Archive for buone cause

Blog, blogger, blogosfera, social network e #risorgiblog

128 post su Catepol 3.0 nel 2011. No, questo blog sicuramente non è da considerarsi morto e non ha necessità di risorgere. Non trovate?

Con questo 129. Mettetevi seduti, post lungo. Forse.

Sono più di 2 post a settimana, in media. Blogger Catepol, presente! Viva e vegeta, nonostante i social network. Pronta a ricominciare nel 2012 a scrivere e condividere su queste pagine.

In questi giorni di festa e relax natalizio (mentre stavo a mangiare due zeppole dai miei) la blogosfera appare in  gran fermento su queste tematiche (più pasquali che natalizie, trattando di morte e resurrezione): blog morti, blog che devono risorgere, risorgeranno mai questi blog, siamo meno blogger da quando ci sono i social network…

La blogosfera, in fermento. Come non accadeva da tempo. Blog che discutono di blogging, un evergreen, comunque. Voglio aggiungere un paio di riflessioni.

Diciamo meglio, almeno per quanto mi riguarda: la blogosfera è qui intesa come alcuni tra i blog che leggo, soprattutto di amici. Gente che aveva e ha un blog, che conosce gente che ha un blog, che a sua volta conosce gente che ha un blog…per dirla con il prof. (e amico blogger) Stefano Epifani.

Gente che è ovviamente parte delle mie reti sociali in almeno un social network a scelta tra Twitter, Friendfeed, Facebook…e che leggo anche così, non solo sul blog. Gente con cui mi relaziono online (ma anche offline, quando possibile). Gente con cui il piacere di leggersi e conversare non ha bisogno di risorgere, perchè è vivo e vegeto, seppure in forme diverse rispetto a qualche tempo fa. Gente che popola il mio feed reader.

Per dire…i blog che legge Mantellini hanno scritto molto meno di me nel 2011, volendo stare alle statistiche, e di molti tra i blogger che leggo, logorroici come me, ma non è questo il punto.

Una “Blogosfera 2011″ che Vincenzo Cosenza ha provato a visualizzare evidenziando nodi e correlazioni tematiche e di affinità. Una blogosfera ancora esistente, a quanto pare, cambiata dai social network e dalla velocità di posting maggiore che Twitter e Facebook concedono, pur sempre presente.

Uno zoccolo duro, a leggere nomi e link analizzati da Vincos.

Giovanni Boccia Artieri ben riassume le varie discussioni in corso sul risorgere dei blog nel 2012. Ne nasce un titolo che è anche un hashtag per Twitter #risorgiblog  (non si può oramai prescindere, non si può lasciare un post solo su un blog con i suoi commentatori, le conversazioni avvengono anche altrove, abbiamo imparato da tempo a tenere il filo di ciò che si dirama da un blog attraverso Twitter, Facebook, Friendfeed ecc. anche se è più faticoso). Mi dicono che #risorgiblog sia diventato anche trending topic di Twitter ad un certo punto e che ne è nato anche uno Storify per tenerne traccia. Bene!

Giuseppe Granieri, pur avendo ridotto sensibilmente la sua produzione di post sul blog, scrive:

Personalmente non so se ci sia un Rinascimento Blog, ma posso affermare in tutta tranquillità che in questi 10 anni io non ho smesso un attimo di leggere i blog e sono molto grato a tutti coloro che li usano per condividere idee, pensieri e spunti di riflessione.

Personalmente, lo penso anche io. Non ho mai smesso di leggere i blog che ancora scrivono nè di scrivere il blog su cui io stessa scrivo. I social network amplificano, il blog è sempre l’hub da cui tutto parte. Almeno ciò che merita di essere approfondito o semplicemente conservato e reso ricercabile a chi ci arriva anche dopo diverso tempo dalla data in cui è postato.

Il blog è l’espressione del proprio ego. Bloggo, ergo sum. Quante volte lo abbiamo detto in passato?

Ad avere un blog oggi, per dire, c’è anche mia cugina o la mia collega a scuola, arrivate al blog con un percorso inverso, stanche di Facebook e desiderose di avere uno spazio proprio, magari solo per metterci le proprie ricette o le proprie foto.

