Noia, odi et amo, parolando

(Ricevo e inoltro) Potenza e i potentini (senza offesa ai concittadini…)

Era troppo forte per non pubblicare questa mail che mi è arrivata. Spero che i concittadini non si offendano. Buon natale Potenza! (la fonte credo sia questa http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Potenza_%28citt%C3%A0%29)

Potenza , capitale della Val di Non , perchè nessuno sa dove è, zona sperduta della Terronia centrale. Essendo collocata nella terra di mezzo tra il Tirreno e lo Ionio , ha la stessa rilevanza che avrebbe avuto un lembo di mare tra i due tratti ; collocata a 900m sul livello del mare per difendere la città dai truzzi Materani che portavano la lebbra commerciando il lurido pane materano , ha una temperatura media di 5°C che oscilla tra i -15°C del 15 agosto e i 10 di Dicembre. E nota per essere la sede della famosi emittenti radio-televisivi Radio Potenza Centrale e TeleCento che coprono il raggio di 100000000 mm che trasmettono le gesta del grande Potenza Calcio ( non in diretta). Famosa per i rapporti sociali , è stata scelta come capitale della comunità Gay mondiale per due semplici motivi:
Il rapporto uomini-donne è 8:1.
Se vuoi conoscere una ragazza devi nascerci insieme, nel senso che se superi la quinta elementare senza averne conosciuta una non ne conoscerai mai più di nuove.

I Nummi

I Nummi, cioè il 97% della popolazione potentina, ereditano il loro nome dalla contrazione delle parole Nummeli fà verè (non me li far vedere). Essi si dividono principalmente in:

I tamarri
Nei giorni di caldo torrido (10°C) sono ricoperti di pellicce esotiche (cinghiale bianco della Sellata), Mentre nei giorni più rigidi esibiscono il petto villoso penserete, e invece no! Esibiscono un qualcosa che assimilare a un petto di pollo in besciamella sarebbe blasfemo, essendo esso senza alcuna tonicità né pelo alcuno, costantemente DEPILATO e LUCIDATO con la cromatina per scarpe e possibilmente anche lampadato, che sgorga da striminzite canotte fucsia o rosa a punta. Frequentano principalmente il Basiliko’s o il Flamingo Bowling; il sabato invece esprimono tutta la loro virilità sul parquet di via Pretoria, accompagnati da coltissime ragazze che si vantano della loro meritata licenza elementare. Il loro sogno nel cassetto è possedere un motozappa da 400 Cv e vivere in un mondo senza persone istruite (e senza tecnologia).

Espressione di uno studente erasmus che viene a studiare a Potenza.
Per riconoscerli basta chiedere come pronunciano la parola computer (SPELLING: C-O-M-P-U-T-È-R), in alternativa sono riconoscibili anche dal sopracciglio curato maniacalmente (tagliato intenzionalmente per darsi un aria da duro), dall’orecchino a gemma vistosamente grosso e antiestetico, dalle scarpe a specchio dai colori iridescenti, dagli occhiali da sole a mosca il sabato sera alle undici, dalla suoneria del cellulare che riproduce la sigla di Uomini e donne o dalla gigantesca fibbia della cintura (seconda solo a quella che si vince al wrestling o alla boxe). I loro idoli musicali sono Gigi D’Alessio e Nino D’Angelo. La camminata dei tamarri si distingue per la tentazione di simulare una sfilata, nei casi più gravi si può riscontrare una somiglianza al movimento androide causata dall’oscillazione delle scapole, diretta conseguenza della tendenza a tenere il petto in posizione eretta a tutti i costi, per apparire attraente agli occhi degli esemplari femminili.

