Archive for leggo e condivido

Under 13 via da Facebook!

Rimanendo sull’argomento Facebook, prof, alunni.
Soprattutto alunni, come la scuola deve porsi nei confronti della vita sui social network degli studenti.

Oggi la notizia di rilievo (via Dailymail) è questa: Paul Woodward, Preside della St. Whites School – Forest of Dean (England) ritiene che più del 60% degli alunni della scuola sia iscritto a Facebook e lo usi regolarmente durante la giornata.

Fin qui nulla di nuovo, se non che gli alunni della St. Whites School hanno un’età compresa tra i 4 e gli 11 anni e per essere iscritti su Facebook dovrebbero averne almeno 13, come previsto nelle policy!

Image credit: Screenshot C.Osborne/Facebook

Mr Woodward è anche segretario della National Association of Head Teachers, l’Associazione nazionale Inglese dei Dirigenti Scolastici, e chiedono ufficialmente l’allontanamento dai social tipo Facebook dei minori (almeno di quelli che hanno un’età inferiore a quella prevista nelle policy).
Qualcuno dovrebbe controllare le loro iscrizioni ai social network e prevenire il rischio che possano accedere, senza guida e senza controllo, a materiale inappropriato alla loro giovanissima età, navigando in rete e bazzicando i social.

La scuola deve fare qualcosa, deve tenere conto del fenomeno diffusissimo, deve saperlo affrontare.

Le aziende di internet e lo stesso Governo dovrebbero attivarsi per proteggere bambini e preadolescenti. I presidi Inglesi domandano soprattutto protezione rispetto all’accesso a contenuti pornografici o a sfondo sessuale o da giochi non adatti. Chiedono ufficialmente a Cameron misure concrete di protezione delle giovani generazioni.

Il vero problema, dice il preside Woodward è questo:

‘The real concern is children being able to have Facebook accounts when they are not old enough, and parents condoning it. If my school is representative, it’s 60 per cent at least have got access.’

(via cnet e zdnet)

I ragazzini con meno di 13 anni non dovrebbero accedere a Facebook e aprire l’account, spesso con i genitori che sono pure consenzienti e che non si pongono proprio il problema. Praticamente la maggior parte di essi possiede un profilo Facebook dal quale interagisce tranquillamente con i propri amici e non solo.

E’ contrario ai termini di servizio permettere che gli under 13 si iscrivano a Facebook e i genitori devono esserne consapevoli. In quanto genitori devono attrezzarsi per prevenire e proteggere i loro figli anche su Internet. I ragazzini sono esposti a contenuti non adatti alla loro età.

I profili degli under 13 vanno segnalati a Facebook perchè possano essere chiusi o bloccati. Ne avevo già scritto in dettaglio qui.

Gli underage si segnalano da qui https://www.facebook.com/help/contact/?id=210036389087590

La BBC aveva già sollevato il problema dei genitori complici o accondiscendenti nell’apertura di profili sui social in età non consone.

Qualche dato: il 4% dei bambini su Facebook ha meno di 6 anni. Dato tratto da una statistica e infografica di Minor Monitor.

6 anni, capite? Il 38% dei ragazzini iscritti a Facebook ha meno di 13 anni. Non sorprendetevi, vi assicuro che è così anche in Italia.

Su Facebook si iscrivono già dalla scuola elementare, alle medie la percentuale è altissima e, ovviamente, non hanno i 13 anni previsti.

In una quinta elementare li ho provocati, una volta, facendo la gnorri e chiedendo loro “Ma come fate a registrarvi, non si blocca la registrazione se non mettete 13 anni?”
Risposta prof: “Vabbè prof, si aumenta l’età!” Ho incalzato nella mia indagine: “Quindi mettete 14 e state tranquilli anche se ne avete 10?” e loro: “Io ho messo 20″, “Io invece 36″, “Io 18″ ecc. Ma perchè? Poi vi può contattare qualcuno più grande se imbrogliate così con l’età.

Risposta disarmante: “Prof, ma si capisce dalle foto che mettiamo che siamo piccoli, stai tranquilla…” Ah bè, certo!

Facebook continua ad affermare che rimuove in media 20,000 utenti under 13 al giorno.
Spesso sono i genitori stessi che creano profili per i loro bambini, a volte subito dopo la loro nascita. Ecco: anche i novelli genitori che hanno aperto il profilo al neonato, magari come canale per mostrare le foto a parenti e amici o con l’idea di creare il diario di tutta la vita del piccolo/a, dovrebbero chiudere immediatamente questi profili.

