La percezione della presenza propria e altrui online

Il senso di questo post? Son state tirate in ballo questioni legate alla mia presenza in rete già dal 2001, con accuse di spamming e altro…

Il 2001..quando ancora alcune cose riguardo la comunicazione mediata da computer le studiavo. Ora ne so un po’ di più. le vado predicando e insegnando ad altri, e la rete è un po’ diversa visto che è diventata molto più sociale, tanto sociale che l’anonimato non ha più senso.

La discussione che ne è venuta fuori è qui. Avrei dovuto scrivere un post sul concetto di SPAM all’epoca di , , facebook, Jaiku ecc., o sul fallace concetto di di blogstar o su quello di consapevolezza della propria presenza online.

Oppure avrei dovuto incazzarmi come una iena, visto che quando non si hanno argomenti si comincia ad offendere ed a farsi forti di questo comportamento…invece ho solo riso tanto! Perchè son trasparente e lo sapete.

Vi lascio solo leggere e riflettere…sui comportamenti che le persone hanno online, specialmente pensando a coloro che si ostinano a nascondersi in un anonimato che dona loro delirio di onnipotenza.

Ah…risalgono al 2001 circa entrambi i testi da cui sono tratti questi estratti (estratti ma non estratti casualmente)…l’ultimo scritto a più mani anche da Caterina Policaro. Che l’ultima arrivata in rete forse proprio non è…



Immagine di La psicologia di Internet"Come i gruppi della vita reale, anche i gruppi virtuali possono essere molto vari e diversi tra loro. Alcuni sono formati principalmente da persone che si conoscono e che si servono della rete semplicemente come un mezzo per tenersi in contatto e per scambiarsi idee tra un incontro e l’altro. Questo era l’approccio dei primi ricercatori, i pionieri della rete. Altri gruppi virtuali raccolgono via Internet persone che hanno interessi comuni, ma che non si conoscono nella vita reale. Tempo e circostanze permettendo, queste persone potrebbero anche decidere di darsi un appuntamento "reale" per un incontro formale, una riunione di lavoro o un raduno sociale. E’ una strana sensazione quella di stringere la mano di una persona con cui abbiamo comunicato per lungo tempo solo in rete; le sorprese sono inevitabili quando le impressioni ricevute dall’individuo on line vengono improvvisamente arricchite dal contatto vis-a-vis.

Esistono infine quei gruppi virtuali i cui membri non hanno alcuna prospettiva di incontrarsi nella vita reale, sebbene condividano interessi e idee. Sono questi i gruppi in cui il senso di appartenenza, la "gruppalità", può emergere soltanto attraverso le dinamiche della comunicazione online, ammesso che emerga…

Le persone che interagiscono in Internet si influenzano a vicenda, a volte anche in modo molto pesante. Le modalità con cui si presentano questi processi sono diverse da quelle della vita reale, ragione per cui non deve sorprendere il fatto di riscontrare sentimenti di ambivalenza riguardo il significato di appartenere a un "gruppo virtuale"…

Il termine conformismo non ha un’accezione positiva né evoca generalmente qualità socialmente apprezzabili; in un accezione più ampia o nelle intenzioni di chi è cresciuto in ambienti altamente favorevoli all’individualismo, questo termine indica ciò che tiene insieme un gruppo o anche l’intera società. Un gruppo, per funzionare bene, ha bisogno di essere piuttosto prevedibile e ciò si ottiene inculcando questo desiderio di conformità sin dall’infanzia, che se ne sia consapevoli o meno. Sembra che l’ambiente mediato dal computer diminuisca la tendenza individuale a conformarsi al gruppo. Manca la presenza fisica ed è possibile mantenere l’anonimato; spesso non si hanno informazioni circa la competenza degli altri e non si dispone di quegli elementi che in genere permettono di riconoscere il proprio interlocutore come simile a sé, qualcuno che potrebbe piacerci molto o al quale desideriamo piacere.

Eppure stanno emergendo convenzioni e norme per i gruppi che fioriscono su Internet, gruppi uniti e di successo. Avevamo bisogno di nuove strategie relative ad adeguamento e conformismo, elementi essenziali a una comunità vitale. Dato che non è possibile additare una persona che osa discostarsi dalla posizione unanime del gruppo come se fosse un mostro con due teste, bisogna trovare altri mezzi per ottenere conformità alle norme del gruppo se vogliamo che le nostre comunità prosperino…

L’espressione "conformismo in Internet" può sembrare un ossimoro a un osservatore superficiale; tuttavia, con il passare del tempo sono state create numerose norme di gruppo perché si manifestava sempre più forte il bisogno di conformarsi…