Un documentario speciale è stato girato da alcuni ragazzi di Bucaletto al riguardo della specie “Motorizzata”, ossia i frequentatori dell’oratorio Salesiano del Don Bosco. Questi esemplari, si presume, dopo aver atteso 14 anni idolatrando un feticcio definito “patentino”, generano (dal portafogli di mamma e papà generosissimi e sempre disponibili a versare per la questua del figlio per bene) la loro appendice VITALE, da cui non si separeranno mai più e alla quale apporteranno modifiche tali da renderla il più efficiente possibile. Pardon, ho detto efficiente? Intendevo conformista quanto antieconomica. Tra le più note vi sono: ” ‘a zzetaiccs cromata “, i LED (preferibilmente di colori in completo disaccordo cromatico con la scocca del veicolo) e infine, gli adesivi più orrendi reperibili al momento (che spaziano da quelli dieggì, armani o DATCH a quelli MALOSSI).
I tamarri motorizzati hanno auto non sportive ma truccate all’inverosimile votate allo spreco inutile di carburante, spesso le modifiche sono esterne e riguardano minigonne, alettoni, prese d’aria, adesivi, neon e cerchi che si notano; insomma una versione ridicola (in gergo locale “pezzotta”) delle auto di The Fast and the Furious. In alcuni casi sono presenti peluche sui sedili o strani accessori. Questi personaggi hanno fatto della loro automobile un’appendice del proprio culo, nel senso che non li vedrai mai camminare a piedi, nemmeno con due metri e mezzo di neve per strada. Il meglio di loro stessi viene manifestato il sabato sera quando ti spaccano i maroni con le loro autoradio (m sò fatt’ l’impiant cu u subbufer, mi frà), dopo aver civilmente parcheggiato la loro protesi (l’automobile, se non si era capito) in piazza Prefettura per guardare (benché trentenni) le quindicenni che passeggiano in via Pretoria. Dopo aver trascorso un’ora e mezza a farsi pippe mentali, non contenti, incominciano a fare il giro dei vicoli del centro (sempre in macchina). Li vedrai passare tre o quattro volte da piazza XVIII agosto, porta salza, via del popolo, via due torri e così finché potranno dire con soddisfazione di essere stati anche loro (virtualmente) in via Pretoria (luogo di incontro della gioventù potentina il sabato sera). Sono riconoscibili dagli sputtanatissimi fari allo xenon, alettoni e marmittoni cromati, imbarazzanti adesivi (i più in voga al momento sono i cuoricini sweet year), cerchi in lega (i più inguardabili sono quelli dorati), finestrini abbassati in pieno inverno, autista con occhialoni da sole e sorrisino ammiccante (secondo lui, ma da ebete per chi lo vede). Spesso si intravedono nei pressi delle scuole medie per rimorchiare dodicenni in piena tempesta ormonale, visto che le coetanee per lo più li scagano.

I mi frà (detti anche nummi con i cani)
Tipica popolazione potentina, distaccatasi dall’ambiente tamarro non condividendone la passione per i trattori e per le persone acculturate del consorzio agrario; essi vogliono esprimere la loro ingratitudine verso il mondo nonostante siano tutti ricchi e figli di papà. Per riconoscerli basta notare una delle seguenti cose:
dicono “mi frà” (oppure “‘o frà” se hanno studiato a Napoli) ogni 5,6 nanosecondi oppure “seeh mifrà ma stai male con la pala, wuagliò”.
dicono te lo scendo e/o te lo salgo (invece di “te lo porto giù o su).
non usano il complemento oggetto, es: Dado chiama a Matteo…
cane al seguito (talvolta sostituito da un monociclo, delle palline da circo o una bmx).
stanno in piazzetta.
vestono con abiti pseudo-straccioni (comprati da Underground a peso d’oro).
credono di darsi un tono affibbiandosi strani soprannomi con evidenti richiami a cioccolatini venduti nei bar più comuni(Bounty, Mars).
sono “gli antichi Savi protettori del Priorato di Sion”, ossia un po’ ebrei e taccagni. Li riconosci perché il sabato sera nei locali, sui loro tavolini c’è sempre e solo una bottiglietta d’acqua o al massimo una Dr.Pepper.
di sicure origini romane, al momento di pagare il conto chiedono sempre “scusa mi frà ci fai il conto diviso dieci?”
dicono le seguenti frasi: “mamma mia mi frà ieri ci siamo strippati a putischifo, ci siamo fatti certi paglioni mi frà, è stata na cosa allucinante mi frà, ce mi frà ma tu stai popo male, è popo positivo mi frà, tattico mi frà, c’hai due spicci mi frà?, hai na sigaretta mi frà”;”arguto mifra”; “approssimativo mi frà”, “mamma dù frà”, “mi frà m vac’ a pompà un po’ un palestra mi frà”. “t pompa l’occhi mi frà”, “t dac na capata ind a i dent mi frà”, “lurido”, “pupo nero”, “si nu tanguozz mi frà”,”mi fra te ne vai a duorm cu i gallin””mamma mifra a catenazz”
mostrano una forte tendenza nello scroccare bevande o cibi nei bar limitrofi, la frase di rito è la seguente: “E ya…e pàa na cosa”; oppure più indirettamente preferiscono direttamente il contante che poi andranno a scambiare con le consumazioni, in questo caso la frase di rito è: “Che ch’hai due spicci, pure 20 centesimi, devo piglià l’autobus che sennò non so come tornà, mi frà”.