Nessuno di noi, credo, avrebbe piacere di scoprire un giorno che su internet ci sono le sue foto dalla nascita in poi e che sono state messe con troppa leggerezza e senza pensare alle conseguenze future, dagli stessi genitori, pensando di fare una cosa simpatica, no?

Io continuo a pensare che non possiamo non tenere conto della loro presenza sui social. Ci sono, è il loro cortile, è il posto dove si relazionano, giocano, si divertono, chattano.

Vietarglielo perchè sono under 13? Improponibile, fondamentalmente.
E’ troppo tardi, è troppo tardi. Il danno è fatto da tempo. Sono stati lasciati soli, hanno aperto profili da tempo, li abitano. Li vivono, sono parte di loro e delle loro giornate.

Possiamo solo educarli a usare i social nel modo migliore, impostare bene la privacy, spiegare che si posta con la testa, che sono comunque in piazza, che ci possono fare anche cose buone.Questo dovremmo fare.

I divieti di solito con i più piccoli provocano esattamente una reazione contraria.

Voi che ne dite?

Divieto amicizia prof – alunni sui social a NYC

Sull’amicizia prof – alunni e sui divieti calati dall’alto attraverso circolari di alcuni Dirigenti Scolastici, sapete come la penso.

Sappiamo anche che in Canada c’è stata una sorta di regolamentazione dell’amicizia prof – alunni.

Questa volta è il turno del New York City Department of Education che pubblica le Linee Guida rivolte ai docenti su come usare (o non usare) i social network, Facebook in primis (fonte The New York Times e allfacebook).

Secondo le regole espresse nelle 9 pagine delle Linee Guida, i docenti delle scuole pubbliche di New York City non possono essere connessi in maniera diretta con i propri studenti su Facebook e altri social network.

Ergo non devono essere “amici” via social con i loro alunni.

Le linee guida vogliono essere uno strumento di prevenzione di possibili implicazioni (ad esempio a scopo sessuale, pedofilia o altro) in qualche modo facilitate da un uso inappropriato dell’essere in contatto e delle relazioni attraverso i canali social. Numerosi prof arrestati, negli ultimi anni.

Attenzione: ai docenti non è vietato l’uso di Facebook o di altri strumenti, solo che non devono essere direttamente in relazione con i propri studenti. Quindi non è permesso essere “amici”, inviare email dirette o contattare personalmente gli studenti, attraverso pagine/profili Facebook e altri social network.

La comunicazione online è comunque permessa se avviene attraverso pagine Facebook appositamente implementate e gestite proprio per le comunicazioni di classe.

Le Linee Guida del New York City Department of Education riflettono sulla facilità e l’immediatezza che questo tipo di interazione online permette a docenti e studenti. Dal momento che può essere senza controllo, ha portato ad alcuni episodi di uso non corretto e di abusi.

Come riporta The Wall Street Journal, le Linee Guida rappresentano proprio la risposta ufficiale a una serie di episodi spiacevoli in cui sono stati coinvolti docenti accusati di comportamento scorretto e inappropriato nei confronti di studenti.

Le Linee Guida definiscono, innanzitutto, cosa si intende per social media: tutte le forme di pubblicazione online o di presenza su web in cui avviene una comunicazione interattiva. Sono quindi inclusi Facebook, Twitter, social network come Youtube, Google+, Flickr ecc., blog, pagine internet e siti, forum, wiki ecc.
I social media possono essere utilizzati in maniera professionale dai docenti e quindi correlati ad attività didattiche oppure sono ad uso personale e non implicano relazione né con la didattica né con gli alunni.

Anche la casella email dovrebbe essere gestita in maniera separata: una mail professionale e una personale. Le comunicazioni eventuali agli alunni o ai genitori dovrebbero partire sempre da quella professionale che non va utilizzata per aprire profili sui social.

In generale, nelle Linee Guida si chiede agli insegnanti di mantenere separata la sfera professionale da quella personale sul web: non devono mandare email personali agli studenti, non devono essere “friend” e devono essere molto attenti nell’impostare le opzioni di privacy per controllare l’accesso da parte degli studenti ai loro profili sui social media.

