Scuola digitale secondo me

In questi giorni si parla molto di riforma della scuola, modernità, merito, tecnologia, inglese ecc. TechVideoTV di Datamanager ha voluto discutere con me, insegnante e blogger, del rapporto tra la scuola italiana e il mondo digitale.

Ho provato a rispondere alle domande che Antonio Savarese mi ha fatto (in una rumorosissima Stazione di Napoli, per la cronaca, davanti a un caffè).

Qual è lo stato dell’arte della diffusione dell’e-learning e quali sono i fattori critici di successo per una corretta implementazione che agevoli la fruizione degli studenti?

Chi sono i nativi digitali e quale deve essere il modo di interagire con loro?

“La scuola italiana è dotata di dispositivi multimediali come ad esempio le LIM che al Sud sono presenti in gran numero ma ciò spesso non basta perché o manca la connessione nelle scuole riducendo quindi di fatto questi strumenti a semplici proiettori o manca la volontà degli insegnanti di creare contenuti nuovi con forme nuove che stimolino i ragazzi ad apprendere e soprattutto a creare essi stessi; Youtube ad esempio non dovrebbe solo servire per vedere filmati ma anche per creare cortometraggi. L’approccio solo testuale non funziona più, viene percepito noioso essendo i ragazzi immersi in un mondo che funziona diversamente ed in cui la regola è l’interattività e la partecipazione.”

Questo e molto altro. Ecco il video.

11 thoughts on “Scuola digitale secondo me

  • 05/06/2012 at 19:48
    Permalink

    Parole sante Caterina ma si gira inesorabilmente intorno allo scoglio più grande che sono le Case Editrici e tutti gli interessi economici e infrastrutturali che legano queste con il mondo della scuola: lo tengono imbrigliato alla preistoria del progresso didattico. Da insegnante sai benissimo quanto siano lenti i cambiamenti dall’alto e sono d’accordo con te che dobbiamo essere noi insegnanti a crederci e a innovare.
    Purtroppo più sperimento in tal senso più mi rendo conto che non si tratta di innovare ma che si è giunti a un tal livello di informatizzazione che i nativi digitali inesorabilmente ne rimangono assuefatti a scapito dei vecchi e obsoleti libri, verifiche e lezioni frontali… e quindi il cambiamento dei ragazzi è repentino e inarrestabile e la lentezza delle istituzioni non li raggiungerà a meno di fare tabula rasa e rivedere TUTTO da capo (nuovi programmi ministeriali, nuovi metodi di valutazione ecc.).

    L’accesso alle fonti ora è possibile in ogni momento e da ogni angolo del pianeta con uno smartphone… i contenuti video sono 100 volte più accattivanti di qualsiasi immagine su un libro di testo… le ricerche non hanno più senso di esistere (in 2 giorni puoi apprendere le basi di qualsiasi materia documentandoti in rete e sostenere una chiacchierata con esperti del settore).

    Parli delle LIM senza alcuno scrupolo… sono l’ennesimo brevetto che si vuole vendere alla scuola a fior di quattrini. Basta un qualsiasi PC, di qualsiasi marca, collegato a un qualsiasi proiettore e a meno di un terzo del costo puoi sostenere una lezione su un dispositivo che il 90% delle persone sanno già usare. E per di più è portatile e lo puoi spostare di classe in classe.

    Ultima cosa… l’eLearning. Come dici giustamente è un tema vasto e dalle molteplici sfaccettature… ma la situazione non è proprio come quella che hai descritto: in ambito aziendale (quindi non PA) è usato e sta avendo in questi anni una esplosione senza precedenti grazie anche ai dispositivi mobile. Grandi aziende (industrie e banche) che hanno fatto la storia dell’Italia (nel bene e nel male) investono milioni di euro all’anno in questo tipo di formazione per i propri dipendenti/agenti/ecc.

    Un saluto.