I fricchettoni del Goblin’s

Essendo una città di merda, Potenza gode di una emigrazione del 90%, soprattutto di studenti universitari. Quando però questi esseri fanno ritorno in alcuni periodi dell’anno, manifestano tutti i segni di una rara malattia chiamata “MASAI” (il nome deriva dal prefisso usato in ogni frase di questa gente esempio: “MA SAI che a Bologna…”; “MA SAI che a Milano…”. Essi presentano le seguenti caratteristiche:

Stanno sempre davanti al Goblin’s (MASAI che a Bologna c’è un locale dove ci vediamo con tutti i WAGLIò).

Hanno il cappotto WoolRich pure a giugno (MASAI che a Roma ci sono 20° di +).

Considerano terroni i potentini nonostante lo siano anche loro.
Credono di essere supercolti nonostante frequentino Scienze Politiche a Bologna o il DAMS (MASAI che ho studiato 4 mesi per fare l’esame di Storia delle Donne?).
L’80% di loro studia a Roma alla facoltà di Giurisprudenza.
Sono fotofobici, escono all’esterno solo di notte e solo nei pub, è pressoché impossibile vederli di giorno, sia a causa della fotofobia sia a causa delle loro abitudini nottambule.

I Nummi-zombi
I Nummi-zombi vivono anch’essi di notte gironzolando per Via Pretoria e per ogni sorta di vicolo buio, dato che di giorno vivono attaccati a Facebook. Però si rinuscono tutti al loro “quartier generale”: le scalinate della chiesa di San Michele. Passano li quasi tutta la sera bestemmiando alla Madonna, fumando di tutto, bevendo birra solo per il puro gusto di lasciare le bottiglie sparpagliate a terra e discutendo quanto la loro vita è deprimente. Il tutto mentre i loro corpi si decompongono.

Gli Auto-Nummi
A questa categoria appartengono tutti quelli che, nonostante siano residenti in città, li vedi forse una volta all’anno (per fortuna). Incapaci di ogni capacità relazionale, rappresentanti di una categoria che comprende bigotti seguaci della chiesa, agnostici capaci a nulla, studenti che hanno bisogno di 11 mesi e mezzo di studio all’anno per riuscire a fare qualcosa e per questo trascura la propria vita sociale, lamentandosi poi di aver perso gli amici o il/la ragazzo/a. L’Auto-Nummo trascorre la propria esistenza impegnato nella visione quotidiana di profondi programmi culturali quali: Uomini e donne, l’Italia sul 2, i Cesaroni, C’è posta per te, le fiction varie (d’amore per le donne e Carabinieri per i maschi), ecc. Quando ti capita di vederli sentirai frasi del genere:
“Ci vediamo presto”.
“Sono cambiato/a”.
“Sono già uscito a Pasqua”.
“Sono già uscito a Natale”.
“Tutto a posto?” Risposta: “Tutto a posto…”, incrociandosi senza fermarsi, onde evitare che la conversazione si blocchi dopo l’originale e conclusiva frase: “Che te ne fai?” Risposta: “Un giro sopra, solito”.
“Ti ricordi quando facevamo il liceo?” (10 anni fa).

Gli eterni fidanzati
Tra i meno attaccabili dei nummi; conducono una vita a sé da quando avevano 6 anni, cioè da quando hanno visto la loro cagna gravida e hanno deciso che prima o poi avrebbero avuto un figlio (anche non sapendo come farlo). Influenzati da una cultura più che bigotta, hanno il primo rapporto sessuale dopo 15 anni di fidanzamento cioè dopo che il partner li ha già traditi, accettando il fatto che il figlio è la reincarnazione di Gesù (perché nato senza rapporto), con le sembianze di Didier Drogba (il marocchino di fiducia). Gli uomini sono dei puttanieri inauditi, però comunque perpetuano a stare con la propria donna e convoleranno a nozze, per non apportare giustificazioni alle rispettive famiglie.

