P***ana P***ana, P***ana la maestra… (cit.)

Questa è  la fase in cui mi sento un ibrido. Ho preso servizio nella nuova partecipando al primo collegio dei , ma ho ancora un piede nella vecchia per via degli esami di settembre. Nell’arco dello stesso giorno ho stretto la mano al preside con cui sto per cominciare a lavorare e ho salutato con malinconia quello con cui ho lavorato fino a giugno. Ho messo a fuoco i visi dei nuovi colleghi ma continuo a vedere quelli che ho frequentato tutte le mattine per un anno. Ho in mano la lista delle classi che da mercoledì inizierò a conoscere, ma il cuore mi batte ancora forte per i ragazzi a cui non insegnerò mai più. Per chi non ci lavora, i problemi della sono sempre di natura logistica, organizzativa, economica, politica, sociale. Per chi ci è dentro fino al collo e nonostante i tempi avversi seguita a credere in quello che fa, il problema è principalmente emozionale. Io sto male. Sto male per tutto quello che volevo e non ho fatto in tempo a dire ai miei , sto male per i progetti che avevamo accarezzato insieme, perché dopo la prosa dovevo insegnargli la poesia, dopo l’impero romano avrei voluto raccontargli il medioevo. Ma se è vero quello che scrisse nella sua intramontabile Lettera a una professoressa (“Le maestre son come i preti e le puttane. Si innamorano alla svelta delle creature. Se poi le perdono non hanno tempo di piangere”), tempo un mese e sarò guarita.

Antonella Landi – Pagine fiorentine del Corriere della Sera

catepol - Caterina Policaro

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4 pensieri riguardo “P***ana P***ana, P***ana la maestra… (cit.)

  • 12/09/2010 in 13:48
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    Ancora non sono così dentro la scuola (e ancora non credo di volerlo essere), ma in ogni caso grazie del bellissimo post!

    Risposta
  • Pingback:Social Sharing – September 10th : Catepol 3.0

  • 08/04/2011 in 23:12
    Permalink

    Ecco, sì, penso che io e te siamo vicine per più di un aspetto! (e non solo perché anche i miei sono nati in provincia di VV…!). Per esempio, son d’accordo su fatto che insegnare sia esserci con tutto se stessi, e quindi inevitabilmente con le proprie emozioni, i propri desideri, e anche le malinconie. Solo su un aspetto penso leggermente diverso: i prof ridono e piangono insieme (e anche i preti – almeno quelli che stimo di più – credo che facciano lo stesso…). E poi, anche lasciare i miei alunni dopo 3 (o 5) anni crea in me diverse domande. Cambiare improvvisamente (come ho sperimentato diverse volte) credo possa aiutarmi a ricordarmi meglio del mio ruolo: in cui do tutta me stessa, ma la vita è più grande (e credo che chiunque, anche un genitore, prima o poi ne faccia esperienza). Ciao e a presto!

    Risposta

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