Archive for 15/05/2010

Roma caput friends: innovatori, barcamp, amici

Son stata a Roma, martedi e mercoledi, per partecipare al ForumPA e al BarcampInnovatori. Sono stata a Roma, ci tenevo ad esserci per vari motivi.

Ufficialmente per seguire qualche convegno in ambito formazione e scuola, tra i tanti convegni del Forum.

Ufficialmente, infatti il report ufficiale di questa parte della mia partecipazione “professionale” finisce qui: sembrava di stare nel 2004, quale innovazione? Parlo del convegno su E-learning e innovazione. Perchè quello sulla Scuola Digitale non l’ho mica trovato al padiglione dove doveva essere (ma magari ho fatto solo confusione io).

E-learning e innovazione?

Questa la scena il 18 mattina a E-learning e innovazione: sala convegno abbastanza piena, devo dire, passo il badge iscrizione, prendo la cartellina materiale, mi siedo, mi guardo intorno, scorgo i nomi dei relatori sul tavolo. Primo flashback al 2003/2004. Sempre gli stessi nomi? Non è possibile. Son passati 6 anni. Apro la cartellina del materiale: un testo ISFOL pubblicato nel 2008 (stessa collana di tutti quelli presi al Forum Formazione credo nel 2003…se l’a memoria non mi inganna).

2008 per me vuol dire dati non aggiornati al rutilante mondo del web sociale e 2.0. Che me li leggo a fare? Online ho già letto aggiornamenti al 2010. Nell’e-learning è come dire preistoria vs. storia.

No, peggio. Apro il fascicolo contenente i materiali e i dati che verranno presentati durante il convegno. Dejà vu è dir poco. Il mondo dell’e-learning (quello istituzionale e parruccone, mi si passi il termine) è fermo a dati e progetti simili (se non gli stessi) che io studiai come casi al master (e il master io l’ho finito nel 2002, ma era già dal 2000 che mi interessavo di formazione online, didattica e tecnologie, cose così).

Questo emerge dal fascicolo. Ascolto la presentazione, al tavolo i relatori cominciano a parlare. Sinceramente, qui lo dico e non lo nego: potendo occupare meglio il tempo e la mia presenza al ForumPa, potendo imparare veramente qualcosa e seguire altro di più interessante, orbene me ne fuggo.

Fosse solo un fatto tecnico e di piattaforme o di dati ufficiali di progetti ministeriali e non, l’e-learning…

Qui comincia realmente il post, da cui il titolo.

Son stata a Roma, martedi e mercoledi, per partecipare al ForumPA e al BarcampInnovatori. Sono stata a Roma, ci tenevo ad esserci per vari motivi.

Fondamentalmente, sono stata a Roma per incontrare amici vecchi e nuovi, ascoltare amici presentare libri e avere la mia dedica personale, ascoltare (e appaludire) altri amici presentare e parlare. Sono stata a Roma insieme a loro e a tanti altri per Barcampare e NonConferenzare. Soprattutto, diciamolo, col collante non meno importante dell’incontrarsi, del banchettare insieme, dello stare insieme, del parlare, ridere, condividere, far tardi la sera per il puro piacere della bella compagnia.

Son stata a Roma, son stata bene, per tanti motivi.

Un amico e autista d’eccezione m’ha portato a Roma lunedi e riportato a Potenza giovedi sera,  scarrozzato al Forum e riaccompagnato sempre, a tutte le ore. Grazie Ernesto.

Un amico presentava il suo libro, non potevo non esserci. Grande Gigi.

I due amici mi reclutano, insieme a Michele per la cena a casa in Sabina degli amici Stefano e Signora Franca. Grandiosa serata, e che cena! Un cenone (ancora mi chiedo ma quanto tempo ci avete messo a preparare quel bendiddio?).

Un cenone col serpente.