Luca Conti spiega bene i suoi propositi di rimettere al centro della sua presenza digitale il blog e di rivedere soprattutto il “tempo” da dedicare ai social network. Io, come lui, non ho mai inglobato i post del blog nelle note su Facebook (forse non le ho proprio mai usate, sapete?)

Sempre preferito mantenere ciò che è mio in uno spazio mio e totalmente controllabile. Sempre preferito amplificare coi social, come è giusto che sia. Il blog è il blog. Se voglio che qualcosa raggiunga veramente tutti, è qua che la scrivo. Pur seguendo le conversazioni che ne nascono ovunque. E con ovunque aggiungo anche Google Plus, che fino ad ora non ho nemmeno nominato e che, in teoria, vorrebbe sostituire davvero i blog. Non ci credo neanche se lo vedo.

Anche Facebook da qualche tempo offre la possibilità di scrivere status lunghi fino a 60000 caratteri. Anche Facebook, quindi, prova a farci scrivere le nostre cose là, piuttosto che su spazi nostri. Regalandoci la Timeline e il “recupero” di quanto fino a ieri, invece, si perdeva nello stream. Regalandoci la possibilità di scrivere “Romanzi” e non più semplici “Status”.

Molta gente, pensando di avere spazi propri su Facebook o su Google Plus, è là che argomenterà e condividerà. Ben venga anche il fatto che raccolgano lettori e commentatori attraverso questi strumenti. Non c’è nulla di male. L’uso social della rete non deve certo essere uguale per tutti. Dinamiche di massa a cui un singolo utente può decidere se e come aderire e partecipare. Spazi da occupare. Quando trovo persone interessanti da leggere, non importa il mezzo (pur preferendo il blog). Mi adeguo.

I VIP italiani proprio in questo momento storico scoprono Twitter per raccontarsi e raccontare. Un pubblico sempre più vasto che in massa accorre. Scambiando Twitter per il numero di cellulare del VIP in questione a cui inviare SMS mediante una o più mention. Chiocciolina/nomedelVIP e INVIO: sperando di ricevere risposta e guadagnare non più il quarto d’ora di fama, ma giusto 140 caratteri da raccontare agli amici “ehy, sono stato citato dal VIP su Twitter!”

Gigi Cogo si assume la “colpa” di aver fatto partire questa discussione. Ci sono giornate in cui, in effetti, è vero: dal feed reader non esce nulla di interessante da leggere mentre sui vari social network è tutto un pullulare di condivisioni, battute, link che, ti distrai due minuti magari per festeggiare il Natale con i tuoi, si sono già persi nello stream o nella Timeline.

Ci sono giornate in cui i blogger non scrivono, me compresa, però non si fanno desiderare sui vari social, dove sicuramente una foto, uno status, una battuta e un mi piace vengono scambiati.

Meno male che qualcuno si prende ancora la briga di scrivere sul blog e, quindi, di arrivarmi nel feed reader. Ora che ci penso, se così non fosse stato, non avrei partecipato a questa conversazione sulla blogosfera che muore, risorge, s’accascia, si riprende.

Ci sono giornate in cui è interessante seguire quello che qualcuno condivide su Twitter e Facebook, anche se non ha scritto nulla sul suo blog. Oppure proprio perchè non ha un blog. No, su Google Plus, rinuncio. Non vi seguirò.

Il web oramai è bello perchè è vario. Qualcosa di interessante condiviso dalle persone che seguiamo, esce sempre, su bacheche e profili, anche se il passaggio non è più la vecchia serendipity che ti portava di blog in blog, di link in link. E’ un po’ più vario, imprevedibile, complesso.

PierLuca Santoro scrive e argomenta, spostando la riflessione anche sulla professionalità che chi gestisce un blog dovrebbe avere. Blog inteso non come categoria, ma come “scatolone”. In effetti col blog ognuno poi ci fa quello che vuole e i blogger, da sempre, non sono perfettamente categorizzabili. Ognuno prendendosi la responsabilità di ciò che scrive, di come lo scrive e degli eventuali tornaconti personali che dovrebbero essere gestiti con trasparenza, almeno per rispetto nei confronti dei propri lettori.

Sicuramente ho dimenticato qualcuno dei partecipanti alla discussione “Risorgimento Blog”. Nei post citati, comunque trovate molti altri rimandi e link a post in cui se ne parla. Utile conoscere più pareri in merito.

