antagonista sia uomo o donna.
E c’è mobbing sottile, stalking impercettibile, in situazioni dove non dovrebbero. Dove a ben guardare non ci sono nè botte nè sangue, solo parole o, in rete, magari immagini, punti di vista, condivisioni, battute ecc.

Parole dette a voce, o non dette, dette direttamente oppure pronunciate solo quando si è tra uomini. Parole scritte in rete, su un social pubblico, con la volontà precisa di essere condivise. Di riderci su o di dimostrare l’essere SUPERIORE. Di dire qualcosa a qualcuno. Di dimostrare. Di dimostrare che cosa?

Parole che, se scritte in rete, restano.
Anche se le cancelli oppure, messo a conoscenza del fatto che la donna a cui erano rivolte sa, dopo ti giustifichi con un “Non volevo”, si scherzava fra noi.

No, non si scherzava. La tua libertà finisce dove inizia la mia. Non puoi permetterti di dire si scherzava quando ti scagli contro dicendo o scrivendo: “Che vuole questa?”.
Anche se lo fai sorridendo, anche se non te ne accorgi, ti si legge negli occhi il “Che vuole questa?”
Anche se “Ma io non volevo dire…”

Perchè contro un uomo, non lo fai. In situazione analoga, identico argomento, consesso però di uomini, la reazione non è la stessa.

E, lo so, ti sembra io esageri, chiamando tutto ciò: violenza.

A ben leggere succede a tante. Solo perchè donne, gli uomini si sentono autorizzati a comunicare da “esseri superiori”. A dimostrare che, nonostante la parità di condizioni, nella quotidianità, su un social network come tra i commenti di un blog, loro sono uomini. E tu, donna, come ti permetti?

Si, tu, donna, come ti permetti? Da dove sei uscita? Cosa vuoi da noi?

E tu donna, si vabbè, il rispetto reciproco, la libertà di espressione (ovviamente nei limiti del buon gusto, della decenza e della moralità della libertà altrui) ma se hai una maglia scollata oppure posti una tua foto a corredo di quello che dici, noi ti si guarda e commenta le tette, non importa quello che volevi dire.

Venitecelo a dire in faccia quello che pensate di noi, guardandoci negli occhi. Adducendo motivazioni adeguate. Spiegate a me, a tutti, uomini e donne all’ascolto, che il fastidio principale è perché siamo donne.

Non nascondiamoci, però, dietro il dito.

Sappi solo, piccolo uomo, che se sei “violento” contro di me o contro un’altra donna con me hai chiuso. IGNORE. HIDE. Se ti ignoro, dimentico e non ti odio. E l’odio è un sentimento, è violenza.
Io violenta non sono. E di provar qualcosa per te, piccolo uomo che non hai il coraggio di dirmi in faccia quello che pensi o che mi leggi in rete e ti scagli contro, sinceramente non ne ho nè tempo nè voglia.

Scritto in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, 25 novembre 2009.
Ripreso oggi in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, 25 novembre 2013.

Le primarie si possono vincere anche con i social? Numeri di Twitter Primarie Centro Sinistra in Basilicata

Nota originalmente pubblicata su Facebook (a causa di problemi qui sul mio blog che spero si siano risolti con la pulizia di un sospetto codice malware)

Diamo i numeri davvero.
Le primarie si possono vincere con i social?
Forse. Non ho risposte certe, solo numeri, al momento.

Fatto sta che in Basilicata per le recenti Primarie del Centro Sinistra i due principali contendenti,
Piero Lacorazza e Marcello Pittella, entrambi candidati per il Partito Democratico, la battaglia l’hanno giocata anche sui social.

O meglio, Pittella l’ha sicuramente giocata, Lacorazza, invece, li ha praticamente congelati, i social, nella sua campagna elettorale. E così, apparentemente, i suoi elettori.

Piccolo disclaimer: ho dato una mano allo staff Twittante di Marcello Pittella in questa campagna elettorale (si è capito, l’ho anche già detto altrove).

Precisiamo subito che entrambi gestiscono Twitter e Facebook (pagina e profilo, almeno) sia personalmente che supportati da uno staff di comunicazione.
Due stili diversi di comunicazione, quasi opposti. Due scelte sensibilmente diverse.

