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Patacche e distintivi

Apprendo con orrore e raccapriccio di una proposta di progetto per le scuole che prevede la distribuzione di medaglie e patacche agli studenti di elementari e medie (ops primaria e secondaria di primo grado, chiamiamole come si deve). Medaglie al valore da attaccare sui grembiuli per premiare e incentivare e motivare allo studio. Che poi li usano ancora i grembiuli?

Mimerito si chiama.

Si merita che io dica il mio pensiero in merito. Vi basta un bah?

Obiettivi:

Gratificare i ragazzi che si impegnano a scuola attraverso un distintivo che possa essere indossato sul grembiule (scuola elementare), o appuntato sul diario (scuola media).

Magari su una divisa Balilla no? Starebbero benissimo. Ma per favore.

Sai dove te le lanciano le medagliette gli alunni?

Sicuramente per raggiungere l’obiettivo “pedagogico” di premiare i migliori, i più studiosi, fa più effetto offrire loro caffè e cornetto per ogni interrogazione o compito andato bene. Apprezzerebbero nell’immediato, almeno.

Oppure un sistema alla Grande Fratello “Sei stato nominato/rimani nella casa” o a questo punto una gara con giuria alla Amici/XFactor. Otterrebbe più partecipazione attiva dagli studenti.
Le medagliette? Ma per favore!

Complimenti all’associazione e all’azienda che produce medagliette (forse non sa più a chi venderle) per l’idea. Nel 2012 ne avevamo sicuramente bisogno.

Magari immaginare incentivo migliore. Che ne so? Giochi per la PlayStation, per il Nintendo, iPod (badate bene che siano touch però, non quelli più obsoleti), App per gli smarthphone e i tablet, anzi proprio direttamente smartphone e tablet…

Almeno questi non li tirerebbero dietro agli insegnanti che li premiano.

Ovviamente il tutto a spese dell’insegnante o della scuola che ordina i kit premio coi set di medagliette. Considerando anche eventuali agevolazioni economiche per grossi ordinativi.

Certo, come no? Non fatemi dire altro, per favore.

Anzi no, un’ultima cosa…

A me…

Divieto amicizia prof – alunni sui social a NYC

Sull’amicizia prof – alunni e sui divieti calati dall’alto attraverso circolari di alcuni Dirigenti Scolastici, sapete come la penso.

Sappiamo anche che in Canada c’è stata una sorta di regolamentazione dell’amicizia prof – alunni.

Questa volta è il turno del New York City Department of Education che pubblica le Linee Guida rivolte ai docenti su come usare (o non usare) i social network, Facebook in primis (fonte The New York Times e allfacebook).

Secondo le regole espresse nelle 9 pagine delle Linee Guida, i docenti delle scuole pubbliche di New York City non possono essere connessi in maniera diretta con i propri studenti su Facebook e altri social network.

Ergo non devono essere “amici” via social con i loro alunni.

Le linee guida vogliono essere uno strumento di prevenzione di possibili implicazioni (ad esempio a scopo sessuale, pedofilia o altro) in qualche modo facilitate da un uso inappropriato dell’essere in contatto e delle relazioni attraverso i canali social. Numerosi prof arrestati, negli ultimi anni.

Attenzione: ai docenti non è vietato l’uso di Facebook o di altri strumenti, solo che non devono essere direttamente in relazione con i propri studenti. Quindi non è permesso essere “amici”, inviare email dirette o contattare personalmente gli studenti, attraverso pagine/profili Facebook e altri social network.

La comunicazione online è comunque permessa se avviene attraverso pagine Facebook appositamente implementate e gestite proprio per le comunicazioni di classe.

Le Linee Guida del New York City Department of Education riflettono sulla facilità e l’immediatezza che questo tipo di interazione online permette a docenti e studenti. Dal momento che può essere senza controllo, ha portato ad alcuni episodi di uso non corretto e di abusi.

Come riporta The Wall Street Journal, le Linee Guida rappresentano proprio la risposta ufficiale a una serie di episodi spiacevoli in cui sono stati coinvolti docenti accusati di comportamento scorretto e inappropriato nei confronti di studenti.