Ecco, la blogosfera. Se tornassimo al 2007 per un attimo, questo post verrebbe bannato da BlogBabel perchè contenente troppi link e rimandi ad altri blog che rimandano ad altri blog che si linkavano tra loro. Roba che ti falsa l’algoritmo. Roba che se la ricorda solo chi aveva un blog all’epoca dei fatti. Roba che accadeva sotto Natale e la blogosfera scopriva che linkare tutti gli amici per fare gli auguri andava contro le regole.

O meglio, lo scoprivo io. E’ me che eliminarono dalla classifica dei blogger italiani, mica altri. E’ sempre questo blog, poi riammesso e “perdonato” che ha parametri falsati (vi balza all’occhio subito guardando qua, i miei post più citati portano il link al blog su Splinder, pensate un po’…e a questa cosa non si può riparare…parole loro…).

Oggi invece, taggare tutti in una foto su Facebook oppure attraverso le @mentions su Twitter è così normale. Non si sfasciano algoritmi, anzi…può essere pure che ti aumenti il Klout (nuovo parametro NON scientifico per mostrare al mondo quanto si è influenti in rete).

Roba che potremmo aprirci diversi flame, come ai vecchi tempi. E allora sì che sarebbe un vero Risorgimento Blog!!

Su Splinder, per la cronaca: a partire dal 31 Gennaio 2012 il servizio Splinder verrà dismesso. Migliaia di blog che migrano su altri lidi (WordPress ecc.) e su domini proprietari. Il 2011 è quindi l’anno della morte di un servizio blog e non dei blog, se proprio vogliamo essere precisi. Di un servizio che ha fatto la storia della blogosfera italiana. Io ho cominciato là nel 2002, come me tanti. Blog ancora in vita, blog che è un peccato perdere anche se non aggiornati, blog e loro contenuti, che appartengono ai blogger che li hanno scritti, seppure su un servizio non loro.

10 anni di blog o di partecipazione alla blogosfera. 10 anni in cui il web sociale è diventato veramente alla portata di tutti e non più una parte abitata della rete, ma solo da pochi.

Ho sempre scritto che “Solo il blog è per sempre” da quando nella nostra vita digitale si sono inseriti anche i social network ed è diventato necessario animare e presidiare anche altri canali. Il blog, questo spazio di cui abbiamo pieno controllo, anche quello di cancellare o di moderare chi non ci piace. Toglietemi tutto, ma non il mio blog. Solo il blog è per sempre, solo il blog è totalmente mio. Gli altri canali, invece, possono cambiare come cambia il vento. Oggi siamo su Facebook e Twitter, magari anche su Google Plus. Domani chi può dirlo?

Preferisco spostare i miei feed sui nuovi profili di social network che aprirò e che abiterò, non mi ci trasferirò mai. Preferisco partire sempre da qua, da questo blog, da ciò che sono, a prescindere dai social network.

Per concludere, se fate risorgere i vostri blog non mi dispiace, anzi! Dai, proposito per il 2012: più post sui blog per tutti!

Per coordinare il tutto coi i social network, in caso, posso darvi una mano io.

 

 

Come richiedere a Facebook quello che sa di noi

Dopo il post precedente su ciò che Facebook sa di noi, ho pensato che potesse essere utile a tutti sapere come richiedere questi dati.

Le informazioni le fornisce lo stesso Facebook qui https://www.facebook.com/help/?faq=302796099745838

Abbiamo a disposizione uno strumento self-service che ci consente, in quanto utenti Facebook e cittadini europei, l’opportunità di accedere ai nostri dati personali archiviati da Facebook in conformità con quanto stabilito dalla direttiva UE 95/46/EC.

Ecco la procedura per ricevere i nostri dati contenuti su Facebook, passaggio per passaggio:

- Accedi allo strumento self-service di accesso ai dati.
- Clicca sul menu Account in alto a destra di qualsiasi pagina di Facebook.
- Seleziona Impostazioni account
- Clicca sul link in fondo alla pagina, “Scarica una copia dei tuoi dati di Facebook”

Per scaricare le informazioni di Facebook che ci riguardano, cliccare su “Avvia al mio archivio”

Cosa contiene?