I docenti devono conoscere e impostare al meglio le opzioni di privacy ed essere allo stesso tempo consapevoli che anche le comunicazioni private, sul web, di fatto possono essere comunque diffuse. I docenti hanno la responsabilità educativa di conoscere il funzionamento degli strumenti social media che utilizzano.

I docenti possono comunicare e relazionarsi su web con gli studenti attraverso pagine professionali, dedicate alle attività di classe, ai compiti, ai materiali di studio ecc. Queste pagine, per essere attivate, devono comunque essere verificate.
I genitori devono comunque firmare e dare il consenso prima che i loro figli partecipino alle attività che si svolgeranno su queste pagine.

Ai docenti è richiesto di “have no expectation of privacy” cioè non invocare il diritto di privacy nel momento in cui si trovano ad utilizzare i social media, perché i loro superiori dovrebbero poter controllare e verificare ogni comportamento ritenuto discutibile.

Il Department of Education chiederà anche ai genitori di firmare il consenso alla pubblicazione online dei lavori degli alunni, delle loro foto e informerà sulle modalità d’uso dei social media nel contesto scolastico.

Dicono le Linee Guida:

“If a particular type of behavior is inappropriate in the classroom or a professional workplace, then that behavior is also inappropriate on the professional social media site.”

Se un determinato comportamento è inappropriato in classe o non è professionale, lo stesso comportamento è inappropriato anche sul social media.

A partire dal mese di maggio i docenti di NYC verranno formati proprio sull’uso efficace dei social media nella didattica con le classi. Le linee guida, pur vietando l’amicizia diretta prof – alunni, sono ovviamente a favore della libertà di espressione del singolo e sono non dimenticano i benefici educativi dell’online learning.

Quello che le linee guida chiedono ai docenti è il buon senso, insomma.

Alcuni docenti di NYC hanno protestato per le restrizioni altri invece le leggono e le considerano ragionevoli.

Il testo completo, per chi volesse leggerlo:

Che ne pensate?

Commenti irrilevanti o inappropriati su Facebook?

Facebook non permette alcuni commenti per prevenire lo spam e lo segnala con un messaggio che appare mentre si prova a postare il commento:

“This comment seems irrelevant or inappropriate and can’t be posted. To avoid having comments blocked, please make sure they contribute to the post in a positive way.”

No, non è sentiment analysis sui commenti che lasciamo in giro per le bacheche o i post di Facebook. No, non c’è un omino pronto a censurarci a seconda di quello che scriviamo.

E’ semplicemente un complesso algoritmo che Facebook usa e che si attiva in determinate occorrenze.

E’ successo a Robert Scoble, postando un commento su un Facebook post di Max Woolf. (via)

Gli è apparso questo messaggio:

Non è riuscito a postare il suo commento.

Ovviamente Scoble racconta (sul suo Google+) e posta il commento incriminato, commento che non presenta nulla di inappropriato, imbarazzante, non è un abuso da segnalare, non è spam, non contiene nudo o pornografia né violenza o razzismo ecc.

Sembra che questo tipo di messaggio da parte di Facebook non fosse ancora apparso. Difficile stabilire per Facebook cosa sia positivo o negativo in un commento, cosa è accettabile in una cultura può essere offensivo in un’altra. Facebook affronta i contenuti postati e “modera” o previene mediante una combinazione di algoritmi del software e di segnalazioni degli utenti che contribuiscono ad riconoscere comportamenti e messaggi inappropriati.

In pratica anche i blocchi parziali o totali di un contenuto (o di un profilo) vengono attivati da Facebook dopo un tot di segnalazioni per “Abuso” da parte di altri utenti, (qui un esempio).

Altri utenti segnalano il blocco parziale e l’impossibilità a commentare su Facebook dal loro profilo in determinate situazioni.

Il messaggio di Facebook, in questo caso:

Commenting Temporarily Limited

We previously advised you that one or more of your comments was posted multiple times or marked as inappropriate. Because we received additional reports, you’ll be unable to comment on the posts of people you’re not friends with for the next 7 days. Once restored, please comment responsibly or you may face additional restrictions.

I understand that posting spam is prohibited and against the Facebook Community Standards.?

Il sistema di prevenzione dello spam da parte di Facebook è spiegato qui https://blog.facebook.com/blog.php?post=403200567130.

