Paola Caruso, Corriere della Sera, Sciopero della Fame, Precariato

Questo è un post di solidarietà a Paola Caruso, precaria del Corriere della Sera (precaria da contratto, son comunque 7 anni che lavora per il Corriere).

Paola il 12 novembre ha deciso di intraprendere uno e della sete contro la situazione di senza speranza di assunzione vera e propria. Lo spiega qui nel riassunto delle prime 24 ore. Ne precisa meglio le motivazioni qui.

Vi riporto la storia con le sue parole:

La storia è questa: da 7 anni lavoro per il Corriere e dal 2007 sono una co.co.co. annuale con una busta paga e Cud. Aspetto da tempo un contratto migliore, tipo un art. 2. Per raggiungerlo l’iter è la collaborazione. Tutti sono entrati così. E se ti dicono che sei brava, prima o poi arriva il tuo turno. Io stavo in attesa.

La scorsa settimana si è liberato un posto, un giornalista ha dato le dimissioni, lasciando una poltrona (a tempo determinato) libera. Ho pensato: “Ecco la mia occasione”. Neanche per sogno. Il posto è andato a un pivello della scuola di giornalismo. Uno che forse non è neanche giornalista, ma passa i miei pezzi.

Ho chiesto spiegazioni: “Perché non avete preso me o uno degli altri ?”. Nessuna risposta. L’unica frase udita dalle mie orecchie: “Non sarai mai assunta”.

Non posso pensare di aver buttato 7 anni della mia vita. A questo gioco non ci sto. Le regole sono sbagliate e vanno riscritte. Probabilmente farò un buco nell’acqua, ma devo almeno tentare. Perché se accetto in silenzio di essere trattata da giornalista di serie B, nessuno farà mai niente per considerarmi in modo diverso.

Su questo WIKI si tiene traccia di tutti quelli che ne stanno parlando in rete su blog e siti: http://siamoprecari.pbworks.com/w/page/32550941/Paola-Caruso

Come vedete ci si sta mobilitando in molti su Internet, e con ogni canale comunicativo a nostra disposizione, per raccontare lo sciopero della fame di Paola, soprattutto preoccuparci per la sua salute.

Una proposta di mail da inviare al direttore del Ferruccio De Bortoli la trovate qui: http://m.friendfeed-media.com/b2f51fb62407a55e0b51b4d7d29f3bdacee3714a

In questa stanza pubblica di Friendfeed si raccolgono oltre ai link che parlano della storia di Paola anche proposte concrete e operative per dimostrare solidarietà a Paola: http://friendfeed.com/siamo-con-paola-caruso strumenti semplici per un coordinamento del passaparola in rete.

C’è anche un gruppo Facebook di sostegno a Paola (e a tutti i precari, aggiungo): http://www.facebook.com/home.php?sk=group_128788373846486

In una lunghissima discussione su Friendfeed a cui partecipa anche Paola, è stata convinta a interrompere almeno lo sciopero della sete, quindi a bere. Paola però continua con lo sciopero della fame. Va avanti nella sua protesta. E va avanti anche il passaparola degli abitanti della rete.

Questi gli hashtag #stopcorsera4paola #paolaprecaria #paolacars #iosonopaola per seguire ciò che accade o si dice di su Twitter e Friendfeed.

Detto ciò, dati tutti i riferimenti utili per avere gli elementi essenziali di questa storia e quindi diffonderla su Internet, voglio però aggiungere quello che penso.

La solidarietà a Paola Caruso (e a chiunque si trovi in situazioni di precariato tali da non vedere un futuro lavorativo dignitoso) è doverosa. Non so, non ho ben capito, se i passaggi che normalmente andrebbero fatti in queste situazioni (sindacato, avvocato ecc.) siano stati già intrapresi da Paola Caruso e quali siano state le conseguenze di ciò sul lavoro stesso di Paola.

UPDATE: come leggiamo qua http://friendfeed.com/siamo-con-paola-caruso/4304e146/ciao-allora-paola-e-molto-testona-ma-tranquilla pare che Paola abbia avuto un primo contatto col CDR del Corriere, che si sta occupando della vicenda, e un contatto telefonico con una rappresentante dell’FNSI (il sindacato nazionale). Aggiornamenti a seguire.

La decisione di farsi del male non mangiando e non bevendo non mi trova per nulla concorde. Comprendo il gesto umano ed estremo di dar voce alla propria protesta, ma non è sicuramente la via giusta per ottenere qualcosa oltre la visibilità massima e il rischio di star male, se non di rischiare la vita.

Mi preoccupa la salute di Paola, il suo non aver poi le forze per combattere davvero.

Ben venga il supporto degli abitanti della rete, mi auguro che sia capillare, allo stesso modo, da oggi in poi, per ogni situazione di difficoltà e di precariato che ci si presenta davanti. Che siano persone conosciute o meno. E non solo perchè c’è un colosso dell’informazione come il Corriere, nella storia. Deve valere anche per la più piccola azienda, non trovate?

Il precariato è ovunque, questo è il male. Nel pubblico (avete presente i docenti precari, sapete quanta gente non lavora quest’anno scolastico, dopo i tagli?) come nel privato, il precariato è diffusissimo. Gente che lavora comunque, dando il meglio, sperando in un futuro più stabile, ma senza troppe garanzie.

Paola, solidarietà massima a te in questo momento.

A voi che leggete chiedo di partecipare alla diffusione della storia di Paola, ognuno sulle sue reti sociali del web, che sia un blog, uno spazio online, Facebook, Twitter, Friendfeed, o un altro social network…ecco parliamone. Che si sappia in giro che succedono anche queste cose, che si arriva a decisioni drastiche, che il precariato lavorativo è il male.

Che potrebbe riguardare ognuno di noi, sicuramente ognuno dei vostri figli.

Grazie per l’attenzione.

catepol - Caterina Policaro

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4 pensieri riguardo “Paola Caruso, Corriere della Sera, Sciopero della Fame, Precariato

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