Le donne di qua, le donne di là, il rispetto la parità e bla bla bla
Premetto che:
- Lady Oscar, che m’accompagna da sempre in rete, non sta qui per combattere o sfidare gli uomini. (Checchè se ne dica). Nè a mettere il focus sulle differenze di genere, sul femminismo, su cose così. Mio padre voleva un maschietto, ma ahimè son nata io. Tutto qui.
- A capo della guardia della Regina ci può stare tranquillamente anche Oscar, e farlo bene, allo stesso modo di un uomo.
Non c’è nulla da combattere. Semplicemente è normale essere uomini, essere donne, relazionarsi, confrontarsi alla pari. Me l’hanno quasi sempre fatto fare nella vita. Eppure provengo da una società patriarcale e maschilista come quella calabrese. Eppure.
[EDIT: aggiungo per meglio specificare la definizione di violenza, vocabolo qui utilizzato per intendere: "un'azione molto intensa che reca danno grave a una o più persone e compiuta da una o più persone che operano sinergicamente...La violenza, quindi, non necessariamente implica un danno fisico." (wikipedia)]
Qualcosa che può essere impercettibile, ma che sempre “violenza” rimane, in questa accezione. Subdola, ma radicata. Lo nota l’occhio della donna, se ha allenato il suo occhio a notarlo. E lo nota l’uomo sensibile in alcuni comportamenti consolidati dei suoi simili. Lo nota chi vive le differenze di genere come arricchimento reciproco, in qualunque contesto e non come sfida a detenere la superiorità.
Chi percepisce di NON essere più l’essere superiore perchè l’essere superiore NON ESISTE, reagisce con violenza. Non ha altri modi.
Una violenza spesso subdola contro la donna, perchè donna, anche in contesti che non t’aspetti, in contesti neutrali come la parte abitata della rete, di quella rete abitata indistintamente da uomini e donne che si relazionano fra loro.
“Conversano”. Dicono i guru del web.
E c’è disparità di comportamento in una stessa situazione, a seconda che l’antagonista sia uomo o donna. Da parte di un uomo. Basta osservare, basta leggere. Tra le righe e non.
E c’è mobbing sottile, stalking impercettibile, in situazioni dove non dovrebbero. Dove a ben guardare non ci sono nè botte nè sangue, solo parole o magari immagini. Punti di vista, condivisioni, cazzeggio.
Parole o immagini condivise in contesti sociali in cui si interagisce, in cui si è tutti uguali, parole scritte con la volontà precisa di essere condivise. Altrimenti non le scriveremmo in rete, ma nel caro vecchio diario segreto.
Parole scritte in rete, su un socialcoso pubblico, con la volontà precisa di essere condivise. Di riderci su o di dimostrare l’essere SUPERIORE. Di dire qualcosa a qualcuno. Di dimostrare. Di dimostrare. Di dimostrare che cosa? La propria piccolezza?
Parole che, se scritte in rete, restano.
Anche se le cancelli e dopo ti giustifichi con un “Non volevo”, si scherzava fra noi.
No, non si scherzava. La tua libertà finisce dove inizia la mia. Non puoi permetterti di dire si scherzava quando in rete ti scagli pubblicamente contro qualcuno, donna, che non conosci nemmeno, scrivendo: “C’è una stronza che non capisce un cazzo“. Condendo il tutto con altre amenità che non ripeto nemmeno.
Perchè contro un uomo, non lo fai. In situazione analoga, identico argomento, consesso però di uomini, la reazione non è la stessa. Anzi, la reazione proprio non c’è. Identico argomento, attacco anche nominativo e personale, consesso di soli uomini. Una donna s’è presa della “Stronza” e della “signora della feccia più lercia”, un uomo non s’è preso nulla. Non metto link, non metto screenshot, generalizzo. Tutto sarebbe tracciato e ricostruibile. E’ successo a me e ne parlo.
A ben leggere succede a tante, in rete. Solo perchè donne, gli uomini si sentono autorizzati a comunicare da “esseri superiori”. A dimostrare che, nonostante la parità di condizioni, su un social network come tra i commenti di un blog, loro sono uomini. E tu, donna, come ti permetti?
E tu donna, che non hai nemmeno una volta mostrato le tette, che dici di capire di “cose di internet”, che appari in TV o sui giornali, che hai tanti lettori e non si capisce perchè, si, tu, donna, come ti permetti? Da dove sei uscita? Cosa vuoi da noi?
E tu donna, si vabbè, il rispetto reciproco, la libertà di espressione (ovviamente nei limiti del buon gusto, della decenza e della moralità della libertà altrui) ma se posti una tua foto a corredo di quello che dici, noi ti si guarda e commenta le tette, non importa quello che volevi dire. Io vi posterei link e screenshot di conversazioni su Friendfeed in cui la conversazione diventa un attacco vero e proprio (in stile “censura”, “mobbing”), anche piuttosto aggressivo, volgare e di cattivo gusto, ad opera di alcuni.
Come se Friendfeed fosse il loro spazio privato, loro e del loro piccolo gruppetto, autorizzato a dire o fare qualunque cosa (“ti dicono cosa scrivere e cosa no, ti dicono di non pubblicare alcune immagini, ti dicono in quale gruppo devi postare ecc.”) . Gente che se non sottostai al loro modo di usare i social network, che è sicuramente più giusto del tuo (tu, donna, come ti permetti?) o non manifesti adorazione nei loro confronti ti attaccano, con dei contro-post che sono delle vere e proprie manganellate.
Poi magari cancellano, ritrattano, si scusano, ironizzano.
Però prima portano l’attacco nel loro post, nel loro spazio. Interrompono la conversazione, ne cominciano un’altra dove possono avere tutto l’apporto della claque. E il controllo. Anche delle parole altrui, se non convengono.
L’azione è di chi la fa. Non di chi la riceve.
(foto di Walter P.)
Troppo facile, protetto da uno schermo. Mio carissimo piccolo uomo.
Venitecelo a dire in faccia quello che pensate di noi, guardandoci negli occhi. Adducendo motivazioni adeguate.
Venitecelo a dire in faccia, senza la claque a sostegno nei commenti al TUO blog o al TUO thread, senza tastiera, ma a parole vostre.
Spiegate a me, a tutti, uomini e donne all’ascolto, che il fastidio principale è perchè son donna.
E io, donna, come mi permetto?
C’è chi, nei miei confronti, s’è preso anche la briga e il tempo di spiegare ai suoi lettori che “Ebbene, (sul blog “tecnico” di catepol nda) non ci ho trovato dentro nulla di veramente tecnico, almeno in senso stretto. Sembra che ne sappia di insegnamento ed e-learning, ma non di robe per geek e nerd…” e ci sono i suoi lettori che si son presi la briga di tirar fuori il mio profilo psicologico per dimostrare che, tu, donna, come ti permetti a star su internet? Tutti senza aver mai letto qualcosa di mio (e dicendolo apertamente). Tutti uomini. Colpiti nell’orgoglio a causa di una apparizione sui giornali. Tutti a scrivere “contro” secondo clichè di genere “IO ESSERE SUPERIORE TU CHI CAZZO SEI?”
Che dirvi? Se siete contenti con così poco?
Sappi solo, piccolo uomo, che se sei violento contro di me o contro un’altra donna con me hai chiuso. IGNORE. HIDE. No, block no. Se ignoro, dimentico. Se blocco, odio. E l’odio è un sentimento, è violenza. E io violenta non sono. E di provar qualcosa per te, piccolo uomo che mi leggi in rete, e rosichi, e ti scagli contro, sinceramente non ne ho nè tempo nè voglia.







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