Tutti uomini tutti paurosi. A chi tocca toccare il serpente?  on Twitpic

Fa meno senso di quello che pensavo toccare un serpente vero. Lo spettacolo non era quello, ma i volti spaventati degli uomini presenti (non faccio nomi). “Qualcuno” (ma non faccio nomi, v’ho detto, ne va della sua online reputescion) è fisicamente zompato con un salto nell’altra stanza, pur di stare lontano.

Ho amici come loro che si fidano di parlare anche con me di argomenti di lavoro loro, di cose che non dovrei sapere… (seppur davanti a calici di vino e vitelli e maialini sardi).

“Sono amici, nel ruolo, fuori ruolo.” (cit.) ma parlano anche con me di temi importanti, delle loro relazioni istituzionali delle competenze, di innovazione, di obiettivi. Sono amici con cui ci si diverte a cazzeggiare di fagioli lucani e peperoni cruschi, di blog e blogstar, di social network e di Open Data. E di gossip, certo, anche di quello.

Sono amici, si sta bene insieme. Mancava solo husband alla compagnia. Ma ci saranno, ovviamente, altre occasioni. Non ce le faremo mancare.

Ok passiamo a martedi 18.

Mi perdo il primo convegno di Gigi come relatore di ForumPA (ma sapendo essere parruccone, volevo dedicarmi all’e-learning…volevo).

Mi riunisco al resto del gruppo Lucano (Vito e Rocchina) e si decide all’unanimità di andare a seguire il nostro concittadino un po’ più insigne. Uno che sicuramente sappiamo essere molto interessante da seguire, ottimo comunicatore.

Si va al padiglione 8 a sentire l’interessante incontro di David Osimo Innovation without permission. Prospettive e sfide del government 2.0” ma non per David (la presentazione qui), soprattutto per Ernesto Belisario e il suo intervento su “Open rights and closed minds. Innovazione nel settore pubbico tra government 2.0 e bureaucratic divide”.

Si parla di Governo 2.0, idee, spunti, possibilità, criticità. Ernesto provoca: “in Italia, si può fare innovazione senza permesso?” Ernesto vede l’innovazione pubblica come una corsa (non possiamo perdere altro tempo) ad ostacoli: occorre trarre insegnamento dagli errori fatti nel passato. I tempi sono comunque maturi. La tecnologia c’è, la tecnologia non è il problema.

Pranzo con un panino al padiglione. Incontro (e conosco di persona) Maurizio Goetz, ma aveva solo 5 minuti, stava già scappando via. La prossima volta che ci si incontra ci prendiamo più tempo, ok?

Poi incontro anche Armando, Domenico,  Antonio, si va tutti insieme alla presentazione del libroLa cittadinanza digitale” di Gianluigi Cogo. Senza far nulla ottengo l‘accredito stampa.

Che dire di Gigi e della presentazione del suo libro?

Uno: accattativillo! E’ molto bello e utile da leggere, soprattutto discorsivo e divulgativo al punto che tutti possiamo capire e leggere agilmente.

Due: la recensione la faccio in un altro post.

Tre: però ho fatto un sacco di foto (e ne ho ricevute), le pubblico nella recensione.

Quattro: so di avere un amico che viene presentato così (e v’ho detto tutto!)

Uno che afferma nel libro che Petrarca è stato il primo blogger e che Boccaccio invece ha organizzato il primo Barcamp. Un pazzo, Gigi Cogo, insomma!

Ore 15: ci mandano praticamente via dalla sala della presentazione del libro di Gigi e anche io mi sposto ai lavori della “non-conferenza Amministrare 2.0” in cui si parlerà di Open Government (maggiori dettagli li trovate qui) divisi in tavoli di lavoro dai quali scaturiranno documenti che poi andranno a confluire tutti insieme in Amministrare 2.0. Tavoli di lavoro in cui ci sta diversa gente: quelli di Creative Commons, di Open Street Maps, professori universitari, dirigenti delle Agenzie governative, persone che a diverso titolo e per diverse Pubbliche Amministrazioni, sono interessate a partecipare alle discussioni sugli Open Data e l’Open Government.

