#esCate14 Di vacanze, hashtag e giri al mercato

Inauguro le vacanze, meritate dopo un mese passato con il mignolo del piede fratturato e in altre faccende affaccendata (politica lucana, come avete potuto leggere sui social e anche qui) e non solo.

Un punto fermo: rientro a casa, dai miei in Calabria, obbligatorio per staccare e la ricerca del volo last minute che ci porterà qualche giorno da qualche altra parte. Dove? Lo scopriremo appena lo troviamo.

La voglia di raccontare, come lo scorso anno, il mood di queste giornate in giro, altrove, diverse dalla routine, comunque movimentata, da cui io e husband (che oramai è social su Facebook e Twitter @mimorrone e che come avete visto più giù, ospito anche sul blog) ci allontaniamo per qualche giorno.

Modalità del racconto: le vacanze le passiamo su Instagram (come per le “fotine” dal giro Bruxelles/Bruges/Ghent/Anversa 2013 che in molti avete gradito).

L’hashtag è #esCate14 (accompagnato da geo localizzazione e altri hashtag di volta in volta). Instagram, il mio occhio, ciò che mi ispira e qualche filtro.
Mi sono pure comprata la reflex, l’ho dimenticata a Potenza! Meno male che c’è Instagram.

Le foto passeranno su Twitter @catepol e su Facebook.

Cercherò anche di descriverle in inglese. Perché mi va così.

Soprattutto, provo a raccontare qualcosa in più sul blog. Togliamo qualche ragnatela alle parole, le foto ci passano già qui sopra da qualche tempo. Sono i post “pieni di parole” che latitano. Riprendiamo le vecchie abitudini, dopo tutto questo spazio ha 12 anni, esiste, resiste, qualcuno ama leggerlo ancora e a qualcuno piace leggermi “oltre ai social”.

Cominciamo subito.

Briatico (Vibo Valentia) piccolo paese della costa tirrenica calabrese, giusto sotto Vibo Valentia.
Si, comincio da casa, anche casa può essere guardata con occhi diversi, soprattutto quando ci manchi da tempo.

Primo bagno, archiviato.
Oggi mercato locale per le vie del paese. Un giro é d’obbligo. Il mercato si snoda per la via principale, qualche bancarella di abbigliamento, giocattoli, casalinghi ma è in primis mercato di prodotti locali. Cibo, food, prodotti tipici.

Odori, colori, sapori. Quando la temperatura esterna è di quasi 30 gradi, sotto il sole, ti arrivano tutti addosso, tutti insieme.
Ho provato a immortalarli per voi, cogliendo l’attimo.

Frutta e verdura anche agli angoli delle viuzze perpendicolari. Come tornare indietro nel tempo. Cassette di frutta e verdura esposte anche a terra, piccoli produttori locali, agricoltura della zona, vecchie bilance per la pesa.

Si contratta anche il prezzo ogni tanto.

Melanzane, peperoni, pomodori.
Origano, ovunque. Da “scorciuliare” (se non ricordo male, si dice così, quando con le mani lo si sfrega via dal rametto per metterlo ad essiccare e poi se ne riempiono barattoli).
Origano. Si rinchiude l’odore sotto vetro e te ne porti via qualcuno quando te ne vai, per portarti dietro un po’ di casa da aggiungere ai pomodori in insalata o sulla pizza, quando sarai lontana.

Pomodori secchi, essiccati al sole. Perfetti poi da condire con olio, aglio, capperi e, indovina, origano!

Limoni. Fiori di zucca. Fagiolini.
Cipolle rosse di Tropea ovunque, con il loro colore violaceo e la forma un po’ allungata.
Uno spettacolo al sole.
Buonissime, anche crude. Dicono che facciano anche molto bene.
Se sei nata qui in zona, conosci solo queste cipolle o quasi. Ricordo lo stupore alla scoperta dell’esistenza anche di quelle bianche o dorate (che il resto del mondo usa, invidiando chi ha le cipolle rosse di Tropea).

Tropea, 2 passi da qui, per chi non conoscesse la zona.

Salumi, insaccati, suppressate e l’immancabile piccantissima ‘nduja di Spilinga (altro paese dell’hinterland patria della ‘nduja originale, che si trova in tutta la Calabria, certo, ma questa è quella “buona”!!)

Piccante, essicato, insieme alle piantine di peperoncino in vendita al mercato. Rossi, gialli e, sorpresa, viola. Confesso che la pianta di peperoncino viola non l’avevo mai vista prima.
Confesso anche di non sapere che piccantezza possieda e no, mi spiace, non lo proverò. Rimaniamo col dubbio, conoscendo gli altri peperoncini calabresi, alla mia lingua ci tengo!

Chiudiamo con i formaggi.
Forme di pecorino del Poro (altipiano del Vibonese che sovrasta Tropea e Capo Vaticano). Tantissimi altri formaggi sulle bancarelle. Rotond, stagionati, di un giallo chiaro o bordati di rosso (è peperoncino, attenzione, vi ho avvisato!)

Il giro al mercato finisce qui. Alla prossima puntata di #esCate14
(E seguitemi su Instagram, Twitter e Facebook… @catepol everywhere)

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#congressopdbas La meta è importante, ma anche il viaggio…

Riflessioni di Michelangelo Morrone postate su Facebook che ospito volentieri e che sono un po’ anche le mie ;)

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La meta è importante, ma anche il viaggio…
Inizialmente ognuno aveva solo la sua idea.. che Luca Braia ha concretizzato e contribuito a trasformare in possibilità.
Eravamo tanti singoli o piccoli gruppi…
Insieme a Luca abbiamo condiviso
sogni e speranze,
Strategie e tattiche…
Molti pensavano che fossimo numeri o soldatini…
Ho scoperto e riscoperto tante tantissime persone
Donne e uomini
‘Piccoli’ e ‘Grandi’
Ho visto percepito e condiviso
Passione rabbia felicità impegno…
Cose vere e reali e concrete…
Il mio ruolo mi ha imposto di stare un pochino in disparte…
Adesso a Luca affidiamo tutto il nostro vissuto
E lo invitiamo a non disperdere questa grande ricchezza e a portare avanti le istanze di questo popolo delle primarie…
Il bene del nostro partito e lo sviluppo della nostra regione passano da qui.
Non sarà però, come speravamo, un’azione diretta di gestione e coordinamento.
Sarà un compito più difficile
Portare il contributo dei tanti che hanno eletto i 43 in maniera piena ed efficace.
Aiutare Antonio Luongo ad esercitare il suo ruolo di segretario e concretizzare davvero quanto detto e promesso in Assemblea.
A tutti noi l’invito a non disperdere questa carica propulsiva, positiva e propositiva.
Indipendentemente da esperienze, appartenenze, provenienze e pedigree impegniamoci a rafforzare questo ‘popolo’ e a costruire un Partito e una Basilicata migliore.
Luca non ti scordar di noi e da settembre… al lavoro.
Sarebbe bello se qualche circolo organizzare a fine agosto inizio settembre una Festa dell’Unità o del PD in cui ricavare uno spazio per confrontarci e discutere del partito e della regione.
In questo modo possiamo realmente manifestare il nostro sentire e dimostrare che siamo e vogliamo essere di questo partito. ..
Buone vacanze (a chi le fa)

Michelangelo Morrone @mimorrone

Cosa sono i social network, a cosa servono, come si usano (le mie slide)

Cosa sono i social network, a cosa servono, come si usano.
Le mie slide del seminario di Tropea

Poi un articolo della Gazzetta del Sud che vi racconta come è andata:

Convegno Rotary Tropea

Estraendo dati da un campione dai miei follower scoprivo che….

