"Milano innamorata, i tuoi occhi di bambina. Milano sei la regina…" (A. Camerini)
Con in testa queste note, e quelle che chiuderanno il post, sabato vissuto nell’attesa, accontentandosi del passaggio serale in tangenziale e della cena a Melegnano.
Domenica, con la preoccupazione degli amici di dove trovare parcheggio e poi prendere i mezzi, noi tranquilli ci dirigiamo a trovare posto sotto casa del cognatino, parcheggio in doppia fila una sopra una sotto il marciappiede, ma meglio pargheggiare subito. Poi la metro rossa da Loreto. Odori forti di umanità varia, racchiusi in vagoni non troppo pieni ma neanche vuoti, aggrapparsi alle maniglie e osservare intorno, volti, visi, persone…come facevo ogni giorno oramai più di due anni fa. Quante volte, quanta metro, ricordare di quendo giravo sola o accompagnata, con la necessità di proteggersi che ti fa aguzzare lo sguardo e stare all’erta che non si sa mai che può succedere, chi puoi incontrare. E scendere a San Babila e incanalarsi nella folla che ve verso il cuore, duomo, guardarsi attorno pensando magari si incontra qualcuno di conosciuto…per la legge dei grandi numeri. Poi proseguire verso il castello, costringersi a non entrare nella libreria alla fine di via mercanti dove coi libri venduti praticamente a peso ci siamo fatti una intera biblioteca. Entrare gioco forza ad annusare i saponi al gusto di cibo, una idea malsana quando hai i crampi della fame. Polpacci e piedi che si fanno sentire, eppure eravamo avvezzi a tali camminate. Un tram per i Navigli, passaggio sotto il nostro ex bilocale da mostrare agli amici "Ecco, questa era casa nostra!" E una lacrimuccia nostalgica e nascosta che faceva capolino. Controllare se tutto è come prima, cosa è cambiato, quali locali nuovi sono stati aperti in nostra assenza, che fine ha fatto la focacceria dei nostri due matti exalcolisti… Happy Hour sul Naviglio Pavese. Il rito di chi non può o non vuole permettersi una cena fuori, ma paga il suo drink e si fionda una, due, tre, quattro volte sul buffet. E da bravi terroni, non ce lo siamo fatti ripetere due volte (ma anche i milanesi ci ripassano dal buffet…). Il primo Happy Hour per fame, il secondo, cambiando locale, spostandoci su uno di quelli nei battelli del naviglio, più per sfizio e per continuare la goliardata del paghi il drink, mangi quanto vuoi.

Conoscere Milano, sapersi muovere coi mezzi, pagando o non pagando il biglietto…conoscere dove stanno negozi e posti, come arrivarci, come tornarci…Un pezzo importante della nostra vita, anche se solo per un anno, è stato là. E mi ha fatto un gran bene ripassarci. Dovremmo farlo più spesso.
"Si può vivere anche a Milano nel cuore della città
c’è tanta gente in giro per le strade c’è tanta elettricità
si ha tutto a portata di mano non si scappa dalla realtà.
E la gente che vive che lavora che si diverte che respira
in mezz’ora da piazza del Duomo arrivi dove vuoi
e trovi tutto quello che ti può servire anche quello che non sapevi di volere" (E. Finardi)