    Reply
  • 06/06/2012 at 20:37
    Permalink

    Gentile Caterina,
    sono un genitore e ho ascoltato con vivo interesse la sua intervista. Tant’è che l’ho anche condivisa sul mio blog proprio per sottolineare che l’innovazione esiste ma solo tra i giovani. Parlavo oggi con una scuola chiedendo appunto come vivono le classii 2.0. Beh di classi 2.0 non se ne parla visto che il Ministero passa solo 1 o 2 LIM per istituto…e allora l’interazione con questi nativi digitali come dovrebbero inventarsela gli insegnanti? Portando da casa il proprio pc? Mi sembra che a parole la scuola sia davvero hitech ma nella realtà non hanno soldi neanche per programmare delle semplici attività ludiche.
    Scusi la polemica ma se la scuola italiana deve innovarsi deve innovarsi tutta e non solo in rare eccezioni.

    Reply
    • 06/06/2012 at 20:49
      Permalink

      nessun polemica la sua, anzi giustissime osservazioni :) spesso le innovazioni passano dai “volontari” e dagli entusiasti (come me) nella scuola. Come dico nell’intervista, ufficialmente l’hi-tech è diffuso nella scuola italiana, non si parte adesso ma già da qualche anno. Cosa manca? (a parte gli incentivi ai docenti a far qualcosa in più e meglio?) Mancano tante cose. I nativi digitali non sono veri nativi. Ci sono solo nati con questi strumenti in mano (come noi, con altri). Chi deve insegnare loro ad usare le tecnologie non passivamente, siamo noi docenti ed educatori, genitori compresi. La mediazione dell’adulto è più che necessaria in questo momento storico

      Reply
    • 06/06/2012 at 20:50
      Permalink

      ah… grazie davvero per la condivisione sul suo blog :)

      Reply
      • 07/06/2012 at 10:38
        Permalink

        Grazie a lei. Sa, noi genitori spesso diamo ai nostri figli tutti gli ultimi modelli di smartphone e quantaltro, a volte per levarci di dosso quel grande senso di colpa altre volte semplicemente per non farli sentire “diversi” dai compagni. Il problema è che noi genitori siamo molto più lenti della tecnologia e fatichiamo a star dietro a tutte le innovazioni.
        Sarebbe quindi interessante anche proporre nelle scuole dei momenti di incontro con i genitori per far loro una “lezione” sulle potenzialità di questi strumenti multimediali. Forse così si potrà raggiungere un maggior uso consapevole da parte di tutti, genitori in primis.
        Grazie ancora per gli argomenti che tratta sul suo blog che sono davvero degli ottimi spunti di riflessione.

        Reply
        • 07/06/2012 at 14:46
          Permalink

          La proposta ai genitori delle scuole elemetari (Primaria) del mio paese l’ho lanciata proprio alcuni mesi fa.
          Alcune serate GRATUITE sul web e le infinite possibilità di uso a fini didattici o semplicemente in famiglia.
          La proposta che ha fatto il giro di tutte le famiglie attraverso una pubblicazione dedicata è stata probabilmente inghiottita dal terremoto (qui siamo a Reggio Emilia) e dall’indifferenza… ci sono un sacco di cose che devono cambiare.

          Reply
  • 10/06/2012 at 13:09
    Permalink

    Condivido moltissimo di ciò che hai detto. Vorrei solo porre l’accento sulla questione della formazione dei docenti. Sono un insegnante, nella mia scuola ci sono le LIM, c’è Internet. ci sono i computer portatili per ogni corso, c’è un sito web con contenuti didattici online, c’è un’ottima aula informatizzata ed un laboratorio linguistico multimediale… Wao! Macchè… Tutto ciò è usato pochissimo o quasi niente dalla maggioranza dei docenti!!! Perchè? Se lo chiedi a loro riceverai risposte di vario tenore: paura, incompetenza, voglia di fare come si è sempre fatto, mancanza di incentivi, difficoltà oggettiva per questioni “anagrafiche”, ecc… Ma come si fa a diffondere l’utilizzo di questi strumenti senza formare docenti seriamente? e senza alcuna forma di incentivo, poi! Il Ministro dovrebbe darsi da fare… MOLTO da fare in questa direzione. Non credi?

    Reply
  • 05/08/2012 at 08:04
    Permalink

    Cari tutti, provo a contribuire offrendo una serie di informazioni che, mi rendo conto, sono ad oggi poco chiare e frammentate.
    Il Progetto Scuola Digitale è un progetto di importanza e valenza internazionale.

