Archive for 27/06/2006

Testing technologies

Metti un’aula con circa un centinaio di persone, metti la Docente 2 (quella a cui non hanno spiegato il rivoluzionario uso delle tecnologie) che si affanna ad illustrare l’ennessimo lucido scritto a penna che non si vede, metti una buona dose di caldo, metti che catepol smaniosa di tecnologie non trova di meglio da fare…

Test rigoroso volto a dimostrare il livello tecnologico della nuova generazione di insegnanti.
Data la foto di cui sopra scattata col telefonino, avvia la ricerca dispositivo bluetooth, a quanti colleghi (sicuramente non colleghe, non so perchè…) annoiati riuscirai ad inviarlo per avviare una sorta di chat e passare meglio il tempo?
Si accettano scommesse.
Il display mi dà 2 possessori di tecnologia avanzata raggiungibili su circa 100 in aula, ma solo verso uno riesce l’invio della foto, l’altro dispositivo chissà come è settato, è impossibile inviargli alcunchè… Nessuna risposta comunque dal primo. Fallimento del tentativo di comunicazione tecnologica e soprattutto a costo zero.

Risultato del test: oltre alla delusione per la non riuscita del giochino innocente, c’è da riflettere sulle competenze tecnologiche di chi dovrà poi combattere (e soccombere) con gli alunni che ti copiano il compito dal cellulare trovando le risposte su google, alunni che  col bluetooth  si inviano con tranquillità le pagine fotografate dove trovare le risposte (che le fotocopie rimpicciolite non esistono davvero più)… Ancor più grave (IMHO) è possedere una tecnologia (1/100, escludendo me) e non sapere come e perchè utilizzarla…e non parlo del bluetooth, ma solo del tastino da schiacciare per inserire la vibrazione…questa grande sconosciuta. E la maleducazione dei trilli durante la lezione incalza…poi però pretenderemo telefonini chiusi nelle nostre classi…

Marketing: dalla teoria alla pratica

Marketing e visual merchandising. Ovvero l’arte fine e scrupolosa di spostare e traslocare fisicamente i prodotti da una parte all’altra del negozio, oppure ruotarne la disposizione o più semplicemente passarli da un ripiano all’altro dello stesso scaffale riposizionandoli poi in ordine rigorosamente inverso, ricordandosi di invertire anche i cartellini prezzo…rispettando però la sfumatura di colore dei packaging e la tipologia di merce. Senza chiederti perchè, possibilmente. E senza protestare.

Un "trasloco disumano" che va fatto attenendosi a schemini così dettagliati e studiati da esperti nell’arte di vendere, secondo i quali la clientela che sia affezionata e fidelizzata o semplicemente curiosa, una volta adescata e col piede sullo zerbino:
- debba trovare cose (quelle che non venderesti altrimenti) ad altezza occhio perchè le prenda;
- oppure debba trovarne altre appena entrata e rigorosamente sulla destra e in bella mostra e tutte colorate, perchè ne sia subito attratta e le prenda;
- oppure debba girovagare per tutto il negozio alla ricerca di quello che cercava quando gli è passato per la testa di entrare, in modo che mentre è là a fare questo giro turistico possa imbattersi in mille altre offerte e promozioni (e le prenda) e solamente arrivato in cassa possa ricordarsi di cosa stava realmente cercando…

Tradotto in parole povere e dal punto di vista di chi lo fa materialmente: tanta fatica, sollevamento pesi, sudore, rottura di maroni, interpretazione dei fogli layout, ricerca dei codici merce perduti, cambio di cartellini prezzo, cambio dei cartellini sconto, quella crema di qua devi metterla là, quel bagnodoccia di là devi metterlo qua…c’è da spostare un solare…è un diesel? No è alla carota…

Fino alle 23 passate ieri sera senza sosta e non abbiamo neanche finito. E alla moglie del padrone (io) non spetta neanche un centesimo di straordinario…neanche di salario e neanche di lavoro nero in realtà…

Scrivo altrove di e-learning e tecnologie

Tempo fa scrissi di "Un futuro non troppo lontano…". Ora quel post è diventato un buon incipit per un articolo più corposo e saporito scritto a quattro mani e pubblicato su Idearium.

Ci interroghiamo su alcuni quesiti, con il punto di vista del progettista di corsi e-learning, prendendo spunto dall’uso di Google Earth, che strettamente pensato per creare oggetti di conoscenza in realtà non era, ma lo diventa mediante lo scambio di conoscenza che gli utenti stessi producono.

Può la tecnologia, sfruttando le logiche reticolari, migliorare il trasferimento di conoscenza?

È in grado la tecnologia di riuscire a innovare un processo trasmissivo tradizionalmente esperienziale e tacitamente codificato, sostituendosi ad esso come strumento efficace ed equipollente di apprendimento?

[...] La risposta alla questione "come apprendo e come condivido quanto appreso" va data tenendo conto sia del principio dell’interoperabilità degli oggetti di apprendimento, sia della gestione delle conoscenze attraverso il networking e la condivisione. ll passaggio da Learning Objects a Knowledge Objects deve avvenire generando oggetti che si aggiornano dinamicamente assemblandosi da una molteplicità di fonti, comprese le conversazioni in rete. Quindi gli oggetti di conoscenza devono poter muoversi in ambienti tecnologici pervasivi e integrati. [...]

Un articolo che vuole essere una esplorazione non esaustiva dei requisiti necessari alla stimolazione di apprendimento che innescano processi di conoscenza apprenditiva su specifche necessità di sapere immediato, integrando il quotidiano nella rete, favorendo manipolazione ed esperienza, spostando gradualmente l’obiettivo sui processi di diffusione e condivisione di conoscenza da cui un "cittadino digitale" non può rimanere escluso. L’articolo è qui.

PS Su e-learning & co. altre news le ho scritte e pubblicate qui. Mentre in qualità di "BlogMinistro per l’innovazione e la tecnologia, sottosegretario al BlogMinistero del Lavoro e delle politiche sociali e giovanili" ho scritto due contributi qui e qui.

Se riuscite a vederlo sappiate che…


speriamo bene…

Esame rubato

"Benissimo, avete usato la parola flessibilità e manipolazione.
Meritate 30 solo per questo. Potete andare."

Disse la prof. psicopatica sfogliando il lavoro del mio gruppo per l’esame sulla integrazione della disabilità a scuola senza neanche averne letto il titolo…
E io che pensavo che la lezione a giocare col didò fosse solo scandalosa…

Indovinate di chi è stata l’idea di inserire le 2 magiche paroline, così, giusto per far vedere che avevamo seguito?