Conta più il numero dei follower su Twitter o la qualità delle interazioni?
Sono esseri umani o bot questi follower?
Sono esseri umani ma sono profili fake?
Come funziona Twitter esattamente?
Come scoprire chi si cela dietro un profilo Twitter con sicurezza?

A questi ed altri interrogativi proverò a rispondere con la mia personalissima ricerca.

Mentre, complice la calura estiva, il dibattito in rete oggi pare aggrapparsi ad un lavoro di MCC nel quale si prova a dimostrare il legame Grillo, Followers, Finti Followers (fake), Bot su Twitter che fanno numero ma non sono umani…

…io, sempre complice la calura estiva, estraevo un campione rappresentativo dai miei follower su Twitter per analizzarli e comprendere un paio di cosette.

Su 7 follower estrapolati tra quelli che conosco personalmente nella vita reale anche prima di Twitter, di cui 5 parenti entro il primo grado, 1 parente acquisito, 1 amica, gente di cui ho il numero di telefono e che sento regolarmente, per capirci scoprivo che:
– 3 non hanno mai pensato di cambiare l’ovetto
– 3 hanno inserito la loro foto
– 1 non si capisce perchè abbia quella foto
– 1 solo contiene una bio che non si capisce cosa sia
– nessuno dei 7 ha almeno 30 followers
– nessuno dei 7 ha scritto più di 50 post, a volte nemmeno 20
– 1 solo si è in qualche modo geolocalizzato
– tutti non twittano da più di un mese, alcuni non hanno mai twittato proprio…

Hanno twittato così poco che controllare l’uso della punteggiatura nei loro post o se ci fosse almeno un hashtag è facile. No, non credo si siano proprio posti la domanda “cosa sono quelle parole con il cancelletto?”. Tranne 1 dei 7. Me lo ha chiesto a voce.

Qualcuno ha l’iPhone per accedere a Twitter, qualcuno Android (lo so perché so che smartphone possiedono), non credo abbiano Foursquare (o almeno non mi hanno mai aggiunto tra i loro amici), 1, però, sicuro ha Instagram (ce l’ho tra i followers anche là), molto probabilmente in generale hanno usato Twitter.com le poche volte che hanno Twittato qualcosa. Per provare.

Oppure durante Sanremo.

C’è chi ha scritto un paio di suoi pensieri, chi ha condiviso qualche link, chi ha risposto ad altri utenti Twitter (nello specifico, in generale, tipo a Fiorello, a Papaleo e a Catepol. Non per forza in quest’ordine).

C’è chi non ha mai veramente twittato, c’è chi non è seguito da nessuno oltre che da me che li seguo appena mi aggiungono loro, li conosco, che faccio? La snob?

Analizzando da vicino chi seguono la situazione è questa: n. di following pari a VIP = totale following -1 (e il -1 sono io, quindi seguono tot VIP + catepol).

Non esattamente un comportamento “umano” su Twitter per questi 7 profili, no?

Ognuno c’ha i bot che si merita, per followers. I miei, posso dire alla fine di questa mia personalissima ricerca, si annidano tra parenti e amici.

Sicuramente non sono dei fake, ma solo perchè io li conosco e li riconosco.
Di persona. L’apparenza o identità digitale, invece, giocherebbe tutta contro di loro.

Evviva Twitter.
Voi non prendetelo troppo sul serio, però.

URBI ET ORTI Reportage sugli orti urbani di Milano – Foto di Alessandro Vinci

Segnalo con piacere una mostra fotografica particolare.
Ai Milanesi e non solo.

Se vi trovate da quelle parti, passateci e salutatemi il fotografo!

Si tratta della mostra sugli Orti Urbani a Milano, foto di Alessandro Vinci (mio carissimo amico!).

Con il Patrocinio del Comune di Milano, promossa dall’Istituto Italiano di Fotografia e in collaborazione con la Feltrinelli.

URBI ET ORTI Reportage sugli orti urbani di Milano
Fotografie di Alessandro Vinci

Dal 3 luglio al 31 agosto 2012 presso La Feltrinelli Librerie in Piazza Piemonte 2 (2° piano) a Milano. Inaugurazione: 3 luglio 2012 ore 18:00.

All’inaugurazione intervengono Alessandro Vinci e Sara Munari, fotografa, critica e docente dell’Istituto Italiano di Fotografia.

Milano. Città della moda, dell’alta finanza, dello shopping; città europea, desiderio mai sopito di migliaia di migranti, attratti dalle maggiori opportunità di lavoro. Città dei centri commerciali, dei “grattacieli” e degli uffici, del traffico, dei lavori in corso; città dal cielo grigio di smog, dalle prospettive nascoste dal cemento, dalla terra coperta d’asfalto.
La cultura contadina sembrava non trovarvi più posto – dopo aver ceduto il passo alla frenetica e progressiva urbanizzazione degli anni ’60 – e invece, a ridar luce e respiro ai colori del moderno, ecco gli orti urbani: piccole oasi di verde, un colore solo simile a quello della carta moneta; oasi nel deserto dell’omologazione urbana, ritagli di spazio per un tempo di cui l’uomo non è più padrone, una nuova possibile meta. Qui la comunità si ferma, si incontra, si confronta. Qui, l’uomo si sottrae all’annichilimento imposto dalla società e scopre nuove forme di aggregazione, recuperate e ricostruite nell’antico contatto con la Terra. Ognuno fa da sé e fa per gli altri: qui si coltiva sano, e non solo cibo. È lecito pensare che si coltivi umanità. I nuovi orticoltori sono gli uomini e le donne “della porta accanto” (studenti, ingegneri, professori, impiegati, pensionati), che hanno cercato e trovato una finestra, un punto di vista diverso, una via di fuga da un mondo che, forse, ci rappresenta sempre meno.

