I miei clienti son “differenti” e io un po’ pure…

Vi avviso. Stream of consciusness mode ON.

I verbi irregolari inglesi. Specchietto per una facile memorizzazione. E fin qui. Te li spiego io, non ti preoccupare! Te li spiego io non ti preoccupare. Non c’è problema.

“Io mancherò qualche giorno per controlli – esordisce la mia cliente – potresti gentilmente prendermi gli appunti quando non ci sono?” E’ gentile e ha bei modi, la mia cliente. E’ furbetta la mia cliente. Mi hanno avvisato le colleghe. E’ capace di far tante cose i problemi son altri, la mia cliente, però è pigra e approfitta se ti vede troppo buona. Bella non sono la tua segretaria, sono una profe. Appena torno ti rispiego tutto io! “Ma come fai se non mi prendi gli appunti che spiegano le professoresse?” Bella, sono una profe anche io! Tranquilla che appena torni ti spiego tutto io!

Ripeti, ad libitum. Perchè la mia cliente è differente. Però se la convinci, capisce.

Alighieri, vita, opere, l’Inferno con relativo disegno. Il Paradiso, credo, fu pubblicato postumo, dai figli di Dante, spiega la collega mentre io con la mia cliente faccio disegno mappe concettuali.

“Prof. non mi risulta che Dante e avessero figli” Guardandoti con gli occhioni di chi “Vuoi vedere che mi son persa il gossippone di Dante”. Cara la mia cliente, Beatrice morì giovane, non sono stati mai insieme Dante e Beatrice. Sposò un’altra, ebbe tre figli, te l’ho anche scritto nella mappa concettuale. te l’ho spiegato, te l’ho detto, te l’ho ripetuto, te l’ho tatuato sul quaderno. “Prof. ma sei sicura? Non ha mai parlato della moglie nè dei figli!! Solo di Beatrice! No la moglie non ce l’aveva Dante!”

La mia cliente è differente, però segue i suoi ragionamenti e non ha tutti i torti.

E qui ho pensato, vi giuro, se Dante fosse stato blogger, sarebbe finito su tutti i blogghelli 2000 dell’epoca e lo avrebbero di certo sputtanato con la moglie. “Hey guarda che questo pensa sempre a Beatrice e non a te. Leggi il suo divino blog, oh Gemma Donati, Dante mica parla mai di te. Mica sogna mai di te, non sei proprio nelle sue fantasie! Linka sempre e solo Beatrice, il tuo Dante. Fossi in te controllerei.”

“Perchè è tutta una storia di fantasia alla fine la Commedia, vero profe?”

(foto di Maarten Dors)

Definizione di ecologia, ecosistema, bioma, biocenosi, paesaggio agrario, agroecosistema. Ok, spetta che prendo l’enciclopedia. Io che ne so? Perchè la difficoltà non è sapere anch’io cosa sono queste cose. E’ spiegartele come a un bambino di 6 anni. Però tu sei una spugna. Meno male! Una spugna di 6 anni in un bambino di 16. Il mio cliente è differente.

I celti in Francia. In francese. E fin qui. Ce la posso fare.

L’ in tutte le salse. In Italiano, storia, francese. Ok, con una mappa concettuale prendiamo tre piccioni. I philosophes, ah i philosophes. “Il faut cultiver notre jarden!” Ok ok semplifico: l’enciclopedia è un grosso libro in cui ci sono tante informazioni. Eureka! L’idea ti affascina, ripetiamo lo schema. Una, dieci, ventisette volte.

Voglio essere interrogato. Il mio secondo cliente è differente, si, ma è uno serio, uno che studia. Il resto della classe dopo due settimane di Illuminismo in tutte le salse non apre bocca o quasi. Non ha idea. Non c’era in classe. E se c’era non dormiva. No, giocava col telefonino sottobanco.

Io dal mio punto di osservazione vi vedo, oh giovani. Per ora non faccio la spia, vi sto studiando, voglio capire che ci fate con i tastini tutto il giorno. Anche solo per sentito dire, l’Illuminismo lo saprebbero ripetere i banchi e la cartina geografica appesa al muro. Loro no.

Il mio cliente è differente: sciorina la sua mappa “illuminata” alla prof. come se fosse la cosa più naturale del mondo. (L’ha ripetuta solo 67 volte a me, sfido chiunque a non sciorinarla naturalmente, dopo.)

La descrizione tecnico-economica di un’azienda agraria. E qui son cavoli. Io economia mai fatta, agricoltura men che meno. Ok ok mettiamoci all’opera, ti spiego punto per punto. Obiettivo concordato con la collega: vediamo se riusciamo a fargli descrivere a modo suo un’azienda che lui conosce. A modo suo, lo fa. A modo suo descrive. Gli piace!

E va interrogato, il mio cliente. Volontario! Il mio cliente è differente. Però quando si impegna, si impegna. Gli altri compagni, quelli con un Q.I. normale invece sempre a smanettar coi telefonini e abbinar le giuste mutande che spuntano dai jeans a vita bassa alla felpa. Parlo di maschietti. E hanno mutande colorate inguardabili. E io dal mio punto di osservazione son costretta a trovarmele davanti. Inguardabili.

Le leggi dell’ecosistema. L’energia non si crea, nè si distrugge. Si trasforma. Una paginetta coi disegnini per spiegartela. Tutto fluisce. Tutto scorre. “Come un grande fiume?” mi chiede il mio cliente. Si esattamente! Eureka! Memorizza, la piccola spugna, memorizza! Una, dieci, 35 volte. Ripetiamo.

Voglio essere interrogato! (come? ancora? di nuovo?)

Il mio cliente è differente. Eppure è l’unico che s’è fatto tre interrogazioni in un giorno solo. I compagni dalle mutande colorate coi loro telefonini di ultima generazione no. Pare sia vietato da una qualche carta dello studente in cui si afferma il sacrosanto diritto di non essere interrogati in più di una materia al giorno e non sia mai fare due compiti scritti di materie diverse nella stessa giornata che scoppia la rivoluzione.

Stream of consciousness mode OFF.

Un’esperienza umana quest’anno. Prima che didattica umana. E l’anno scolastico è appena cominciato.

catepol - Caterina Policaro

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2 pensieri riguardo “I miei clienti son “differenti” e io un po’ pure…

  • 03/10/2008 in 14:15
    Permalink

    Bellissimo post, Cate, davvero.

    Lo farò leggere alle mie amiche che, come te, hanno clienti differenti e soprattutto un carico di emotività notevole da gestire e da canalizzare nei percorsi giusti.

    Un abbraccio e brava ancora:)

    Risposta

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