Ecco alcuni comportamenti ripetuti ritenuti inaccettabili da Facebook:
- inviare lo stesso messaggio a 50 contatti in meno di un’ora corrisponde a SPAM, se poi sono contatti con cui non si è “amici” sono considerati in maniera più restrittiva
- se il 75% delle richieste di amicizia da parte di un contatto viene ignorato, l’algoritmo considera quella persona noiosa o sconosciuta e ne tiene conto

Non ci sono dettagli di queste misure cautelative di Facebook proprio per evitare che gli spammer professionisti trovino il modo di aggirarle.

L’algoritmo è stato pensato per attivarsi quando rileva comportamenti sospetti, avvisare il profilo in questione con un messaggio di “rallentare” quel comportamento.
Nel momento in cui, dopo l’avviso, l’utente continua a fare quello che faceva e che da Facebook è stato considerato come spam, inappropriato, inaccettabile ecc. Facebook arriva a disabilitare quel profilo.

Il sistema automatico segnala anche eventuali link a siti che possono danneggiare il computer o che possono rubare dati personali (phishing).

Facebook ha risposto a Scoble sul messaggio relativo a commento irrilevante o inappropriato.

Non è censura ma filtraggio dello Spam. I Commenti di Scoble sono finiti nel sistema di filtraggio spam di Facebook. Sono risultati essere un “falso positivo” a causa della eccessiva lunghezza dei commenti di Robert Scoble.
Lunghezza del messaggio + non essere amici del contatto che si commenta. Nel caso specifico di Scoble.

Da questo e dalla lettura del post + centinaia di commenti di Robert Scoble su Google+ oltre che dalla lettura anche di questa discussione su Facebook, si apprende che Facebook può classificare come spam:

- l’eccessiva lunghezza dei commenti, come comportamento abituale di un profilo
- l’abitudine a commentare o inviare messaggi a profili con cui non siamo “amici”
- quando un commento contiene più di 3 @NOMEUTENTE (tag ad altri profili)
- l’essere profili pubblici (o meglio l’aver attivato la possibilità che altri sottoscrivano gli aggiornamenti pubblici senza diventare “amici” – nel caso specifico Robert Scoble ha 239,760 Public Subscribers)
- l’utilizzo di alcune parole specifiche contenute nella lista nera di Facebook (e forse la parola Google e Google+ sono tra queste)
- il permettere anche ai non amici di commentare i propri post, invece che utilizzare l’opzione di privacy che permette di commentare solo agli amici

Vi aggiorno se emergono altre caratteristiche sul funzionamento dell’algoritmo che determina come rilevanti o irrilevanti, appropriati o inappropriati, i commenti che lasciamo su Facebook.

Nota bene: tutto ciò spiega anche quello che ripetiamo spesso nel gruppo Antibufale di Facebook.

Quando troviamo foto/pagine/gruppi ecc.con BAMBINI MALATI o TORTURE SU ANIMALI (o ancora peggio PORNOGRAFIA E VIOLENZA) bisogna sempre SEGNALARE.
Le foto per contenuto grafico violento, le pagine per SPAM ecc.
SEGNALATE A FACEBOOK e FATE SEGNALARE. Non bisogna condividere ulteriormente sulle bacheche dicendo di segnalare. Ogni condivisione del link/foto/pagina per Facebook è conteggiato come apprezzamento del contenuto, qualunque sia il messaggio che ci alleghiamo. L’algoritmo non legge, l’algoritmo conta.
La segnalazione di abuso, invece, agisce in modo contrario e contribuisce a far scattare l’attivazione del filtraggio antispam.
La segnalazione (possibilmente di tanti in poco tempo, proporzionalmente ai numeri della foto/pagina/gruppo/post) è quello che serve per far attivare il filtro antispam di Facebook. Semplicemente segnalare le foto e le pagine, non andare a commentare sotto. Anche quello è conteggiato come apprezzamento.

Condividere e comunicare: dalle pitture rupestri a Twitter

Una bella infografica di Moo che mostra l’evoluzione nella storia della voglia di condividere e comunicare degli uomini.

Sharing and Communication: Through the Ages

Dalle pitture rupestri a Twitter, come l’uomo ha diffuso e comunicato le informazioni ai suoi simili, nel tempo. Ai vicini e ai lontani.

Enjoy!

Mamma ora ti spiego Twitter – Guida for Dummies

Markingegno ha appena pubblicato un post che spiega come funziona Twitter in maniera semplice, traducendo liberamente “mom, this is how twitter works” di Jessica Hische.