I Nummi danzanti
Ultimi, ma non ultimi per voglia di menarli, sono coloro che affollano nel periodo estivo il Dancing: un insieme di piastrelle collocato nel centro dei mifrà di Montereale. La composizione delle persone che affolla questo luogo è:
10% persone iscritte alla scuola di ballo locale che ci rompe le scatole con la stessa canzone di salsa e merengue da 25 anni, e che riesce a trasformare in balli di gruppo canzoni di merda quali “La Zitella” e “Il Ballo Del Cavallo”.
40% vecchi arrapati che guardano se qualche ragazza ha la gonna e si vede qualcosa (Consiglio: non vi sedete davanti a loro altrimenti vi rompono le palle perché non riesco a vedere le tette della ballerina 15enne).
45% tamarri che stanno seduti con la loro ragazza pensando di essere all’opera perché quella musica è più raffinata di quella che ascoltano di solito (Gigi D’Alessio).
5% non-nummi che sperano di conoscere qualche ragazza, ma che dimenticano la legge universale che governa Potenza: la 8:1.
N.P.% Truzzi e/o tamarri fermi con le radici piantate sul pavimento in stile latrina san marinense che prendono in giro le persone in pista, credendosi fighi, e che non attendono altro che qualcuno gli cavi un occhio con un passo cha cha e una macumba cantata sulle note della musica. Esemplare Alpha è il Truzzo strafigo più sbrilluccicante del gruppo che, come i suoi simili, tenta di dar fastidio alla gente che balla provando a far partire risse sulla pista, ma vengono PUNTUALMENTE scaraventati fuori pista a passo di danza da “I Giustizieri del dancing”: due verginelli autoctoni in perenne ricerca di figa e un immigrato di varese (che risponde al nome di Danielo, facilmente riconoscibile per la cromatura dorata che sfoggia durante l’intero periodo natalizio), che tentano di rendere quella latrina all’aperto un posto godibile.

