Del perchè stamattina volevo starmene sotto il piumone e urlare mamma no, non vado a scuola.
Basterebbe la foto, ma ve lo voglio spiegare a parole.
Nella ridente località, costa degli dei, la chiamano, in cui son nata e vissuta fino a qualche anno fa, non nevica mai. Se nevica, nevica ogni due o tre anni, ma deve fare così freddo che sono i balcani a spostarsi direttamente da noi e far ciao con la manina, alzare la gambetta a mò di cagnolino che deve farla lì, fare una spruzzatina e rifare ciao con la manina. Un ricordino della perturbazione dei balcani, insomma.
Se nevica, e sottolineo se, son giusto quei 5 o 6 centimetri forse 10 al massimo, pauuura, che comunque dopo qualche ora non ci son più se non sottoforma di macchie sparute bianche e ghiacciate, a grumi nelle aiuole o a bordo strada, quelle dove non batte il sole.
Nel mentre, al solo pronunciare “Nevica!” di chiunque di noi abitanti affacciato alla finestra con la bocca aperta a disegnare la “o” di stupore e vapore sul vetro, e ai primi 4 fiocchi che magari non attaccano neanche, il sindaco ha già emesso l’ordinanza di chiusura scuole, chi è a scuola, o anche nei vari uffici, viene fatto uscire in gran fretta in modo che possa prendere i mezzi pubblici per raggiungere il paesello dell’hinterland, il traffico va in tilt causa neve e non si capisce più niente.
Questo è il copione. Un copione stampigliato nelle ossa da quando sei piccolo.
Gomme termiche, queste sconosciute, mezzi spazzaneve non so se esistano in dotazione all’ANAS. Si aspetta che passi, è panico neve, non si capisce nulla, l’importante è stare dentro, le attività se è possibile si rimandano “causa neve”, tutto qui. Tanto non dura molto.
E ogni studente sa che può rimanere sotto il piumone e, mamma, io oggi non vado a scuola. No figlio/a mio/a, è pericoloso, nevica, dove vai? Nevica? Non si va a scuola. Dove vai? Nevica!
E questa cosa ti rimane dentro, nelle ossa.
Stamattina qui sul ridente appennino lucano ha cominciato a nevicare e per ora, non ha ancora smesso. E io, dimenticando d’esser prof, son rimasta sotto il piumone urlando mamma non voglio andare a scuola fino agli ultimi 5 minuti che mi erano leciti. Ma nessuna voce materna mi ha risposto dall’altra stanza rassicurandomi: Nevica? Non si va a scuola. Dove vai? Nevica!
Ho sentito il buongiorno regione di rai3, incrociando le dita, aspettando la notizia che il sindaco ha deciso “Oggi non si va a scuola causa neve”. E invece al buongiorno regione le webcam cittadine ti mostrano il sonnecchiante capoluogo lucano che si sveglia e si muove sul manto bianco, quasi non se ne fosse neanche accorta che “Nevica!”. E poi il metereologo locale che ti spiega che continuerà a nevicare, ma state tranquilli, anche stanotte e domani. Ma state tranquilli.
“Ma nevica!” Immaginatemi, fuoriuscita dal piumone, daventi al vetro, a far la “o” con la bocca di stupore e vapore. “Non voglio andare a scuola!” Mamma dove sei?
Ero lì, alla prima ora. Ero a scuola. E ci ha dato dentro di brutto, la neve. Ma solo verso le 11 gli alunni pendolari hanno chiesto e ottenuto di andarsene per recuperare il bus per il paesello prima che fosse troppo tardi. I locali invece son rimasti, a scuola, senza protestare.
E sarò lì anche domani, a scuola. Il sindaco l’ordinanza di chiusura scuole la emana solo sopra il metro e mezzo di neve. Qui il caos non si crea, causa neve. Qui la neve è normale anche notte di pasqua, usciti dalla messa di mezzanotte, che la gente per sbaglio si faceva gli auguri di buon natale, o meglio non per sbaglio, per ridere (c’ero, una volta, io c’ero, notte di pasqua che nevicava, era aprile).
E io mi sento un pesce fuor d’acqua. Pesciolino sotto il piumone che grida no io non voglio andare a scuola con la neve aspettando la voce materna rispondere dall’altra stanza che rassicuri: Nevica? Non si va a scuola. Dove vai? Nevica!
Mi ci abituerò mai?
UPDATE: “Simu o no calabbbrisi” ci sta benissimo qua sotto:
Così non saprai ancora cos’è il “lifestream”, ma ti farai un sacco di amici!
Inoltre, non avendo mai microbloggato (e quindi essendo sano di mente), potrai finalmente provare un esperienza da brivido!
Le tue notti saranno bollenti!
E finalmente saprai tutti i ca..i degli altri senza dover per forza passare per il faccialibro!
(e il post è spudoratamente copiato con il consenso dell’alter ego)
NOTA BENE: nessun social network e servizio di microblogging o lifestreaming è stato maltrattato per creare questo post, e soprattutto nessuno mi paga!
Dedico il post 2000 del Catepol 3.0 al Lifestreaming (che poi è l’immediata emanazione di questo blog e della mia persona, per quanto mi riguarda). Cavoli! 2000 post, 11887 commenti…quanta vista, quante storie, quanto cazzeggio, quanta umanità, quanta tecnologia, quanta catepolla sta passando su questi schermi!
E grazie a voi che continuate a leggere e sopportarmi!
Il Lifestreaming è lo specchio fedele delle nostre attività digitali, arricchisce o sostituisce il nostro blog, è un flusso delle attività online che vogliamo far conoscere ai nostri amici o visitatori.
Il lifestreaming è un metodo per aggregare automaticamente in un’unica pagina ogni cosa che ognuno di noi crea online. Possono essere messaggi, video o foto che si inviano; libri, articoli, blog che si leggono; programmi che si usano o musica che si ascolta. Può essere qualsiasi cosa che è fatta di bit e che è online, basta che il servizio da cui parte il messaggio la possa esportare e che quello a cui arriva la possa aggregare. I flussi vengono raccolti attraverso diverse tecnologie e la più utilizzata è il feed RSS: ogni servizio che abbia un feed pubblico raggiungibile dal Web può virtualmente essere aggregato al proprio lifestream.
Sempre da ICTV a questo proposito, prendo anche il video che ci spiega Friendfeed. FriendFeed è l’aggregatore principale, utilizzato dai blogger e non solo, su cui possiamo far confluire tutte le attività del blog come dei vari social network a cui partecipiamo (anche Facebook). Friendfeed è uno strumento gratuito, immediato e con una grafica minimale che ci permette di seguire da un’unica pagina tutto ciò che i nostri contatti e i loro amici hanno deciso di condividere in rete. Basta registrarsi al servizio, aggiungere contatti e amici e poi cominciare ad aggregare e leggere da un’unica pagina di Friendfeed tutti i loro post dei blog, le foto di Flickr, i video di Youtube, i messaggi di Twitter sed ogni altro servizio che utilizziamo e che ci permette di condividere il feed RSS. Il bello di Friendfeed è che tutto può essere commentato.
Perchè festeggio i 2000 post parlandovi di lifestream? Bè perchè no? Dopotutto son Catepol mica per niente! Dopotutto avrei potuto festeggiare i 2000 post deliziandovi con una nuova canzone cantata da me, per la vostra gioia, no?