Archive for 30/03/2006

Era destino…

"Amore ci pensi tu a stendere la lavatrice appena finisce? Sono tutte camicie e mutande tue…" disse lei uscendo per il turno a scuola del pomeriggio.
"Certo amore, ci penso io." Rispose lui.
Lo stendibiancheria appare deserto e mesto, la lucina della lavatrice fa l’occhiolino e l’oblò ancora chiuso nasconde umidi di vecchia conoscenza…lui sul lettone col portatile, come se il tempo si fosse fermato alla di lei uscita. Chiari segni di un inesorabile destino…che attende lei già sull’uscio, al suo rientro.


Da mettere la mano sul fuoco che l’epilogo sarà il seguente.
Qualora stendesse lei, ora, senza nulla dire, e poi chiedesse al di lui passaggio davanti allo stendibiancheria carico: "Amore, i panni da stendere?", lui guardando camicie e mutande in bella mostra allineate, direbbe: "Certo amore, vedi che marito esemplare…ho appeso tutto come richiesto!"

Tiriamocela un po’

Anche io, anche tu…siamo finiti sull’Herald Tribune…mica sul giornale di annunci locale o in bloggetti di periferia.
Son cose…peccato che abbiano dimenticato di citare i nostri nomi e il relativo blog…forse perchè ne sarebbe venuto fuori una enciclopedia degli atipici?

Non ha prezzo…

Decidere che le 11.30 forse è un orario adatto per la doccia…non ha prezzo. Si lavora dalle 13.30 in poi qui, mica ci si può riposare tutto il tempo…due giorni di supplenza al convitto dietro casa. Finalmente… visto che il sole sembra aver preso dimora anche da queste parti, si va a piedi. Cellulite e cuscinetti ringraziano anche a nome mio, oh sole.

Oh mia bela madunina…

"Milano innamorata, i tuoi occhi di bambina. Milano sei la regina…" (A. Camerini)

Con in testa queste note, e quelle che chiuderanno il post, sabato vissuto nell’attesa, accontentandosi del passaggio serale in tangenziale e della cena a Melegnano.
Domenica, con la preoccupazione degli amici di dove trovare parcheggio e poi prendere i mezzi, noi tranquilli ci dirigiamo a trovare posto sotto casa del cognatino, parcheggio in doppia fila una sopra una sotto il marciappiede, ma meglio pargheggiare subito. Poi la metro rossa da Loreto. Odori forti di umanità varia, racchiusi in vagoni non troppo pieni ma neanche vuoti, aggrapparsi alle maniglie e osservare intorno, volti, visi, persone…come facevo ogni giorno oramai più di due anni fa. Quante volte, quanta metro, ricordare di quendo giravo sola o accompagnata, con la necessità di proteggersi che ti fa aguzzare lo sguardo e stare all’erta che non si sa mai che può succedere, chi puoi incontrare. E scendere a San Babila e incanalarsi nella folla che ve verso il cuore, duomo, guardarsi attorno pensando magari si incontra qualcuno di conosciuto…per la legge dei grandi numeri. Poi proseguire verso il castello, costringersi a non entrare nella libreria alla fine di via mercanti dove coi libri venduti praticamente a peso ci siamo fatti una intera biblioteca. Entrare gioco forza ad annusare i saponi al gusto di cibo, una idea malsana quando hai i crampi della fame. Polpacci e piedi che si fanno sentire, eppure eravamo avvezzi a tali camminate. Un tram per i Navigli, passaggio sotto il nostro ex bilocale da mostrare agli amici "Ecco, questa era casa nostra!" E una lacrimuccia nostalgica e nascosta che faceva capolino. Controllare se tutto è come prima, cosa è cambiato, quali locali nuovi sono stati aperti in nostra assenza, che fine ha fatto la focacceria dei nostri due matti exalcolisti… Happy Hour sul Naviglio Pavese. Il rito di chi non può o non vuole permettersi una cena fuori, ma paga il suo drink e si fionda una, due, tre, quattro volte sul buffet. E da bravi terroni, non ce lo siamo fatti ripetere due volte (ma anche i milanesi ci ripassano dal buffet…). Il primo Happy Hour per fame, il secondo, cambiando locale, spostandoci su uno di quelli nei battelli del naviglio, più per sfizio e per continuare la goliardata del paghi il drink, mangi quanto vuoi.


