Le donne di qua, le donne di là, il rispetto la parità e bla bla bla…

Le di qua, le di là, il rispetto la parità e bla bla bla.

Non c’è nulla da combattere. Semplicemente è normale essere uomini, essere donne, relazionarsi, confrontarsi alla pari. Non per tutti. Non avremmo bisogno di una giornata di sensibilizzazione dell’opinione pubblica contro la , ogni tipo di , sulle donne.

Non avremmo bisogno di andare in giro con scarpette rosse o con qualcosa di rosso oggi.

La definizione di violenza: “un’azione molto intensa che reca danno grave a una o più persone e compiuta da una o più persone che operano sinergicamente…La violenza, quindi, non necessariamente implica un danno fisico.” (wikipedia)

Di questa violenza apparentemente senza danni, ho già scritto, tempo fa.

Qualcosa che può essere impercettibile, ma che sempre “violenza” rimane, in questa accezione.
Subdola, ma radicata. Fatta di parole, gesti, cultura maschiocentrica.
Lo nota l’occhio della donna, se ha allenato il suo occhio a notarlo.
E lo nota l’uomo sensibile in alcuni comportamenti consolidati dei suoi simili. Lo nota chi vive le differenze di genere come arricchimento reciproco, in qualunque contesto e non come sfida a detenere la superiorità.

Chi percepisce di NON essere più l’essere superiore perchè l’essere superiore NON ESISTE, reagisce con violenza. Non ha altri modi.

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Una violenza spesso subdola contro la donna, perchè donna, anche in contesti che non t’aspetti, in contesti che dovrebbero essere neutrali come la parte abitata della rete, sui social o, peggio, nei luoghi di lavoro.

E c’è disparità di comportamento in una stessa situazione, a seconda che l’antagonista sia uomo o donna.
E c’è mobbing sottile, stalking impercettibile, in situazioni dove non dovrebbero. Dove a ben guardare non ci sono nè botte nè sangue, solo parole o, in rete, magari immagini, punti di vista, condivisioni, battute ecc.

Parole dette a voce, o non dette, dette direttamente oppure pronunciate solo quando si è tra uomini. Parole scritte in rete, su un social pubblico, con la volontà precisa di essere condivise. Di riderci su o di dimostrare l’essere SUPERIORE. Di dire qualcosa a qualcuno. Di dimostrare. Di dimostrare che cosa?

Parole che, se scritte in rete, restano.
Anche se le cancelli oppure, messo a conoscenza del fatto che la donna a cui erano rivolte sa, dopo ti giustifichi con un “Non volevo”, si scherzava fra noi.

No, non si scherzava. La tua libertà finisce dove inizia la mia. Non puoi permetterti di dire si scherzava quando ti scagli contro dicendo o scrivendo: “Che vuole questa?”.
Anche se lo fai sorridendo, anche se non te ne accorgi, ti si legge negli occhi il “Che vuole questa?”
Anche se “Ma io non volevo dire…”

Perchè contro un uomo, non lo fai. In situazione analoga, identico argomento, consesso però di uomini, la reazione non è la stessa.

E, lo so, ti sembra io esageri, chiamando tutto ciò: violenza.

A ben leggere succede a tante. Solo perchè donne, gli uomini si sentono autorizzati a comunicare da “esseri superiori”. A dimostrare che, nonostante la parità di condizioni, nella quotidianità, su un social network come tra i commenti di un blog, loro sono uomini. E tu, donna, come ti permetti?

Si, tu, donna, come ti permetti? Da dove sei uscita? Cosa vuoi da noi?

E tu donna, si vabbè, il rispetto reciproco, la libertà di espressione (ovviamente nei limiti del buon gusto, della decenza e della moralità della libertà altrui) ma se hai una maglia scollata oppure posti una tua foto a corredo di quello che dici, noi ti si guarda e commenta le tette, non importa quello che volevi dire.

Venitecelo a dire in faccia quello che pensate di noi, guardandoci negli occhi. Adducendo motivazioni adeguate. Spiegate a me, a tutti, uomini e donne all’ascolto, che il fastidio principale è perché siamo donne.

Non nascondiamoci, però, dietro il dito.

Sappi solo, piccolo uomo, che se sei “violento” contro di me o contro un’altra donna con me hai chiuso. IGNORE. HIDE. Se ti ignoro, dimentico e non ti odio. E l’odio è un sentimento, è violenza.
Io violenta non sono. E di provar qualcosa per te, piccolo uomo che non hai il coraggio di dirmi in faccia quello che pensi o che mi leggi in rete e ti scagli contro, sinceramente non ne ho nè tempo nè voglia.

Scritto in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, 2009.
Ripreso oggi in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, 25 novembre 2013.

catepol - Caterina Policaro

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