Sebbene la tendenza a conformarsi si manifesti nella comparsa di regole di gruppo, …la pressione che il gruppo può esercitare su individui che resistono al conformismo non è molto efficace. La mancanza della presenza fisica attenua la nostra tendenza al conformismo, indebolita ulteriormente dalla possibilità di celarsi dietro l’anonimato. Gli utenti di Internet hanno adottato metodi forti per favorire il conformismo e anzi per rinforzarlo o addirittura per richiedere esplicitamente di uniformarsi alle regole, per proteggere i gruppi dal caos. Uno dei metodi adottati consiste nel pubblicare un elenco di regole in un posto ovvio…

Il sistema dei rimproveri verbali sembra molto efficace. Anche se alcuni perseverano nel comportamento indesiderato oaddirittura lo esasperano, la maggior parte degli utenti sembra reagire positivamente all’ammonizione pubblica, scegliendo di conformarsi alle regole del gruppo o di lasciarlo. Per i pochi pervicaci esistono mezzi più drastici inventati appositamente per proteggere il gruppo dalla destabilizzazione. Un moderatore, per esempio, può bloccare i messaggi di una persona che ha infranto una regola e gli altri partecipanti possono usare i loro filtri email per cancellare automaticamente qualsiasi messaggio spedito da quella persona. Nelle chat room un operatore può avere una lunga lista di pseudonimi e indirizzi IP considerati "al bando" e se queste persone tentano di entrare nella chat room vengono immediatamente espulse…"

(Estratto da Patricia Wallace "LA PSICOLOGIA DI INTERNET" R.Cortina, Milano, 2000)

La socialita? del gruppo non e? mai, neppure nel mondo ‘reale’, data dalla mera presenza fisica dei membri in un dato luogo, quanto dalla partecipazione di questi ad un’interazione comunicativa sociale.  Questa conditio sine qua non e? conservata nell’ambiente virtuale sviluppato dalle nuove tecnologie, essa perde ‘soltanto’ la necessarieta? della localizzazione fisica degli attori in un luogo preciso: in rete avviene cio? che si puo? definire decontestualizzazione fisica del concetto di presenza, il luogo diventa lo spazio della comunicazione, la nuova realta? sociale virtuale.

La presenza sociale virtuale pone ancor piu? l’accento sull’ineludibilita? della partecipazione interattiva dei soggetti ad un processo comunicativo. L’interazione a distanza ha luogo tramite le tecnologie di comunicazione sincrona e asincrona (CMC), che non solo rende possibili la conoscenza reciproca e la costruzione negoziata di significati, ma permea – oltre che essere essa stessa permeata – il contesto sociale di interazione, ovvero il gruppo stesso, le sue caratteristiche, le sue tacite regole comunicative e collaborative, il suo modo di lavorare e piu? in generale di essere. Pertanto il modo di interagire e l’identita? stessa che i membri del gruppo costruiscono e presentano in rete avviene attraverso il discorso scritto; a sua volta, e? principalmente l’occupazione dello spazio virtuale attraverso il dialogo e la narrazione che rende possibile la creazione della comunita?. 

La comunicazione virtuale presenta innanzitutto caratteri assolutamente manifesti di spontaneita?, flessibilita? (in quanto svincolata dai limiti spazio-temporali), immediatezza e velocita? (quasi urgenza, data la tendenza a zero del tempo di risposta che sempre piu? ci si aspetta), dimostrandosi cosi? assai piu? vicina allo stile conversazionale che al discorso scritto; tale affermazione vale sia per la mediazione degli strumenti asincroni che per quelli sincroni, anche se ovviamente solo una modalita? quale la chat invera pienamente il senso di contemporaneita?, di real time (come del resto avviene con la videoconferenza, D’altra parte, trattandosi di interazione puramente testuale, tutti quei codici meta e paralinguistici tipici del parlato vengono a cadere, impoverendo necessariamente l’espressivita? della comunicazione. 

Proprio a causa di questo limite intrinseco l’utente si impegna in tutti i modi a forzare il mezzo tecnologico alla propria voglia di espressivita?, intimita?, emotivita?; il dialogo virtuale si piega non solo alla comunicazione, all’“esserci intenzionale”, ma anche all’espressione del se?, “al puro esserci”, arrivando a rimpiazzare tutti quei segnali pertinenti al face2face attraverso simboli come gli emotycons, alterazioni della scrittura, creazioni di contesti con valenza puramente virtuale in cui contano norme e convenzioni sviluppate ad hoc dal gruppo che interagisce. E? dunque evidente come il mezzo tecnologico alteri le modalita? di comunicazione tradizionale creandone di nuove, e conseguentemente modifichi la natura stessa della presentazione del se? all’interno del contesto sociale virtuale – contesto necessario, non dimentichiamolo, alla conferma sociale dell’identita?: nella CMC, “l’identita? (il testo) e la comunita? (il contesto) si definiscono mutuamente”.  …

La percezione della presenza…Di Caterina Policaro et alii…


catepol - Caterina Policaro

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12 pensieri riguardo “La percezione della presenza propria e altrui online

  • 10/11/2007 in 09:22
    Permalink

    Ci vorrebbe un trattato per commentare tutto e dare ulteriore valore al tuo post.