Cosa include il tuo archivio?
Tutte le foto o i video che hai condiviso su Facebook
I tuoi post in bacheca, messaggi e conversazioni in chat
I nomi dei tuoi amici e alcuni dei loro indirizzi e-mail
(Nota: includeremo solo gli indirizzi e-mail degli amici che hanno attivato questa opzione nelle loro impostazioni account).

Cosa non include il tuo archivio?
Le foto e gli aggiornamenti di stato dei tuoi amici
Informazioni personali di altre persone
Commenti che hai fatto sui post di altre persone
Attenzione: proteggi il tuo archivio

Il tuo archivio di Facebook include informazioni riservate, come i tuoi post in bacheca privati, le tue foto e le informazioni del tuo profilo. Tienilo a mente prima di salvare, inviare o caricare il tuo archivio su altri siti o servizi.

Apparirà questo:

Potrebbe essere necessario un po’ di tempo per recuperare le foto, i post in bacheca, i messaggi e le altre informazioni che hai inserito su Facebook. Ti chiederemo inoltre di dimostrare la tua identità per aiutarti a proteggere il tuo account.

Cliccando, Facebook ci avvisa che riceveremo una e-mail quando il nostro archivio sarà pronto per essere scaricato.

Quali vantaggi otterrò scaricando le mie informazioni da Facebook?

Il mantenimento di una copia delle tue informazioni (su Facebook o qualsiasi altro servizio Web) ti consente di controllare gli elementi che condividi.

Tale copia, inoltre, potrebbe risultare utile se alcune delle informazioni in essa presenti sono disponibili esclusivamente su Facebook. Potrebbe capitarti, ad esempio, di perdere il tuo cellulare, nel quale sono memorizzate molte foto che andrebbero altrimenti perse. Se hai caricato queste foto su Facebook, il download delle tue informazioni ti consentirà di ottenerne una copia direttamente sul tuo computer.

E, ancora, sempre dalle FAQ di Facebook:

Quando scarico le mie informazioni da Facebook, quali dati vengono inclusi nel file?
Quando scarichi le tue informazioni, il tuo file includerà:
- Le informazioni del profilo (diario) (es.: le informazioni di contatto, gli interessi e i gruppi)
- I post in bacheca (diario) e i contenuti pubblicati sul tuo profilo (diario) da te e i tuoi amici
- Le foto e i video che hai caricato sul tuo account
- La lista dei tuoi amici
- Le note che hai creato
- Gli eventi a cui hai risposto
- I tuoi messaggi inviati e ricevuti
- I commenti fatti da te e dai tuoi amici sui post in bacheca (diario), le foto e altri contenuti presenti nel tuo profilo (diario)

Ricordiamoci che troveremo anche tutto ciò che abbiamo cancellato!

Non è possibile scegliere quali informazioni scaricare. Facebook ci concede l’intero file. Tutto insieme.

Quali sono le misure di sicurezza attraverso cui Facebook ci assicura che nessun altro possa scaricare copia delle nostre informazioni?

Facebook chiede di confermare la nostra identità prima di poter completare il processo con l’invia di una e-mail all’indirizzo di posta elettronica registrato per il nostro account Facebook.

In modo che Facebook abbia a sua volta la sicurezza che sia stato l’utente ad avviare il processo.
Alla ricezione della mail, occorre re-inserire la password.

Se utilizziamo in quel momento un computer pubblico o uno da cui non accediamo spesso al nostro account, Facebook potrebbe anche chiedere di identificare alcuni amici attraverso una serie di foto che ci presenta oppure o di risolvere un captcha tramite SMS.

Attenzione: il file che contiene tutta la nostra storia su Facebook è ovviamente un file che contiene informazioni personali che dovrebbero essere riservate. Dovrebbe essere quindi nostro personale interesse archiviarlo in modo che altri non leggano, se riteniamo contenga informazioni troppo personali.
Attenzione anche a condividerlo altrove.

Ho appena richiesto i miei. Sono curiosissima di sapere quante pagine PDF conta la mia vita su Facebook dal…2007!

Ovviamente poi ve lo dico, appena mi arrivano.

Amicizia prof e alunni su Facebook

La notizia di oggi da Repubblica: una circolare (interna? del Dirigente?) della scuola media di Albisola Superiore vieterebbe l’amicizia tra docenti e alunni.