I nummi da stadio
L’ultrà viene allevato sin da cucciolo per mezzo di cure parentali compiacenti e soventemente facoltose, addestrato a ignorare le condizioni infime in cui versano i suoi attributi genitali, stimolato metodicamente all’autoinganno e portato a credere di possedere un membro dalle dimensioni direttamente proporzionali a quelle della sciarpa rossoblù. Tale illusione viene fomentata negli anni dall’attaccamento morboso e patologico non alla Chiesa o alla Patria come il soggetto suole balbettare, ma a due figure mitologiche freudianamente devastanti: la Genitrice dispensatrice di luculliani banchetti domenicali (volgarmente conosciuta come MI MAMMA – mia madre), e un comune simulacro di pietra dal berretto di foggia fallica (da cui forse la connessione con la sua natura di Protettore delle Teste di Cazzo), l’indice e il medio della mano protesa in avanti deformati, non in un gesto di benedizione bensì in una paresi che presenta pericolosi rimandi al gesto di esultanza di Gigi La Trottola andato a canestro: SAN’G’RARDPRUTTOR’ (San Gerardo Protettore).
L’ultrà, ormai pubere, viene iniziato dagli anziani del suo branco alla frequentazione compulsiva di bizzarri luoghi di culto a lui deputati, riconoscibili da un aspetto postatomico che ricorda la periferia industriale di Detroit, occultata da fasulle insegne di pub irlandesi o da porcilaie, ai quali vengono affibbiati pretenziosi appellativi tratti dal dialetto locale (goblin’s; sottapera). Destinato a indossare risibili e costosi giacconi con cappuccio ricoperto di pelliccia, arma che lo aiuta a sottolineare la sua inventata mascolinità, l’ULTRÀ ormai adulto (quasi vecchio) sfoga la sua rabbia verso il nulla assoluto non solo la domenica allo stadio, biascicando inni in lingua Swaili (VOLA CU LA RADIA E LA TELEVISION/IND A TUTTI LI RION GIA SOMM A PRESSION), simbolo della sua pochezza intellettuale, ma anche in altre occupazioni:
Accusando di meretricio alcune appartenenti al genere femminile che hanno non la colpa, bensì la decenza di non degnarlo di uno sguardo (meretricio peraltro improbabile a causa della notoria malattia della femmina locale che la porta a una immotivata castità sintetizzabile in un’espressione: “palo nel culo”).
Esponendosi al pubblico ludibrio di fronte ai telespettatori di Anno Zero, trasmissione di Santoro, dimostrando di aver frainteso completamente filosofie con le quali è venuto primariamente in contatto (Fight Club).
Mostrandosi per le sconfortanti strade cittadine accompagnato da coloro che malauguratamente contribuiranno ad assicurargli una progenie (bambole ultrà).
La dieta ultrà è composta da cerchietti di grano lavorato e tostato, e succo d’uva acido con due centimetri di posa sul fondo della bottiglia, volgarmente noti come tarallucci e vino. La bevanda in questione viene assunta non in porzioni singole e tramite contenitori di vetro detti bicchieri (inutile retaggio dell’età del ferro), bensì attraverso artefatti lignei con protuberanze nuovamente di forma fallica detti fiaschette (cannidd’). Questo non è un rituale di condivisione ancestrale con gli altri membri (per modo di dire) della comunità, bensì la prova di una totale e misteriosa ignoranza dell’esistenza dei bicchieri, di cui sopra, e la volontà di travestire sotto l’illusione del rito orgiastico dei Turchi la banale verità della frustrazione quotidiana. Una volta completata la cerimonia che ha per protagonista assoluto l’oggetto di pietra di cui molte righe sopra, unico momento di svago del soggetto. L’ULTRÀ, questo singolare individuo, si abbiglia con buffi stupidi costumi locali o altrettanto stupidi e inquietanti rimaneggiamenti delle divise di alcuni simpatici mattacchioni conosciuti come Ku Klux Klan (Portatori del Santo). Il loro tipico inno da mattacchioni pecorai rossoblu può sembrare una cosa molto futile, ebbene ogni tifoso lo canta sempre andandone fiero e qualche coglione ha pagato anche l’autore per scriverlo.

Gli altri poveracci

Chi non è Nummu e non è gay (cioè il 3%), ha una vita difficile in questa città: costretto all’alcolismo cronico, denigrato per le eventuali capacità intellettuali e smerdato dalle ragazze perché non possiede neanche una ape-car. Per questo la Pro Loco ha deciso di istituire, nel periodo invernale, la famosissima “SAGRA DELLA SALSICCIA SENZA SPAGO, dove puoi ubriacarti “a putischifo mi frà”. Questa manifestazione è smerdata da tutti tranne che dai fantastici 3.

I fantastici 3

A Potenza abita uno degli uomini più anti-estetici del mondo: E.T. Comparso per la prima volta sulla Terra nella stessa stalla di Gesù nel 3 d.C. mentre veniva preso in giro dal bue, proviene dal lontano pianeta di Anti-Esthetic. Scelto da Satana come antagonista di Cristo, lo dotò di sembianze suine e gli fece dono di poteri soprannaturali: il super-alito, la forfora spaziale e la capacità di portare iella, l’eroe di Mingo Giangio Mingozzi. Dopo quattro giorni di servizio, il signore delle tenebre decise di ibernarlo a causa della sua inettitudine, della sua fame smodata (che aveva portato alla desertificazione del Medio Oriente) e delle sue continue lamentele che nessuna se lo cacava.
Abbandonato nel congelatore dell’inferno per 20 secoli, fu scongelato perché doveva fermare lo sviluppo di una città che doveva essere ricoperta di letame a causa della eccessiva fede della popolazione nella persona sbagliata: Gesù. Il supremo Chuck Norris, avendo promesso la terra promessa ai gay, pensò di dotarlo della posizione eretta e, come nel caso di Adamo ed Eva, di affiancarlo ad altri esseri afflitti da gravi problemi psichici ed estetici: la reincarnazione ingegneristica (con risultati peggiori dell’originale) di Mike Bongiorno, il figlio illegittimo di Pietro Pacciani e Madre Teresa di Calcutta. Non rientrando (fortunatamente) in nessuna delle categorie elencate sopra, vagano senza meta per via Pretoria in cercando di attaccare bottone con qualcuno, a causa di questo il numero di torcicollo cronico in città è aumentato del 110%, poiché tutti si girano dall’altra parte per evitare di guardarli.

