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Il Fattore Umano nei Social Media (1)

Mi sono imbattuta here and here and here con una discussione che procede anche here and here oltre che nei commenti ai post, in un’interessante riflessione sull’importanza del fattore umano nei social media (che è un po’ quello che vado sempre predicando io: abbiamo tutte le tecnologie a disposizione, ma non servvirebbero a nulla se non ci fossero dietro le PERSONE ad utilizzarle).

Seguire i social media e le notizie che velocemente vi passano attraverso porta Alexander van Elsas a delineare alcuni trends che nei social media e nel loro utilizzo diventano sempre più importanti. la riflessione è centrata soprattutto sul comportamento umano, a dispetto della tecnologia utilizzata, per provare a delineare quanto è importante e perchè, il fattore umano nei social media.

Vediamo insieme i trends che emergono dai tre post.

Prima parte.

Trend no. 1: Tutto connette tutto e tutti, i walled gardens (i gruppi chiusi in se stessi) non hanno più motivo di esistere -> Comunque avremo bisogno di un’unica destinazione, di un porto dove far attraccare tutte le nostre connessioni

In principio, abbiamo avuto i social networks. Siti molto grandi, e chiusi dove le persone cominciavano ad iscriversi e frequentare online gli spazi proprio per interagire con gli amici. Ora i social networks son stati costretti a trasformarsi ed orientarsi più veso soluzioni che prevedono l’apertura. I vari Google’s OpenSocial e Friendconnect, MySpace, Facebook, tutti hanno avviato la data portability in qualche modo. E non perchè fosse programmato o nelle loro intezioni o perchè la tecnologia permette anche questo oramai, lo fanno solo perchè stanno cominciando a comprendere che gli utenti non amano più essere costretti a star chiusi in giardini felici del web distaccati l’uno dall’altro. Ogni utente ha amici su diversi social media e con tutti vuole condividere video, foto ecc. Non ha senso tenere un utente legato ad un solo sistema e chiuso solo dentro una tecnologia.

Ovunque nel web son sorti servizi che permettono all’utente di interagire con qualunque tipo di oggetto o media e di condividerlo. Tutti i siti e tutti i servizi sono oramai diventati social. E il risultato di questo passaggio è proprio quello che i walled gardens piano piano si stanno smantellando, i gruppi chiusi in se stessi faticano a resistere ad un qualche tipo di apertura che i servizi stessi oramai forniscono.

Mi viene da pensare, a questo proposito infatti, a tutti quei servizi che permettono agli utenti di seguire qualcuno pur non essendo ricambiati dall’utente seguito. L’utente che non ricambia rimane chiuso nel suo walled garden, però aumenta l’apertura nello stesso tempo, perchè comunque i suoi contenuti vengono seguiti dai fan e cominciano a far parte di altri circuiti sociali anche se non è esattamente quella la volontà di chi li ha prodotti. Vedi Twitter, Friendfeed, i Google Reader Shared Items. Comunque quanto condiviso prende strade sue, a prescindere se l’utente che seguiamo a sua volta segue noi.

La questione che si pone è però questa. Se tutto diventa socialmente connesso online, se non ci saranno più  i walled gardens, se possiamo interagire con chi vogliamo, quando vogliamo, in qualunque modo volgiamo, avremo però sempre bisogno di un’unica destinazione, di un unico porto dove far attraccare i social media di cui facciamo uso? Possiamo vivere una on-line life senza avere punti fermi dove poter lanciare l’ancora e fermarci? Come possiamo navigare a vele spiegate nel mare magnum del web senza alcuni luoghi, porti dove possiamo fermarci un attimo ed affermare “Mi sento a casa”?

Il web oramai è User-Centrico, è un web che si evolve attorno ai suoi stessi utenti. Un web dove non è importante la destinazione o il network che si utilizza, ma l’utente stesso che è al centro di tutto. E questo apparentemente suona come un web senza più destinazioni e mete precise, senza centri. Però, per quanto il web sia sempre più User-Centrico e proceda in questa direzione, le persone avranno sembre bisogno di un posto dove centralizzare la propria vita online, o quanto meno da dove farla cominciare.

Un posto nel web dove il viaggio online comincia e finisce. Un porto sicuro e tranquillo in cui ci si possa sentire a proprio agio, una casa propria, circondati da persone e cose conosciute.  E quel posto diventa la destinazione online principale. Diventa la propria “home” sul web. Anche se possiamo interagire davvero con chiunque, con ogni cosa, in qualunque momento e dovunque vogliamo, si sente la necessità di tornare a possedere un posto che sia solo nostro, organizzato come più ci piace, che aggreghi la vita online e che sia punto di partenza e di arrivo di ogni tipo di interazione. E non sarà Facebook-like, e non sarà una Walled Garden destination. Ma sarà comunque Facebook-like in quanto luogo che diventa personale (quindi con un acocunt da gestire) e spazio proprio dell’utente stesso, in cui è l’utente a decidere il grado di apertura che gli serve e non la tecnologia. Un luogo quindi aperto e in cui l’aggregazione anche dall’esterno di contatti e contenuti da condividere è prioritaria.

(continua qui da gigi per sperimetare i luoghi e l’aggregazione)

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