Poche parole: “I PROFESSORI non possono dare l’amicizia su Facebook ai loro studenti”

Intanto: se hanno meno di 13 anni, gli alunni di questa scuola media non dovrebbero neanche esserci su Facebook. Il fatto che ci siano è un problema educativo (per famiglia e scuola) che va affrontato in maniera costruttiva, non vietato e nemmeno ignorato.

Pare che il Preside di Albisola Superiore abbia preso ispirazione dal Missouri dove, con la Senate Bill 54, si vietava ai professori di avere contatti sui social network con gli studenti, per proteggere i minori da eventuali approcci a sfondo sessuale o non proprio “educativi”.

La legge del Missouri è stata poi cambiata: a seguito delle proteste dei docenti e della popolazione, è stata giudicata, ovviamente, anticostituzionale. Nessuno lo dice, nei vari articoli che sto leggendo in merito alla questione amicizia professori/studenti su Facebook, Si o No, vietare o permettere…

In Missouri la cosidetta Facebook Law non vige più, al contrario, tutti i distretti scolastici a partire da Marzo 2012, dovranno seriamente adottare o creare le proprie policy per l’uso dei social network.

Molto più giusto e al passo con i tempi e le dinamiche di rete che non si possono certo vietare.

Tempo fa avevo scritto un post sul divieto in Canada, per i prof, di avere amici gli studenti.

 

 

Anche il Professional Advisory on the Use of Electronic Communication and Social Media non era altro che una sorta di codice di comportamento e comunicazione che gli insegnanti dovrebbero tenere nei confronti dei minori con cui si relazionano.

Il piano su cui voglio spostare la riflessione è sempre quello della Formazione dei formatori.

Non è questione di vietare o non vietare relazioni di amicizia su Facebook tra docenti e alunni. E’ questione di capire come dovrebbero rapportarsi i docenti in una relazione in primis sociale, poi didattica, che include, a qualunque livello, anche i social network e quindi l’interazione online attraverso mail, chat, social network ecc.

Io sono dell’idea che un docente debba operare sempre secondo ben precisi standard comportamentali e presentarsi quindi sempre all’esterno come professionista dell’educazione e quindi modello per i ragazzi. Aggiungo: ed essere sempre se stesso. In classe, come online.

Al dirigente che vieterebbe l’amicizia su Facebook ai propri docenti (io questa circolare la vorrei proprio vedere) risponde un altro Dirigente che la vede esattamente all’opposto e, anzi, incentiva l’uso degli strumenti di comunicazione online (e Facebook è esattamente questo, non il proprio diario segreto).

Il dibattito in rete si sviluppa su due principali posizioni da parte di docenti e presidi:

- Mai dare l’amicizia agli alunni, per maggiore privacy e per mantenere distinti i ruoli che Facebook, invece, metterebbe sullo stesso piano. Eventualmente si diventa “amici” solo quando diventano ex-alunni

- Facebook può essere uno strumento di comunicazione, relazione, didattica quindi perchè no? Con le giuste impostazioni di privacy e, ovviamente, non invadendo le bacheche degli alunni.

Ricordo a tutti, adulti e adolescenti, la “Regola della Nonna” per Internet e  Social Network che vado professando nelle mie lezioni:

Ho aperto una discussione pubblica direttamente su Facebook, dove ho chiamato in ballo (taggandoli) colleghi prof, dirigenti, alunni.

Eh già, perchè la mosca bianca potrei essere io: la prof che accetta l’amicizia degli alunni (di ogni ordine e grado) su Facebook, senza problemi. Vado in giro a spiegare come utilizzare al meglio i social network e magari farci anche didattica, dopo tutto.

Sono la stessa identica persona nella vita, in classe, al supermercato, sui social network e sul blog e, di conseguenza, gestisco le mie relazioni sociali in tutti i casi, off e online allo stesso modo. L’autorevolezza e il rispetto come prof non viene certo sminuito dall’amicizia su un Social Network che ci mette, in teoria, tutti allo stesso livello.

Ricordiamoci che l’amicizia su Facebook non è amicizia, nello stretto senso della parola. E’ far parte uno nella rete sociale dell’altro. Facebook è un posto pubblico, una piazza, nella quale possiamo decidere da chi farci ascoltare e vedere (le benedette impostazioni di privacy che nessuno pare conoscere), pur sempre in una piazza.