L’urbanistica

Dopo aver conosciuto la popolazione che abita Potenza, ora vi descriveremo come è fatta questa mitica città. Famosa per essere una delle tre città più brutte del mondo, insieme a Blulu e Gardinganga, partiamo dal centro storico: l’unico anfratto della città dove si può camminare e vedere solo da lontano altre persone, senza possibilità alcuna di conoscerle (vedi intro). È essenzialmente composto da un’unica via Pretoria, ripavimentata di recente con uno stile che ricorda in parte Gotham City (quella di Batman) e in parte la pista di rullaggio dell’aeroporto di Linate; questo stile è dovuto soprattutto alla lucette di dubbio gusto inserite fra i mattoni, ordinate in fila, che sono poi in completa disarmonia con tutto il resto dell’edilizia della zona.
Continuando a girare per la città si nota subito uno splendido quartiere Macchia romana, famoso per essere il quartiere, esteticamente parlando, più in vista di Potenza. Osservando attentamente si nota la grande maestria e la cura con cui è stata urbanizzata la zona, praticamente i palazzi sono uno sull’altro, cioè se mi affaccio alla finestra vedo quello del palazzo difronte che dorme, si spoglia, piscia, mangia e viceversa. Cosa fondamentale se volete costruire una città sul modello di Potenza, e macchia romana in particolare, è obbligatoriamente costruire prima i palazzi e poi le strade, così poi le strade che non si sa dove metterle si faranno strette, impercorribili e dissestate da buche che sembrano voragini.
Fulcro del piano urbanistico cittadino è l’assoluto divieto di costruire parcheggi/garage a fronte di palazzi che ospitano in media 16 famiglie ciascuno, l’obbiettivo principale è quello di far riversare tutte le macchine (si ricordi che potenza ha la proporzione auto/abitante più alta d’Italia) sulle strettissime strade (vedere sopra).
La vera perla della città, il vanto dei vanti è però la scultura pseudo futuristica costruita nel mezzo del fulcro culturale della città: il Serpentone. Da notare il tenue color arancione (shkrrdente, come viene definito nella lingua autoctona) non-ti-scordar-di-me (cosa peraltro impossibile data la cagata enorme che è). La scultura è stata costruita secondo il progetto: “Diffondiamo l’arte nelle case”, nel senso che entra proprio nelle case essendo stata costruita a due centimetri dalle abitazioni.
Ricordiamo alle persone che ancora non hanno visitato la città che sono rimasti solo 20 anni per ammirare l’ultimo passaggio a livello che rompe i coglioni al traffico cittadino a Gallitello.
Altro punto nevralgico di questa “pulsante” megalopoli è Via Verrastro o più comunemente nota come “salita della Regione”: qui ogni giorno gli “affaccendati” impiegati della Regione ci si riversano in massa, rendendo la via impercorribile, soprattutto nella pausa caffè, quando affollano uno dei dieci bar stipati tutti in meno di dieci metri l’un dall’altro. A peggiorare la situazione si aggiungono tutti gli autobus provenienti dalla città e dai paesi limitrofi (che raggiungono la centinaia all’una e mezza), il circo con tanto di camper annessi e la cinquantina di scioperi che si registrano ogni mese.

TG regionale

Eletto Tg dell’anno dall’A.S.V.NZ.(Associazione Spettatori Vecchi N’Zalanut'(rincoglioniti)) per il 20° anno consecutivo, è la finestra che ci documenta quotidianamente, come se ce ne fosse bisogno, lo splendore della nostra terra (ed in particolare del nostro capoluogo).
In Basilicata gode dello share medio dello 0.1%, che registra picchi del 102% quando Tanino Brindisi dice le sue super-accurate previsioni, è famoso soprattutto perché non riescono mai ad azzeccare, anche dal punto di vista grammaticale, il nome in sovrimpressione delle persone che parlano.

