Hashtagify ci permette di esplorare gli hashtag di Twitter e di visualizzarli.
Ad ogni hashtag su Twitter viene assegnato un rating di popolarità, da 0 a 100, e l’hashtag più utilizzato avrà valore 100.
Selezionando un hashtag su Hashtagify sarà visualizzato in un circolo rosso la cui dimensione dipende dalla sua popolarità relativa. Tutti gli hashtag correlati a quell’hashtag saranno visualizzati in cerchi blu, e tra loro connessi misurando la percentuale di tweet che utilizzano entrambi gli hashtag. Più forte è la loro correlazione, più è spessa la linea che li connette.
Ho provato a visualizzare #sucate e ad esplorare i vari hashtag ad esso legati.
Si possono esplorare hashtag correlati clicando su “Expand focused hashtag”in alto a destra sulla pagina. In questo modo la correlazione migliore per un dato hashtag viene visualizzata con un link rosa, e verranno comunque mostrati i tweet con entrambi gli hashtag (ed eventuali loro varianti).
Insomma molto molto carino come strumento per seguire le conversazioni su Twitter mediante la visualizzazione delle relazioni tra gli hashtag che vengono utilizzati.
Twitter ora ha due tipi di bottoncino: il Tweet Button che serve a condividere qualcosa mediante un tweet e questo nuovo Follow Button che serve a stabilire connessioni con altri utenti Twitter e ottenere follower in un solo click.
Utilissimo da mettere sul blog, l’ho appena inserito nella colonna laterale.
Si tratta di un sistema sofisticato per processare il linguaggio naturale su internet e creare, come risultato dei dati raccolti su una persona, una sorta di ritratto delle informazioni relative a quella persona. L’identità online ricreata e visualizzata attraverso ciò che parla in Internet di una persona.
In breve, Personas serve a visualizzare come ci vede internet.
Quali dati internet assembla su di noi? E questi dati cosa raccontano di noi?
E aspettare che venga processato scandagliando semanticamente internet.
Personas cercherà di mettere insieme le informazioni presenti su internet che possano caratterizzare quella persona, mettendole insieme in categorie semantiche in cui l’algoritmo inserirà man mano tutto quello che trova di correlato.
Ogni passaggio della caratterizzazione dei dati processati, riguardo alla persona, viene visualizzato, fino ad arrivare alla visualizzazione grafica del profilo personale.
Ovviamente me lo son fatto anche per catepol:
Il profilo non sarà perfetto e forse non ci somiglierà. E’ proprio questo lo scopo di Personas, provare a tirare fuori un profilo semantico dalle parole di Internet corrispondenti ad una data persona, con la consapevolezza degli errori possibili di cattiva caratterizzazione con questo sistema.
Infatti Personas, essendo basato su computer che analizzano enormi quantità di dati, non ha la capacità di distinguere, ad esempio, persone con lo stesso nome e cognome. Processa tutte le informazioni che trova, riguardo il nome e cognome e le cataloga in categorie semantiche da cui poi tira fuori un profilo.
E’ sicuramente un interessante tentativo di mostrare il futuro della nostra identità digitale. Un futuro in cui le tracce digitali lasciate da ognuno di noi su Internet, sui blog, sui social network ecc. saranno sempre più importanti per delineare il nostro profilo.
Via Tom Scott.
Se ti chiamassi al telefonino e ti dicessi “So cosa stai facendo e dove sei. So cosa hai fatto 5 minuti fa. Conosco il nome del tuo amico/marito/amante ecc.” e cose di questo tipo come la prenderesti?
Eppure, dal numero di cellulare al posto in cui ti trovi, sei tu che me lo hai detto. Non proprio a me, certo. Inconsapevolmente (o consapevolmente?) lo hai detto al mondo anche se non l’hai detto a me.
Ci metto 5 minuti a capire chi sei, dove sei, cosa stai facendo.