La “confidenza” e l’accesso alle nostra vita privata siamo noi a regolarlo. Facebook ci consente innumerevoli opzioni di condivisione, oramai, per fare in modo che ci legga solo chi vogliamo noi.

Pare che la relazione “amicale” su Facebook crei imbarazzo ai docenti che leggono sulle bacheche dei ragazzi cose che non vorrebbero leggere/sapere, ai docenti che non vogliono che i ragazzi leggano le loro cose private.

Non agli alunni. Infatti, di solito, sono gli studenti che chiedono l’amicizia ad un professore. Quando inviano la richiesta, sono forse più consapevoli (vivendo molto di più su Facebook degli adulti) che i prof potranno farsi “i fatti loro” e “spiarli” ed, allo stesso tempo, loro “farsi i fatti dei prof”.

Mai pensato di inserire gli alunni in una apposita lista amici alla quale ridurre al minimo le possibilità di interazione/visione delle nostre cose? Ad esempio.

Il problema non è Facebook. Le “cose imbarazzanti” sulle bacheche degli uni e degli altri diventano un problema solo perché chi scrive non si rende conto di scrivere comunque in piazza.

Facebook è solo uno strumento. Dipende dall’uso che ne fanno le persone. Le persone, prima di usarlo, dovrebbero sapere esattamente come funziona lo strumento. Questo non mi stancherò mai di dirlo e di spiegarlo.

Puoi non essere amico su Facebook con l’alunno o col prof, se uno dei due ha qualcosa di compromettente da nascondere e la passa attraverso un social network, ha vita breve lo stesso. Lo si viene a sapere come in un piccolo paesello. Non è Facebook il problema. E’ quello che ci mettiamo sopra con leggerezza.

Don Bosco diceva che per conoscere veramente i ragazzi ed entrare realmente in relazione con loro (ed è il minimo per un docente, no?) devi arrotolarti le maniche della camicia e scendere in cortile, in mezzo a loro, a giocare. Come uno di loro. Ottieni rispetto, conoscenza reciproca e possibilità di aprirti un varco ed arrivare al punto accessibile al “bene” che ognuno di loro possiede. Anche il più “delinquente”.

Riportando tutto ad oggi, è necessario essere su Facebook insieme a loro, per conoscerli ed entrare in relazione. Attenzione: parlo sempre di relazione educativa. Nel rispetto dei ruoli. Ergo: io i “fatti loro” non me li vado a fare sulle loro bacheche, se non è strettamente necessario. Perché li rispetto. Quando mi accorgo di cose che “non dovrei sapere”, nel momento in cui le apprendo e reputo, da docente, che ci sia bisogno di un intervento, intervengo (non su Facebook, in pubblico, mi pare ovvio, ma di persona, nei modi e nei tempi più adatti).

Come insegnante ho sempre un ruolo educativo nella loro vita e ritengo mi competa trovare la via giusta per intervenire. Il mio essere insegnante non si esaurisce al suono della campanella e ci vediamo domani. Fino a domani ognuno per la sua vita.

Se così fosse, anche incontrare per strada o al supermercato gli alunni, scambiarci due chiacchiere amichevoli e farsi due risate, dovrebbe essere vietato da una circolare. Se, poi, hai la sfortuna di vivere nello stesso condominio dove vive qualche alunno, guai a te se lo saluti o gli rivolgi la parola in ascensore.

La chiusura, il divieto, a priori è il vero male.  L’educazione all’uso degli strumenti di comunicazione in rete è la chiave. Per prof e per studenti, anche in separata sede. Educazione al saper stare stare in pubblico (che è quello che si fa quando si abita un social network: si è in pubblico), educazione a gestirsi i “fatti propri” sapendo utilizzare bene le opzioni di privacy, educazione alla relazione che non può più prescindere dalla relazione attraverso la comuncazione in rete.

Vi riporto il parere di due studenti della mia scuola, presi dalla discussione sulla mia bacheca:

non è necessario mettere un divieto assoluto sulle amicizie di fb dato che non si devono per forza accettare, se un prof lo ritengo “adatto” ad averlo su fb perché non condividere delle info con lui??? ( e viceversa il prof dovrebbe fare lo stesso ragionamento), anche per uno scambio di pareri come questo???

