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Scarpe grosse e cervello fino (ma hai trovato chi ce l’ha più fino)

Non per dire, mia cara commessa del nuovissimo centro commerciale della piana, pensavi di essere più furba di noi e sei rimasta con un palmo di naso, volevi fregare e sei stata beccata, ti volevi giustificare e hai sbagliato l’argomento della giustifica, volevi intascare e hai dovuto restituire. E ringrazia che non ti sei beccata un vaff o la chiamata alla finanza. Ringrazia davvero.

Andiamo con ordine.

Piccolo negozio di gioielli del nuovissimo centro commerciale, mia madre voleva una idea regalo, la trova esplorando le vetrine di questo negozietto, un anello con delle palle rosse e argento, di quelli vistosi come si usano adesso. Scusa che pietre sono? "Agate rosse" risponde la ragazza. Montate su? "Argento, signora mia!".

Consulto mamma, figlia. Ok aggiudicato va bene per il pensierino che volevamo fare. Cartellino prezzo: 36 euro. Ok anche il prezzo. Al chè mia madre legittimamente chiede "Uno sconticino ce lo fa? Ci sono i saldi anche qui?"

Risponde la ragazza, testuali parole: "No, signora mia. Che sconto?. Questi sono pezzi unici, gioielli di manifattura artigianale, pietre lavorate da noi. E poi non dipende da me, non sono la titolare."

Consulto mamma, figlia. Ok aggiudicato il pensierino che volevamo fare. Cartellino prezzo: 36 euro. Ok anche il prezzo. Dopo tutto era molto carino, sono 6 o 7 palle di agate rosse montate su un anello di argento, non insistiamo, non è la titolare (anche al nostro negozio non autorizziamo le ragazze a fare sconti, sappiamo come funzionano queste cose…), non siamo i tipi che si accaniscono sul centesimo, il prezzo sembra adeguato, ci fa il pacchetto regalo.

Cartellino prezzo: 36 euro. Paghiamo, prendiamo il pacchettino, salutiamo. Ci stampa lo scontrino.

E la faccia di tolla della ragazza davanti a noi, sorriso ebete. Non vedo l’importo stampato, mia madre uscendo si accorge che è inferiore, al che legittimamente pretende "Va bè hai fatto lo scontrino inferiore, allora mi fai lo sconto e invece di 36 te lo pago 30!" La ragazza dice che non si può, ci ha già detto che non si fanno sconti. E saluta "Arrivederci".

Una di quelle situazioni in cui esci dal negozio capendo che c’è qualcosa che non va, che devi dire o fare qualcosa ma non sai cosa. Mamma facci federe lo scontrino un attimo, ti ha stampato 30 euro invece che 36? Io e husband che come sapete, tra le altre cose siamo anche commercianti, le sfiliamo di mano lo scontrino, ma solo per capire la faccia tra l’adirato e lo sconfortato di mia madre ed eventualmente verificare che tipo di crestone aveva fatto la ragazza.

Sullo scontrino 10 euro a fronte dei 36 sborsati. Doh! Hai capito la furbona.

Com’è che non puoi fare sconti, non sei la titolare, e poi intaschi 36 euro e mi scontrini 10? I 26 euro puliti puliti che non risultano dove vanno a finire? E’ un’idea del titolare o è un’idea tua, e tu mia brava commessa dirai al titolare ho venduto 10 e con i 26 te ne vai in disco stasera, esentasse??

Perchè, immagino, che il titolare ti abbia detto "Dove puoi scontrina di meno, che sono soldi in nero puliti puliti che entrano nelle mie tasche. Ma se ti accorgi che il cliente si accorge di quello che stai facendo, scusati, sorridi e senza fiatare stampa lo scontrino giusto, eventualmente fai uno sconticino per non scontentare, manda via prima possibile dal negozio quel cliente…" O più semplicemente, "Se il cliente dubita o ti chiede lumi sullo scontrino, sappi che potrebbe chiamare la finanza, o essere la finanza in borghese…"

Scippo lo scontrino e il pacchetto a mia madre (senza neanche dare il tempo ad husband di elaborare la strategia garbata ed educata più adatta a gestire l’imbroglio della commessa e il mancato sconticino della furbona, che poi è quello che realmente ci rodeva),  entro come una furia di nuovo nel negozietto e le sbatto sulla cassa scontrino e pacchetto.

"Cortesemente, stampa lo scontrino da 36 euro, pari a quanto abbiamo pagato. Grazie!"

La finta ebete mi guardava. Biascica un "Eh ma ho già fatto lo scontrino, come faccio?"

Semplice: "Stampa uno scontrino da 26 euro. Ora, qui, adesso, subito. E siamo pari."

Biascica un "Eh ma si un attimo, forse ho sbagliato" e non stampava. Poi mi prende il pacchetto, lo riapre, prende il bigliettino della garanzia scritta a mano e lo riscrive perchè "Ho sbagliato non sono Agate Rosse ma cazzettini (non ricordo che ha detto) rossi, un’altra pietra, un attimo che correggo."

E tergiversava e non stampava lo scontrino richiesto. Il mio animo calabro voleva spaccarle la faccia. Il mio super-Io mi intimava di aspettare paziente…Al che è madre a spazientirsi e a perdere l’educazione…

"Sai che c’è ridammi i soldi e tieniti l’anello. Non sono neanche Agate rosse. Non lo voglio più".

E l’ebete di nuovo: "Eh ma ho già fatto lo scontrino, come faccio?"

Ma aveva capito che aria tirava la nostra cara commessa finta ebete e restituisce il maltolto…

Scena in dissolvenza uscendo del negozietto. Catepol in primo piano guarda fisso negli occhi la ragazza e incazzata come una iena le dice: "Senti sono commerciante anche io…Non si fa così. Ti rendi conto che hai sbagliato la vendita su tutta la linea…??? Ciao eh…a mai più rivederci!"

17 thoughts on “Scarpe grosse e cervello fino (ma hai trovato chi ce l’ha più fino)

  1. Oltretutto non erano di certo agate, ma vetrini; come l’anello che hai postato, ce ne sono moltissimi nelle vetrine anche qui, di vari colori (sarebbe costato molto di più di 36 euro; e l’agata detta rossa non è rossa, ma tra il mattone e l’arancione). C’era anche la truffa, oltre l’evasione…

  2. per essere precisi la varietà detta agata rossa è a bande alternate rossastre e bianche.

    forse nella fotografia si tratta di “corniola” e non agata rossa. per laa precisione.

  3. quello della foto l’ho trovato in rete…

    ad ogni modo erano palle rosso vivo che a vederle davano idea di plastica eh…

    non di pietra dura

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