Stavo facendo più o meno anche io la stessa cosa, concludo comunque questo post, anche perchè, vederete, sarà molto diverso.

Sempre utile una Guida a Twitter for Dummies. In tanti mi hanno chiesto l’aggiornamento della guida che risale al 2008. In effetti non solo è cambiato molto Twitter nel frattempo, c’è stato l’ingresso di tantissima gente che ha aperto l’account per i più svariati motivi, primo fra tutti seguire i vari VIP o le trasmissioni TV.

Come dicevo nel post “Mi son fatto Twitter, e ora?“:

Twitter è un po’ più complesso di una moda, io ed altri come me lo abitiamo da anni, non serve solo per seguire i VIP o per mandare messaggi ai programmi TV, ci passano le notizie in anteprima a saperle captare, non è una chat ma si può chattare se serve, ci sono relazioni consolidate e altre da scoprire. Questo e tanto altro.

E a me piace spiegare come si fa, lo sapete.

Cominciamo!
Ecco la guida a Twitter ad uso di mia mamma e non solo.

Twitter non è complesso come Facebook (e per questo spiazza il nuovo utente)

Twitter funziona così, in sintesi:
- apri un profilo/account dopo la registrazione
- puoi pubblicare i tuoi aggiornamenti di massimo 140 caratteri (a chi? A chi ti segue)
- decidi chi seguire
- gli aggiornamenti delle persone che segui appariranno nella timeline quando apri Twitter

Cosa pubblicare? Quello che ti accade, dove sei, cosa fai, link a cose che ti interessano, cose divertenti, battute, foto o video (il tweet conterrà un link attraverso il quale visionare foto, video, pagine web). Tutto ciò che potrebbe interessare i tuoi Follower, cioè chi ti segue.

Su Twitter non si parla di amicizia.
Follower indica chi segue te.
Following indica chi segui tu.
Non c’è bisogno di ricambiare chi ti segue, allo stesso tempo, cosa meno ovvia e più spiazzante quando si usa Twitter da poco.

“Perchè @catepol o @VIPDITURNO non ricambia l’amicizia?”
Semplicemente perché non è obbigato/a, semplicemente perché non ha interesse o voglia di seguire quello che scrivi tu. Si vive bene lo stesso.

Twitter si può usare in molti modi:
- per seguire persone/notizie
- per essere seguiti (se si ha qualcosa di interessante da condividere)
- per conversare
- per seguire conversazioni
- un mix di tutto questo e anche di più.

Può diventare
- una forma di chat
- una sorta di microblog
- un modo per connettere ed essere connessi ai propri amici/contatti (dopotutto Twitter è un sistema di messaggistica molto evoluto)
- molto altro (cerca Twitter su questo blog per farti una idea delle evoluzioni dal 2006 in poi).

Utenti Twitter legati o meno al nostro profilo

Facciamo finta che su Twitter si siano iscritti i miei familiari.

Abbiamo @catepol

Mia mamma @miamamma

Mia Sorella @miasorella

Il gattino @ilgattinodicate

Ecco le loro relazioni su Twitter:

@catepol segue:@miamamma, @miasorella e @ilgattinodicate

@miamamma segue: @catepol e @miasorella

@miasorella segue: @catepol e @miamamma

@ilgattinodicate segue @catepol

Poi, siccome sono profili pubblici, possiamo avere altri utenti Twitter partecipanti alle interazioni, ad esempio:

- altri follower, semplicemente altre persone che ci seguono (per vari motivi)
come questo @sonountuofan

@sonountuofan segue solo @catepol (del gruppo famiglia) ma @catepol non segue lui

- Perfetti sconosciuti, semplicemente altre persone che sono su Twitter
come questo @perfettosconosciuto

@perfettosconosciuto non segue nessuno del gruppo famiglia e nessuno del gruppo famiglia lo segue

Sul mio Twitter ho scelto chi seguire, quindi sulla mia timeline o Homepage di Twitter controllo le notizie che ricevo da quelli che seguo.

Quindi

@catepol troverà sulla sua homepage le notizie di @miamamma, @miasorella e @ilgattinodicate + i suoi Tweet

@miamamma troverà sulla sua homepage le notizie di @catepol e @miasorella + i suoi Tweet

@miasorella troverà sulla sua homepage le notizie di @catepol e @miamamma + i suoi Tweet

@ilgattinodicate troverà sulla sua homepage le notizie di @catepol + i suoi Tweet

Invece, sulla pagina personale di Twitter (twitter.com/NOMEUTENTE), si trovano tutti i tweet dell’utente stesso (comprese le risposte date ad altri utenti inserendo @LORONICKNAME nel tweet).

Un utente Twitter può avere un numero elevato di Follower e seguire solo pochi (Following), quelli che realmente lo interessano.

Cioè, non si può decidere da chi farci seguire e da chi no. Non si può impedire a qualcuno di seguirci. A meno che non si opti per tenere il profilo Twitter privato. Solo in questo caso possiamo decidere chi ammettere dentro e chi no.
La vera libertà di Twitter è decidere chi seguire.

Eccoci al Chi vede cosa di Twitter.

Se Twitta @catepol

Tutti quelli che seguono @catepol leggono il tweet.

Può quindi accadere che @sonountuofan risponda con un reply (che si fa cliccando su RISPONDI, posto sopra il contenuto di ogni Tweet e corrisponde alla forma, ad esempio, “@catepol TESTO RISPOSTA)

Io non seguo @sonountuofan, il suo tweet in risposta al mio non compare nella mia homepage, lo troverò e leggerò sotto Connect/interazioni/citazioni: https://twitter.com/#!/i/connect (in alto a sinistra sul profilo Twitter, accanto a HOME)

Dal momento che @sonountuofan inserisce @catepol all’inizio del suo tweet, il tweet non viene visualizzato sulla homepage dei follower di @sonountuofan

Chi segue @sonountuofan non legge la risposta di @sonountuofan a @catepol

Quindi, il solo inserimento all’inizio del Tweet di @NOMEUTENTE limita la visualizzazione di quel Tweet.

Quindi se twitto a @miasorella

Accade che
- @catepol e @miamamma e @miasorella vedono il tweet, ognuno sulla propria homepage dato che ci seguiamo in maniera reciproca

- chi segue sia @catepol che @miasorella vedrà questo tweet sulla propria homepage

- chi segue solo uno dei due NON VEDRA’ questo tweet sulla homepage

- @miasorella vedrà questo tweet sotto le sue @citazioni e anche nella sua homepage, perché in maniera reciproca

Se @miasorella twitta a @catepol ma non mette @NOMEUTENTE all’inizio del Tweet ma in mezzo al contenuto o alla fine:

Bisogna sapere che
- mettere il @NOMEUTENTE non all’inizio non è molto corretto perché chiunque segue @miasorella, in questo modo, vede il tweet sulla sua homepage di Twitter, anche se non seguono @catepol
- se il nome utente non si trova all’inizio del tweet, tutti i follower di @miasorella lo potranno vedere e si faranno gli affari nostri
- @catepol vede il tweet anche sotto @citazioni perché il suo @NOMEUTENTE viene utilizzato dentro un tweet.

Attenzione quindi quando rispondiamo a qualcuno e non abbiamo interesse che ciò venga letto da tutti i suoi follower.

Se facciamo come @miamamma che, per sbaglio, inserisce anche solo un punto o un carattere prima di @NOMEUTENTE all’inizio del tweet

La sua risposta viene condivisa a tutti i suoi follower. Basta un punto per spostare spostare il nome utente in mezzo al tweet e renderlo molto più pubblico di quello che doveva essere.

Ora @catepol vuole scrivere qualcosa a @miamamma e @miasorella

In questo caso @catepol, @miamamma e @miasorella vedono il tweet sulla loro homepage perché si seguono in maniera reciproca

- chi segue entrambi, cioè sia @catepol che @miamamma vede il tweet sulla propria homepage

- solo il primo @NOMEUTENTE inserito all’inizio e @catepol che ha scritto il tweet controllano chi vede il tweet

- gli utenti inseriti dopo non hanno influenza su chi vede o non vede il tweet

Se un @perfettosconosciuto scrive un tweet di questo tipo:

Ricordiamo che @catepol NON SEGUE @perfettosconosciuto. Questo tweet non compare nella home page di @catepol ma nelle @citazioni di @catepol perchè il NOMEUTENTE è inserito nel tweet.

Questo tweet, inoltre, comparirà nella homepage dei follower (di chi segue) di @perfettosconosciuto.