    Tutti gli Stati, ormai da circa 4/5 anni stanno finalmente affrontando il tema di rinnovamento dei metodi di insegnamento e di apprendimento attraverso l’inserimento, in ciascuna aula, di tecnologia intelligente che offra soluzioni dedicate, contenuti didattici multimediali anche audiovisivi, tablet nativi per la didattica per ogni studente, connessione wifi in ciascuna aula, repository centrale in cloud (magazzino come qualcuno l’ha chiamato) che contenga risorse e contenuti utili all’insegnamento e all’apprendimento.

    La Sardegna è stata tra le prime regioni a capire l’importanza del cambiamento ed ha avviato, dal 2009, un processo di acquisizione delle linee guida principali riportate nel progetto Classi Digitali.
    Essendo sardo, talvolta riconosco che questa terra, riesce ad anticipare gli eventi, ha l’intelligenza e la curiosità di capirne l’importanza ma che poi, purtroppo, viene avviluppata dalla burocrazia, dai tempi lunghi adottati da chi gestisce i processi perdendosi quel vantaggio competitivo, quell’intuizione che rende speciali e che crea “esempi reali” per il sistema.

    Non voglio calarmi in dialoghi di retorica ma purtroppo il nostro Paese è in metastasi sotto questo punto di vista…

    Torniamo al Progetto Scuola Digitale 2.0

    Ovviamente, trattandosi di grandi rivoluzioni, sono presenti dei blocchi, delle incomprensioni, una forte mancanza di comunicazione e in-formazione rivolta sia alla cittadinanza che a coloro che sono gli attori principali di questo cambiamento: i docenti.

    Importanti accuse sono state rivolte verso il vero cambiamento. Molte battaglie sono ancora in corso.
    E’ un evoluzione e come tutte le evoluzioni esiste sempre qualcuno che non è d’accordo. La domanda più frequente? ”
    “Perchè dopo 50 anni che si insegna con ardesia, gessetti, matite, penne e quaderni, dobbiamo reinventarci il modo di fare didattica attraverso strumenti e contenuti che non sappiamo usare?”
    (e che nessuno gli ha ancora insegnato ad usare???)

    Se questo mio contributo può in qualche modo essere utile le nuove tecnologie non si sostituiscono in alcun modo all’insegnante, non banalizzano i contenuti anzi offrono opportunità nuove per raggiungere quegli stessi obiettivi che la scuola ha da sempre: personalizzare il percorso di formazione consentendo a tutti di esprimere la propria intelligenza, appassionare gli studenti all’apprendimento, fare in modo che l’apprendimento sia un processo attivo e non solo o semplicemente mnemonico.

    La scuola non può più restare isolata o ignorare questa trasformazione perché riguarda il sapere, la conoscenza.

    Si prospetta concretamente, grazie alle potenzialità delle nuove tecnologie, la possibilità di passare da una «scuola dell’insegnamento» a una «scuola per l’apprendimento»: una rivoluzione copernicana che rende gli studenti e docenti protagonisti della costruzione del sapere.

    L’uso delle nuove tecnologie può certamente cambiare la scuola, ma richiede insegnanti più preparati e motivati. Diversamente rischia di trasformarsi in una «moda», in un semplice esercizio addestrativo che non ha niente a che vedere con gli obiettivi di formazione della coscienza critica individuale che invece deve rimanere un obiettivo ben chiaro per la nostra scuola.

    Torniamo in Sardegna. Come dicevamo la nostra terra ha intuito per prima l’importanza della rivoluzione.
    Solo che ha perso davvero troppo tempo e molte altre regioni oggi (tra cui quelle del sud che utilizzano fondi FESR e POR – ex obiettivo 1) sono molto più avanti.

    Esistono in Italia vere e proprie eccellenze didattiche (tra cui il Majorana di Brindisi) che ha completamente sostituito i libri cartacei con i tablet e gli ambienti di apprendimento sono davvero innovativi. In collaborazione con il corpo docente e attraverso risorse reperite dal web o realizzate appositamente, creano – all’interno dell’Istituto – i propri libri di testo digitali interattivi.

    Meraviglioso!

    Questo sapete che cos’ha provocato? Riduzione della dispersione scolastica, maggiore coinvolgimento e apprendimento da parte dei ragazzi che trovano nuovi stimoli per il proprio percorso formativo.