(Testo di Vincenzo Antonio Scalfari – altro mio carissimo amico!)

Alessandro Vinci ci mostra, attraverso le sue fotografie, una tendenza che sta – è proprio il caso di dire – fiorendo nella giungla di cemento della città di Milano.
Quella degli orti urbani non può essere unicamente una moda. C’è un crescente interesse da parte dei cittadini, connesso ad una rivoluzione di tipo culturale che riconcilia la gente alle questioni del verde e della sostenibilità.
“I nuovi contadini di città” ci stanno insegnando come potrebbero essere in futuro le città, sfruttando la vita di questi microcosmi come alternativa alla coltivazione in grande scala e regalando piccoli polmoni verdi che permettano di tornare in simbiosi con la natura, anche nelle più grandi città.
Alessandro Vinci ci propone, attraverso la sua ricerca, una serie di fotografie caratterizzate da una costruzione formale molto pulita, volta a sintetizzare nell’immagine la correlazione tra l’elemento umano e il contesto urbano, con un linguaggio fotografico essenziale ed equilibrato.

Parole queste di Sara Munari, curatrice della mostra insieme a IIF Art Side – dipartimento creativo dell’Istituto Italiano di Fotografia.

Il fotografo mi ha concesso qualche anteprima delle foto che posto volentieri per incuriosirvi ancora di più.

Foto di Alessandro Vinci

Foto di Alessandro Vinci

C’è una galleria di Foto di Alessandro Vinci su Repubblica.

Ne parla anche il Giornale

Insomma il ragazzo si sta facendo conoscere! E pensare che io l’ho visto crescere! (Posso dirlo, Ale, vero?)

Scherzi a parte, consiglio vivamente di passare a vedere la mostra sugli orti urbani, non ve ne pentirete!

Feriae Augusti

Questo blog, s’è capito, è da un po’ che è un po’ in ferie. Nonostante tecnologie e potenti mezzi telematici a disposizione con cui, volendo, si può aggiornare tutto e tutti e far finta d’esserci costantemente anche nella vita digitale.

Che poi in realtà ci sono. Modalità lettura, vi leggo.

Modalità cazzeggio, cazzeggio. Da Friendfeed e Twitter mentre Facebook no, non mi viene, si perde troppo tempo.

Modalità scrittura invece, in pausa. Certo c’è un giardiniere fidato che annaffia il blog (Gigi Cogo) e un plugin wordpress (Lifestream) che ogni sera posta il riassunto di quanto ho letto e condiviso in giro.

Giornate in famiglia che ci volevano.
Di quelle piene di parenti di primo e secondo grado intorno che (tutti o quasi rigorosamente contatti Facebook tra noi che se fossimo su un altro Social network, visto quanti siamo, chiameremmo barcamp anzi familycamp…)

Giornate nella mia terra e di prodotti tipici e sapori che son più che ricordi per noi che da qui siamo
andati a vivere altrove.

Giornate un po’ così che vai al mare come i bambini e alle 11.00 rientri a leggere e chiacchierare al fresco del giardino. A noi piace così questo mare gratis che sta comunque qua davanti ad aspettarci, senza impegno.

Qualche puntata fuori dal giardino: le Eolie con fratelli e cugini (in cinque con le lentiggini di famiglia) e relativi/e fidanzate/i e coniugi, le sagre (volendo ce n’è una ogni sera ma poi il fegato sai che esplode?), le uscite, lo stocco a Mammola, i gelati, i giri in città…

Piccoli riti familiari e consuetudini della modalità vacanza in famiglia.

Tutto accade alla giornata, senza programmi come è giusto che sia.

Tutto s’avvia alla conclusione. Buon ferragosto a voi che leggete. Ci risentiamo a stretto giro.

Potenza – Ponte attrezzato e Scale Mobili

Ieri, 24 gradi, un sole splendido, mi son detta: “Facciamoci un giro, va!” Avevo proprio voglia di stare all’aperto, ho preso la digitale e via. Proviamo, finalmente le scale mobili nuove, il Ponte Attrezzato Santa Lucia che, da gennaio ,permette di attraversare la città da una parte all’altra (per capirci, da casa mia, zona Poggio Tre Galli, a Sopra Potenza – via Pretoria, centro città).

Proviamo a vedere se è vero che ci si mette più o meno 15/20 minuti ad andare in centro, come dicono. E’ vero! Una svolta anche per me! Potenza si sa, non offre certo modo di camminare tranquilli e di andare da una parte all’altra senza automobile, tra “discese ardite e risalite” (cit.)

La mia passeggiata nelle foto che seguono, così capite anche voi di cosa si tratta quando vi dicono che a Potenza ci son le scale mobili ed il ponte attrezzato.

Ora faccio anche l’intellettuale e vi dò qualche informazione (magari architetti e ingegneri che mi leggono sono interessati a sapere qualcosa in più, oltre alle foto).

Il percorso da via Tammone a Porta Salza è di 600 metri, formato da 26 rampe, dotato di 2 ascensori inclinati per diversamente abili, ed in 15 minuti collega le due parti della città e trasportando fino a 9000 persone in un’ora (che non credo vedremo mai circolare tutte insieme).

Dovete sapere che Potenza, ridente cittadina in cui risiedo per amore, senza mare nel paesaggio a cui ero abituata, con l’inaugurazione e la messa in funzione del Ponte Attrezzato, raggiunge un primato: è la città d’Europa dotata del sistema di trasporto urbano più lungo costituito da scale mobili. Dicheno.

Complessivamente Potenza, in questo momento, ha un sistema di scale mobili che si estende per 1,3 Km con una capacità di trasporto complessivo di 18.000 persone/ora. La città di Tokio, prima al mondo, ha un sistema di poco superiore (1,5 Km). Non potevo non farci finalmente un giro e parlarne.

Il Ponte Attrezzato Santa Lucia non è mica il solo. Si aggiunge, infatti, alle già esistenti: Scala Mobile Prima (Viale Marconi – P.zza Vittorio Emanuele), Scala Mobile di Via Armellini e Scala Mobile Basento, di prossima apertura, che collegherà la stazione di Potenza Centro con il Mobility Center, primo Centro Direzionale della città.

Non entro nel merito di questioni che non conosco ma di cui, ovviamente, qui si parla: è costato troppo, ci hanno messo secoli per costruirlo, il progetto iniziale era diverso, dovevano esserci dei negozi sulla parte di ponte aperto, quello che passa sopra Viale dell’Unicef, il problema dei parcheggi alle varie entrate, ecc. Beghe politiche, economiche e amministrative da cui preferisco star fuori.

