[Recensione] Lucani Guida ai migliori difetti e alle peggiori virtù

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Sai quei libri che compri per caso? Ecco, di stava accanto alla cassa della libreria di Potenza dove io e husband stavamo comprando altri libri.

Vicino alla cassa e, mentre aspettavamo il nostro turno per pagare, cade l’occhio sul titolo e comincia lo sfottò. Amore ora me lo compro, voglio capirvi di più, a volte io da calabrese non vi riesco a seguire, oramai vivo qua…cose così. E lui: ma dai non ti basto io?

Amore, ma qui si parla dei difetti e delle peggiori virtù: è arrivato il momento di conoscerle per difendermi, prima che mi fagocitiate, qua in !

Ecco, un libro comprato per sfottò, orgoglio calabro che vuole approfondire difetti e virtù dei che l’hanno adottata. Un libro agile e simpatico che si legge in pochissimo, un libro divertente, pieno di quei luoghi comuni che non pensavi fossero realmente così comuni da essere praticamente parte integrante del cosiddetto lucano DOC.

La giovane autrice, per scrivere un libro sui lucani, non poteva che essere figlia di lucani, pur vivendo nel milanese. E scrive benissimo. Ottimo stile.

La , la regione che quando dici “sai io vivo a Potenza” nessuno riesce a collocarla bene tra Napoli, la Calabria e la Puglia. Si, da qualche parte sta. Là in mezzo. Regione inesplorata fino a poco tempo fa, un po’ meno forse dopo il film di Papaleo che, almeno qui a Potenza, ha fatto più incassi di Avatar, al botteghino.

Lucania che ancora non si capisce come ci si arriva (poi capisci perchè Cristo s’era fermato ad Eboli, non sarà mai passato il regionale per Potenza, si quello che ci mette così tanto tempo per fare Potenza/Salerno o viceversa che ad un certo punto ti sembra di non sapere più dove stai).

Quella sottile linea rossa che divide la Basilicata dal resto d’Italia.

Potenza: la sottile linea rossa

I lucani, così diversi dagli altri meridionali, sicuramente diversi da noi calabresi, questo permettetemelo. I lucani non amano il luogo dove sono nati. No, i lucani lo adorano. La Basilicata più che una regione è una comunità e la lucanità oltrepassa i confini geografici. I lucani nel mondo riescono a ritrovarsi e riconoscersi (vabbè questo capita anche ai calabresi, diciamolo).

Pare ci siano 1.600.000 lucani nel mondo (fatti due conti, no non vivono in Basilicata quindi).

Lucani si nasce e si resta. E loro, modestamente lo nacquero. (Poi dici che non faccio bene a precisare sempre che son calabrese di nascita, lucana di residenza!)

Il libro passa dalla storia della popolazione a quella dei luoghi che non si può non visitare capitando da queste parti. Bellissime le perle di cultura locale e i detti popolari spiegati a chi lucano non è.

Il lucano non si dilunga in chiacchiere quando vede un amico, si limita a dire “Offro io!” e guai a chi protesta. “Haggia pagà ‘i!”

Si starebbe proprio bene in Basilicata…se non fosse per la gente! 600.000 persone, la gente lucana, probabilmente tutti imparentati fra di loro!

Avere 2000 parenti significa all’incirca 8 matrimoni l’anno, 18 tra cresime, battesimi e comunioni, 13 funerali e bè…2000 compleanni! Ai matrimoni si riuniscono almeno 300 persone, il che significa stringere almeno 300 mani sudaticce o ruvide, baciare 600 guance accaldate, ricordare 300 nomi e cognomi di persone di cui non si sa più neanche il grado di parentela!”

Tradizioni e costumi ripercorsi simpaticamente nel libro, vale la pena leggere e sorridere di tutto e pensare “E’ vero, sono proprio così!”  Si trova poi nel libro “Lucani – Guida ai migliori difetti e alle peggiori virtù”  un capitolo dedicato alla donna lucana, permalosa e fiera, a capo di famiglie matriarcali da sempre. La mamma non si tocca, per un lucano è ancora più vero.

“La mamma lucana è una mamma lupa: la padrona della tana, protettiva come una crema solare, intransigente come un direttore del personale.”

Segue un capitolo ovviamente immancabile sui cibi e la cucina lucana. E’ lampante anche solo a chi è passato per poche ore in Basilicata che la cucina locale è soprattutto tanta! E anche buona. Ogni prodotto tipico degno di nota viene raccontato nel libro e ti fa venire veramente appetito e voglia di assaggiare. Dai cruschi all’Aglianico passando per molto altro.

Venite a trovarci, il lucano è sempre ospitale e desideroso di farvi assaggiare (vabbè dai anche il calabrese è così, concedetemelo). Venite a trovarci. Il lucano non ama aver la casa vuota, il lucano deve sempre offrirti qualcosa. Guai a te se non accetti, forestiero.

Lucania terra di contadini, poeti, briganti ed emigranti ma raccontata con il cuore e l’orgoglio di discendere da genitori lucani.

In fondo al libro anche un piccolo manualetto di lingua lucana per sopravvivere in caso di permanenza sul territorio. Utilissimo anche a me che vi risiedo, mica è facile capire i lucani quando parlano fra loro senza considerare che te, magari, sei calabrese e non è che afferri proprio tutto dei discorsi.

“Sembrerete dei veri lucani se… al posto di chiedere “Come ti chiami?” direte “A chi sì figl’?”

Poi alcuni brevi simpatici ritratti dei lucani come noi, per meglio dire dei lucani famosi della storia passata e presente, da Orazio a Beniamino Placido, passando per molti altri.

Libro gradevolissimo e che consiglio. Piacevole acquisto per caso, piacevole lettura.

Per chi avesse conosciuto lucani e volesse approfondire le caratteristiche peculiari di questa regione e dei suoi abitanti, per sorridere ed imparare. Per essere preparati quando passate da queste lande.

Cosa vuoi di più dalla vita? Ah io nulla. Il lucano già ce l’ho!

catepol - Caterina Policaro

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