    Purtroppo non c’è uan ricetta per le relazioni, per animare le reti, per dar valore al social in genere.

    C’è tanto lavoro e, spesso, viene visto dagli opportunisti come “quantità”, non come “qualità”.

    Ricordati SEMPRE di quelli che ti abbandonano solo perchè “fai chiasso”. Loro, invece, fanno marketing virale di se stessi.

    Per quanto mi riguarda è più etico il chiasso!

    Ciao

    Risposta
  • 10/11/2007 in 10:03
    Permalink

    grazie gigi

    🙂

    catepol from school sloggata

    Risposta
  • 10/11/2007 in 12:20
    Permalink

    ciao cate sono FAXE

    ho trovato da me un commento non loggato a tuo nome: sei tu o è un mitomane come LPD?

    hai la mia solidarieta anche a me mi accusano spesso di spamming ma è tutta gente che non capisce il mio bisogno di socializzare

    a proposito mi sn dovuto sloggare per commentare: cosa ti ho fatto di male?

    Risposta
  • 10/11/2007 in 12:24
    Permalink

    In tutta onestà Catepol, secondo me hai sbagliato completamente approccio. Le accuse che ti sono state rivolte hanno un senso. Le tue risposte sfuggono al problema, molto spesso sono infantili, a tratti incoerenti.

    Non puoi sempre nasconderti sotto lo scudo della “funzione sociale” dei servizi web. Spammi da morire, è un fatto universalmente riconosciuto (e, a quanto pare, testimoniato anche da “vite passate” su Usenet & Co.). Sarebbe il caso di fare un po’ di autocritica, e di evitare di giustificarsi con un semplice “io sono fatta così”. Non è un buon motivo, è una giustificazione che cerchi di dare a te stessa, un motivetto da ripetere per autoconvincersi di essere nel giusto.

    Tutto è consentito sul Web e nessuno può vietare nulla, come dicevi (in modo infantile, appunto) nella jaikukkata a Paul. Oltre alle regole però ci sono anche altre cose delle quali bisognerebbe tenere conto. Una di queste è il buongusto. Ed ogni tanto il buongusto dovrebbe suggerire di non esagerare, di fermarsi “lì”.

    Non voglio minimamente essere offensivo con questo commento, voglio solo sottolineare delle cose che pochi (pochissimi) dicono per evitare di rompere l’equilibrio delle proprie interrelazioni nella blogosfera. Ora, certe cose le persone particolarmente amiche non te le potranno mai dire. Noi non ci conosciamo, ma ho avuto modo di seguirti su varie piattaforme e svariati servizi web, oltre che sul tuo blog naturalmente, e l’analisi che faccio è frutto di ciò che vedo e leggo continuamente, lamentele comprese.

    Tu dici: “Basta non seguirmi”. Ti sembra una buona soluzione? Nella blogosfera italiana siamo in quattro gatti. Basterebbe così poco per convivere in tranquillità… Cerca di essere una buona osservatrice di te stessa e cerca di fare un po’ di autocritica, ma di quella seria. Vedrai che non ci sarà bisogno di fomentare continuamente il discorso e di chiedere ed ottenere pareri e commenti scarni un po’ qua ed un po’ là.

    Saluti, Lorenzo.

    Risposta
  • 10/11/2007 in 12:50
    Permalink

    ciao lorenzo sono FAXE e sccondo me sei tu che sbagli.

    tutti possono sbagliare a volte il bisogno di allargare amicizie e conoscenze può portare a esagerare ma non si fa con cattiveria.

    piuttosto mi sembra di leggere invidia perche a cate la leggono in molti e mi sembra meschino dire che è solo merito di spamming

    FAXE BINDER

    Risposta
  • 10/11/2007 in 12:59
    Permalink

    “tutti possono sbagliare a volte il bisogno di allargare amicizie e conoscenze può portare a esagerare ma non si fa con cattiveria.

    piuttosto mi sembra di leggere invidia perche a cate la leggono in molti e mi sembra meschino dire che è solo merito di spamming”

    Ma chi le ha mai dette, pensate, e scritte queste cose? Ti invito a rileggere con calma il commento.