Volevo solo condividere la mia passeggiata di ieri. Sperando che il tempo cominci seriamente a migliorare anche qui sull’Appennino Lucano in modo che io possa stare in giro un po’ più spesso e raccontare qualcosa di questa città che mi ospita.

Altrimenti dite che parlo sempre di Vibo e del mare…chi sa perchè.

ASP Vibo Valentia: Stalteri, Sanità, Calabria, Loiero…

Del caso Stalteri – ASP Vibo Valentia – Sanità Regione Calabria ho abbondandetemente scritto questa estate:

– Vibo Valentia, sanità: Stalteri difeso dall’avvocato Policaro va reintegrato a Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria

– Vibo Valentia: Stalteri su Calabria Ora del 7 luglio 2009

- ASP Vibo Valentia: l’Avvocato Policaro chiede il reintegro coattivo del Direttore Generale Stalteri (Calabria Ora del 9 luglio 2009)

ASP Vibo Valentia: Stalteri e Giunta Regionale Calabria (articoli quotidiani del 10 Luglio 2009)

Me ne rioccupo oggi con un altro post (i motivi li trovate  nella foto e in fondo al post).

Due dei tre principali organi di informazione della Calabria, Il quotidiano di CalabriaCalabria Ora dedicano giorno 28 gennaio 2010 spazio alla notizia riguardante il caso Stalteri – ASP Vibo Valentia – Loiero – Regione Calabria.

Il quotidiano di Calabria del 28 gennaio 2010 nelle pagine dedicate alla Provincia di Vibo Valentia riporta il trafiletto a pag. 19: “Caso Stalteri. L’ex DG dell’ASP sentito nuovamente in Tribunale” e poi l’articolo si trova a pag. 23: “Sanità. L’ex Manager rimosso nel settembre 2008, ha ribadito la sua richiesta di reintegro. Caso Stalteri, nuova udienza. La decisione del Tribunale di Catanzaro è attesa per i prossimi giorni.”

IlQuotidianoCalabria280110-Stalteri (per scaricare il PDF clicca qui e nella pagina che si apre clicca Download)

Calabria Ora del 28 gennaio 2010 dedica un trafiletto in prima pagina dal titolone “Un ex DG inguaia Loiero. Asp di Vibo la Procura indaga sulla denuncia di Stalteri” e ben 2 articoloni a tutta pagina, sia a pagina 2: “Intrighi e veleni. Il caso Stalteri travolge Loiero. L’ex dg generale della ASP di Vibo inguaia il governatore. Indagini in corso.” e a pagina 34: “Anche con la forza pubblica! Il legale dell’ex dg chiede il reintegro. Battaglia in Tribunale”.

CalabriaOra280110-PolicaroStalteri (per scaricare il PDF clicca qui e nella pagina che si apre clicca Download)

Analizziamo un attimo cosa si dice negli articoli che potete leggere per intero in questi due PDF estratti.

In Calabria Ora del 28 gennaio 2010, nell’articolo a pag. 2, si dice che il caso non è chiuso e che una spada di damocle pende sulla testa del Governatore della Calabria Loiero perchè lo stesso Domenico Stalteri, ieri in Tribunale, ha riferito pubblicamente della sua richiesta ad accertare profili di illecito penale oltre che in merito alla sua destituzione anche in merito al fatto che la giunta regionale della Calabria non ha rispettato l’ordinanza mediante cui il Tribunale di Vibo Valentia aveva imposto l’immediato rientro di Domenico Stalteri alle funzioni di Direttore Generale. La vicenda quindi ora sovraespone sia Agazio Loiero (Presidente della Regione Calabria e Assessore alla Sanità ad Interim) ma anche l’ex Assessore Vincenzo Spaziante che curò la procedura per liquidare Stalteri.

L’articolo poi racconta in sintesi i fatti accaduti, dalla nomina al defenestramento di Stalteri, oltre che porre in evidenza le varie e gravi irregolarità della Sanità Vibonese e Calabrese (gare, appalti, farmaci, bilancio…ecc. oltre che le varie vicende del presunto blackout dell’ospedale di Vibo Valentia che portò alla morte di Federica Monteleone)

Gli investigatori sono insomma al lavoro e le indagini continuano per la Procura di Vibo Valentia che rischia di travolgere la sanità vibonese e soprattutto Loiero a cui sembra che le fila di queste vicende siano sfuggite di mano.

Nell’articolo a pagina 34 di Calabria Ora si va un po’ più a fondo. Domenico Stalteri e l’avvocato Peppe Policaro sono decisi e si stanno adoperando a dare battaglia in Tribunale perchè divenga effettivo il reintegro.

“Procedure coattive, anche con la Forza Pubblica per il reintegro di Domenico Stalteri” E’ questa la richiesta dell’Avvocato Giuseppe Policaro, legale di fiducia dell’ex Direttore Generale dell’ASP, nell’udienza del procedimento intentato per ottenere il “concreto” riposizionamento del manager sulla base della decisione non impugnabile del Tribunale di Vibo Valentia del 2 Luglio scorso.  Il Tribunale Collegiale di Vibo Valentia si è riservato di decidere nei prossimi giorni. Una vera battaglia, ieri, per la giovane toga vibonese, in tribunale.

Il tribunale di Vibo Valentia si deve pronunciare su due ricorsi riguardanti il reintegro di Domenico Stalteri a Direttore generale, reintegro mai avvenuto in concreto nonostante una delibera della regione. Il Direttore Generale Rubens Curia che prese il posto di Stalteri non sarebbe mai stato revocato e in capo ad una ASP non possono esserci ovviamente due direttori generali.

Il quotidiano di Calabria del 28 gennaio 2010 nell’articolo nelle pagine dedicate alla Provincia di Vibo Valentia ribadisce che è questione di giorni perchè la vicenda Stalteri arrivi ad un capolinea e spiega le due udienze svoltesi ieri, accennando allo svolgimento dei fatti, all’ordinanza del tribunale di Vibo Valentia per il reintegro di Domenico Stalteri, ed alle varie contestazioni in merito portate ieri dall’Avvocato Policaro a difesa del suo cliente. La Regione Calabria ha eluso l’ordine di reintegro con una delibera che di fatto decise di reintegrarlo disponendo contestualmente anche la sua sospensione per dare all’interessato il tempo di produrre le sue controdeduzioni.

L’Avvocato Policaro ha sostenuto che  “il suo assistito venne reintegrato senza che si procedesse preliminarmente alla revoca di Rubens Curia, nominato nel frattempo manager al suo posto. Un particolare questo che potrebbe configurare altre fattispecie di reato. Insomma, quel reintegro c’è stato solo sulla carta perchè non è possibile, in tutta evidenza, che in una ASP vi siano contemporaneamente due DG.”