I canali social, infatti, oramai non vanno solo abitati ma anche presidiati. Le persone conversano, le persone ti cercano, chiedono, protestano, supportano, dialogano, messaggiano via social.
Twitter è più immediato, Facebook è il luogo dei contenuti da far circolare, più o meno meditati e argomentati, certo non vincolati ai 140 caratteri. Twitter è la sintesi, un sms che l’utente invia al candidato, un breve richiamo a dove si è, a cosa si sta facendo, a cosa si sta dicendo, il rilancio della stampa che ti riguarda ecc. Facebook è il luogo dove mostrare le foto degli eventi. Ecc.

Pittella e Lacorazza, entrambi muniti di sito istituzionale, da tempo, aggiornato durante la campagna elettorale delle primarie.

Pittella e Lacorazza entrambi muniti di profilo Facebook, pagina Ufficiale (e qualche gruppo curato o meno dallo staff o frutto di iniziative altrui).
E’ sulle pagine che si concentra l’attività della campagna. Più del profilo che comunque viene aggiornato. La Pagina Facebook permette infatti di avere più di 5000 fan, il profilo personale a 5000 si ferma. Entrambi i candidati aprono la partita con numeri più altri, profili e pagine nati in precedenza e non per l’occasione (come di solito accade in politica).

Pittella e Lacorazza, entrambi muniti di profilo Twitter per cinguettare, da tempo.

Diamo i numeri di Twitter. Proviamo ad analizzarli insieme.

Quelli personali, innanzitutto.

Piero Lacorazza:

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3593 Tweet
Segue 885 profili
E’ seguito da 1829 profili

127 Tweet nel mese di settembre 2013

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Marcello Pittella:

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3544 Tweet
Segue 1180 profili
E’ seguito da 1917 profili

Crescita Followers mese di settembre 2013

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838 Tweet nel mese di settembre

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Cosa è successo in termini di followers nell’ultima settimana, quella delle Primarie?

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In tanti hanno deciso di seguire Pittella su Twitter, inferiore il trend di crescita followers di Lacorazza.

Mentre Pittella ha ritenuto opportuno raccontare anche con Twitter la sua campagna elettorale, i suoi spostamenti in camper o meno, cosa succedeva agli eventi, far fare allo staff il livetwitting dagli eventi stessi, rispondere a quanti chiedevano qualcosa, postare link a vari articoli sulle primarie, ai contenuti quotidiani della sua pagina Facebook, alle sue riflessioni, al programma sul sito ecc.

Lacorazza decide praticamente di spegnerlo, Twitter. Mancanza di tempo?
Tweet degli spostamenti del camper o poco più durante la campagna elettorale. Eppure era uno che Twitter lo sapeva usare, hashtag compresi.

Ecco le hashcloud complessive dei due profili Twitter (non solo gli hashtag della campagna elettorale:

Piero Lacorazza ha sempre usato gli hashtag, in diverse occasioni:

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Marcello Pittella ha usato gli hashtag soprattutto a partire dalla campagna elettorale delle Primarie, in un crescendo:

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Entrambi scelgono gli hashtag della Campagna Elettorale.

Per Marcello Pittella #liberaleprimarie

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#liberaleprimarie è stato usato su Twitter 1078 volte. Dal candidato, come filo conduttore e adottato immediatamente anche dai supporters di Pittella.

Come potete notare dal grafico dell’andamento giornaliero, #liberaleprimarie ha tre principali picchi: l’evento di Matera con livetwitting (più di 200), l’evento di Potenza al Don Bosco con livetwitting (oltre 350), la notte delle Primarie con annesso livetwitting (più di 200).

Si aggiungono contenuti provenienti dall’account Instagram che racconta tramite foto, gli eventi e si aggiunge alla conversazione su Twitter.

Unito a #liberalabasilicata, usato solo 77 volte.

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I Tweet contenenti entrambi gli hashtag sono 77.

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A cui dal 22 settembre si aggiunge #pittellapresidente (anche questo hashtag viene adottato immediatamente sai supporters, è oramai chiaro che con Pittella l’hashtag funziona e accompagna le azioni e la partecipazione).

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Già abbondantemente presente su Twitter, 150 volte. hashtag che sicuramente rimarrà quello ufficiale per le Regionali.

Piero Lacorazza lancia invece da subito due hashtag:
#basilicatamigliore twittato 180 volte e #cambiareinsieme twittato 395 volte.

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Un solo picco durante la campagna elettorale che non arriva però neanche a 50 tweet.

Si aggiunge un hashtag, per Piero Lacorazza, creato dagli stessi supporters: #iostoconpiero che conta 11 tweet.