Michele e Gigi (e non solo) moderano e avviano i lavori, finisco al tavolo facilitato da Ernesto, diciamo la nostra sul documento degli Open Data, mettiamo in ordine punto per punto diverse idee, le condivideremo anche noi, alla fine di Amministrare 2.0 con quelle degli altri tavoli. Si assemblano idee partecipate. Bello.

Incontro e saluto anche Flavia, nel mentre. Si potesse sempre lavorare così. “Tutti su InnovatoriPA, siamo tutti li, mischiati con i nostri ruoli.” (cit.)

La parte più social della giornata del 18 è ovviamente la cena lucana da Ninconanco (ah l’ho detto da qualche parte Lucania Rulez? No? S’è notato il gruppo lucano nutritissimo e di spessore? No?)

Recuperiamo Elena (a Roma per lavoro, ma per nulla al mondo si sarebbe persa la cena pre-Barcamp), incontro Giorgio, arriva anche Annamaria, una tavolata da 25 (circa), peperoni cruschi come se piovesse, innaffiati da Aglianico, si fanno foto, si cazzeggia, si ride tanto, ci si conosce con chi non ci si conosceva, si chiacchiera. L’amicizia sui social network è una cosa strana: stiamo tutti dietro gli schermetti durante il giorno, abbiamo un blog, ci linkiamo, socializziamo su Twitter e Friendfeed, ci diciamo mi piace su Facebook, ci geolocalizziamo…ma non c’è nulla di meglio che ritrovarsi a tavola insieme, quando si può.

Si può e si deve. Amici, non facciamoci mancare queste occasioni quando possiamo. Si sta bene, si sta troppo bene. Anche se poi si fanno le due di notte a chiacchierare in mezzo alla strada, anche se si perdono ore di sonno.

Arriviamo al Barcamp del 19.

Barcamp InnovatoriPA “Dalle proposte alle azioni“. Modalità Ignite (grazie a Nicola Mattina): si presenta in 5 minuti e con sole 20 slides temporizzate, max 15 secondi ciascuna. Poi (e qui l’innovazione o il mashup del format) si discuterà ai tavoli secondo i temi affissi sui pannelli, modificabili e aggregabili.

Un sacco di gente. Tavoli tutti pieni. Tante presentazioni. Si slitta coi tempi, infatti. Poco male. Mattinata totalmente dedicata alle presentazioni. Incontro e saluto (e chiacchiero quando possibile) con LeoNicolaEugenioFrancescaAntonioMarco, Alessandro, Roberto… (manca sicuramente qualcuno, vero?)

Per me qualche capatina davanti alle telecamere, inclusa. Pomeriggio ai tavoli.

Ignite. Sarà dura, per me è la prima volta, io sono un’animale da lezione quando faccio slides. Mi servono di solito per gestire ore di formazione. Ma ce la posso fare.

Confesso un mio limite: odio le costrizioni. E temporizzare le slides è una violenza su di me. Nonostante tutto, posso dire di avercela fatta. Cioè ditemelo voi, ho da imparare, sicuramente.

Le slides le ho condivise subito:

Per sentirmi anche parlare, mi trovate qui nel video globale generale, al minuto 42 circa:

Con Flavia coordiniamo un tavolo interessante (e devo dire affollatissimo e compatto) sull’uso dei social network nella PA.

Proviamo ad elaborare un vero e proprio paradigma sul tema. Al mattino qualcuno aveva anche chiesto ai due legulei presenti in sala cosa fare quando l’amministrazione chiude l’accesso web ai social network blacklistandoli.

Insomma, per concludere, quando finiscono giornate così intense, spiace un po’ tornarsene a casa, salutare tutte le persone con cui si è stati veramente bene, con cui si è discusso, lavorato, sorriso.

Giornate socialmente impegnative. Amici, belle persone con cui si rafforzano i legami anche di stima reciproca. Conoscenti con cui si approfondisce la conoscenza, relazioni che nonostante le distanze vivono attraverso il fluire di messaggi sui social, messaggi privati e mail, post sui blog, serendipity.