Insomma si aspettano le decisioni del Tribunale in merito, nei prossimi giorni.

NOTA BENE: anche questo post lo scrivo per 2 motivi, che ripeto.

1. L’Avvocato difensore di Stalteri è mio fratello, il giovane avvocato vibonese 32enne Giuseppe Policaro (quindi orgoglio personale e familiare, in primis). Metto in archivio notizie che direttamente o indirettamente lo riguardano, per cui gli metto a disposizione lo spazio del mio blog.

2. Permettere a chi cerca in rete informazioni riguardanti questa notizia e gli aggiornamenti degli ultimi giorni, di trovarli facilmente anche solo andando da Google, come sapete le edizioni PDF di questi quotidiani locali rimangono in rete per sole 24 ore.

2009: Un altro anno di blog è andato…

2009, un altro anno di Catepol 3.0, 328 post (uno al giorno o quasi, considerando che ci son stati momenti che non ho scritto per giorni e giorni in cui ho scritto un post per  ogni momento della giornata). 328 post di questo catepollone (come lo chiamo io questo blog quando c’è da esportare o backuppare il database). 328 post di 2283. Il 2009.

Non oso pensare quanto altro ho riversato su Twitter/Friendfeed, non oso contare. 2009, ma quanto scrivo? Son quei momenti, quando provi a fare il punto, che capisci perchè la parola dell’anno è “Unfriend”. Non ti faccio più amico e te, catepol, sai che c’è…ti defollowo perchè scrivi troppo! ;-)

2009 da ripercorrere, soprattutto per la gente che mi chiede, giustamente, ma di che parli sul blog? E io rispondo citando il sottotitolo: web 2.0, e-learning, scuola, formazione, tecnologie, twitter, varie ed eventuali. Ma anche di me, di quello che cucino, di quello che faccio, di quello che mi va, quando mi va di scrivere. E’ un blog, no? E’ il mio spazio, no?

Insomma è il mio blog e come tutti i blog parte da me e ritorna a me passando per i lettori ed i commentatori. Un blog che scrivo io ma che costruiamo insieme. Un blog più o meno letto, più o meno osservato, più o meno criticato e criticabile. Un blog, il mio.

2009 pieno di post su Twitter, Facebook, Friendfeed, Meemi, pieno di post sui social network in genere, pieno di materiali, video, appunti che mi appunto e che condivido. Eppure non sono un blog tecnico. Divulgativo, forse è l’aggettivo. In realtà l’approccio mio è quello di chi si “appunta” le cose sul blog (da sempre) per ritrovarle più facilmente quando servono. Quando preparo slides per corsi, infatti, cerco e trovo qui dentro.

Confesso: a volte mi trovo attraverso google, a volte dimentico di aver scritto io stessa di qualcosa che mi serve…poi dici a che serve il blog?

foto di janoid

Estrapolarvi i best post per ogni mese del 2009 che sta finendo è dura. Provo solo a ripercorrere l’anno dal punto di vista di Caterina (che poi è catepol, che poi siamo la stessa cosa). Il punto di vista della personcina coi riccioli che c’è dietro a tutto l’ambaradan.

2009 che a ripercorrerlo io stessa mi commento adesso e dico “Troppe parole tu scrivi, catepol” ma anche “Troppe parole conservi, caterina”. Di me, di Caterina intendo, stranamente c’è molto poco in questo 2009 su questo blog. O meglio ci son sempre, c’è quello che so e che condivido, ma una volta, devo ammettere, di me, di Caterina, raccontavo di più.

Sarà finita l’epoca della Smemo/blog da riempire? Sarò cresciuta? Eppure la voglia di scrivere e raccontare c’è sempre. Boh…questo blog è come mi va, quando mi va. Come è sempre stato. Io sono sempre io. Social, curiosa e rompiballe, nella vita reale come online. Forse più nella vita reale, ma questo lo scopri solo dopo avermi conosciuto di persona. E se mi conosci di solito non mi eviti, se mi conosci, di solito, non ti uccido, come diceva quella pubblicità progresso, una volta.

Veniamo al mio 2009, al 2009 su Catepol 3.0. In sintesi e tirando via tutto ciò che riguarda Twitter, Facebook, Friendfeed e i social network.

A Gennaio raccontai di crisi epilettiche e persone fragili. Quelle a me affidate ogni mattina a scuola. Di cui sapete poco o nulla eppure cose da raccontare ce ne sarebbero. A Febbraio nevicò e solo per me non era normale. Marzo tra Facebook e Twitter…nulla di me. Ma dai? E non ero egocentrica una volta?

Ad Aprile mi si chiedeva che lavoro faccio mentre io (e Gigi l’alter Ego) ci chiedevamo cosa volesse dire “Sono online, ergo sum?”, allora io scrivevo cose che capisco solo io, e la gente mi eleggeva a furor di popolo “Nostra Signora di Bibao“.

A Maggio Materacamp, organizzazione, annessi e connessi. A fine Maggio mio padre in ospedale, ho avuto cose più importanti a cui pensare. Ma per fortuna la vita ricomincia. Solo che vedi le cose in maniera diversa.

Giugno è il mese dell’anniversario mio e di husband (quel sant’uomo che mi sopporta giorno dopo giorno) ma anche dei comandamenti dei social media.

Luglio è tempo di decalogo sui social media (non starò esagerando? E chi sono io, la novella Mosè del 2.0? Naaaaa) ma anche di fotoricette della nonna (ah lo vedi che cucino, mamma, lo so che ancora stenti a crederlo) e di consigli anti cavallette

Agosto, blog mio non ti conosco. E ce ne andammo in Scozia e a Londra con la Cogo Family e perdemmo anche l’aereo del rientro, son cose.

Settembre, passo di ruolo e di provincia, torno a casa insomma (anche se casa mia è anche altrove). Non racconto molto se non di Twitter, delle bufale su Facebook…e del 2.0 vario ed eventuale. Eppure son contenta, eppure è un momento che mi cambia un po’ la precaria vita, pur avendolo da 3 anni questo ruolo oramai. Eppure è un momento mio, mica si deve per forza raccontar tutto?

Ottobre, osservo l’utilizzo di internet nella didattica di un mio collega e mi strappo qualche ricciolo dalla disperazione. Poi venne il VeneziaCamp e nostra signora di Bilbao (ho amici che mi regalan libri con questa dedica oramai) diventò una e trina. Dicono che io appaia in ogni dove. Resistete, ce la potete fare. 15 minuti di fama oramai non si negano a nessuno. Poi, puff, passano.