    A me sembra che questo risultato porti con se un valore che vada al di là di qualsiasi critica, opposizione alla rivoluzione in corso, procedure amministrative lente e lobby di potere tradizionali – talvolta scombinate tra loro.

    Il progetto scuola digitale relativo alla nostra terra, è stato scritto nel 2009. Reso noto con delibera nel 2010. E oggi, con la pubblicazione dei bandi a maggio 2012, avviato e poi bloccato.

    Ora ragioniamo insieme: Si scrive un progetto nel 2009 secondo le tecniche e metodologie presenti in quel lasso di tempo.

    Mi chiedo: “Può essere ancora valido un progetto scritto nel 2009? Coloro che ci hanno lavorato si sono preoccupati di verificare che lo stesso progetto venisse adeguato all’anno 2012 e quindi alle normali evoluzioni date dal tempo e dalle expertise accumulate anche in altre regioni d’ Italia e nel resto del mondo? Riesce a rimanere “attuale” un progetto tecnologico scritto nel 2009 in vista dell’evoluzione che questi processi registrano giorno per giorno?

    Provate a pensare al tempo di vita che ha un normale telefonino. Arriva a 3 anni? Ovviamente no. E’ obsoleto dopo 1 anno.
    Il progetto trasformatosi in bando, conteneva solamente LIM di vecchia generazione, prive di contenuti didattici multimediali, senza connessione wifi in aula, senza tablet.

    A parer mio, il fatto che la Giunta Cappellacci (e non sono schierato) sia riuscita a bloccare il bando che riportava logiche, tecnologia e strumenti che risalivano a un modello vecchio di 3 anni meriterebbe di essere considerato come un successo.

    Potete mai immaginare i nostri figli oggi nel 2012, sommersi nelle classi di tecnologia e metodi ormai superati?
    Potete mai immaginare che i nostri figli usino strumenti che hanno accumulato nei magazzini una certa quantità di polvere ed osbolescenza riversarsi, a fior di milioni di euro, sulle nostre future generazioni che, affossate così, mai e poi mai sarebbero state in grado un domani di competere al di fuori dei loro confini territoriali?

    Signori, a permettere tutto ciò, ci vuole coraggio e per miracolo il povero Cappellacci e la sua giunta, questa volta non l’hanno avuta. Un vero disastro scampato.

    Il Progetto Scuola Digitale è un processo inarrestabile che anche in Sardegna non potrà essere fermato. E’ come internet. Non si riesce a contrastare tali rivoluzioni.
    (Leggete questo e capite l’importanza che il tema sta solevando a livello internazionale: http://www.key4biz.it/News/2012/07/24/Tecnologie/Rupert_Murdoch_tablet_4g_Amplify_Wireless_Generation_istruzione_digitale_211918.html)

    Ci auguriamo che invece, visto l’arresto momentaneo che la Regione ha creato, adegui il progetto alle più evolute linee guida aggiornate ed erogate dal Ministero dell’Istruzione e dia il suo valore aggiunto. Ancora una volta di creatività e di visione per contribuire a migliorare ulteriormente l’esistente.

    E non ci deve importare di prestare attenzione verso coloro che sono rimasti delusi e arrabbiati perchè sono stati, all’ultimo, smascherati!
    Da anni tramavano contro le nostre nuove generazioni, senza mettersi una mano sulla coscienza e volendo raggiungere il loro obiettivo passando sopra la preparazione dei nostri ragazzi. Vergogna!

    Siamo stanchi tutti di quest’ Italietta che, gestita sempre dai soliti noti, metta a repentaglio e speculi anche su questi temi. Soprattutto quelli che riguardano i nostri figli.
    Ma che persone sono queste che riescono a passare sopra qualsiasi cosa non curandosi di nulla tranne che dei propri interessi?

    E’ una mia opinione. Sono sardo e sono italiano.

    Questa volta hanno vinto le nuove generazioni.

    Reply
    • 07/08/2012 at 11:17
      Permalink

      salve, stavo giusto tentando di capire cosa è successo in Sardegna con questo progetto di Scuola digitale, grazie per il contributo

      Reply
  • Pingback: my bookmarks 11/04/2013 | fabedu

Rispondi

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: