Sono online, ergo sum?

Gigi si interroga su quanto siano diventate complicate le relazioni online e la gestione della propria presenza/identità digitale dopo l’ingresso in massa (come le cavallette) di milioni di italiani su Facebook, un canale fra i tanti, il canale che rappresenta Internet per molti, per quelli che non hanno capito che Internet e molto di più.

E’ passato il tempo del “tanto siamo 4 gatti e ce la suoniamo fra di noi”. Oggi gran parte della nostra vita, e delle nostre relazioni, è scandita dal web e CONSERVATA sul web. A volte anche distorta ad arte perchè non siamo più 4 gatti e quindi siamo competitor di tutti i nuovi arrivati. E non tutti questi nuovi arrivati sono qui per socializzare. I più rampanti devono far emergere il loro talento, spesso a discapito del nostro.

Solo un anno fa eravamo poche decine di migliaia su Facebook. Twitter era un giocattolo per un centinaio di addicted. Friendfeed un media emergente per pochi eletti.
Oggi si mischia tutto e le nostre traccie sono disseminate e intrecciate su centinaia di media digitali sparsi per il pianeta. E ci leggono, ci guardano, ci studiano. Anche per farci i dispetti.

Si può sapere dove eravamo e con chi ci stavamo relazionando, cosa stavamo leggendo e cosa stavamo scrivendo. I post hanno orario (e vaglielo a spiegare che si possono scrivere prima e poi programmare). Twitter ti dice se stai scrivendo da web, dal cellulare o con altre applicazioni. Digg, Stumbleupon, Facebook, Friendfeed, potrebbero descrivere la nostra giornata.

E già potremmo sorridere sul fatto che gli analisti di marketing ci studiano i comportamenti. A questo abbiamo fatto il callo. Ma ora dobbiamo anche pensare che se qualcuno ci vuol fare un dispetto ha mille fonti e mille opportunità.

Banalmente, per tradurre, mentre per me fare il test su Facebook “Quale canzone ti rappresenta” (per dirne uno normale) è anche un modo di provare come funzionano queste cose e valutarne la portata oltre che chiaramente un gioco che finisce là… un mio contatto che legge sulla mia bacheca che la canzone che più mi rappresenta è “Bella St**nza” di Masini che può pensare di me? E soprattutto a chi lo dirà che ha scoperto questa cosa di me? E come lo riferirà? Vagli a spiegare che stavo giocando…

Oramai la notizia che mi riguarda avrà preso percorsi suoi e percezioni varie nella testa della gente a cui verrà riferito.

Anche Marco si interroga su quanto siamo pronti (noi e chi si sta affacciando adesso al web delle conversazioni dove tutto è social) a gestire la nostra identità/presenza in rete.

E’ una questione spesso ignorata. Osservate come i singoli gestiscono sul Web la loro privacy: la mettono in mostra senza domandarsi nulla sulle possibili ripercussioni di questo comportamento.

Non affermo che sia pericoloso; semmai invito chi entra nell’arena a valutare con attenzione ogni passo che compie.
Ogni post, o commento che entra in Rete è un pezzo di voi: la vostra faccia. Gestirla significa anche tacere, o parlare solo se si ha qualcosa da dire.
Immaginate il blog come un’opportunità, e come questa abbia senso solo se apporta qualcosa di buono, a voi e/o agli altri.

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Allargo a questo punto il discorso al concetto molto dibattutto di “Amicizia” online.

Cos’è l’amicizia in rete? Quanto siamo veramente amici dei nostri contatti/amici/follower (già solo che non ci sia un nome esatto per definirli…)?? Ne ho già parlato qui.

Prendo da Mike Arauz l’immagine che vuole rappresentare lo spettro delle relazioni che si possono instaurare online con i propri contatti e non solo.

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Secondo Mike Arauz provare a rispondere alla domanda “Chi è mio amico online” non è facile perchè si tratta di relazioni digitali non assolute. Però si può provare a suddividere queste relazioni secondo uno spettro che va dall’interesse passivo alla vera e propria capacità di creare una relazione solida, importante (quella che segue non è una traduzione):

Passive Interest –  Interesse passivo
Livello minimo e forse più semplice da gestire di coinvolgimento con l’altro, online. Richiede il minimo sindacale ai tuoi amici che si relazionano con te solo per interesse passivo, e quindi, di contro, richiede a noi il minimo impegno per gestire la relazione. E’ comunque il punto di partenza cruciale per ogni tipo di relazione online. Ti seguo per curiosità, sono interessato a quello che trovi e mi segnali, ae sceglo di donarti un po’ d’attenzione ogni tanto, nel flusso. Ad esempio, sono interessati a noi, ma passivamente, i visitatori non occasionali, i lettori del nostro blog, i fans su Facebook, i followers su Twitter e Friendfeed, etc.