Novembre arrivò in un attimo e con esso il Womentech, il POP workshop, altre belle persone, altre belle esperienze… e alcuni diventarono allergici alla mia faccia (saranno i riccioli?), nonostante la possibilità di defollow che la rete offre. Sentìi forte il bisogno di farvi un disegnino. E fu sera e fu mattina, Dicembre era alle porte. E finì sul TG1…ma questa storia la sapete già.

Catepol

Foto di antonde

2009 che a leggermi è andato un po’ così. Ma lo puoi leggere da tante prospettive diverse.

2009 che finisce, 2009 fatto soprattutto di persone conosciute dal vivo, tante, tantissime. Di belle persone conosciute di persona, al di là dello schermetto. 2009 fatto di persone care, viaggi, situazioni che non m’aspettavo.

2009 di relazioni personali approfondite, consolidate, spesso diventate amicizia, un legame che va ben oltre lo schermetto. La rete è fatta di persone, le persone si relazionano, la rete consolida relazioni. Le relazioni tra le persone sono importanti. Nessuno è un’isola rinchiusa in se stessa (cit.) online come offline. La rete è uno strumento.

2009 di soddisfazioni personali e professionali a scuola e non solo, pur avendo volutamente allentato un po’ il ritmo dell’extra-scuola.

2009 pieno di cose imparate e di cose che restano da imparare, 2009 in cui basta un attimo a farti ripensare che le priorità della vita sono altre, sono le persone a cui teniamo, basta un attimo e poteva succedere, basta un attimo ma magari non succede.

2009 che non finisce ma ricomincia nel 2010 su queste pagine come nella vita.

Buona fine (dell’anno) a tutti, senza distinzioni tra chi mi legge ed ha letto fin qui e tra chi non mi legge, tra chi dice di non leggermi e poi mi legge spiando dal buco della serratura e tra chi dice di leggermi e poi non sa di che parlo veramente. Buona fine (dell’anno) a tutti, belli e brutti.

Per tutto il resto c’è il defollow.

UPDATE @andrea mi dice che mancano quelli che…”coloro che ti citano, quelli che ti citano e non dicono di farlo, quelli che ti citano e negano di farlo, quelli che ti citano bene e quelli che ti citano male nelle stesse combinazioni di cui sopra”… Auguri anche a loro, perchè no?

O è natale tutti i giorni o non è natale mai

O è natale tutti i giorni… (click to listen)

Io una volta il natale ci tenevo di più

tenevo a quello che voleva dire

la sua essenza, il dio bambino che scendeva tra di noi

la sua essenza, la tenerezza

il vogliamoci bene di cuore non solo perchè è natale

vicini o lontani, parenti, amati, amici e conoscenti

tenevo a dire, fare, augurare, regalare, stare, lettera, biglietto, telefonare

tenevo alle persone.

Immagine 5

Poi venne un’altra vita.

Poi vennero gli SMS, poi venne il blog, poi vennero i social network

poi vennero altre persone, altri amici, altre relazioni.

L’online e la vita reale si fusero, si confusero, si diffusero.

Io una volta il natale ci tenevo di più.

Ora arriva già da metà novembre,

quando al super c’è già il panettone

quando in città per l’immacolata son tronfie anche le luci

quando tutti hanno già l’albero e il presepe

e tu rimandi perchè no, non è ancora il momento.

E arrivi sotto sotto

tiri fuori presepe e qualche decorazione

senza impegno, tanto a casa non staremo

non sai quando, non sai come

c’è la Salerno-Reggio in mezzo al nostro natale

facciamocene un perchè.

Io una volta il natale ci tenevo di più.

Ma in questo corri corri

di famiglie da riunire triangolando kilometri

di lavoro che si interseca

di tempo che non ce n’è mai abbastanza

o è natale tutti i giorni

o non è natale mai.

Scelgo tutti i giorni.

Vi lascio gli auguri sin da ora

rimarranno qualche giorno

tutti i giorni qui in cima

qui sul collettore della mia vita digitale

si diffonderanno per il web 2.0 con ogni mezzo

rimbalzeranno, spero vi giungano

in ogni casa, in ogni famiglia.

O è natale tutti i giorni

o non è natale mai.

Che sia natale tutti i giorni

che siano serene feste coi vostri cari

che siano serene feste con chi volete voi

che siano serene feste

che siano serene

che siano. Ecco.

O è natale tutti i giorni

o non è natale mai.

Auguri da catepol

Auguri da husband

Auguri da noi, a voi.

Auguri di cuore.

Mamma ho riperso l’aereo

Dopo “Mamma ho perso l’aereo del viaggio di nozze” e “Mamma stavo per riperdere l’aereo” per la legge del non c’è due senza tre, ai nostri coniugi doveva sicuramente capitare il “Mamma ho ri-perso l’aereo”.  E capitò.

“Mamma ho perso il Lamezia. Mamma non ti preoccupare, arriviamo a Pescara”.

(foto di a Secondo Monti)

Andiamo con ordine, perchè quando una cosa deve non funzionare, non funzionerà dall’inizio.  Come sapete eravamo in Scozia e poi a Londra a far vacanze condivise e con un altro noto blogger e family. A Londra abbiam girato svincolati in modo che ognuno potesse vedere coi suoi ritmi ciò che più aggradava e poi ci si beccava per cena.

L’altro ieri sera ci dovevam vedere per salutarci in quanto noi, avendo il volo alle 0re 6.00 (six o’clock AM si avete capito bene!) e dovendo essere quindi all’alba a Stansted avevamo preso un hotel a meno di 5 miglia dall’aeroporto l’ultima notte.

Ci vediamo a Camden Town dissero i nostri eroi. Si? Col cavolo. Una bolgia mai vista. Impossibile trovarsi nonostante con gli iphone ci rincorressimo via sms e via friendfeed.

Ci vediamo al Bar Italia a Soho dissero allora i nostri baldi, dove the Cogo’s  avrebbero visto la partita. Infatti loro erano in primissima fila. Peccato che una folla italiana di italiani a Londra che aveva avuto la stessa idea di veder la partita al Bar Italia impedisse qualsiasi contatto tra la primissima fila degli spettatori inside e gli outsider. Peccato non ci fosse un centimetro quadrato diponibile in cui io e husband potessimo infilarci per salutare i nostri compagni di fish&chips.

Bagagli appresso, ci dirigiamo a Victoria Station, dove ovviamente non becchiamo il Terravision delle 21 e aspettiamo quello delle 22. Poco male, comunque ci vuole mezz’ora fino a Stansted, come abbiamo visto all’andata. This big dicks, perdonatemi il francesismo anglicizzato!

This big dicks. Il Terravision prevedeva un’altra presa persone a Liverpool Street. Da Victoria Station a Liverpool street di sabato sera a Londra. Quasi due ore nel traffico londinese misto a orde barbariche di gente gozzovigliante con birra in mano come è tradizione ogni sabato sera londinese. C’è proprio un comandamento ad hoc, pare.

“Ricordati di santificare il Saturday night in fila ordinata dentro e fuori dal pub con la tua pinta in mano, man!”

Diciamo, senza bestemmiare che siamo cattolici, che siamo arrivati all’aeroporto in circa 2 ore e mezza. Devasted.

Devasted ma non contenti,  i nostri eroi si recano ai banchi del check in dato che ci siamo, troviamo una pesa libera e pesiamo i nostri 4 trolley in modo da impostarli e regolamentarli secondo le ristrettive Ryanair: 10 kg bagaglio a mano, 15 kg da imbarcare. Il di più si paga tanto al kilo. Troppo al kilo.Pare che a breve su Ryanair per risparmiare si volerà solo in mutande se continuano a restringere il peso max dei bagagli.

Gira e volta, cambia e scambia panni di qua e panni di là, giocattolini e gadget così, libri cosà, se ne va un’altra mezz’ora. L’una di notte circa.

Scopro e vi condivido che c’è tutto un mondo a Stanstad la notte. Il nostro volo delle 6.00 non è l’unico all’alba, anzi forse ce ne stanno di più scomodi a giudicare dall’occupazione di ogni singola panchina e spazio dormibile appogiati ai bagagli. Tutti che preferiscono la scomodità del dormire in aeroporto piuttosto che fare i figoni come noi che ci prenotiamo un hotel a soli 5 minuti da là?? E perchè?

Hotel che utilizzeremo per tre ore o poco più, ma vuoi mettere la comodità di un materasso, lenzuola pulite, doccia e tv rispetto agli spigolosi trolley e ai panciuti zainetti o alle panchine di attesa? Vuoi  mettere? E infatti mettemmo e prenotammo.

Ma una sibilla calabbbra (riconosciutasubito  la signora bionda mia conterranea dall’accento marcatissimo quando ci ha chiesto se poteva usare la pesa libera anche lei) sentenziò: “Ecche lo prendete a fare l’hotel? A quest’ora vale la pena? L’ultima volta ho perso il Lamezia così visto che è alle 6.00. Ecchiveloffaffare a sta ura??” Ecche se lo pagano uguale dalla credit card ci ho risposto io.

Prenoto il taxi, il taxi ci porta in hotel. 5 minuti esatti. Mi prenoto anche il taxi che ci riprenda alle 4.45. Stiamo in una botte di ferro.

In hotel scopriamo che c’è uno shuttle che per soli 2 meravigliosissimi pounds ci porterà in aeroporto alle comodissime ore 4.30 oppure 5.00 AM. E visto che ci vogliono 5 minuti 5, decidiamo per lo shuttle delle 5.00 am. Sono Britannici qui, sarà puntualissimo e alle 5.05 am saremo là presso i banchi Ryanair a dimostrare che ci sta tutto dentro due trolley da imbarcare di circa 15 kg a testa e due a mano di circa 10 kg a testa. Perfettamente nel range (sappiate che si può arrivare fino a uno 0.5 in più sul kilo massimo e lo fanno passare. Di più no, che son sempre Britannici e precisi e quindi 10.6 kg rispetto a 10.5 kg è già un kilo in più e non solo 100 grammi).

Telefono al taxi e nel mio English disdico e ringrazio (ma così, per essere britannica tra i britannici, polite and precise). Non l’avessi mai fatto, l’avessi fatto arrivare lo stesso il taxi. Ma col senno di poi si sa…non si guadagna nulla.

Dicevo dunque che questi dello shuttle sono Britannici qui, sarà puntualissimo e alle 5.05 am saremo là presso i banchi Ryanair e bla bla bla prenderemo contenti il nostro aereo ecc. ecc.

Sveglia 4.15, fatto. Doccia, vestiti, valigie coi cespoloni agli occhi. Fatto. Davanti all’hotel ore 4.45 (non si sa mai, questi son Britannici, un solo minuto di ritardo, c’è la pena capitale prevista, mi pare, per chi sgarra). In tempo per veder la partenza dello shuttle delle 4.30. Un passeggero infatti incazzatissimo. In effetti è partito alle 4.45 non alle 4.30. Vabbè capita anche ai britannici ogni tanto. Per la legge dei grandi numeri se è capitato il ritardo britannico allo shuttle delle 4.30 non capiterà a quello delle 5.00, no?

We trust in this. Fermamente, anche, per quel poco che abbiamo avuto modo di conoscere i Britannici.

5.05 noi, una famigliola californiana, un altro soggetto panzuto ad aspettare al freddo e al gelo.

5.10 si va in reception a reclamare il ritardo. Viene chiamato l’autista, dice che sta rientrando a prenderci.

5.15 nulla di nuovo sotto il sole. Nemmeno il sole è presente, se proprio vogliamo essere precisi.

5.20 il livello di incazzatura sale. Il nostro è il minore del resto del gruppo (tanto il check in, dice il robo cartaceo Ryanair con codice a barre che ho stampato, dice chiusura alle 05.40 e ci vogliono 5 minuti 5 e ce la faremo no?)

Cavolo è chiusura gate alle 5.40. Il check in chiude alle 5.30. Oh SHIT!. Anzi scusate: this big damned dicks!!!!

5.25 si presenta tranquillo l’autista britannico, che risponde agli improperi dicendo di star tranquilli che è in anticipo sulla corsa delle 5.30.

This big damned fucking dicks!!! la corsa delle 5.00???? noi siamo la corsa delle 5.00 non effettuata non lo vedi quanto siamo britannicamente incazzati per il ritardo?????

Ci vende incazzosi e parte a razzo, understanding the situation. Sgamato a sgarrare un britannico NON PUNTUALE. Va contro ogni legge di natura e pure contro la legge dei grandi numeri di cui sopra. si sente in colpa, fa del suo meglio. Ci aspettiamo come minimo la corsa gratis come scusa sensibile e a capo chino. Si fa pure pagare. La procedura britannica dice 2 pounds each. F*ck!!

5.33 voliamo al checkin Ryanair del Lamezia affinchè possiamo poi volare col Lamezia. Non si passa. Non si passa. Siete in ritardo. Chiuso. Chiude alle 5.30 e noi siamo Britannici, mica come voi italiani. Qui gli orari si rispettano ecc. ecc. ecc. YOU, ITALIAN ALWAYS LATE. Urla, alziamo la voce anche noi. Nulla, vince lui. E’ Britannico, le regole si rispettano. Cascasse il mondo.

“Mamma ho perso il Lamezia!” tanto in Italia son le 6.40 mica le 5.40 posso chiamare i miei che ci aspettano per colazione e poi urlare shit su Friendfeed.

Ve la faccio breve, cambio tratta Ryanair al modico costo di 100 sterline a cranio. Disponibili posti solo sul Pescara delle 8.00 o sul Bari delle 18.00. Scegliamo il Pescara. Consapevoli di lasciare a Vibo dai miei la nostra macchina, il macbook, un sacco di altre cose portate giù per stare al mare, le chiavi di casa. Le chiavi di casa???

“Mamma ho perso il Lamezia. Mamma non ti preoccupare, arriviamo a Pescara”.

Un mazzo lasciato ai suoceri a Potenza la prima volta in vita nostra. Evvai. No, i suoceri sono in Sicilia. Eh ma allora ditelo. Suoceri che lasciano le chiavi della loro casa dove ci stanno le chiavi della nostra casa a una cugina.

E da Pescara in treno giù a Foggia. E da Foggia in trenino fino a Potenza. Rintraccia qualcuno che ci venisse a prendere alla stazione. Suoceri fuori, zii e cugina, irrintracciabili, un amico al mare, uno alla partita (giocava il Potenza poi forse vengo dopo), uno al lavoro, uno al mare (ah già è domenica pomeriggio, è agosto…). No, non è giornata.

Davanti alla stazione di Potenza, solo noi. E un cane. L’arrivo più triste da qualche parte che io ricordi. Ed è un arrivo a casa.

Checcefrega dice husband ci vogliamo bene lo stesso no?

Rintraccia la cugina irrintracciabile tutto il giorno (e ve l’ho detto che si capiva che non era giornata no?) prendi chiavi suoceri, prendi chiavi nostre.

Home sweet home. Doccia, pizza, letto. Domani si lavora. Amen.

See you later ;-)

Noti blogger e rispettive metà + piccolo, invaderanno la terra d’Albione.

(foto di urbisnauta)


Visualizza Scozia 2009 in una mappa di dimensioni maggiori


(foto di beth_wallace)

(foto di luana183)

Tutto live o quasi, se sarà possibile, su Twitter, Friendfeed, Brightkite, Flickr & co. (no Facebook no, non cercate là).

See you later!!

Oggi cucina catepol: spaghetti e fagiolini come li faceva mia nonna (Fotoricetta)

Ricettina facile facile ma buona buona. Spaghetti e fagiolini come li faceva mia nonna, o almeno ci provo.

Nonna Nuzza, (da Caterinuzza) la nonna di cui porto il nome (ciao nonna dovunque tu sia ora). Non eguaglierò mai come li faceva lei. Eppure ogni volta che li faccio si attiva il ricordo di quelli che ci faceva lei, allora, quando ero piccola e mangiavo dai nonni. E li faccio ogni tanto perchè mi vien proprio voglia, una voglia di quel sapore buono ma lontano nel tempo, il sapore dei ricordi. Il sapore di catepol bambina, ed è un buon ricordo, ed è un buon sapore. Soprattutto, visti anche i colori, un piatto che comunque ti mette di buon umore solo a guardarlo.

Oggi esagero, e grazie al meraviglioso giocattolino nuovo in mio possesso da qualche giorno (l’iphone, ve l’ho detto che c’ho l’iphone?? No, non ve l’ho detto?? Possibile??) vado non di ricetta ma di foto ricetta passo passo.

Spaghetti ai fagiolini come li faceva nonna Nuzza.

Ingredienti:

Fagiolini freschi (meglio se quelli larghi, ma vengon bene anche con quelli tubolari), Patate, Pomodorini, Spaghetti (i Garofalo sono very good, sapevatelo!), aglio, sale q.b., olio d’oliva

Procedimento:

1. Privare i fagiolini delle punte e lavarli, sbucciare le patate e lavare anch’esse

2. Mentre mettete a bollire l’acqua necessaria in una pentola, tagliate le patate a pezzettoni. Considerate che ci deve bollire dentro, per la quantità d’acqua, fagiolini, patate e spaghetti.

3. Appena l’acqua raggiunge la bollitura, salate e versate nella pentola i fagiolini e le patate testè tagliate.

4. Mentre aspettate che l’acqua  ritorni a bollitura cuocendo fagiolini e patate, prendete i vostri bei pomodorini e lavateli

5. Tagliate i pomodorini a pezzetti

6. Stabilite la quantità di spaghetti da utilizzare a seconda dei commensali da sfamare. Io sto utilizzando la pasta Garofalo da un po’ e, se posso dare un consiglio, è ottima ed ha una tenuta di cottura fenomenale.

7. Inserire gli spaghetti nella pentola contenente fagiolini e patate che saranno arrivati a semicottura (anche perchè la pasta in questione ha circa 12 o 14 minuti di cottura…quindi c’è veramente tutto il tempo di far cuocere).

8. Nel mentre che aspettate il tempo di cottura della pasta, fate le foto con l’iphone per ingannare l’attesa ;-)

9. No, anzi c’è qualcosa da fare mentre cuoce la pasta. Vi ricordate i pomodorini che abbiamo tagliato? Bene, è tempo di utilizzarli. In una padella antiaderente versate un po’ d’olio d’oliva e gli spicchi d’aglio. Quando mancano meno di 5 minuti alla fine della cottura della pasta, accendete il fuoco, fate imbiondire l’aglio affinchè l’olio si insaporisca, e versate i pomodorini a pezzetti e fateli andare fino a che non ci sarà da scolare la pasta (ripeto pochi minuti, a me piace che rimangano sul fresco…ma potete anche farli cuocere di più).

10. Scolate pasta, fagiolini e patate quando la pasta è al dente. (e scattate la foto se il vapore non vi annebbia)

11. Su un piatto di portata versate gli spaghetti (fagiolini e patate) testè scolati

12. Versate sulla pasta i pomodorini e il sughettino che s’è creato mentre andavano in padella e mescolate, ma poco, il giusto

13. Ammiratene colori e odori (e scattate un altra foto)

14. Impiattare con garbo. A questo punto dall’altra stanza arriverà husband chef a dire: “Ah fai la foto per il blog? Aspetta che metto il tocco dello chef.”

Trattasi del fagiolino messo in cima, per la cronaca.

15. Mandare amorevolmente a quel paese lo chef e il suo tocco di classe e buon appetito!!

NB le quantità degli ingredienti dite? Regolatevi a occhio sulla base di quanti siete no? Tipo io che oggi ho cucinato per 4 pur essendo in 2. :-) Come faccio a darvi le quantità esatte? La cucina è un’arte non precisa. No? E il mio chef è arrivato solo per il tocco finale, quindi non le sa neanche lui.

Buon appetito!!!

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