Impostazione del telegiornale
Data la carenza quotidiana di notizie di rilievo, il Tg trasmette sempre le stesse notizie ogni giorno, e se succede qualcosa di diverso non lo saprà nessuno perché tanto non lo dicono. Segue un elenco delle notizie (se così si può chiamarle) che sentiamo ogni giorno:
Il freddo invernale e il caldo(?) estivo.
Il petrolio in Val D’Agri.
Tutto sulla Fiat di Melfi.
Il terremoto e il dopo-terremoto.
La crisi del lavoro.
La campagna del pomodoro con collegamenti in diretta di Umberto Avallone dal polo di lavorazione della salsa di Lavello.
La crisi del mobile imbottito (locuzione nominale per dire “divano” inventata dall’Accademia della Grappa dei giornalisti del TgR Basilicata) del polo materano.
La centrale del Mercure che non si costruirà mai.
Le utilissime opere di infrastruttura cittadina che ci hanno dato tanti benefici (il Ponte Attrezzato, le scale mobili e ora il passante del Gallitello).
Le inutili iniziative culturali su sconosciuti pittori/scultori della minchia.
Le rubriche che ci fanno impazzire [modifica]
Le previsioni del tempo: l’appuntamento più seguito della settimana trasmesso (non si sa perché) solo il Venerdì. Condotto dal figlio illegittimo del Colonnello Giuliacci: Tanino Brindisi (in realtà è il figlio del mitico Iuccio che potete trovare ogni giorno in via Orazio Flacco). È la prima rubrica di meteorologia in Italia che tratta di previsioni del tempo senza alcuna competenza di sorta, sia scientifica che grammaticale, è molto apprezzata dai telespettatori ultra-settantenni perché ricevono consigli sull’ora e il giorno migliore in cui piantare le patate e i cavoli. Tanino è l’unico che riesce a fare le previsioni con il solo ausilio del suo callo sull’alluce.
Lo Sport: unico modo per vedere il gol del Potenza (visto che TeleCento non prende neanche a due passi dallo stadio), è condotto dall’attraente Beatrice Volpe, che cattura gli spettatori dalle grinfie della Canalis e di Controcampo. È il contenitore ideale per lo straripante numero di squadre lucane che militano nelle serie maggiori dei campionati nazionali (apprezzare l’ironia). Nonostante il grande Potenza S.C sia l’unica compagine lucana di un certo rilievo nazionale, viene sempre smerdato a colpa della stragrande maggioranza di giornalisti filo-materani o filo-melfesi (quali Umberto Avallone che tifava per il Benevento durante il commento del ritorno dei play-off dell 17/06/2007, e ricorda che l’attaccante si chiama Pignalosa e non PIGNALOSHA).
Usciamo stasera?: verrebbe da rispondere “FATT I CAZZ TOI”, visto che ti prendono per il culo facendo finta che ci sia qualcosa da fare.
Ditelo al TgR: condotto dal mitico Nino Cutro, riceve le lettere di telespettatori che vogliono denunciare in tv i disservizi fruiti nella nostra regione, peccato che a causa dell’analfabetismo generale dell’ascoltatore medio del TgR, nessuno riesce a capire quello che chiedono:
– Nino Cutro: “A che ora è successo?”
– Telespettatore analfabeta: “CA PUTIAN ESSE R SETT E MEZZ R GOTT!!”
– Nino Cutro: “Cosa è successo?”
– Telespettatore analfabeta: “DA QUA NNANZ NUN S POT NGHIANA S ‘ANNA FA TUTT LU GIR!!”
….

10 thoughts on “(Ricevo e inoltro) Potenza e i potentini (senza offesa ai concittadini…)

  1. monick me l’ha passata mio cognato (il problema è che conosciamo un ragazzo che è esattamente così) LOL scherzo

    l’ho scritot senza offesa…

    dai non v’offendete che si scherza

  2. Io l’avevo scoperto grazie alla mail di @Astronik e avevo intenzione di fare un post sulla parte relativa alla redazione del Tgr Basilicata.

    Vedo che tu l’hai omessa (poi dite che sono i giornalisti a nascondere le notizie), quindi mi riservo di riprendere l’argomento.

    Comunque è esilarante!

    😀

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