Balla con me: da follower nasce follower

Il originale del ragazzo che balla, prima da solo come un pazzo, poi come capobanda di un numero sconsiderato di amici che si uniscono a lui nella danza, gira in rete da un po’.

La serendipity delle mie letture via feed reader, oggi, me lo riporta sotto gli occhi (via Socialmediatoday) in un post che mette in correlazione l’argomento con la capacità di essere dei buoni online (in senso ampio…ho appena finito di leggere il libro di @mafe, perdonatemi).

Cioè persone che attraverso la rete, i social network, le reti sociali online ecc. riescono a coinvolgere altre persone, amici e non, per poi convergere insieme su un obiettivo (ad esempio questo successo è dovuto a voi, mica a me…cioè forse a me, in parte, ma solo per aver avuto la capacità di coinvolgervi, credo, spero…).

Chi abita rete e social network sa bene quanto non sia immediato, online, per qualunque motivo, coinvolgere le altre persone, i propri contatti, a fare qualcosa e a fare anche in modo che coinvolgano, a loro volta, altra gente.

Per coinvolgere cerchiamo di essere simpatici, amabili, interessanti, amichevoli, partecipi, coinvolti e coinvolgenti. Soprattutto cerchiamo di mediare la distanza che ci separa dall’altro interlocutore e la separazione che crea lo schermo del computer o di un telefonino con la relazione umana, con la connessione umana che ci fa “assomigliare e pigliare” tra persone, anche online.

Oppure siamo solo spammer, broadcaster, gente che ha canali e strumenti 2.0 da colonizzare, sparando qualcosa col megafono nella speranza di colpire almeno qualcuno (lamentandosi, poi, magari, quando non ci riesce).

Essere leader senza una community attorno, in effetti non ha molto senso. Online ancora di più. In rete si vive soprattutto di relazioni instaurate (quante volte l’ho scritto che la rete è fatta di persone?).

Guardate il video.

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Si tratta di “Leadership Lessons learned from Dancing Guy” il cui transcript potete trovare qui http://sivers.org/ff se non avete pazienza di ascoltarlo dal video di Derek Sivers che ne ha fatto un talk al TED.

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Alla fine della fiera, una qualunque (definiamola evangelicamente come qualunque posto abitato della rete in cui due o tre si riuniscono nel nome di Internet per far qualcosa insieme, sia anche solo cazzeggiare), si costruisce e vive passo dopo passo grazie alla relazione umana che si instaura tra i membri, sull’empatia, sulla capacità condividere questioni e idee che accomunano, di sentire l’umanità che si cela dietro i byte scambiati.

Torniamo al video “Leadership Lessons learned from Dancing Guy” da cui queste riflessioni e questo post partono, vediamo che accade, vediamo cosa possiamo imparare. Il ragazzo che balla e coinvolge tutta la compagnia è forse il sogno di tutti coloro che si occupano di marketing online, di viralità ecc.

Il ragazzo che inizia a ballare è colui/colei che, anche online, vuole coinvolgere altre persone e guidarle verso un obiettivo (qualunque esso sia: avere più lettori sul blog, firmare una petizione, promuovere un prodotto, cazzeggiare, il risultato non cambia). Consapevolmente o inconsapevolmente. Soprattutto nel secondo caso il ruolo fondamentale è proprio quello dei followers, senza i quali il coinvolgimento non comincerebbe e non emergerebbe.

Potremmo chiamarlo Leader, Guru, blogstar, star, fenomeno di Feisbuc, community manager…se vi piace di più. Contestualizzate voi, a piacere, sulla base della vostra esperienza in rete.

Il leader/guru in questione deve avere abbastanza fegato per esporsi sui vari canali che abita in rete anche a costo di sembrare ridicolo. Deve metterci non solo la faccia ma la faccia tosta, come si dice dalle mie parti. Non ce l’hanno tutti, in effetti.

Regole basilari per un minimo di visibilità in rete: esporsi, cominciando da soli qualcosa in cui crediamo, che sia qualcosa di semplice, facilmente imitabile e che invogli altri a ripetere e fare la stessa cosa (che sia anche solo la condivisione di foto di gattini, deve essere facilmente imitabile, facilmente retwittabile, facilmente condivisibile su Facebook, facilmente ribloggabile, linkabile ecc.).