Le Linee Guida definiscono, innanzitutto, cosa si intende per social media: tutte le forme di pubblicazione online o di presenza su web in cui avviene una comunicazione interattiva. Sono quindi inclusi Facebook, Twitter, social network come Youtube, Google+, Flickr ecc., blog, pagine internet e siti, forum, wiki ecc.
I social media possono essere utilizzati in maniera professionale dai docenti e quindi correlati ad attività didattiche oppure sono ad uso personale e non implicano relazione né con la didattica né con gli alunni.

Anche la casella email dovrebbe essere gestita in maniera separata: una mail professionale e una personale. Le comunicazioni eventuali agli alunni o ai genitori dovrebbero partire sempre da quella professionale che non va utilizzata per aprire profili sui social.

In generale, nelle Linee Guida si chiede agli insegnanti di mantenere separata la sfera professionale da quella personale sul web: non devono mandare email personali agli studenti, non devono essere “friend” e devono essere molto attenti nell’impostare le opzioni di privacy per controllare l’accesso da parte degli studenti ai loro profili sui social media.

I docenti devono conoscere e impostare al meglio le opzioni di privacy ed essere allo stesso tempo consapevoli che anche le comunicazioni private, sul web, di fatto possono essere comunque diffuse. I docenti hanno la responsabilità educativa di conoscere il funzionamento degli strumenti social media che utilizzano.

I docenti possono comunicare e relazionarsi su web con gli studenti attraverso pagine professionali, dedicate alle attività di classe, ai compiti, ai materiali di studio ecc. Queste pagine, per essere attivate, devono comunque essere verificate.
I genitori devono comunque firmare e dare il consenso prima che i loro figli partecipino alle attività che si svolgeranno su queste pagine.

Ai docenti è richiesto di “have no expectation of privacy” cioè non invocare il diritto di privacy nel momento in cui si trovano ad utilizzare i social media, perché i loro superiori dovrebbero poter controllare e verificare ogni comportamento ritenuto discutibile.

Il Department of Education chiederà anche ai genitori di firmare il consenso alla pubblicazione online dei lavori degli alunni, delle loro foto e informerà sulle modalità d’uso dei social media nel contesto scolastico.

Dicono le Linee Guida:

“If a particular type of behavior is inappropriate in the classroom or a professional workplace, then that behavior is also inappropriate on the professional social media site.”

Se un determinato comportamento è inappropriato in classe o non è professionale, lo stesso comportamento è inappropriato anche sul social media.

A partire dal mese di maggio i docenti di NYC verranno formati proprio sull’uso efficace dei social media nella didattica con le classi. Le linee guida, pur vietando l’amicizia diretta prof – alunni, sono ovviamente a favore della libertà di espressione del singolo e sono non dimenticano i benefici educativi dell’online learning.

Quello che le linee guida chiedono ai docenti è il buon senso, insomma.

Alcuni docenti di NYC hanno protestato per le restrizioni altri invece le leggono e le considerano ragionevoli.

Il testo completo, per chi volesse leggerlo:

Che ne pensate?

Amicizia prof alunni su Facebook (di nuovo?)

Sull’argomento scottante “Amicizia professori e alunni, Si o No” avevo già scritto nel caso di un’altra circolare di un Preside.

Leggo sul blog di un’altra prof, laprofonline, e sul Messagero Veneto che

Il preside dell’Isis Malignani, Aldo Durì, vieta le amicizie sui social network tra studenti e insegnanti e minaccia provvedimenti disciplinari.

Ci risiamo.

«Trovo insopportabile e disdicevole vedere mescolate, nei profili di alcuni insegnanti sui social network, le amicizie più diverse. Tra i contatti convivono adulti, parenti, adolescenti e studenti che frequentano le classi di quegli stessi insegnanti. Dal punto di vista deontologico è una cosa oscena. Ci sono distanze che vanno rispettate così come la diversità dei ruoli che è necessario mantenere in classe e fuori dalla scuola».

Traduco io così:
“Trovo insopportabile e disdicevole vedere mescolate, TRA GLI SCAFFALI DI UN SUPERMERCATO dove alcuni insegnanti VANNO A FARE LA SPESA, le amicizie più diverse. Tra i contatti INCONTRABILI AL SUPERMERCATO convivono adulti, parenti, adolescenti e studenti che frequentano le classi di quegli stessi insegnanti. Dal punto di vista deontologico è una cosa oscena. Ci sono distanze che vanno rispettate così come la diversità dei ruoli che è necessario mantenere in classe e fuori dalla scuola.”

Esatto, avete capito bene. Luogo pubblico per luogo pubblico è esattamente la stessa questione.

Nel momento in cui un professore, a causa di una condotta non conforme alle richieste della scuola, metta a rischio il prestigio dell’istituzione e la sua autorevolezza professionale creando rapporti ambigui, confusi e inopportuni dal punto di vista educativo con i ragazzi, ne risponderà personalmente.

Vi rendete conto? Proprio l’altro ieri sono andata al parco a camminare. In tuta. Abbigliamento disdicevole e privato per una prof. Non ho incontrato un alunno e un genitore? Non mi sono messa a parlarci cordialmente, seppur in tenuta ginnica? Ho creato un rapporto ambiguo, confuso e inopportuno?
Di cosa dovrei rispondere?

Esatto, avete capito bene. Luogo pubblico per luogo pubblico è esattamente la stessa questione.

Il Dirigente Scolastico Aldo Durì non ha tutti i torti, sia chiaro.
Posso concordare con quello che dice alla fine dell’articolo su Messaggero Veneto, siamo sempre degli educatori. Su facebook, come al supermercato, come a camminare in tuta al parco, ovunque.

«Si sono verificati episodi a dir poco spiacevoli. Una persona non può scendere dalla cattedra e dare giudizi inopportuni pubblicamente sul preside e sui colleghi. Da un punto di vista deontologico è inaccettabile. Questo mi ha spinto ad intervenire con urgenza. Invito i docenti ad un utilizzo estremamente cauto dell’accesso ai social network diffusi nel web, che sia soprattutto rispettoso delle norme deontologiche professionali e del ruolo di educatore che ogni insegnante riveste. Sconsiglio nel modo più fermo l’apertura del proprio profilo ad amicizie eterogenee, che comprendano contatti privati con alunni, tanto più se minori. Rapporti di amicizia con studenti sono ammissibili solo nell’ambito di gruppi espressamente dedicati all’effettuazione di progetti o ricerche o attività scolastiche. E’ bene che tutti si adeguino a queste disposizioni prudenziali di comportamento nell’interesse della tutela di una corretta relazione docente – discente che non può essere paritaria».

Un paio di mie considerazioni.

Il concetto di amicizia su Facebook non è amicizia ma far parte di una rubrica di contatti. Proprio come quella del telefonino.

La vita online è parte integrante della vita delle persone, che siano prof o alunni.

E’ necessaria la consapevolezza del mezzo che si sta utilizzando.

Bisogna conoscere come funziona esattamente lo strumento.
Occorre dedicare mezz’ora della propria vita sui social per capire come impostare la propria privacy e come far vedere esattamente ciò che vogliamo a chi vogliamo.

Facebook o altri social network sono strumenti di comunicazione potentissimi e, si, certo, se si ha voglia di parlar male di qualcuno o della scuola, offrono spazio.

Non è disdicevole avere tra i propri contatti gli alunni, per un prof.
Il problema descritto dal Preside Durì non sarà un problema solo su Facebook. Quei docenti potrebbero avere un comportamento disdicevole anche nel quotidiano.
Il problema è nell’adulto, allora, che dovrebbe essere molto più consapevole dell’alunno, nell’uso.

E invece. I ragazzi sanno come impedire la vista delle loro cose a chi vogliono. Se non lo fanno, se mettono tutto in piazza sui social, è perchè hanno capito di avere un bel palcoscenico e una bella cassa di risonanza a disposizione.