Un altro @perfettosconosciuto potrebbe comunque citarmi in un tweet anche se non mi segue (chiunque può citare un altro @NOMEUTENTE in un tweet. Questi tweet appariranno all’utente citato sempre sotto CITAZIONI.

Vi ricordate ora de @ilgattinodicate che segue @catepol e che non ha ancora partecipato al post?

Se @catepol twitta a @ilgattinodicate e lui risponde, intrattenendo una breve conversazione su Twitter fatta di reply (@catepol scrive a @ilgattinodicate, @ilgattinodicate risponde a @catepol, @catepol risponde di nuovo a @ilgattinodicate)

Chi vede la conversazione?

@miasorella @miamamma e @sonountuofan non vedono questa conversazione nella loro homepage, perché non seguono @ilgattinodicate ma solo @catepol

@ilgattinodicate e @catepol vedono ogni tweet della conversazione sia in citazioni (espandendo il primo tweet la conversazione apparirà tutta e collegata) che in homepage, perché si seguono a vicenda

Nella RISPOSTA a un tweet (cliccando su Reply) oppure semplicemente cominciando un tweet con un @NOMEUTENTE, Twitter si comporta diversamente.
Il reply mantiene tutta la conversazione collegata, un tweet che comincia con @NOMEUTENTE no, è un tweet scollegato dalla conversazione.
Anche se appaiono apparentemente identici, uno mostra che è un tweet “in risposta a” un altro e l’altro no. Se il tweet è parte di una conversazione presenta un fumetto in alto a destra con cui espandere la conversazione stessa.

I Messaggi Privati

Le conversazioni in timeline non sono comunque MAI private.
Per essere sicuri che nessun altro legga un tweet eccetto che il destinatario utilizzare i messaggi diretti o messaggi privati o DM.

I messaggi privati sono dei tweet privati, sono visibili solo a chi li invia e al destinatario, non sono visibili a nessun altro. Si possono inviare SOLO tra due utenti che si seguono. Nessuno può cercarne il contenuto dal search.
Non è possibile inviare un messaggio diretto chi non ci segue e viceversa.
Possiamo considerare i DM come email o sms sempre di max 140 caratteri. Se abbiamo le notifiche attivate sullo smartphone, sono anche più immediati degli stessi SMS.

Cosa sono i Retweeet

Retweet o RT è un tweet che rilancia un tweet di un altro utente. Si può fare un retweet in diversi modi.
C’è la funzione retweet sopra ogni tweet di chi seguiamo (tranne per gli account privati).
Il retweet cliccando sulle due frecce concatenate (il bottoncino retweet) si trova non solo su twitter.com ma anche in tante applicazioni mobili e desktop per twitter. E’ sicuramente il modo migliore e più corretto per fare un retweet.
Si notarà un imbolo verde nell’angolo in alto a sinistra del tweet e sarà presente l’indicazione del @NOMEUTENTE di chi ha fatto il retweet.

Per fare RT (ad esempio di profili protetti) si scrive nel testo del tweet “RT @NOMEUTENTE copia del contenuto del tweet completo”
E’ oramai una convenzione consolidata per fare retweet, da prima che Twitter inserisse l’apposito e più comodo bottoncino.

Sempre per fare un retweet si può citare l’utente da cui proviene il tweet scrivendo “via @USERNAME” alla fine del tweet copiato.
Fare solo attenzione a inserire l’autore originale del tweet e non uno degli utenti che lo ha retwittato, per correttezza.

Come usare gli #HASHTAG

Un hashtag (parola preceduta da un # cancelletto, su Twitter) sono un’etichetta che si inserisce in un tweet per rendere ricercabile e facente parte di una conversazione più grande, un singolo tweet.

Tutti gli altri utenti di Twitter potranno vederlo, insieme ai tweet sullo stesso argomento:

Il cancelletto rende la parola cliccabile su Twitter. Cliccando, ad esempio, su #corsoduepuntozero si aprirà la ricerca di Twitter e la pagina risultante conterrà tutti i tweet di chiunque ha usato #corsoduepuntozero

Un hashtag non può contenere spazi o segni di punteggiatura, inizia sempre col simbolo “#” (cancelletto) e contiene una parola (più o meno lunga) ad esso attaccato.