Active Interest – Interesse attivo
E’ quando mi interesso abbastanza a quello che scrivi, fai, online da comunicarti che “Mi interessi davvero!”, che “Mi piaci!”. Insomma magari vengo a commentare o ti metto like, faccio Favourite This ecc. E’ un piccolo, ulteriore passo nella nostra relazione online, una piccola ma già grande opportunità di identificare i key members tra il pubblico che ti segue, quelli che magari con un altro passettino risaliranno anche lo spettro delle relazioni online per andare più in profondità e innescare simpatie, amicizie, relazioni professionali successive. Sono persone che magari non si aspettano una risposta al commento o al like, ma vogliono solo farti sapere che sono qui ad ascoltarti perchè ritengono interessante quello che hai da dire. Ad esempio son persone che dimostrano interesse attivo quelli che ti lasciano un commento sul blog, o sul wall di Facebok, o un @replies su Twitter, un commento su Friendfeed o su Meemi etc.

Sharing – Condivisione
A questo punto un membro della nostra audience online comincia a diventare davvero un nostro fan. E’ quando tu e il tuo lavoro diventano parte anche della mia identità, tanto che ne parlo anche ai miei amici delle cose che condividi online perchè mi interessano a tal punto. (we share content for social reasons non a caso no?). E’ quando io stesso ottengo valore da quanto tu condividi, un valore aggiunto che voglio a mia volta condividere, divento quindi parzialmente responsabile della condivisione delle tue idee. Esempi di relazione online fondata sulla condivisione sono il social bookmarking, o il retweeting di links, il postare e linkare tuoi contenuti sul mio blog o sui miei profili online per condividerli ulteriormente etc.

Public Dialogue – Dialogo pubblico – Conversazioni
Questa fase comincia a richiedere un po’ di impegno anche da parte tua, nella relazione. E’ quando un contatto online dopo aver dimostrato interesse attivo nei tuoi confronti e successivamente condiviso ulteriormente ai suoi amici l’interesse che prova per te, ora ti richiede anche partecipazione. Una relazione che si allarga e che diventa partecipazione in prima persona. Come? Ma rispondendo pubblicamente alle discussioni in cui si viene citati, linkati, quotati, segnalati, semplicemente “laikati” (è orribile, laikati, lo so…). Solo facendo così, anche i tuoi amici mi percepiranno non come entità lontana ma come parte del gruppo stesso. perchè partecipo, converso, rispondo, esisto. E mi daranno il ben venuto nel gruppo, e magari cominceranno a seguirmi. perchè esisto. Converso, ergo sum.  Esempi di partecipazione al dialogo pubblico e condiviso sono i @replies in pubblico, i referrals di blog post, e i vari riferimenti a te su siti, profili, conversazioni, etc.

Private Dialogue – Dialogo Privato
in questa fase relazionale successiva, cominciamo a trasformare l’interesse reciproco in mutual trust, in fiducia vera e propria. Cominciamo a desiderare di condividere pensieri e riflessioni, idee ed esperienze personali con l’altra persona, inmaniera molto più diretta, magari anche privatamente. Ci fidiamo e ci diamo modo di entrare in relazione diretta, immediata, personale, privata, per approfondire tra noi. Esempi di dialogo privato sono lo scambio di mail, di messaggi, SMS, contatti e conversazioni via IM, direct messages su Twitter, Facebook, YouTube, Flickr, Friendfeed, Meemi etc.

Advocacy – Supporto
Semprerebbe a prima vista che l’Advocacy sia molto simile allo Sharing. La differenza cruciale è che con Advocacy si intende che io nei tuoi riguardi comincio a fare raccomandazioni e segnalazioni esplicite ai miei amici, ti supporto, mi appassiono alle tue cause. Non  è il semplice condividere, aggiungere e socalizzare con un semplice click o bookmark o retweet. E’ invece scegliere di dire esattamente e con orgoglio agli altri che “Questo è importante. Vale la pena spenderci del tempo. E mi metto in gioco, io e la mia reputazione per convincere anche altri miei amici che è così.” Esempi di Advocacy sono l’utilizzare gli stessi strumenti di Sharing, ma magari traducendo e diffondendo contenuti in lingue diverse dalla propria; raccomandare fortemente e segnalare come valido e meritevole la persona o il brand, non solamente pezzi dei suoi contenuti. E’ stimare la persona completamente.

Investment – Investire su qualcuno, più della fiducia, intraprendere qualcosa insieme
L’anello più prezioso della online friendship. E’ il coinvolgimentorelazionale più difficile da raggiungere, da quantificare e riconoscere. E’, però, il più importante perchè rappresenta la volontà del tuo amico di intraprendere azioni comuni, azioni con te. In altri termini: Your wins are my wins, se vinci tu vinco anche io!

Per quanto mi riguarda potrei inserire nomi e cognomi di “AMICI ONLINE” in ognuna delle categorie. Resta però il fatto che le cose stanno diventando sempre più complicate, come dicevo all’inizio del post.

E voi, che ne pensate?

UPDATE: intanto Simone Lovati aggiornava lo spettro delle realzioni online aggiungendoci vari livelli di consapevolezza e coinvolgimento:

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catepol - Caterina Policaro

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3 pensieri riguardo “Sono online, ergo sum?

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