    Risposta
  • 10/11/2007 in 15:27
    Permalink

    faxe e lorenzo io invece vi ringrazio perchè scrivete quello che pensate senza troppi giri di parole…

    io la regolata me la posso anche dare

    infatti su twitter spammo personalmente i miei post e non mi affido al bot di twitterfeed come fanno in molti (volete i nomi?)

    twitterfeed che ogni tre per due ti spara la twittata del nuovo post + link di tizio o di caia…

    programmato così in modo che neanche apre più l’account di twitter certa gente

    allora quello è spamming

    io segnalo e nemmeno tutto quello che posto

    io segnalo post e cose interessanti di altra gente (spesso e volentieri)

    Anche questo è spam??

    De gustibus…

    Ripeto ignoratemi …

    non dovete seguirmi per forza

    ma io continuo a far questo

    e il twitterfeed lo ripeto l’ho tolto proprio quando mi è stato fatto notare che bastavo da sola a segnalare non c’era bisogno di avere una cosa programmata che lo facesse per me…

    Anche su Tumblr

    dove inizialmente raggruppavo tutti i miei feed anche le foto ecc.

    e quindi postava ogni nano secondo qualcosa

    bene…anche là ho tolto tutti i feed automatici e posto io

    direttamente

    quando trovo una segnalazione o una immagine di altri ecc.

    In altri tumblr si continuano a postare tutti i feed del mondo…

    io lo so…li vedo li leggo…

    ma se hanno scelto di fare così del loro tumblr chi può impedirlo? Lo strumento lo permette…io utente che lo so, se mi va non seguo quei tumbl.

    Su jaiku…il discorso è uguale…

    solo che forse è l’unico che permette sia di aggregare i propri feed di tutto e postarli alla singola persona,

    sia ai followers di decidere cosa seguire e cosa non seguire di quella persona…

    Il problema dov’è? Che c’è il feed di twitter sul mio jaiku?

    Non seguitelo…

    che poi se mi commentate da là …io comunque se sono online e leggo rispondo…

    Dov’è il male???

    Facebook non lo uso neanche più di tanto…

    Dei miei passati di presunta spammer…

    ne ho scritto abbastanza in quel thread le risposte le trovate là…

    Il blog…idem

    chi vi obbliga a leggermi?

    Io no di certo

    io segnalo come tanti tantissimi praticamente tutti gli altri, i miei post dopo di che qualcuno vi costringe a cliccare sul link??

    Che poi io abbia più di un blog e quindi segnalo cose di catepol o di cazzeggionline o di chi sa che altro, vi rode?

    Io no di certo…Non vi obbligo a far nulla

    Però ho uno strumento e lo uso

    come fanno in molti

    solo che io non sono un bot

    io ci son dietro personalmente…

    Perchè io invece quando vedo la segnalazione di un link via twitter o jaiku lo trovo di una comodità estrema…

    che leggo subito la news

    invece di aprire il feedreader???

    nel neverending present continous funziona così…

    le mie twittate non invadono spazi personali (se ritenete così, vi prego non seguitemi, bloccatemi, escludetemi…usatelo con i tre 4 cinque amichetti o per seguire quelle due o tre blogstar vere… non me la prendo, capisco le vostre posizioni)

    le mie twittate arrivano a chi ha scelto di seguirmi per un qualunque motivo…

    non sono certo andata a chiedere io di aggiungermi…

    su jaiku infatti siam molti di meno (forse per questo si riesce anche a ragionare in profondità…)

    il blog me lo gestisco come cazzo mi pare questo l’ho già detto

    newsgroup e forum e mailinglist non le uso più…

    Insomma dov’è il male?

    O è solo invidia?

    Invidia di che poi???

    Risposta
  • 10/11/2007 in 15:31
    Permalink

    ad ogni modo…voi i post che contengono troppo testo neanche li leggete…

    Risposta
  • 10/11/2007 in 20:34
    Permalink

    @catepol

    Sia chiaro, ho letto il post e anche i commenti!

    🙂

    Credo che ognuno debba essere il moderatore di se’ stesso, e che quello che realmente conta conta non sia la quantita’, ma la qualita’.

    E’ chiaro che aumentando la quantita’ e’ piu’ difficile mantenere un livello adeguato. Difficile, ma non impossibile.

    Fino a quando sei soddisfatta della qualita’ di cio’ che dici, non vedo perche’ dovresti limitarti.

    Io mi difendo dallo spam e dal “rumore”, ma non credo sia giusto farlo agendo sugli altri. Sono io che adotto le mie precauzioni, per selezionare quello che mi va di ascoltare (leggere) e scartare il resto.

    markingegno

    Risposta
  • 10/11/2007 in 21:05
    Permalink

    @markingegno grazie…

    è quello che sostengo anche io

    abbiamo ognuno la liberta di decidere cosa leggere cosa seguire chi e dove…

    Risposta
  • Pingback:Catepol 3.0 » Plurk vs Twitter

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