Di alcuni posso proprio dire Amici. Con la A maiuscola. Quelli con cui non hai problemi a parlare anche di te, a confidarti, a chiedere aiuto se serve. Quelli che ti stupisci di avere lo stesso sentire (e magari di dire le stesse cose, in momenti diversi a persone diverse, senza esserci messi daccordo prima).

Quelli che poi queste cose e i GRAZIE glielo dici 1.0 (de visu o al massimo con un SMS che rimane tra te e loro). Quelli di cui mi fido e che si fidano di me.

Foto di brezzadilago

A chi dice che internet è dannoso per le relazioni sociali vorrei dire che internet è fatto sempre e solo di persone.  Volevo scrivere una conclusione per spiegarvi il titolo del post, ma forse avete già capito.

Riassumo tutto ciò che ho vissuto in questi giorni romani, dicendo un NON banale: “La mia rete, la nostra rete, dopotutto, è fatta di persone”.

Persone hanno realmente piacere a relazionarsi e confrontarsi, a prescindere dal cazzabubolo tecnologico che si utilizza. Persone che ci credono davvero, al cambiamento, all’innovazione (ognuno nel suo campo) che parte dalle persone stesse.

La rete senza le persone non ha senso. E ne abbiamo sempre più prova.

La rete abitata, studiata, spiegata, mostrata, vissuta son le persone come quelle che ho linkato qua (e i molti altri che avrò sicuramente dimenticato, ma quanti siete?), come me (forse), che CONDIVIDONO quello che sono e quello che sanno, e che continuano ad aver piacere di farlo.

Che sia lavoro, conoscenza, cazzeggio, riflessione. Ad ogni livello. La rete è fatta di relazioni tra persone. E di serendipity. A volte per caso accadono cose, si vede gente.

E anche io in questo post ho messo insieme tanti piani diversi (sociale, personale, professionale, passione, interesse, conoscenza…).

Ma tutto è in relazione. Perdonate la lunghezza, ma sentivo di dover scrivere tutto ciò.

Facebook in real life

Ecco… se vivessimo e ci comportassimo facendo nella vita reale quello che facciamo su Facebook…(il video è in inglese…ma si capisce). Enjoy.

Barcamp Innovatori PA:un assaggio

In attesa del mio post più lungo ed articolato delle due giornate di Forum PA e Barcamp Innovatori a cui ho partecipato, un primo assaggio.

Ah si quelle mani che digitano veloci sul macbook, son le mie.
Ah si… quella che parla di social network mi sembra di conoscerla.
Enjoy.

Youtube: 5 anni, milioni di video in un’infografica

Youtube celebra i 5 anni con un video, con la campagna “My YouTube Story”e con il canale YouTube 5 Year Channel in cui chiede a noi utenti di postare video sull’impatto che YouTube ha avuto sulle nostre vite.

Disponibile anche un’infografica riassuntiva di questi 5 anni di Youtube (via Mashable): tutti i numeri di Youtube, la sua storia, la diffusione nel mondo, i milioni di visite e visioni di video al giorno, gli utenti, i video più famosi e virali, i fenomeni…

Insomma buona lettura dell’infografica.

Guerra civile su Facebook

(via ReadWriteWeb France segnalatomi da http://iacosystem.com/)

Se Facebook fosse una nazione, sarebbe una delle più popolate della terra alle prese con una guerra civile interna, tra i suoi abitanti, di proporzioni non indifferenti.

Tunisia: su Facebook sono una contro l’altra le fazioni degli integralisti musulmani da una parte e quella dei moderati dall’altra. Una storia che porterà probabilmente alla censura totale di Facebook in Tunisia.

La guerra si combatte a suon di segnalazioni. Centinaia di segnalazioni su contenuti altrui. La causa di questa guerra civile? Il fatto che Facebook abbia reso pubbliche informazioni condivise che prima non lo erano. Per cui realmente ogni utente si fa i fatti degli altri, fino a conoscere i reali orientamenti religiosi e politici e molto, molto altro. Alla faccia della privacy.