Conoscere Milano, sapersi muovere coi mezzi, pagando o non pagando il biglietto…conoscere dove stanno negozi e posti, come arrivarci, come tornarci…Un pezzo importante della nostra vita, anche se solo per un anno, è stato là. E mi ha fatto un gran bene ripassarci. Dovremmo farlo più spesso.

"Si può vivere anche a Milano nel cuore della città
c’è tanta gente in giro per le strade c’è tanta elettricità
si ha tutto a portata di mano non si scappa dalla realtà.
E la gente che vive che lavora che si diverte che respira
in mezz’ora da piazza del Duomo arrivi dove vuoi
e trovi tutto quello che ti può servire anche quello che non sapevi di volere" (E. Finardi)

Quello che ho capito dell’arte di vendere…

"Venga, l’accompagno, vedremo insieme cosa è adatto a lei." E ti spingerò con i miei modi e la mia cortesia a fermarti, guardare, toccare e prelevare. Disporrò i prodotti in modo che nel tuo campo visivo staranno in simmetria ed in equilibrio compositivo oltre che con un peso di visibilità studiato ad hoc. Poi ti guiderò nel giro che comincerai da destra verso sinistra (cosa di cui tu sei inconsapevole, ma è statisticamente provato che comincerai il giro da destra. Io conosco il tuo cervello, ma non te lo dirò.) Non ti farò trovare tutto subito che poi paghi e te ne vai, ti indurrò a passare davanti a quante più cose possibili, te ne farò avere voglia, ti indurrò ad averne necessità, vuoi per lo sconto, vuoi per l’offerta, vuoi perchè ci avrò saputo fare nel mio accompagnamento. Nei cesti con le offerte speciali tutto sarà disordinato, e tu penserai che se tanta gente li ha rovistati, lo dovrai fare anche tu, e acquisterai. Sarò geniale nel farti fare acquisti non programmati, ogni cosa sarà studiata nei dettagli a questo scopo e la mia abilità sarà nel non fartene accorgere.

"Tante cose insieme fanno poco prezzo. Poche cose insieme fanno tanto prezzo."
E’ quello che io so che penserai, e il tuo cervello agirà di conseguenza.

Ascolterò e consiglierò con cortesia e sorriso non falso ma solare e tu, per la regola del contraccambio, contraccambierai acquistando. Ti riempirò di omaggi mirati, regali, sconti, offerte solo per te. Ti saluterò con cordialità al tuo ingresso, ma non sarò pressante, rispetterò la tua soglia di confort e non mi avvicinerò troppo, manterrò contatto visivo e sorriso per tutto il tempo, ti asseconderò, cercherò di spiegare quello di cui tu dubiti, ti dirò che funziona perchè lo uso anch’io…
Non dirò "Posso esserle utile?", lo so che ti farei scappare. Ti parlerò con domande aperte, cercherò spunti di conversazione per carpirti informazioni utili e guidarti nell’acquisto. Raccontami pure la tua vita e i tuoi problemi, capirò cosa ti posso vendere e cosa no.
Stimolerò la tua curiosità, ti dirò che ci tengo che torni a dirmi come ti sei trovato/a con quello che ti ho suggerito, ti descriverò mediante sensazioni l’efficacia dei prodottoi, non potrai fare a meno di prenderli, di provarli, di abbinarli ad altri. Ti accompagnerò alla porta e ti dirò "Arrivederci e Grazie".
Ed io lo so che poi…tornerai!!