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E che segue lo stesso andamento degli hashtag ufficiali di Lacorazza: la calma piatta.
Su Twitter non accade nulla o quasi che riguarda Lacorazza.

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Non ci sono tweet dai vari appuntamenti del camper, solo qualche foto postata su Facebook.
Non c’è il racconto. E dove non si racconta, la gente non partecipa.

Paragonando #basilicatamigliore #liberalerpimarie #cambiareinsieme nello stesso grafico appare immediatamente agli occhi la differenza numerica.

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Marcello Pittella, il suo hashtag è il più twittato della campagna. Quindi quello che si diffonde di più, che riceve più risposte e retweet anche di critica, certo. Dato di fatto.

Vediamo che dicono i supporters di Lacorazza:

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Dove sono? #iostoconpiero viene usato pochissimo… pochi hanno Twitter tra gli elettori di Lacorazza?

Non credo. I GD lucani, ad esempio, subito dopo il 22 stanno venendo fuori su Twitter con tutta la loro delusione per la sconfitta del candidato che supportavano ma che non ce l’ha fatta.

Perché invece non pensare prima ad usare Twitter per diffondere e promuovere il voto a Lacorazza tra i propri contatti?
Mistero!

E vengono fuori ora urlando #liberamarcello twittato in due giorni 120 volte. Più di quanto in un mese sia stato twittato #iostoconpiero

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Con un picco maggiore rispetto allo stesso #cambiareinsieme che doveva essere l’emblema su Twitter del cambiamento prospettato da Piero Lacorazza.

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E anche rispetto a #basilicatamigliore

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Ben 554 i tweet contenenti entrambi i cognomi Pittella e Lacorazza

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243 invece i tweet che nominano entrambi i candidati alle Primarie con il loro profilo Twitter.

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2355 tweet contenenti solo Pittella e 945 quelli contenenti Lacorazza. Questo dato però non ci serve. Pittella riguarda anche il fratello di Marcello, Gianni, candidato alla Segreteria del PD. Questo spiega il grande numero.

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1847 hanno fatto reply a @marcepittella, mentre soli 1111 hanno fatto reply a @pierolacorazza

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Reply sta per partecipazione, per gente che ti chiede qualcosa, che ti risponde, che ti sollecita e, perchè no, che ti provoca, su Twitter.

Questi numeri non dicono certo che le elezioni si possono vincere anche con Twitter. Indicano però la partecipazione. Molto chiaramente.

Pittella e il suo staff hanno usato lo strumento social per coinvolgere.
Hanno raccontato senza troppi fronzoli, velocemente, le giornate della campagna elettorale ma soprattutto i contenuti di libertà proposti da Pittella.
Gli elettori hanno risposto, sia online che con il voto.
Hanno partecipato, conversato, mandato messaggi privati, diffuso e ritwittato le frasi di Pittella, il livetwitting, i messaggi positivi dell’evento del Don Bosco, la concitazione dell’arrivo dei dati ai comitati ecc.

Lato Lacorazza, dai numeri e dai grafici la partecipazione non si evince. Scelta?
O semplicemente non aver considerato che nel 2013, smartphone in mano, la gente partecipa e si coinvolge anche così?

Spiace che si siano svegliati solo adesso, gli elettori di Lacorazza su Twitter con #liberamarcello (che, a mio avviso, fa anche gioco a Pittella, lo scopriremo solo vivendo la prossima campagna elettorale!), spiace leggere toni aggressivi. Spiace che il candidato giovane, che ha dimostrato in altre occasioni di usarlo anche bene.

E’ il momento di essere propositivi con il candidato a Presidente del Centro Sinistra e del PD anche su Twitter.

Twitter può essere usato meglio.
E a volte, con Twitter, si vincono le primarie, se lo si annovera tra i luoghi abitati dalla gente.

catepol

Ora ti spiego Twitter…

e poi ti interrogo!

Scherzi a parte, ma rimanendo dentro la metafora della prof che spiega alla lavagna (dopotutto è il mio mestiere), questa è la presentazione che ho utilizzato a #pzsmart il 4 settembre a Potenza per spiegare Twitter a chi inizia ad usarlo, a chi già lo usa e voleva capirne di più, a chi nemmeno sapeva cos’è prima di fermarsi in Piazzetta Maffei incuriosito da quei tre (io, Ernesto, Giovanni) che parlavano di Twitter, Facebook, Open Data.

I Simpson e gli Open Data, invece, li trovate qua.

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