Ecco che arriva il primo , occorre avere pazienza ma non tarderà. Sicuramente è un amico, sicuramente qualcuno che già ti conosce, qualcuno con cui sei già in relazione, con cui hai feeling, che si fida di te. Oppure è qulcuno che ti trova per caso ma con cui parte subito il feeling.

Se quello che stai facendo è semplice e facilmente imitabile (magari divertente e umano), il primo follower arriva. E’ proprio il primo follower ad avere un ruolo cruciale per la tua “leadership” e per la tua riconoscibilità in rete: è lui/lei che mostrerà pubblicamente a tutti come imitarti o seguirti spiegando anche perchè ne valga la pena. E’ lui/lei che ritwitterà, metterà un , ti condividerà il post sul google reader, riposterà il link su Facebook, scriverà un post linkandoti, ti manderà un DM ecc.

Devi solo accoglierlo come tuo pari, sarà il primo follower a chiamare altri amici a partecipare, il primo ad avere avuto il coraggio di alzarsi e seguire le tua apparente pazzia. Il primo a diffondere. E la rete è fatta di diffusione, di link, di coinvolgimento. Di persone che si trovano anche per serendipity, di similis cum similibus congregantur.

Il primo follower trasforma trasforma chi ha iniziato il ballo in un leader. Il ragazzo che balla del video è  la pietra, il primo amico che va a ballare con lui è la scintilla che appicca il fuoco. E vai col movimento.

Se arriva poi un altro amico, vuol dire che il primo follower è stato bravo a darti fiducia. Se prima eravate in due a ballare, adesso siete in tre a ballare. Tre comincia ad essere “massa” o community e quando si è massa, si fa notizia, il paese è piccolo, la gente online mormora, retwitta, followa, aggiunge amici, condivide, segnala, laika, manda DM e…comincia anche a criticare il movimento che generi. Anche questo fa parte del gioco.

Gli altri man mano si uniranno al ballo. Come accade nel video. Arriveranno anche gli amici degli amici. Basta avere pazienza, basta instaurare relazioni. Poi quando mi chiedono “ma quanti amici su feibuc – twitter – – lettori del tuo feed ecc…come fai??” io non so che rispondere. Alla fine è così. Relazioni che portano relazioni. Gente che si fida di me (e io ne sono onorata, spero di non deludere le aspettative). Gente con cui bene o male mi rapporto ogni giorno, gente con cui scatta anche l’amicizia vera, il dialogo, la condivisione.

Nelle community online che frequentiamo e abitiamo (che sia la , la twittosfera, friendfeed, un gruppo su facebook ecc.) a volte capita di sentirsi proprio come il ragazzo che si alza e balla da solo senza t-shirt: SOLI, mentre gli altri apparentemente fanno gruppo fra loro per altri motivi. Soprattutto all’inizio, quando abbiamo pochi contatti, non conosciamo meccanismi e dinamiche della socialsfera, come la chiama Gigi.

Il nostro valore verrà riconosciuto da qualcuno,la rete è grande e bella per questo. Non bisogna avere paura di essere se stessi, di cominciare, di commentare, di scrivere, di ballare anche da soli. Il primo follower arriverà e sarà la porta d’ingresso degli altri che seguiranno.

La lezione che si trae dal video è questa: Siate pubblici. Siate facili da imitare. E, perchè no, aggiungo dalla mia esperienza di prezzemolina della rete, siate facilmente prendibili in giro e autoironici allo stesso tempo! Non può esserci nessun movimento senza il primo sostenitore e il primo sostenitore è quello che non cerchi tu, è quello che arriva spontaneamente perchè l’hai conquistato con la tua umanità, con la tua particolarità e con la tua follia. E’ quello che si interessa a te e sparge la voce. E’ quello che chiama altri.

Imita coraggiosamente qualcun altro che fa quello in cui credi tu, entraci in relazione e poi mostra ad altri, a tua volta, come fare. Retwitta, condividi, laika, linka, passaparola.

Quando qualcuno online fa qualcosa di eccezionale, simpatico, interessante, condivisibile, coinvolgente ai nostri occhi, dobbiamo avere il coraggio di alzarci ed andare a ballare insieme. O almeno a scambiarci due chiacchiere.

Per ciò che non ci piace, invece, c’è sempre l’ignore, l’unfollow e il block. No?

(se siete arrivati fino a qui…sappiate che in un prossimo post vi chiedo un favore, ok?)

catepol - Caterina Policaro

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