Si usa spessissimo in occasione di eventi, conferenze, concerti: la scelta e la condivisione di un particolare hashtag serve a raccogliere tutte le persone che ne parlano su Twitter (e creare magari uno Storify che racconti) oppure a far dialogare tra loro gli utenti Twitter che partecipano o che semplicemente seguono.

Un #hashtag può diventare Trending topic (argomenti molto discussi su Twitter o TT) quando più persone in un lasso di tempo molto breve lo twittano. Insomma quando molti ne parlano.

I Trending Topics si trovano sulla propria homepage di Twitter, a sinistra.

Si possono utilizzare gli hashtag per aggiungere colore o mood alle dichiarazioni o alle battute su Twitter oppure creare hashtag lunghi come frasi o contenenti più parole collegate tra loro per ottenere un effetto simpatia/ironia e non solo.

Se hai letto questa guida fin qui, cara mamma, non dovresti avere più problemi con Twitter. Più dummies di così, per una guida, non credo si possa fare.

Twitter non è Facebook

Twitter è diverso da Facebook, Twitter è opt-in, Facebook è opt-out.

Se hai 20 o 200 o 2000 amici su Facebook potenzialmente (cioè se non ti sei organizzato con le varie opzioni di Facebook) vedi le notizie di quelle 20 o 200 o 2000 persone nel tuo feed.
In realtà, Facebook, grazie a un algoritmo di Edge Rank, fa una selezione per noi (non appariranno proprio tutti ma quelli con cui si è più in contatto). Inoltre, su Facebook possiamo sempre nascondere un altro utente alla nostra vista.

Su Twitter è possibile essere seguiti da 2.000 persone e seguirne solo 50. Solo i 50 che hai scelto di seguire compariranno nel flusso della tua homepage.
Twitter prevede 140 caratteri a Tweet, Facebook invece ci consente di scrivere fino a 63206 caratteri in un solo status.

Su Twitter non ci sono raccolte immagini/video e profili complicati da gestire, millemila opzioni di privacy da impostare, situazioni sentimentali da aggiornare, ecc.

Si può collegare l’account Twitter al profilo Facebook in diversi modi per aggiornare Facebook da Twitter. Secondo me non tutto ciò che va su Twitter deve andare su Facebook e viceversa. Io, almeno, lo utilizzo così. Il mio Twitter può postare su Facebook grazie a Selective Twitter quando voglio, aggiungendo alla fine del Tweet #fb.

Twitter è relativamente semplice anche se, provenendo dal complicatissimo Facebook a cui siamo oramai abituati, non è immediato.
Spero tanto che questa guida stilata come se parlassi veramente a mia mamma e ai miei familiari ti sia stata d’aiuto per comprendere meglio Twitter e cominciare ad utilizzarlo alla grande.

Se lo ritieni utile passa pure il link ai tuoi contatti, sono sicura che sarà d’aiuto a molti altri.

Per prendere confidenza con Twitter bisogna utilizzarlo, è più facile farlo che spiegarlo. Evitate di scrivere tweet in modo errato, non mettete accidentalmente in piazza (Internet) i fatti personali.
Paradossalmente Twitter è più pubblico di Facebook se hai un profilo pubblico (e la maggior parte lo sono). Su Twitter puoi solo scegliere se essere pubblico o essere privato. Solo in questo caso quello che scrivi viene letto SOLO da chi hai ammesso a seguirti.
Su Twitter tutto è ricercabile e quindi trovabile grazie al potentissimo motore di ricerca che cerca sia gli #hashtag che le parole o gli utenti.
Le API di Twitter permettono di recuperare solo gli ultimi 3200 tweet di un utente. Gli altri non spariscono. Come dicevo qui ogni tweet possiede un URL o un ID con il quale è possibile ricostruire l’URL.

Questa guida non ha la pretesa di essere completa, anche perché Twitter continua a subire piccole o grandi modifiche nel tempo per essere sempre più utile agli utenti.

@catepol sarà qui, per quanto potrà, a spiegare le novità (così come accade dal 25 novembre 2006, giorno in cui ho aperto l’account per vedere cos’era mai questa nuova diavoleria e ne restai così affascinata che…bè tutto il resto è storia ed è scritto anche in questo blog).

Ah…ovviamente FOLLOW ME https://twitter.com/#!/catepol

Nota bene: per creare i falsi tweet, te lo starai chiedendo, ho usato questo http://lemmetweetthatforyou.com/