Guardate questa immagine. Vale più di tante parole. Si segnalano e si chiede di segnalare in massa, profili, foto ecc.

Des listes ont été établies recen sant les laïcs, les homo sexuels, les femmes se pro nonçant contre le port du voile (dans un pays comme la Tunisie où il est inter dit dans la fonc tion publique), des jour na listes ou des intel lec tuels. Ces listes, publiées sur des pages dont le nombre de fans a rapi de ment grossi, sont accom pa gnées d’instructions sur la façon de signa­ler ces pro fils comme étant des faux. Au bout d’un cer tain nombre de signa le ments, le pro fil est désactivé.

In pratica ci sono pagine e gruppi costituiti attorno a categorie sociali ben precise (laici, omosessuali, donne) che si scagliano ad esempio contro il velo delle donne (in un paese come la Tunisia dove è vietato nelle funzioni pubbliche…insomma fazioni organizzate.

Liste il cui numero di fan cresce a vista d’occhio, in cui si trovano istruzioni ben precise con cui si invita a segnalare determinati profili come falsi. In massa. Si, perchè bastano un certo numero di segnalazioni e si disattivano i profili che danno fastidio.

Facebook funziona così. Segnalazioni di massa che fanno scattare l’algoritmo.

Gruppi chiusi per questo, profili bannati per questo. Non credevate mica davvero che ci fosse l’omino di Facebook a leggersi i contenuti e valutare se bloccare o meno, dopo una segnalazione. E’ questione di numeri. Capito come funziona Facebook è facile piegare il gioco delle segnalazioni di massa a qualcos’altro. In Tunisia una sorta di «eFatwa» che si realizza su Facebook.

La signalisation en masse est un droit acquis, c’est un droit parmi les droits que donne Facebook à ses utilisateurs […]

La segnalazione di massa come un diritto acquisito per fare quello che ci pare.

In Tunisia in pratica vengono presi di mira con questi metodi su Facebook i profili dei «Terroristes», le pagine di chi osa pronunciare un qualche diritto alla libertà d’espressione, o l’adesione ad un Islam più moderato, la loro laicità, un’altro credo religioso rispetto all’Islam, per non parlare di chi osa dichiararsi omosessuale o, nel caso delle donne, quelle che si presentano in foto profilo mostrando la loro bellezza, facendo intravedere un femminilissimo seno ecc.

Il problema non è isolato alla Tunisia ma pare si estenda anche a nazioni come Marocco, Algeria, Egitto. Gruppi di Pro-Sionisti contro gruppi di palestinesi, ad esempio. Facebook non è poi così lontano da quello che accade nella vita reale, insomma. Guerra civile a colpi di segnalazioni di massa. Vince chi resta, chi rimane a profilo integro, vincono i gruppi con migliaia di membri organizzati per segnalare in massa, vincono le fan page di chi è più forte…

Non guardiamo tanto lontano, queste cose succedono anche da noi.

Magari non a livello di guerra civile. Vi assicuro, però, che i gruppi organizzati per le segnalazioni di massa esistono e prolificano. Oltre a varie situazioni non troppo chiare, eticamente parlando.

Da noi poi c’è chi si vanta sui giornali di usare o far usare queste tecniche (come potete leggere in dettaglio nel post di MaxCava), di aver ripulito conversazioni, abbattuto siti con attacchi illegali, segnalato e fatto segnalare gruppi, account e pagine che gli davano fastidio, forti dell’organizzazione messa su con gruppi “bufala”, si, esatto, quelli che cambiavano nome, da millemila utenti…

la mente dei misteriosi gruppi pro-Berlusconi nati su Facebook in una notte dopo l’aggressione di Tartaglia…

… Quelle che prima erano pagine a sostegno dei terremotati d’Abruzzo, sono diventate spazi di solidarietà per Berlusconi con un semplice cambio di nome del gruppo da parte degli amministratori.

Bè, c’è da meditarci veramente su. Non trovate?