(via) [Momento "voglio partire" ON.] Bellissimo il video, bellissima Londra…
You’ve Got to Love London from Alex Silver on Vimeo.
(via) [Momento "voglio partire" ON.] Bellissimo il video, bellissima Londra…
You’ve Got to Love London from Alex Silver on Vimeo.
5 anni fa, non a giugno ma a settembre, selezionavo uno tra i miei vari blog aperti e decidevo che “Si ricomincia!!” Tra giugno e settembre avevo avuto un attimino da fare (Matrimonio, Irlanda, Australia, mare, casa nuova, città nuova, vita nuova…annessi e connessi). 5 anni fa a giugno ci sposavamo. Pare ieri.
Questo blog, insieme a noi, ha festeggiato ogni anno, da 5 anni a questa parte.
Il 4 giugno… 2006 in foto e testo del canto di ingresso “Con te camminerò fratello mio, insieme a te sorella mia…”, il 4 giugno… 2007 in diretta dall’Ambasciata Italiana a Praga (imbucati, ovvio), il 4 giugno… 2008 was just a kiss, il 4 giugno…2009 era la data scritta sull’anello…
Com’è, come non è, siamo arrivati a 5. Già?
4 giugno 2010 sai che c’è… dedico a catepol & husband una canzone e una carrellata di momenti insieme. Finardi, perdonami.
Perchè l’amore non è nel cuore ma è riconoscersi dall’odore…
…e non può esistere l’affetto senza un minimo di rispetto…
Perchè l’amore è vivere insieme, perchè l’amore è si volersi bene…
Perchè l’amore è fatto di gioia ma anche di noia…
…e ci vuole anche del tempo, ma lo scopo è conoscersi dentro.
E noi mi sa che siamo solo all’inizio. Auguri amore mio. Auguri a noi.
Ieri, 24 gradi, un sole splendido, mi son detta: “Facciamoci un giro, va!” Avevo proprio voglia di stare all’aperto, ho preso la digitale e via. Proviamo, finalmente le scale mobili nuove, il Ponte Attrezzato Santa Lucia che, da gennaio ,permette di attraversare la città da una parte all’altra (per capirci, da casa mia, zona Poggio Tre Galli, a Sopra Potenza – via Pretoria, centro città).
Proviamo a vedere se è vero che ci si mette più o meno 15/20 minuti ad andare in centro, come dicono. E’ vero! Una svolta anche per me! Potenza si sa, non offre certo modo di camminare tranquilli e di andare da una parte all’altra senza automobile, tra “discese ardite e risalite” (cit.)
La mia passeggiata nelle foto che seguono, così capite anche voi di cosa si tratta quando vi dicono che a Potenza ci son le scale mobili ed il ponte attrezzato.
Ora faccio anche l’intellettuale e vi dò qualche informazione (magari architetti e ingegneri che mi leggono sono interessati a sapere qualcosa in più, oltre alle foto).
Il percorso da via Tammone a Porta Salza è di 600 metri, formato da 26 rampe, dotato di 2 ascensori inclinati per diversamente abili, ed in 15 minuti collega le due parti della città e trasportando fino a 9000 persone in un’ora (che non credo vedremo mai circolare tutte insieme).
Dovete sapere che Potenza, ridente cittadina in cui risiedo per amore, senza mare nel paesaggio a cui ero abituata, con l’inaugurazione e la messa in funzione del Ponte Attrezzato, raggiunge un primato: è la città d’Europa dotata del sistema di trasporto urbano più lungo costituito da scale mobili. Dicheno.
Complessivamente Potenza, in questo momento, ha un sistema di scale mobili che si estende per 1,3 Km con una capacità di trasporto complessivo di 18.000 persone/ora. La città di Tokio, prima al mondo, ha un sistema di poco superiore (1,5 Km). Non potevo non farci finalmente un giro e parlarne.
Il Ponte Attrezzato Santa Lucia non è mica il solo. Si aggiunge, infatti, alle già esistenti: Scala Mobile Prima (Viale Marconi – P.zza Vittorio Emanuele), Scala Mobile di Via Armellini e Scala Mobile Basento, di prossima apertura, che collegherà la stazione di Potenza Centro con il Mobility Center, primo Centro Direzionale della città.
Non entro nel merito di questioni che non conosco ma di cui, ovviamente, qui si parla: è costato troppo, ci hanno messo secoli per costruirlo, il progetto iniziale era diverso, dovevano esserci dei negozi sulla parte di ponte aperto, quello che passa sopra Viale dell’Unicef, il problema dei parcheggi alle varie entrate, ecc. Beghe politiche, economiche e amministrative da cui preferisco star fuori.