Occorre osservare bene comportamenti e relazioni, su Facebook come altrove.
Il professore non è un amico, né un confidente ma un educatore. Sempre e comunque.

Come scrivevo allora, il piano su cui spostare la riflessione è sempre la Formazione dei formatori.

Non è questione di vietare o non vietare relazioni di amicizia su Facebook tra docenti e alunni. E’ questione di capire come dovrebbero rapportarsi i docenti in una relazione in primis sociale, poi didattica, che include, a qualunque livello, anche i social network e quindi l’interazione online attraverso mail, chat, social network ecc.

Un docente deve operare sempre secondo ben precisi standard comportamentali e presentarsi quindi sempre all’esterno come professionista dell’educazione e quindi modello per i ragazzi.

Aggiungo: ed essere sempre se stesso. In classe, come online.

La “confidenza” e l’accesso alle nostra vita privata siamo noi a regolarlo, alemno su Facebook. Perchè al supermercato sarà difficile determinare chi incontrare o meno, soprattutto se andiamo anche a far la spesa in tuta o con la pinza nei capelli. No?

Vi rimando sempre al post precedente dove ho ben spiegato cosa penso dell’amicizia Prof Alunni su Facebook.

Lo stare sul pezzo quando Facebook si rompe

Internet è stare sempre sul pezzo, possibilmente risalendo a fonti attendibili della notizia che si diffonde.

Per stare sul pezzo delle notizie di internet, su internet, sono necessari (almeno) Facebook e Twitter aperti e connessi oltre che esserci, su Facebook e Twitter, proprio nel momento in cui qualcosa accade.

Nell’impossibilità di essere sul pezzo mentre qualcosa accade su Internet (tipo che sei sconnessa perché al lavoro o in altre faccende affaccendata) munirsi di
- hashtag del caso da consultare a posteriori e cercare di capire dalle conversazioni cosa succede,
- feed reader dal quale estrapolare, dai blog e dalle testate che ne hanno sicuramente scritto, la notizia del giorno.

La notizia di oggi è che si è rotto Facebook stamattina. Chi dice per ore, chi per una mezz’ora, chi per qualche minuto.
Sto solo leggendo nel feed reader, a posteriori, quelli che ne hanno scritto per stare sul pezzo. A fatto concluso, dovrebbero esserci anche tutti i dettagli.

Invece.

Fossi stata sul pezzo io, avrei scritto come segue, qui sul mio blog. Se proprio fosse stata una notiziona fondamentale, il down di Facebook, per i miei lettori.

Premessa la quasi normalità del fatto che Facebook non funzioni, di tanto in tanto, per tempi variabili, soprattutto quando sono in atto grandi cambiamenti (come ad esempio la trasformazione di tutti i profili e le pagine alla nuova Timeline e cose del genere che, si sa, sono proprio in atto in questi giorni e per tutto il mese…), considerato che bla bla bla…
Apprendo da zdnet che Facebook stamattina non funziona, è down, non va, non carica le pagine, non si connette (scegli tu un altro sinonimo) in alcuni paesi.

Facebook is down in Europe. It’s not clear how widespread the issue is, but I have heard reports from users being unable to access the social network from Albania, Belgium, Bosnia, Bulgaria, Croatia, Cyprus, Czech Republic, Denmark, Estonia, France, Finland, Germany, Hungary, Iceland, Ireland, Israel, Italy, Macedonia, Malta, Norway, the Netherlands, Portugal, Poland, Romania, Russia, Serbia, Spain, Sweden, Switzerland, Turkey, Ukraine, and the U.K.
As I’ve been updating this article, it has become apparent that the issue goes beyond Europe. Users have also told me Facebook is not working in the Middle East and Africa, including the following countries: Abu Dhabi, Egypt, Ghana, Nepal, Pakistan, South Africa, Sri Lanka, Swaziland, the UAE, and Zimbabwe.