Non trovo nulla di male nell’amicizia alunno-prof ! Come ben sappiamo x noi la classe é una seconda casa!noi ragazzi ci relazioniamo e parliamo di tutto con i nostri docenti…se qualcosa non si vuol far sapere non si scrive nemmeno!quindi non so dove sia il problema!

E’ questione di fiducia. Loro non hanno nulla da nascondere, noi nemmeno.

Qui un esempio di progetto a tema “Sicurezza e privacy sui social network“. Molti altri sono in corso in varie scuole, molti docenti approfittano proprio della possibilità di comunicazione e relazione offerte da Facebook per migliorare la didattica.

Non bisogna nemmeno essere “amici” per utilizzare Facebook come strumento didattico. Basta utilizzare pagine, meglio ancora gruppi, avere degli obiettivi ben precisi su cui convogliare la partecipazione via social network, non essere invadenti sulle bacheche altrui, non controllare ma relazionarsi.

Abitare insieme uno spazio sociale fatto di relazioni tra persone.

Quanti tra i colleghi docenti hanno letto i consigli che Facebook stesso mette a disposizione degli educatori e degli insegnanti? (Facebook for Educators e molto altro su http://facebookforeducators.org/)

In sintesi i consigli per una relazione docente/studente su Facebook sono: usare Gruppi e Pagine per comunicare con gli studenti. Nei Gruppi i membri non sono obbligati anche ad essere reciprocamente “amici” su Facebook. I gruppi possono essere “aperti,” “chiusi,” o “segreti.” Nei gruppi chiusi il contenuto è privato e riservato solo ai membri. Nelle Pagine, che sono pubbliche, l’interazione tra studenti e docenti dovrà essere aperta, trasparente ma anche sicura. Se le modera un docente, ci sono gli strumenti adatti. Non c’è bisogno di essere “amici” anche nel caso delle Pagine. Basta cliccare “Mi Piace” ed utilizzare l’ambiente creato per le comunicazioni, per dare i compiti, per condividere risorse e note, per portare avanti conversazioni sui più svariati argomenti.

Ho messo tantissima carne al fuoco, mi rendo conto.

Voi che ne pensate?

Quello che fai in rete potrebbe essere indelebile

Quello che fai in rete potrebbe essere indelebile.
Anche se lo fai per scherzo.
Anche se chi hai fotografato, filmato e taggato era consapevole e magari ci ha scherzato su insieme a te.

Il tag del nome (nostro o dei nostri amici) abbinato ad una foto su Facebook, ad un video su Youtube, ad uno status su Facebook e su Twitter ecc., potrebbe essere indelebile.
Potrebbe ritornare a galla tramite una banale ricerca su Google.
Magari nel momento in cui ti presenti ad un colloquio per un lavoro.

Cercare informazioni e curiosità su una persona attraverso Internet e Facebook: lo fai anche tu, dopo tutto. Perchè non dovrebbe farlo chi ti potrebbe offrire un lavoro?

Posta sempre sui social network considerando le opzioni di privacy che hai a disposizione, prima di inviare rifletti su chi può vedere quello che posti.

Considera che chi può vedere le tue cose, può anche condividerle a sua volta e non sempre ti chiederà l’autorizzazione.

Immaginati in una piazza o al bar. Per quanto tu possa confidare qualcosa solo a chi ti è accanto, sei in uno spazio aperto e pubblico. Nessuno ti assicura che altri non abbiano ascoltato, visto, curiosato. Anche solo per caso. E diffuso a loro volta.

E siccome un video dice più di mille parole:

Questo video l’ho scoperto tra i premiati da Vodafone in un contest su Identità digitale e reputazione online, Tutela della privacy, Adescamento online, Cyberbullismo

Post dedicato agli studenti della mia scuola, loro sanno perchè.

Ora ti spiego Google Plus con un disegnino

Ho trovato questa immagine che spiega come funziona Google Plus meglio di come avevo provato inizialmente a spiegarvelo io.

Understanding Google+ è di Gabriel Vasile

Per la serie: una immagine serve più di tante parole e spiegazioni.

Vuoi condividere qualcosa? A chi vuoi condividere? Chi vuoi che legga? Chi vuoi che non legga?  Seguite il disegnino con i 10 passaggi fondamentali del funzionamento di Google Plus.

Enjoy!

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