So anche che odi il tuo capo, se è per questo. Credo lo sappia anche lui.
Come? Sono notizie che hai diffuso tu. E io le apprendo, come chiunque arrivi a leggerle, grazie ai tuoi canali social e grazie al fatto che non ti sei mai preoccupato/a di andare a vedere come funzionano le impostazioni di privacy di ogni servizio che utilizzi.
Vi posto un video con il talk di Tom Scott (http://tomscott.com) tenuto all’Ignite London 4 in cui passa in rassegna i social più utilizzati (Facebook, Twitter, Foursquare, Youtube ma anche Wikipedia) e i relativi comportamenti degli utenti che non conoscono le impostazioni di privacy e che di conseguenza non le usano, lasciando tutto praticamente pubblico.
Account Twitter pubblico: tutto finisce in pasto ai motori di ricerca e non solo a loro, a chiunque voglia curiosare.
Le impostazioni di privacy di Twitter sono semplicissime. Account pubblico o Account Privato. Non è colpa di Twitter, in entrambi i casi, di quello che ci scrivi tu sopra. Una volta Twittato, è pubblico. Se hai l’account protetto, non è pubblico per tutti, lo è comunque per i tuoi follower.
Account Foursquare e check-in: i ladri ringraziano. Sanno quando sei in casa e, soprattutto, quando non ci sei. Sanno dov’è casa tua quando tu sei altrove. Sanno anche, eventualmente, chi c’è con te se avete fatto check-in insieme.
La gestione della Privacy in Foursquare è buona. Puoi proteggere i check-in, puoi non farli vedere. Se so dove sei ogni momento è perchè tu lo stai dicendo in pubblico, non per colpa di Foursquare. O perchè chi è con te, ha fatto check-in scrivendo che è in tua compagnia.
Anche Youtube ha impostazioni per la privacy, ma nessuno sembra utilizzarle.
Quanti video vengono caricati su Youtube ogni giorno, girati dai telefonini, anche solo per cazzeggio, senza tag e senza nome dei coinvolti?
In quanti video potremmo essere presenti e nemmeno lo sappiamo?
Wikipedia è interessantissima. Traccia anche gli utenti anonimi, figurati quelli con account. Per cui, volendo, si risale alle modifiche che tu hai fatto e su quali pagine e perchè. Da questo, converrai, ottengo anche informazioni su di te, i tuoi gusti, le preferenze, ecc. Dimmi di che voce Wikipedia ti occupi e ti dirò chi sei.
Facebook, ovviamente, anche tu sei su Facebook. Facebook ha tantissime impostazioni per la gestione della nostra privacy. L’ho scritto più volte. Forse troppe e non immediate per l’utente medio.
Peccato che queste impostazioni privacy non le usiamo, ne usiamo solo alcune o peggio non le utilizziamo proprio. Infatti, non è a caso che, di default, sia praticamente tutto pubblico su Facebook. Sta a noi chiudere i rubinetti che vogliamo chiudere.
La gente non ha idea di avere un profilo Facebook che è pubblico fino a che non ci metti mano.
Su Facebook ci inseriamo nome e cognome, mail e telefono, indirizzo e luogo di lavoro, relazioni e familiari…e molto, molto altro. Informazioni disponibili, quante ne vogliamo. Su chi vogliamo.
Capito come faccio a sapere dove sei, cosa fai, con chi sei?
Ora, come alla fine del video di Tom Scott (http://tomscott.com) sai che faccio? Vengo sul tuo profilo Facebook a prendere un po’ di appunti: dove vivi, cosa hai fatto poco fa, con chi sei, il tuo compleanno, l’indirizzo, il nome di… si certo, anche quello, ecc. e ti telefono. Ovviamente il tuo telefonino è visibile sul profilo, no?
Paura eh?
Scherzi a parte: attenzione alle impostazioni di privacy dei vostri account sui social network. Non mi stancherò mai di ripetervelo.