Volevo solo condividere la mia passeggiata di ieri. Sperando che il tempo cominci seriamente a migliorare anche qui sull’Appennino Lucano in modo che io possa stare in giro un po’ più spesso e raccontare qualcosa di questa città che mi ospita.
Altrimenti dite che parlo sempre di Vibo e del mare…chi sa perchè.
Ma chi me lo doveva dire? A sottotitolo di questo post.
Mi perdonino i matematici, gli ingegneri, coloro i quali – già vi vedo – storceranno la bocca, si morderanno il labbro, pronti a urlare “Noooooooo, sacrilegio”. State buoni, l’obiettivo lo dichiaro subito: mi tocca spiegare come se avessero 8 anni, possibilmente rendere meccanico qualcosa di logico, possibilmente mettere in condizione i miei “diversamenteclienti” di risolverne qualcuna semplice semplice. Non di svolgerle al 100% sapendo esattamente dove si va a parare e cosa, matematicamente parlando, riserverà loro il futuro.
Mi son già, precedentemente, arrovellata creativamente a spiegare le equazioni di primo grado, palla al centro e ci riuscimmo.
Metodo impeccabile valido tutt’oggi che affrontiamo la maggior complessità di quelle di secondo grado, tanto che oramai è curiosità pura per il mio cliente n. 1: “Se c’è 2 sopra la X abbiamo 2 soluzioni” (perdonatemi perdonatemi perdonatemi questo spiegare con linguaggio non appropriato alla disciplina), la testolina mi dice “allora io metto 3 sopra e ne voglio 3 di soluzioni, le voglio fare difficili” ed io a riprenderlo che no, già son complesse queste col 2 sopra, c’è ancora il Delta da affrontare creativamente, per tornare nei ranghi.
Se il pensiero astratto è carente, se cognitivamente ci sono dei limiti, in qualche modo gli ostacoli vanno aggirati. E anche il Delta sarà nostro amico, promesso!
Ma tu non insegnavi inglese una volta, si chiederanno i miei 10 lettori.
Certo, la classe di concorso è quella, grazie all’abilitazione sto sul lato della medaglia chiamato “Sostegno”, in teoria il mio ambito è quello Linguistico, in pratica la realtà ti porta ad esperienze didattiche che variano caso per caso e non hai materialmente il tempo e il modo di scusarti e dire “Ah no, matematica non mi compete” se la programmazione differenziata prevede che si agisca anche su quelle piccole competenze cognitive, per potenziarle, quando presenti. Quindi: “Ah si, matematica, anche, mi compete”. (Menomale che ho fatto lo scientifico, menomale che ho fatto lo scientifico, menomale che ho fatto lo scientifico…è diventato il mio mantra.)
Con il cliente n. 2 (caso cognitivamente e fisicamente diversissimo dall’altro, per alcuni tratti in negativo, per altri molto meno) siamo giunti alle disequazioni. Siamo più avanti col programma, si direbbe in gergo.
Nulla di creativo qui, per ora. Che ci può essere di creativo in un Delta che una volta è maggiore di zero, una volta è uguale e una volta è minore. I casi sono quelli. La parabola tocca in due punti, oppure in uno solo, oppure non tocca mai. La parabola sta sempre sopra, perchè c’è il trucchetto per ritornare ad avere “a” maggiore di zero. La parabola, dopotutto, è spiegare un concetto difficile con uno più semplice e magari dare un insegnamento morale.E l’insegnamento morale, nel nostro caso, è : “Dai che ce la possiamo fare, testolina!”
Insomma lo specchietto della spiegazione della risoluzione delle disequazioni, come lo fai, lo fai, queste cose deve contenere.
Solo che, l’obiettivo è sempre quello: spiegartelo come se avessi 8 anni, possibilmente renderti meccanico qualcosa di logico, possibilmente metterti in condizione di risolverne qualcuna semplice semplice. Non di svolgerle al 100% sapendo esattamente dove si va a parare.
Obiettivo minimo si chiama. Anzi no, hanno cambiato la dicitura, adesso parliamo di raggiungimento dei livelli minimi di sufficienza. Mio compito è inventarmi qualunque metodologia per farteli raggiungere o almeno poter dire “Ci abbiamo provato”.
Ho sempre la creatività dalla mia e le mie penne colorate, no?
L’ennesimo specchietto con la spiegazione delle Disequazioni contiene tutto quello che devi sapere. L’ennesimo specchietto, frutto del lavoro e della pazienza che neanche al liceo quando toccava a me essere interrogata su queste cose. Le disequazioni for Dummies.
Le disequazioni in PDF direttamente dal quaderno all’iphone, passando per l’applicazione ScannerPro (Link AppStore) che, dopo questa laboriosa e colorata elaborazione, mi meritavo sia il momento geek “Ma quanto è figa la profe con l’iphone”, sia la conservazione del capolavoro per il successivo ri-uso col cliente n. 2. Che, secondo voi, mi rimetto a riscrivere il tutto un’altra volta, quando servirà? Seee… i learning object vanno riutilizzati. Adattati, magari, ma riutilizzati sempre!
Le Disequazioni for Dummies:
Anche l’ingegner husband ha approvato ed applaudito. Ma chi me lo doveva dire?
2009, un altro anno di Catepol 3.0, 328 post (uno al giorno o quasi, considerando che ci son stati momenti che non ho scritto per giorni e giorni in cui ho scritto un post per ogni momento della giornata). 328 post di questo catepollone (come lo chiamo io questo blog quando c’è da esportare o backuppare il database). 328 post di 2283. Il 2009.
Non oso pensare quanto altro ho riversato su Twitter/Friendfeed, non oso contare. 2009, ma quanto scrivo? Son quei momenti, quando provi a fare il punto, che capisci perchè la parola dell’anno è “Unfriend”. Non ti faccio più amico e te, catepol, sai che c’è…ti defollowo perchè scrivi troppo!
2009 da ripercorrere, soprattutto per la gente che mi chiede, giustamente, ma di che parli sul blog? E io rispondo citando il sottotitolo: web 2.0, e-learning, scuola, formazione, tecnologie, twitter, varie ed eventuali. Ma anche di me, di quello che cucino, di quello che faccio, di quello che mi va, quando mi va di scrivere. E’ un blog, no? E’ il mio spazio, no?
Insomma è il mio blog e come tutti i blog parte da me e ritorna a me passando per i lettori ed i commentatori. Un blog che scrivo io ma che costruiamo insieme. Un blog più o meno letto, più o meno osservato, più o meno criticato e criticabile. Un blog, il mio.
2009 pieno di post su Twitter, Facebook, Friendfeed, Meemi, pieno di post sui social network in genere, pieno di materiali, video, appunti che mi appunto e che condivido. Eppure non sono un blog tecnico. Divulgativo, forse è l’aggettivo. In realtà l’approccio mio è quello di chi si “appunta” le cose sul blog (da sempre) per ritrovarle più facilmente quando servono. Quando preparo slides per corsi, infatti, cerco e trovo qui dentro.
Confesso: a volte mi trovo attraverso google, a volte dimentico di aver scritto io stessa di qualcosa che mi serve…poi dici a che serve il blog?
foto di janoid
Estrapolarvi i best post per ogni mese del 2009 che sta finendo è dura. Provo solo a ripercorrere l’anno dal punto di vista di Caterina (che poi è catepol, che poi siamo la stessa cosa). Il punto di vista della personcina coi riccioli che c’è dietro a tutto l’ambaradan.
2009 che a ripercorrerlo io stessa mi commento adesso e dico “Troppe parole tu scrivi, catepol” ma anche “Troppe parole conservi, caterina”. Di me, di Caterina intendo, stranamente c’è molto poco in questo 2009 su questo blog. O meglio ci son sempre, c’è quello che so e che condivido, ma una volta, devo ammettere, di me, di Caterina, raccontavo di più.
Sarà finita l’epoca della Smemo/blog da riempire? Sarò cresciuta? Eppure la voglia di scrivere e raccontare c’è sempre. Boh…questo blog è come mi va, quando mi va. Come è sempre stato. Io sono sempre io. Social, curiosa e rompiballe, nella vita reale come online. Forse più nella vita reale, ma questo lo scopri solo dopo avermi conosciuto di persona. E se mi conosci di solito non mi eviti, se mi conosci, di solito, non ti uccido, come diceva quella pubblicità progresso, una volta.
Veniamo al mio 2009, al 2009 su Catepol 3.0. In sintesi e tirando via tutto ciò che riguarda Twitter, Facebook, Friendfeed e i social network.
A Gennaio raccontai di crisi epilettiche e persone fragili. Quelle a me affidate ogni mattina a scuola. Di cui sapete poco o nulla eppure cose da raccontare ce ne sarebbero. A Febbraio nevicò e solo per me non era normale. Marzo tra Facebook e Twitter…nulla di me. Ma dai? E non ero egocentrica una volta?
Ad Aprile mi si chiedeva che lavoro faccio mentre io (e Gigi l’alter Ego) ci chiedevamo cosa volesse dire “Sono online, ergo sum?”, allora io scrivevo cose che capisco solo io, e la gente mi eleggeva a furor di popolo “Nostra Signora di Bibao“.
A Maggio Materacamp, organizzazione, annessi e connessi. A fine Maggio mio padre in ospedale, ho avuto cose più importanti a cui pensare. Ma per fortuna la vita ricomincia. Solo che vedi le cose in maniera diversa.
Giugno è il mese dell’anniversario mio e di husband (quel sant’uomo che mi sopporta giorno dopo giorno) ma anche dei comandamenti dei social media.
Luglio è tempo di decalogo sui social media (non starò esagerando? E chi sono io, la novella Mosè del 2.0? Naaaaa) ma anche di fotoricette della nonna (ah lo vedi che cucino, mamma, lo so che ancora stenti a crederlo) e di consigli anti cavallette
Agosto, blog mio non ti conosco. E ce ne andammo in Scozia e a Londra con la Cogo Family e perdemmo anche l’aereo del rientro, son cose.
Settembre, passo di ruolo e di provincia, torno a casa insomma (anche se casa mia è anche altrove). Non racconto molto se non di Twitter, delle bufale su Facebook…e del 2.0 vario ed eventuale. Eppure son contenta, eppure è un momento che mi cambia un po’ la precaria vita, pur avendolo da 3 anni questo ruolo oramai. Eppure è un momento mio, mica si deve per forza raccontar tutto?
Ottobre, osservo l’utilizzo di internet nella didattica di un mio collega e mi strappo qualche ricciolo dalla disperazione. Poi venne il VeneziaCamp e nostra signora di Bilbao (ho amici che mi regalan libri con questa dedica oramai) diventò una e trina. Dicono che io appaia in ogni dove. Resistete, ce la potete fare. 15 minuti di fama oramai non si negano a nessuno. Poi, puff, passano.
Novembre arrivò in un attimo e con esso il Womentech, il POP workshop, altre belle persone, altre belle esperienze… e alcuni diventarono allergici alla mia faccia (saranno i riccioli?), nonostante la possibilità di defollow che la rete offre. Sentìi forte il bisogno di farvi un disegnino. E fu sera e fu mattina, Dicembre era alle porte. E finì sul TG1…ma questa storia la sapete già.
Foto di antonde
2009 che a leggermi è andato un po’ così. Ma lo puoi leggere da tante prospettive diverse.
2009 che finisce, 2009 fatto soprattutto di persone conosciute dal vivo, tante, tantissime. Di belle persone conosciute di persona, al di là dello schermetto. 2009 fatto di persone care, viaggi, situazioni che non m’aspettavo.
2009 di relazioni personali approfondite, consolidate, spesso diventate amicizia, un legame che va ben oltre lo schermetto. La rete è fatta di persone, le persone si relazionano, la rete consolida relazioni. Le relazioni tra le persone sono importanti. Nessuno è un’isola rinchiusa in se stessa (cit.) online come offline. La rete è uno strumento.
2009 di soddisfazioni personali e professionali a scuola e non solo, pur avendo volutamente allentato un po’ il ritmo dell’extra-scuola.
2009 pieno di cose imparate e di cose che restano da imparare, 2009 in cui basta un attimo a farti ripensare che le priorità della vita sono altre, sono le persone a cui teniamo, basta un attimo e poteva succedere, basta un attimo ma magari non succede.
2009 che non finisce ma ricomincia nel 2010 su queste pagine come nella vita.
Buona fine (dell’anno) a tutti, senza distinzioni tra chi mi legge ed ha letto fin qui e tra chi non mi legge, tra chi dice di non leggermi e poi mi legge spiando dal buco della serratura e tra chi dice di leggermi e poi non sa di che parlo veramente. Buona fine (dell’anno) a tutti, belli e brutti.
Per tutto il resto c’è il defollow.
UPDATE @andrea mi dice che mancano quelli che…”coloro che ti citano, quelli che ti citano e non dicono di farlo, quelli che ti citano e negano di farlo, quelli che ti citano bene e quelli che ti citano male nelle stesse combinazioni di cui sopra”… Auguri anche a loro, perchè no?