Poi sarei andata a vedere che dice Facebook di ufficiale in merito alla questione. Su Known Issues non si trova nulla in merito, su Facebook Security nemmeno (e sono i posti dove Facebook ufficialmente comunica agli utenti le sue cose). Sul blog ufficiale http://blog.facebook.com/ nada de nada. Ok assodato che fosse un down temporaneo, tra i tanti, mi sarei messa l’anima in pace, Nel frattempo Facebook avrebbe risolto.

Pare che Facebook abbia comunque fatto un comunicato ufficiale riportato dalla BBC in cui si scusa per i problemi tecnici.

“Today we experienced technical difficulties causing the site to be unavailable for a number of users in Europe”

“The issue has been resolved and everyone should now have access to Facebook. We apologise for any inconvenience.”

Questo è quanto. Queste sono le fonti.
Alla fine nulla di grave, mi pare. Non è certo la prima volta che Facebook risulti “Rotto” agli utenti.

Dicevo dell’essere sul pezzo. Questo è un post sull’essere sul pezzo e non sulla notizia del down di Facebook di questa mattina.

Vi estrapolo frasi dai blog e dalle testate che leggo via Feed Reader (selezionati tra quelle che ritengo fonti attendibili, dato che le leggo via Feed Reader e che mi interessa essere aggiornata su quanto scrivono).
Non linko a chi appartengono, per una volta non metto le fonti.
Capirete perchè…leggendo le frasi che vi riporto.

Questa la notizia del giorno nei toni e nelle parole di chi era sul pezzo, stamattina (praticamente l’apocalisse…mah):

- “Maxi-blackout per Facebook”

- “dalle 8.43 alle 8.58 di stamattina Facebook fosse irragiungibile in europa, medio oriente e forse africa…”

- “panico tra gli utenti che vivono sul social network”

- “le cause del disservizio non sono state ancora rese note”

- “fonti certe paiono escludere attacchi hacker, forse solo un problema di DNS”

- “la cronostoria del disservizio”

- “le maggiori segnalazioni, pubblicate su Twitter utilizzando lo hashtag #facebookdown”

- “Non sono ancora chiare le cause del guasto ma i problemi stanno aumentando in diversi paesi.”

- “Il blackout ha subito infiammato il popolo del web e su Twitter è stato coniato l’ashtag #facebookdown.”

- “Il gruppo di hacktivisti Anonymous ha negato ogni responsabilità sull’accaduto.”

- “Facebook down ma poi riparte, arrivano le scuse del social network”

- “Gli hacker di Anonymous hanno negato di esserne responsabili attraverso il loro canale ufficiale AnonOps su Twitter, dichiarando che non esiste alcuna “operazione Facebook” e di “non dire cose stupide”.”

- “Il servizio continua, ma a singhiozzo. Una strana dinamica ancora tutta da spiegare”

- “E’ tutt’altro che chiaro il motivo del disservizio che fin da questa mattina colpisce Facebook, il principale e più popolare social network del mondo che fin da questa mattina è stato down per molti minuti, causando lo scontento dell’utenza. Il motivo di questa inaccessibilità del sito è, ad oggi, tutta da spiegare: non ci sono comunicazioni ufficiali né da Facebook, né da Google (e anche questo secondo attore è importante, e vedremo perché).”

Le parole sono importanti.

Insomma se questo è lo stare sul pezzo su Internet, per le cose di Internet, fermatevi tutti. Voglio scendere.

Praticamente nudi online

Il video della Commissione Europea sul tema della tutela e protezione dei propri dati personali in rete. Più chiaro di così non si poteva spiegarlo!

Occhio! Ogni volta che prenotiamo un biglietto aereo, ci localizziamo su Facebook o Foursquare, tagghiamo qualcuno insieme a noi, ogni volta che navighiamo in rete, comunque cediamo informazioni che ci riguardano, più o meno personali, abitudini, ciò che ci piace e ciò che non ci piace.

Online riveliamo sempre molto più di quello che pensiamo. Prestiamoci molta attenzione!

L’ho visto da Gigi Cogo